Come organizzare al meglio un portfolio di illustrazione

Strutturare e rinnovare il portfolio può essere noioso o addirittura stressante per noi illustratori ma, in definitiva è un’attività che periodicamente va affrontata.

Molti giovani illustratori mi dicono che preparare il portfolio “da debuttanti” (mi ha fatto molto sorridere questa definizione di una mia allieva a scuola) è difficile e faticoso, perché ti mette davanti a tutto ciò che non ti piace e ti fa venire anche dubbi su ciò che ti piace(va).
In realtà, questo succede anche a noi che lavoriamo da tempo nel settore.

Il lavoro sul portfolio è complesso (tanto che qualcuno ci ha dedicato perfino un intero libro) perché ci mette a contatto con due aspetti che è a volte difficile fare incontrare: il mercato e la nostra identità (come artisti e come persone).
Il discorso non è banale e purtroppo servirebbe un post lunghissimo per spiegare i processi che sono alla base di una consapevolezza artistica e professionale; mi limiterò allora a dare qualche linea guida per la costruzione e la presentazione di un portfolio.

Ecco allora come organizzare al meglio un portfolio di illustrazione.

Prima di cominciare...

Capire che cosa vogliamo offrire e creare per il mercato è basilare.
Come dicevo in questo post, non trovare o peggio non cercare la propria nicchia è un errore abbastanza grossolano per un illustratore, figura che si specializza e si rende riconoscibile e adatta a determinati progetti.

“Non aprite quel portfolio”: gli errori più frequenti li ho elencati in questo post!

Cos'è il portfolio

E’ l’insieme delle nostre illustrazioni, che mostra quello che sappiamo fare al nostro meglio.

Un sistema ben organizzato che raggruppa le nostre immagini in un ordine efficiente e formale, curato cioè nella presentazione oltre che nei contenuti.

In genere, una cartella di file sfusi o un profilo social non costituiscono un portfolio, che è invece un documento costruito ad hoc.

Più di un portfolio

Soprattutto con l’andare del tempo, sarà necessario avere più di un portfolio.
Alcuni dei nostri lavori possono interessare di più a un certo cliente specifico, o a una categoria di clienti, quindi bando alla pigrizia: sì ai portfolio “mirati”!

Mirati per un colloquio, per un’email a freddo, per un incontro in Fiera e così via.
Fare in modo che la presentazione di un portfolio sia ben pensata e adattata ci dà più possibilità di stringere una collaborazione e mostra ai potenziali clienti che siamo stati attenti e professionali.

In cosa differenziare il portfolio? Dipende.
Si può differenziare per target, per settore, per territorio, per tecnica, per tematiche affrontate e così via.
Su questo torneremo più specificamente in un prossimo post dopo la Fiera di Bologna, perché è un discorso abbastanza complesso.

Cosa inserire e cosa scartare

La scelta delle tavole da mettere in portfolio è fatta di due momenti ben precisi: si seleziona e si scarta. Sapere cosa scartare, infatti, è importante tanto quanto selezionare e forse è la cosa più difficile.
Si selezionano delle tavole perché mostrano il meglio di noi, perché trattano tematiche che ci piacerebbe affrontare nei progetti coi clienti, perché vanno nella direzione che vorremmo intraprendere con la nostra carriera, perché crea omogeneità con le altre illustrazioni scelte.
Si scartano delle tavole perché non sono all’altezza delle altre (e abbassano quindi il livello del portfolio), perché trattano tematiche di cui non ci piace occuparci, perché non ci rappresentano più, perché non sono abbastanza personali, perché non si rivolgono al target giusto o non sono adatte a un dato cliente.

Il contenuto: quante e quali immagini?

Questa è la domanda preferita di chi sta preparando un portfolio.
La risposta è: dipende da chi deve vederlo o riceverlo. Molti art director sostengono di non guardare più di 15-20 immagini.
Ma per esempio, le agenzie ne apprezzano anche qualcuna di più per farsi un’idea completa del tipo di clienti con cui potremmo lavorare.

Oltre al numero di immagini, è importante anche la qualità.
In base al settore di cui vorremmo occuparci dovremo curare le illustrazioni inserite anche per tematica, variazione, omogeneità. Questo significa: più tipi di inquadratura, più situazioni e dinamiche fra i personaggi, animali, piante, e nel caso di disegno commerciale sfondi presenti e di vario tipo (ambienti e habitat) , veicoli, spazi interni, personaggi variegati per sesso, età ed etnia.
Il portfolio mostra il nostro vocabolario artistico: quante cose sappiamo dire con il disegno? E in che modo le diciamo?

Omogeneità

I primi tempi per un illustratore (per esempio se è appena uscito da scuola), sono sempre caratterizzati da quello che io definisco “portfolio di ricerca”, in cui prova varie soluzioni, tematiche e sperimenta tanto.

La diretta conseguenza di questa sperimentazione è una scarsa omogeneità: ci sono tavole liriche/poetiche, altre umoristiche, altre ancora magari più grafiche , alcune destinate all’editoria e altre al packaging di pomodori in scatola… Spesso in questo caso, non c’è un’identità artistica ben definita, è tutto un po’ confuso per approccio all’immagine e destinazione d’uso. E’ perfettamente normale, ma bisogna tenere a mente che l’obbiettivo nel tempo è arrivare a una relativa omogeneità.

Un buon portfolio permette a chi è dall’altra parte di capire di cosa ci occupiamo e in che modo lo facciamo; per questo l’omogeneità è un elemento positivo in una raccolta di lavori.

Ordine e... ritmo!

Un portfolio fatto davvero bene ha un suo ritmo: questo significa che le illustrazioni che contiene si susseguono in un ordine ben studiato.
E’ questo che crea il ritmo: si tiene alta l’attenzione di chi lo sfoglierà.

Sconsiglio di iniziare dalle tavole meno interssanti per poi finire “in bellezza” con quelle di maggiore impatto. Meglio partire da quelle molto belle, nel mezzo si inseriscono quelle che funzionano, per poi terminare con altre illustrazioni molto belle.
Questo, iper semplificando molto.

Ingredienti per il portfolio

Facendo un rapido elenco, un buon portfolio contiene:

  • Le illustrazioni migliori che abbiamo
  • I nostri recapiti: sito, email e, se lo vogliamo, un numero telefonico
  • Social: solo se veramente interessanti, professionali e tenuti bene
  • Didascalie sotto ogni immagine: consigliate solo per specificare  “Progetto personale” o pubblicato (se lo è, nome del cliente e anno di pubblicazione).
Less is more

Quando si vuole fare in modo che il proprio portfolio sia professionale e interessante, lasciamo che siano le nostre immagini a parlare per noi.
Cosa consiglio di escludere dal portfolio:

  • Biografie lunghissime e autoreferenziali: gran parte di quelle informazioni interessano per lo più alla famiglia e agli amici, ma non a persone con cui lavorare. Alcune, anzi, sono informazioni fin troppo personali per un contesto lavorativo anche se informale.
  • L’elenco sterminato di mostre e selezioni ai concorsi: a meno che non stiate inviando quel portfolio a una galleria d’Arte, o a determinati clienti interessati al circuito delle mostre d’Arte, evitate questo tipo di informazioni, che spesso non sono necessarie e anzi, appaiono ingenue o apertamente pompose.
  • Didascalie sotto alle immagini, che indicano per filo e per segno la tecnica utilizzata (questo interessa di più a scuole e gallerie) o raccontano curiosità sulle immagini troppo personali (“Questa sono io con mio cugino Carlo a 8 anni”, “Questa scena l’ho sognata sul treno di ritorno dalla Liguria”). Sono tutte informazioni interessantissime sui social di un artista, ma per nulla d’aiuto in un portfolio.
  • Fotografie della propria vita: può essere carino inserirle sul proprio sito o sui social, ma su un portfolio che è un documento un filo più formale, non è il caso.
  • Barzellette, citazioni e frasi motivazionali: dico sul serio. Non fatelo.

Lo sapevate che ho recensito degli ottimi manuali sul disegno come professione? Alcuni si soffermano proprio sulla costruzione del portfolio di illustrazione!

Consiglio sempre di dedicare almeno una giornata intera al portfolio. La sua preparazione non è qualcosa che si può affrontare di fretta, fra un impegno e l’altro.

Mi rendo conto che sono tante cose, da tenere a mente.
Ma niente panico: si può fare!

data-mobile="1"
Total
0
Shares
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Previous Article

Dieci errori comuni quando si comincia / Prima Parte

Next Article

Cinque semplici attenzioni per tutelare il nostro lavoro

Related Posts