Tag: libri per bambini

Separator
Asterisk L’ultima spiaggia
24/03/2012 Morena Forza in Creatività / 4 responses

Tornata  dalla Children Book Fair sono ripartita più carica che mai.
Oggi, in un assolato pomeriggio milanese, passavo da un libro ad un altro nel settore infanzia di un’antica biblioteca comunale, e mi sono trovata per le mani “L’ultima spiaggia” di J.Patrick Lewis. Ve ne riporto solo uno stralcio, la prima parte, consigliandovi caldamente l’acquisto di questo libro, che è un piccolo gioiello.

Le illustrazioni di  Roberto Innocenti sono poesia su carta, qui più che mai, e le parole vivaci dell’autore, profonde, nitide, sanno toccare dentro.

Un pigro, grigio pomeriggio, mentre
annoiato ciondolavo qua e là, la mia
immaginazione, seccata di non essere presa
sul serio, si prese una vacanza
e non tornò mai più.
Avevo perso quello che il poeta
Wordsworth chiamava il mio “Occhio
interiore”. Perso, o semplicemente lasciato
chissà dove, da qualche parte in giro
per il mondo.
Che ne sarebbe stato di me, un artista?
Come avrei potuto continuare a lavorare,
a dipingere, a vivere?
Provai ad appigliarmi ai miei pochi ricordi,
ma non erano abbastanza. I ricordi sono un
vecchio cappello, amico mio,
l’immaginazione è un paio di scarpe nuove.
E se hai perso le scarpe, cos’altro puoi fare
se non andare a cercarle?

da “L’ultima spiaggia
J. Patrick Lewis
Illustrato da Roberto Innocenti
(La Margherita Edizioni)

Condividi su:
error
Continua a leggere
Asterisk Intervista a Gabriel Pacheco
10/11/2011 Morena Forza in Creatività / 4 responses
Quest’estate il fantastico illustratore Gabriel Pacheco, un autentico creatore di visioni oniriche e metaforiche , ha tenuto un corso presso Fine Art Factory.
Grazie alla sua disponibilità che oserei definire più unica che rara, e all’immensa gentilezza di Francesca Cosanti, posso pubblicare l’intervista che gli ho sottoposto e che ci apre la strada verso numerose riflessioni sul processo creativo e sui dietro le quinte dell’illustrazione.
Naturalmente ognuno di noi procede con metodi diversi, schemi mentali personalissimi, ma posso dire che dopo avere letto questa intervista ho passato un bel po’ di tempo a riflettere sul mio processo creativo. 
Mi ha inoltre colpito come Pacheco mette in strettissima relazione l’interiorità dell’illustratore e quindi della persona autentica e unica, col significato che attribuisce a forme, luci e soprattutto colori.
Buona lettura!

M.F: Signor Pacheco, innanzi tutto grazie del tempo che ci concede. Mi occupo di illustrazione da soli due anni, sono in quel momento della mia carriera in cui so cos’è illustrare ma vedo ancora con misticità tutto ciò che c’è dietro il lavoro di ciascun artista, sopratutto quando la mia ammirazione è sconfinata, come in questo caso.
La prima cosa che mi viene da pensare davanti ai suoi disegni è l’atmosfera onirica che si respira da ogni colore e texture ed inquadratura.
Non posso fare a meno di chiedermi quanto la dimensione onirica conti nella sua vita. E se eventualmente i sogni che fa influenzano in seguito le sue illustrazioni.
G.P: Mi piace lavorare con immagini così incerte, strane; mi piace molto il momento in cui la realtà si diffonde e tutto dembra uno strano sogno. Personalmente mi piace vivere così, con questa ambiguità, cancellando la linea che separa la vita reale dai sogni e dalla fantasia,  in modo che non ci sia più differenza.
E’ davvero imprtante non separare la vita dai sogni, perchè così si restituisce un valore magico al mondo e si recupera una parte antica dandole significato.  Così l’illustrazione deve essere parte della nostra vita come mangiare, come guardare e, naturalmente, come sognare. Illustrare è un modo fantastico di osservare la vita.

M.F: Per quanto riguarda l’idea di un’illustrazione, quanto istinto e razionalità prevalgono l’una sull’altro nel momento in cui sceglie come impostare l’illustarzione? Voglio dire, ragiona molto tempo su storyboard e bozzetti oppure per lei è qualcosa di istintivo ed impetuoso?
G.P: A volte penso che il processo creativo è come un ballo, che non sappiamo come ballare fin a quando non cominciamo a ballarlo.
Io lo semplifico come i passi, cominciando con il passo dell’emozione, dell’intuizione e dopo continuando con un altro passo, quello del ragionamento, e della struttura.
E’ un ballo con qualcuno che “c’è”, ma noi non lo vediamo, una danza cieca in cui dobbiamo farci trasportare.
E’ certo che il processo è davvero conflittuale, con molta incertezza e molta gioia, perchè si spera sempre in tutto , ma in realtà non si sa se si otterrà qalcosa.
Inizio scrivendo parole e abbozzando forme senza sapere molto bene dove mi porteranno, qui l’intuizione mi spinge e uno cerca di trattenerla qualunque cosa sia, de è l’immagine o la parola che ci aiuta a sostenerci per non cadere.
Dopo la scoperta del disegno comincia a guidarci per far si che quello che guardiamo diventi come una scultura plastica che affermiamo o neghiamo.  Il colore arriva successivamente, quando comincio a disegnare ogni linea e porta la luce di tutta l’atmosfera; chiaramente la si può modificare o accentuare, però il colore continuo a cercarlo finchè concludo le prove di stile che guarda l’editore.
Tutto questo tempo è molto angustiante e abbastanza devastante, perchè è un processo lento, è come quando cresce la radice del bambù, passa molto tempo senza vedere nulla, perchè quello che realmente sta crescendo sono le radici, se sono abbastanza profonde allora il progetto ha possibilità di crescere, altrimenti tutto ciò che cresce non potrebbe sostenersi.

 

M.F: Qual’è la fase che durante la lavorazione di un albo illustrato preferisce? (es la ricerca dei riferimenti/documentazione, lo storyboard,e così via)
G.P: L’inizio di ogni progetto, il principio di tutto, perchè è un processo vitale, ampio, tragico ed è dove ci si espone e si diventa molto vulnerabili. Bisogna essere davvero onesti de è un processo molto intimo. E’  come osservarsi completamente nudi. Qui scopriamo il nostro sguardo e ascoltiamo la nostra voce.

M.F: Una domanda che mi faccio spesso riguardo al lavoro degli illustratori che ammiro molto è quanto questi pensino alla cromaticità delle tavole; se cioè scelgono i colori ancor prima di cominciare una tavola o se invece avviene tutto spontaneamente magari proprio durante il disegno stesso. Come succede nel suo caso?
G.P: Il colore e la luce sono la memoria dello sguardo.
Quando penso ad un progetto non faccio altro che ricordare momenti o immaginarli e la mia memoria è incaricata di dargli luce, non c’è molto da sviluppare, è un esercizio contare sull’intuizione emozionale.
Un processo molto intuitivo, a questo punto non esiste un precedente ragionamento razionale, ma tutto è il prodotto di quello che uno ha vissuto e visto.
Se uno ricorda di quando si sentiva felice e lo associa con una palla rossa, è innegabile che noi percepiamo un rosso allegro,  invece se pensiamo ad un ricordo doloroso ad un certo punto il rosso il rosso si converte in una ferita.
Il punto è che il colore va sempre associato con la luce, ma alla stesso tempo anche ad un gesto plastico come la texture,è qui  che uno lavora dopo il primo colpo di colore del progetto, lavora per trasfigurare il colore ricordato in un’atmosfera che dirigerà i toni del libro.

M.F: Per quanto riguarda la tecnica, qual’è la sua posizione sull’avvento del digitale? Crede possa togliere poesia e immediatezza al messaggio di un’immagine che deve narrare una storia?

G.P: Mi piace lavorare in entrambi i modi, digitale e tradizionale, entrambi hanno il loro tempo, non credo che uno risponda meglio dell’altro. Eppure c’è qualcosa che mi affascina nel modo del digitale, ed è che l’illustrazione tecnicamente non esiste, si possono fare solo delle stampe di essa, però quando si espone un’illustrazione  anche se viene comunque considerata un’originale in effetti l”originale” non esiste. Certo bisogna sempre ricordare che “originale” proviene dalla parola “origine”, chiaramente, nel mondo dell’arte questo è un demerito, ma per me è affascinante , perchè in qualche modo  le illustrazioni digitali assomigliano a dei ricordi. Lavorare digitalmente è come lavorare direttamente con la  finzione dell’immagine.
Ora, qualunque sia il supporto, essere onesti sarà sufficiente per trasmettere messaggi poetici e per poter raccontare una storia.

M.F: Parliamo un secondo del mestiere di illustratore. Io a volte trovo che vi siano dei luoghi comuni un po’ tra il mistico e il leggendario su questo lavoro da parte di chi ancora non lo pratica ma vorrebbe farlo. Insomma, csfatare un falso mito sul mestiere di illustratore, quale sarebbe?
G.P.: Credo che sia falsa la povertà dell’illustratore, credo tutto il contrario: l’illustratore non può essere povero.

M.F.: Lei com’è diventato illustratore?

G.P.: Casualmente.
Prima ci fu la possibilità, poi è venuto il desiderio che si è ora trasformato in fervore.
Ho cominciato ad aiutare mia sorella colorando i suoi disegni  o a copiare dei font  con il tavolo luminoso per alcune copertine, ho lavorato come assistente scenografo di teatro e amavo il teatro, per difficoltà economiche entrai nel mondo della televisione, ma fu una scelta sbagliata. Proprio in quel momento mia sorella mi ha proposto di aiutarla a fare alcuni disegni e così decisi di lasciare il mio lavoro. Un disegno seguì ad un altro e la sera mia sorella mi prestava la sua  Quadra 605 (di 25 MHz) per farmi sperimentare i disegni in vettoriale, finchè un giorno mi propose di illustrare un racconto e da allora illustrare è diventato una parte importante della mia vita e facendolo da un computer.

M.F.: Il suo lavoro che mi ha più colpita è “i tre musicanti di Brema” per l’espressività estrema che è riuscito a dare a degli animali, ma sopratutto per come è riuscito a giocare con le composizioni delle illustrazioni. La storia è piuttosto statica nelle scene ma comunque leggerlo attraverso le sue illustrazioni è avvincente.
Mi sono chiesta se preferisce lavorare a testi nuovi o a testi ormai senza tempo.

G.P.: Mi piace un buon testo, non importa se è un testo circostanziale o atemporale, credo nella profondità del testo, questa è la cosa più importante per me, che il testo scorra in profondità, perchè questa profondità e quella che io intendo fornire al mio lavoro, e in questo senso, i musicanti di Brema sono una storia semplice, ma con un sacco di gioco, l’idea  è di cercare in questa semplicità e fare del colore un’allegoria in modo tale da accentuare le scene bizzarre dei ladri  quando sono scure, così la monocromia dei grigi ha permesso un gioco “Arcimboldiano” e trasfigurato i vecchi animali.
E’ meraviglioso che in un classico, che ha una struttura tale,  mi dia la possibilità di rielaborare il discorso, parafrasare senza avere perdite. Credo che se uno scrittore contemporaneo avesse questa genialità nella semplicità sarebbe una fortuna poter illustrare il suo testo come se fosse un classico.

M.F.: Una domanda, l’ultima promesso, che sono sicura si sentirà chiedere più e più volte: cosa consiglia a chi vuole intraprendere questo mestiere?
G.P.: Due Cose, entrambe sentite da due grandi illustratori ( Wolf Erlbruch e Puño):
una dice che devi imparare ad invecchiare per fare l’illustratore e l’altra che devi avere una buona ricetta per mantenerti come illustratore. Filosofia perfetta per tutti i giovani illustratori.

Alla fine dell’intervista lo ringrazio del suo tempo, e lui… mi ringrazia della pazienza!
Altro che pazienza, ho assaporato ogni suo punto di vista con la curiosità di una bambina che guarda nello scrigno dei gioielli di sua mamma, con meraviglia e stupore.
Un autore di immagini così grande e così umile come ne fanno pochi. Grazie!

Condividi su:
error
Continua a leggere
Asterisk Ideas Everywhere: un albo illustrato (gratuito) spiega l’albo illustrato
29/03/2011 Morena Forza in Illustrati / 4 responses

“Come faccio ad avere una buona idea?” “Come la sviluppo?” “Dove ambiento la storia?” “Come inizia?” “…E a quel punto cosa succede?” “Come si sente il protagonista?”

 

Polly Dunbar, prolifica autrice ed illustratrice inglese, risponde a queste ed altre domande nel suo grazioso ebook “Ideas Everywhere“, che con freschezza ed un pizzico di ironia spiega come nasce l’idea per una storia illustrata.

Grazie al suo linguaggio semplice e spiritoso, questo coloratissimo ebook si presta ad essere utile e di ispirazione sia a grandi che piccini.

Ecco qualche estratto del libro (in lingua inglese) che si può scaricare gratuitamente qui.
Le immagini sono ingrandibili.

In italiano…

L’inglese è difficile da masticare?
Niente paura! L’illustratrice italiana Martina Tonello ha rilasciato, proprio per Roba da Disegnatori, un fantastico ebook: Piccola guida all’albo illustrato.
Nato originariamente come tesi di laurea, questo libro ha incuriosito e deliziato già molti lettori!

click!
Condividi su:
error
Continua a leggere
Asterisk Storia dell’Illustrazione: Richard Scarry
23/11/2010 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / 6 responses
Il design più moderno e conosciuto di Richard Scarry

Richard Scarry è uno di quegli autori che tutti conoscono e per tale motivo qualcuno potrebbe obbiettare che non andrebbe inserito in “Storia dell’Illustrazione”!
Ma in effetti ne è pienamente degno; lo conosciamo tutti perchè è molto moderno nel suo modo di disegnare e raccontare, e perchè ha avuto una carriera davvero lunghissima e piena di successi. E’ morto solamente 16 anni fa, ma ha iniziato ad illustrare alla fine degli anni ’40.
Le sue storie (sempre a contenuto piuttosto educativo) e i suoi disegni con animali antropomorfizzati sono sempre leggeri e scanzonati e hanno accompagnato le letture di moltissimi bambini fino ad oggi.
Dai suoi personaggi più famosi sono stati tratti anche una serie animata e merchandising di vario tipo.

Uno dei tipici libri di Richard Scarry
 Design più vecchio di Richard Scarry

 

 

Condividi su:
error
Continua a leggere
Asterisk Storia dell’Illustrazione: Beatrix Potter
Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / 9 responses
Beatrix Potter non era solita aggiungere molti dettagli
negli sfondi, infatti spesso disegnava dei “semisfondi”
o sfondi che andavano dissovendosi

Ai nostri giorni, facendo due passi in una qualunque sezione per l’infanzia di una libreria, non ci stupiamo di vedere orsetti incravattati, porcellini in bicicletta, e ippopotami che sciano.
Ma in epoca vittoriana antropomorfizzare (questo è il termine tecnico) gli animali era scarsamente visto di buon occhio, motivo per cui inizialmente Beatrix Potter fece molta fatica a veder pubblicati i suoi personaggi, per lo più conigli, animali per cui aveva una predilezione.
In pochi sanno che il fatto che i protagonisti dei suoi racconti erano sempre animali, derivasse dalla sua attività di scienziata; infatti era molto legata alla Natura ed era anche micologa. Per quanto fosse appassionata di scienze però, aveva una fervida fantasia e avendo avuto un’infanzia molto solitaria, passò molti anni nella sua camera/studio, inventando storie popolate di animali che si comportavano come persone, e dipingendo ad acquarello e china.

 

Abitando in campagna, le sue storie erano spesso ambientate
in un contesto bucolico e rurale,e così gli animali erano spesso di fattoria

E’ una dei pochi autori che è rimasta famosa nel tempo; ancora oggi possiamo trovare ovunque i suoi libri ,e le sue immagini sono utilizzate per cartoline e merchandising di vario genere.
Probabilmente la delicatezza e la ricercatezza dei suoi disegni, ha mantenuto tutta la loro freschezza che li rende così adatti ai bambini di ogni epoca.

Personaggi di Beatrix Potter (tra i più celebri Jemima e Peter Rabbit)

Su di lei nel 2006 è uscito “Miss Potter” che racconta la sua carriera di autrice e illustratrice (mentre viene del tutto tralasciata la sua vita come scienziata) ma anche di donna.
Alcune immagini sono bellissime; celebri quelle con i conigli giganti che trainano la carrozza dei suoi genitori,nella neve, e i vari passaggi in cui i suoi personaggi si muovono sulla carta. Anche la colonna sonora è bellissima.
Per non parlare della sequenza di apertura, anche se molti noteranno che la tavolozza che si vede è una modernissima Winsor&Newton (in plastica! :D)

Condividi su:
error
Continua a leggere
Asterisk Storia dell’Illustrazione: Emanuele Luzzati
02/11/2010 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / No comments

Mi chiedo come non ho potuto parlarvi di Emanuele Luzzati da subito, aperta la rubrica.
Scrivere di lui non è come cercare in rete qualche ormai introvabile illustrazione di un autore semi sparito.
No, Luzzati è mancato tre anni fa,era pittore,illustratore e scenografo, e ha lasciato una traccia indelebile nell’illustrazione italiana.
Postare qualcuna delle sue immagini non renderebbe l’immenso lavoro che ha portato avanti nella sua lunghissima carriera, vi invito a cercare quante più cose potete di lui.
La scelta dei colori mai casuale, l’ironia nel tratto, la scelta delle texture, tutto parlava di un’oculatezza speciale, nonostante ad un primo sguardo, una sua tavola possa sembrare “un pasticcio” (passatemi il termine).
A 3 anni dalla sua scomparsa sono state organizzate diverse mostre sul suo operato ed è stato persino aperto un museo a suo nome.

Condividi su:
error
Continua a leggere
Asterisk Storia dell’Illustrazione: Carla Ruffinelli
Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / 7 responses

Pittrice e illustratrice dal tratto delicato e femminile, disegnò diverse fiabe e racconti tra gli anni ’40 e gli anni ’50, tra cui Pinocchio,Alice nel paese delle Meraviglie, e raccolte di Andersen.
Utilizzava sempre un tratto delicato,sofisticato e colori tenui dalle sfumature leggerissime.

 

Condividi su:
error
Continua a leggere
Asterisk Storia dell’Illustrazione: Henriette Willebeek Le Mair
22/10/2010 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / No comments

Henriette Willebeek Le Mair, nacque in un’antica famiglia olandese nel 1889. Non poteva che essere una creativa; sua madre dipingeva,e suo padre schizzava i personaggi delle storie che raccontava ai figli.
Ha illustrato una quantità relativamente modesta di libri, ma è stampata ancora oggi, perchè i suoi acquarelli così puliti e semplici, sono adatti anche nei libri dei nostri giorni.
E infatti più che per il modo in cui disegnava,è interessante osservare la scelta dei colori (e per gli appassionati di storia, l’inequivocabile stile anni ’20).
Quando sono  tenui tendono all’ovattato e al sognante, quasi un sogno ad occhi aperti, quando li usa più decisi, sono comunque poco vari, creando una tavolozza colori molto uniforme.
Alcuni sostengono sia una scelta troppo piatta, ma naturalmente sono idee meramente soggettive,no?

 

Condividi su:
error
Continua a leggere
Post più recenti