Compensi e preventivi nel disegno su commissione

Argomento spinoso, anzi: appuntito e pungente, come le nostre matite fresche di temperino.
Parlare di denaro agita la maggior parte delle persone, soprattutto se svolgono una professione creativa. E’ normale. Ma si può migliorare, un’ansietta alla volta.

Compensi e preventivi nel disegno su commissione, dovrebbero diventare argomenti di cui parlare liberamente, perché è giusto farlo. Scommettiamo che alla fine di questo post, sarete appena appena più sereni a riguardo?

1. Qual è la nostra percezione del denaro?

Più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto il denaro sia quasi tabù, fra i disegnatori.

In parte è un fatto culturale, senz’altro, ma nelle persone che si occupano di creatività la difficoltà è anche legata ad aspetti psicologici e personali molto complessi: insicurezze, sensi di colpa per una professione “non convenzionale”, Sindrome dell’impostore

Ci sentiamo in difetto, cercando di introdurre l’argomento denaro con qualcuno che ci propone una commissione o delle attività.

Devo dire che a me aiuta molto vederlo come un’energia vitale, slegato cioè da quella dimensione “volgare e gretta” o legata all’ego che gli viene quasi sempre attribuita. Molto più semplicemente, ho accettato che mi serve per vivere e per poter continuare a disegnare altro. Cioè, a fare quello che mi piace. E non lo faccio a scapito di nessuno.
Cerco anche di ricordarmi sempre di questa grande verità: 9 volte su 10, chi mi commissiona delle illustrazioni guadagnerà dal mio lavoro. Perché io non dovrei?

Teniamo a mente questa grande verità: per molti potenziali committenti, il nostro timore del denaro è cosa nota e questo permette loro di sfruttarci al minor costo possibile o, addirittura, gratuitamente.
In parole povere, questa nostra paura viene utilizzata contro di noi.

2. Parlarne al momento giusto

Non occorre essere aggressivi o arroganti per parlare di denaro: anzi, diversi manuali per disegnatori freelance, fra cui “Graphic Artists Guild Handbook / Pricing&Ethical Guidelines” (una sorta di Bibbia per designer freelance) consigliano di lasciare questo argomento per ultimo, all’interno della discussione di un progetto.

Sembra infatti che convenga parlare prima di altri aspetti, come l’oggetto della commissione, la relativa mole di lavoro, le scadenze, gli usi delle immagini e i territori di riferimento. Una volta messe in chiaro queste variabili, sarà più semplice trovare un accordo economico con il cliente e più improbabile creare una situazione conflittuale.

3. Quando tutto tace... bandiera rossa!

Lasciare per ultimo l’argomento denaro nel contesto di una trattativa non significa mettersi al lavoro o peggio, terminare la commissione, senza sapere quanto, quando (o addirittura SE!) verremo pagati. Semplificando le cose, una volta stabilito il nostro compenso e quindi accettato il preventivo, inizia davvero la commissione e solo da quel momento avremo a tutti gli effetti un cliente di cui occuparci.

A volte invece, mi trovo purtroppo a parlare con colleghi o illustratori alle prime armi che sono nei guai o scoraggiati per non essere stati pagati dopo aver eseguito un lavoro, perché hanno considerato un privato o un’impresa clienti impropriamente, cioè senza che nessuna delle due parti avesse mai fatto cenno all’argomento retribuzione.
Queste situazioni, credetemi, si somigliano tutte.

L’esperienza, diretta e non, mi ha insegnato che se nessuna delle due parti parla di soldi, è quasi sicuro che una stia dando per scontato di essere pagata, mentre l’altra è convinta che non le verrà chiesto di pagare.
Lo so, sembra assurdo, ma quasi sempre è così.

Proponiamo quindi un preventivo o chiediamo quale budget è stato previsto per il progetto che vorrebbero affidarci, tenendo conto del fatto che probabilmente la somma che ci viene proposta è già stata ribassata. Molti clienti si aspettano infatti che noi rilanciamo con un importo più alto.

4. Cosa vendiamo e chi è il cliente?

Dopo diversi anni di corsi e consulenze per illustratori, posso dire che, specie all’inizio, non è semplice capire cosa si stia vendendo e a chi. Non solo: a volte neppure ci si pone il problema e questo genera diversi malintesi, grattacapi e, in seguito, rimorsi e rimpianti.

Spesso i disegnatori sono convinti di vendere una o più immagini, ma non è così: sono i diritti d’uso di quelle immagini ad essere in vendita e c’è una grande differenza.
Immaginiamo i diritti d’uso come una licenza-pacchetto con contenuti e condizioni di finalità, territorio e di tempo limitati. Le immagini rimangono proprietà dell’illustratore, per sempre, se non viene esplicitato il contrario nero su bianco.
Di questo parleremo meglio prossimamente.

Quanto al cliente: è la persona (fisica, come un privato o giuridica, come un’azienda o un ente) che ci paga per il progetto. Non basta ci chieda di disegnare.

In linea di massima, chi paga decide. Senza alcuna retribuzione nei nostri confronti, viene meno la stessa relazione lavorativa.

Vi rimando a questo mio breve post su Instagram dedicato a un caso specifico, purtroppo molto frequente, in cui moltissimi illustratori in erba reputano “cliente” qualcuno che in effetti non lo è: gli autori dei testi. Non date potere decisionale quando non è dovuto!

5. Il pricing è una brutta bestia

Col passare del tempo diventiamo più abili a formulare preventivi o intuire se il budget che ci hanno proposto è più ridicolo di una puntata di Mister Bean. Resta comunque una questione complessa, anche per i professionisti.
Come accennavo nel primo punto di questo elenco, ci sono manuali interi sul Pricing, perché il discorso non è banale.

Semplificando, possiamo però distinguere tre metodi per formulare un preventivo: prezzo al giorno, prezzo orario e per progetto.
Mentre i primi due tengono per lo più conto del tempo impiegato a portare a termine la commissione, il terzo si riferisce al concetto economico di value-based pricing; tiene cioè conto di più fattori, legati al valore generato dalle opere realizzate.
E’ un discorso più complesso su cui tornerò sicuramente nelle prossime settimane.
Per ora vi segnalo questo post di Emanuele Nardin in cui viene spiegato molto bene.

Non c’è niente di male a chiedere riscontro sui preventivi ai colleghi, in caso di incertezza. Ma non chiediamo semplicemente quanto farci pagare: cerchiamo consiglio fornendo dettagli (come la dimensione del cliente, numero e tipo di illustrazioni, tecnica e così via) e provando a proporre una cifra a cui avremmo pensato. In fin dei conti stiamo chiedendo delle informazioni e qualcuno impiegherà del tempo per farsi due calcoli e darci una risposta: il minimo che possiamo fare è impiegarne un po’ noi per primi.

Che abbiate deciso di disegnare per professione o che invece, preferiate farlo di tanto in tanto per qualche commissione, spero che questi consigli vi possano essere utili.

Se vi va, datemi una mano a creare un ambiente che ci sia sempre meno ostile, condividendo questo post per fare sì che sempre più disegnatori siano preparati!

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