Cinque semplici attenzioni per tutelare il nostro lavoro

Lavorare con i clienti non è quasi mai semplice, perché spesso provengono da diverse situazioni. C’è il grosso editore e c’è l’editore piccolo, c’è il privato con le idee chiare e quello che non sa come ci si relaziona con l’illustratore, c’è l’azienda che dà carta bianca e c’è l’agenzia che fa mobbing e vuole che tutto sia esattamente come l’art director ha pensato nella sua mente… Il panorama è sfaccettato e complesso.

E di volta in volta bisogna capire chi e cosa abbiamo davanti.
Capita di trovarsi all’interno di una collaborazione faticosa, che ci espone a comportamenti lesivi, non solo dal punto di vista emotivo ma perfino economico!

Qualche esempio...
  • Una persona che fa illustrazione da poco, non sa come fare: l’autore dei testi con cui ha lavorato per quasi un anno si è tirato indietro dalla collaborazione, ma ora sta utilizzando le sue immagini per produrre magliette e altri articoli promozionali per le sue storie, contro il suo consenso e senza pagarle nulla. Nessun contratto tra le parti.
  • Un piccolo editore sconosciuto ha chiesto le immagini in alta risoluzione a un illustratore, per “capire meglio il suo lavoro”: il libro non è andato in porto, ma dopo un po’ di tempo, quelle immagini campeggiano sul sito della casa editrice e perfino su poster e totem di una piccola Fiera indipendente a cui partecipa.
    Tutto senza permessi né compensi.
  • Agenzie o editori “anonimi” indicono una call (candidatura volontaria) per ricevere portfolio dagli illustratori e listini prezzi, per giunta senza dare indicazioni sul nome dell’attività o dei proprietari, né sui progetti che vorrebbero proporre. Cosa mai potrà andare storto?
  • Un editore contatta un’illustratrice per copiare un collega che costa troppo: la collaborazione è faticosa, le modifiche per sembrare qualcun altro sono infinite. Dopo un anno di duro lavoro, il libro esce: il collega intenta una causa per plagio e la vince a mani basse. Il nome dell’illustratrice “spinta” a copiare resta sulla bocca di tutti per anni.
  • Questa è capitata a me: un’agenzia mi chiese degli studi di personaggi , “senza impegno” e senza alcun contratto, per un grosso cliente. Mi venne detto che, qualora fossero piaciuti, mi sarei occupata delle illustrazioni di tutta la campagna pubblicitaria; mi fidavo, perché l’ideazione era stata fatta in una lunga riunione di persona (anche se non retribuita) in questa bella agenzia dai muri di vetro e lussureggianti piante tropicali.
    Dopo settimane di modifiche, mi dissero da un giorno all’altro che i concept non piacevano e non era stato previsto un budget per i soli bozzetti. Qualche mese dopo uscì la campagna pubblicitaria e venni a scoprire che i miei studi erano piaciuti ed erano stati  sviluppati da un grafico interno alla loro agenzia. Non risposero mai alle mie email e bloccarono il mio numero.

Queste situazioni sono tutte diverse fra loro, ma hanno un comune denominatore; in ognuna di esse, l’illustratore non si è tutelato.
Questo succede per l’eccessivo entusiasmo e la voglia di “pubblicare” ad ogni costo, che però molto spesso non dà poi indietro quell’effettiva soddisfazione che ci si aspetta in questi casi.

Ecco allora, cinque semplici attenzioni per tutelare il nostro lavoro.
Ricordiamoci di metterle in pratica evitare più fregature possibili, ma anche per non intossicare ulteriormente l’ambiente lavorativo. I clienti a volte, vanno educati.

1. Il portfolio non è un documento qualunque

Contiene le nostre immagini, di dimensioni più o meno importanti e dei veri e propri dati sensibili, cioè email e numero di telefono. E’ una questione niente affatto banale.
Il portfolio si invia solo a chi ci mette nome, cognome e le generalità della sua attività.
“Ho una piccola casa editrice, inviatemi i portfolio.” non basta. Dov’è il nome, dov’è il catalogo per decidere o meno di inviare il materiale? Perchè dovremmo inviare i nostri dati sensibili senza sapere nulla di quelli del richiedente?
Inoltre, ricordiamoci sempre che sui social chiunque può spacciarsi per chi vuole, scomparire nel nulla o cambiare nome. O fare finta di avere un’agenzia o una casa editrice.
Email e sito, devono essere sempre messi a disposizione per le selezioni.

2. Contratti e misfatti

Non si imbastiscono collaborazioni senza contratto. Mai.
Una volta inviate le immagini, senza contratto non abbiamo nulla in mano per tutelarle e tutelarne le condizioni di utilizzo.
Mi ricordo che all’inizio della mia professione, la titolare di un negozio si mostrò offesa della mia richiesta di firmare un semplice”contrattino” che le avevo sottoposto via email.
Mi disse che lei non firmava nulla, perché per lei lavorare insieme significava “avere fiducia”: per lei, o mi fidavo o non mi fidavo.
Chiaramente, ho preferito non mettere mano nemmeno a un bozzetto.

3. Studi e bozzetti

A volte, prima ancora di firmare qualunque contratto, i potenziali clienti vogliono farci fare “delle prove”, facendoci sviluppare bozzetti e studi di personaggi o altri elementi, per capire come lavoriamo.
Vale lo stesso che per le immagini definitive: studi e bozzetti sono materiali molto sensibili. Inviarli senza alcuna tutela e condizione significa che chi le riceve può servirsene in tutti i modi, compreso farli rielaborare da un altro artista o peggio, da un’intelligenza artificiale.
Non mandiamo in giro bozzetti e studi con leggerezza.

4. Chiedere un listino prezzi non è un buon segno

Come avevo scritto in questo post, un illustratore vende un pacchetto di diritti d’uso legato alle sue immagini e non le immagini stesse (in parole povere è come vendesse una licenza); sì, anche quando le progetta e le realizza ex novo per un cliente.

Sul listino prezzi torneremo la prossima settimana, perché si tratta di un argomento complesso e non privo di contraddizioni.

Come vedremo meglio nel prossimo post, un listino prezzi non tiene conto dei dati necessari ad applicare un pricing corretto (come identità e grandezza del cliente, mercato di riferimento, tipo di illustrazione, tempo d’uso e così via) , quindi sarà impossibile non proporre dei prezzi che ci fanno lavorare in perdita.
Chiederci un listino significa bloccare un prezzo per il nostro lavoro, come se l’oggetto della contrattazione fossero le immagini e non l’uso di quelle immagini.

Di solito chi chiede i listini prezzi non ammette contrattazioni: si limita a moltiplicare il prezzo di un’immagine per il numero immagini, senza che nient’altro possa concorrere al prezzo finale. Ecco perché io personalmente evito i clienti aziendali che chiedono listino prezzi.

Per i clienti privati (che non hanno cioè un’attività commerciale) il discorso è leggermente diverso, ma su questo ci torneremo.

5. Verba volant, scripta manent

Ma quanto ci piace parlare al telefono, perché “a voce si fa prima”?
Ok, si fa prima per prendere accordi informali, scambiarsi idee. Ma poi si passa allo scritto.
Per telefono non si fissano accordi; ci si può capire male, si possono ritrattare cose dette e non dette, si possono negare decisioni prese o affermare decisioni mai prese.
Tutto è il contrario di tutto. Fate sempre in modo che siano scritte nere su bianco, meglio se per email. Ringrazierete voi stessi di averlo fatto, in futuro, garantito!

Proteggiamo il nostro entusiasmo

Una persona a me molto cara mi dice spesso “A pensare male si fa sempre bene”.

Io sono una persona abbastanza ottimista e tendo a pensare il meglio; spesso mi sembra impossibile che qualcuno possa apertamente avere cattive intenzioni.
Per applicare queste tutele devo fare uno sforzo mentale non da poco, ma devo ammettere che questo mi ha risparmiato molti grattacapi ed enormi delusioni, che purtroppo in passato erano molto più frequenti e mi lasciavano i “lividi” per mesi o anni.

Il problema delle grosse delusioni, infatti, è che indeboliscono la nostra voglia di fare e il nostro entusiasmo, che è una delle risorse più preziose che possediamo!
Ecco perché tenere a mente queste attenzioni verso ciò che facciamo diventa di importanza vitale: da una parte ci proteggeremo da chi non ha buone intenzioni, dall’altra faremo in modo di creare un ambiente più protetto anche per gli altri.

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