Quando si lavora come freelance è facile dire di sì a tutto ciò che arriva nella nostra casella email, soprattutto all’inizio.
Ma come raccontavo in questo articolo di qualche tempo fa, “Tutte le volte che ho detto No (Prima parte– Seconda parte)”, rifiutare una commissione o un impegno significa fare spazio per dei “Sì” di più alto valore (a livello economico, artistico/professionale o personale), perché non abbiamo tempo né energie illimitati.
Ci sono collaborazioni che partono male o si rivelano troppo problematiche in corso d’opera e, in certi casi, la cosa più sana e saggia da fare è proprio questa: tirarsi indietro.
Ecco qualche segnale che qualcosa non va e che, probabilmente, dovremmo considerare l’idea di tirarci indietro.
Infiniti botta-risposta

La comunicazione è la chiave di ogni buona collaborazione, ma quando la frequenza di email e telefonate diventa eccessiva qualcosa non va.
Non si trova un accordo per il budget, i personaggi non vanno mai bene, il cliente continua a cambiare idea; per un motivo o per l’altro, alla fine ci troviamo sfiniti davanti allo schermo dopo ore di botta-risposta o sciolti sul divano dopo numerose telefonate.
Lo scrivo qui anche per me stessa: rispondere per ore a email infinite mi impedisce di fare (soprattutto bene) il mio lavoro. E tutte le energie spese a parlare e scrivere non posso più impiegarle per pensare, ideare, creare e disegnare.
Sono diventata molto selettiva a riguardo: dopo diverse email faticose, suggerisco la collaborazione con un altro disegnatore e me ne chiamo fuori.
Troppa confidenza o poco rispetto
Modi di fare sgarbati o fin troppo confidenziali: vi sono mai capitati?
“Sei un po’ dura di comprendonio, eppure mi sembrava semplice.” “Perché dovrei pagarti di più? In fondo, non sei nessuno!” “Dài, fa la brava, ti dò tempo fino a domenica.” “Sì, la paga è un po’ bassa, ma almeno arrotondi e dai un contributo a tuo marito.” (!?!)
Frasi come queste non sono rispettose nemmeno nella vita privata; figuriamoci sul lavoro con perfetti estranei. In casi simili mi tiro indietro senza pensarci due volte.
Specularmente non mi fido di chi fa l’amicone, prendendosi confidenze eccessive. Discorsi personali, sbandieramento non richiesto di impegni privati e considerazioni sui massimi sistemi indicano scarsa professionalità e spesso fanno perdere tempo.
Non solo: a volte accompagnano poi richieste extra, lavoro fuori orario e ritardo nei pagamenti.
Materiali inadatti o incompleti
Mi è successo solo un paio di volte di scoprire che non era stato previsto il lavoro di un grafico che preparasse i layout/impaginati per i libri a cui avrei dovuto lavorare.
Due appunti su questo fenomeno:
- Se dobbiamo realizzare noi i layout e l’impaginazione (e ne abbiamo le competenze) dobbiamo presentare una voce di preventivo a parte. In parole povere, ci deve essere pagato perché non è una mansione da illustratore, è un servizio aggiuntivo.
- I layout devono permetterci di lavorare, vale a dire aprire il software e iniziare a disegnare (perché quello, è il nostro lavoro!). Se riceviamo schemi fatti a penna su un foglio fotografato, quelli non valgono come layout.
Un altro allarme rosso è il testo incompleto o provvisorio: mi è capitato di dovere tornare sulle illustrazioni più volte, perché si adattasse alle nuove idee di autore o art director e questo non deve succedere, perché allunga pericolosamente i tempi di lavorazione e quasi mai sono stati previsti budget per questi cambi.
Richieste fuori dagli accordi

Purtroppo mi è successo spesso, anche ultimamente.
Il cliente inizia o continua a chiedere materiale non previsto dagli accordi e soprattutto dal contratto. Questo si traduce in:
- Mancanza di tutele: la lavorazione dei materiali richiesti fuori dal contratto non è protetta e disciplinata dal contratto stesso. Questo significa solo una cosa: il rischio “Far West” è ai massimi livelli.
- Lavoro gratuito. Anche (e soprattutto, oserei dire!) quando era stato previsto un budget già basso in partenza, vengono richiesti materiali aggiuntivi di cui non si era parlato all’inizio. In caso di rifiuto a pagarli, fermo i lavori.
- Prolungamento dei tempi lavorativi: il rischio di entrare in un progetto infinito è elevatissimo, perché richiedere materiali non preventivati in precedenza significa non essere organizzati e non avere le idee chiare sulle tempistiche, o peggio aspettarsi di poter gravare sull’illustratore per rispettare la scadenza nonostante l’aggiunta di altro materiale durante la lavorazione.
Bonus: "autodenuncia"
Durante un colloquio in Fiera parlavamo di un progetto che mi sarebbe stato affidato di lì a poco: “Ahah, sai quei clienti che sono sempre disorganizzati, si parte domani e lo vogliamo per l’altro ieri e non è detto che i testi siano quelli definitivi perché ci mettiamo mano continuamente? Siamo proprio noi ahahah!”
Sì, mi è capitato che un cliente si “auto denunciasse”.
Non so fingere bene: la mia espressione raggelata deve essere stata proprio eloquente, perché non li ho mai più risentiti (per fortuna!)
Quando un cliente problematico si definisce tale da solo, crediamogli sempre!