Tag: ispirazione

Separator
Asterisk Disegnare per conoscere il mondo: il racconto di Josep Pla-Narbona
09/07/2017 Morena Forza in Arte / No comments

Se seguite il blog da un po’, sapete che una delle mie più grandi curiosità è sbirciare nei dietro le quinte di altri creativi. E non importa di cosa si occupano: guardo video e interviste di pittori, illustratori, registi di videoclip, designer, scenografi, fino ad arrivare agli attori.

Mi piace conoscere il loro approccio all’attività, le motivazioni profonde che li spingono a disegnare, suonare, recitare; mi piace trovare un po’ di me stessa nei loro ragionamenti e nel loro sentire e, al tempo stesso, ricordarmi che siamo tutti diversi.

Qualche volta ciò che vedo e ascolto mi piace, ma non sempre. Stavolta ho avuto un vero e proprio colpo di fulmine e voglio condividere con voi i pensieri di Josep Pla-Narbona, artista di Barcellona, raccolti da una persona che lo conosce molto bene: sua figlia, Anna Pla-Narbona.

Il video è in spagnolo, i sottotitoli in inglese. Sotto il video trovate la trascrizione in italiano.
Mi scuso in anticipo per eventuali inesattezze, la traduzione si basa sui sottotitoli in inglese e ho già sentito ad orecchio che non coincidono in modo letterale, ma il senso si coglie tranquillamente. :-)

“Chi sono io? Sono un completo sconosciuto.
Fondamentalmente, sono un disegnatore, questo è sicuro.
Da quando mi ricordo, per scappare dalle mie preoccupazioni, portavo sempre con me uno sketchbook e una matita e continuavo a disegnare.
Il disegno è una finestra da cui liberare le proprie ansie.
E disegnando, si impara a pensare. Perché chiaramente, per poter disegnare qualcosa, devi prima capirlo e per capirlo sei obbligato a pensarci.

Ai tempi in cui avevo questa pazzia di disegnare, disegnare e disegnare, l’economia del Paese andava bene e un sacco di agenzie pubblicitarie si erano avviate; il che dava una possibilità a tutte quelle persone con degli obbiettivi artistici e aspirazioni, come me, di lavorare e disegnare per loro.

La pubblicità mi era anche utile per andare a fondo dell’animo umano, la parte più profonda della psicologia delle persone. Era l’epoca della psicoanalisi, l’epoca di Freud, Adler, era il tempo in cui le cose che erano state nascoste sotto il tappeto uscivano alla luce.

Ero fortunato ad avere uno stile molto personale, disegnavo a modo mio e questo facilitava le persone a riconoscere il mio lavoro.
Però, allo stesso tempo, i puristi dell’industria pubblicitaria, lo consideravano un difetto. Io la ritenevo una virtù grande e vantaggiosa.

Veramente, sono sempre stato un essere molto molto molto emotivo e i problemi della mia vita privata mi hanno messo profondamente in difficoltà. Per 10 anni sono stato depresso, il che significa che sono stato piuttosto fuori dal giro.
E’ stato mentre attraversavo questo momento intenso della mia vita, che ho deciso di dedicare il mio tempo alla pittura.
Sentivo che dipingere mi dava molta più soddisfazione della pubblicità.
Probabilmente, visto che sono ancora un po’ ingenuo, pensavo che la pubblicità fosse una trappola inadatta a me o a chiunque altro.

Per me, dipingere è una terapia di tranquillità e rilancio della mia coscienza.
In altre parole, la pittura è stata una salvezza psicologica.

Le emozioni sono difficilissime da raffigurare perché non hanno confine. Non hanno mura né soffitto.
Le emozioni sono come le nuvole; una volta che le metti in una scatola sono impossibili.
Le emozioni hanno questo lato negativo, ma è questo che fissa le basi per l’Arte.

Capire me stesso è una delle cose più complesse in cui mi sono imbattuto nella vita.
Quando dipingo e disegno mi riconosco davvero, ma sono solo brevi momenti, minuscoli pezzetti di esistenza.
Una volta che si verificano, praticamente si sciolgono nello spazio.”

Condividi su:
Continua a leggere
Asterisk La fotografia di Inge Prader incontra la pittura di Gustav Klimt
16/10/2015 Morena Forza in Varie / No comments

Qualche tempo fa avevo visto di sfuggita, dal telefono, la home di Facebook ed avevo trovato questo photoshoot ispirato alle opere di Klimt.

Non l’ho più trovato fino ad oggi e, indagando, finalmente sono risalita all’autrice, la fotografa viennese Inge Prader.

ingeprader3


Qui trovate la pagina Facebook della bravissima artista di bodypainting che ha truccato e dipinto i protagonisti delle “tavole”.

Non volevo perderla più di vista, “Immortalando” questo bellissimo servizio fotografico sul blog. O almeno, per correttezza, solo parte di esso.

P.S. Mi piace molto anche come tratta alcuni servizi per i matrimoni.

Condividi su:
Continua a leggere
Asterisk Un milione e tre secoli di immagini offerti dalla British Library
06/10/2015 Morena Forza in Ispirazione&Creatività / 5 responses

Volete una sana ispirazione da foto ed illustrazioni vintage e d’epoca o siete alla ricerca di materiale per i vostri collage e progetti?
Potreste essere felici quanto me di sapere che negli scorsi mesi, la British Library ha messo a disposizione tre secoli di immagini liberamente scaricabili ed utilizzabili tramite il proprio account Flickr.

 

Sono state anche catalogate ed esiste una sezione dedicata alle immagini “di rilievo” selezionate per altissima qualità e impatto.

Non male, vero?

Condividi su:
Continua a leggere
Asterisk John&Wolf: quando l’illustratore incontra il lupo
08/12/2014 Morena Forza in Varie / No comments

E’ proprio vero che vedere la bellezza che ci circonda è una capacità.
John Stortz la disegna e la fotografa; e quando scatta fotografie ai paesaggi mozzafiato che visita, lo fa in compagnia del suo amato lupo bianco.

 

Trovate alcune fotografie sul Tumblr dedicato, ma anche sull’account Instagram dell’illustratore.

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividi su:
Continua a leggere
Asterisk Tutti possono fare fumetti – Intervista a Gud
02/04/2014 Morena Forza in Creatività / 2 responses

Qualche tempo fa ho acquistato “Tutti possono fare fumetti“, un manuale scritto e disegnato dal fumettista Gud (al secolo Daniele Bonomo) ed edito da Tunué.
Avevo già consultato due manuali sul fumetto, entrambi di Scott McCloud (questo è quello che ho letto più avidamente) , ma pur riconoscendone l’elevata qualità li ho trovati un po’ pesanti e anche stancanti a livello visivo.
Non li sconsiglio, affatto, ma d’ora in avanti se mi troverò a consigliare a qualcuno che si avvicina al fumetto una lettura che possa dargli un’idea chiara di come funziona, saprò che la mia risposta sarà “Tutti possono fare fumetti”.

L’ho trovato rilassante da leggere, a tratti illuminante. Istruttivo ma anche divertente, l’ho tenuto volentieri nella mia libreria nel settore “Manuali e riferimenti” (io ho una libreria così organizzata che spaventerebbe una biblioteca vera) perchè mi piace che sia sempre lì a disposizione soprattutto questo periodo in cui sto sceneggiando una graphic novel e cerco con cura di rispettare i tempi narrativi del fumetto che differiscono da quelli dell’illustrazione.

Il fumetto è un linguaggio, e in quanto tale ha delle regole e delle strutture che vanno capite per farlo funzionare.
Imparare a gestirlo è importante per creare un messaggio che arrivi a destinazione; infatti, se non è creato per arrivare a chi lo legge, a cosa servono un testo o un disegno, a cosa serve che ci sia un messaggio?
Potranno essere di ottima qualità ma non verranno recepiti e quindi saranno vani.

Il manuale mi ha entusiasmata e mi ha tolto quel reverenziale timore che provavo nei confronti della sceneggiatura.
Ho una natura molto prudente, perfino troppo, tanto che mi blocco su sciocchezze che io vedo come massi insormontabili, tutta presa da domande come “Lo sto facendo come si deve?” “E’ di qualità?”.
Da quando ho finito il manuale di Gud sto sceneggiando rapidamente e provandone un piacere infinito, che sinceramente non pensavo possibile nel fare qualcosa di nuovo per me.

Al tempo stesso, come mi capita ogni volta che qualcosa mi piace perchè lo trovo fatto molto bene, mi sono fatta delle domande sulla realizzazione del manuale.
I dietro le quinte di libri, film, video, illustrazioni o perfino tracce musicali, restano sempre la mia passione più grande. Sono curiosa.

Così ho scritto a Gud, che ha accettato di rispondere alla mia intervista sul manuale e spero sarà di spunto anche a voi, perchè si toccano temi a cui noi disegnatori siamo tutti molto sensibili.
Buona lettura!

Ciao Gud, grazie per averci concesso di curiosare tra le quinte del tuo libro.
Iniziamo rompendo il ghiaccio con una domanda molto diretta, com’è nel mio stile: insomma, tutti possono fare fumetti?

Ghiaccio frantumato direi. La risposta  sì, tutti possono fare fumetti.
Devo riconoscere che il titolo è abbastanza provocatorio, perchè l’esperienza mi ha insegnato che, se c’è la volontà, raccontare a fumetti è un traguardo raggiungibile davvero da tutti.

 

Come mai l’idea di un manuale? I tuoi studenti ti hanno ispirato?

Dopo una dozzina di anni di insegnamento, qualche centinaia di studenti incontrati, corsi e workshop in scuole di ogni ordine e grado, ho sentito la necessità di mettere nero su bianco quei concetti che tornavano nelle mie lezioni, sia con i bambini delle elementari che con i ragazzi alla Scuola di Comics. Così ho pensato ad un manuale semplice, che fosse fruibile da tutti e che avesse più piani di lettura.

Da illustratrice, mi ha molto colpito il testo a pagina 95 di “Tutti possono fare fumetti”:

Secondo te, quanto occorre conoscere la struttura realistica di ciò che ci circonda per poterla sintetizzare?

Questa  la domanda alla quale mi sono trovato più spesso a rispondere, e anche il principale mito da sfatare. Quanto conta il talento e quanto la tecnica (e la conoscenza)? Secondo me il talento che abbiamo come disegnatori è proprio quello di riuscire a sintetizzare la realtà con dei segni comprensibili. Più che della struttura realistica, qui intendo la capacità di astrarre il concetto dalla realtà e trasformarlo in un segno inequivocabile. Conoscere la struttura realistica aiuta, anche se più di tutto aiuta imparare ad osservare in maniera meno superficiale quello che ci circonda.

Per quanto riguarda le idee per le storie, sei d’accordo con quello che insegnano a molti corsi quando dicono “Disegna/Racconta ciò che sai”?

Il problema è sapere quello che sai (ndr ridacchia).
Preferisco pensare che nel racconto un autore inserisca quello che è , le sue esperienze, le sue emozioni.
Mi piacciono quelle pagine dove l’emotività esplode nel segno, nelle parole, nei tempi narrativi, anche se raccontano la semplicità. Non mi piacciono gli autori razionali, che inondano le tavole di nozioni con segno glaciale e perfetto. La perfezione non è credibile. Anche per questo nel libro do un paio di suggerimenti su come iniziare a pensare le proprie storie, magari seguendo l’esempio di alcuni grandi Maestri come Hergé, Eisner o Pratt.

Nel tuo manuale, una vignetta tira l’altra e imparare il funzionamento di alcuni meccanismi dietro il fumetto diventa appassionante pagina dopo pagina.
A colpirmi molto è anche come inserisci con nonchalance elementi di storia del fumetto, che diventano parte integrante della comprensione di quei meccanismi.
Quanto è importante secondo te conoscere la storia del fumetto o dell’illustrazione per essere buoni fumettisti e illustratori?

L’idea è che un lettore occasionale possa conoscere con naturalezza qualche nozione in pi sul fumetto, sulla sua storia e sui suoi elementi fondanti,  stata il cardine su cui ho costruito tutto il libro.
Perchè a veder mio, il fumetto soffre anche per la mancanza di un’educazione di base diffusa.
Molti non leggono fumetti perchè non li conoscono e ignorano i processi produttivi e tutto il lavoro creativo che c’è dietro. Alcuni pensano che siano fatti da complicatissimi software automatici che stampano direttamente le storie già confezionate.
Allargare la base della conoscenza, questo forse ci salverà.

 

A pagina 68, scrivi “La prima domanda è: Perchè?”
Mi daresti tre perchè alla domanda “Perchè fare un fumetto?”.

Ti dico i miei personali:
1. Perchè mentre li faccio sono solo con me stesso e con il mio respiro che si alterna al rumore della mina/pennello/gomma/spugna/pennino/chiodo/dita/naso/lettera/testamento sul foglio.
2. Perchè  il modo più naturale che conosco per raccontare le cose.
3. Perchè mi diverto e, quasi sempre, mi pagano per farlo.

E ora una domanda da illustratrice rompiscatole: a pagina 25 trovo un fumetto che dice “L’illustrazione perde parte della sua forza narrativa se viene lasciata senza un testo.”
Io non sono d’accordissimo, perchè alcuni talentuosi illustratori riescono a narrare solo con un silent book, altri praticano illustrazione concettuale (come alcune per magazine) che trasmette un messaggio chiaro senza nemmeno una parola attorno.
E allora la mia domanda è: non è che esistono dei pregiudizi dal fumetto all’illustrazione e viceversa? Ma sono così profondamente diversi?

Eh eh eh, sapevo che qualcuno sarebbe stato toccato da questa definizione, l’avevo messo in conto.
Mi serviva uno spartiacque per far capire la differenza tra i tre linguaggi che utilizzano il disegno, cioè illustrazione, fumetto e animazione.
Così ho preso in prestito la definizione di Daniele Barbieri (ne “I linguaggi del fumetto”) che traccia la distinzione netta tra un Fumetto e un’animazione che raccontano e un’Illustrazione che commenta. I confini nella realtà, per fortuna, non sono mai così netti, ma per cercare di chiarire a chi parte da zero che differenza c’è, sono stato costretto ad usare l’accetta.
A proposito di qualcosa di vicino alla domanda precedente.
A me è capitato che mi venisse chiesto “Ma se devo studiare da disegnatore, secondo te è meglio se studio fumetto o illustrazione?”
Come risponderebbe Gud?

Se vuoi studiare da disegnatore, studia le tecniche del disegno. Una volta che sarai il disegnatore più bravo della galassia, dovrai rispondere alla vera domanda: e ora, cosa ci voglio fare col disegno?

Qual è il tuo tipo di fumetto preferito? Quello che leggi con più piacere. Filoni o nazionalità in particolare?

Ti direi umoristico, magari francese, ma poi tra le cose che preferisco ci sono certe mattonate intimiste americane o romanzoni d’avventura disegnata. Allora ti dico Calvin e Hobbes. Ho risposto alla tua domanda?

Direi proprio di si!
Cosa consiglieresti prima di tutto a chi pensa di fare fumetto?

L’ultima pagina del mio libro ;)

Condividi su:
Continua a leggere
Asterisk Ruba come un Artista: il libro che insegna l’ispirazione
02/02/2013 Morena Forza in Creatività / 20 responses
Più di due anni fa il creativo
americano Austin Kleon scrisse sul suo blog personale un articolo intitolato “Ruba come un
Artista”, un titolo quasi provocatorio che prometteva grandi contenuti, e così in
effetti faceva.
Lo tradussi nell’ottobre 2010 e
recentemente sono venuta al corrente del fatto che quell’articolo, di ispirazione a
chiunque vuole lavorare con la propria creatività, è divenuto un libro e non solo;
bestseller del New York Times.
Nel Bel Paese è edito da Vallardi, che
ha avuto l’immensa gentilezza di contattarmi e propormi una recensione del volume.
Così mi appresto a farlo.
“Ruba come un Artista” edito da Vallardi, 160 pagine, Euro 10,00, dal 31 gennaio 2013 nelle librerie
Cominciamo col definire l’area di
interesse che Kleon prende in considerazione con questo volume: è sicuramente vasta,
poiché la creatività non si concretizza unicamente nel disegno ma in molte
attività che hanno più punti di contatto di
quanto possiamo immaginare.
Non è un caso se molti autori (lui compreso, ma posso fare anche l’esempio di Davide Calì, che ha più
volte collaborato con la stesura di articoli per questo blog) hanno bisogno di
maneggiare un basso o una chitarra; se alcuni miei colleghi fanno anche teatro o se alcuni
illustratori come la sottoscritta, dopo aver illustrato testi ad opera di altri mettono mano
alla penna per raccontare le proprie storie.
© Vallardi Editore
La creatività più si esercita e più
si spande; e le dieci regole che Kleon ha “stilato” si applicano quindi ad ogni attività
creativa e artistica, abbracciando molti aspetti controversi sulla questione
dell’ispirazione.

 

Andiamo ad elencarle:

 

© Vallardi Editore
Questi sono i “10 punti cardine” che Kleon va a spiegare con il suo piglio brillante e scanzonato, senza mai perdere accuratezza e sincerità.
Nonostante il titolo si avvalga della parola molto forte “rubare”, Kleon ci dice che

L’artista è un raccoglitore, ma – si badi – non è di quelli che si limitano ad accaparrare; la differenza è che l’accaparratore raccatta in maniera indiscriminata, mentre l’artista raccoglie in modo selettivo, scegliendo esclusivamente ciò che ama davvero.

L’autore in questo libro spiega come avviene il procedimento di ispirazione e assimilazione, nonché di creazione di un prodotto “originale” solo tra virgolette; che originale non è, ma è piuttosto la somma di ciò che ci influenza e ci influenza perchè lo amiamo.
Nell’ambiente creativo spesso è quasi labile il confine che si crea tra ispirazione e plagio; ma dopo la lettura di questo libro le nostre idee ne usciranno limpide, come se fossero state setacciate e ripulite.
Sapremo riconoscere un plagio da un’ispirazione e sapremo “rubare” dopo aver assimilato in modo selettivo ciò che amiamo, senza rischi e senza comportamenti poco etici verso gli artisti e le fonti che più ci suscitano ammirazione e stupore.

Nel dubbio di non essere abbastanza incisivo (ma lo è, credetemi) Austin Kleon riporta svariate citazioni di artisti di ogni tipo a sostegno dell’idea secondo la quale l’artista è una spugna con due grandi occhi, che dopo aver guardato attentamente quello che capita al suo cospetto, decide cosa assorbire.

© Vallardi Editore

Ai creativi che si chiamano fuori da questo discorso per eccesso di ego, Kleon può risultare provocatorio. C’è qualcosa nelle sue parole di diretto e spiazzante, che scuote la coscienza.
Niente è originale, ma questo non significa che non possa essere di ottima qualità e trasmettere dei messaggi che recano impressa la nostra personalità.
Il suo è un approccio molto sereno verso la creatività e colpisce molto.

Inoltre l’autore non si limita a farci sapere come si esercita quella che è a tutti gli effetti una forma di collezionismo, perchè se così fosse, questo sarebbe un manuale e  invece non lo è.

E’ un libro per scoprire e per riscoprirsi, che riporta il creativo in una dimensione carica di entusiasmo e di voglia di mettersi in discussione.

Kleon stesso afferma che i consigli che diamo sono quelli che avremmo dato a noi stessi tempo prima; non c’è cosa più vera.
E forse proprio per questo il libro costituisce una lettura preziosa per ritrovare spunti e voglia di fare.
Quando lessi l’articolo che generò “Ruba come un artista” mi sentii pervadere da una sorta di scossa elettrica nella gola, nelle mani; una sorta di frenesia e di impazienza.Dopo le 160 pagine di questo volume posso affermare con assoluta certezza che quell’articolo si è dispiegato in qualcosa di più ricco e complesso, non perdendo mai di incisività e funzionalità.
Kleon non è mai noioso, il suo modo di scrivere è così scorrevole e accattivante che terminata la lettura sarete indecisi se riprenderla da capo o fiondarvi al tavolo da disegno!
E in effetti una cosa non esclude l’altra: “Ruba come un artista” si presta molto ad essere letto, riletto e riletto ancora.
E’ un libro fatto per essere messo sui nostri scaffali non per prendere la polvere, ma per essere sfogliato speranzosamente nei momenti di scoramento (e tutti sappiamo che capita prima o poi in ambito creativo) e persino di più in quelli di frenesia in cui cerchiamo quel “di più” in termini di entusiasmo ed idee che ci servono per portare avanti una tavola o un progetto creativo.
Un altro dei motivi per cui mi è piaciuto: è un inno alla condivisione e in fondo il piacere della condivisione è sempre stata una delle mission di questo blog. Austin Kleon vuole risvegliare dalla gelosia per le proprie fonti e capacità  molti creativi e portarli a gioire di ciò che li appassiona col prossimo. Questo crea un circolo di informazioni ma anche di passioni ricambiate, di scambio e di partecipazione!Provare per credere!In libreria dal 31 gennaio 2013 e disponibile su Amazon.
Buona lettura!

Condividi su:
Continua a leggere
Asterisk L’ultima spiaggia
24/03/2012 Morena Forza in Creatività / 4 responses

Tornata  dalla Children Book Fair sono ripartita più carica che mai.
Oggi, in un assolato pomeriggio milanese, passavo da un libro ad un altro nel settore infanzia di un’antica biblioteca comunale, e mi sono trovata per le mani “L’ultima spiaggia” di J.Patrick Lewis. Ve ne riporto solo uno stralcio, la prima parte, consigliandovi caldamente l’acquisto di questo libro, che è un piccolo gioiello.

Le illustrazioni di  Roberto Innocenti sono poesia su carta, qui più che mai, e le parole vivaci dell’autore, profonde, nitide, sanno toccare dentro.

Un pigro, grigio pomeriggio, mentre
annoiato ciondolavo qua e là, la mia
immaginazione, seccata di non essere presa
sul serio, si prese una vacanza
e non tornò mai più.
Avevo perso quello che il poeta
Wordsworth chiamava il mio “Occhio
interiore”. Perso, o semplicemente lasciato
chissà dove, da qualche parte in giro
per il mondo.
Che ne sarebbe stato di me, un artista?
Come avrei potuto continuare a lavorare,
a dipingere, a vivere?
Provai ad appigliarmi ai miei pochi ricordi,
ma non erano abbastanza. I ricordi sono un
vecchio cappello, amico mio,
l’immaginazione è un paio di scarpe nuove.
E se hai perso le scarpe, cos’altro puoi fare
se non andare a cercarle?

da “L’ultima spiaggia
J. Patrick Lewis
Illustrato da Roberto Innocenti
(La Margherita Edizioni)

Condividi su:
Continua a leggere
Asterisk Ideas Everywhere: un albo illustrato (gratuito) spiega l’albo illustrato
29/03/2011 Morena Forza in Illustrati / 4 responses

“Come faccio ad avere una buona idea?” “Come la sviluppo?” “Dove ambiento la storia?” “Come inizia?” “…E a quel punto cosa succede?” “Come si sente il protagonista?”

 

Polly Dunbar, prolifica autrice ed illustratrice inglese, risponde a queste ed altre domande nel suo grazioso ebook “Ideas Everywhere“, che con freschezza ed un pizzico di ironia spiega come nasce l’idea per una storia illustrata.

Grazie al suo linguaggio semplice e spiritoso, questo coloratissimo ebook si presta ad essere utile e di ispirazione sia a grandi che piccini.

Ecco qualche estratto del libro (in lingua inglese) che si può scaricare gratuitamente qui.
Le immagini sono ingrandibili.

In italiano…

L’inglese è difficile da masticare?
Niente paura! L’illustratrice italiana Martina Tonello ha rilasciato, proprio per Roba da Disegnatori, un fantastico ebook: Piccola guida all’albo illustrato.
Nato originariamente come tesi di laurea, questo libro ha incuriosito e deliziato già molti lettori!

click!
Condividi su:
Continua a leggere