Illustrazione: attività parallele e alternative al disegno – Roba da Disegnatori

Illustrazione: attività parallele e alternative al disegno

Immagine in evidenza per l’articolo: Inchiostro Festival 2022

Il 2025 marcherà i miei primi 15 anni nel campo dell’illustrazione.
Il tempo è volato, e molte cose sono cambiate da quando ho iniziato.

Oltre ai normali cambiamenti (mercati, gusti, tematiche e tecnologie) che i colleghi che hanno lavorato prima di noi già avevano potuto constatare, c’è stata di mezzo una pandemia mondiale che ha stravolto i già labili equilibri preesistenti e solo un paio di anni più tardi ce ne siamo resi conto del tutto. Dopo le ripetute crisi della carta e delle materie prime in genere, i tagli al personale nelle redazioni e ai progetti, sono arrivate le intelligenze artificiali (accompagnate dalla stupidità tutta umana di utilizzarle) a dare la stangata finale alle professioni creative fra cui la nostra.

Un difficile equilibrio

Con l’avvento del Covid quasi tutti noi illustratori abbiamo ricevuto incarichi meno consistenti o meno frequenti e con l’arrivo delle AI il nostro potere contrattuale si è deteriorato (e con esso la possibilità di avere più margine decisionale all’interno delle contrattazioni).  Anche le tempistiche sono sempre più forsennate fino ad arrivare a situazioni surreali: qualche giorno fa mi hanno proposto di iniziare e finire non uno, ma due libri sonori in un mese. E non sono un caso isolato. Perfino qualche privato ha iniziato a chiedere ritratti in tempi strettissimi, già abituato ad ottenere l’immagine richiesta in pochi secondi.

Spinta anche dall’esperienza del lockdown, io come tante altre persone mi sono trovata a riflettere a più riprese sul tempo e sulle risorse a disposizione per gestirlo e gradualmente ho capito che volevo fare più cose durante la giornata e rimanere al tavolo da disegno solo per alcuni periodi.

Oltre il disegno

Come saprete se leggete il blog da un po’, sono un’appassionata acquirente di manuali sull’illustrazione come mestiere; devo dire che ogni tanto risfogliandoli, mi accorgo di come alcune sottigliezze siano un po’ mutate dall’anno di pubblicazione.
Il grande assente all’interno degli indici di questi libri è per lo più il tema, oggi fondamentale, della diversificazione delle attività, termine preso in prestito dall’ambito economico, ma che concettualmente era già parte della vita di noi freelance da diverso tempo.
Solo con modalità diversa: prima della recessione e della pandemia, diversificare le attività era più una scelta o addirittura un vezzo: oggi è necessario se si vuole vivere di una qualunque professione fra quelle definite “creative”.

Chi vuole continuare a fare illustrazione a livello professionale, si trova a confrontarsi con la sfida di differenziare le proprie entrate economiche per mezzo dell’illustrazione. Ecco qualche esempio in ordine casuale.

Autoproduzione

Vi ricordate forse le prime fanzine cartacee e online, i primi fumetti autoprodotti? Era così underground e alternativo!
Oggi l’autoproduzione è meno di nicchia e la scelgono tutti quegli autori (non solo di fumetti ma anche illustratori) che hanno deciso di affrancarsi da dinamiche tossiche e pressioni più o meno soffocanti sul proprio lavoro, prendendo in mano loro stessi l’art direction dei progetti.
Alcuni organizzano crowdfunding, altri portano avanti un’altra professione con cui finanziano le proprie pubblicazioni.
All’inizio le raccolte fondi destavano qualche perplessità: ci si chiedeva con diffidenza “Come mai non glielo pubblica un editore? Sarà mica una schifezza?
Abbiamo scoperto che non era affatto così.

Mercatini e shop

Gli shop, e ancora di più i market (mercatini) soffrono ancora di una magra reputazione fra alcuni addetti ai lavori, che li guardano con un misto di snobismo e condiscendenza. “Ma che bello, hai portato anche tu le tue cosine da vendere?” mi ha detto una di loro con un sorriso tiratissimo davanti a dei miei bijoux.

L’immaginario un po’ ingenuo e amatoriale di shop e market viene probabilmente dai mercatini hobbistici nelle piazzette. Oggi  però sono ormai numerose le iniziative legate ai market specializzati per illustratori e designer e alcune sono molto curate e selettive, con una vera art direction dietro.

Sono due attività divertentissime, gli shop e i mercatini, se creare prodotti e avere a che fare col pubblico dà piacere.
Certo non per tutti: le “cosine da vendere” sono faticose da pensare e creare bene e preparare mercatini e gestire gli shop può essere estenuante.

Insegnamento e mentoring

Io ho iniziato a insegnare illustrazione nel 2015, quando venni a scoprire per caso che amavo farlo. Oggi anche alcuni artisti che si erano detti contrari o che avevano annunciato il loro ritiro come insegnanti prima del Covid presentano ciclicamente i loro corsi, per lo più online.
La pandemia ci ha inondati di corsi e workshop “da casa”, un tempo molto più difficili da trovare. C’è letteralmente l’imbarazzo della scelta, tanto che ricevo abbastanza spesso richieste tramite il blog riguardo la difficoltà nel decidersi sulle iscrizioni alle varie offerte.

Va detto che l’insegnamento è un’attività molto sottovalutata (non solo in illustrazione ma in generale) , non tutti sono adatti e non a tutti piace farlo; per questo essere un bravo artista non equivale ad essere un buon insegnante.

Laboratori e letture dal vivo

Questo tipo di attività coinvolge chi si occupa di illustrazione per l’infanzia.
Ci sono autori di immagini e di testi che ormai si sono quasi specializzati nella lettura e nel disegno dal vivo, nei laboratori tematici per bambini e ragazzi e che durante l’anno si spostano in più tappe per veri e propri tour, promozionali e non.
Anche in questo caso, bisogna esserci portati e bisogna apprezzarne l’esperienza.
Ideare e portare avanti laboratori non è una passeggiata, ma può essere molto gratificante e per chi si occupa di libri jeunesse, una grande ispirazione.

Marianna Balducci, autrice e illustratrice che ha fatto del contatto diretto col suo pubblico una delle sue attività principali. Click sull'immagine per saperne di più
Stock e pacchetti digitali

In totale contrapposizione con una visione più autoriale del mestiere di illustratore, l’attività relativa alla vendita di immagini stock e di pacchetti digitali costituisce una rendita passiva per molti illustratori che si occupano di ambiti più commerciali o anche affini alla grafica.
Si creano dei pacchetti di immagini ad hoc per scopi precisi (feste, promo online, partecipazioni di matrimonio e battesimo ecc..) e si percepiscono delle percentuali sul volume di vendita, con scadenze prefissate dalla piattaforma a cui ci si appoggia.

Una riflessione in più

Personalmente trovo a volte duro il carico di pre/giudizio relativo a queste attività parallele al disegno.
C’è chi non ha dubbi riguardo il fatto che “un vero illustratore” non insegna e non fa immagini stock; chi ha il vizio di canzonare e mettere in ridicolo i colleghi che creano oggettistica, cartoleria e bijoux con le proprie illustrazioni e chi vede degradante il fatto di partecipare ai market. Infine, chi vede come ridicolo e di poco conto occuparsi dei laboratori con bambini. Ce n’è davvero per tutti.
E lasciatemelo dire, sono tutte paranoie o, come le chiamano a Oxford, seghe mentali per chi non ha abbastanza da fare.

Naturalmente, non può piacerci tutto e non dobbiamo farcelo piacere: le attività collaterali al disegno le consiglio a chi sente un guizzo di entusiasmo all’idea di provare nuove strade e vedere come va.
Tutti gli altri faranno scelte diverse, fermo restando che il 2010 è lontano.

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