Illustratori e social: 5 cose che sembrano reali, ma spesso non lo sono

Lo sappiamo, ormai: se vogliamo far conoscere i nostri disegni, dobbiamo essere online.
Ad alcuni di noi piace mantenere il proprio profilo social, altri ci rinunciano o lo utilizzano saltuariamente, non senza una certa fatica.

Quasi tutti, però, seguiamo contenuti creativi e quindi profili di altri artisti e artigiani. E ammettiamolo, quante volte ci scatta un meccanismo di confronto?

Gli studi stupendi con la luce perfetta, il mobile alla moda e le piante pensili, i disegni sempre bellissimi e ben riusciti, i retreat artistici, i dietro le quinte dove tutto è andato bene…
Ma sarà davvero sempre questo incanto?

Ecco allora 5 cose che sembrano reali, ma spesso non lo sono, sui profili “artsy”.

1. Gli sketchbook

Gli studi dei progetti e i work in progress sono sempre molto interessanti per chi è curioso di conoscere i dietro le quinte di un prodotto illustrato.
Prima dell’avvento di Instagram non era così raro imbattersi in sketchbook, bozzetti o menabò postati in genere sui blog personali da illustratori e fumettisti.

Col tempo però, qualcosa è cambiato: che fine hanno fatto quegli sketchbook così simili ai nostri? Oggi vediamo postare solo sketchbook stupendi, con disegni rifiniti e omogenei.
Gli artisti che seguiamo sfogliano i propri, bellissimi anzi perfetti, in un continuo eyecandy che ci lascia meravigliati prima e avviliti poi.

Molti si chiedono perché i propri sketchbook siano zeppi di disegni che non funzionano, che non mostreremmo nemmeno sotto tortura. Il punto è questo: lo sketchbook è un laboratorio, ed è fisiologico che contenga un buon 80% di disegni stortignaccoli.

Quelli che vediamo sfogliare online, ormai, sono in realtà raccolte di disegni definitivi; non sono più sketchbook se non nel supporto scelto per disegnare.
I disegni perfetti che vediamo scorrere sono definitivi le cui prove sono state eseguite su altri fogli (ironicamente, anche su altri sketchbook che non ci vengono mostrati).
Mettiamola così: sono in parole povere “finti” sketchbook, fatti ad hoc per essere postati e addirittura per essere messi in vendita come piccoli libri. Sì, qualcuno li vende.

Restano interessanti e gradevoli da guardare, ma non ha senso invidiarli e fare un confronto coi nostri. Mettereste mai a confronto il vostro sketchbook con delle tavole appese in una mostra?
No, perché sono cose troppo diverse fra loro. Anche in questo caso è esattamente così.
Quelli che vediamo sui social sono per lo più prodotti/contenuti confezionati ad hoc, abbastanza rifiniti da essere belli ma disegnati su sketchbook per sembrare più freschi.

2. Studi e spazi di lavoro

Non tutti disegniamo e dipingiamo circondati da mobilio di tendenza con mensole cariche di succulente pendenti, dove tutto è perfettamente simmetrico e in palette.
Questo non significa, però, che il nostro spazio non vada bene.
Forse la luce non è perfetta per disegnare a mano e dovremo dipingere in cucina, oppure la nostra sedia ergonomica, pur così comoda è davvero poco fotogenica e fa tanto ufficio.

L’importante è fare e non piuttosto avere lo studio perfetto per aspettare di metterci all’opera. Lo dico anche a me stessa: puoi essere brava anche se qualcuno ti ha scritto che il tuo spazio di lavoro sembra quello di uno studio medico.

Senza nulla togliere a nessuno, quasi tutti gli studi che vediamo postati che sembrano usciti da una rivista di interior design, sono spesso frutto di un meticoloso arrangiamento pre-scatto. Molte cose vengono nascoste, messe da parte, spostate solo per il tempo di un click. Ma chi è che riesce a maneggiare una tavoletta grafica 22″ con un enorme ed estetico cactus a fianco, comunque, ve lo siete mai chiesti?
E quella seggiolina così fascinosamente vintage, ma che sembra comoda come gli inginocchiatoi nella scuola dalle suore, sarà quella davvvero utilizzata per dieci ore giornaliere di disegno?

In ogni caso, possiamo farcela anche in uno studio non instagrammabile, promesso.

3. Lo stile di vita

A volte, davanti ai risultati ottenuti di alcuni artisti che seguiamo ci siamo chiesti: “ma come fa?”. Come fa a mantenersi pubblicando solo un libro l’anno? Come riesce ad occuparsi solo dei progetti che sono adatti a farlo crescere artisticamente?
Come fa ad avere il tempo di stare un mese in Asia per un artist retreat? Come fa a fare arrivare i suoi lavori negli shop delle gallerie? Come ha fatto a diventare così famoso?

Ci sentiamo inadatti perché ci illudiamo che tutte queste possibilità siano riconducibili unicamente a risultati raggiunti con l’attività artistica, ma a volte non è così e, per questo, fare confronti diventa fuori luogo o perfino insensato.

Molti artisti si sostentano soprattutto grazie ad una professione primaria che “regge” economicamente quella artistica. Qualcuno percepisce altre fonti di reddito: rendite passive, per esempio, oppure in casa lavora un’altra persona.

La professione artistica è molto legata anche ai contatti interpersonali, a volte preesistenti rispetto all’attività artistica.
Senza scomodare le raccomandazioni, esistono diverse “bolle” sociali, in cui si muovono attività e iniziative. Spesso non sono osservabili, se non con grande attenzione, e non sempre è facile entrare a farne parte.

4. L'entusiasmo per i progetti

Qualche settimana fa ho ridacchiato, quando un’ex allieva mi ha detto di essersi un po’ avvilita, guardando gli account social di alcuni illustratori; perfino del mio.
La causa? L’entusiasmo a volte “assordante” riguardo la pubblicazione di progetti in uscita. “Tutti sembrano così contenti e soddisfatti di ciò che fanno… Io invece quasi mai.”
“Cosa avrei dovuto scrivere?” – le ho risposto “Che ho odiato lavorare a quel libro?”
Magari siamo solo contenti perché è finita e, con la pubblicazione, possiamo lasciarci quell’inferno alle spalle.

Non fraintendetemi, non è che si odiano sempre i progetti (ci mancherebbe!) ma non è detto che l’entusiasmo non nasconda cicli infiniti di modifiche, weekend per recuperare i ritardi e incursioni indesiderate dei grafici sui colori delle tavole, per dirne solo qualcuna.
Non è tutt’oro quel che luccica: sui social si è positivi.
Carini e coccolosi (cit.). Sempre.

Non è sbagliato: ma i social, spesso, non sono la realtà.

5. L'abbigliamento, soprattutto durante il disegno

Questo mi ha sempre fatta sorridere, scorrendo i feed sui social o sui siti personali degli artisti: in quanti disegnano o peggio dipingono, indossando il dolcevita o il vestito bianco d’ordinanza? Di recente ho visto una pittrice che si faceva filmare mentre dipingeva, (evidentemente per finta tra l’altro) mentre indossava un abito a fiori vintage e un cappello di paglia a tesa larga. In casa.
E’ un po’ il meccanismo delle foto che vediamo degli studi, si tratta di un vero e proprio set.

Non crucciamoci: tutti disegniamo in tuta da casa, o col maglione grigio-Ferragni piangente.
Quelli che vediamo sui social sono spesso (se non sempre) immagini ideali.

Preso nel giusto modo, ciò che seguiamo online non è nocivo, a patto che lo prendiamo per quel che è: una serie di informazioni parziali e selezionate, o addirittura create ad hoc in certi casi.
Come spiegavo ai miei alunni nelle lezioni di Composizione qualche mese fa, un’inquadratura funziona per due motivi: include ciò che serve ed esclude ciò che non serve o devia l’attenzione da ciò che si vuole trasmettere.

Quello che si mostra online non è diverso: le fotografie sono vere e proprie inquadrature e ciascuno di noi, col proprio profilo social, diventa “regista” di un dato momento.

Solo ricordandoci questo potremo lasciarci ispirare, divertire, riflettere sulle scelte artistiche e professionali per noi stessi, senza però abbandonarci alla malsana tendenza di fare confronti con persone di cui conosciamo poco e nulla, dimenticandoci che ciascuno di noi racconta e omette ciò che vuole.

Approfondimenti

Se volete approfondire l’argomento, vi rimando molto volentieri a uno dei libri che nel 2023 mi è piaciuto di più per la sua intelligenza e puntualità: “La società della performance” di Andrea Colamedici e Maura Gancitano, in cui si parla proprio di questo.
Io l’ho trovato rinfrescante, mi ha aiutato molto a gestire alcuni aspetti della mia vita personale e professionale, anche e soprattutto online.

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