All’inizio di un percorso artistico è normale non sapere bene che pesci pigliare, quando si tratta di costruire un portfolio.
E’ importante, però, capire cosa abbiamo fra le mani, e fare il primo passo per una certa auto consapevolezza, perché un portfolio non è un semplice insieme di immagini.
L'Archivio è una raccolta di immagini
Abbiamo quaderni, album e cartelle sul PC in cui custodiamo anni e anni di disegni, prove, sketch, esperimenti e copie di ogni tipo, lavori finiti e altri che “non ce l’hanno fatta” e abbiamo mollato a metà.
Di alcuni ci sentiamo orgogliosi, altri non li faremmo mai vedere in giro.
E questo vale sia se siamo autodidatti, sia al termine di un percorso scolastico.
L’insieme di questi esperimenti, sketch, copie, disegni venuti bene ma tutti diversi fra loro, è il nostro archivio personale.
E’ la traccia dei nostri pensieri visivi, il diario di bordo di ciò che abbiamo imparato. Va benissimo! Custodiamolo con amore e orgoglio.
Può tornarci utile in futuro per ripescare idee o fare dei ragionamenti preziosi.
Ma tenendo sempre presente che non è un portfolio.

Il Portfolio (ma sì, mettiamolo pure maiuscolo!)
La differenza fondamentale fra Archivio e Portfolio è che il primo ci racconta nel tempo, ma non ci rappresenta come dovrebbe, cioè in modo strategico.
Molti illustratori alle prime armi li confondono fra loro e questo diventa un bel problema.
Il Portfolio è il modo in cui vogliamo essere visti e conosciuti: “Eccomi, questo è ciò che mi piace fare e che so fare meglio. E’ quello per cui vorrei essere scelto.”
Non deve contenere tutto quello che abbiamo disegnato fino ad oggi, ma solo ciò che ci rappresenta davvero adesso e che vogliamo che attragga la commissione che cerchiamo.
Bisogna abbandonare il pensiero “Ma sì, questa la metto, fa tutto brodo”. Lasciamo gli avanzi del frigo al minestrone o al pasticcio: un portfolio funziona bene quando si fanno delle scelte, non quando si accumula.
L’eccesso di immagini non comunica esperienza ed elasticità, ma indecisione e scarsa consapevolezza.
Alcuni artisti, perfino presentando corsi di illustrazione, raccontano che “Bisogna saper fare tutto e con qualunque stile, dall’iperrealistico al kawaii”. Non potrei essere più in disaccordo.
Un illustratore sceglie cosa raccontare e come e quale linguaggio vuole adottare.
Chiaramente, si può cambiare idea, nel corso del proprio cammino artistico, ma anche in quel caso rifare il portfolio è un processo decisionale complesso, non certo un’abbuffata di questo e di quell’altro.
Domande utili per trasformare un Archivio in un Portfolio
Forse è il momento di passare da un semplice Archivio di immagini a un Portfolio vero?
Può essere utile iniziare a farsi delle domande. Per esempio:
- Quali immagini mostrano il modo in cui penso a livello visivo?
- Cosa voglio che emerga dai miei lavori più riusciti, qual è il fil rouge che li accomuna e li collega?
- Sono affezionato a questa immagine per quello che mi ricorda o per quello che racconta di me?
- Questa tavola può attirare i clienti e le commissioni giusti per me?
- E specularmente: questa tavola rischia di portarmi clienti e commissioni di cui non voglio occuparmi?
- Quali tavole mi possono attirare le commissioni di cui voglio occuparmi?
Se alla fine di questo percorso decisionale, il Portfolio è ancora frammentato, poco omogeneo o presenta pochissime immagini, facciamo ricerca e soprattutto disegniamo! Facciamo nuove tavole, mirate, pensate in funzione della nostra identità visiva.

Organizzare il Portfolio
Perché un portfolio lo sia davvero, le sue tavole devono essere selezionate e organizzate in una cartella apposita.
Qui ho raccolto le immagini dei miei portfolio nel tempo, divisi per anni.
Può succedere che mi venga richiesto di inviare il portfolio in velocità, più spesso di quanto non si possa immaginare; proprio per questo ho caricato questa cartella e le rispettive sottocartelle dei diversi anni su un cloud (in questo caso, io uso Dropbox), che mi permette di radunare in fretta le immagini che voglio inviare.