Tag: disegno tradizionale

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Asterisk Come migliorare i disegni dopo la scansione
28/08/2017 Morena Forza in Disegno / 4 responses

Avete mai notato come a volte un disegno dal vivo renda benissimo, ma dopo essere stato scansito abbia perso tutta la sua forza? Quando succede, è molto frustrante.

Lo scanner infatti, può sfalsare la resa finale ed è di fondamentale importanza riuscire a recuperare il nostro disegno così come lo vediamo fuori dallo schermo.
Come? Con la tecnica digitale!

Photoshop può aiutarci anche se abbiamo cambiato idea su un particolare cromatico o perché no, di struttura; o magari perché c’è una macchiolina o un segno di matita involontario che non possiamo lasciare lì.

In questa ottica, la post produzione digitale è uno strumento prezioso e irrinunciabile.

Per farvi un esempio ho usato uno dei miei semplici acquerellini veloci su fondo bianco, che ci permette di vedere all’opera Photoshop nel migliorare un disegno tradizionale. Nella scansione è stato molto penalizzato, diventando opaco; per giunta, prima di scansionarlo l’ho anche sporcato accidentalmente con un altro disegno.
Insomma,ce le aveva un po’ tutte, ma proprio per questo era perfetto allo scopo, no? :-)

Fase 1 - Isoliamo il disegno

Per creare un nuovo file in cui modificare il nostro disegno, selezioniamo con lo strumento Lazo tutto quello che ci interessa, poi lo copiamo, o dal menù “Modifica – Copia” oppure tramite il comando da tastiera Ctrl+C.

Creiamo un nuovo file a fondo bianco con le giuste misure e risoluzione, poi incolliamo il disegno in questa nuova area, o dal menù “Modifica – Incolla” oppure tramite comando da tastiera Ctrl+V.

Come da immagine, dobbiamo avere due livelli: uno con fondo bianco e l’altro che contiene unicamente il disegno.

Fase 2 - Una nuova brillantezza

A questo punto siamo pronti ad affrontare la parte forse più importante della post produzione di un disegno tradizionale digitalizzato: i chiari e gli scuri.

Come dicevo prima, a volte gli scanner (anche quelli di buona qualità) non tirano fuori il meglio dei nostri disegni, perché per permettere l’acquisizione dell’immagine, viene proiettata una luce fortissima sulla superficie del foglio, che quindi risulta più chiaro e a contrasto quasi nullo.
Questo succede soprattutto scansionando acquarelli e pastelli acquerellabili, ma anche se usiamo le matite in maniera molto delicata sul foglio.

Selezioniamo allora lo strumento Valori Tonali, che troviamo nel menù Immagine – Regolazioni.

  • Dal pannello dei Valori Tonali, eleviamo per prima cosa i bianchi, con la levetta a destra, spostandola poco a poco verso sinistra, finché il grigiastro della grana della carta non scompare, ma senza esagerare di modo che non svaniscano anche parti del disegno.
  • Proseguiamo allo stesso modo coi mezzitoni, rappresentati dalla leva nel centro, cercando di capire se ci conviene tirarla più a destra o più a sinistra. A seconda del disegno, faremo scelte diverse.
  • I neri (o scuri) sono rappresentati dalla leva a sinistra, che va spostata verso destra per accentuare le forme e i colori del nostro disegno.

Attenzione

  • Non utilizziamo la voce “Luminosità – Contrasto”, perché la precisione nel risultato non sarebbe la stessa!
  • Manteniamo sempre una visione di insieme sul disegno mentre spostiamo ogni leva.
  • Teniamo la leva premuta, trascinandola lentamente, senza cliccare “a balzi”.
Fase 3 - Macchie e pasticci? Niente paura!

Nel mio caso, da vera maldestra quale sono, avevo sporcato il disegno con la continuazione di un altro acquerello a fianco e così ora mi trovo con una riga verde sul lato destro dell’alga.

Questa fase della post produzione è delicata, perciò armiamoci di pazienza e precisione: si crea un nuovo livello chiamato “cancellatura” , per poi selezionare un pennello che riproduce delle forme ad acquarello.

Col colore bianco, lentamente e con lo zoom bene attivato, “dipingiamo” sopra quella porzione rovinata di alga.
In questo caso il pennello è utilizzato al 100% di opacità e flusso, ma può capitare di usarlo con opacità più ridotta (dal 30 al 50%) se vogliamo un effetto meno netto sulla cancellatura.

Attenzione

  • In questi casi è meglio utilizzare un pennello per “cancellare” le parti indesiderate di disegno, invece che affidarsi allo strumento Gomma. Così se lo vogliamo possiamo tornare indietro, perché tecnicamente abbiamo aggiunto un pezzo al nostro disegno (un pezzo bianco, certo) e non lo abbiamo tolto.
  • Per fare questo, non usiamo mai e poi mai i pennelli base di Photoshop, ma procuriamoci dei set adatti. I pennelli pre-impostati infatti, fanno vedere la cancellatura creando un effetto molto antiestetico, che annulla la qualità di tutto il nostro lavoro!

Ecco l’immagine “ripulita” del pezzetto in eccesso:

Fase 4 - Sistemiamo i colori

Questa fase non la affronteremo sempre ,ma solo se decideremo di enfatizzare alcune tinte all’interno del nostro disegno.
In questo caso ci verrà in soccorso lo strumento Bilanciamento colore, che ci permetterà di accendere i viola/magenta, i blu, i ciani e così via.

Giochiamo delicatamente con le leve, osservando come cambiano i colori sul nostro disegno. Quando siamo soddisfatti del risultato finale, salviamo.

Era facile, vero? :-)

Il prima e il dopo!
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Asterisk Paesi e città illustrati da Yoshie Kondo
24/09/2015 Morena Forza in Disegno / No comments

Ama disegnare e viaggiare: Yoshie Kondo, membro della Tokyo Illustrators Society, si occupa soprattutto di illustrazione editoriale.

Uno dei suoi progetti personali più interessanti è senz’altro rappresentato da una guida di viaggio illustrata. Yoshie Kondo ha disegnato sia grandi città come New York che Paesi più piccini, confezionando un vero e proprio piccolo libro.

Ho raccolto qui qualche estratto di questo progetto, fra i più belli che ha realizzato.

A questo link sono visibili molti dei suoi lavori, anche se la gallery relativa al progetto non è stata organizzata in modo omogeneo.

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: Eyvind Earle
24/02/2014 Morena Forza in Animazione / 2 responses

I colori non avevano segreti per Eyvind Earle (New York 1916-2000) autore, illustratore e pittore statunitense diventato poi celebre per aver realizzato i concept di alcuni classici Disney negli anni Cinquanta.

 

 

C’è una bella differenza fra dipingere un paesaggio e fra sintetizzarlo e rendere le atmosfere che lo caratterizzano; Earle lo sapeva bene, tanto che gli alberi disegnati da lui sono ancora oggi inconfondibili, ricorrenti nelle sue tavole e sempre molto importanti come elementi narrativi oltre che decorativi.

 

 

 

 

Eyvind Earle divenne famoso già durante la sua giovinezza; a soli 14 anni tenette la sua prima mostra personale a Parigi e a 21 si vide acquistare un suo dipinto nientemeno che dal Metropolitan Museum di New York.
Per quanto riguarda la sua carriera in Disney, il suo capolavoro per styling, sfondi e colori fu “La bella addormentata nel bosco” (1959)

 

 

 

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: Jean-Jacques Sempé
17/02/2014 Morena Forza in Fumetto / No comments

Ho un piccolo taccuino dove annoto periodicamente i nomi dei grandi del passato di cui voglio scrivere per Storia dell’Illustrazione.
Tra questi non figurava quello di Jean-Jacques Sempé (Bordeaux, classe 1932), conosciuto più semplicemente come Sempé.

Non perchè non sia fra i miei autori preferiti e più importanti da conoscere per chi si interessa di illustrazione, non solo perchè è contemporaneo (e di solito posto autori non più tra noi) bensì perchè forse lo davo per scontato, conoscendolo bene e facendo parte dei miei mostri sacri.
Lo scorso anno ho visto una sua personale alla Galleria Nuages di Milano, quando ho incontrato Davide Calì, e ho avuto modo di approfondire i suoi lavori, incuriosita dal suo tratto fresco, dalla sua ironia e naturalmente dai suoi acquerelli.

Sempé è conosciuto per lo più per avere illustrato la fortunata serie di “Le petit Nicolas” di René Goscinny.

 

Anzi anche chi non è apassionato di Illustrazioni o Arti Visive spesso lo conosce; conosce i suoi disegni senza sapere il suo nome.
Oppure ha visto alcune delle sue sagaci vignette, spesso aventi come soggetto il teatro, la musica e i libri e caratterizzate dalla sua freschezza ed un umorismo raffinato.

 

La casa editrice Denoël ha stretto una duratura collaborazione con Sempé, infatti dal 1960, quasi ogni anno, pubblica un suo album.

Ma non ha fatto solo questo; oltre ad occuparsi di libri, infatti, dagli anni Sessanta ha collaborato con numerosi celebri magazine e disegnato molte copertine per il New Yorker, che secondo me costituiscono ancora oggi molte delle sue tavole più belle.
Alcune ho avuto la fortuna di ammirarle dal vivo e sono spettacolari!

Ne posto solo qualcuna ma vi invito a cercarne di più, sarà una gioia per gli occhi.

 

 

 

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: Norman Rockwell
03/02/2014 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / 2 responses

Non potevo continuare questa rubrica senza nominare il grande Norman Rockwell, che ha fatto davvero la Storia dell’Illustrazione.
Comincio questo post sorridendo perchè mi accorgo solo ora, cercando ulteriori informazioni su di lui, che era nato a Manhattan (New York) proprio il 3 febbraio. Quando si dice la coincidenza.

Perchè Rockwell è uno di quei nomi che chiunque si voglia avvicinare all’illustrazione deve conoscere?

A prescindere dalla destinazione delle proprie opere e dallo stile che si è scelto, Rockwell costituisce un esempio inimitabile di narrazione in un’unica immagine, che è poi ciò che distingue un’illustrazione da un disegno.

 

Norman Rockwell amava il dettaglio e raffigurare situazioni quotidiane con una delicatezza d’animo eccezionale e quel tocco di umorismo che era il suo marchio di fabbrica.
Certo, nel tempo c’è chi ha definito il modo di trasporre la realtà come irrealistico e “melenso”, ma era una scelta mirata la sua e di conseguenza può essere apprezzata o meno.

 

Prima che negli anni Sessanta l’illustrazione prendesse una piega concettuale cambiando radicalmente la sua direzione, Norman Rockwell era idolatrato negli Stati Uniti in quanto definito “l’artista della gente” (Steven Heller “The education of an Illustrator – Allworth Press, 2000)

 

 

Se vi interessa scoprire se è possibile che una sola immagine contenga non un’intera storia ma più storie e situazioni, incrociate e poeticamente connesse, perdetevi nello studio delle opere di Rockwell e non ve ne pentirete.
Curiosità: Se n’è andato nel 1978 e la famiglia ha costituito un’agenzia per i diritti esclusivi sulla sua intera produzione artistica, la Rockwell Family Agency.
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Asterisk Dietro una graphic novel in prossima uscita! Intervista a Ilaria Urbinati e Marco Magnone
14/11/2012 Morena Forza in Fumetto / one comment

Come vivete la parola “architettura”?
Se condividete la visione che ne ho sempre avuto io, per via di un
vissuto di disegno puramente figurativo alle spalle, forse un po’ vi spaventa.
Vi sembra lontana da voi, un po’ fredda e impersonale.

Oggi ho ricevuto il libro “A.A.A – Il diario fantastico di Alessandro
Antonelli, Architetto
” di Fabio Geda e Marco Magnone, illustrato dalla
mia amica e collega Ilaria Urbinati – edito da Espress Edizioni.
E’ stata un’autentica scoperta.

Le vibranti e delicate matite di Ilaria Urbinati accompagnano una storia nella storia in questa graphic novel ambientata nell’Ottocento e molto attuale.
Prendono per mano il lettore che non è solo spettatore ma è invitato a partecipare e ad appassionarsi alle vicende dell’ architetto Alessandro Antonelli, colui che realizzò la famosa Mole Antonelliana.
In questo libro ho respirato qualcosa che non ho mai associato all’architettura: la passione, il coraggio di pensare più in là di ciò che è riconosciuto come “possibile” e di andare oltre le convenzioni e le tradizioni.
La figura di Alessandro Antonelli è rappresentata in chiave umana; sanguigno e un po’ testardo, ci dice

“Come si può dormire con la testa piena di meraviglia?”

 

ma anche

” Io, se mi chiedessero che mestiere faccio, direi… La pietra.
C’è sempre bisogno di una pietra da gettare nell’acqua stagnante. “

Vi sembra famigliare, immagino, come è sembrato famigliare e vicino al mio modo di sentire e pensare.

E’ un inno alla gioia di creare, di pensare che con la tenacia i sogni sono possibili e un po’ più vicini di quanto potessimo pensare.

Ho voluto chiedere a Marco Magnone e Ilaria Urbinati come è nato questo progetto.

Prima di tutto, com’è nata l’idea di stendere una storia sulla Mole Antonelliana?
In Italia abbiamo edifici e monumenti che sono autentici capolavori, ma raramente ci si sofferma a pensare alla storia e all’intreccio di  vite che vi passano dietro. Com’è nata questa passione per la Mole e le sue vicende?

I: A Torino la Mole è un monumento molto “vissuto emotivamente” per la sua particolarità e la sua storia e questo, insieme al fatto che quest’anno ricorre il 150° anniversario della stipula del contratto per la sua costruzione, ha contribuito alla nascita del libro.
M: Spesso i margini sono spazi, reali e immaginari, densi di materiale narrativo e fascino perché poco raccontati, spesso semisconosciuti, in qualche modo vergini. E io li ho affrontati più di una volta in precedenti lavori (L’altra Torino. 24 centri fuori dal centro, Off. In viaggio nelle città fantasma del Nordovest).
Talvolta però, può essere altrettanto stimolante volgere lo sguardo verso il centro, trovare proprio là, dove si concentrano più voci e sembra che tutto sia già stato detto, storie non raccontate, punti di vista inediti. Il nascondiglio migliore è quello in bella vista, dove nessuno andrebbe a cercare, diceva Poe. Con Antonelli e la Mole è successo così, e il suo 150° anniversario è stata l’occasione più adatta per presentare il progetto, anche per dare continuità alle celebrazioni dell’anno scorso sui 150 anni dell’Unità d’Italia.

Quanto il personaggio di Alessandro Antonelli è fedele all’originale?
I: Difficile dirlo… Per quanto riguarda l’estetica ho preso ispirazione da alcune foto e ritratti che per lo più lo ritraggono
quando era molto anziano.. Di sicuro era magro, alto, nasuto e col capello selvaggio e questi elementi si ritrovano sicuramente nell’aspetto del protagonista.
M: Il nostro diario, pur partendo da una meticolosa ricerca storica, è dichiaratamente “fantastico” già dal sottotitolo, perciò ricco ricostruzioni e interpretazioni libere, verosimili più che vere tout-court.
Il nostro obiettivo, infatti, non era tanto ottenere una pedante ricostruzione per addetti ai lavori, ma incuriosire, affascinare il più possibile torinesi e non su un uomo e il suo mondo, di certo, fuori dal comune.

Un uomo che, come scrive Fabio Geda nell’introduzione del libro, è stato “un grande sognatore, tanto orgoglioso delle proprie opere e di se stesso quanto chiuso rispetto al mondo ordinario che lo circondava, sempre teso in una costante sfida con il limite: quello della materia, quello della propria fantasia, e quello della pazienza dei committenti.”

E’ stato difficile ambientare una storia (sceneggiatura e disegni) in un’epoca passata?
Avete studiato molto per ambientazioni, costumi, storia?

I: Per me è stato piuttosto difficile! Ho dovuto fare moltisisma ricerca per gli elementi più diversi. Abbiamo anche studiato tutti e tre su dei materiali comuni prima di cominciare il lavoro sul libro.
M: A questo proposito è stato fondamentale partire dalla ricerca bibliografica su testi di storia, di storia dell’architettura e del costume dell’Ottocento. Da lì, abbiamo poi lavorato per creare un mondo ricco di spunti e carico di fascino, per dare colore e forza, creare un immaginario, insomma, per un’epoca forse troppo spesso sottovalutata, almeno in Italia, al contrario di quello che avviene in altri Paesi europei. Penso a Germania, Francia, Inghilterra, per esempio. Di certo il tratto di Ilaria ci ha aiutati, nel delineare una Torino dal gusto un po’ retrò, elegante ma molto ironica.

Ilaria, di quale tipo di reference ti sei servita per disegnare
un’epoca così lontana dalla nostra?

I: Il web è stato la mia fonte principale: GOOGLE e la sua ricerca immagini sono state una fonte preziosissima. Per gli abiti ho utilizzato delle scansioni di un libro sugli abiti vittoriani e del tardo ‘800 che mi ha spedito mia cugina, appassionata del periodo storico. Per le ambientazioni mi è stata d’aiuto la pagina facebook dell’Archivio storico di Torino, che ha una gallery di immagini spettacolari.
Altre volte le immagini di riferimento mi sono state date direttamente dagli autori.

La mia immagine preferita dal carnet schizzi del volume :)


Vi confesso che non avevo mai pensato alle persone che mantengono in
vita la bellezza dei nostri monumenti ed edifici storici.
Molto bella l’idea di creare un legame tra il restauratore dei giorni nostri e la figura dell’architetto Antonelli mettendo in parallelo intere scene come quello dell’aeroplanino di carta e del falco: come mai questa scelta?
I:
La scelta è stata presa in fase di progettazione editoriale e mi è piaciuta subito moltissimo…Sicuramente è stato un modo per attualizzare la narrazione e molto ha contribuito il fatto di poter raccontare il lavoro di un personaggio reale.
M: Fondamentale come innesco del progetto è stato l’incontro, grazie all’editore e al giornalista Fabrizio Vespa, con Maurizio Puato. Alpinista e scalatore di professione, è il “custode” di nome e “l’angelo custode” di fatto della Mole. Senza di lui, che la creatura di Antonelli la “vive” ogni giorno più di chiunque altro per lavoro e per passione, sarebbe stato impossibile immaginarla come materia viva, in costante divenire, di cui prendersi cura. Allo stesso tempo è stato preziosissimo per rivelarci alcuni particolari quotidiani del suo lavoro, che sono state lo spunto per le cornici alle vicende del diario di Antonelli.

Com’è stato sceneggiare e disegnare il vostro primo fumetto?  Come avete vissuto un’esperienza così diversa dalle precedenti?
I: E’ stato sorprendentemente facile! Amo i fumetti e le graphic novel e potermi misurare con un genere che mi appassionava da anni è stato bellissimo, sicuramente averne letti e guardati molti mi ha aiutato, in più si è creato da subito un clima di grande collaborazione con gli autori. L’unica difficoltà è stata la mole (ahah) di lavoro davvero grande che a volte mi ha un po’ spaventata.
M: Con Ilaria in realtà avevamo già sperimentato qualcosa di simile: Overview, una graphic novel “da muro”, che raccontava di incroci immaginari tra Yuri Gagarin, JFK e una medium torinese, commissionata da uno studio di architettura come installazione in un locale pubblico. Era stata l’occasione per testare una progettazione partecipata delle due fasi, di sceneggiatura e disegno, ripresa per AAA. Io e Fabio abbiamo provato a “disegnare” fin dall’inizio uno storyboard e ragionare per immagini e scene più che per testi, dando poi la libertà a Ilaria di interpretare le nostre bozze, e lei allo stesso tempo era chiamata a partecipare alla costruzione dei capitoli e della trama e a filtrare i nostri testi al termine del processo, per dare uniformità ai nostri diversi stili. Sui rapporti tra me e Fabio, lui è un vero professionista: lavorare con lui è stato molto facile e un’occasione di crescita per me fondamentale.

Qual’è stata la fase più faticosa della realizzazione del volume?
I:
Per me c’è stato un momento quest’estate, faceva caldissimo, tutti erano in vacanza, avevo la sceneggiatura, la deadline era lontana, ma non troppo e io sapevo di dover lavorare e tenere un buon ritmo nonostante tutto intorno a me cospirasse per farmi distrarre: è stata davvero dura! Anche i giorni prima della chiusura sono stati duri, ma lavoravo in tram strettissimo con gli autori, Leonora (la supergrafica che ha curato il volume) e gli editori e avere comunque dei colleghi con cui confrontarmi ha reso tutto più facile.
M: Tutto il lavoro, dalla prima cena, alla divisione dei capitoli, alla presentazione delle bozze, ai confronti sulle idee, alla revisione dei testi e delle tavole, è corso via in modo molto naturale, come non mi era mai capitato. Spero e credo che questa naturalezza di linguaggio si colga anche nell’esito finale e nella sua immediatezza comunicativa. L’unico momento davvero delicato, come sempre, è stato quello del parto: la correzione delle ciano e l’avvio delle macchine per la stampa sono stati passaggi critici, in cui speravi che tutto andasse bene, e sapevi che se ci fosse stato qualche errore, ormai il tempo per porvi rimedio era finito. Ma per fortuna tutto è andato bene!

Come avete gestito il rapporto tra di voi?
Vi siete sentiti costantemente? Qualche curiosità da “dietro le quinte”?
I:
Ci siamo gestiti benissimo! Marco e Fabio sono autori fantastici… Da febbraio in poi ci siamo visti/sentiti regolarmente prima, per impostare il libro e poi in appuntamenti/sceneggiatura in cui parlavamo dei particolari e di quello che volevamo definire nel dettaglio. Una curiosità da dietro le quinte… il giorno in cui ho fatto la primissima tavola ero molto nervosa e mi son sentita sullle spalle una grande pressione (sapevo che avrei dovuto disegnare circa 150 tavole) erano le 9 del mattino e avevo una paura del foglio bianco terribile, io che bevo pochissimo e non fumo per la prima volta in vita mia ho pensato: “bene, adesso mi farei un bel goccetto”.
M: Tra il dire e il fare si dice che di mezzo ci sia il mare. Ecco, per quanto ci riguarda niente poteva fermarci… nemmeno l’atlantico, altro che mare! Fabio nel corso della lavorazione è partito per gli USA, ma questo non ha influito sulla lavorazione, abbiamo semplicemente sostituito gli incontri di persona con incontri su skype e fitti giri di mail. Era bello dialogare con lui, pensando che fosse a New York in un contesto completamente diverso, e condividere con lui il nostro AAA. Per me il momento più difficile poi, non da dietro ma da sopra le quinte, è stato quando Maurizio Puato ha tentato di portare me e Ilaria in cima alla Mole. Io soffro terribilmente di vertigini, non ero mai salito prima nemmeno al primo piano, ho provato a fare resistenza, ma non c’è stato verso. Appena sceso dall’ascensore sono tornato giù di corsa per le scale. Ilaria invece, che è una dura, è salita fino alla stella.

Delle graphic novel o fumetti che amate in particolare? Modelli che avete seguito?
I:
Adoro Gipi e Craig Thompson (consiglio a tutti “Blakets” e “Habibi”) e le graphic novel francesi… In particolare per questo lavoro mi sono un po’ ispirata a un fumetto che si chiama “Fueye” di Jorge Gonzàlez (001edizioni) e anche al volume “Sempè a New York” (Donzelli editore) per la resa dei monumenti.
M: Le mie graphic novel preferite, da cui sicuramente sono stato ispirato e influenzato, sono Berlin di Jason Lutes, l’inedito in Italia Heute ist der letzte Tag vom Rest deines Lebens di Ulli Lust, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick e tutti i lavori dell’australiano Shaun Tan, che ho scoperto proprio grazie a Ilaria. Anche se, devo confessare, per me dire fumetto vuol dire prima di tutto Tex.

Pensate di ripetere l’esperienza di una graphic novel?
I:
Sì, tantissimo e spero molto presto!
M: Ilaria, che fai la prossima settimana?

Dove e da quando possiamo trovare questa bellissima pubblicazione in libreria?
In libreria si può trovare dal 20 Novembre 2012;c’è anche la possibilità
di ordinare il libro sul sito della casa editrice
www.espressedizioni.it
Disponibile anche su Amazon.it

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: A. Duncan Carse
20/12/2010 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / 2 responses

Andreas Duncan Carse è stato uno dei più famosi illustratori di fate dell’Epoca D’oro (Golden Age) dell’illustrazione, tanto che dal punto di vista tematico i suoi lavori erano correlati alla British Fairy School.
Nonostante la fama, sembra abbia lavorato solo a due interi libri illustrati, nel 1912, mentre ha lavorato a diverse locandine e cartoline.

 

“Il re delle fate”

 

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Asterisk Libri: “Disegnare con la parte destra del Cervello” di Betty Edwards
13/11/2010 Morena Forza in Creatività / No comments

Ringrazio Silvia “Liz” Lisanti per avere recensito questo utilissimo manuale!

L’edizione di cui parla Silvia

Saper disegnare correttamente è  sempre stata una prerogativa importantissima per chiunque intenda specializzarsi nel campo artistico o dell’illustrazione; un esercizio ideale per sviluppare tale capacità è quello di disegnare e schizzare soggetti dal vero: in questa maniera si riesce ad osservare come la realtà appaia davvero, senza alcun filtro, osservandone forme e particolari; così facendo si riesce ad arricchire il proprio stile di disegno rendendolo quindi più personale;

Fornire le basi per l’adeguata osservazione della realtà è lo scopo del Manuale di Betty Edwards “Disegnare con la parte destra del cervello; rivolto non solo a chi si trova alle prime armi, ma anche a coloro che se la cavano già abbastanza bene ad… imbrattare fogli;

La tesi che sostiene Mrs. Edwards è molto semplice: il fatto che molti di noi non riescano a disegnare correttamente è dovuto all’ emisfero sinistro del cervello: una parte razionale, astratta e logica, quasi simile ad una specie di computer per l’elaborazione dei dati che – proprio per queste caratteristiche- ci impedisce di avere una visione completa di ciò che ci sta davanti sapendolo riportare correttamente su carta;

Situazione tipica: state facendo un ritratto realistico ad un vostro amico, parente, fidanzato/a, ma non riesce secondo le vostre aspettative: è un disegno bruttissimo!

 

Di conseguenza i casi sono questi:
vi giustificate dicendo che il volto umano è un soggetto troppo difficile per voi;
dato lo “sgorbio” che avete appena disegnato, vi sentite condannati a non poter realizzare di meglio, appallottolate e gettate nel cestino il vostro disegno e giurate a voi stessi che non prenderete mai più in mano una matita per il resto della vostra esistenza, ( a chi non è mai successo?) ;
Un’ altra via di mezzo è quando quel “maligno” dell’emisfero sinistro ci mette il suo zampino e vi guida condizionando il vostro lavoro! Mi spiego meglio: può darsi che siate riusciti a terminare il disegno, ma magari per comodità lo avete realizzato ispirandovi ad uno stile particolare ( manga e anime, per esempio) o a quello del vostro cartone animato preferito…beh, che dire?
Il disegno è uscito sicuramente, ma per dirla in parole povere, si è trattato di un lavoro a memoria, che ha poco a che vedere con un’attenta osservazione della realtà; l’autrice parla, a riguardo, di “simboli” che acquisiamo inconsciamente e che usiamo poi per rappresentare un oggetto! Ecco qualche esempio con la rappresentazione di un occhio.
OCCHIO STILE MANGA

Lo scopo di questo manuale è quello di risvegliare dal suo letargo il vostro emisfero destro (la parte che realmente è adatta alla ricezione della realtà) attraverso degli esercizi pratici, e farvi ottenere le giuste capacità per disegnare dal vero! (Oro Colato: nelle 269 pagine del libro – indice e ringraziamenti esclusi- è sintetizzato un corso della durata di 5 giorni della Edwards).
Ma la  cosa più bella è che questo libro promette risultati sicuri! Non mi sto dando arie da Roberto “Baffo” Crema che vuole rifilarvi un elettrodomestico difettoso facendolo passare per un gioiellino della tecnologia! Date un’occhiata alla sezione “Prima e Poi” dei disegni degli allievi dell’autrice: se ce l’hanno fatta persone che all’inizio non riuscivano ad abbozzare un ritratto realistico dal vero, o che si lasciavano intimidire da un soggetto per loro “troppo difficile” come il proprio autoritratto, allora significa che pure voi ce la potete fare;
Un must have per chiunque voglia disegnare: principianti e hobbisti si sentiranno più incoraggiati e avranno modo di riscoprire la passione per il disegno ed esprimere la propria creatività, mentre invece chi è già avvezzo a carta e matita si incoraggerà a ritrarre cose diverse dal solito e disegnare di più;  Una volta terminata la lettura, con della sana pratica quotidiana, lo stile di disegno ne gioverà moltissimo!

Personalmente questo libro –oltre che essere una lettura molto utile e piacevole- è stato una bella svegliata: mentre prima riempivo il mio sketchbook con i soliti disegnini “carini” o in stile cartoonesco, adesso ho preso l’abitudine di ritrarre cose e oggetti dal vero che, per me, prima erano inusuali  ( per farvi un esempio barche, vecchi cancelli in ferro battuto, motorini e vespe, sedie da giardino particolari… persino un gruppo rock durante un concerto: mentre ero seduta davanti al palco con il mio drink a disegnare, ho anche saputo apprezzare la musica, che mi ha aiutata a concentrarmi!) ;

La nuova edizione (2002)

L’edizione più recente (Longanesi, 2002) contiene anche un inserto altrettanto interessante dedicato alla teoria dei colori e alla calligrafia (alzi la mano chi non sapeva che è possibile copiare una firma riflettendola allo specchio?)

Che altro dirvi? se sono stata abbastanza convincente, correte a procurarvi questo manuale, applicatevi subito a seguire gli esercizi e…disegnate, schizzate, pastrocchiate.. tenetevi sempre in allenamento!!!

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: Emanuele Luzzati
02/11/2010 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / No comments

Mi chiedo come non ho potuto parlarvi di Emanuele Luzzati da subito, aperta la rubrica.
Scrivere di lui non è come cercare in rete qualche ormai introvabile illustrazione di un autore semi sparito.
No, Luzzati è mancato tre anni fa,era pittore,illustratore e scenografo, e ha lasciato una traccia indelebile nell’illustrazione italiana.
Postare qualcuna delle sue immagini non renderebbe l’immenso lavoro che ha portato avanti nella sua lunghissima carriera, vi invito a cercare quante più cose potete di lui.
La scelta dei colori mai casuale, l’ironia nel tratto, la scelta delle texture, tutto parlava di un’oculatezza speciale, nonostante ad un primo sguardo, una sua tavola possa sembrare “un pasticcio” (passatemi il termine).
A 3 anni dalla sua scomparsa sono state organizzate diverse mostre sul suo operato ed è stato persino aperto un museo a suo nome.

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: Carla Ruffinelli
Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / 7 responses

Pittrice e illustratrice dal tratto delicato e femminile, disegnò diverse fiabe e racconti tra gli anni ’40 e gli anni ’50, tra cui Pinocchio,Alice nel paese delle Meraviglie, e raccolte di Andersen.
Utilizzava sempre un tratto delicato,sofisticato e colori tenui dalle sfumature leggerissime.

 

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