Storia dell’Illustrazione: Eyvind Earle

A rendere memorabile la carriera di Eyvind Earle (26 aprile 1916-20 luglio 2000) per il grande pubblico fu il suo lavoro ne “La bella addormentata nel bosco” (1959).
In realtà, però, il suo primo impiego all’interno dei Disney Studios ebbe inizio sei anni prima per “Peter Pan” quando, tramite un contatto di amici, ottenne il ruolo di assistente agli sfondi.
Le altre concept art più famose, relative a “Peter Pan” sono di Mary Blair, di cui avevo parlato in questo articolo.

Il periodo passato in Disney fu tutto sommato breve, soprattutto comparato alla sua attività di pittore, portata avanti per tutta una vita.

Quando venne contattato da Disney già trentacinquenne, infatti, Eyvind Earle aveva alle spalle una carriera piuttosto solida, iniziata in tenerissima età. A soli 14 anni inaugurò la sua prima mostra e a 23 aveva già venduto un suo dipinto al MET di New York.
Quasi un enfant prodige.

Non pensiate però che la sua assunzione in Disney fu immediata: tutt’altro!
Si candidò per più di tre anni, venendo però sempre rifiutato.
Essere chiamato nel 1951 fu un vero sogno divenuto realtà. Fino a quel momento si era mantenuto vendendo quadri e lavorando a biglietti di auguri.

Fu proprio per il suo gusto raffinato, elegante e deciso ad essere richiesto per diversi film; smise ben presto di essere assistente per lavorare a dei concept in cui poteva dare un’impronta più personale.

In “Lilli e il Vagabondo” (1955) per esempio, gli fu dato il compito di sviluppare tutti i concept di un’intera sequenza (chiamata “Bella Notte”) ambientata interamente all’aperto.
Non era un mistero che Eyvind Earle brillasse particolarmente per la resa di paesaggi naturali.

"La Bella Addormentata nel Bosco" fra Cartoon e Fine Art

“La bella addormentata nel Bosco” fu come detto all’inizio di questo articolo, il film che lo consacrò come uno delle “leggende” Disney.

L’idea dietro al film fu da subito legata all’Arte: il layout artist John Hench lavorò con Eyvind Earle affinché ottenessero degli sfondi ricchi e con elementi di forte verticalità.

Ioan Szasz, CEO di Eyvind Earle Publishing racconta che Walt Disney stesso, ad un certo punto entrò e guardò i concept realizzati da Earle, ordinando a tutto lo studio di seguire la sua visione stilistica.

McLaren Stewart (layout artist), Walt Disney e Eyvind Earle durante la produzione di "La bella addormentata nel Bosco" attorno al 1959. Foto: Eyvind Earle Publishing

Sembra che questa scelta generò non poche tensioni all’interno degli Studios: per la prima volta le immagini di fondo determinavano l’intera direzione di un film Disney.
Per tutti quelli precedenti erano stati storyboarder e animatori a lavorare per primi e gli artisti che si occupavano degli sfondi si erano sempre adattati a seguire.

Come racconta Szasz, non fu una transizione semplice: da una parte, gli animatori trovavano quasi impossibile rendere lo stile di Earle, troppo complesso per essere ripreso nei character design. Dall’altra, Eyvind Earle era preoccupato di una iper-semplificazione che avrebbe in qualche modo svilito la sua idea iniziale.

Da vero perfezionista, non si accontentava di dare i bozzetti ai suoi assistenti: era lui stesso a completare intere tavole che costituivano veri e propri fondi da montare dietro le animazioni per le scene definitive. Sembra che in quel periodo, Earle arrivasse a lavorare fino a 30 tavole in contemporanea per mantenere il ritmo e la qualità finale secondo le sue aspettative. Ma questo, purtroppo come spesso succede, era destinato a non essere apprezzato fino in fondo.

Erano in corso molti progetti in divenire. Apparizioni per la televisione, film live-action e la costruzione di Disneyland, per cui lo stesso Eyvind Earle (su diretta richiesta di Walt Disney) curò diversi murales, come questo:

Foto di Kevin Kidney (clic sulla foto per il credit)

Anche a causa di queste ripetute interruzioni, la lavorazione del film si allungò all’infinito e i costi lievitarono senza controllo; per questo motivo venne ingaggiato Gerry Geronimi, un nuovo regista, che però si scontrò immediatamente con l’approccio al lavoro certosino di Eyvind Earle e con la sua personalità.
Geronimi sosteneva infatti che la sua ossessione per i piccoli dettagli andasse ridimensionata, visto che a suo giudizio nessuno li avrebbe mai notati.

A quanto dichiarato anni dopo da Eyvind Earle, Geronimi fece in modo di fare trattare con aerografo i dipinti di fondo da lui realizzati, perché non entrassero “in competizione” con i personaggi e li facessero risaltare meglio. Earle lasciò la produzione nel 1958, ad un anno dall’uscita del film, per iniziare un nuovo progetto.

Anche se oggi, “La bella addormentata nel Bosco” è un classico senza tempo e noi tutti lo adoriamo, purtroppo fu un certo flop alla sua uscita.

Il ritorno all'Arte

Eyvind Earle lavorò nell’ambito dei film di animazione fino alla prima metà degli anni Sessanta.
A quel punto, probabilmente soddisfatto ma anche stanco delle dinamiche di produzione di film, decise di smettere per dedicarsi a tempo pieno alla pittura.

Attorno agli anni Settanta si appassionò di serigrafia: divenne famoso per molte opere raffiguranti città americane e paesaggi californiani.
D’altra parte, come il curatore Szasz ricorda, Eyvind Earle è nato come pittore ed era un artista capace, ben prima che Disney lo ingaggiasse (anche se certo, questo ha senz’altro contribuito al suo prestigio in vita e anche dopo).
Dopo aver lasciato l’animazione, è rimasto un artista piuttosto prolifico per quasi altri quarant’anni. Oggi, molte sue opere sono esposte al MET di New York e in altri musei americani.

Senza contare le collezioni private: molti dei suoi background per Disney sono stati venduti per cifre da capogiro. Ironico, considerato che alcune persone nel campo dell’Arte lo hanno snobbato proprio per il suo lavoro agli Studios.

Letture

“Awaking Beauty”
(2017)
Concept e dietro le quinte di “La bella Addormentata”, curato da M. Labrie e I. Szasz

disney_storiesenzatempo

“Disney – L’Arte di raccontare storie senza tempo”
(2022)
Dietro le quinte dei grandi Disney, dagli anni Trenta ad oggi.
A cura di F. Fiecconi

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