5 falsi miti sull’illustrazione

Nel corso degli ultimi dieci anni mi sono spesso imbattuta in una serie di regole ferree per chi fa illustrazione, sia sui social sia in presenza. Queste regolette vengono elargite in buona fede, tramandate di sito in sito, da social a social, diventando dei falsi miti, perché spesso non si applicano a tutte le situazioni.

Spesso sono caratterizzate da una iper-semplificazione che rischia di creare insicurezze, paranoie, dubbi e blocchi di cui non c’è proprio nessun bisogno: noi disegnatori ce li creiamo agevolmente da soli!

Ho elencato i 5 falsi miti più ricorrenti.

1- Devi per forza disegnare in digitale

Ci sono talmente tanti clienti che è impossibile cerchino tutti la stessa cosa!
I media tradizionali hanno una freschezza irripetibile coi mezzi digitali e quindi vengono anch’essi richiesti, soprattutto in alcuni ambiti nel mercato dei libri illustrati ma anche nel surface design e nella fashion illustration.
E’ vero invece che resta indispensabile saper utilizzare i software per regolare i colori dopo la scansione, scontornare e ritoccare i disegni. Ormai quasi nessuno fa post-produzione per noi.

2 - All’editore si invia un progetto libro, alle agenzie il portfolio

E’ vero solo in certi casi: alcuni editori cercano anche illustratori da affiancare alle storie che hanno ricevuto dagli autori e quindi accettano o cercano portfolio. Molte agenzie cercano anche autori completi (cioè autori di testo e immagini). Ci sono editori che prendono solo progetti, ma questa non è la regola generale.

Inoltre, diciamolo, per favore: non tutti gli illustratori amano o sanno scrivere testi, quindi non vi crucciate troppo se non siete interessati a preparare un progetto libro: in questo caso state sereni e mettete a punto un buon portfolio. Andrà benissimo.

3 - Devi aver studiato in una scuola

Arriviamo al sodo: nessuno vi chiederà un curriculum o il fatidico “pezzo di carta” per affidarvi un progetto. Gli unici eventualmente interessati potrebbero essere alcune agenzie o le scuole che cercano docenti.

Una buona scuola di illustrazione o fumetto sicuramente accelera il percorso di apprendimento e lo rende più uniforme e regolare tramite un programma ben articolato, permettendo di fare esercizi efficaci e di accedere a una serie di contatti utili alla fine del percorso.

Vi renderà probabilmente anche più consapevoli, quindi resta un’esperienza preziosa.

Preziosa, ma non indispensabile: sono tanti gli artisti che hanno seguito un percorso tortuoso, con interruzioni e deviazioni continue e che sono arrivati in ogni caso a destinazione. Alcuni, come la sottoscritta, sono per lo più autodidatti. Inoltre, ci sono corsi e workshop, consulenze e tutoring di altri illustratori online o in presenza che possono dare tantissimo.

Non dimentichiamo inoltre che anche lavorare sul campo costituisce un’esperienza formativa molto importante!

4 - Devi sapere disegnare tutto e in qualunque modo

No, non è così.

Questa la sento spesso sciorinare a corsi e in alcune scuole ed è per lo più valida quando state studiando e provate di tutto per conoscervi e capire cosa vi piace e cosa no.

Ci sono professionisti che prendono tutto ciò che il mercato ha da offrire: dall’etichetta del vino ad acquaforte al dinosauro iperrealistico in Photoshop per il sussidiario, passando per i character Kawaii 3D per una app e le caricature per i matrimoni. Altri lavorano come copy-artist e sono in grado di replicare perfettamente o quasi la mano di altri disegnatori, laddove questi non possano più terminare un progetto in corso d’opera.

Va benissimo: quella di barcamenarsi con qualunque commissione disponibile o di fare il copy artist sono scelte ben precise. Ma non certo le uniche.

Il modo che alcuni hanno di pressare studenti ed esordienti su questa cosa, mette un’ansia inutile, e non è nemmeno funzionale al tipo di carriera che molti disegnatori vogliono per sè.
Molti illustratori e fumettisti vogliono specializzarsi ed essere riconoscibili (o riconosciuti), affrontare determinate tematiche o scelte narrative o dedicarsi a determinati prodotti e generi.
Non c’è niente di male.
Una volta terminata la formazione accademica, se non vi piace disegnare in modo iperrealistico, non succede nulla.
Non vi interessa l’illustrazione per l’infanzia? Perfetto, non occupatevene!
Specializzarsi va bene. Voler essere riconoscibili va bene.

Non credete neppure quando vi dicono che “a sapere fare tutto in qualunque stile” si lavora di più. Non è detto.
A volte ripaga meglio disegnare per il settore che abbiamo scelto e farlo maledettamente bene, essere riconoscibili ed essere chiamati per come disegniamo, piuttosto che sapere fare un po’ di tutto in maniera mediocre ed essere chiamati solo perché serve un disegnatore.

5 - Se vuoi illustrare per lavoro devi “sfondare”.

Per prima cosa, se chiederete a 10 disegnatori diversi cosa intendono per “sfondare”, scoprirete che ciascuno di loro vi darà una risposta diversa.

Per alcuni sfondare è disegnare in tv, per altri è arrivare a fare la propria serie animata; per certi di loro è vincere premi prestigiosi ed essere invitati ai saloni, per altri ancora essere intervistati su riviste di settore o pubblicare con alcuni editori. C’è chi sogna di sfondare collaborando con marchi di moda o di cosmetica prestigiosi. C’è anche il disegnatore che ha “sfondato” avendo centinaia di migliaia di follower su Instagram ma che non ha mai pubblicato nulla fra libri e riviste. E quello che è famoso su Etsy, con uno shop che fa centinaia di vendite, ma che fuori dal giro dell’handmade non conosce quasi nessuno.

Non solo: molti illustratori vivono del proprio lavoro pur non avendo “sfondato” cioè pur non essendo famosi in nessuna delle modalità sopra indicate. Lo sapevate?

Anche in questo caso, non c’è un giusto o uno sbagliato. Non c’è un sogno migliore dell’altro. E non lasciate che nessuno vi dica che dovete sfondare o che dovete farlo in un determinato modo o che il vostro sogno non vale abbastanza o è stupido.
Ci sono tante possibilità, scegliete la vostra o le vostre, ricordando che ciascuna richiede un percorso diverso e strategie diverse.

Su questo argomento in particolare, tornerò volentieri in uno dei prossimi articoli.

Per concludere…

Mi rendo conto che le regole facciano gola: più sono rigide e inflessibili più ci danno un senso di sicurezza, la sensazione che finalmente qualcuno ci stia dando una bacchetta magica che risolverà la nostra situazione.
La verità è spesso complessa e sfaccettata, perciò l’unica bacchetta magica di cui disponiamo è la nostra capacità di prendere con le pinze le “regole”, guardarci dentro e valutare se si adattano alla nostra situazione, a come siamo, al nostro background e alla direzione che vogliamo prendere. Lo so, è meno semplice, ma sicuramente più efficace!

Dobbiamo sempre ricordarci che regole e consigli ci vengono dati da persone; alcune sono in grado di farlo tenendo a mente che la loro esperienza non è l’unica al mondo, ma non tutte. Quindi facciamo attenzione.

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