Agenzie: 5 errori comuni da evitare – Roba da Disegnatori

Agenzie: 5 errori comuni da evitare

 Sono rappresentata da più di 10 anni da due agenzie di illustrazione.
In tutto questo tempo, fra alti e bassi, ho avuto modo di imparare diverse cose dai miei errori, che non sono certo mancati.

Eccone 5 molto comuni, che io stessa ho commesso in passato e in tempi più recenti. Spero che vederli nero su bianco possa essere di aiuto anche a voi!

1. Non prestare attenzione al lato economico e finanziario

Avere un agente ha i suoi vantaggi, ma implica dei costi: le agenzie percepiscono una percentuale fra il 20 e il 35% su ogni nostro ingaggio.
Di solito, nelle email con la proposta di ogni progetto, ci viene indicato il budget che il cliente ha stabilito (e che pagherà all’agenzia) e non quello che guadagneremo dalla commissione; in parole povere, ci viene fornito l’importo al lordo della percentuale dell’agenzia.
L’errore grave è accettare il progetto basandosi sulla cifra lorda.

Esempio concreto: l’agenzia propone un progetto con budget di 2.000 $ e sappiamo che da contratto percepisce il 30% sugli ingaggi.
Prima di accettare con entusiasmo convinti di guadagnare duemila dollari, fermiamoci un attimo. Calcolatrice alla mano, tolto il 30%, ne restano 1.400 e molto probabilmente fra cambio e commissioni bancarie, nelle nostre tasche ne arriveranno di meno.
Non è finita qui: da quell’importo, dovremo togliere anche le tasse previste per la nostra posizione fiscale. Ecco quindi che quei 2.000 $ diventeranno un lontano ricordo.

Lo so, può sembrare scoraggiante, ma è sempre meglio che gettarsi anima e corpo su progetti che si protraggono anche mesi, per poi farci guadagnare somme che, alla resa dei conti, non sono affatto proporzionate.

2. Non avere degli obbiettivi personali

Avere un’agenzia può essere di aiuto per creare un giro di commissioni più o meno consistente, a patto che sappiamo di cosa vogliamo occuparci.
Una buona agenzia cerca di capire a quali prodotti possiamo dedicarci, ma se noi stessi non ne abbiamo idea e non ci siamo dati degli obbiettivi da raggiungere, sarà difficile capire come strutturare un portfolio efficace.
Non avere degli obbiettivi personali a livello artistico, ci porta dritti al problema numero 3.

3. Non stabilire confini chiari

Cosa definire bene con un agente? Aspetti come disponibilità, progetti ideali, tipi di progetto che siamo disposti a prendere, cosa non siamo interessati a fare e, naturalmente, come intendiamo regolare modifiche e rework che puntualmente vengono richiesti.
Per esempio: “Non mi occupo di disegno vettoriale”, “Ogni richiesta di modifica dopo approvazione richiede una fee aggiuntiva”, “Sono interessata a progetti non fiction”, “Non mi occupo di commissioni da copy artist, quindi non replico stili altrui” e così via.

Questo significa anche rifiutare richieste che vanno contro i nostri obbiettivi, però: e qui arriviamo al comunissimo problema numero 4.

4. Accettare compensi troppo bassi

Lavorare al ribasso causa molti problemi, come vedremo nel prossimo post: per ora, concentriamoci su quello più immediato.
Le agenzie, soprattutto quelle di grandi dimensioni, che hanno nella propria rosa di artisti molti illustratori, sono interessate ad accaparrarsi quanti più clienti e progetti possibili; di conseguenza, anche quelli con budget non esattamente interessanti (e magari non negoziabili). Questo è particolarmente frequente soprattutto nel mercato post Covid e AI.

Accettare progetti con compensi molto bassi significa purtroppo creare un precedente; e accettarli più volte finisce col farci collocare in una certa “fascia di prezzo”, per cui regolarmente ci verranno poi affidati incarichi con budget simili, e gli “avanzi” degli altri illustratori rappresentati.
Nessuna agenzia lo ammetterà mai, ma è così che funziona.

Anche il tipo di commissione segue lo stesso criterio: se non volete vedere entrare solo richieste da copy artist, non prendete incarichi da copy artist, perché verrete facilmente incasellati in quel tipo di figura. Lo so, è spietato, ma per le agenzie è una scelta pratica.

5. Confidare passivamente nell'agenzia

Il fatto di avere un agente non significa stare con le mani in mano. Anche se l’agenzia propone il nostro portfolio durante fiere e meeting, dobbiamo continuare a fare networking in prima persona, attraverso i nostri canali e social, partecipare attivamente agli eventi di settore, curare la visibilità del nostro lavoro.

Avere un agente, inoltre, non ci impedisce di inviare personalmente il portfolio a clienti che ci piacerebbe raggiungere e dovremmo continuare a farlo.

Bonus: l'importanza del contratto

Il contratto è un documento fondamentale che definisce i termini e le condizioni della collaborazione tra noi illustratori e l’agenzia.
A volte, per inesperienza o per la fretta di firmare, si finisce col non leggerlo bene e questo può portare a diversi problemi, a volte di non facile soluzione!

Facciamo particolare attenzione alle clausole sulle percentuali/provvigioni dell’agenzia, sull’esclusività, sugli obblighi di entrambe le parti e sulla gestione dei pagamenti; non sempre il contratto contiene delle condizioni favorevoli.
E’ buona abitudine controllare il contratto di tanto in tanto e rileggerlo attentamente anche quando l’agenzia ci avvisa di modifiche unilaterali sul suo contenuto.

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