5 motivi per cui un libro illustrato viene rifiutato dagli editori

Il rifiuto è sempre spiacevole da gestire e lavorare a un progetto per mesi o addirittura anni, per poi vederlo rifiutato di continuo o non ricevere alcuna risposta è una grande delusione.

Se vi siete lasciati trascinare dall’avvilimento e da pensieri distruttivi del tipo “E’ perché lavorano sempre gli stessi raccomandati” o “Non mi capiscono”, forse non avete visto l’editoria per quella che è: un mercato, con le sue regole a volte complesse o addirittura criptiche. E con dinamiche che possono cambiare nel giro di tempi relativamente brevi.

Se un progetto libro viene rifiutato o ignorato, ecco 5 possibili ragioni per cui è accaduto.

1. Il testo o le illustrazioni non sono professionali

Questo è il problema primario di un progetto libro rifiutato dalle case editrici. Il testo o le illustrazioni sono troppo amatoriali.

Non tutti gli autori sanno disegnare, è perfettamente normale.
Quando un autore si appoggia ad un illustratore che non ha ancora sviluppato buone abilità di disegno e colore, il testo potrebbe essere ben accolto, ma le illustrazioni scartate. Delle illustrazioni troppo amatoriali abbassano il livello di un progetto libro e diminuiscono o azzerano le possibilità di pubblicazione.
Molti non sanno che si può inviare solo il manoscritto! Molto spesso sono gli editori o gli studi editoriali ad affiancare un illustratore adatto.

Anche il testo può non essere adatto: il target infanzia/ragazzi è piuttosto difficile. Magari le immagini sono accattivanti, ma il testo può essere scontato, melenso, fuori moda o ritrito, problematico, noioso… e tanto altro.

Nel prossimo articolo troverete 5 libri che consiglio per iniziare a conoscere l’editoria per ragazzi. Intanto, eccone qualcuno sull’illustrazione come mestiere e qualche altro saggio utile sul disegno e l’illustrazione.

2. Cattivo tempismo

Lo scriveva già Esiodo, poeta dell’Antica Grecia: “Il tempismo è, in tutte le cose, il fattore più importante”.

Può succedere, infatti, che un progetto possa venire rifiutato semplicemente perché non è il momento giusto per la sua pubblicazione: troppo presto o troppo tardi. Forse ne hanno già pubblicati di simili di recente, oppure la tematica non è più “in trend”; o ancora, è troppo presto perché venga apprezzata.

Veniamo poi al caso degli “instant books”: libri che vengono scritti e pubblicati in tempi brevissimi (parliamo di settimane o pochissimi mesi!), perché parlano di un tema attualissimo. L’altra caratteristica-chiave degli instant books è che la tematica diventa “fredda” in pochissimo tempo, perciò se ne avete proposto uno e non vi hanno dato risposte positive, potrebbe essere già vecchio, purtroppo.

3. Non è lo stile adatto all'editore

Anche nel caso in cui testo e illustrazioni fossero di alta qualità (come dicevo nel primo punto di questo elenco) non è detto che incontrino i gusti dell’editore che riceve il progetto libro.

Studiando attentamente i cataloghi, vi renderete conto che alcuni editori si focalizzano su scelte ben precise: alcuni si occupano di tematiche più leggere e mainstream, con immagini allegre e colorate, altri si soffermano su tematiche più serie o su testi più poetici, con illustrazioni nostalgiche o realistiche. Questo per iper – semplificare, ma in realtà si possono fare distinzioni molto più mirate.

Lo studio è, come sempre, la chiave: inviare manoscritti e pitch (progetto con testo e immagini) in modo indiscriminato e senza una ricerca alla base dell’invio, è sempre fallimentare ed è una perdita di tempo per entrambe le parti.
E’ ancora meno efficace che buttare un messaggio in bottiglia nell’Oceano.

Cercare possibili editori per un progetto è una fetta grandissima del lavoro dietro alla pubblicazione di un libro per bambini: l’ho già detto, non è affatto una questione banale.

4. Questione di target

Mi rendo conto che il target possa costituire un concetto troppo legato al marketing per entrare nelle grazie di chi si occupa di un’attività creativa come la scrittura o il disegno (o entrambe le cose), ma è fondamentale comprenderlo, per raggiungere certi risultati, soprattutto la pubblicazione.

Non è necessario inviare un manoscritto dando una fascia di età, quello è l’editore che in genere lo decide secondo propri criteri; ma è vitale che il target resti ben “inquadrato”. Perciò, il tono e lo stile di scrittura devono essere adatti e coerenti nel corso del progetto, così come le illustrazioni.
E’ inutile scrivere un albo illustrato con pagine piene di testo o un linguaggio inappropriato per i suoi lettori.

In linea generale, a meno che un albo illustrato non sia progettato come silent book, conterà fra le 500 e le 1.000 parole.
Avete mai fatto caso a quante parole contengono le aperture che avete progettato? Se così non è, è ora di iniziare a farlo!

Attenzione poi al fattore nostalgia: sono tantissimi gli aspiranti autori che scrivono per raccontare la propria infanzia e i propri riferimenti storici o culturali, ma i bambini di oggi non sono quelli di ieri e, in definitiva, non riflettono sul concetto di infanzia, perché la stanno vivendo ora, palpitante, intensa e presente.

5. Una cattiva presentazione

Testo e immagini non sono tutto: il team che lavora ad un libro illustrato è fatto di persone. Per quanto un progetto libro possa essere bello e interessante, la presentazione è importante.

Un’email dovrebbe essere scritta bene e ordinata, cordiale ma non affettata e pomposa.  Niente storie della propria vita o improbabili curriculum, niente significati nascosti dietro al testo (in caso, se necessario, se ne può parlare dopo che il progetto ha smosso un interesse). Niente messaggi pietosi o piagnucolosi (“Nessuno vuole pubblicare il mio libro :(” )  e niente battute mattacchione senza avere alcuna confidenza con chi ci leggerà dietro uno schermo.

Infine, non inviate la stessa email identica a tappeto a una lista di editori: non solo non è carino, ma il rischio di sbagliare nome dell’editore, magari chiamandolo con quello di un altro, è altissimo. E non è una bella figura.

Perché gli editori non rispondono mai alle mail?

Sto per scrivere una frase che potrebbe essere letta come un’iperbole, ma che non lo è affatto: un editore di medio-grandi dimensioni riceve migliaia di email all’anno, quindi rispondere a tutti è davvero impossibile.
Lo racconta molto bene Clara Battello (grafica e art director) nella nostra diretta su Instagram sull’editoria per ragazzi, dove riporta diversi retroscena di questo settore così particolare. Qui è possibile guardare o ascoltare la differita.

A volte succede di ricevere, magari dopo settimane o mesi, una risposta di rifiuto del progetto, ma è più raro.
In questo caso, cerchiamo di tenere a bada l’istinto di chiedere il perché alle redazioni.

Dovrebbero fare solo quello per settimane, se lo facessero per tutti. In più, il feedback su un progetto libro diventa molto simile ad una consulenza o lezione privata, è un vero e proprio lavoro a parte (non retribuito).

Se cercate qualcuno che possa darvi un feedback costruttivo e delle indicazioni per pubblicare un libro, piuttosto fate affidamento su un’agenzia letteraria o uno studio editoriale.  Oppure ad autori e illustratori che mettono a disposizione questo servizio di consulenza. Io l’ho già fatto in passato e non sono l’unica!

data-mobile="1"
Total
0
Shares
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Previous Article

Studiare illustrazione da autodidatti: la mia esperienza

Next Article

"La porta segreta" di Mac Barnett - Un saggio sui libri per l'infanzia

Related Posts