Cosa ho imparato rendendo il mio hobby un lavoro

Questo post è la versione aggiornata e rivista di questo post del 2016.

Da consigli un po’ scontati e motivazionali come “Devi crederci” al disfattismo puro di certe frasi come “Non può essere un lavoro vero”, tutti hanno qualcosa da dirti (e amano creare falsi miti, come questi) quando vuoi tentare l’intentabile: provare a trasformare ciò che più ami nel tuo lavoro, full o part-time.

Invece, con l’esperienza diretta, molte sono le cose che scopri quando inizi una vera e propria attività come disegnatore, ma quasi nessuno ti racconta certi dietro le quinte.
Ecco cos’ho imparato io fino dal 2010 ad oggi.

Prima di cominciare:

Non è obbligatorio monetizzare il proprio hobby.

Non fa per tutti e non è necessario.
Si può amare molto fare qualcosa,
senza volerlo rendere un lavoro.
Non solo disegno: un'attività di "supporto"

E’ molto probabile che all’inizio (e a volte anche successivamente) si debba fare un altro lavoro, per avviare e mantenere con serenità l’attività di disegnatore.

Può trattarsi di un impiego del tutto estraneo al disegno, oppure attiguo. Come dicevo in questo post, non pochi disegnatori hanno altre fonti di reddito principali.
Alcuni lavorano come insegnanti, altri hanno attività commerciali di varia natura, altri sono grafici in agenzie, e così via.
E non c’è niente di male, perché lo si fa per supportare le proprie ambizioni artistiche e creative, facendole diventare un vero e proprio progetto di vita.

Il disegno come lavoro ESISTE.

“Sì ok, ma di lavoro vero cosa fai?”
Il disegno è un lavoro, per certi versi come un altro. Tasse comprese: alcuni di noi disegnatori lavorano con partita iva e ci sono codici ATECO dedicati.

Per lo Stato stiamo producendo servizi e ricevendo una retribuzione. Siamo perciò ufficialmente collocati all’interno del mercato del lavoro.
Per questo rimane sempre nostro compito informarci su diritti e doveri che acquisiamo iniziando un’attività di disegnatori freelance. Esistono buoni commercialisti e centri CAF presso cui informarsi.

Meglio invece lasciar perdere il Fai da Te: “Ho sentito dire che…”, “L’ho letto su internet…” “Me l’ha detto un grafico che conosco”, perché in Italia cambia tutto con ogni nuova finanziaria. Lo so che sono argomenti noiosi, ma meglio occuparsene seriamente prima per non pentirsene in un secondo, amarissimo, momento.

Un lavoro di équipe

Se è vero che lavorare in proprio significa gestire orari e spazi con una relativa libertà, questa deve essere compatibile con i ritmi lavorativi dei clienti o delle persone con cui si collabora. I ritmi di vita “cliché” dell’artista (che lavora di notte e dorme di giorno) devono spesso essere ridimensionati: a meno che non si lavori con un gruppo di persone che vivono oltreoceano, e si possa quindi contare sul fuso orario, la maggior parte delle redazioni, delle agenzie e degli studi con cui si collabora fanno orari “d’ufficio”.

Ci sono tavole che diventano una sorta di lavoro di gruppo; si ricevono osservazioni e modifiche anche da più di una persona per volta e quindi alla fin fine si lavora in squadra, anche dal proprio piccolo studio.

All’inizio è difficile mettere da parte l’ego, ma col tempo si diventa meno gelosi dei propri disegni, ed è un toccasana. Si impara tanto.
Altre volte, si impara invece a far valere la propria preparazione artistica ragionando con il cliente su richieste non adatte o modifiche non pertinenti, sempre tenendo a mente che in un progetto, non si tratta solo di noi e del nostro gusto.

Non è indispensabile "sfondare"

Il mito della fama deriva un po’ dalla cultura televisiva in cui ci hanno fatto il bagnetto fin da bambini e un po’ viene alimentata e richiesta dall’ego (in genere abbastanza sviluppato in chi scrive e disegna). E’ molto facile abbandonarsi a fantasticherie grandiose sull’essere invitati a grandi kermesse, dormire in hotel di lusso e passare la vita a firmare dediche ai saloni.

Certo, è possibile, altrimenti fumettisti ed illustratori celebri e super incensati non esisterebbero, ma non è l’unico modo per essere disegnatori professionisti e non è necessario. Ci sono centinaia di illustratori e fumettisti che lavorano regolarmente senza apparire in eventi di rilievo. Disegnano dietro retribuzione (anche dignitosa!) e a volte perfino nell’anonimato. E ci si mantengono comunque.
Questo è vero anche per altri lavori di stampo artistico che vengono spesso impropriamente associati alla celebrità: musicisti e compositori, attori, cantanti, fotografi…

Il cliente dei sogni: fama e sold... ah, no.

Alcuni editori e clienti di pregio, famosi e corteggiati dagli illustratori e dai fumettisti, in realtà pagano una miseria, rendendo di fatto la mole di lavoro non sostenibile economicamente.
In questo tipo di situazioni, inoltre, a volte si scopre che con lo stesso cliente, illustratori e fumettisti più famosi vengono invece pagati e soprattutto valorizzati infinitamente di più. Oppure, che vengono pagati prioritariamente, spostando gli onorari degli altri comuni mortali più in là nel tempo.

Non è tutt’oro quel che luccica. A volte, è solo una buona strategia di comunicazione e social media marketing.

Il sogno dei concorsi

Vincere concorsi è piacevole, ma meglio non fissarcisi troppo.
Diciamocelo, partecipare è stimolante, vincere è una botta di adrenalina ed autocompiacimento. Male non fa. Ma non è il caso di “sentirsi sistemati” dopo una selezione: il mito del “vincere un concorso e garantirsi una brillante carriera” è duro da sfatare.

A volte, inoltre, certe call e concorsi non sono altro che un modo rapido per ottenere SPEC WORK (lavoro speculativo). E’ importante imparare a distinguere queste due cose, ci torneremo sopra in un prossimo post.

Non ci sono solo libri e fumetti

In Italia siamo letteralmente ossessionati dai libri illustrati. Ma, per fortuna, il disegno si applica a molti altri tipi di commissione. Pubblicità, app, prodotti tessili, packaging, prodotti di cartoleria… la lista è lunga.

Non solo, ma molti disegnatori mantengono la sana abitudine di trattare clienti privati. Vogliono bigliettini, magliette personalizzate, partecipazioni di nozze, cartoline per le festività e per i sacramenti, e costituiscono una fonte di onesto guadagno. A volte hanno anche molto più rispetto di quanto si possa pensare. Ho imparato a non snobbarli.

"Quando mi sentirò pronto?"

Spoiler: mai. Non ci si sente mai pronti al cento per cento per cominciare.

Nell’immaginario comune, un bel giorno le nuvole si aprono nel cielo, una luce dorata ti illumina, senti il suono delle fanfare: “SEI PRONTO!”

Invece, come spesso accade nella vita, i cambiamenti sono graduali e le scelte avvengono perché si tenta di fare qualcosa. Ed in effetti, pensandoci bene, qualunque inizio è sempre un passo nel vuoto. Avviare un’attività, poi, è sempre un esperimento: nessuno ti dà la garanzia che funzionerà.

Le capacità tecniche nel disegno devono essere indiscutibilmente buone, ma c’è una serie di abilità che si acquisiscono solo sul campo, lavorando.
Viviamo in un’epoca iper-scolarizzata e forse per questo abbiamo l’ansia di dover sapere tutto subito, prima di fare qualcosa. Ma non è sempre possibile: a volte bisogna solo buttarsi per cominciare ad imparare, facendo.

Disegnare per piacere può diventare difficile

Trovare tempo per disegnare in libertà, a volte diventa difficile.

Questa è stata una delle lezioni più dure: quando si disegna tanto per commissioni, non rimane molta energia per pensare a idee proprie. E anche quando ci sono, spesso si è stanchi e demotivati. Eppure bisogna sforzarsi di farlo, per non perdere il contatto col proprio universo artistico e continuare a crescere.

In definitiva, trovare un equilibrio è molto impegnativo e non sempre possibile; almeno non in alcuni concitati periodi.

Una crescita continua

Non esiste un punto di arrivo, quindi tanto vale godersi il viaggio.

Quella del disegnatore è una professione che potenzialmente promette una crescita e un cambiamento potenzialmente infiniti. Si è migliorabili, sempre: non esistono traguardi definitivi.

E’ una delle ragioni per cui amo disegnare.
C’è sempre possibilità di evolversi, di conoscersi, esprimersi, di mettersi alla prova e di sviluppare nuove ambizioni, progettare sfide sempre nuove (certo, cercando però di metterci in competizione con noi stessi “prima” e non direttamente con altri disegnatori, può diventare assai nocivo).

Quella che oggi sembra la tavola perfetta, domani sembrerà acerba ed ingenua: non c’è uno solo dei miei libri o dei miei altri progetti, che guardo e non cambierei da capo o quasi. Ma è un buon segno, sempre, perché significa che c’è crescita, che la testa continua a funzionare e il lato artistico e professionale a maturare.

Tutte le immagini sono state realizzate da Morena Forza

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