Ci vorrebbe un listino (o forse no?)

Ne ho ascoltate e lette di domande sul disegnare per mestiere in più di dieci anni, ma le più frequenti sono sempre:

  1. Quanto mi faccio pagare?
  2. Esiste un listino prezzi?

Sono strettamente legate fra loro: si spera sempre che la seconda sarà la soluzione per la prima, che è quella che mette più ansia a chiunque.

Anche col passare del tempo, capita di chiedersi quanto farsi pagare per una data commissione; questo perché i clienti e le situazioni sono sempre diversi.

Ma allora, non sarebbe più semplice avere un listino da cui attingere i propri prezzi?

Non proprio.

In fatto di pricing (il processo per la determinazione dei prezzi), le variabili di cui tenere conto non sono poche, in illustrazione.

Qualche esempio di variabile per il pricing

Il preventivo, al contrario, è uno strumento flessibile che ci permette di prendere in considerazione tutti gli aspetti della collaborazione e dell’uso delle nostre illustrazioni.
E’ così flessibile che può perfino essere rivisto in corso d’opera: a volte succede.
Capita per esempio, che i cicli di correzione diventino lunghi e di addebitarne il costo, che alza quindi il preventivo iniziale e ovviamente, l’incasso finale.

La lista sarebbe ancora più varia e complessa, ma semplificando:

  • Mercato e nicchia di riferimento
  • Chi è il cliente (privato, aziendale, piccolo/medio/grande )
  • Che tipo di illustrazioni vengono richieste (formato/dimensione, media richiesti, ecc)
  • Scadenza della data di consegna (l’urgenza si paga)
  • Previsione dei giri di correzioni
  • Uso delle immagini per tempo, territorio e supporto
L'uso delle immagini

L’ultimo punto della nostra lista di variabili per il pricing è proprio l’uso delle immagini.

Come avevo scritto in questo post, un illustratore non vende delle immagini (come purtroppo spesso si crede), ma un pacchetto di diritti d’uso legato alle sue immagini (un po’ come una licenza), anche quando le progetta e le realizza ex novo per un cliente.

La concessione dei diritti sulle immagini è sensibile a tre aspetti fondamentali:

  1. Il territorio: in che ambito geografico saranno utilizzate le immagini. E’ un contesto locale di piccolo paese? Una grande città? Un Paese intero o addirittura più Paesi?
  2. Il tempo: per quanto tempo durerà la concessione di questi diritti d’uso?
  3. La destinazione: su quali supporti saranno presenti le immagini? Un libro? Un quotidiano? Un gioco in scatola? Una linea di cartoleria? Materiale pubblicitario? Packaging? Grafica televisiva? O  addirittura tutte queste insieme?
La differenza fra listino e preventivo

Un illustratore non lavora nel modo in cui lo fa un parrucchiere o un imbianchino (che hanno sempre dei listini, spesso anche esposti fuori dal negozio).

Il listino è uno strumento rigido: una volta inviato a un cliente, spesso è impossibile tornare sui prezzi proposti, anche se ci accorgiamo che sono inadatti alla richiesta effettiva.
Magari ci possono chiedere illustrazioni più complesse o scopriremo che vogliono usarle in modalità più numerose e varie rispetto a quelle menzionate nel contatto iniziale. O che sono “urgenti”, ma quell’urgenza non l’avevamo calcolata. E non potremo farci niente.
Il listino può essere anche ipotizzato, perché no, ma è impossibile prevedere tutte le variabili che, di volta in volta, servono per un pricing corretto.

Lavorare a condizioni svantaggiose in condizioni simili, diventa fin troppo frequente: lo avevo raccontato anche al punto 7 di questo post.

Quando il listino è OK

Ci sono un paio di casi in cui il listino ci può essere effettivamente utile.

  1. Il listino “privato”. Può essere comodo redigerne uno, da tenere come specchietto di riferimento (per sapere sotto quali prezzi non scendere mai) è utile, ma il suo limite è sempre il fatto di non potersi adattare ad ogni caso. Quindi, tenetene conto.
    In questo caso, non si tratta di un listino da inviare ai clienti: è un documento da tenere nel proprio computer per inviare invece un preventivo ben proporzionato, evitando di fare prezzacci di cui poi pentirsi. Qualche buono spunto per redigere un documento di questo tipo, si trova su libri come questo, nei materiali per soci di Autori di Immagini e, qualche volta, anche online con delle ricerche mirate.
  2. I clienti privati, cioè senza un’attività commerciale che ci richiedono una o più illustrazioni ad uso privato.
 Per esempio: genitori che ci chiedono il biglietto di battesimo del loro bambino, gli sposi che ci chiedono il tableux de mariage, la piccola associazione che ci chiede la locandina di una festa locale. Non sono clienti privati: il negoziante che ci chiede un’illustrazione per il suo catalogo di prodotti, il piccolo editore, il proprietario di un locale che ci chiede il logo per la sua attività. In questi ultimi casi, si discute sempre un preventivo. Non cedete alla richiesta di un listino.
E se chiedono espressamente un listino?

Se un cliente aziendale o comunque con un’attività commerciale richiede espressamente un listino, non sa come si lavora con un illustatore. Succede: cerchiamo di non agitarci e spieghiamo brevemente il concetto di uso delle immagini.
Proponiamo che venga discusso un preventivo, cercando di capire le condizioni d’uso, oltre che l’effettiva mole di lavoro di cui dovremo occuparci e la scadenza.

E’ brutto, ma va detto: ci sono anche clienti in cattiva fede, che sanno benissimo che il listino è uno strumento rigido e che questo gioca a loro favore.
Mettetevi per un momento nei loro panni: hanno la possibilità di avere prezzi bloccati, a prescindere da ciò che faranno di quelle immagini, potendo inoltre scegliere un illustratore confrontando i preventivi, come faremmo noi con i piastrellisti.

Ma noi sappiamo di non stare vendendo delle immagini (come si farebbe con delle piastrelle) ma dei diritti d’uso, dico bene?

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