Categoria: Storia dell’Illustrazione

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: John Bauer
27/01/2014 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / 7 responses

John Bauer (1882-1918) illustratore svedese, morì giovanissimo, ma la sua produzione artistica lasciò una traccia indelebile sia nell’illustrazione che nell’animazione; si dice infatti che ispirò molto Walt Disney nella scelta delle atmosfere dei suoi primi film.

Le sue creature più conosciute anche tra chi non si interessa di storia dell’illustrazione sono i troll; infatti Bauer aveva un modo personalissimo di disegnarli, così come accadeva per folletti, fate e fauni. Prediligeva il disegno di creature sovrannaturali e si rifugiava in un mondo fantastico pieno di magia e scene quasi teatrali.

Per sfogliare la gallery cliccare sulle anteprime

Il suo tratto è inconfondibile, così come la sintesi di personaggi e ambienti sempre molto coerente, anche quando sceglieva di disegnare in bianco e nero.
La relazione tormentata con l’artista Ester Ellqvist ha ispirato la sceneggiatura per un film che è in lavorazione da qualche anno.

A lei John Bauer scrisse:

“Sono il Re della Montagna e tu sei la mia principessa. Un giorno vedrai cosa sono capace di fare.
Se solo sapessi di tutte le cose che vedo nella mia testa. Elfi danzanti in un’opera.”

Letture

Swedish Folk Tales
Floris Books (2004)

Trolle, Wichtel, Königskinder
Urachhaus/Geistesleben (2004)

John Bauer
Kipepeo Publishing (2016)

Fonti immagini: 1|2|

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: Edward Gorey
22/02/2013 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / one comment

“Gorey è perfetto per i bambini” – diceva nientemeno che Maurice Sendak nel 2007.
Ma Edward Gorey, scrittore e illustratore con più di cento titoli al suo attivo, non aveva molto a che fare con essi anzi, pare persino non gli piacessero particolarmente.
Il Google doodle di oggi è dedicato proprio a lui, festeggia gli 88 anni dalla sua nascita; ma Gorey ci lasciò nel 2000.

Era un personaggio molto strano e sfuggente, amante della solitudine e pare, del balletto.
Aveva una vera ossessione per le pellicce (che appaiono anche in qualche sua illustrazione) e un amore sconfinato per i felini, ne possedeva a decine!

I suoi scritti e le sue illustrazioni vengono definite gotiche o noir; la prima etichetta pare lo infastidisse non poco.
E’ difficile inquadrare il suo stile, è uno di quegli autori che è meglio approfondire unicamente guardando ciò che ha prodotto e, forse, vederci ciò che preferiamo.

Gorey è un autore attualissimo; infatti i toni noir e grotteschi sono di gran moda negli ultimi 15 anni. Basti pensare al successo di Tim Burton.

 

Nonostante le atmosfere molto vittoriane e un umorismo sempre molto sottile e quasi British, Gorey era americano.
Qualcuno si chiederà: ma come umorismo, non si è detto “noir” e “gotico“?
Gorey era molto legato all’immaginario della paura e della morte e si legge chiaramente dai suoi soggetti, dal tratto e dagli scritti che accompagnano le illustrazioni. Disegnò persino una sorta di abbecedario illustrato, ad ogni lettera era abbinato il modo in cui era morto un bambino.

 

Un estratto dell’abbecedario

E’ una paura sottile; è quell’inquietudine ancestrale che ti porta anche da adulto a provare un brividino lungo la schiena quando passi per un parco buio o anche solo banalmente per un lungo corridoio non illuminato. O magari a farti evitare di sporgere i piedi o le braccia dal letto, con l’incessabile sensazione che qualcosa potrebbe afferrarti.
Quel timore sordo che si cerca di scacciare con argomenti razionali quando qualcosa ci spaventa.
Questo per me è Gorey.

Per chi volesse approfondirlo consiglio questo sito.

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: Gustaf Tenggren
12/06/2011 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / 8 responses
Immagine immensa tutta da guardare in grande!

 

 

Chi di noi non conosce le fattezze dei sette nani nella Biancaneve di Walt Disney?
Prodotto nel 1937 si preparò a diventare un classico intramontabile nell’immaginario di ogni bambino fino ad oggi.
Dietro Biancaneve (e per essere pignoli anche dietro Pinocchio, 1940)  si celava il talento di Gustaf Tenggren che vi lavorò come capo illustratore, proprio negli anni della cosidetta “Epoca d’oro dell’animazione”.
Alcune immagini degli studi di Biancaneve e Pinocchio (l’articolo prosegue dopo)

 

Ma facciamo un passo indietro: prima di approdare in casa Disney, Tenggren fu soprattutto un illustratore influenzato da un autore della grandezza di Arthur Rackham.
Influenza evidente, come emerge da queste immagini:

 

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: Jennie Harbour
17/04/2011 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / one comment

Colori vibranti oppure un elegante bianco e nero; atmosfere magiche e fatate, figure aggraziate, leggere e a volte impalpabili. Quando ci si imbatte nelle tavole di Jennie Harbour si resta un po’ spaesati dalla varietà della sua produzione artistica; ora più pittorica, ora più sintetica e grafica.

Jennie Harbour è stata un’illustratrice della prima metà del ‘900 con particolare gusto Art Déco, alcune sue opere editoriali sono andate in ristampa negli ultimi 10 anni.

Cliccare sulle anteprime per visualizzare le immagini della gallery intere:

Non si sa molto di questa autrice; ha illustrato dei libri di favole che ora sono di grande valore (gli appassionati garantiscono che la sua calligrafia rispecchia pienamente il suo gusto estetico nel disegnare, emerge proprio da questo genere di libri) ma soprattutto un numero elevato di cartoline di quell’epoca.

Per quanto riguarda la sua vita e la sua scomparsa, restano un vero mistero; ma negli anni, grazie anche alle nuove possibilità date dagli archivi in internet, si sta assistendo ad una sorta di revival della sua produzione artistica ed alcuni esperti ed appassionati stanno iniziando delle ricerche per mettere insieme i pezzetti della sua storia… e di questa parte della Storia dell’illustrazione.

Per osservare altre gallery tematiche su Jennie Harbour (anche in bianco e nero) rimando a questo sito, in cui un appassionato ha raccolto molte sue immagini da libri, cartoline e stampe, archiviandole con una gradevole perizia.

Letture

Negli ultimi anni, diverse piccole case editrici si stanno dedicando alla raccolta e ristampa delle fiabe illustrate da Jennie Harbour.
Quelli che segnalo in questo post sono Le favole di Mamma Oca, Fiabe popolari e Fiabe di Andersen. Non male, per un’illustratrice che era stata dimenticata!

Fonti immagini: 1

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: Amy Millicent Sowerby
31/03/2011 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / 2 responses
Amy Millicent Sowerby  (1878-1967) era a sua volta figlia di un illustratore, John G. Sowerby.
Iniziò fin da ragazzina la sua educazione da illustratrice, ma penalizzata dalla distanza tra casa e scuola, finì con l’essere per lo più autodidatta e ad ispirarsi al lavoro di altri illustratori per riuscire a lavorare, facendo affidamento su formule stilistiche già ampiamente sperimentate ed efficaci sul mercato.

Sia lei che la sorella Githa aiutarono finanziariamente la famiglia dedicandosi all’illustrazione di libri per l’infanzia; Githa scriveva e componeva, Millicent illustrava.

Per ingrandire le immagini della gallery, cliccare sulle anteprime:

Tutte le foto di questo volume si trovano sul profilo del proprietario a questo link.

La Sowerby disegnò anche vari set di cartoline e biglietti pensate proprio per i più piccoli (la collezione aveva proprio il nome di “Postcards for the Little Ones”) divenendo un’illustratrice piuttosto celebre in epoca vittoriana ed edoardiana.

A consacrarla, comunque, fu la pubblicazione nel 1907 (ed oggi ancora molto amata) di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Per ingrandire le immagini della gallery, cliccare sulle anteprime.

Letture

Fonti immagini: 1|2|

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Asterisk Storia dell’illustrazione: Randolph Caldecott
02/02/2011 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / one comment

Scrivo solo dopo tutto questo tempo di Randolph Caldecott (uno dei pochi autori storici ad avere un sito dedicato); ma un illustratore del suo calibro avrebbe dovuto essere menzionato fra i primi, faccio penitenza.

Come Kate Greenaway, anche Randolph Caldecott (suo contemporaneo, 1846-1886) fu un illustratore per l’infanzia di grande fama; e proprio come lei vanta un premio che porta il suo nome, la Caldecott Medal.
Ha influenzato in modo profondo gran parte dell’illustrazione del Novecento; per questo il premio è stato fortemente voluto in America.

Approfondimenti

La Caldecott Medal

La Caldecott Medal è un importante riconoscimento nell’ambito dell’editoria per l’infanzia, istituito nel 1938.
Ad assegnarlo è la American Library Association; la divisione Association for Library Service to Children premia ogni anno l’autore che si è distinto fra gli altri per la più alta qualità nell’albo illustrato per l’infanzia.

In America la premiazione è molto attesa fra gli addetti ai lavori. Nonostante all’interno della realtà americana stessa esistano altri grandi premi, si può dire che la Caldecott Medal sia il riconoscimento più ambito fra questi.

Sul sito ufficiale è possibile consultare l’elenco permanente dei premiati dalla prima all’ultima edizione e anche suggerire dei candidati attraverso un apposito modulo.

Molti libri ormai celebri sono stati premiati dalla American Library Association; per esempio Nel Paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak e, in tempi più recenti, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick da cui è stato tratto il film di Martin Scorsese del 2011, Questo non è il mio cappello di Jon Klassen, Nonno Verde di Lane Smith.
Per gli appassionati di albo illustrato, l’assegnazione di questo premio rappresenta un importante momento istruttivo sull’eccellenza nell’editoria per l’ infanzia.

Letture

Non sono poche le letture dedicate allo studio della carriera artistica di Randolph Caldecott.
Infatti, oltre ai libri da lui illustrati, è possibile trovare anche dei volumi che raccontano la sua storia e, di riflesso, un’importante porzione di Storia dell’Illustrazione e della Golden Age.

Randolph Caldecott: A personal memoir of his early Art career
All’interno 172 illustrazioni
Leopold Classic Library (2016)

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: Walter Crane
Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / 4 responses

Walter Crane (1845-1915) è stato uno dei pilastri storici dell’illustrazione inglese del diciannovesimo secolo.
Il padre, Thomas Crane, era un apprezzato miniaturista e gli trasmise la passione per il dettaglio.
A soli 13 anni il piccolo Walter cominciava a lavorare da Linton, una delle migliori botteghe di incisione di Liverpool.
Per tutta la sua carriera si mosse con grazia dalle Belle Arti all’illustrazione, senza mai tradire il suo gusto ed il suo immaginario.

"Summer" 1895

Infatti era sia pittore (molto influenzato dalla pittura Preraffaelita ed allievo di John Ruskin) sia illustratore, anche se maggiormente conosciuto per la seconda attività; i suoi disegni venivano ammirati su libri, piastrelle in ceramica e altri tipi di prodotti decorativi. Era infatti membro dell’Arts and Crafts Movement (qui una board su Pinterest dedicata che ho trovato molto interessante da consultare).

La passione per lo studio delle stampe giapponesi fu essenziale per lo sviluppo del suo stile; le sue tavole ne riprendevano la complessità ed il trattamento del colore.

Crane diede inizio ad una vera e propria moda nell’ambito del disegno decorativo.
Le linee sinuose e definite, i colori vibranti, erano il suo marchio di fabbrica.

La scelta di disegnare tessuti, piastrelle e tappezzerie, non fu solo commerciale.
L’idea di Crane era quella di portare l’Arte nella vita delle persone a prescindere dalla loro estrazione sociale.

Gallery di tessuti e tapezzerie: cliccare sulle anteprime per ingrandire

Libri illustrati

Walter Crane illustrò molte fiabe della tradizione europea, tra cui le favole di Esopo, La bella e la Bestia, Cappuccetto Rosso, Il gatto con gli stivali, La bella Addormentata nel bosco. In tutto arrivò ad illustrare circa 40 titoli.

Concentrarsi a scrivere un elenco però, sarebbe un gesto limitato verso un artista di questo spessore. Crane fece molto di più che disegnare libri illustrati: diede il via ad un meccanismo reazionario che in qualche modo, portò il libro illustrato commerciale ad un nuovo livello.

Quando nel 1863 lasciò il suo posto in bottega per diventare illustratore indipendente, lo stampatore ed incisore Edmund Evans gli propose di lavorare ad una collana di libri per bambini.

Doppia pagina di "ABC Assurdo" del 1874

A quei tempi, quelli più economici erano detti “toy books”, libri giocattolo; si trattava di pubblicazioni un po’ scadenti, non solo per il trattamento di rilegatura e stampa, ma anche per la stessa qualità richiesta sulle illustrazioni.
Venivano venduti a sei penny (in seguito uno scellino); potremmo dire fossero l’equivalente dei libri che oggi troviamo al supermercato o nelle grandi catene.

Crane sosteneva che i toy books mancassero di immaginazione e di cura nel design: il fatto che si trattasse di un prodotto destinato all’infanzia non giustificava la mancanza di dedizione ed esigenza verso il disegno che accompagnava le storie.

Evans decise di ascoltare le sue richieste e di mantenere lo stesso prezzo (nonostante la qualità più alta) per ogni libro aumentando il numero di libri stampati e distribuiti.
Fu così che, come scrisse J. Hutton, il toy book si trasformò in una sofisticata forma d’arte, spesso ricca di significato.

L’avanzata tecnica di incisione per la stampa a colori rese possibile ottenere dei colori più sofisticati per i libri illustrati da Crane, che apparvero nella collana Sixpenny Toybooks di Frederick Warne, l’editore conosciuto per aver pubblicato i libri di Beatrix Potter, di cui avevo scritto in questo post.

Walter Crane ispirò quindi ad un approccio più curato e dedicato al prodotto editoriale commerciale per l’infanzia. Dimostrò che anche un prodotto economico poteva essere pensato per essere bello oltre che funzionale.
Pensò fuori dagli schemi invece che accettarli passivamente, suggerendo nuove soluzioni.

Nel corso della sua brillante carriera, gli venne offerta prima la posizione di direttore del design alla Manchester School of Art, poi nel 1897 al Dipartimento d’Arte dell’università di Reading.
L’anno seguente divenne preside al Royal College of Art.

Gallery dei libri illustrati. Cliccare sulle anteprime per ingrandire.

Approfondimenti

Un ABC assurdo illustrato da Walter Crane

“The absurd A.B.C” venne pubblicato nel 1874 da Routledge & Sons, casa editrice di Londra.
Walter Crane disegnò l’abbecedario spiegato ai bambini per mezzo di filastrocche e sgargianti illustrazioni.
Si può leggere e navigare con gallery complete in questo post.

Oggi anche le ristampe non sono semplicissime da reperire.
In compenso, online si trovano diverse edizioni digitali in ebook.

Letture

Walter Crane: The Arts and Crafts, Painting, and Politics
Paul Mellon Centre for Studies in British Art (2010)

Ideals in Art: Papers, Theoretical, Practical, Critical
Leopold Classic Library (2016)

V&A Pattern: Walter Crane / Owen Jones / William Morris / C. F. A. Voysey
Con CD e pattern alta risoluzione
Victoria&Albert Museum (2013)

W&A Pattern: Walter Crane
Victoria&Albert Museum (2011)

Ukiyo-e
The Art of Japanese Print

Tuttle Publishing (2012)

La bella e la Bestia
Create Space I.P. (2015)

Grimm’s Fairy Tales
The Planet (2014)

Il gatto con gli stivali
Multilingue (2016)

Fonti immagini: 1|2|3|4|5

Per consultare l'Indice di Storia dell'Illustrazione cliccare qui.

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Asterisk Storia dell’illustrazione: Kate Greenaway
Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / one comment

Kate Greenaway è un’illustratrice che ha fatto parte della Golden Age (come Rackham, Dulac, Nielsen e molti altri) e ha fatto la storia dell’illustrazione per l’infanzia.
I suoi libri sono ancora oggi in ristampa e regalano momenti magici ai bambini di tutto il mondo. A lei è persino intestato un premio, la Kate Greenaway Medal, istituita nel 1955.
Kate Greenaway era di estrazione sociale medio bassa; la madre era una sarta e i modelli che disegnava venivano spesso raffigurati nelle illustrazioni della figlia.
Le scene bucoliche ricorrenti nelle immagini da lei disegnate sono invece riconducibili alle vacanze estive della sua famiglia nella campagna inglese, che amava molto.
A questo link sono visibili molti dei suoi libri illustrati, con tutto il fascino dei tempi passati.
Qui invece potete vedere delle cartoline (inizialmente infatti illustrò cartoline e biglietti di auguri)

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: John Anster Fitzgerald
20/12/2010 Morena Forza in Arte / 3 responses
“La materia di cui sono fatti i sogni”
Ingrandire!!!

John Anster Fitzgerald (1819 – 1906) era pittore ed illustratore. Le atmosfere oniriche emanate dalle sue illustrazioni di fate,fiabe e folklore non sono casuali; erano infatti frutto di una vera e propria scelta di vita. Amava vivere nella fantasia e andare oltre la realtà in cui viveva, per evadere in uno spazio immaginario sconfinato.
Era infatto noto per far riferimento all’uso di droghe e ai loro effetti. Le atmosfere a volte sono fatate, a volte si fanno cupe come incubi o visioni.
I colori sono spesso nitidi e brillanti anche quando cupi, e leggere donne fatate si mischiano a creature anche molto grottesche.

 

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: A. Duncan Carse
Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / 2 responses

Andreas Duncan Carse è stato uno dei più famosi illustratori di fate dell’Epoca D’oro (Golden Age) dell’illustrazione, tanto che dal punto di vista tematico i suoi lavori erano correlati alla British Fairy School.
Nonostante la fama, sembra abbia lavorato solo a due interi libri illustrati, nel 1912, mentre ha lavorato a diverse locandine e cartoline.

 

“Il re delle fate”

 

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