I social sono un’arma a doppio taglio per noi artisti visivi e artigiani.
Ci offrono ispirazione e visibilità, ma senza un uso attento e mirato possono diventare dannosi e fuorvianti, creandoci ansia e frustrazione (oltre che farci perdere una marea di tempo!).
La chiave per un buon uso dei social è tenere a mente il concetto di content creator. Citando Salesforce Italia:
Idealmente, anche noi saremmo content creator che promuovono il proprio lavoro sui social, giusto?
Eppure, c’è una fondamentale discrepanza fra il lavoro di chi crea contenuti digitali e un illustratore ed è la quantità di tempo che si impiega a fare una o l’altra cosa.
A maggio ho terminato un corso di social media marketing e mi è stato chiaro sin da subito che, numerosi strumenti e strategie che ci hanno spiegato, non avrei mai potuto applicarli.
Noi illustratori non siamo normali content creator, anche se più volte hanno cercato di farcelo credere.
Forse non è una premessa incoraggiante, ma spero che le riflessioni che ho annotato in questi sei mesi possano comunque essere utili a chi come me si sente o si è sentito sbagliato, a chi sente costantemente di non fare abbastanza e si fa il sangue amaro paragonandosi a realtà troppo diverse da quelle dell’illustrazione.
Schiacciati dall'algoritmo
Una delle prime cose che ho imparato al corso di social media marketing è che mettere online un post alla settimana come faccio, è del tutto insufficiente ed è il miglior modo per rimanere irrilevanti, cioè per non riuscire a raggiungere un numero soddisfacente di persone che possano anche solo vedere che quello che ho scritto o disegnato esiste.
“Bisogna postare tutti i giorni, altro che una volta a settimana. E’ l’algoritmo, baby”.
Mi è parso subito lampante che non avrei mai potuto farlo.
Né come blogger, né tantomeno come illustratrice.
- Noi illustratori lavoriamo letteralmente con le immagini, perciò devono essere di alta qualità, con buona pace dei meme trash a bassa risoluzione che spopolano ovunque.
- Le illustrazioni richiedono tempo: tempo per essere eseguite e postate e, prima ancora, per essere pensate e progettate. E’ impossibile avere tutti i giorni una tavola nuova, originale, fresca e pure fatta bene. Salvo rare eccezioni, non è sostenibile.
- Avere un’identità visiva significa postare un insieme coerente di illustrazioni legate da una progettualità di fondo, non qualunque cosa ci capiti di disegnare.
Oltre a questo, chi fa l’illustratore per professione spesso non può postare ciò a cui sta lavorando per gli accordi di riservatezza stretti con i clienti. Spesso non viene gradita nemmeno un’eccessiva condivisione degli interni di libri e prodotti, quindi la mole di materiale pubblicabile sui social si riduce di molto.
In quest’ottica, diventa un’impresa poter seguire i capricci dell’algoritmo postando con una frequenza assidua e, quindi, diventa irrealistica la pretesa che l’illustratore medio si possa comportare come un content creator qualunque.
Una possibile soluzione che mi è stata data è quella di postare più volte la stessa cosa, anche se a dirla tutta è un’idea che non mi esalta.
"Adesso vanno i reel".
Ok, forse non abbiamo bisogno di postare ogni giorno disegni: ci sono i reel.
Brevi video in cui disegniamo, mostriamo il nostro studio, making of, dietro le quinte, tutorial e spiegoni di varia natura, presentazioni di prodotti e libri… La lista può diventare infinita.
I creatori di contenuti digitali ne fanno uno dietro l’altro, ma per molti illustratori le cose potrebbero andare un po’ diversamente.
- Disegnare in uno spazio artificioso come quello allestito per filmare e rimanere a favore di inquadratura, non è una passeggiata e rallenta molto. Per alcuni è un vero e proprio motivo di blocco.
- Non tutti abbiamo uno studio di cui fare un tour, o perché non ci piace l’idea o perché non abbiamo una stanza dedicata o addirittura, uno studio esterno a casa nostra. Cosa per niente scontata.
- A molti di noi, proprio non va di raccontare il proprio metodo di lavoro. Non è dovuto.
Inoltre, i reel richiedono un minimo di montaggio, una musica da abbinare, spesso dei sottotitoli e per quanto me l’abbiano spacciata per “una cosa velocissima”, non lo è.
Durante l’ultima edizione della Children’s Book Fair di Bologna, mi è capitato di vedere alcuni curatissimi reel del giorno appena trascorso fra i padiglioni.
Mi sono chiesta: ma come fanno?
Io esco esausta dalla Fiera alle 17, ceno e dormo. Mi sono sentita pigra e improduttiva.
Ma poi, chiedendo ad una di queste persone come abbia fatto ad essere così rapida, ho scoperto che per pubblicare questi reel esce dalla Fiera subito dopo pranzo, per tornare in b&b e occuparsi dei contenuti sul suo canale. Va in fiera soprattutto come content creator.
Ho decisamente rimesso in prospettiva le cose.
Il tempo è lo stesso per tutti, e ciascuno di noi deve decidere in quali attività impiegarlo.
Piano editoriale
Quando mi hanno spiegato come si porta avanti un piano editoriale per i social, ho toccato con mano il fatto che per noi illustratori è praticamente impossibile starci dietro con tanta consistenza.
“Ogni giorno ci deve essere un post o un reel o una diretta, e poi bisogna rispondere con assiduità ai commenti, ai messaggi privati e alle email, SEMPRE. Anche nel weekend, possibilmente. Il lavoro sui social non finisce mai.”
Ehm… AIUTO?!
La prima cosa che ho pensato è stata: ma io, quando disegno?
Postare con frequenza significa pensare a cosa postare e pianificarlo: illustrazioni, bozzetti e work in progress, reel di questo e di quell’altro…
Ma non ci sono altri modi per disegnare bene: bisogna disegnare tanto e spesso. E quindi, come si fa?
Alcuni hanno trovato un proprio equilibrio; devo dire che io lo sto ancora cercando. Non ho formule magiche da suggerire, al momento.
Quello che per me è cambiato è aver capito che, in genere, quando ci dicono che noi illustratori dobbiamo essere anche content creator come se fosse la cosa più naturale del mondo, in genere non hanno idea di cosa sia il lavoro di illustratore.
Trovare una propria formula ideale è possibile; è un percorso fatto di consapevolezza di sé, compromessi e soprattutto scelte.
Non ci sono un giusto e uno sbagliato che possano essere universali e sta a noi trovare la nostra strada, cercando di non fare inutili confronti con chi ha stabilito delle priorità diverse per sé stesso e il proprio percorso lavorativo.