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Asterisk Quella volta che una band mi salvò dal blocco creativo
21/02/2018 Morena Forza in Creatività / No comments
Oasis blocco creativo

Sappiamo quanto possa essere facile fidarci ad occhi chiusi del parere di qualcuno che stimiamo e che ci ispira. Proprio come accade coi personaggi famosi, vero?
Si tratta però di un gioco di equilibri: ci serve l’apertura necessaria ad accogliere i consigli e la chiusura sufficiente a non farci appiattire come uno scoiattolo sotto a un TIR.
Il mio ti sembra un discorso nebuloso? Allora ti racconto una cosa…

Un inizio col botto

Qualche anno fa avevo messo da parte dei risparmi per l’imperdibile workshop di illustrazione con uno dei professionisti del mio Olimpo Personale.
Mi ero seduta in prima fila.
L’illustrissimo illustratore camminò al centro della stanza, sospirò con molta enfasi e annunciò:

“E’ un vero peccato che fra voi, nessuno farà mai un libro illustrato.”

 

Nell’aula cadde un silenzio raggelante, spezzato da qualche risatina nervosa e sommessa.
Io alzai la mano a mezz’aria e intervenni timidamente “Ehmmm… ne ho già fatto qualcuno.”
Non perché pensassi di essere un caso speciale, ma perché le previsioni lapidarie non mi piacciono e mi era sembrata un’uscita fuori luogo.

“Ah sì?” mi rispose quasi fra sé e sé.
Poi continuò.
“Il mercato è morto. L’editoria è in declino. E’ una nave da cui i topi stanno già scappando da un bel pezzo. Poveri voi che dovete ancora cominciare…”

 

Avevamo davvero pagato il corrispettivo di un affitto a Milano per scoprire che era inutile? Mentre tutti si avvilivano, io mi stavo indispettendo.

ll giorno seguente, come richiesto, portai i miei libri illustrati preferiti.
Il responso era: brutto. Ruffiano. Commerciale.
In soldoni, mi disse che i miei gusti erano orientati a un genere di editoria che per lui dovrebbe sparire per sempre.

“La vera illustrazione non è questa.”

Boom.

Tornai a casa a pezzi e la testa mi ronzava. I miei gusti erano sbagliati? La mia stessa concezione di illustrazione era sbagliata?

L’ultimo giorno mi guardava colorare a Photoshop.
“Senti, non so cosa dirti di questa… cosa. Perché il disegno su un computer non esiste. Vedi? E’ lì, nello schermo. Non è reale. Non so consigliarti. Non è una vera illustrazione.”

Stavolta stranamente, non mi sentivo offesa o colpita. Risposi un allegro “Ok!” e tornai a colorare.

All’improvviso, mi era tutto chiaro

Per quanto l’esperienza di questo super talentoso illustratore potesse darmi delle informazioni interessanti, non potevo portarmi via il pacchetto completo delle sue affermazioni. Non potevo cioè affidarmi totalmente alla sua personale e soggettiva verità.
Accecata dall’ammirazione, non avevo considerato che era una persona come tutti, con le sue mancanze e le sue idiosincrasie.

Si trattava di un illustratore tradizionale, di una certa età, molto “artista”, che faceva ritoccare i suoi errori a un paio di addetti al ritocco digitale. Non utilizza l’email e per questo prende accordi via telefono o fax come si faceva il giorno della caduta del Muro.

Come potevo pretendere che una persona con un background così definito e “classico” potesse apprezzare l’impronta delle mie scelte artistiche e professionali?
Mi sentivo come quelle persone che si lamentano perché il loro gatto non fa le feste.
Una completa babbea. Però, che sollievo!

La chiave è contestualizzare

“Non mettere la tua vita nelle mani di una rock ’n roll band”

Hai riconosciuto queste parole?
Va bene, se così non fosse, ti perdono perché gli Oasis sono un po’ démodé,  io li amo ancora come quando mettevo l’ombretto coi glitter in crema e non riuscivo più a chiudere le palpebre.

Ho sbagliato tutto? O sono sbagliata io?

Decisi di tenere nel bagaglio del corso tutte le nozioni sul colore e sulla narrazione (stimolanti e preziose) e di gettare tutto il resto. Non perché non fosse valido, ma perché non si adattava alle esigenze del mio percorso creativo e professionale. E alla mia idea di illustrazione.
Insomma, avevo deciso di non mettere la mia vita nelle mani di una rock ’n roll band, e di non farmi trascinare da una musica che non era la mia.

Forse per quell’illustratore, quello che disegno “Non è vera illustrazione”, eppure sono anni che numerosi editori ed altri clienti lo comprano.
Semplicemente, non si tratta degli stessi che comprano il suo lavoro.

Quando partecipi a un incontro, a un corso, a una portfolio review, ricordati di questo post e scegli quali consigli tenere e quali lasciare andare. Scegli su quale musica ballare.

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Asterisk Giorni magici al workshop di Julia Sardà da IDEA Academy
09/11/2015 Morena Forza in Eventi / 2 responses

Quando ho saputo che Licia Licari stava per partire per Roma per assistere al workshop di Julia Sardà, ho pensato subito: “Voglio un resoconto!”
Così, qualche settimana dopo, eccolo qui per me e per voi.

A cura di Licia Licari

Ho scoperto i lavori di Julia Sardà, illustratrice, concept artist e character designer, circa due anni fa ed è stato subito amore, quel tipo di amore che i fiori di zucca in pastella sanno ispirare alle masse, per rendere l’idea. Se non la conoscete ancora ecco un’interessante intervista del 2013 in inglese.

Juia Sardà | Mary Poppins

 

Nello specifico apprezzo e ammiro: lo stile dei personaggi, la gestione della luce e dell’ombra, le palette, le inquadrature teatrali, la combinazione di forme piatte e scolpite con una colorazione che sembra tradizionale, il tocco retrò ma non troppo del tutto…ma potrei continuare e vi annoierei.

Insomma, lo scorso anno una volta scoperto che IDEA Academy stava proponendo un workshop di illustrazione digitale con lei come docente, chiesi immediatamente tutte le informazioni e scambiai tutte le mail del caso con Vanessa, la gentilissima, disponibilissima e pazientissima manager coordinator dell’accademia.

Purtroppo nel 2014 le mie conoscenze o capacità nell’uso del mostro a infinite teste che (per me ancora) è photoshop si limitavano all’apertura e chiusura in supervelocità dello stesso.

Abbandonai l’idea per paura di fare il salto parecchio più lungo del mio metro di gamba, con la speranza che riproponessero il corso in un futuro prossimo e benevolo.

E così è stato: quest’anno con un pizzico di conoscenze, sufficienti almeno ad evitarmi una crisi di nervi, non ho esitato ad iscrivermi ai tre giorni di workshop intitolato “Come diventare un illustratore professionista” dall’11 al 13 Settembre.

Julia Sardà | The secret garden

Che dire? worth the wait AND the money. Julia (la cui J si pronuncia come nel francese jambon, non come nello spagnolo julioiglesias1 ) è un’insegnante generosa e disponibile, oltre ad essere una ragazza bella come il sole.

Il primo giorno dopo le imbarazzanti brevi ma non troppo presentazioni di rito2, Julia ha affrontato il tema della commissione: come analizzare il testo su cui ci viene richiesto di lavorare e come muovere i primi passi verso la ricerca di un’atmosfera e di uno stile consono alla storia, all’epoca in cui è ambientata e all’autore da rappresentare.

Si è parlato dell’assoluta necessità di references e di ispirazione da cui partire per progettare in modo funzionale un lavoro di cui essere soddisfatti. Julia ci ha presentato quattro possibili testi da illustrare, di diverso genere e per audience di diverse età: “Alice nel Paese delle Meraviglie”, “The Lizsts” di Kyo McLear, “The Wolf’s Secret” di Myriam Dahman e Nicolas Digard,, e l’inquietante racconto “A Sound Like Someone Trying Not To Make A Sound”3 tratto da “A Widow for One Year” di John Irving.

Ci ha anche dato la sua opinione in merito a come e cosa illustrare: una volta capita la struttura del testo, al momento di pianificare le tavole lei inserisce (oltre ovviamente ai momenti chiave) anche scene magari poco importanti ma che ha immaginato in modo vivido. Crede che questo arricchisca la storia e renda la narrazione più “personale”, meno ordinaria e mediocre. Pensa che questo approccio porti all’illustratore some kind of happiness, anche quando magari la storia da illustrare non è proprio nelle nostre corde.

Julia Sardà | The secret garden

Nel pomeriggio Julia ci ha spiegato il suo procedimento di lavoro in Photoshop, come, perché e con che strumenti fa le sue magie, disegnando di fronte a noi passo passo un personaggio de “La Fabbrica di Cioccolato”. In Photoshop nel senso che lei dalle bozze al prodotto finale, realizza tutto con quel programmone. Non ha bisogno di altro.

Julia Sardà | The chocolate factory

Una delle tavole per “La fabbrica di cioccolato”

Il secondo giorno, dopo averci consegnato i testi da illustrare, in seguito ad una breve4 ricerca di reference siamo passati a sketchare i personaggi principali della storia scelta per poi provare il metodo di colorazione di Julia seguiti da lei. Per farvi capire il livello di disponibilità e gentilezza di questa fantastica ragazza basta dirvi che ha passato a tutti gli studenti proprio i suoi pennelli, proprio quelli preferiti con cui lavora, proprio quelli con cui ha realizzato le illustrazioni pubblicate nei libri!5

Julia Sardà | Workshop

 

Ci ha mostrato anche una registrazione di un making of di una tavola, in tempo reale. Un’ora e venti ed ecco comparire una piccola pittorica meraviglia in formato .PSD.

Il terzo ed ultimo giorno, scelto il passo che ci ispirava illustrare abbiamo abbozzato varie composizioni per la nostra illustrazione e consigliati da Julia abbiamo scelto la più incisiva, apportando poi le eventuali modifiche che il suo occhio critico suggeriva. Quindi siamo passati alla colorazione, sempre aiutati da lei al bisogno.

Julia Sardà Workshop IDEA Academy

Mi sono trovata benissimo da Idea, Julia e tutto lo staff della scuola sono stati preziosi, e così la classe di illustratori-studenti che si è venuta a creare. Ci siamo dati una mano a vicenda, è stata una ventata di motivazione e stimoli.

I workshop, almeno per me, sono sempre una prova da affrontare e poi da digerire. Non li vivo proprio a cuor leggero, ma credo sia così per la maggior parte di noi partecipanti. Significa mettere in discussione le proprie capacità e i propri mezzi, scegliere cosa prendere e cosa scartare da quanto ci viene raccontato, quindi riconoscere di cosa si ha bisogno e cosa invece è di troppo.

Non è cosa facile e immediata, ed essere allieva in un mare di allievi che ai miei occhi sfornano cose brillanti può alzare il livello d’ansia. Sicuramente alza il mio, ma ne vale la pena.

Credo che proprio per via del fatto che i workshop sono (quando benfatti) così tosti valga la pena affrontarli, in sostanza sono come i pezzi di fungo in Alice6, da maneggiare con cura perché aggiungono e modificano qualcosa, ti fanno crescere molto in poco tempo in un ambiente di scambio ideale. Non smetterò mai di consigliare a tutti quelli che vogliono imparare di partecipare a quanti più possibile, e a questo con Julia Sardà se potrete iscrivervi la prossima volta che verrà organizzato, non esitate!

Note

1 Interessante che io le abbia chiesto la corretta pronuncia del nome giusto l’ultimo giorno. Finita la lezione. Nell’atrio della scuola. Comunque ho continuato a chiamarla Giulia per tutto il tempo e nella mia testa continuo a farlo, quindi avete la mia benedizione se volete leggere Giulia “Julia”.
2 Nel peggiore inglese della mia vita, per quanto mi riguarda. Se dovessi giudicare, e in cuor mio lo faccio eccome, siamo a livello shish proprio.
3 Julia è un eccezionale racconta-storie, ha venduto questo racconto così bene che nonostante io odii l’horror, la suspance e tutto ciò che metta l’ansia, ho preferito questa storia alla famiglia di psicotici. Je ne regrette rien.
4 Per necessità, ma nella Vita Vera lei ci ha svelato che potendo si prende anche tre interi giorni. Preferisce documentarsi bene prima e velocizzare un po’ l’esecuzione poi, perché crede che il lavoro sia qualitativamente superiore se alla base ha una buona ricerca per la costruzione “del mondo” dell’illustrazione in oggetto.
5 Proprio loro! davvero!!questa cosa entusiasma solo me? Per quanto riguarda i libri illustrati da lei, Julia ci ha spiegato che forse, grazie a manovre di case editrici, in futuro potremo trovarli anche in Italia! Evviva il futuro!
6 O in Super Mario.

 

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