“Uffa, durante il periodo della Fiera non si parla d’altro!” – Roba da Disegnatori

“Uffa, durante il periodo della Fiera non si parla d’altro!”

Ogni anno, fra fine febbraio e fine marzo, il mondo della scrittura e dell’illustrazione per l’infanzia si divide in due fazioni: chi si prepara febbrilmente all’arrivo del periodo fieristico e chi si chiede: ma perché non si parla d’altro che di questo?

Nonostante io non rientri appieno nella prima categoria (non nutro aspettative enormi e non mi preparo maniacalmente) mi sembra normale e accettabile che durante questo mese, la “BCBF” rappresenti l’argomento più caldo.

Provo a spiegarlo in questo post.

E' un po' come capodanno

… quando arriva, arriva! No ok, quello era il Natale in un vecchio spot anni ’90.
Ma, a pensarci bene, la Fiera di Bologna è un po’ come il nostro capodanno. Arriva ogni 12 mesi e porta con sé dinamiche (anche interiori) molto simili al primo gennaio.
Proprio come allora, siamo più inclini a fare bilanci del periodo appena passato: siamo soddisfatti di ciò che abbiamo fatto nell’ultimo anno? Cos’ha funzionato bene o non ha funzionato affatto?  Quali collaborazioni abbiamo raggiunto? Siamo cresciuti a livello artistico e professionale?
Questo è un momento cruciale in cui viene amplificato tutto, nel bene e nel male. Se abbiamo seminato bene e fatto le scelte giuste, probabilmente non vedremo l’ora di andare a raccoglierne i frutti e prenderci le dovute soddisfazioni: libri in uscita, mostre, premi e riconoscimenti vari, collaborazioni, incontri interessanti.
Al contrario, se siamo in un periodo di magra, magari perché affrontiamo un blocco artistico o attraversiamo un empasse, l’arrivo della Fiera non farà che mettere in evidenza le nostre ansie e le nostre insoddisfazioni.

Di questo, però, gli altri colleghi non hanno colpa. Non critichiamoli aspramente perché si prendono un momento per celebrare l’ottimo lavoro fatto!

Può essere un vero "reset"

Per alcuni di noi, la Fiera rappresenta una sorta di “reset”: in questo contesto così intenso, si rilanciano i dadi e possono presentarsi possibilità che prima non c’erano.
Pensiamo alle portfolio review, i colloqui, ma anche solo all’individuazione di interessanti potenziali collaborazioni.

Andare in Fiera non è essenziale (ci sono illustratori che lavorano bene, ma non la visitano da anni!), ma può riaccendere entusiasmi sopiti o nuove idee e, per quanto questo possa sembrare banale non lo è affatto. Anzi, io lo trovo quasi magico.
E’ magico come l’ispirazione e le idee possano nascere in mezzo a tanto fermento.
Spesso, è nella speranza di sentirle “frizzare” nelle tempie, che si va in Fiera e quindi l’attesa può essere davvero elettrica.

Non siamo soli, anzi

Per lo più, portiamo avanti un’attività alquanto solitaria, chini sulle nostre scrivanie. I social, che dovrebbero in teoria darci la possibilità di sentirci meno isolati, a volte non fanno che alimentare idee distorte e invidie (per lo più infondate) e in Fiera possiamo finalmente confrontarci; fare quattro chiacchiere con colleghi e artisti che stimiamo, scoprendo di essere simili, trovando affinità sempre nuove.

Ma anche ricordando a noi stessi che le difficoltà che passiamo, le passano o le hanno passate anche gli altri colleghi.

E quindi, cos'è tutto questo clamore?

E’ la voglia di scoprire cose e persone nuove, portarsi a casa nuove idee o perché no, nuove domande. Di mischiare le carte, rivalutare le scelte fatte, iniziare un percorso o mettere fine a una fase di quello già iniziato. Tutte cose faticosissime, ma spesso appaganti.

Il “tam tam” che si propaga a macchia d’olio in questo periodo fra gli addetti ai lavori, quindi, è fondato. Non si parla della BCBF “per moda” ma perché per molti è interessante capire se colleghi e colleghe si stanno preparando e se sì, come lo fanno.
Se non lo stiamo facendo, va bene lo stesso, non prendiamola sul personale.

Se ci si sente schiacciati e sopraffatti dai continui post, dirette e contenuti riguardanti un evento che al momento non scuote alcun interesse o addirittura mette ansia, la soluzione ideale è spegnere i social e concentrarsi sui propri progetti (professionali o personali), per non innervosirsi inutilmente.

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