Tutte le volte che ho detto NO – Seconda parte

La scorsa settimana riflettevo sul valore del “No” come elemento che permette di fare spazio per altri “Sì” più sani, fruttuosi e positivi, partendo da tutti i No che ho detto, o meglio sul loro perché.

Oggi scrivo la seconda parte di questi perché. Eccoli!
E’ successo anche a voi?

5. Una tematica contraria ai miei valori

E’ più raro, soprattutto perché lavoro per lo più nel mercato editoriale per l’infanzia, ma un paio di volte è successo che volessero darmi delle tematiche o degli elementi per me molto scomodi o sgraditi.

In un caso si trattava di una tematica a cui sono moto sensibile e che il testo che mi era stato proposto presentava con una visione totalmente opposta alla mia.  Non volevo in alcun modo dare il mio contributo a diffondere un’idea che reputavo ingiusta e negativa né esservi associata.
Mi è dispiaciuto, perché si trattava di un cliente e di un autore con cui avevo lavorato benissimo in precedenza, ma dopo aver chiesto se fosse possibile omettere quella pagina e dopo aver appreso che non lo era, sono stata contenta di non aver proseguito.

Nel secondo caso invece, che mi è capitato più di una volta, avrei avuto a che fare con delle storie che includevano elementi non adatti al mio universo artistico che avrei dovuto snaturare non poco per renderlo adatto a quei testi.
Ho imparato sulla mia pelle che lavorando a determinate tematiche, è facile si ripetano, quindi ho preferito non creare un precedente.

6. Chiedevano di copiare un altro artista

Succede a molti ed è successo anche a me, in passato. La richiesta di copiare un altro artista, di solito a sua insaputa.

Semplicemente, per me è NO.

Può aver rifiutato per mancanza di tempo, o possono averlo scartato perché chiedeva un budget più alto, per me è lo stesso: scimmiottare il modo in cui un altro artista lavora è una bassezza che non voglio nel mio percorso artistico e lavorativo.

Non solo la percepisco una mancanza di rispetto verso chi viene plagiato, ma anche verso di me e verso la mia professionalità. 

E’ chiaro che non mi riferisco alla mansione di copy artist, cioè quella di disegnatori che vengono ingaggiati da editori e agenzie per subentrare in un progetto perché il suo illustratore originario non può proseguire per dei problemi sopraggiunti. Per me, la chiave è sempre il consenso. Se mancasse quello, non prenderei in considerazione nessuna richiesta di questo tipo.

In un mondo che ci vuole pezzi di ricambio sostituibili da macchine e da persone poco oneste, per me la priorità è sempre operare in modo etico e restare un essere umano decente, prima che un’illustratrice.

7. Il portfolio "dal passato"

Vi è mai capitato di sentirvi chiedere “Disegnamelo così!” ma riferito a una tavola disegnata anni fa? Tremendo!

Quando è capitato che mi chiedessero dei trattamenti immagine con cui non lavoravo più, ne ho suggeriti altri più attuali.

A volte ha funzionato, altre invece la preferenza rimaneva su pezzi vecchi del portfolio. In quel caso, dopo aver fatto una volta l’errore di accettare, mi sono sempre tirata indietro.

Semplicemente, non funziona e si vede da subito.
Si cresce, si cambia, si va avanti, è normale.
Ci sono cose su cui non voglio tornare indietro e i pezzi del mio portfolio che sento sorpassati sono fra queste.

8. I modi prima di tutto

Di solito lavoro con persone rispettose o addirittura molto carine.

Ma non è sempre andata così.
Le informazioni c’erano tutte al gran completo, il budget era ragionevole, la scadenza fattibile.

Ma mi sono fatta indietro perché i modi dall’altra parte erano pessimi. In un’occasione in particolare ho preferito non continuare la collaborazione dopo aver sentito la voce “grossa”dall’altra parte del telefono, oltretutto perproblemi non causati dal mio lavoro.

Lavorare nel rispetto reciproco è vitale. Se viene a mancare…

Grazie, ma no grazie.

Dire di no è sempre difficile, ma ci sono ottimi motivi per farlo e per dire “sì” a progetti, situazioni e persone che ci daranno gioia e soddisfazione.
Qui la prima parte di tutti i miei “NO”.

E i vostri quali sono stati?

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