Tutte le volte che ho detto NO – Prima Parte

Prima o poi, vi racconterò gli errori che ho fatto come illustratrice e posso già anticipare che uno dei peggiori è proprio non aver saputo dire di no. Nel corso degli anni li ho annotati nero su bianco e ho notato che quasi sempre, i guai e le difficoltà più grossi sono derivati dal dire dei “sì” non abbastanza ben ragionati.

E’ fisiologico e inevitabile, ognuno di noi ci passa quando inizia a fare illustrazione: l’idea di prendere tanti progetti, tanti clienti è elettrizzante, ci fa sentire a mille e pieni di entusiasmo e, a dirla tutta, tocca le corde della vanità essere cercati, accettati e richiesti.

L’illusione che non prendere tutto ciò che arriva significhi stare sempre sulla cresta dell’onda e che al contrario, rifiutare qualcosa implichi voltare le spalle al lavoro in sè, è sempre in agguato ed è molto pericolosa.

Mi è capitato piuttosto spesso di essermi pentita di avere accettato certe commissioni. Volendo tirare le somme (dopo più di un decennio sento di poterlo fare):

Non mi sono mai pentita di avere rifiutato un progetto, ma al contrario, a volte mi sono pentita di averlo accettato.

Dire di no è un atto potentissimo, molto più potente di ciò che potremmo immaginare.

Ecco alcuni casi in cui tirarmi indietro è stata sempre una buona idea.

1. Scadenza completamente irrealistica

Vuoi per un contrattempo esterno, vuoi per una mancata organizzazione (che, purtroppo, a volte si rivela abituale) la scadenza proposta per la consegna del progetto (la famigerata deadline) risulta completamente infattibile.

E’ vero, ci sono situazioni in cui anche una scadenza un po’ stretta può essere sistemata con qualche accorgimento da entrambe le parti, spostandola un po’ nel tempo o cambiando la consistenza della mole di lavoro richiesta.
Non sempre è possibile, però.

Quando il rischio di rovinare il flusso di lavoro per inserire un nuovo progetto in calendario diventa troppo alto, ho imparato a declinare l’offerta.
In passato non l’ho fatto e mi sono trovata a dovermi giostrare fra troppi progetti da portare avanti.

Il fenomeno dell’overwork nella carriera di un freelance è sempre in agguato e sviluppare la capacità di evitarlo è un compito quasi quotidiano. Vitale da un punto di vista lavorativo, ma non solo: ci va di mezzo anche la salute! E di quella ne abbiamo una sola.

2. Budget inadatto

Il budget può essere inadatto per diversi motivi, in particolare:

  • Rispetto alla mole di lavoro
  • Rispetto agli usi richiesti delle immagini
  • Rispetto alle tempistiche
  • Rispetto alla grandezza/importanza del cliente sul mercato

Mi è capitato di chiedere un compenso più alto per tempi decisamente stretti, ma soprattutto di rifiutare budget troppo bassi in proporzione a tutto il lavoro che comportavano.
Anche per gli altri motivi sopracitati, certo, ma più spesso proprio per un’enorme sproporzione fra lavoro da fare (e quindi il tempo e sforzo richiesto per portare a termine il progetto) e la relativa remunerazione.

3. Contratti davvero troppo lesivi

Un contratto può essere lesivo e non equilibrato per diversi aspetti, in cui al momento non mi addentrerò.

Per ora mi limito a consigliarvi di prendervi sempre il tempo di leggere molto bene un contratto, perché una volta firmato non si torna indietro e, se possibile, farlo genera solitamente una serie di problemi spinosi o persino costosi da affrontare.

A contratti particolarmente lesivi ho detto no, perché creavano una sproporzione eccessiva fra gli usi che i clienti avrebbero fatto delle mie immagini, o in termini di destinazione o in termini di tempo. Dico no anche quando dall’altra parte non c’è nessuna volontà di metter mano al contratto.
I contratti non sono scolpiti nella pietra come i Comandamenti, sono sempre modificabili e… contrattabili! Se così non è, e vogliono impormi delle clausole troppo lesive che creano dei disequilibri importanti, mi tiro indietro.

4. Richiesta e comunicazione troppo vaghe

Anche dopo numerose email ed estenuanti telefonate, non sono riuscita ad ottenere dei dettagli importanti o addirittura fondamentali, che mi permettessero di valutare nella sua interezza un progetto?
Allarme rosso.

A volte si è trattato del compenso, altre non sono riuscita a conoscere l’effettiva consistenza del carico di lavoro, oppure mi sono state date informazioni contrastanti.
Oppure, la richiesta era tutto sommato chiara, ma i materiali forniti erano ripetutamente incompleti o inadatti o non arrivavano mai.
Dopo anni a disperarmi, ho deciso che dopo un certo numero di tentativi sarebbe stato meglio tirarsi indietro dall’inizio.
Del resto, meglio subito che dopo a lavori già avviati.

Una comunicazione vaga e incompleta fa perdere tempo ed energie e il rischio è di dover partire in ritardo, senza le idee chiare sul da farsi. Il rischio ritardo e modifiche pazze e ripetute (in gergo rework) è altissimo.
A volte si rimette tutto in carreggiata, ma se non è così, un NO è la scelta più saggia.

A mercoledì prossimo, per la seconda parte!
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