Storia dell’Illustrazione: Carl Larsson

Tra le numerose lettere della corrispondenza fra Carl Larsson (28 maggio 1853-22 gennaio 1919) e i suoi famigliari, una ha attirato l’attenzione di chi ha curato alcune delle sue mostre. E’ destinata a suo figlio Pontus:

“Ama la vita, ama chi ti sta vicino, ama gli animali, ama gli alberi e i fiori! Ama, ama! Questa è la chiave per il mistero della vita!”

Da queste parole, si può facilmente pensare che la vita di Carl Larsson  sia sempre stata felice e spensierata; la sua visione delicata, gioiosa e quasi idilliaca della realtà fu però il risultato di una serie di circostanze e di scelte personali.

Come racconta Renate Puvogel nel libro a lui dedicato, infatti, Larsson ebbe un’infanzia poco felice: la sua famiglia era in costante difficoltà economica e soffrì molto di un padre sregolato e anaffettivo, che arrivò a cacciare da casa lui, il fratello Johan e la madre.

Come spesso accade, fu proprio l’istruzione a permettere il suo riscatto: a 13 anni, venne incoraggiato da un’insegnante a iscriversi alla Royal Swedish Academy of Arts. Dopo un primo periodo di smarrimento per la sua timidezza e per una sensazione di inferiorità sociale, il giovane Carl divenne uno studente brillante e finiti gli studi iniziò a lavorare come caricaturista e grafico per Ny Illustrerad Tidning, settimanale svedese. In questo periodo divenne in grado di aiutare economicamente la propria famiglia, grazie anche agli incarichi ricevuti per illustrare libri e riviste.
Quei primi lavori sono molto diversi da quelli che lo resero poi noto.

"Cappuccetto Rosso" 1881 (olio)
L'incontro che cambia la vita

Nel 1877, Carl Larsson decise di spostarsi a Parigi: potremmo pensare che anche lui, come altri artisti dell’epoca, non vedesse l’ora di entrare in contatto con il movimento impressionista.
Non fu così: finì invece con l’isolarsi da quell’ambiente e col frequentare quasi esclusivamente altri artisti svedesi, con idee più affini alle sue.
Con alcuni di loro, Larsson si stabilì qualche anno più tardi a Grez-sur-Loing, cercando di lasciarsi alle spalle le frustrazioni dei costanti insuccessi parigini.

Fu un’ottima idea, perché proprio qui incontrò Karin Bergöö (1859–1928) , lei stessa artista, che divenne presto sua musa e compagna di un’intera vita.
E’ proprio in questo periodo che Carl Larsson si avvicinò all’uso dell’acquarello, il media che in assoluto lo ha reso più celebre al grande pubblico.

Grazie per l'immagine a Göteborgs Museum
Nella vita come nell'Arte
"Karin che legge" 1901

Il sodalizio artistico con la moglie Karin, una capace designer, diede un’enorme svolta alla carriera di Carl Larsson: col tempo divennero quella che oggi, nel ventunesimo secolo, definiremmo una power couple. La loro famiglia crebbe piuttosto rapidamente e divenne la fonte primaria dell’ispirazione dell’artista, che spesso disegnava e dipingeva una quotidianità fatta di piccoli momenti: festicciole, tavole imbandite per il Natale, recite domestiche fra fratelli e sorelle, la cura del giardino e degli animali.

Ma non è finita qui: Larsson aveva anche l’abitudine di ritrarre sè stesso, solo o coi propri famigliari, e dipense più volte il suo studio.
Anni fa, sono rimasta molto meravigliata, scoprendo che gli ambienti ritratti nelle tavole di Carl Larsson non sono inventati o anche solo idealizzati: sono esattamente così!

Karin Bergöö ricevette in dono dal padre quella che divenne  la casa della famiglia Larsson (poi ritratta nelle illustrazioni) e insieme al marito la decorò seguendo molte delle idee del movimento Arts and Crafts, per il quale la bellezza non doveva essere un lusso ma alla portata di ogni tasca. Karin Bergöö disegnò numerosi mobili e diversi tessili che ancora oggi si trovano nella casa museo a Sundborn . I Larsson contribuirono ampiamente alla realizzazione di quello che ancora oggi viene percepito o definito come “stile svedese”.

Il libro di casa Larsson
Lilla Hyttnäs (Piccola casa in collina) a Sundborn. Carl Larsson dipingeva inizialmente in un piccolo studio (poi diventato della moglie Karin) e ne costruì in seguito uno più grande, capiente e luminoso. Ne fece costruire uno ancora più grande in seguito, quando iniziò a lavorare agli studi preparatori per degli affreschi, evitando così di dover affittare uno spazio a Stoccolma.

Sembra che durante la piovosa estate del 1894, Carl Larsson iniziò a dipingere tavole ispirate alla propria casa spinto dalla moglie, preoccupata che potesse cadere in depressione.
Di lì a poco, l’artista iniziò una lunga serie di illustrazioni riferite non solo agli spazi della casa, ma anche alle scene di serenità e armonia che si svolgevano dentro e fuori di essa.

L’idea che questa serie potesse diventare un libro illustrato fu dell’editore Bonnier: 24 acquarelli furono selezionati per il progetto, che dal 1899 viene ristampato con successo dal titolo semplice, ma evocativo: “Una casa”.
Le vendite non andarono subito bene in Scandinavia, ma il libro diventò un best seller in Germania, con 40.000 copie vendute in soli tre mesi.

"Una casa" - Edizione italiana di Emme Edizioni (1982)

La calorosa accoglienza di questo libro cementò la fiducia di Larsson nei propri mezzi e nelle proprie possibilità espressive. Per sua stessa ammissione, sentiva che questi acquerelli erano la parte più autentica della propria produzione artistica.

Questo successo inoltre, gli permise finalmente di essere accettato al Salone di Parigi e di ricevere delle commissioni prestigiose, come quella dell’Opera di Stoccolma.

Sul sito del National Museum di Stoccolma si possono vedere alcuni dei disegni preparatori di alcuni affreschi e quadri di Larsson.

Approfondimenti

La casa più famosa di Svezia: da generazioni, Lilla Hyttnäs è ancora abitata da parte della famiglia Larsson e meta di tour guidati per lo più estivi. Quanto mi piacerebbe vederla, un giorno!
Sono proprio alcuni dei discendenti, come Niklas Larsson, a portare avanti la gestione delle visite, per la Carl och Karin Larsson Family association.

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