Nell’articolo precedente, abbiamo visto perché farsi pagare in sole royalties, senza cioè percepire alcun anticipo sulle vendite, è una pratica svantaggiosa.
Come dicevo, molti editori incoraggiano questa pratica, spacciandola come perfettamente normale, quando in realtà esistono alternative decisamente più utili e convenienti per noi autori di testi e immagini. Eccole qui di seguito!
1. Anticipo sulle vendite
L’editore si assume il rischio finanziario della pubblicazione*, investendo nell’anticipo, che viene stabilito con l’autore durante la fase contrattuale.
Il suo importo dipende dal potenziale commerciale del libro e dalla posizione di mercato della casa editrice. Spesso autori più conosciuti e di lunga esperienza ricevono anticipi maggiori, così come case editrici più grandi o affermate possono garantirli rispetto ad aziende più piccole e meno conosciute.**
L’importo dell’anticipo viene di solito dedotto dalle royalties future, ma noi autori di testi e immagini abbiamo il vantaggio di poterci vedere garantita un’entrata economica poco prima dell’uscita del libro o alla sua pubblicazione.
Di solito, questo motiva anche la casa editrice a promuovere adeguatamente il libro.
* Vorrei fare notare che quando autori e illustratori vengono pagati con le sole royalties senza percepire anticipi, il rischio d’impresa viene trasferito in parte su di loro. E questo non ha senso, perché la casa editrice (che ricordiamolo è un’azienda!) non è loro proprietà e responsabilità.
** Anche all’interno di una stessa collana, è possibile che autori e illustratori non percepiscano lo stesso anticipo.
2. Compenso forfettario
Mettiamo subito le mani avanti: in Italia, per la pubblicazione di prodotti soggetti al diritto d’autore (come appunto i libri) non è possibile retribuire gli autori con un importo forfettario, una tariffa fissa che esclude royalties future.
Lo sancisce l’articolo 107 della Legge sul Diritto d’autore (L.633/1941) , integrato dal decreto legislativo D. Lgs. dell’8 novembre 2021: “[…]il compenso deve essere proporzionato anche ai ricavi che provengono dallo sfruttamento di diritti patrimoniali.”
E’ possibile all’estero invece, dove sopratutto in ambito anglosassone è diventato piuttosto frequente il WFH, ovvero il work for hire (lavoro su commissione) che appunto non prevede royalties, ma un importo forfettario. Di questo parlerò meglio nel prossimo articolo, perché credo che sia importante conoscere le implicazioni legali ed economiche di questo modello.
3. Crowdfunding
Utilizzare piattaforme di crowdfunding permette a noi autori di essere finanziati direttamente dal pubblico a cui interessa il nostro libro, e con cui instauriamo un rapporto diretto. Una volta completata la campagna, si utilizzano i fondi raccolti per sviluppare e pubblicare il progetto, che parte ufficialmente.
Organizzare un crowdfunding è quasi un lavoro a tempo pieno e l’autopromozione è tutta sulle spalle di noi autori, ma comunque molto più conveniente e remunerativo rispetto al percepire poche centinaia di euro di royalties senza anticipi, come alcuni editori pretendono di normalizzare.
4. Autoproduzione
Il self-publishing ha preso molto piede negli ultimi anni.
Autoprodursi permette di avere il controllo diretto delle vendite e dei profitti.
Richiede però un investimento iniziale considerevole di tempo e denaro, il rischio di impresa in questo caso ricade totalmente sull’autore e bisogna potersi fare carico anche di un grande impegno per la promozione del libro. Chi non ha nessun fondamento di marketing non ha speranze di guadagnare dal self-publishing.
Inoltre, l’autoproduzione per ovvie ragioni non dà anticipi e può essere un’opzione remunerativa solo nel lungo termine (ammesso che il libro faccia successo!).
Di tutte le alternative, l’autoproduzione è la più faticosa e difficile e non mi sento di consigliarla a cuor leggero.
Tirando le somme (è il caso di dirlo)...
L’alternativa migliore alle royalties come unica forma di pagamento è senz’altro la prima, ma ci sono situazioni in cui anche le altre tre possono essere proposte o possono costituire un compromesso.
Fate le vostre considerazioni.