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Asterisk Intervista ad Aurora Cacciapuoti per “Baking with Dad”
22/09/2016 Morena Forza in Illustrazione / No comments

In occasione dell’uscita dell’ultimo libro scritto ed illustrato da Aurora Cacciapuoti, il bassotto ha organizzato un’iniziativa insieme all’editore britannico di Baking with Dad, Child’s Play.

Ecco un’intervista in cui Aurora ci racconta come nasce una storia illustrata e condivide le sue esperienze con noi. Ma non è finita qui: l’iniziativa di cui parlavo due righe fa è nientemeno che un giveaway per vincere una copia autografata di Baking with dad. Alla fine dell’articolo è spiegato tutto.

Il libro è davvero molto bello, spassoso ma con un pizzico di riflessione in più. Ops, non posso aggiungere altro! Intanto buona lettura. :-)

bakingwithdad_aurora_cacciapuoti
Ciao Aurora! Come accennavo all’inizio del post, ti sei formata presso l’Anglia Ruskin University di Cambridge: in che modo trasferirti e studiare nel Regno Unito ti ha plasmato come illustratrice e poi autrice? Com’è stato il tuo percorso?

Il Master e’ stata una bellissima esperienza in generale, non solo per quello che mi ha dato come illustratrice e autrice.
Essere ogni giorno a contatto con delle persone così talentuose e avere la possibilità di confrontarmi e chiedere consiglio a dei tutor di questo livello (Martin Salisbury, Pam Smy, Paula Metcaf, Marta Altés, Alexis Deacon, Hannah Webb per citarne solo alcuni) è un grandissimo stimolo.
Inoltre il corso offre delle attrezzature non da poco; un bellissimo studio di printmaking, letterpress printing, 3D workshops, una biblioteca stupenda ecc.
Ogni settimana ci sono dei talk interessantissimi, di illustratori, grafici, autori. In un ambiente del genere ti viene costantemente voglia di creare, di trovare nuove idee, di sperimentare.
Gli studenti sono incoraggiati a lavorare su nuovi progetti, non solo picture books, si possono provare anche altre strade: concertina books, serie di immagini, lavori in 3D e varie.
Ogni modo di lavorare, ogni progetto è curato e guidato sia attraverso i tutorial con gli insegnanti, che dal confronto con gli studenti stessi.
Io ho trovato questo modo di lavorare davvero utile, mi ha aperto la mente e mi ha portata a sperimentare moltissimo, anche cose che prima non mi sarei mai sognata di tentare.
Il processo di creazione di nuove idee e progetti e’ molto agevolato in un ambiente del genere.

Parliamo di Baking with Dad: è il tuo primo progetto da autrice? Da un po’ illustri per mestiere, ma cosa ti ha spinta a pensare <<E’ ora di scrivere e disegnare un libro tutto mio>>?

In realtà avevo già scritto e illustrato un picture book, nel 2014, “Abbracciami”, per Emme Edizioni (collana Ullallà), ma era un progetto un poco diverso, per bambini più piccoli, un cartonato con un testo molto semplice.
Baking with Dad è nato in modo spontaneo, come uno dei progetti creati durante il secondo modulo del master, due anni fa.

Il primo modulo del master è tutto incentrato sul disegno dal vivo sullo sketchbook.
Ognuno di noi sceglieva un tema, e io avevo scelto “Food and Drinks” quindi andavo a disegnare nei café o a casa di amici, durante le cene e così via.
Per il secondo modulo volevo creare dei progetti sempre legati al cibo, uno di questi volevo che fosse allegro, divertente.

Ho iniziato a fare dei doodle e sono venuti fuori questi due personaggi, che mi sono stati subito simpatici. Da lì l’idea di creare un libro su un papà e sua figlia che passano un pomeriggio a cucinare, combinandone di tutti i colori, passando del tempo di qualità insieme.
E’ bello passare il tempo insieme in cucina, anche se non si e’ dei cuochi perfetti, preparare un dolce, un qualsiasi piatto insieme, è un gioco bellissimo.

Trovi che scrivere per bambini sia più difficile che illustrare? Hai trovato più impegnativo trovare un ritmo per la storia oppure è stato molto spontaneo, e magari avevi in mente già come lo volevi a livello di immagine?

Ogni volta è diverso.
Può capitare che abbia in testa solo l’idea per la storia e non i personaggi, o il contrario.
Parto sempre da un’idea molto generica, grezza, e poi ci lavoro attraverso tanti dummie books, tolgo qui, aggiungo là.
In questo caso durante il master è stato utilissimo avere tanti pareri diversi, punti di vista che mi hanno aiutato ad affinare l’idea, che poi è passata al vaglio della casa editrice con ancora più cura al dettaglio. E’ stato bello lavorare con Child’s Play, perché è stato un vero e proprio lavoro di squadra!

Come si trova il buon ritmo narrativo per una storia, secondo te?

Con tanta pazienza, ma non conosco la ricetta definitiva.
Per me è stato fondamentale tentare tante volte e anche ascoltare tanti pareri e punti di vista, rielaborarli, metabolizzarli.
Un’altra cosa che aiuta, secondo me, è prendersi delle pause. Nello specifico, mentre lavoravo su Baking with Dad avevo altri due progetti in corso, di natura totalmente diversa, una scatola illustrata in 3D e un concertina book serigrafato.
Non so come spiegarlo meglio di così, ma lavorare su progetti diversi li nutre l’un l’altro, trovo che a volte sia controproducente avere la testa impegnata solo ed esclusivamente su un solo progetto. A volte la soluzione a un problema arriva quando meno te lo aspetti, magari mentre stai facendo tutt’altro.

I colori che hai usato per trasmettere la freschezza e l’attualità della storia nelle sue scene buffe e dinamiche mi sono piaciuti molto. Di solito parti da una palette che ti sei preparata oppure improvvisi? Insomma, come nasce una tua tavola, in particolare per un progetto libro?

Questo è un altro grande regalo che mi ha fatto il master. Imparare a utilizzare una palette limitata, dare una grande importanza al colore.
Sono diventata una vera e propria “nerd” del colore, prima di iniziare un progetto faccio mille prove palette, cerco, sperimento. Per me è fondamentale iniziare sapendo già che colori userò, altrimenti non sono contenta, non riesco a lavorare bene.
Di solito mi fermo a un max di 5 o 6 colori.
Anche quando vado fuori a disegnare con lo sketchbook spesso porto solo una selezione limitata di colori.

Cosa ti ha messa più alla prova nel lavorare a questo libro? Cosa ti ha insegnato?

All’inizio la storia: avevo aggiunto troppo, mischiato elementi di realtà e fantasia in modo innaturale.
Sono dovuta tornare indietro molte volte e togliere, togliere, togliere. Ogni settimana arrivavo al master con un nuovo dummy book.
E’ stato un processo molto interessante per me, ha cambiato il mio modo di pensare, di creare delle storie.

Che tipo di tecnica hai scelto per Baking with Dad, e perché?

I disegni sono fatti a matita, inchiostro e pennino, poi scansiono e successivamente coloro in digitale.
Ho fatto molte prove e, per questo tipo di storia e personaggi, funzionava meglio questa tecnica.
Per ogni progetto di solito cambio un poco, a seconda di quello che mi sembra più fresco, in questo caso mi è piaciuto lavorare con i colori piatti.
In particolare in questo libro mi sono divertita tantissimo a disegnare gli sfondi, amo disegnare le cucine, ingredienti, packaging.

Sono curiosa: cosa puoi dirmi del personaggio che arriva alla fine della storia?

La tematica del libro è il grande legame tra la bambina e il papà, questo è al centro della storia.
Chi è il personaggio che arriva alla fine del libro non è rilevante. La bambina o il bambino che legge il libro deciderà chi è.
Ho aggiunto anche la scena finale della festa perché ho pensato che per un bimbo potesse essere divertente pensare: chi sono questi personaggi? Come si chiamano?
Potrebbe essere un bel gioco da fare insieme a chi legge il libro con lui o lei!

Quanto tempo è intercorso dalla tua ideazione della storia e del progetto alla sua pubblicazione?

Il primo dummie book (prototipo ndr) e’ del 2014, in estate ho mandato il progetto all’editore e il lavoro vero e proprio sul libro è iniziato in autunno dello stesso anno.
Il libro è stato pubblicato nel giugno di quest’anno.

Che consiglio daresti a chi vorrebbe pubblicare una propria storia e magari ne ha già illustrate scritte da altri autori?

Sarò ripetitiva ma: abbiate pazienza, non mollate alle prime difficoltà.
Chiedete consiglio ai colleghi, confrontatevi, andate a fare dei corsi, anche brevi, leggete tanto, andate alle fiere e poi prendetevi del tempo per voi, per metabolizzare, cercate di capire quello che può essere utile a voi personalmente.
Ogni percorso è diverso, l’importante è non perdere l’entusiasmo.

Approfondimenti

Aurora Cacciapuoti

Aurora Cacciapuoti è nata in Sardegna, ma ora vive a Cambridge. Ha studiato psicologia e arte terapia, per poi frequentare il master Children’s Book Illustration presso l’Anglia Ruskin University.

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Asterisk Un albo illustrato festeggia i 90 anni della Regina Elisabetta
21/04/2016 Morena Forza in Illustrati / No comments

Qualche giorno fa avevo raccontato di come sia appassionata di mare e di tutto ciò vi è legato; un’altra delle mie passioni (che oserei definire guilty pleasure) è la famiglia reale britannica.
Sì, sì, lo so che sembra un po’ morboso, ma essendo un’anglofila fin da bambina potevo io non appassionarmi alla storia ed alle vicende della monarchia più leggendaria di sempre?

Così, quando Davide Cali mi ha fatto conoscere “The Birthday Crown“, da lui scritto ed illustrato da Kate Slater sono balzata sulla sedia: dovevo averlo! Buckingham Palace, la regina, i nipotini George e Charlotte e gli immancabili corgi… Non potevo resistere! Quale sarà la corona che la Regina sceglierà per il suo compleanno?

The Birthday Crown
Oggi Queen Elizabeth compie 90 anni (e ha già raggiunto brillantemente i 60 di regno) e proprio lei in persona ha sfogliato ed approvato il libro, che io sto aspettando e che spero il postino non mi faccia attendere troppo.
Nell’attesa di mostrarvi qualche scatto, riporto le foto di qualche retroscena che Kate Slater ha pubblicato sul suo sito. (Click per vedere l’intero post ed album)

Le illustrazioni sono papercut, ritagliate quindi e declinate in piccoli diorami poi attentamente fotografati. Ecco il set:

kateslater_birthdaycrown2

 

kateslater_birthdaycrown_corgi

 

Probabilmente sarà difficile che il libro arrivi in Italia, ma per fortuna Amazon mi ha permesso di non attendere il prossimo viaggio nel Regno Unito (per cui in ogni caso non sto nella pelle).

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Asterisk Nani senza mutande e spaghetti alla Bolognese: censura e adattamento nei libri per l’infanzia
11/01/2016 Morena Forza in Editoria&Scrittura / 4 responses

“Questa cosa si potrà disegnare in questo modo?” “E questo si potrà scrivere così?”
Scrivere e disegnare per bambini non è affatto facile come alcuni pensano.
Si tratta di due attività molto delicate per via del target e del contesto culturale in cui si trova e per questo non andrebbero mai sottovalutate.
Dopo una breve chiacchierata con Davide Calì ho saputo che aveva scritto non molto tempo prima proprio un articolo su uno dei temi più nascosti della scrittura di libri per bambini (e credo anche per altri generi valga la stessa regola): la censura e gli adattamenti. Si tratta di un articolo lungo, interessante e a tratti anche esilarante, ho riso molto leggendolo in metropolitana quando è arrivato nella mia casella email.
Buona lettura!

Nani senza mutande
e spaghetti alla bolognese

di Davide Cali

Ho sempre ritenuto i miei come testi aperti, non credo di essere il genere di autore che considera le proprie storie sacre e intoccabili. Del resto penso che questo sia l’atteggiamento che mi ha consentito di lavorare con tanti editori, in paesi diversi.
I libri illustrati sono il prodotto di un lavoro di squadra. Nel momento in cui invii un testo devi sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che farà un editing, delle proposte, talvolta invasive, ma dettate comunque dalla volontà di migliorare il prodotto.
Ovviamente si può dire di no. Ma se si dice sempre di no, penso che alla lunga rimanga come unica soluzione lavorare da soli, senza il fastidio dell’intrusione altrui.

Censura, editing e altre storie

Spesso mi chiedono se i miei libri hanno mai subito censure e a dire la verità penso di no. Considero la censura l’impedimento a dire o rappresentare qualche cosa di importante e fondamentale nella dinamica di una narrazione e quando mi è capitato che si volesse ridurre in modo sostanziale qualcosa di mio, ho sempre rifiutato.
Quello che però accade comunemente è invece la richiesta di modifiche relative soprattutto alla cultura del paese in cui si lavora. Spesso si tratta di modifiche richieste dall’editore che acquista i diritti in un altro paese, quindi si parla di modificare un libro già edito, ma poiché lavoro contemporaneamente in paesi e continenti diversi, le richieste mi arrivano anche dalle redazioni con cui collaboro direttamente.

In un libro possono cambiare cose piccole e grandi. Per esempio ricordo che su uno dei miei primi libri, Bernard et moi (Sarbacane, illustrato da Eric Héliot) uno dei personaggi preparava degli spaghetti per cena. L’editore francese mi chiese se potevano essere spaghetti alla bolognese.

Fonte: Le Petit BazArt Eric Héliot © Sarbacane
Fonte immagine: Le Petit BazArt | Eric Héliot © Sarbacane

Ho imparato dai francesi cosa fossero perché non li avevo mai sentiti nominare, non sono nemmeno sicuro che in Italia esistano! In Francia sono la ricetta di pasta italiana più diffusa, insieme alla carbonara, ricetta di cui invece sono certo che esiste, ma che non ho mai assaggiato.
(Lo so: le mie amiche romane adesso stanno inorridendo. Ma se volete inorridire veramente vi dirò che in Francia, almeno nel nord, esiste anche la pizza alla carbonara.
Se un giorno vorrete dare l’addio alla vita con i fuochi d’artificio, ve la raccomando.)

Ma torniamo a noi. Sul libro successivo con Eric Héliot, Piano piano (Sarbacane), ricordo un altro intervento, sempre minimo. A un certo punto il protagonista usciva con il nonno per visitare un museo. Mi chiesero se poteva essere di mercoledì, per il semplice fatto che in Francia il mercoledì non si va a scuola ed è una giornata consacrata a piccole attività di cui i nonni sono coinvolti se i genitori lavorano. A distanza di anni ora non lo faremmo più, perché da quasi due il mercoledì libero è stato abolito per adeguare la settimana scolastica francese a quella europea.
Sullo stesso libro, nell’edizione in inglese (Wilikins Farago, Australia) è stata effettuata invece una modifica più consistente. Come vedete nell’immagine, è sparita la pipa del nonno e così in tutte le tavole in cui compare il personaggio.

Click per ingrandire
Click per ingrandire | Eric Heliot – © Sarbacane

Questo perché nel mondo anglosassone è in atto da tempo una campagna contro il fumo che ormai vieta la rappresentazione del fumo, anche nei libri.
Va detto che il libro originale era del 2005 e che nel frattempo anche in Francia è cominciata la campagna anti-fumo per cui se rifacessimo il libro oggi, il nonno non fumerebbe la pipa.

Qualche anno dopo, ho pubblicato un libro ora non più disponibile dal titolo J’aime t’embrasser (Sarbacane, illustrato da Serge Bloch).

Serge Bloch - © Sarbacane
Fonte: Bedetheque | Serge Bloch – © Sarbacane

Per l’edizione giapponese (Chikura) ci chiesero se alla fine, dove il personaggio fa l’elenco delle città dove vorrebbe baciare la sua fidanzata, potevamo trasformare le città del mondo nominate (Venezia, Barcellona, Londra, Vienna), in città giapponesi, perché a loro dire la maggior parte dei giapponesi non viaggia mai fuori dal Giappone.
Modifiche di questo genere me ne chiedono a decine. Questo per dire che per tradurre il proprio lavoro in un altro paese bisogna essere pronti ai piccoli adattamenti. Tradurre non significa solo eseguire una traduzione letteraria ma anche culturale, per risultare comprensibili.

Da grande appassionato dei film di Woody Allen ho visto e rivisto tutti i suoi film e dopo averli imparati praticamente a memoria ho cominciato a riguardarli prima in inglese e poi in francese. Ho scoperto così che una buona metà delle battute, almeno nei film più vecchi, non è stata tradotta, ma adattata nello spirito e nella cultura europei. Devo dire che i traduttori hanno fatto un ottimo lavoro ma le rare volte che mi capita di rivedere un vecchio film di Allen in italiano inorridisco quando, mentre passeggia per Manhattan, Woody cita improvvisamente la Standa o Pippo Baudo. Il problema è che quando i film arrivarono in Italia (uno dei primi paesi a tradurli) nessuno conosceva Walmart o David Letterman.

Nani, indiani e vichinghi

In dieci anni di lavoro in Francia devo dire che gli interventi culturali degli editori ai miei testi sono sempre stati piuttosto discreti. Più frequenti le proposte letterarie, le domande di finali alternativi, aggiunta di personaggi, ma questo è abbastanza normale.
Mi sono spostato a lavorare in Francia proprio per essere più libero rispetto all’Italia dove percepivo una serie di limiti: nei libri per bambini non si parla, tra le varie cose, di morte, di divorzio, di omosessualità (1) e in generale mi sembrava che il mio tipo di humour non piacesse.
Dopo anni di libertà assoluta, cambiando continente e cominciando a lavorare negli Stati Uniti, ho trascorso circa un anno a riprendere le misure su ciò che nei libri per bambini è opportuno fare o meno.
Per quanto anche miei libri piuttosto particolari come Moi, j’attends (Io aspetto) o L’ennemi (Il nemico) siano stati tradotti in America, in generale ho la sensazione che i bambini laggiù rimangano più a lungo bambini. In questo senso i libri contribuiscono a coltivarne un immaginario privo il più possibile di riferimenti alla realtà cruda che passa al telegiornale: le guerre, la povertà, ecc.
So che molti contestano questo perbenismo e l’evidente conflitto con la realtà del fatto che i bambini in TV vedono passare ogni genere di violenza e di orrore, ma proprio questo credo rafforzi l’idea che gli anglosassoni hanno del libro come un luogo tranquillo, un’oasi serena nella quale abbandonare i bambini senza rischi.

(1) Lo so, in Italia ci sono molti bellissimi libri che trattano questi temi, ma fateci caso: si tratta sempre di traduzioni. Le cose piano piano stanno cambiando, ma dieci anni fa nessuno avrebbe pubblicato il Moi, j’attends. E forse neanche adesso.

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Click per ingrandire | Benjamin Chaud © Chronicle Books

Tutta la lavorazione di I didn’t do my homework because primo libro dell’ormai trilogia illustrata da Benjamin Chaud e pubblicata da Chronicle Books, ( i primi due libri nell’edizione italiana di Rizzoli : 12 ndr.) mi è servita per delimitare un po’ il terreno di scrittura in America. Nella prima stesura praticamente ogni due pagine ho commesso una gaffe fatale!
Come nella gag che diceva:
“Non ho fatto i compiti perché… siamo stati attaccati dagli indiani.”
Gli americani non amano scherzare sul loro passato con i nativi, per cui Chronicle mi chiese di cambiare la gag. Alla fine gli indiani sono diventati “vichinghi” e devo dire che questo ha reso la gag ancora più assurda. Nella gag invece in cui gli elfi nascondono le matite, Benjamin aveva disegnato gli elfi con matite nel naso, nelle orecchie e in altri pertugi.
Nel continente americano sono un pochino a disagio con questo tipo di humour per cui una delle matite venne rimossa. Vi lascio indovinare quale.
Parlo in modo più esteso di continente americano perché anche in Canada abbiamo avuto qualche richiesta di cambiamento.

Per una scena di Snow White and the 77 dwarfs (Tundra Books), l’illustratrice Raphaëlle Barbanègre, mi propose una gag bellissima: i 77 nani in coda per farsi fare il bagnetto da Biancaneve, tutti rigorosamente senza mutande.
L’idea di 77 culetti nudi ci divertiva molto ma lavoravo già in America da un po’ e le dissi che ci avrebbero chiesto di cambiarla. Questa piccola auto-censura partorì una gag anche più demenziale: la sera, prima di dormire, ognuno dei 77 nani si fa spazzolare la barba sulle ginocchia di Biancaneve.
Un piccolo intervento però lo hanno chiesto per un’altra scena. Dove all’inizio della storia c’è un nano steso con la biancheria, si intravvedevano le chiappe del nano, visibilmente senza mutande sotto i pantaloni. Raphaëlle ha dovuto aggiungere un paio di slip.
Quando pensavamo di aver mondato la storia da ogni peccato, ci chiesero ancora un piccolo intervento, una riduzione del seno di Biancaneve che sembrava troppo prosperoso senza contare un neo che poteva essere frainteso per un capezzolo.

Se questo vi fa pensare che gli anglosassoni siano dei bacchettoni, credo dobbiate considerare che la medesima casa editrice ci ha comprato un nuovo testo per il quale ci hanno proposto di modificare il finale in chiave girl power per cui Cenerentola, delusa dal principe (che è molto più bello sui manifesti che non dal vero), decide di non aver bisogno di nessun principe. Un finale che più di un editore in Europa, visto l’aria che tira in tempi recenti, giudicherebbe controverso.

Questo per dire che la ruota gira, tutto cambia, e quello che spaventava alcuni fino a qualche anno fa oggi viene accettato, mentre altri cominciano a coltivare nuovi pudori, dopo averne fatto a meno per decenni.
I fatti recenti di Venezia o la vicenda di Tous à poil (ne parlo qui) sono solo alcuni casi che potremmo citare.
In autunno per esempio Snow White ad the 77 dwarfs avrà una traduzione in Francia (Talents Hauts). Uno dei primi editori francesi a cui avevamo mandato il libro ce lo ha rifiutato perché avrebbe notato, cito testualmente, un sottomessaggio femminista.
Quando ho letto la mail della redattrice devo dire che sono rimasto un po’ sorpreso.

Click per ingrandire | Raphaelle Barbanègre - © Tundra Books
Raphaelle Barbanègre – © Tundra Books

Un sotto-messaggio femminista? Perché Biancaneve dopo tre giorni è stufa di fare il bucato e lavare i piatti per 77 nani casinisti e quindi preferisce andarsene?
Boh!

Panino al seitan

Se vi sembra invece che questo genere di intromissione tolga divertimento al lavoro avete ragione, ma del resto fare libri non è divertente come ve lo immaginate voi.
E’ bello, questo sì, ma la parte divertente finisce presto per lasciare posto alla lavorazione che è costellata di centinaia di piccoli dettagli da curare.

Click per ingrandire
Click per ingrandire | Raphaelle Barbanègre – © Tundra Books

Tanto per dire per Biancaneve e i 77 nani abbiamo passato molto più tempo a scegliere i nomi dei nani che a fare tutto il resto: il testo originale infatti era in francese e quindi i nomi andavano adattati in inglese!
Anche scegliere i nomi è stato divertente, ma a un certo punto mettere d’accordo tre persone è stato un po’ faticoso.

Cruelle Joëlle © Sarbacane
Cruelle Joëlle Ninie © Sarbacane

In questo senso non so contare il numero di discussioni via email per decidere i dettagli anche minimi. Una volta ricordo un giro di tre mail solo per decidere cosa mettere dentro un panino. Il fatto è che Joëlle, la protagonista della storia (Cruelle Joëlle ndr), è vegetariana. In una scena di campeggio io avevo proposto che mangiasse un panino al seitan, ma Fred l’editore mi disse che in Francia il seitan non esiste.
Ovviamente non esiste per lui, che dopo due primi e due secondi a cena attacca un piatto di formaggi, e non esiste per tanti altri (in Francia si mangia moltissima carne) ma nei supermercati il seitan si trova eccome! L’illustratrice, propose di metterci dell’insalata, ma il sandwich all’insalata mi sembrava insensato e soprattutto non mi faceva ridere.
Alla fine ci siamo messi d’accordo per i wurstel di soja: sono abbastanza vegetariani, sufficientemente ridicoli e decisamente riconoscibili anche per chi non bazzica il vegetarianesimo.

Certi libri richiedono un lungo set-up, soprattutto dove non c’è una vera e propria storia.
Il terzo titolo della trilogia americana con Benjamin Chaud è nato l’anno scorso a Milano. Naomi era venuta dalla California per tenere un corso di un week end e io interruppi per un giorno il tour francese per vederla. Siamo a prendere un caffè quando mi comunica la buona notizia: farete un terzo libro della serie!
Ah sì? dico io. E’ diventata una serie? Uau!
Ovviamente ero contento, ma anche un po’ spaventato. Già il secondo non era previsto, il terzo era totalmente inatteso. Avevo in mente fin da principio di continuare a lavorare con Benjamin, ma non al sequel del primo libro.
Naomi è entusiasta. Non vede l’ora di vedere qualcosa.
Io prendo tempo, timidamente. Poi ci salutiamo e prendo la metro. Il tempo di arrivare da Garibaldi alla Stazione Centrale e ho il libro in testa. Tutto il film.
Le mando un messaggino per dirle: ok, ce l’abbiamo!
Si tratta di un viaggio intorno al mondo. Ho avuto l’idea in 15 minuti. Poi, prima che scrivessi una sola riga, abbiamo passato sei mesi a decidere in quali paesi sarebbe andato il protagonista. Per sei mesi abbiamo aggiunto e tolto l’isola di Pasqua, io poi volevo un passaggio in Svizzera (dove sono nato) e a Londra perché mi piace, Benjamin voleva un vulcano, Naomi aveva proposto una tappa a Petra, io invece una bella scena a Mount Rushmore. Alla fine ci siamo messi d’accordo ma penso che avremmo impiegato meno tempo a fare veramente il viaggio!
Ma insomma, è così che si fanno i libri.

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Asterisk “Casa Casina”: intervista a Manuela Mapelli
15/12/2015 Morena Forza in Illustrati / one comment

Ho conosciuto Manuela Mapelli qualche anno fa durante un workshop e mi ricordavo della sua bravura, di quanto il suo mondo e le sue idee fossero racchiusi nei suoi disegni; così, quando ho saputo che aveva pubblicato un bel libro con una casa editrice che mi piace moltissimo, l’ho contattata e abbiamo chiacchierato un po’ sui dietro le quinte di “Casa casina” il suo primo libro da autrice!

E’ un libro delicato, fresco, pieno di riflessioni per grandi e piccini. Il tema è la casa; una casa che può avere tante forme, oppure… nessuna, quando non è un luogo fisico ma uno stato d’animo.

la cover di "Casa Casina" Edizioni Corsare 2015
Casa Casina” Edizioni Corsare 2015

Prima di lasciarvi all’intervista, vi consiglio di dare un’occhiata al booktrailer davvero fantastico realizzato dai talentuosi ragazzi di RataVöloira. E’ un sogno ad occhi aperti!

Ciao Manuela, raccontami com’è nata l’idea di “Casa casina”.

Ciao Morena, in un pomeriggio di giugno, per caso, mi sono saltate in mente alcune rime che poi hanno composto la prima filastrocca che si può leggere nel libro.
Poi ci ho riflettuto un attimo e mi sono resa conto che sul tema “casa” di filastrocche avrei potuto scriverne tante… un’intera serie; mi sono fatta un po’ guidare dal mio istinto e dal bisogno di scrivere e comunicare.
A dire il vero non avrei mai pensato che mi pubblicassero anche come autrice, finché non è successo!

Casa Casina Edizioni Corsare

Casa Casina Edizioni Corsare

Quando hai capito che la tua idea poteva essere un progetto libro?

Ho capito che avrei potuto raccogliere le mie poesie in un vero e proprio progetto libro quando mi sono accorta che la risposta di bambini e adulti all’ascolto era positiva.

Lavoro da tanti anni nel sociale e spesso sperimento laboratori e letture offrendo incontri gratuiti. In questa prima fase ho capito anche che il tema “Casa” è molto sentito in questo periodo storico, anche dai bambini.

Che tecnica hai usato per le illustrazioni?

Ho creato una trentina di timbri incidendo e ritagliando fogli di Adigraf. Poi ho inchiostrato e stampato le case-timbro su fogli bianchi, ho scansionato il tutto e colorato alcune parti in digitale.

Edizioni Corsare Casa Casina

 

Quanto tempo è passato per la sua lavorazione, tra la presentazione a Edizioni Corsare alla Children’s book fair di Bologna e la sua pubblicazione?

Ho presentato il progetto a Edizioni Corsare durante la fiera di Bologna 2015 e il libro è arrivato nelle librerie nel mese di Novembre.

Qual è la cosa che ti è rimasta più impressa durante la lavorazione di Casa Casina?

Di sicuro la parte più interessante e divertente è stata la fase di ricerca/sperimentazione legata alla realizzazione dei timbri.

Casa Casina Edizioni Corsare

Quanto c’è del tuo vissuto nell’impronta che hai dato a questo libro?

Credo che nel libro ci sia molto del mio vissuto ma ancora di più del vissuto di bimbi e famiglie che ho incontrato durante la realizzazione del libro e che mi hanno aiutato a riflettere sul tema della casa e del diritto alla casa.

Bambini sotto sfratto, anche molto piccoli che con estrema semplicità mi hanno raccontato quanto è importante per crescere avere un tetto sopra la testa, spiegandomi che la casa non è fatta solo dalle mura che la compongono. La casa è soprattutto riparo, affetto, protezione.

Proprio l’altro giorno durante una presentazione un bambino mi ha fatto notare che una casa, vuota, senza persone non si può definire una vera e propria casa…ma solo un edificio.

Casa Casina Edizioni Corsare

A chi consigli “Casa casina”?

A grandi e bambini senza distinzione!

Manuela Mapelli è nata a Milano ma da una decina di anni vive a Cesena.
Si è diplomata al liceo artistico e ha proseguito gli studi in Accademia per diventare scenografa. Al terzo anno ha abbandonato l’Accademia e Milano per frequentare un corso di formazione per burattinai a Cervia.
Dopo due anni molto intensi di studi sul teatro di figura ha iniziato a lavorare come burattinaia in giro per l’Italia. Con l’arrivo del suo bambino si è fermata, buttandosi poi nel mondo dell’illustrazione e dell’editoria.

La pagina Facebook di Manuela

Una piccola nota:

Making an impression
Se siete curiosi di provare il disegno con i timbri, vi consiglio un libro davvero meraviglioso che ho acquistato l’anno scorso. Eccolo qui. E’ in inglese, corredato da fotografie dettagliatissime e piccoli grandi spunti di ispirazione.

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Asterisk Libri: “Il nemico” di Davide Calì, illustrato da Serge Bloch
19/11/2015 Morena Forza in Illustrati / No comments

Mi ero ripromessa di riempire per bene gli scaffali virtuali della libreria di RDD, che trovate qui e che in occasione del Natale finalmente rimpinzerò come si deve.

Non credevo che avrei cominciato con un libro illustrato, e invece ho finito col metterne in lista tre; ma procediamo un poco per volta.

Ci sono molti blog che recensiscono libri illustrati, negli ultimi anni, perciò pensavo di non occuparmene proprio. Ma poi mi sono detta: perché no? In fondo occupano una fetta enorme della mia libreria (per niente virtuale, anzi molto ingombrante!) e tanti sono ben fatti, adatti per grandi e piccini.

Il nemico, Davide Calì

Un tema praticamente senza tempo, quello della guerra; ma sicuramente le domande scaturite dagli avvenimenti di Beirut e Parigi mi hanno convinta a iniziare la libreria da “Il nemico“, scritto da Davide Calì e illustrato da Serge Bloch. In Italia è edito da Terre di Mezzo.

Il nemico

 

Chi è Il nemico? Cosa fa, perché gli piace uccidere e distruggere? 
Com’è fatto, che faccia ha? Sarà come dice il manuale? Il soldato protagonista, sotto le stelle, se lo chiede e decide di scoprirlo. Chi troverà, nascosto nel suo buco? 

Il nemico

Il nemico

Con una sensibilità rara, autore e illustratore hanno confezionato un libro profondamente bello.
I libri sulla guerra (o meglio dire contro la guerra) li ho trovati a volte melensi, scontati, se non addirittura banali e quindi di poco mordente; credo che questo invece sia il mio preferito, perché non si limita ad esplorare le dinamiche della guerra, ma in un certo senso anche quelle legate alla semplice natura umana.

Una guerra non solo di trincea quindi, ma anche di tutti i giorni da persona a persona. Fatta di dubbi, di insicurezze, di gesti e pregiudizi. Come se non bastasse, qualche volta questi ultimi non sono neppure troppo spontanei, guidati da voleri superiori ed assorbiti senza porsi troppe domande in merito.

Le illustrazioni di Serge Bloch sono un po’ fotografiche, un po’ al tratto, come se realtà e finzione si sovrapponessero. E non accade così con numerose forme di guerra?
Il ritmo narrativo è calmo, coinvolgente, affabulatore; lascia tutto lo spazio per una lettura riflessiva anche se sempre molto fresca e piacevole.

Lo consiglio perché: 

  • E’ una lettura bella da avere per la propria libreria, da sfogliare per riflettere e riconoscersi (sì, avete capito bene!).
  • E’ un libro adatto a bambini di qualunque sesso, forma, colore, religione. Un libro che appartiene a tutti.
  • E’ un libro bello con cui crescere: i livelli di lettura sono più di uno e nel tempo vengono assorbiti diversamente.
  • E’ un bel libro da regalare! A chiunque. Tranne a chi vuole la guerra.

Terre di Mezzo ha distribuito due edizioni di questa “favola contro la guerra”

Il nemico - copertina rigida (2014) Il nemico (copertina flessibile, 2015)
Copertina rigida (2014) circa 14 Euro Copertina flessibile (2015) Euro 8,50

 

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Asterisk Storia dell’Illustrazione: Mary Blair
14/04/2014 Morena Forza in Storia dell'Illustrazione / No comments

Devo ammetterlo, non sono mai stata particolarmente legata al disegno Disney nel mio modo di pensare le immagini. Eppure, qualcosa di più profondo dell’immagine stessa, mi ha influenzata per sempre nel mio approccio allo stesso disegnare: il colore. Ed è un modo di usare il colore che, ironia della sorte, viene da una delle più grandi figure di spicco del panorama disneyano: Mary Blair. I suoi colori, energici ed esuberanti, sono quelli che hanno forgiato la mia immaginazione, e mi hanno spinta a disegnare.

Ogni tanto, erroneamente, si legge che fu da subito assunta per Disney; in realtà il suo primo impiego fu quello di animatrice per la Metro-Goldwyn-Mayer. Successivamente si spostò allo studio Ub Iwerks, dove il marito Lee Everett Blair, già lavorava. Solo nel 1940 iniziò a lavorare per Walt Disney, per la produzione di Dumbo.

Nella sua trentennale carriera all’interno della Walt Disney Pictures, Mary Blair (nata in Oklahoma il 21 ottobre del 1911) rivestì diverse posizioni:

Concept artist
come in “Alice nel Paese delle Meraviglie” (1951)

Responsabile e supervisore
come ne “I tre caballeros”  (1944)

Color stylist
come in “Peter Pan” (1953)

Come sosteneva Marc Davis, disegnatore e responsabile Disney, fu lei a portare l’arte moderna all’interno della produzione disneyana come nessuno aveva mai fatto prima.

La sua impronta stilistica è ancora oggi inconfondibile: i suoi colori elettrici ed esagerati, spesso dissonanti fra loro, erano il suo marchio di fabbrica, usati in aree di tinte piatte e forme eccezionalmente innovative per l’epoca, in ambito di concept art e animazione. Per questo tipo di lavori, era solita usare guache e acrilici; ma curiosamente, il suo primo medium di elezione fu l’acquarello, tanto che fu membro della California School of Watercolor

Gallery da “I tre caballeros” (1944)

Gallery da “Peter Pan” (1953)

Da questi concept è stato prodotto il libro illustrato riadattato da Ridley Pearson nel 2009.

Gallery da “Cenerentola” (1950)

Gallery da “Alice nel paese delle Meraviglie” (1951)

Da questi concept è stato tratto il libro illustrato, riadattato da Jon Sciezka, nuova edizione nel 2016

Mary Blair non si fermò alla concept art e all’animazione.

Qualche anno dopo, la celebre casa editrice Simon & Schuster le commissionò alcuni fra i più bei Little Golden Books. Ancora oggi alcuni di essi sono sugli scaffali delle nostre librerie, passati alla storia come libricini tascabili, economici ma di alta qualità. Ecco per esempio “I can fly” che ho comprato qualche tempo fa:

Non sono solo i suoi colori e le sue idee a rendere Mary Blair una dei modelli a cui mi ispiro per il mio mestiere di illustratrice; piuttosto il suo eclettismo e la sua capacità di essere elastica, di farsi strada all’interno di diversi mercati. Non solo animazione e libri illustrati per lei, ma anche pubblicità, packaging, biglietti di auguri e scenografie teatrali.

Il suo disegno arrivò ovunque: oltre ad essere un’artista era anche una gran lavoratrice!

Una carriera a cui guardare con ammirazione e da cui trarre tanta ispirazione.

Letture

“Magic Color Flair”
Weldon Owen (2014)
una monografia completa su Mary Blair, curata da J. Canemaker

“The Art and Flair of Mary Blair: An Appreciation”
Disney Editions Deluxe (2014)
Monografia Disney curata da J. Canemaker

“Mary Blair Treasury of Golden Books”
Golden Books (2014)
Raccolta digitale dei Golden Books di Mary Blair

“Alice in Wonderland”
Disney Pr (2016)
La storia di Alice riadattata da Jon Sciezka, illustrata dai concept di Mary Blair

“Peter Pan”
Disney Pr (2009)
La celebre storia di Dave Barry riadattata da Ridley Pearson e illustrata dai concept di Mary Blair

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Asterisk I dieci libri che ho consigliato a bruciapelo ad una biblioteca
12/02/2014 Morena Forza in Creatività / No comments

Ieri sera mi sono stati chiesti dieci titoli di libri per ragazzi, albi illustrati e saggi che consiglierei per una biblioteca.
Così ho pensato di consigliarli in scala più ampia e scrivere i titoli sul blog e anche perchè mi sento di consigliarli.
Alla fine avendoli scritti di getto, ne sono saltati fuori dodici ma non potevo toglierne nessuno, anzi ne ho già tenuti da parte molti altri.

Non ho la presunzione di ritenermi un’autorità in materia, questi sono soltanto i libri che a me piacciono (alcuni libri, anzi), che mi hanno formata o mi hanno tenuto compagnia nei momenti più significativi della mia vita.

Preferisco elencarli di getto così come mi vengono in mente, mi fido del fatto che se sono i primi a fare  capolino in questa lista un motivo c’è. :)

edito da Einaudi Ragazzi
Questo è proprio uno dei libri che mi hanno formata come persona. Spesso indicato per i preadolescenti, in realtà non è mai tardi per regalarlo e consigliarlo ad un adulto, uomo o donna che sia.
E’ un libro che parla di parità e di libertà, non solo extraterrestre, però.
Bianca Pitzorno resterà sempre una delle mie autrici preferite e sono tanti i libri che amo scritti da lei, ma questo è senz’altro la sua opera che più mi è rimasta nel cuore.

edito da La Margherita Edizioni
Un libro che ho sfogliato per la prima volta nel silenzio di una biblioteca, in un pomeriggio assolato, e che mi ha trascinata sulle coste dell’Atlantico, per cui nutro un amore viscerale da sempre.
Bello da leggere e da guardare a qualunque età, proprio come succede con tutti i libri fatti molto bene.
Parla di ispirazione e di come questa vada qualche volta inseguita scappando.
A chiunque lavori con la creatività questo libro strapperà un sorriso, malinconico o divertito a seconda del rapporto in cui si trova al momento con la sua ispirazione.

edito da Rizzoli Lizard
Probabilmente il primo fumetto che ho letto non solo amandolo ma anche sentendomi ispirata e trascinata davvero in una storia. Del resto Corto è Corto.

 

 

edito da Lapis Edizioni
Ho salvato questo libro dal macero perchè si sa, spesso i piccoli lettori hanno un rapporto piuttosto fisico coi libri e la biblioteca se ne stava disfando.
Con un po’ di scotch è stato ospitato nel centinaio di albi illustrati che ho accumulato in casa.
Mi piace perchè è colorato, divertente ma delicato e mi è piaciuto come “Io fuori io dentro” rimanga lo stesso meccanismo a 5 anni come a 30.

edito da Topipittori
Mi sono innamorata di questo libro dal primo giorno in cui l’ho sfogliato. Non sono riuscita a leggerlo tutto d’un fiato, dovevo sempre indugiare su ogni immagine e sui discorsi tra l’omino e Dio.
Al contrario di quanto si potrebbe pensare, non è un libro che parla di religione. E questo lo rende speciale perchè parla di spiritualità, la più sana e naturale che esista. Mi ha lasciata con un sorriso compiaciuto sulle labbra.
Leggere (e guardare) per credere.

  • Hansel e Gretel fiaba classica dei Fratelli Grimm, illustrato da Lorenzo Mattotti

edito da Orecchio Acerbo
Ho sempre avuto un debole per le silouhette, per la loro potenza ed espressività. Sono teatrali e lasciano spazio a quella parte immaginativa e un po’ paurosa che è in ogni bambino (e nel bambino interiore che resta in noi).
Quando è uscita questa fiaba illustrata nientemeno che dalla sapiente mano di Mattotti, non ho potuto fare a meno di guardarla in ogni più piccola pennellata.
Ho visto parecchie versioni di questa fiaba (e per un libro digitale l’ho illustrata io stessa) ma per me fino ad ora, questa è la migliore che ho visto.
Riesce proprio a trasmettere quel senso di disorientamento e inquietudine tipici delle fiabe dei Grimm. Quelle originali, non edulcorate in epoca contemporanea.

 

edito da Kite Edizioni
Un acquisto molto recente e fino ad ora il libro di Davide Calì che ho preferito.
E’ una storia intelligente e molto godibile anche da adulti.
Cosa succede se a una rana qualunque cade una corona in testa? Chi comanda chi, e perchè?
L’ho comprato per me ed è stato uno dei pochi libri che ho regalato a più persone.
Consigliatissimo e poi è illustrato meravigliosamente.

 

 

  • Blankets di Craig Thompson
    edito da Coconino Press

La mia graphic novel preferita (fino ad ora), intensa, mi ha tenuta con le mani alla gola tutto il tempo, non vedevo l’ora di finirla e una volta finita conservavo quel dispiacere che rimane ogni volta che si termina un’ottima lettura.

  • “La furia di Banshee” di Jean-François Chabas, illustrazioni di David Sala

edito da Gallucci
Questo è davvero l’albo illustrato che quando qualcuno mi chiede consiglio su un albo da comprare, mi viene subito in mente.
E’ bello, potente, colorato, vibrante ed emozionante.
Naturalmente i richiami a Klimt mi hanno conquistata da subito.

  • “Viola non è rossa” di Lorenza Farina, illustrazioni di Marina Marcolin

edito da Kite Edizioni
Una storia semplice e delicata sulla timidezza.
Devo ammetterlo, io sono una delle persone meno timide che conosca, però le storie sulla timidezza mi piacciono molto, forse proprio perchè non mi ci ritrovo e mi dà modo di capire una realtà che non mi appartiene.
Non sempre le storie che preferiamo sono quelle che ci somigliano.

 

Il formato dell’albo è importante e le tavole di Marina Marcolin sono eccezionali, una vera delizia per lo sguardo.

  • “Disegnare – Corso per geniali incompetenti incompresi”

di Quentin Blake e John Cassidy
edito da Editoriale Scienza
Un libro divertente per disegnare ad ogni età, ci sono esercizi che restano utili anche dopo gli otto anni.
Allegato al libro ci sono un pennarello nero, una matita rossa e una nera in un astuccino.
Avete presente quei barbosissimi manuali di disegno? Ecco, cancellateli dalla mente.
Questo nasce per i piccoli disegnatori ma anche i grandi ci si divertono parecchio, ve lo garantisco io che l’ho trovato a un mercatino dell’usato a ventotto anni suonati.

 

  • “Il viaggio della piccola Angelica” di Charlotte Gastaut
    edito da GallucciAnche questo un acquisto piuttosto recente.
    Mi piace molto la dinamicità della narrazione sia nelle tavole illustrate che nel testo e soprattutto quando i due diventano la stessa cosa.

 

E voi cosa consigliereste?
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Asterisk L’ultima spiaggia
24/03/2012 Morena Forza in Creatività / 4 responses

Tornata  dalla Children Book Fair sono ripartita più carica che mai.
Oggi, in un assolato pomeriggio milanese, passavo da un libro ad un altro nel settore infanzia di un’antica biblioteca comunale, e mi sono trovata per le mani “L’ultima spiaggia” di J.Patrick Lewis. Ve ne riporto solo uno stralcio, la prima parte, consigliandovi caldamente l’acquisto di questo libro, che è un piccolo gioiello.

Le illustrazioni di  Roberto Innocenti sono poesia su carta, qui più che mai, e le parole vivaci dell’autore, profonde, nitide, sanno toccare dentro.

Un pigro, grigio pomeriggio, mentre
annoiato ciondolavo qua e là, la mia
immaginazione, seccata di non essere presa
sul serio, si prese una vacanza
e non tornò mai più.
Avevo perso quello che il poeta
Wordsworth chiamava il mio “Occhio
interiore”. Perso, o semplicemente lasciato
chissà dove, da qualche parte in giro
per il mondo.
Che ne sarebbe stato di me, un artista?
Come avrei potuto continuare a lavorare,
a dipingere, a vivere?
Provai ad appigliarmi ai miei pochi ricordi,
ma non erano abbastanza. I ricordi sono un
vecchio cappello, amico mio,
l’immaginazione è un paio di scarpe nuove.
E se hai perso le scarpe, cos’altro puoi fare
se non andare a cercarle?

da “L’ultima spiaggia
J. Patrick Lewis
Illustrato da Roberto Innocenti
(La Margherita Edizioni)

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Asterisk Intervista a Gabriel Pacheco
10/11/2011 Morena Forza in Creatività / 4 responses
Quest’estate il fantastico illustratore Gabriel Pacheco, un autentico creatore di visioni oniriche e metaforiche , ha tenuto un corso presso Fine Art Factory.
Grazie alla sua disponibilità che oserei definire più unica che rara, e all’immensa gentilezza di Francesca Cosanti, posso pubblicare l’intervista che gli ho sottoposto e che ci apre la strada verso numerose riflessioni sul processo creativo e sui dietro le quinte dell’illustrazione.
Naturalmente ognuno di noi procede con metodi diversi, schemi mentali personalissimi, ma posso dire che dopo avere letto questa intervista ho passato un bel po’ di tempo a riflettere sul mio processo creativo. 
Mi ha inoltre colpito come Pacheco mette in strettissima relazione l’interiorità dell’illustratore e quindi della persona autentica e unica, col significato che attribuisce a forme, luci e soprattutto colori.
Buona lettura!

M.F: Signor Pacheco, innanzi tutto grazie del tempo che ci concede. Mi occupo di illustrazione da soli due anni, sono in quel momento della mia carriera in cui so cos’è illustrare ma vedo ancora con misticità tutto ciò che c’è dietro il lavoro di ciascun artista, sopratutto quando la mia ammirazione è sconfinata, come in questo caso.
La prima cosa che mi viene da pensare davanti ai suoi disegni è l’atmosfera onirica che si respira da ogni colore e texture ed inquadratura.
Non posso fare a meno di chiedermi quanto la dimensione onirica conti nella sua vita. E se eventualmente i sogni che fa influenzano in seguito le sue illustrazioni.
G.P: Mi piace lavorare con immagini così incerte, strane; mi piace molto il momento in cui la realtà si diffonde e tutto dembra uno strano sogno. Personalmente mi piace vivere così, con questa ambiguità, cancellando la linea che separa la vita reale dai sogni e dalla fantasia,  in modo che non ci sia più differenza.
E’ davvero imprtante non separare la vita dai sogni, perchè così si restituisce un valore magico al mondo e si recupera una parte antica dandole significato.  Così l’illustrazione deve essere parte della nostra vita come mangiare, come guardare e, naturalmente, come sognare. Illustrare è un modo fantastico di osservare la vita.

M.F: Per quanto riguarda l’idea di un’illustrazione, quanto istinto e razionalità prevalgono l’una sull’altro nel momento in cui sceglie come impostare l’illustarzione? Voglio dire, ragiona molto tempo su storyboard e bozzetti oppure per lei è qualcosa di istintivo ed impetuoso?
G.P: A volte penso che il processo creativo è come un ballo, che non sappiamo come ballare fin a quando non cominciamo a ballarlo.
Io lo semplifico come i passi, cominciando con il passo dell’emozione, dell’intuizione e dopo continuando con un altro passo, quello del ragionamento, e della struttura.
E’ un ballo con qualcuno che “c’è”, ma noi non lo vediamo, una danza cieca in cui dobbiamo farci trasportare.
E’ certo che il processo è davvero conflittuale, con molta incertezza e molta gioia, perchè si spera sempre in tutto , ma in realtà non si sa se si otterrà qalcosa.
Inizio scrivendo parole e abbozzando forme senza sapere molto bene dove mi porteranno, qui l’intuizione mi spinge e uno cerca di trattenerla qualunque cosa sia, de è l’immagine o la parola che ci aiuta a sostenerci per non cadere.
Dopo la scoperta del disegno comincia a guidarci per far si che quello che guardiamo diventi come una scultura plastica che affermiamo o neghiamo.  Il colore arriva successivamente, quando comincio a disegnare ogni linea e porta la luce di tutta l’atmosfera; chiaramente la si può modificare o accentuare, però il colore continuo a cercarlo finchè concludo le prove di stile che guarda l’editore.
Tutto questo tempo è molto angustiante e abbastanza devastante, perchè è un processo lento, è come quando cresce la radice del bambù, passa molto tempo senza vedere nulla, perchè quello che realmente sta crescendo sono le radici, se sono abbastanza profonde allora il progetto ha possibilità di crescere, altrimenti tutto ciò che cresce non potrebbe sostenersi.

 

M.F: Qual’è la fase che durante la lavorazione di un albo illustrato preferisce? (es la ricerca dei riferimenti/documentazione, lo storyboard,e così via)
G.P: L’inizio di ogni progetto, il principio di tutto, perchè è un processo vitale, ampio, tragico ed è dove ci si espone e si diventa molto vulnerabili. Bisogna essere davvero onesti de è un processo molto intimo. E’  come osservarsi completamente nudi. Qui scopriamo il nostro sguardo e ascoltiamo la nostra voce.

M.F: Una domanda che mi faccio spesso riguardo al lavoro degli illustratori che ammiro molto è quanto questi pensino alla cromaticità delle tavole; se cioè scelgono i colori ancor prima di cominciare una tavola o se invece avviene tutto spontaneamente magari proprio durante il disegno stesso. Come succede nel suo caso?
G.P: Il colore e la luce sono la memoria dello sguardo.
Quando penso ad un progetto non faccio altro che ricordare momenti o immaginarli e la mia memoria è incaricata di dargli luce, non c’è molto da sviluppare, è un esercizio contare sull’intuizione emozionale.
Un processo molto intuitivo, a questo punto non esiste un precedente ragionamento razionale, ma tutto è il prodotto di quello che uno ha vissuto e visto.
Se uno ricorda di quando si sentiva felice e lo associa con una palla rossa, è innegabile che noi percepiamo un rosso allegro,  invece se pensiamo ad un ricordo doloroso ad un certo punto il rosso il rosso si converte in una ferita.
Il punto è che il colore va sempre associato con la luce, ma alla stesso tempo anche ad un gesto plastico come la texture,è qui  che uno lavora dopo il primo colpo di colore del progetto, lavora per trasfigurare il colore ricordato in un’atmosfera che dirigerà i toni del libro.

M.F: Per quanto riguarda la tecnica, qual’è la sua posizione sull’avvento del digitale? Crede possa togliere poesia e immediatezza al messaggio di un’immagine che deve narrare una storia?

G.P: Mi piace lavorare in entrambi i modi, digitale e tradizionale, entrambi hanno il loro tempo, non credo che uno risponda meglio dell’altro. Eppure c’è qualcosa che mi affascina nel modo del digitale, ed è che l’illustrazione tecnicamente non esiste, si possono fare solo delle stampe di essa, però quando si espone un’illustrazione  anche se viene comunque considerata un’originale in effetti l”originale” non esiste. Certo bisogna sempre ricordare che “originale” proviene dalla parola “origine”, chiaramente, nel mondo dell’arte questo è un demerito, ma per me è affascinante , perchè in qualche modo  le illustrazioni digitali assomigliano a dei ricordi. Lavorare digitalmente è come lavorare direttamente con la  finzione dell’immagine.
Ora, qualunque sia il supporto, essere onesti sarà sufficiente per trasmettere messaggi poetici e per poter raccontare una storia.

M.F: Parliamo un secondo del mestiere di illustratore. Io a volte trovo che vi siano dei luoghi comuni un po’ tra il mistico e il leggendario su questo lavoro da parte di chi ancora non lo pratica ma vorrebbe farlo. Insomma, csfatare un falso mito sul mestiere di illustratore, quale sarebbe?
G.P.: Credo che sia falsa la povertà dell’illustratore, credo tutto il contrario: l’illustratore non può essere povero.

M.F.: Lei com’è diventato illustratore?

G.P.: Casualmente.
Prima ci fu la possibilità, poi è venuto il desiderio che si è ora trasformato in fervore.
Ho cominciato ad aiutare mia sorella colorando i suoi disegni  o a copiare dei font  con il tavolo luminoso per alcune copertine, ho lavorato come assistente scenografo di teatro e amavo il teatro, per difficoltà economiche entrai nel mondo della televisione, ma fu una scelta sbagliata. Proprio in quel momento mia sorella mi ha proposto di aiutarla a fare alcuni disegni e così decisi di lasciare il mio lavoro. Un disegno seguì ad un altro e la sera mia sorella mi prestava la sua  Quadra 605 (di 25 MHz) per farmi sperimentare i disegni in vettoriale, finchè un giorno mi propose di illustrare un racconto e da allora illustrare è diventato una parte importante della mia vita e facendolo da un computer.

M.F.: Il suo lavoro che mi ha più colpita è “i tre musicanti di Brema” per l’espressività estrema che è riuscito a dare a degli animali, ma sopratutto per come è riuscito a giocare con le composizioni delle illustrazioni. La storia è piuttosto statica nelle scene ma comunque leggerlo attraverso le sue illustrazioni è avvincente.
Mi sono chiesta se preferisce lavorare a testi nuovi o a testi ormai senza tempo.

G.P.: Mi piace un buon testo, non importa se è un testo circostanziale o atemporale, credo nella profondità del testo, questa è la cosa più importante per me, che il testo scorra in profondità, perchè questa profondità e quella che io intendo fornire al mio lavoro, e in questo senso, i musicanti di Brema sono una storia semplice, ma con un sacco di gioco, l’idea  è di cercare in questa semplicità e fare del colore un’allegoria in modo tale da accentuare le scene bizzarre dei ladri  quando sono scure, così la monocromia dei grigi ha permesso un gioco “Arcimboldiano” e trasfigurato i vecchi animali.
E’ meraviglioso che in un classico, che ha una struttura tale,  mi dia la possibilità di rielaborare il discorso, parafrasare senza avere perdite. Credo che se uno scrittore contemporaneo avesse questa genialità nella semplicità sarebbe una fortuna poter illustrare il suo testo come se fosse un classico.

M.F.: Una domanda, l’ultima promesso, che sono sicura si sentirà chiedere più e più volte: cosa consiglia a chi vuole intraprendere questo mestiere?
G.P.: Due Cose, entrambe sentite da due grandi illustratori ( Wolf Erlbruch e Puño):
una dice che devi imparare ad invecchiare per fare l’illustratore e l’altra che devi avere una buona ricetta per mantenerti come illustratore. Filosofia perfetta per tutti i giovani illustratori.

Alla fine dell’intervista lo ringrazio del suo tempo, e lui… mi ringrazia della pazienza!
Altro che pazienza, ho assaporato ogni suo punto di vista con la curiosità di una bambina che guarda nello scrigno dei gioielli di sua mamma, con meraviglia e stupore.
Un autore di immagini così grande e così umile come ne fanno pochi. Grazie!

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Asterisk Ideas Everywhere: un albo illustrato (gratuito) spiega l’albo illustrato
29/03/2011 Morena Forza in Illustrati / 4 responses

“Come faccio ad avere una buona idea?” “Come la sviluppo?” “Dove ambiento la storia?” “Come inizia?” “…E a quel punto cosa succede?” “Come si sente il protagonista?”

 

Polly Dunbar, prolifica autrice ed illustratrice inglese, risponde a queste ed altre domande nel suo grazioso ebook “Ideas Everywhere“, che con freschezza ed un pizzico di ironia spiega come nasce l’idea per una storia illustrata.

Grazie al suo linguaggio semplice e spiritoso, questo coloratissimo ebook si presta ad essere utile e di ispirazione sia a grandi che piccini.

Ecco qualche estratto del libro (in lingua inglese) che si può scaricare gratuitamente qui.
Le immagini sono ingrandibili.

In italiano…

L’inglese è difficile da masticare?
Niente paura! L’illustratrice italiana Martina Tonello ha rilasciato, proprio per Roba da Disegnatori, un fantastico ebook: Piccola guida all’albo illustrato.
Nato originariamente come tesi di laurea, questo libro ha incuriosito e deliziato già molti lettori!

click!
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