Ci siamo trovati tutti, prima o poi, a valutare un’offerta troppo bassa, senza respingerla a priori; qualche volta l’abbiamo perfino accettata.
Perché? Beh, di solito pensiamo che ci permetta di raggiungere una base più ampia di clienti, di garantirci commissioni ripetute e che, col tempo, possono diventare più interessanti in termini economici (quest’ultima cosa non si è mai verificata per la sottoscritta).
Accettare lavori a basso compenso, però, influenza negativamente non solo la propria carriera, ma anche l’intero ambiente professionale nel suo insieme.
A noi spetta giudicare cosa sia peggio.
Ecco 10 motivi per non accettare compensi troppo bassi.
1. Svalutazione del mercato
Quando chiediamo compensi troppo bassi contribuiamo a svalutare il mercato: per noi e per gli altri professionisti diventa difficile guadagnare il giusto per il proprio lavoro. Questo significa che se X accetta di lavorare per 50 euro alla copertina di un romanzo, il cliente si aspetterà che anche Y si farà pagare così.
Questo ci porta dritti al punto 2.
2. Riduzione del valore percepito della professione
Si contribuisce a formare l’idea e la percezione nei clienti e nel pubblico, che l’illustrazione non sia una professione; o per lo meno, non una degna di compensi adeguati.
Sta già succedendo? E allora, non continuiamo ad alimentare questa dinamica!
3. Sensazione di bassa qualità
Quando il prezzo di un prodotto o di un servizio è troppo basso, viene percepito come scadente. Nel tempo, questo influenza negativamente la percezione del nostro valore professionale e artistico.
Per esempio: a me è capitato di evitare corsi o seminari perché erano troppo economici. Mi sono sembrati una probabile perdita di tempo. Oppure ho avuto dubbi sull’effettiva preparazione dell’insegnante.
Spesso “economico” e “scadente” sono equivalenti, quindi attenzione.
4. Difficoltà ad alzare i prezzi
Una delle convinzioni più diffuse in circolazione è che se ci facciamo pagare pochissimo, i clienti torneranno e potremo chiedere compensi adeguati alzando il prezzo del nostro lavoro.
Non è così: i clienti tornano, sì, ma perché si aspettano di spendere poco.
Applicare prezzi da discount al nostro lavoro significa fare molta fatica ad alzarli in seguito.
Anche perché noi stessi avremo sviluppato una scarsa considerazione di ciò che facciamo.
5. Qualità effettivamente ridotta
Occuparsi di progetti con margini di guadagno ridotti all’osso, significa dover diminuire o comunque limitare il tempo a loro dedicato.
Questo, nel tempo, peggiora la qualità non solo di ogni progetto, ma del portfolio complessivo.
Io stessa, come diversi colleghi, evito sempre di inserire in portfolio progetti di scarso valore, di budget basso e veloci. Ma prendere solo questo tipo di progetti significa, alla lunga, non avere di che aggiornare il portfolio o peggio, abbassare drasticamente il suo livello!
6. Scarsa sostenibilità
A forza di accettare budget insulsi o chiedere compensi al ribasso diventa molto difficile non solo risparmiare, ma anche sostenere le spese quotidiane.
Non parliamo poi di poter pensare a investimenti necessari per la professione: buona carta, articoli da Belle Arti, computer che va cambiato con relativa regolarità, materiale per autopromozione, partecipazione ad eventi, corsi e workshop per aggiornarsi e così via.
Questo rende sul medio/lungo periodo la professione stessa non sostenibile.
7. Basse possibilità di crescita
Come in ogni carriera, anche quella artistica presuppone una crescita. Può essere lenta e, a volte, anche incostante, ma in definitiva è l’obbiettivo cardine a cui ogni illustratore dovrebbe puntare per fare sempre meglio.
Chiedere compensi troppo bassi limita la possibilità di crescere; infatti, attira per lo più clienti che cercano solo di spendere poco, spostando sempre più in là o cancellando le opportunità di collaborare con clienti più importanti e determinanti per migliorare la propria posizione nel panorama artistico e professionale.
8. Stress da superlavoro
Quando guadagnamo troppo poco, siamo costretti a prendere tantissimi progetti (più di quanto siamo in grado di portare avanti) abbassando ulteriormente la qualità di ciò che facciamo e andando incontro ad un inesorabile burnout.
Il che ci porta direttamente al punto successivo.
9. Nessuna crescita artistica
Resta poco tempo per esplorare progetti personali, sperimentare nuove tecniche, tematiche o linguaggi espressivi.
E anche per frequentare corsi per aggiornarci e migliorare le nostre capacità artistiche e professionali.
In quasi 15 anni di illustrazione, mi è capitato di trovare progetti a basso budget che mi hanno permesso di avere carta bianca (o quasi) sulle tavole.
Ma in tutta onestà, non è stato così frequente. Quindi, attenzione!
10. Mancanza di motivazione
In pochi lo dicono, ma compensi troppo bassi diventano alla lunga demotivanti e fanno sfiorire la passione per un lavoro che potenzialmente può essere bellissimo e pieno di momenti davvero gratificanti.
Giorno dopo giorno non potersi permettere una vacanza, un workshop, una confezione di acquarelli nuovi o la propria crescita artistica, diventa un’angoscia quotidiana e la creatività ne risente molto.
Nonostante i luoghi comuni, sono ben poche le persone che, avvilite e con l’acqua alla gola, sono dell’umore di pensare, ideare e creare.