Tag: mestiere

Separator
Asterisk Il Manuale dell’illustratore di Anna Castagnoli è diverso da tutti gli altri
01/02/2017 Morena Forza in Illustrazione / 10 responses

Manuale dell’illustratore
di Anna Castagnoli – annacastagnoli.com
2016 Editrice Bibliografica
10 capitoli; 238 pagine

Qualche settimana fa, poco prima di Natale, sono uscita sotto una fitta pioggerellina milanese per ritirare il “Manuale dell’illustratore” di Anna Castagnoli da Editrice Bibliografica.
Dopo una lunga attesa lo volevo a tutti i costi prima delle feste, per sfruttare un’improvvisa e generosa manciata di tempo che queste mi avevano regalato e poterlo leggere in santa pace senza troppe interruzioni.
L’ho centellinato pagina per pagina e sono stata molto soddisfatta dell’acquisto.

Ho avuto la sensazione di continuare in profondità una lettura già avviata negli anni seguendo Le figure dei Libri; questo è stato da subito uno dei punti a favore di questo manuale, che si propone di presentare l’illustrazione come mestiere a chi non lo conosce oppure non ne ha ancora toccato con mano i risvolti più pratici.

Nonostante da qualche anno l’illustrazione sia la mia professione sulla carta e nella vita, non ho mai smesso di leggere pubblicazioni dedicate a questo argomento; mi piace aggiornarmi, ma anche conoscere l’approccio di diversi illustratori nell’affrontare le sfide quotidiane che un mestiere creativo (ed in proprio) porta ad affrontare.

Quando ho cominciato a fare illustrazione nel 2009, questa non godeva a livello nazionale di tutta l’attenzione che ora le viene riservata e a cui siamo abituati; perciò ho dovuto ordinare diversi manuali dagli Stati Uniti.
Pur trovandoli quasi tutti scritti e strutturati bene, ho sempre riscontrato delle inevitabili divergenze fra la realtà americana e quella del nostro Paese; perciò sezioni come quelle dedicate a legge, burocrazia, fisco e contabilità le ho sempre percepite fin troppo vaghe per le mie esigenze (molto concrete).

Sono numerosi i motivi per cui considero questo uno dei manuali più utili che mi sia capitato di leggere sul mestiere di illustratore. Io ve ne elenco alcuni. Gli altri, potrete scoprirli da voi! :-)

  • Il “Manuale dell’illustratore” è il primo manuale per illustratori che si concentra sull’illustrazione per l’infanzia.
    Tutti gli altri che ho letto in questi anni hanno trattato l’argomento in modo più generico, soffermandosi per qualche pagina sui diversi mercati, ma senza dare indicazioni specifiche per questo particolare settore.
  • E’ presente un enorme capitolo, molto istruttivo, dedicato all’albo illustrato e anche all’oggetto libro nella sua struttura.
  • Finalmente un libro nato dall’esperienza tangibile di un illustratore: Anna ci regala pagine ricche di studi personali, storyboard, esperimenti ed esercizi, anche illustrati con la sua mano. Molti manuali, ad oggi, non sembrano davvero pensati da un illustratore: me ne sono resa conto solo sfogliando questo!
  • La voce di Anna Castagnoli è spesso presente nella spiegazione dei contenuti, una scelta che ho molto apprezzato. Un perfetto equilibrio fra contenuto-nozione e contenuto-emozione.
  • Troviamo un intero capitolo dedicato al contratto di edizione.
  • Un altro punto di forza del Manuale dell’illustratore è che, riferendosi per lo più alla realtà italiana, permette a chi si avvicina all’illustrazione solo ora di capire in modo più immediato le dinamiche dell’editoria nel nostro Paese.
  • Il tono del manuale non è mai lapidario, come capita per alcune letture di questo genere. Anna Castagnoli invita il lettore ad essere creativo nel vero senso del termine: aperto a nuove soluzioni, curioso e propositivo. Spiega le regole, che vanno conosciute bene prima di poter essere eluse o infrante.

L’autrice ha confezionato un bel libro , ricco di consigli e soluzioni, ma anche di spunti e considerazioni personali che stimolano ad una riflessione sul concetto di albo, illustrazione e soprattutto di etica professionale .

Inoltre, numerosi box di glossario ed approfondimento arricchiscono la lettura.

Il “Manuale dell’illustratore” è un bel volumetto da custodire gelosamente nella propria libreria e da prestare con parsimonia: bisognerebbe sempre averlo a portata di mano perché può essere provvidenziale!
Segnalo che è disponibile anche una versione digitale per Kindle e tablet

Pro

1. L’autrice si è premurata di inserire elenchi di scuole, concorsi e siti interessanti per chi si avvicina o approfondisce l’illustrazione per l’infanzia, mettendo insieme un consistente prontuario di cui sarà difficile fare a meno. Questo è un libro da aprire e sfogliare spesso.
2. Molte immagini portate ad esempio rendono la lettura pratica, sempre chiara.
3. Capitolo dedicato agli aspetti legali davvero approfondito, con degli esempi di contratto e relative parti che lo costituiscono.
4. Le informazioni riportate nel libro sono aggiornatissime.
5. Un manuale che restituisce un senso di dignità all’illustrazione come mestiere, in un mercato inquinato dalla crisi economica e soprattutto da atteggiamenti amatoriali di incuria ed approssimazione, sia da parte di alcuni editori che di tanti illustratori.

Contro

Non un vero e proprio aspetto negativo: le informazioni che oggi sono super aggiornate, tra qualche anno potrebbero non esserlo più, soprattutto per quanto riguarda internet, i social media e ancor di più gli aspetti legati e legge e contabilità. Attenzione quindi a tenerne conto nel tempo: nell’epoca che viviamo, tutto cambia piuttosto velocemente!

Manuale dell’illustratore
di Anna Castagnoli – annacastagnoli.com
2016 Editrice Bibliografica
10 capitoli; 238 pagine

Condividi su:
Continua a leggere
Asterisk Le 7 regole d’oro dell’illustrazione secondo Quentin Blake
08/06/2015 Morena Forza in Disegno per professione / 2 responses

blake

E’ l’illustratore che ha disegnato i miei libri preferiti dell’infanzia, quelli di Roald Dahl e Bianca Pitzorno.
Quentin Blake per me rimane sempre il top. :)
Ieri su Artists&Illustrators sono state pubblicate queste 7 regole per la buona illustrazione stilate proprio da lui e ho pensato di mettere a disposizione una traduzione su RDD. Buona lettura!

Dettaglio di una pagina tratta da "The Roald Dahl Treasury"
Dettaglio di una pagina tratta da “The Roald Dahl Treasury”

1) PERDI LE TUE INIBIZIONI

Tutti sanno disegnare qualcosa. Alcuni sono imbarazzati perché pensano di non essere molto capaci, ma quello che dico loro è: “Disegna quello che puoi vedere davanti a te”. Se lo riguarderai dopo resterai sorpreso di cosa hai portato via da quella persona, quella situazione, quel paesaggio. Hai afferrato qualcosa. Potrebbe non essere ciò con cui pensavi di cominciare, ma quel grado di concentrazione va molto bene per questo sistema. Lo faccio da 75 anni e continua ad essere interessante.

2) CONOSCI I TUOI PERSONAGGI

Presentati ai tuoi personaggi disegnandoli. Se hai intenzione di creare il personaggio, continua a pensare al personaggio e alla situazione che hai inventato. […] Per quando avrai finito il libro sarà diventato qualcuno che conosci.

Il frontespizio di "The Roald Dahl Treasury". Un giorno vi racconterò come questo libro ha trovato me, per le strade di un paesino in Cornovaglia. :-)
Il frontespizio di “The Roald Dahl Treasury”. Un giorno vi racconterò come questo libro ha trovato me, per le strade di un paesino in Cornovaglia. :-)

3) METTI IN LUCE L’AUTORE

Una buona illustrazione è quella che completa e contrasta il testo. Bisogna formare un duo con l’autore. L’autore è il personaggio principale però; come illustratore devi enfatizzarlo. Ho dovuto fare molto di questo con i libri di Roald Dahl. C’è un punto in “Matilda” in cui la Trinciabue è così arrabbiata che prende un piatto e lo tira sopra la testa di Bruce Bogtrotter. Ho scelto di disegnare il momento in cui alza il piatto, non il pezzetto in cui lo scaglia contro di lui, perché quello è il momento dell’autore. Il tuo lavoro è lavorarci attorno.

Tratto da “Matilda”

4) NON GIUDICARE IL LIBRO DALLA COPERTINA…

…Ma apprezza sempre il suo valore. Questo è un aspetto importante della buona illustrazione e per me molto interessante perché disegnare copertine per libri è una delle cose più difficili.

Bisogna fare in modo che il libro abbia un aspetto interessante e che dia una sensazione della sua atmosfera e genere, ma allo stesso tempo non si deve dire troppo. Deve stimolare l’appetito senza soddisfarlo.

5) PRENDI ISPIRAZIONE DAI TUOI DINTORNI

Sono influenzato dal paesaggio in Francia, dove vivo. Uno dei miei libri, Cockatoos, si svolge attorno ad una casa in Francia. Di solito lascio indietro gli sfondi se non ne ho bisogno, ma in quel libro ogni pagina è ambientata in una stanza diversa della casa. Mi sono divertito a disegnarci tutti i dettagli francesi.

Come molte illustrazioni tratte dai libri di Blake, “Coockatoos” è diventato parte di una serie di tappezzerie per bambini. Favolosa, no?

 

6) NON ESSERE PRETENZIOSO

Non conoscevo molto bene Roald Dahl per il primo libro o il secondo. Qualcuno disse che la sua era una personalità difficile ma non fu davvero un problema. Cominciai a visitarlo a casa sua a Great Missenden e feci degli schizzi di come pensavo che sarebbero stati i personaggi. Instaurammo una bellissima collaborazione: parlammo dei disegni ed ero pronto a cambiare le cose. Non sono così schizzinoso – è parte del mestiere, dopotutto – ma volevamo che i disegni facessero parte del lavoro. Eravamo diversissimi, ma molto dell’umorismo era lo stesso.

Dettaglio tratto da "The Roald Dahl Treasury"
Dettaglio tratto da “The Roald Dahl Treasury”

7) SII ADATTABILE

Con Roald Dahl non si sapeva mai cosa sarebbe successo dopo. Per esempio, Gli Sporcelli è una  severa caricatura come libro, mentre altri, come Danny, il campione del mondo sono quasi poetici. Il contrasto è interessante – devi adattarti ad un nuovo libro ogni volta.

Condividi su:
Continua a leggere
Asterisk Ma quanto si guadagna a far libri? – di Davide Calì
22/04/2012 Morena Forza in Editoria&Scrittura / 8 responses
Vide-Grenier, scritto da Davide Cali e illustrato da Marie Dorléans | Sarbacane (2014)
evidenza_albicosti
 In molti pensano che quello del libro per bambini sia un mercato redditizio.
Di certo lo è, se paragonato al resto: i libri per bambini sono di fatto – in Italia e non solo – i libri più venduti.
Ma si può vivere scrivendo e illustrando libri per bambini?
Ho pensato di rispondere a questa domanda, rispondendo in realtà a una decina di domande-tipo che dovrebbero illustrarvi più o meno come funzionano le cose.

Qual è la percentuale di guadagno per un autore di album illustrati?
Il contratto standard prevede il 10% sul prezzo di copertina per l’autore, al lordo delle tasse. Se gli autori sono due, scrittore e illustratore, di norma si divide metà per ciascuno, quindi il 5%.
Il guadagno dipende poi dal prezzo di copertina e dalle copie vendute e per valutare la cifra possibile si parte dalla tiratura, che cambia da paese a paese.
In Italia ormai credo le tirature per gli album siano sulle 1000 copie, una cifra al di sotto del numero minimo (1500) per ammortizzare le spese di stampa, che però i distributori hanno richiesto per evitare di accumulare libri nei magazzini, visto che nelle librerie nessuno ne compra.
Fino a qualche anno fa la tiratura media era 2000-2500.
In Francia è 4000-5000, idem in Germania. In Corea mi pare sui 2500-3000, in Portogallo 1000, in Spagna mi pare 2000, ma per ogni lingua: di solito gli spagnoli co-editano infatti i libri in castigliano e catalano (quindi 2000+2000), poi galiziano (1000).
Su un prezzo medio di 15 euro, su 1000 copie vendute, il ricavo per l’autore è 1500 lordi, da dividere se ci sono autore e illustratore.

E se il libro è tradotto in un’altra lingua?
Sulle vendite all’estero – e su ogni genere di adattamento o riduzione, cartacea o multimediale come dvd, cinema, tv, ipad – il contratto standard prevede il 50% per l’editore e il 50% da dividere tra gli autori (25%+25%).

A che cifra viene ceduto un libro per l’edizione estera?
Dipende dal paese che compra, dal cambio delle monete, dal numero di copie che si stamperanno e dal loro prezzo di copertina.
La cifra media di cessione per un album all’estero va dai 600 a 3000 euro.
Quindi il singolo autore, che percepisce il 25%, ricaverà dai 150 ai 750 euro lordi.

Quando vengono pagate le royalties?
Le royalties sono liquidate una volta l’anno e vengono calcolate sui libri venduti nel corso dell’anno solare precedente. Ecco perché è fondamentale una buona programmazione del lavoro. Quando si è finito un libro passano mesi prima che esca sul mercato, poi va venduto. Tra una cosa e l’altra passa un anno prima di sapere come sono andate le vendite e prima di ricevere le royalties.
Nel frattempo bisogna fare dell’altro.

E l’anticipo?
Di norma gli editori versano agli autori un anticipo sulle vendite per finanziarne il lavoro. L’anticipo è una scommessa che l’editore fa, mettendosi in gioco, su un progetto in cui crede. Ovviamente l’anticipo viene scalato dal venduto, quindi se nell’anno di realizzazione il libro vende meno di 1000 copie, gli autori non percepiranno nessuna royalties perché di fatto devono ancora ammortizzare l’anticipo ricevuto. L’ammontare dell’anticipo varia a seconda dell’editore e dell’entità del progetto. Va dai 500 ai 2500 euro.
Qualche volta l’illustratore ne percepisce uno più alto dell’autore, perché il lavoro lo impegnerà di più. Ma poi l’anno seguente guadagnerà meno o anche nulla, visto che la cifra da ammortizzare è più alta.

Che cosa sono le rese e come incidono sul guadagno degli autori?
Se il distributore mette in una libreria 10 copie di un libro e il libraio ne vende, facciamo 5, vi verrebbe da pensare di aver ricavato royalties su 5 copie.
Sbagliato.
Spostare libri costa. Quando il distributore chiede al libraio di pagare i libri il libraio può avvalersi, in alcuni casi, del diritto di resa e rendere le 5 copie che non ha venduto.
Le 5 vengono sottratte contabilmente dal venduto effettivo.

Quindi abbiamo: 10 copie distribuite, 5 vendute, 5 rese.

Il calcolo delle royalties si esegue così:
5 (vendute)
– 5 (rese)
= zero royalties.

Penso risulti chiaro come affidarsi a un buon distributore sia fondamentale per vendere libri. Il distributore senza scrupoli forza la mano del libraio convincendolo a prendere in deposito anche decine di copie di un libro, con la promessa della resa. Ma poi di fatto le rese annullano gli utili, tranne che per il distributore.
Visto che la spedizione della resa è a carico del libraio, perlomeno i piccoli libraio, si ostinano a prendere esattamente il numero di copie che pensano di vendere, anche due per volta, per non rischiare di vanificare i propri guadagni con le spese postali per la restituzione dei libri non venduti.
Questa strategia, unita a un mercato che negli anni è stato il riflesso di una crisi diffusa, ha definitivamente fatto abbassare le tirature dei libri in Italia perché di fatto non uscivano nemmeno dai magazzini dei distributori. Nell’ultimo anno le tirature sono diminuite anche in altri paesi europei.

Se un libro che vende 1000 copie produce per l’autore un utile di 750 euro viene da chiedersi: in quanto tempo si vendono 1000 copie?
Dipende. Si può anche non riuscire a venderne nessuna. In linea di massima la regola è che almeno metà tiratura dovrebbe andare via nel corso del primo anno. Quindi sarebbe auspicabile venderne 1000 l’anno.
In Francia però il libro comincia ad essere redditizio superate le 3000 copie vendute in un anno. In Germania è la stessa cosa.

La domanda più difficile: quanti libri bisogna fare in un anno per poterci vivere?
Nessuno ha mai detto che con i libri ci si possa mantenere, tanto meno con gli album illustrati. Ad alcuni riesce, alla maggior parte degli altri, no.
Dipende da molte cose: dalla propria bravura, dall’intraprendenza dei propri editori, da un pizzico di casualità, se non vogliamo parlare di fortuna.
Credo che per essere tranquilli si dovrebbe fare 10-12 libri l’anno.
Ma è praticamente impossibile.
L’alternativa è valutare l’idea di affiancare ai libri altre attività.
Si può tenere i libri come attività collaterale ad un lavoro più convenzionale, che non ha nulla a che fare con l’editoria e che può essere qualsiasi cosa, dall’insegnare al lavorare in ufficio.
Oppure si può pensare di rimanere nell’ambiente, lavorando in un studio grafico o collaborando con riviste e case editrici a vario titolo.
O ancora espandere le proprie ambizioni e i propri campi di interesse. C’è chi tiene workshop, chi collabora con la presse, chi illustra libri di scuola o alterna semplicemente le produzioni artistiche con cose più commerciali.
In Francia, per esempio, il mercato dei libri illustrati oltre agli album offre un’enorme scelta di collane di tascabili. Sono molto curati, le storie sono simpatiche, ma paragonati agli album sembrano più “giornalini”. Ai bambini però piacciono, sono pratici da tenere nelle biblioteche scolastiche e da portare a scuola nello zaino. Contengono storie semplici e divertenti. Illustratori famosissimi come Benjamin Chaud e Marc Boutavant, ne illustrano a decine, oltre a illustrare i libri che di solito consideriamo “più belli.”

Una regola che possa valere per tutti?
Per lavorare? Non saprei. Se avete letto i miei precedenti articoli usciti in questo periodo penso sappiate già la risposta: prendere un impegno e rispettarlo.
Per i miei libri usciti in ritardo l’anno scorso, c’erano 25-30 editori stranieri che avevano prenotato la co-edizione. Ce n’erano ovviamente anche più di uno per paese e quindi questo interesse ci avrebbe garantito diciamo 8-10 edizioni straniere nell’arco del primo anno.
Ma le cose cambiano rapidamente. Gli ultimi tre anni sono stati un disastro per l’economia mondiale e il mercato del libro ne sta pagando le conseguenze, come tutti. Il risultato? Dei 25 acquirenti non ne è rimasto nemmeno uno.
Per co-editare i libri bisogna ricominciare daccapo, cercare i clienti uno per uno.
Un libro tradotto in 10 lingue può fruttare circa 14 mila euro con la prima stampa , nell’arco diciamo dei primi due anni dalla pubblicazione originale.
“Bruciare” l’uscita di un libro significa quindi che l’editore che non lo realizza brucia la propria credibilità con alcune decine di clienti e che dopo aver lavorato su un progetto vede sfumare la metà di 14 euro, cioè, 7 mila.
Gli autori ne perderanno 3500 a testa.
Penso sia facile immaginare che l’illustratore che manda in fumo anni di lavoro altrui e 10-20 mila euro, non guadagni la simpatia degli editori.

Ultimamente mi sembra che i tuoi articoli siano un po’ contro gli illustratori.
Sembri molto dalla parte egli editori, che spesso però commettono scorrettezze. Perché non parli mai di questo?
Non penso di stare dalla parte degli editori. Sto dalla parte dei progetti. La visione degli illustratori, devo dire degli italiani, è sbagliata nei confronti dell’editore. Pensano che qualcosa gli sia dovuto perché sono degli “artisti”.
In realtà fare libri non è che una compravendita in un ambito imprenditoriale e quindi commerciale.
Un libro è un progetto che si fa insieme e io ho sempre difeso i progetti, anche quando andavano in parte contro le mie aspettative. Quando fai un libro o suoni con qualcuno, non puoi pensare che tutto venga esattemene come ce lo avevi in testa. Ho imparato a convivere con questa cosa, in funzione del progetto e non raramente andando anche incontro alle richieste personali dell’illustratore.
Ma lavorando tra adulti e professionisti credo non siano ammissibili i capricci.
Gli articoli recenti non sono contro gli illustratori, ma invece a loro pro:
perché capiscano che visti tempi, è ora che decidano se comportarsi da professionisti o togliersi dai piedi. Alla fine del 2012 sarà comunque il mercato a spazzarli via. E’ un anno molto brutto, anche se c’è chi fa finta che vada tutto bene. Gli editori piccoli si stanno facendo acquisire da grandi gruppi e tutti, anche i grandi, stanno riducendo uscite e tirature.
Io li sto mettendo in guardia con mesi di anticipo, per risparmiargli una delusione e dargli il tempo di organizzarsi un impiego alternativo.

Quanto alle scorrettezze degli editori, come ho premesso nel primo articolo di questa serie (10 buone ragioni per smettere di fare l’illustratore, uscito su www.frizzifrizzi.it) mi pare che ormai non manchino occasioni sul web per tenersi informati sugli editori o i concorsi che non garantiscono condizioni eque.
Personalmente, a livello privato ho sempre fatto i nomi di chi non paga, con chiunque, per evitargli fregature.
Anni fa sono stato in causa con un editore per una cifra consistente. Nei mesi in cui la causa procedeva ho tenuto aggiornati tutti quelli che lavoravano per lo stesso editore, perché potessero cogliere nel suo comportamento i sintomi che qualcosa non andava, prima di trovarsi con uno scoperto di svariate migliaia di euro come era capitato a me.

Con questa serie di articoli ho pensato di dare un contributo inedito, sollevando alcune questioni di cui mi pare nessuno avesse parlato prima.
Continuerò a farlo, perché ci sono ancora diversi temi tabù di questa professione, che prima o poi penso sia giusto affrontare. Lo faccio già da anni nell’ambito dei miei workshop, ma ho pensato di estendere alcune riflessioni a un pubblico più ampio e soprattutto di farlo gratuitamente.
Poi chi legge può trovarsi d’accordo o meno con quello che scrivo, ma devo dire che la cosa mi interessa poco. Non scrivo per trovare gli altri d’accordo, ma per comunicare cose che io so e che agli altri potrebbero essere utili.

POSTILLA
Ci sono cifre più alte (e anche enormemente più basse!), ma è difficile fare un tariffario generale, e soprattutto concentrarlo in un solo articolo.
I libri più “commerciali”, considerati comunemente non “autorali” e quelli con poche illustrazioni interne di solito vengono pagati a forfait con cifre un pochino più alte della media. Per una cover e 6-7 interne b/n si prende dagli 800 ai 1500 euro. Qualcosa di più, a seconda del paese. Anche qui interviene il fattore cambio. Gli americani per esempio pagano leggermente più degli europei, ma con l’attuale cambio bisogna ridurre la cifra del 20% circa, ottenendo così un compenso inferiore alla media (ma con la soddisfazione di lavorare in America).
Tornando all’album d’autore, che è l’obiettivo più ambito dagli illustratori, rimane il fatto che non è enormemente redditizio. Non sempre almeno.
I miei libri francesi vendono mediamente dalle 5000 copie in poi e sono tradotti in almeno quattro lingue, ma non tutti. Alcuni sono rimasti indietro. Altri sono stati un grosso successo: Moi, j’attends ha venduto circa 30 mila copie nella sola edizione francese e ha fatto una quindicina di co-edizioni. Solo quella giapponese, ristampata più volte, ha venduto altre 30 mila copie. Al memento stiamo contrattando per due cortometraggi ispirati al libro. Il libro continua ad essere ristampato ovunque e ci ha portato molti premi, ma chiaramente non è stato così per tutti, anche se almeno una decina hanno avuto 10-12 traduzioni e vinto vari premi.

Tenete conto che in generale, e questo vale per i libri per bambini (album e non) ma non solo, la percentuale di libri che non supera nemmeno le vendite minime per ammortizzare la stampa è altissima. Credo intorno al 70%, ma poi le cifre cambiano a seconda della statistica del momento.

Alla fine penso che fare libri sia come fare dischi. Scrivi dieci pezzi per un album e, forse, tra quelli ce ne saranno due che funzionano e uno che passerà alla storia. Gli Stones hanno inciso più di 300 canzoni, ma quelle “rimaste” – parlo del grande pubblico, non ovviamente dei fans e degli amatori, sono forse alcune decine.
Come qualcuno commentava sul blog, i libri portano effettivamente la maggior parte del reddito dai diritti esteri. Ma credo che questo si possa dire poi di quasi tutti i libri e dei film di successo. Woody Allen ha ammesso in più di un’occasione che se i suoi film non fossero arrivati in Europa forse non avrebbe avuto i soldi per continuare a farne. Nemmeno le produzioni cinematografiche miliardarie americane quando sfondano ai botteghini arrivano a rifarsi dei costi. Gli utili cominciano ad arrivare dalla diffusione globale dei film e poi dal merchandise.

Quindi sì, tradurre è una delle cose necessarie perché i libri producano utile. Questo chiaramente incide ovviamente sulla mentalità con cui si scrivono e progettano, perché non tutti libri possono essere tradotti.
Un’alternativa è il mercato scolastico, che parte da principi distributivi diversi e che si mantiene su una logica di mercato differente, per cui i libri sono distribuiti attraverso un canale preferenziale, che non necessariamente passa attraverso le librerie.

 

Condividi su:
Continua a leggere
Asterisk Citazioni: Emanuele Tenderini sul disegno come professione
02/08/2011 Morena Forza in Citazioni / No comments

Ad un certo punto, non ti viene nemmeno da chiederti cosa fare. Questa professione è, quasi, uno stile di vita, è talmente dentro di te che non dovresti nemmeno vagliare la possibilità di “non volerlo affrontare”. E se non te ne stai rendendo conto, significa che forse non hai la passione sufficiente per affrontare questo percorso con serietà.

Perché tutto, ovviamente, parte dalla passione, e la devi avere, ed è una cosa inconscia, selvaggia e spontanea, nessun ragionamento in merito all’emozione di poter raccontare storie appoggiando una matita sul foglio.

Emanuele Tenderini

Approfondimenti

Emanuele Tenderini al Venezia Comic Book Festival, nel 2008.

Emanuele Tenderini

Autore, fumettista e colorista veneziano di grande personalità ed esperienza, ha disegnato per Italia ed estero.
Oggi è anche editore (TataiLab), ed insieme a Linda Cavallini uno dei primi autori italiani ad avere sperimentato con grande successo il crowdfunding; prima per il progetto personale Lùmina, poi per produrre altri giovani autori.

Condividi su:
Continua a leggere