Conoscere e usare i termini esatti in campo lavorativo dà la possibilità di capire e farsi capire meglio, ma anche di tutelarsi evitando ambiguità, fraintendimenti o comportamenti poco corretti.
Infatti, a volte per sciattezza, a volte per mala fede, alcuni clienti tendono ad utilizzare il termine “correzioni” in modo molto vago e generico per indicare e descrivere richieste che correzioni non sono. In questo articolo vorrei fare un po’ di chiarezza.
1 - CORREZIONI (propriamente dette) e MODIFICHE
Le correzioni vere e proprie sono quelle che ci vengono chieste quando abbiamo eseguito il lavoro in modo insoddisfacente per qualità o perché non abbiamo rispettato in modo appropriato la richiesta indicata nel brief originale. Di solito, non incidono sul budget o sulle tempistiche concordati nella fase del contratto.
Queste sono tutte richieste di modifica, che migliorano cioè quello che abbiamo già disegnato, secondo la direzione artistica. Sono legittime, anche se ne andrebbe comunque concordato un numero massimo compreso nel budget e una data entro cui ricevere i feedback utili a fare queste modifiche.
Fino qui, abbiamo a che fare con interventi sull’immagine che come dicevo, non modificano tempistiche e budget. Bisogna solo fare attenzione a non sottovalutare il tempo necessario per le modifiche e le correzioni quando si concorda la timeline della commissione coi clienti, per non incorrere in ritardi imputabili a noi.
Vediamo adesso quello che a volte viene definito “modifica” quando in realtà non lo è, perché ha un effetto diretto sulle tempistiche e sul budget, a volte in modo netto.
2. SOSTITUZIONI e RITRATTAZIONI
Immaginiamo di essere in pizzeria: scorriamo il menu e ordiniamo una quattro stagioni. Ecco però che, mentre la aspettiamo, cambiamo idea; così, quando arriva al tavolo ritrattiamo l’ordine e chiediamo di sostituirla con una bella pizza alla marinara. Specificando che pagheremo solo una pizza.
Vi sembra irragionevole? Bene, perché lo è.
Eppure, in quindici anni mi è capitato più spesso di quanto non avrei voluto: il cliente ci ripensa, o non si è consultato con tutto il resto dell’agenzia/studio/redazione e quindi è tutto da rifare perché ha “ordinato” la cosa sbagliata. Non ci sono stati errori nella lettura o nella comprensione del brief, da parte nostra: semplicemente, hanno cambiato idea.
Dopo che abbiamo già disegnato una o più illustrazioni (o addirittura già colorate, in alcuni casi) cambiano a sorpresa il contenuto stesso o il soggetto dei disegni, le situazioni o addirittura, nel caso degli albi illustrati, cambiano i testi, la storia. E di conseguenza devono cambiare completamente le illustrazioni.
Spoiler: se disegniamo tavole che poi non vengono usate, devono esserci comunque pagate. Sì, anche se sono matite, verranno pagate meno di un definitivo ma il tempo che ci abbiamo speso sopra deve essere remunerato.
E che dire di tutte le altre richieste? Spesso ci vengono spacciate per “modifiche” perciò comprese nel prezzo. Ma non lo sono, e richiedono un sovrapprezzo, perché sono a tutti gli effetti disegni nuovi di zecca.
Ricordo ancora quando, anni fa, dei clienti esteri mi hanno detto spiazzati “Non abbiamo cambiato idea, è che non c’era ancora stata la riunione con tutti i referenti, erano in vacanza e abbiamo iniziato col metterti al lavoro per portarci avanti.” Peggio che peggio.
Se l’errore non è nostro, non deve ricadere su di noi. Siate stoici. E mi riferisco soprattutto a noi donne, spesso ansiose di accontentare a tutti i costi gli altri. Siamo stoiche!
Nuovi disegni? Nuovo budget, e va anche ritrattata la timeline e la data di consegna che dovrà slittare.
3 - AGGIUNTE
Sembrerà impossibile o quantomeno improbabile, eppure non è nessuna delle due cose.
Può capitare, infatti, che con la parola “modifica” si richiedano nuovi materiali, non concordati in precedenza e soprattutto mai segnati in contratto.
Nessuna menzione a budget aggiuntivi o all’estensione del piano di lavoro per la consegna?
Solitamente in questi casi c’è della vera malafede. Per citare una mia carissima collega: “Ci provano sempre.”
Del resto, ottengono di più pagando in meno. Ma se state pensando che succeda esclusivamente in Italia vi sbagliate di grosso, è una scorrettezza che ormai, soprattutto nel mercato post Covid, non ha nazionalità.
Come ci si comporta in questi casi?
Prima regola, non arrabbiarsi… O almeno non farlo notare nelle proprie risposte.
Il mio metodo è spiegare e chiarire tutto senza sottintendere nulla, dico l’ovvio: faccio presente che sarà necessario estendere il tempo di lavorazione, che andrà concordato un nuovo compenso e aggiornata la sua dicitura in contratto. Finché non so quanto mi verrà pagato quel materiale in più, non inizio nulla.
Due parole sulle... parole
Le parole sono importanti: non perché si debba puntualizzare ad ogni costo, ma perché una parola diversa descrive scenari completamente diversi!
Sono arrivata al punto in cui non mi interessa se dall’altra parte sappiano o meno cosa mi stanno chiedendo: io, comunque, lo esplicito gentilmente e spiego cosa comporta.
A volte bisogna sapere scendere a compromessi, anche se è estenuante e ci sentiamo offesi. Il più delle volte non è nulla di personale.
Tutti cercano di spendere meno.
La cosa più importante è sapere cosa si sta facendo e in che situazione ci troviamo: da lì in poi, non posso dire che è tutto in discesa, ma sicuramente i gradini saranno meno ripidi.