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Asterisk I dieci libri che ho consigliato a bruciapelo ad una biblioteca
12/02/2014 Morena Forza in Creatività / No comments

Ieri sera mi sono stati chiesti dieci titoli di libri per ragazzi, albi illustrati e saggi che consiglierei per una biblioteca.
Così ho pensato di consigliarli in scala più ampia e scrivere i titoli sul blog e anche perchè mi sento di consigliarli.
Alla fine avendoli scritti di getto, ne sono saltati fuori dodici ma non potevo toglierne nessuno, anzi ne ho già tenuti da parte molti altri.

Non ho la presunzione di ritenermi un’autorità in materia, questi sono soltanto i libri che a me piacciono (alcuni libri, anzi), che mi hanno formata o mi hanno tenuto compagnia nei momenti più significativi della mia vita.

Preferisco elencarli di getto così come mi vengono in mente, mi fido del fatto che se sono i primi a fare  capolino in questa lista un motivo c’è. :)

edito da Einaudi Ragazzi
Questo è proprio uno dei libri che mi hanno formata come persona. Spesso indicato per i preadolescenti, in realtà non è mai tardi per regalarlo e consigliarlo ad un adulto, uomo o donna che sia.
E’ un libro che parla di parità e di libertà, non solo extraterrestre, però.
Bianca Pitzorno resterà sempre una delle mie autrici preferite e sono tanti i libri che amo scritti da lei, ma questo è senz’altro la sua opera che più mi è rimasta nel cuore.

edito da La Margherita Edizioni
Un libro che ho sfogliato per la prima volta nel silenzio di una biblioteca, in un pomeriggio assolato, e che mi ha trascinata sulle coste dell’Atlantico, per cui nutro un amore viscerale da sempre.
Bello da leggere e da guardare a qualunque età, proprio come succede con tutti i libri fatti molto bene.
Parla di ispirazione e di come questa vada qualche volta inseguita scappando.
A chiunque lavori con la creatività questo libro strapperà un sorriso, malinconico o divertito a seconda del rapporto in cui si trova al momento con la sua ispirazione.

edito da Rizzoli Lizard
Probabilmente il primo fumetto che ho letto non solo amandolo ma anche sentendomi ispirata e trascinata davvero in una storia. Del resto Corto è Corto.

 

 

edito da Lapis Edizioni
Ho salvato questo libro dal macero perchè si sa, spesso i piccoli lettori hanno un rapporto piuttosto fisico coi libri e la biblioteca se ne stava disfando.
Con un po’ di scotch è stato ospitato nel centinaio di albi illustrati che ho accumulato in casa.
Mi piace perchè è colorato, divertente ma delicato e mi è piaciuto come “Io fuori io dentro” rimanga lo stesso meccanismo a 5 anni come a 30.

edito da Topipittori
Mi sono innamorata di questo libro dal primo giorno in cui l’ho sfogliato. Non sono riuscita a leggerlo tutto d’un fiato, dovevo sempre indugiare su ogni immagine e sui discorsi tra l’omino e Dio.
Al contrario di quanto si potrebbe pensare, non è un libro che parla di religione. E questo lo rende speciale perchè parla di spiritualità, la più sana e naturale che esista. Mi ha lasciata con un sorriso compiaciuto sulle labbra.
Leggere (e guardare) per credere.

  • Hansel e Gretel fiaba classica dei Fratelli Grimm, illustrato da Lorenzo Mattotti

edito da Orecchio Acerbo
Ho sempre avuto un debole per le silouhette, per la loro potenza ed espressività. Sono teatrali e lasciano spazio a quella parte immaginativa e un po’ paurosa che è in ogni bambino (e nel bambino interiore che resta in noi).
Quando è uscita questa fiaba illustrata nientemeno che dalla sapiente mano di Mattotti, non ho potuto fare a meno di guardarla in ogni più piccola pennellata.
Ho visto parecchie versioni di questa fiaba (e per un libro digitale l’ho illustrata io stessa) ma per me fino ad ora, questa è la migliore che ho visto.
Riesce proprio a trasmettere quel senso di disorientamento e inquietudine tipici delle fiabe dei Grimm. Quelle originali, non edulcorate in epoca contemporanea.

 

edito da Kite Edizioni
Un acquisto molto recente e fino ad ora il libro di Davide Calì che ho preferito.
E’ una storia intelligente e molto godibile anche da adulti.
Cosa succede se a una rana qualunque cade una corona in testa? Chi comanda chi, e perchè?
L’ho comprato per me ed è stato uno dei pochi libri che ho regalato a più persone.
Consigliatissimo e poi è illustrato meravigliosamente.

 

 

  • Blankets di Craig Thompson
    edito da Coconino Press

La mia graphic novel preferita (fino ad ora), intensa, mi ha tenuta con le mani alla gola tutto il tempo, non vedevo l’ora di finirla e una volta finita conservavo quel dispiacere che rimane ogni volta che si termina un’ottima lettura.

  • “La furia di Banshee” di Jean-François Chabas, illustrazioni di David Sala

edito da Gallucci
Questo è davvero l’albo illustrato che quando qualcuno mi chiede consiglio su un albo da comprare, mi viene subito in mente.
E’ bello, potente, colorato, vibrante ed emozionante.
Naturalmente i richiami a Klimt mi hanno conquistata da subito.

  • “Viola non è rossa” di Lorenza Farina, illustrazioni di Marina Marcolin

edito da Kite Edizioni
Una storia semplice e delicata sulla timidezza.
Devo ammetterlo, io sono una delle persone meno timide che conosca, però le storie sulla timidezza mi piacciono molto, forse proprio perchè non mi ci ritrovo e mi dà modo di capire una realtà che non mi appartiene.
Non sempre le storie che preferiamo sono quelle che ci somigliano.

 

Il formato dell’albo è importante e le tavole di Marina Marcolin sono eccezionali, una vera delizia per lo sguardo.

  • “Disegnare – Corso per geniali incompetenti incompresi”

di Quentin Blake e John Cassidy
edito da Editoriale Scienza
Un libro divertente per disegnare ad ogni età, ci sono esercizi che restano utili anche dopo gli otto anni.
Allegato al libro ci sono un pennarello nero, una matita rossa e una nera in un astuccino.
Avete presente quei barbosissimi manuali di disegno? Ecco, cancellateli dalla mente.
Questo nasce per i piccoli disegnatori ma anche i grandi ci si divertono parecchio, ve lo garantisco io che l’ho trovato a un mercatino dell’usato a ventotto anni suonati.

 

  • “Il viaggio della piccola Angelica” di Charlotte Gastaut
    edito da GallucciAnche questo un acquisto piuttosto recente.
    Mi piace molto la dinamicità della narrazione sia nelle tavole illustrate che nel testo e soprattutto quando i due diventano la stessa cosa.

 

E voi cosa consigliereste?
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Asterisk Polline – Una storia d’amore. Intervista agli autori
18/12/2013 Morena Forza in Illustrati / No comments

All’uscita di “Polline” scritto da Davide Calì, edito da Kite Edizioni e illustrato proprio da Monica Barengo, mi sono precipitata a ordinare l’albo in libreria.
Ogni volta che lo sfoglio, riesce a stregarmi e far volare i miei pensieri; non potrei davvero chiedere di più a un albo illustrato. E’ come se la storia si svolgesse in una dimensione parallela.

Polline – Una storia d’amore
di Davide Calì | Illustrazioni di Monica Barengo
2012 Kite Edizioni

Volevo conoscere i dietro le quinte e sapere come fosse nato il libro; così ho intervistato sia l’autore Davide Calì, sia Monica Barengo, la giovane illustratrice che ha dato vita alle sue poetiche immagini.

Buona lettura e grazie agli autori per la disponibilità e la cura che hanno messo nel rispondere alle mie domande. :-)
Davide Calì
Diversamente da Che cos’è l’amore?, Polline ci parla di una visione più delicata e introspettiva di questo argomento fuori dal tempo. L’hai pensato volutamente così per riflettere su una delle tante facce di questo sentimento oppure è venuto spontaneamente così malinconico e sospeso?
A dirti la verità non penso mai a cosa voglio dire, quando scrivo. Semplicemente mi viene in mente una storia. Poi ovviamente, in seconda battuta penso a dargli una forma e al modo di venderla. Ma ultimamente ti confesso, lo faccio sempre meno. Una volta studiavo il catalogo degli editori, cercavo di capire cosa gli piacesse.
Ora scrivo le mie cose, poi le mando in giro.
monica barengo polline
“Il profumo del loro polline divenne il profumo dei suoi risvegli.”
Mi ha molto colpita questa frase; quando ho comprato il libro è stata la prima a catturarmi e l’ho riletta più volte. Perchè un fiore è spesso simbolo d’amore, ma il profumo ne è la parte meno tangibile e più effimera. Una bella metafora che crea più livelli di lettura.
Hai pensato Polline per un certo target di età e sesso o l’hai scritto senza porti i problema?
Ho smesso da tanto tempo di pensare al target, è un’altra cosa che facevo una volta. In generale non ho mai pensato ai bambini, scrivendo le mie storie. Non ho bambini e nessun bambino legge nulla di mio in anteprima.
Di base scrivo per me, almeno in principio. 
In passato mentre scrivevo mi ponevo il problema della fascia d’età, ma poi ho smesso. Penso che sia un problema dell’editore pensarci, così io non me ne interesso più.
Facendo molti saloni so che il target di età è importante: genitori e insegnanti vengono spesso chiedendomi un libro per un’età specifica, ma io non so mai cosa rispondere: faccio anche molti incontri con le classi e in ogni classe vedo bambini della stesa età, ma molto diversi. Alcuni leggono molto, altri poco. Alcuni leggono fumetti, altri libri di animali. Quando mi chiedono un libro per gli 8 anni, io rispondo con altre domande: gli piacciono gli insetti? Ha paura del buio? Gli piace il formaggio?
Quanto a Polline, ho capito subito che anche se io lo vedevo illustrato, sarebbe stato difficile venderlo come libro per bambini, che è ancora l’unica, o quasi, forma di illustrato in commercio.
Lo avevo anche detto a Monica quando le ho proposto il progetto: non avevo un contratto e non sapevo se qualcuno lo avrebbe mai comprato.
Poi è andata a finire che dopo che Monica ha fatto lo storyboard il primo editore che lo ha visto, Kite, lo ha preso subito.
Si dice che “Se è finito, non era amore.” 
Invece l’amore può finire come tutte le cose e così i fiori seccano anche se un tempo risplendevano e profumavano nel loro candore. E la protagonista non se ne fa una ragione. Pensi che sia un modo di vivere l’amore più femminile che maschile?
Quando l’amore se ne va credo che farsene una ragione sia difficile per tutti. Uomini e donne possono avere aspettative diverse, ma la perdita lascia un vuoto che richiede tempo per essere riempito.
Quanto alla prima frase: penso che un grande amore possa anche durare poco, oppure durare e finire dopo un po’, magari ricominciare, oppure no.
Io credo nell’amore eterno, credo che per alcuni esista, ma non credo che sia l’unico possibile. Credo anche nell’amore a prima vista e nelle coppie che stanno insieme fin dal liceo: credo a tutto, perché a qualcuno è successo, quindi nulla è impossibile.
In generale penso che abbiamo questa aspettativa di eternità, dell’amore, dell’amicizia, di tutto, che certe volte ci impedisce di vivere giorno per giorno. Alle volte ho la sensazione che viviamo come se dovessimo raggiungere un certo punteggio, come se la cosa importante sia arrivare da qualche parte, e ci dimentichiamo di guardare il paesaggio mentre andiamo.
Chi ha pensato ai disegni delicati ed eleganti di Monica Barengo per Polline?
Ho scelto io Monica.
Prima o poi smetterò di raccontare il nostro incontro, ma è andata così: due anni fa sono stato nella commissione di esame dello IED di Torino. Mi hanno chiamato come membro esterno, insieme ad altri professionisti, per esaminare i progetti degli allievi del terzo anno.
Monica era la più brava. A me sembra di aver aspettato due giorni per chiamarla, ma come sai le donne hanno più memoria e lei sostiene che l’ho chiamata il giorno dopo.
Quella creata dalle tue parole e dai disegni di Monica è un’atmosfera sospesa e silenziosa, malinconica e a tratti un po’ amara, per questo Polline mi ricorda un po’ alcuni corti di animazione russa o polacca e così mi sono chiesta: hai mai pensato di animare una tua storia in un corto di questo tipo?
Sì, mi piacerebbe, ma non mi metterei a disegnare fotogramma per fotogramma: sono troppo pigro.
Avevo diversi progetti di cortometraggi da parte, poi per diversi motivi non se n’è fatto nulla.

Al momento è  uscita un’animazione del mio libro Moi, j’attends (Io aspetto), ecco il videotrailer che accompagna la app, ma io non ho dato nessun contributo.

Chi ha deciso di gestire le immagini in monocromia?
E com’è stato gestito il lato decisionale su storyboard e disegni? 
Hai dato carta bianca a Monica, oppure ti piace che l’illustratore che disegna una tua storia segua delle tue “visioni” rispettando come ti eri immaginato ciò che avevi scritto?
Ah! Ah! Io non do mai carta bianca! Sono un rompipalle! Fatti raccontare da Monica!
Scherzi a parte mi piacevano le tavole che Monica aveva presentato per un progetto in particolare all’esame ed è così che ho visto Polline da subito. Lei poi ha fatto qualche prova colore, ma ci è piaciuta meno. Su colori, storyboard e tutto il resto abbiamo sempre lavorato a tre: io, Monica e Valentina Mai di Kite Edizioni.
Hai qualche succosa anticipazione sulle prossime uscite?
Nel 2013 tra album, APP e fumetti sono uscite una dozzina di cose, quindi l’anno prossimo ne ho di meno. Tra febbraio e marzo dovrebbe essere in uscita Mamma, prima dov’ero? un mio libro con Thomas Baas per Rizzoli che, se non sbaglio ha anche comprato i diritti di I didn’t do my homework (Non ho fatto i compiti perché), il mio libro americano con Benjamin Chaud.
Poi è in uscita Bons Baisers ratés de Venise, secondo della serie (il primo era su Parigi), illustrato da Isa Banchewitz per Gulf Stream quindi Pum, Pum! illustrato da Maddalena Gerli (Zoolibri) e Vide-grenier illustrato da Marie Dorleans (Sarbacane).
Poi c’è un mio romanzo, ma non ho ancora capito quando esce.
Parlando di progetti al solito ci sono diverse cose: un ebook animato molto bello di cui parlerò tra un po’, un nuovo libro americano, un paio di romanzi brevi e altre cosette.
Con Monica la collaborazione prosegue. Sta già lavorando a un mio nuovo libro per Kite e proprio questa settimana gliene ho scritto un altro. (“Un giorno senza un perché“, uscito l’anno seguente a questa intervista ndr)
Hai qualche succosa anticipazione sulle prossime uscite?
Nel 2013 tra album, APP e fumetti sono uscite una dozzina di cose, quindi l’anno prossimo ne ho di meno. Tra febbraio e marzo dovrebbe essere in uscita Mamma, prima dov’ero? un mio libro con Thomas Baas per Rizzoli che, se non sbaglio ha anche comprato i diritti di I didn’t do my homework (Non ho fatto i compiti perché), il mio libro americano con Benjamin Chaud.
Poi è in uscita Bons Baisers ratés de Venise, secondo della serie (il primo era su Parigi), illustrato da Isa Banchewitz per Gulf Stream quindi Pum, Pum! illustrato da Maddalena Gerli (Zoolibri) e Vide-grenier illustrato da Marie Dorleans (Sarbacane).
Poi c’è un mio romanzo, ma non ho ancora capito quando esce.
Parlando di progetti al solito ci sono diverse cose: un ebook animato molto bello di cui parlerò tra un po’, un nuovo libro americano, un paio di romanzi brevi e altre cosette.
Con Monica la collaborazione prosegue. Sta già lavorando a un mio nuovo libro per Kite e proprio questa settimana gliene ho scritto un altro.
A dire la viertà gliene ho scritto due, perché mi aveva chiesto una storia in particolare, ma poi come capita spesso, quando ti metti a fare una cosa, te ne viene un’altra.
Monica Barengo
 Ciao Monica, questa è la tua seconda pubblicazione, ma il primo albo illustrato. Che sensazione ti dà?

Una grande soddisfazione, non pensavo di pubblicare il mio primo albo illustrato così presto.
Pensavo di uscire da scuola e cercare qualcosa per continuare a disegnare.
Tutto fa esperienza e all’inizio mi avrebbe gratificato anche lavorare a progetti lontani dal mio mondo.
Mi spaventava solo l’idea di trovare porte chiuse, invece ho avuto la fortuna di incontrare Davide e quando mi ha proposto Polline, non potevo essere più felice.
Oltre a lavorare al mio primo libro, illustravo un testo che sembrava scritto per me.

La storia è malinconica e delicata, sicuramente però più leggera del testo della graphic novel Io so’ Carmela.
Quali scelte ti sei trovata a improntare differentemente per i due testi?

Era tutto diverso. In Carmela raccontavo una storia drammatica quasi surreale ma vera. Si denunciava la violenza sulle donne, l’inutilità delle istituzioni e l’ingiustizia nel non ricevere giustizia. Tutto era dinamico e le vignette si susseguivano come i fotogrammi di un film. Mentre in Polline raccontavo l’amore e ogni sua forma con una delicatezza unica, anche la tristezza aveva una certa poesia. Era tutto più lento, ogni pagina si riempiva di silenzi, di attese e le immagini raccontavano un tempo che si era fermato per riuscire a cogliere un’emozione. Diciamo che ho lavorato contemporaneamente a due opposti, in uno disegnavo l’amore e nell’altro lo distruggevo.

Pensi che richiedessero un diverso approccio?
Sì, era necessario. Lavorandoci contemporaneamente è stato difficile scindere i due progetti. Emotivamente ero coinvolta nella storia di Carmela che ammetto, mi ha cambiato anche come persona.
E’ stato un lungo lavoro psicologico nel trasporre in immagine determinate scene di violenza.
Quando ho consegnato Carmela, ho riletto Polline con più leggerezza e mi sono accorta che aveva assorbito troppa inquietudine, non necessaria.
Lo rileggevo e sentivo il testo che volava leggero e le immagini pesanti ancorate a terra.
Sono contenta di essermene accorta in tempo per rifarlo, erano necessari dei momenti di leggerezza e respiro.

Spicca molto il tuo tratteggio nelle illustrazioni di “Polline”, uno stile personalissimo e inconfondibile. 
Chi ha influenzato di più il tuo modo di trattare l’immagine?
Credo che una delle mie primissime influenze, quando ancora non pensavo di diventare un’illustratrice ma scribacchiavo e disegnavo sul mio diario, sia stato Tim Burton. Ricordo che al liceo ero rapita dalla sua caratterizzazione dei personaggi e m’ispiravo molto a quel tipo di sintesi.

Ora forse non si vede molto, ma è da lì che è iniziata la mia ricerca su un tipo di bellezza ideale, un po’ grottesca. Anche i grandi maestri mi hanno influenzato e m’influenzano ancora, in particolare Gustav Klimt, Egon Schiele, René Magritte e Paul Delvaux.
Per la tecnica, sono in continua evoluzione, ho provato un po’ di tutto, ho passato un periodo, dove stratificavo l’acrilico, grattavo il pastello a olio usavo tecniche molto materiche. Adesso mi concentro sul segno, che ho iniziato a valorizzare per caso lavorando a Polline.
Valentina Mai l’editore di Kite edizioni aveva visto le mie matite dello storyboard e le erano piaciute tantissimo e non trovava la stessa emozione nelle prove colore con l’acrilico.
E’ stata lei a chiedermi di realizzare Polline a matita, all’inizio ero un po’ scettica, mi sembrava che non fosse abbastanza, poi mi sono ricreduta. Ho così scoperto un segno che non pensavo di avere.

Altri autori che stimi?
Stimo tantissimi Illustratori ognuno per un motivo diverso, sono circondata da talenti che mi ricoprono d’immagini meravigliose. M’impongo di dirne tre, quelli che mi hanno segnato di più: Maurizio Quarello, prima di incontrare lui, non conoscevo nessun altro illustratore (sorrido), ricordo che quando è venuto nel mio liceo a parlare d’illustrazione, mi ha aperto un mondo e un mestiere perché prima di quell’incontro non avevo mai pensato di diventare un’illustratrice.
Joanna Concejo, mi piacciono le sue associazioni surreali, i giochi d’immagine, il suo disegno classico ma leggero e la poesia che trasmette ogni sua illustrazione.
E Violeta Lopiz, adoro il modo in cui mette in relazione testo e immagine, una sintesi unica, delicata, originale e di forte impatto emotivo.
Il suo libro I Pani d’oro della vecchina edito da Topipittori mi è rimasto nel cuore.

Qual’è stata la fase di lavoro che ti è piaciuta di più?
C’è né più di una, la parte che mi piace di più è la prima lettura del testo, quando la mia mente inizia a immaginare, si creano immagini bellissime, colori e profumi prendono forma. Poi c’è la parte dello storyboard che spezza questa magia. Inizia così una parte del lavoro intensa, dove passo ore seduta a pensare. Sono al tavolo da lavoro, ma con la testa sono ovunque, faccio viaggi incredibili e salti temporali per cogliere emozioni viste o vissute.

“Polline” dimostra che un albo illustrato quasi senza colori può essere leggero come una brezza e poetico.
Ma ci sono molte altre tue tavole con questo schema cromatico.
Come mai la scelta ricade su questo tipo di gestione del colore? Ci sono motivi particolari?

Il monocromatico è come un filtro della memoria, mi trasmette delle emozioni intense ma delicate. Mi aiuta a raccontare qualcosa che ha un sapore antico, vissuto e comunica con un linguaggio a me molto caro, quello del ricordo.

Alcune tue illustrazioni, comprese quelle in “Polline” richiamano un po’ alcune foto d’epoca. Ti piacciono particolarmente?
Si, amo le foto d’epoca e tutto quello che ha il sapore di un tempo passato.

Ti sei ispirata a una figura femminile in particolare per la protagonista di “Polline”?
No, Polline è una donnina delicata che ho pescato in una mia estetica ideale.

Cos’è che fai più fatica a disegnare?
Faccio fatica a disegnare quello che vedo per quello che è, tendo sempre a metterci del mio.

E in “Polline” cos’hai fatto più fatica a fare?
Il profumo del polline, volevo sentirlo anch’io quel profumo sfogliando il libro.

Ed ora, una di quelle domande che spesso i discografici si divertono a fare: se dovessi fare qualcosa fuori da ciò che hai sperimentato fino ad ora, a cosa ti piacerebbe lavorare?
Vorrei approfondire di più il mondo del fumetto o della Graphic Novel, che ultimamente mi interessa sempre di più e magari fare qualche progetto tutto mio di testo e immagini. Mi piacerebbe anche lavorare con i bambini, organizzare dei laboratori d’illustrazione farli riflettere sul rapporto testo immagine e avvicinarli al libro, così che possano già in tenera età diventare lettori consapevoli.

Polline – Una storia d’amore
di Davide Calì | Illustrazioni di Monica Barengo
2012 Kite Edizioni

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Asterisk “Perchè essere un anticonformista come tutti gli altri?” Il libro (vintage e irriverente) di Elissa Jane Karg
08/11/2013 Morena Forza in Creatività / 6 responses
“Perchè essere un anticonformista come tutti gli altri?” Questa era la didascalia di una vignetta di James Thurber pubblicata su un numero del New Yorker nel 1958.
Dieci anni più tardi, quando questa domanda era divenuta davvero un tema scottante, l’allora sedicenne Elissa Jane Karg scriveva e illustrava “How to be a Noncoformist” (“Come essere un anticonformista”) e possiamo dire che nel 2013 la sua opera resta una lettura più attuale che mai.
Fa ancora sorridere e riflettere.
Cos’è in fondo l’anticonformismo?
Pensare diversamente? Agire diversamente? Vestire diversamente?

E non è forse l’anticonformismo una tematica legata a doppio filo con la creatività e l’essere “artista”?
Mi sono trovata a riflettere su quanto certi comportamenti “da artista” o anche solo più genericamente “da creativo” possano essere veri o studiati quasi a tavolino.
Esempi:
Il creativo porta un paio di occhiali color arancio o verde acido o molto rettangolari o rotondi.
Il creativo porta cravatte inguardabili per la maggior parte della popolazione oppure il farfallino.
Il creativo mangia macrobiotico/vegetariano/vegano/solo cucina etnica.
Il creativo deve avere i capelli tinti.
Il creativo porta lo smalto anche quando è uomo.
Il creativo è più intelligente della media, per questo ha comportamenti strani e sta agli altri capire le sue paturnie.

Queste sono solo alcune delle sciocchezze-cardine che mi trovo a sentire/leggere un po’ dappertutto.
Anche se è vero che i cliché si basano su standard realmente presenti, questi cadono troppo spesso in un’etichettatura, che ovviamente sminuisce la persona e svilisce qualunque concetto di creatività.

Ma visto che questo post non nasce per scrivere le mie riflessioni su persone dubbie che utilizzano la loro “creatività” per sembrare speciali a ogni costo al resto del mondo, preferisco riportarvi le scansionil libro di Elissa Jane Karg, che ho trovato su questo articolo.
Purtroppo, attualmente, il libro è pressoché introvabile e soprattutto è fuori produzione (non potrebbero valutare almeno una riedizione, mi chiedo?)

Vi lascio alle scansioni del libriccino, a tutta la sua dissacrante attualità; sono sicura che a distanza di quasi mezzo secolo sorriderete, come me, pensando a quanto potrebbe essere stato scritto e illustrato la scorsa settimana. L’ho tradotto nelle didascalie per chi non mastica l’inglese.

 

“Come essere un anticonformista” di Elissa Jane Karg
“Tutti vogliono essere “in” al giorno d’oggi e l’unico modo di essere “in”
al giorno d’oggi è essere un anticonformista. Essere anticonformista è un’arte.
Ci sono un modo giusto e uno sbagliato di di praticare quest’arte.
“Segui questi step e potrai essere un vero anticonformista…”
“I ragazzi anticonformisti portano i capelli lunghi e le ragazze anticonformiste
li portano corti. Le frange sono così lunghe che
la probabilità che abbiano gli occhi
è discutibile.”
“Una ragazza comunque, non sarà condannata per i capelli lunghi.
Certe persone devono essere diverse.”
“Gli anticonformisti portano orecchini. (I ragazzi non più di uno.)
“Uno pseudo anticonformista può essere facilmente riconosciuto
dagli orecchini senza buco.

 

“Quando sono richieste le scarpe, gli anticonformisti indossano sandali.
Anche durante l’inverno. Un vero anticonformista preferisce i sandali alla romana,
ma non importa davvero finché avete le dita dei piedi fredde.
“Evitate i calzini. Sono il tradimento fatale dell’anticonformista fasullo.”
“Status è possedere una vecchia MG, ma se non ne possedete una
è figo a nche lamentarsi amaramente della mancanza di finanze.”
“Gli anticonformisti sono cinici e curiosamente/regolarmente negativi.”
“Gli anticonformisti sorridono solo sarcasticamente e sardonicamente.”
“Il sommo obbiettivo di un anticonformista autentico è essere socialmente inaccettabile.”

 

“Gli anticonformisti provano un particolare orgoglio nel cantare
canzoni tetre che nessuno capisce… inclusi loro stessi.”
“Gli anticonformisti collezionano zuppe in lattina di Campbell come oggetti d’Arte”
(Campbell’s è un marchio famoso in USA per prodotti in scatola)
“Gli anticonformisti protestano… per tutto.”
“Esibire i tuoi quadri alla mostra del paese è prestigioso. E’ ancora pi di prestigio
se non ne vendi nessuno perché nessuno li capisce.”
“Tutti gli anticonformisti si considerano artisti. Il realismo è assolutamente out.
Più è astratto un quadro meglio è.”
“Gli spiccioli sono particolarmente efficienti se nessuno ti assumerà
perché hai i capelli troppo lunghi.”
“L’uniforme di un ragazzo anticonformista consiste in pantaloni stretti,
una camicia floreale e giacca, e qualunque cravatta che stoni.”
“Ed ecco fatto. Seguite questi step e potrete essere dei veri anticonformisti…”
“Come chiunque altro.”
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Asterisk L’ultima spiaggia
24/03/2012 Morena Forza in Creatività / 4 responses

Tornata  dalla Children Book Fair sono ripartita più carica che mai.
Oggi, in un assolato pomeriggio milanese, passavo da un libro ad un altro nel settore infanzia di un’antica biblioteca comunale, e mi sono trovata per le mani “L’ultima spiaggia” di J.Patrick Lewis. Ve ne riporto solo uno stralcio, la prima parte, consigliandovi caldamente l’acquisto di questo libro, che è un piccolo gioiello.

Le illustrazioni di  Roberto Innocenti sono poesia su carta, qui più che mai, e le parole vivaci dell’autore, profonde, nitide, sanno toccare dentro.

Un pigro, grigio pomeriggio, mentre
annoiato ciondolavo qua e là, la mia
immaginazione, seccata di non essere presa
sul serio, si prese una vacanza
e non tornò mai più.
Avevo perso quello che il poeta
Wordsworth chiamava il mio “Occhio
interiore”. Perso, o semplicemente lasciato
chissà dove, da qualche parte in giro
per il mondo.
Che ne sarebbe stato di me, un artista?
Come avrei potuto continuare a lavorare,
a dipingere, a vivere?
Provai ad appigliarmi ai miei pochi ricordi,
ma non erano abbastanza. I ricordi sono un
vecchio cappello, amico mio,
l’immaginazione è un paio di scarpe nuove.
E se hai perso le scarpe, cos’altro puoi fare
se non andare a cercarle?

da “L’ultima spiaggia
J. Patrick Lewis
Illustrato da Roberto Innocenti
(La Margherita Edizioni)

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Asterisk Ideas Everywhere: un albo illustrato (gratuito) spiega l’albo illustrato
29/03/2011 Morena Forza in Illustrati / 4 responses

“Come faccio ad avere una buona idea?” “Come la sviluppo?” “Dove ambiento la storia?” “Come inizia?” “…E a quel punto cosa succede?” “Come si sente il protagonista?”

 

Polly Dunbar, prolifica autrice ed illustratrice inglese, risponde a queste ed altre domande nel suo grazioso ebook “Ideas Everywhere“, che con freschezza ed un pizzico di ironia spiega come nasce l’idea per una storia illustrata.

Grazie al suo linguaggio semplice e spiritoso, questo coloratissimo ebook si presta ad essere utile e di ispirazione sia a grandi che piccini.

Ecco qualche estratto del libro (in lingua inglese) che si può scaricare gratuitamente qui.
Le immagini sono ingrandibili.

In italiano…

L’inglese è difficile da masticare?
Niente paura! L’illustratrice italiana Martina Tonello ha rilasciato, proprio per Roba da Disegnatori, un fantastico ebook: Piccola guida all’albo illustrato.
Nato originariamente come tesi di laurea, questo libro ha incuriosito e deliziato già molti lettori!

click!
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Asterisk Libri: “Disegnare con la parte destra del Cervello” di Betty Edwards
13/11/2010 Morena Forza in Creatività / No comments

Ringrazio Silvia “Liz” Lisanti per avere recensito questo utilissimo manuale!

L’edizione di cui parla Silvia

Saper disegnare correttamente è  sempre stata una prerogativa importantissima per chiunque intenda specializzarsi nel campo artistico o dell’illustrazione; un esercizio ideale per sviluppare tale capacità è quello di disegnare e schizzare soggetti dal vero: in questa maniera si riesce ad osservare come la realtà appaia davvero, senza alcun filtro, osservandone forme e particolari; così facendo si riesce ad arricchire il proprio stile di disegno rendendolo quindi più personale;

Fornire le basi per l’adeguata osservazione della realtà è lo scopo del Manuale di Betty Edwards “Disegnare con la parte destra del cervello; rivolto non solo a chi si trova alle prime armi, ma anche a coloro che se la cavano già abbastanza bene ad… imbrattare fogli;

La tesi che sostiene Mrs. Edwards è molto semplice: il fatto che molti di noi non riescano a disegnare correttamente è dovuto all’ emisfero sinistro del cervello: una parte razionale, astratta e logica, quasi simile ad una specie di computer per l’elaborazione dei dati che – proprio per queste caratteristiche- ci impedisce di avere una visione completa di ciò che ci sta davanti sapendolo riportare correttamente su carta;

Situazione tipica: state facendo un ritratto realistico ad un vostro amico, parente, fidanzato/a, ma non riesce secondo le vostre aspettative: è un disegno bruttissimo!

 

Di conseguenza i casi sono questi:
vi giustificate dicendo che il volto umano è un soggetto troppo difficile per voi;
dato lo “sgorbio” che avete appena disegnato, vi sentite condannati a non poter realizzare di meglio, appallottolate e gettate nel cestino il vostro disegno e giurate a voi stessi che non prenderete mai più in mano una matita per il resto della vostra esistenza, ( a chi non è mai successo?) ;
Un’ altra via di mezzo è quando quel “maligno” dell’emisfero sinistro ci mette il suo zampino e vi guida condizionando il vostro lavoro! Mi spiego meglio: può darsi che siate riusciti a terminare il disegno, ma magari per comodità lo avete realizzato ispirandovi ad uno stile particolare ( manga e anime, per esempio) o a quello del vostro cartone animato preferito…beh, che dire?
Il disegno è uscito sicuramente, ma per dirla in parole povere, si è trattato di un lavoro a memoria, che ha poco a che vedere con un’attenta osservazione della realtà; l’autrice parla, a riguardo, di “simboli” che acquisiamo inconsciamente e che usiamo poi per rappresentare un oggetto! Ecco qualche esempio con la rappresentazione di un occhio.
OCCHIO STILE MANGA

Lo scopo di questo manuale è quello di risvegliare dal suo letargo il vostro emisfero destro (la parte che realmente è adatta alla ricezione della realtà) attraverso degli esercizi pratici, e farvi ottenere le giuste capacità per disegnare dal vero! (Oro Colato: nelle 269 pagine del libro – indice e ringraziamenti esclusi- è sintetizzato un corso della durata di 5 giorni della Edwards).
Ma la  cosa più bella è che questo libro promette risultati sicuri! Non mi sto dando arie da Roberto “Baffo” Crema che vuole rifilarvi un elettrodomestico difettoso facendolo passare per un gioiellino della tecnologia! Date un’occhiata alla sezione “Prima e Poi” dei disegni degli allievi dell’autrice: se ce l’hanno fatta persone che all’inizio non riuscivano ad abbozzare un ritratto realistico dal vero, o che si lasciavano intimidire da un soggetto per loro “troppo difficile” come il proprio autoritratto, allora significa che pure voi ce la potete fare;
Un must have per chiunque voglia disegnare: principianti e hobbisti si sentiranno più incoraggiati e avranno modo di riscoprire la passione per il disegno ed esprimere la propria creatività, mentre invece chi è già avvezzo a carta e matita si incoraggerà a ritrarre cose diverse dal solito e disegnare di più;  Una volta terminata la lettura, con della sana pratica quotidiana, lo stile di disegno ne gioverà moltissimo!

Personalmente questo libro –oltre che essere una lettura molto utile e piacevole- è stato una bella svegliata: mentre prima riempivo il mio sketchbook con i soliti disegnini “carini” o in stile cartoonesco, adesso ho preso l’abitudine di ritrarre cose e oggetti dal vero che, per me, prima erano inusuali  ( per farvi un esempio barche, vecchi cancelli in ferro battuto, motorini e vespe, sedie da giardino particolari… persino un gruppo rock durante un concerto: mentre ero seduta davanti al palco con il mio drink a disegnare, ho anche saputo apprezzare la musica, che mi ha aiutata a concentrarmi!) ;

La nuova edizione (2002)

L’edizione più recente (Longanesi, 2002) contiene anche un inserto altrettanto interessante dedicato alla teoria dei colori e alla calligrafia (alzi la mano chi non sapeva che è possibile copiare una firma riflettendola allo specchio?)

Che altro dirvi? se sono stata abbastanza convincente, correte a procurarvi questo manuale, applicatevi subito a seguire gli esercizi e…disegnate, schizzate, pastrocchiate.. tenetevi sempre in allenamento!!!

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