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Asterisk Davide Calì intervista Gerda Märtens
19/06/2017 Morena Forza in Illustrazione / No comments

Gerda Märtens è una delle mie allieve più brillanti di sempre. Quando ci siamo conosciuti era arrivata in Italia da solo un paio di mesi e parlava un italiano praticamente perfetto. E poi aveva, e ha, uno stile tutto suo, molto personale, così come i suoi progetti.
Da allora è passato qualche anno e Gerda ha fatto diverse cose. Il suo libro che avete visto più facilmente in Italia è La creazione, un racconto di Dino Buzzati illustrato per Orecchio Acerbo. L’adattamento è stata una sua idea: Gerda ha una grande passione per Buzzati e ricordo che, anche se condivido la passione, avevo anche tentato di scoraggiarla, dicendo che per una studentessa non sarebbe stato facile avere i diritti di uno scrittore così famoso.
Ma Gerda è sempre stata molto determinata, e infatti non mi ha ascoltato, è andata avanti con il progetto ed è riuscita a fare esattamente quello che voleva. Ho una grande ammirazione per lei, per il suo entusiasmo, per la sua caparbietà e per la sua voglia di condividere con gli altri la passione per l’illustrazione.
Ma ora è venuto il momento di farle qualche domanda.

So che lavori anche part-time in una libreria?

Sì, lavoro anche in libreria come commessa, perlopiù per avere un guadagno mensile e l’assicurazione sanitaria. Quest’esperienza però mi sta dando tanta formazione sul mondo dei libri (perché è una tappa importante nella lunga catena tra l’autore e il lettore) e anche tanta ispirazione per leggere bei libri di tutti i tipi, non solo di narrativa. Tra l’altro, lavorare come commessa è utilissimo per osservare la gente e capire come funziona la società. E in più, facendo questo lavoro sto rispolverando anche un po’ di russo e ne sono fiera!

E in Italia, tornerai?

L’Italia è la mia seconda patria. Dopo un inizio un po’ difficile mi ci sono ambientata al punto da sentirmici sempre a casa. Mi piacciono le persone, la cultura (immensa), il cibo, il clima (il caldo), la natura (le montagne), il panorama d’illustrazione.
Anche se non vivo più in Italia da due anni, a volte mi accorgo di formulare i miei pensieri in italiano. Torno in Italia più spesso possibile e il mio sogno per il futuro è quello di averci una casa per poter vivere e lavorare una parte dell’anno lì.

Ma senti, è vero che la sommità più alta in Estonia misura solo 300 mt di altezza? (l’ho imparato la scorsa settimana durante l’HEADREAD festival)

E’ vero, nel Sud dell’Estonia c’è una collina che si chiama Suur Munamägi (La Grande Montagna Uovo) ed è esattamente 318 metri d’altezza, quindi la sommità più alta in Estonia. Ne siamo molto fieri e ci sono diverse canzoni patriottiche dedicate a questa “montagna” bellissima. In cima all’Uovo c’è anche una torre per farla diventare ancora più alta!
In realtà esiste anche un’altra Munamägi, cioè quella più piccola che si chiama appunto Väike Munamägi (Piccola Montagna Uovo) e che a me, quando ero piccola, ha lasciato un’impressione poetica. Penso di non essere stata pronta per l’Uovo Grande all’epoca.

So che questa estate tieni un corso, ma non propriamente di illustrazione. Ce ne vuoi parlare?

Come ho detto, mi sto occupando di diversi progetti contemporaneamente. Al momento sto affrontando anche la sfida di organizzare un corso estivo residenziale a luglio, nell’Estonia del Sud (non lontano dall’Uovo Grande): the Summer School of Inspiration.
E’ un corso che stiamo facendo insieme alla mia amica Monica, una bravissima insegnante di meditazione e una persona radiosa. Si tratta di 5 giorni in campagna, in un vecchio maniero ristrutturato come “maniero culturale”, sede per tantissimi eventi di cultura, corsi di yoga, meditazione, ballo, ecc.
Facciamo un corso combinato di due campi che possono sembrare diversi ma per come li trattiamo, non è affatto cosi: sono il disegno e la meditazione. Entrambe le attività si concentrano sulle osservazioni di ciò che c’è intorno a noi (lo spazio, le persone) e di ciò che c’è all’interno di noi. Tramite il disegno cerchiamo un contatto tra il mondo interiore ed esteriore mentre la meditazione ci insegna a comandare i nostri sensi per poter eliminare le emozioni, i pensieri e le sensazioni che ci impediscono di Creare.

Ma che meraviglia!

Ci sarà anche una serata di incontro con un bravissimo giovane scrittore, Tõnis Tootsen, che ci parlerà del sogno e della veglia e del loro punto d’incontro. Lui ha appena vinto un premio statale letterario per un suo romanzo distopico particolare sia per la storia che e per la forma visiva: è scritto e illustrato a mano e così anche riprodotto. Si intitola Il primo giorno.
Tra tutto quello ci sarà del tempo per stare in una compagnia di persone interessanti di origini diverse, per godersi della sauna e delle serate intorno al falò o per vagare nei dintorni del maniero. Io stessa non vedo l’ora di vedere il corso realizzato e di conoscere le persone che parteciperanno.

E adesso: insegnami tre parole belle in estone! (devo arricchire il mio dizionario per la prossima volta che ci vediamo)

Cominciamo da quelle più corte e più attuali.
Öö – notte
Mets – bosco
Kuu – luna

Che belle! Sembra un haiku ! E in Italiano: quali sono le prime parole che hai imparato?

Mi ricordo di aver portato un manuale d’italiano al mio primo viaggio per l’Italia nel 2009. E’ stato un viaggio da backpackers/couchsurfing e spesso aspettavo i treni nelle stazioni sedendomi sulla valigia e studiando la grammatica italiana. Le prime parole che ho imparato durante quel viaggio penso siano state: francobollo, giallo e scarpe.

Raccontaci: come è nata la tua passione per Dino Buzzati?

Avevo iniziato il mio secondo anno con il programma Erasmus all’Accademia di Belle Arti di Macerata, pensando ad un possibile progetto editoriale. Mi sentivo pronta per affrontare un intero libro, però mancava il testo. Poi in Accademia ho sentito il nome di Dino Buzzati.
Si parlava del suo libro I miracoli di Val Morel che lui aveva anche illustrato con le immagini che si riferiscono alla tradizione dell’Ex Voto, che mi ha affascinato molto (io vengo da una tradizione religiosa protestante o, meglio, pagana). Un miscuglio tra un mondo reale, logico, e quello immaginario mi sembrava il modo più giusto per capire la vita, o la condizione umana. Penso che più che dal mondo esteriore siamo guidati dalle nostre forze interiori, paure, gioie, fantasmi, immaginazioni. Comunque, io fin dall’inizio ho inteso Buzzati come scrittore e artista. Lui si dichiarava come un artista che qualche volta scrive.
In realtà fece il giornalista presso Il Corriere della Sera per tutta la sua vita – e da lì penso provenga il suo stile di scrittura preciso e realistico.
Comunque, quando ho trovato il suo racconto “La creazione” in una raccolta in biblioteca ho capito che era questo il testo che cercavo.

Che cosa ti è piaciuto in particolare ne “La creazione”?

“La creazione” è una versione umoristica della Genesi, ambientata ai giorni nostri.
Dio onnipotente ci è presentato come un personaggio benevole che guida le creazioni ma allo stesso tempo non è per niente dominante: lascia che le cose facciano il loro corso, tanto lui sa tutto quello che deve avvenire e non si stressa. I veri creatori in questa Genesi però sono gli angeli e in particolare uno, diverso dagli altri, che presenta la sua idea di creare l’uomo.
Questa versione umoristica della Genesi mi ha fornito delle interessanti metafore sul creare e sulla vita d’artista. Mi ricordo che i primi tempi che stavo lavorando sul progetto mi erano particolarmente simpatici gli angeli creatori, e ce ne sono tantissimi! Li ho disegnati tutti un pochino ingenui, giovani ma con tanta speranza, visioni grandiose e una voglia di fare.
Per me in questo racconto tramite quegli angeli c’è descritta la sensazione del creare, quell’emozione che anch’io cerco in ogni aspetto della mia vita, non potrei farne senza!
Ora quando sono agli incontri con i lettori, dico anche che illustrare è creare un mondo, esattamente come lo si progetta ne La creazione.

L’anno scorso hai trascorso un periodo in America. Come è andata? Quanto sei rimasta? Che cosa hai fatto? Ma soprattutto: ti è piaciuta l’America?

Sono stata in America, nello stato di NY un anno in totale durante un periodo di due anni. Nell’estate 2015 ho fatto un corso estivo bellissimo alla New York School of Visual Arts sulla narrazione attraverso l’illustrazione. Un mese di concentrazione totale nell’incredibile NYC: vivevo a Brooklyn, per andare allo studio passavo l’East River sul treno e vedevo sempre l’Empire State Building sullo sfondo, sembrava un film. Avevamo quattro-cinque professori di diversi campi come illustrazione editoriale, fumetto o licensing, abbiamo avuto l’opportunità di mostrare i nostri portfolio ad un art director del Penguin Books e abbiamo finito la residenza con una mostra nella galleria della scuola, sulla Manhattan centralissima! Durante quel corso ho imparato tantissimo, soprattutto sul mercato americano, sulla parte commerciale del mestiere e anche su me stessa proprio perché è stato veramente molto intenso.
Il resto del tempo sono stata in Long Island, vicino a NYC a disegnare e a conoscere la vita all’americana. Poi, come tanti, anch’io ho parenti in America e sono riuscita ad andare a trovarli in Minnesota e a Washington DC. Sono stati momenti molto emozionanti, che hanno aggiunto un altro pezzo nel puzzle della mia vita.
Se mi chiedi se mi è piaciuta, direi che in qualunque posto uno sia, si fa sempre la propria esperienza da soli. Esistono tante Americhe (o qualsiasi altro paese) quanto le persone che ci vanno. Io ne ho visto una minuscola parte. NYC per me è specialissima, ispirantissima ma tanto pazza, e mi agitava. In Minnesota mi piaceva la natura, i laghi e mi sembrava un’ambiente rilassante.

Da quando ci siamo visti l’ultima volta so che hai vinto un premio importante per l’illustrazione. Ce ne vuoi parlare?

Sono estremamente felice di aver ultimamente vinto un premio al concorso Supergraafika organizzato dalla città di Tallinn. Il concorso ha selezionato tre disegni, tra quelli proposti da diversi artisti, che diventeranno murales sui condomini in città. Il mio verrà realizzato in un quartiere verde al confine della città, su un palazzo di 5 piani. Parteciperò alla realizzazione anch’io, infatti non vedo l’ora di vedere come la mia illustrazione formato cartolina diventerà alta più di 15 metri!

A cosa stai lavorando adesso? Hai un nuovo libro in produzione?

Ho sempre una decina di progetti diversi in corso. Comunque, il libro che sto attualmente illustrando porta il titolo Grazie, sono sazio ed è scritto dall’autrice estone Hilli Rand.
E’ una storia semplice ma davvero divertente. Ci sono due fratelli e moltissimi animali e tanta immaginazione.

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Asterisk Intervista ad Aurora Cacciapuoti per “Baking with Dad”
22/09/2016 Morena Forza in Illustrazione / No comments

In occasione dell’uscita dell’ultimo libro scritto ed illustrato da Aurora Cacciapuoti, il bassotto ha organizzato un’iniziativa insieme all’editore britannico di Baking with Dad, Child’s Play.

Ecco un’intervista in cui Aurora ci racconta come nasce una storia illustrata e condivide le sue esperienze con noi. Ma non è finita qui: l’iniziativa di cui parlavo due righe fa è nientemeno che un giveaway per vincere una copia autografata di Baking with dad. Alla fine dell’articolo è spiegato tutto.

Il libro è davvero molto bello, spassoso ma con un pizzico di riflessione in più. Ops, non posso aggiungere altro! Intanto buona lettura. :-)

bakingwithdad_aurora_cacciapuoti
Ciao Aurora! Come accennavo all’inizio del post, ti sei formata presso l’Anglia Ruskin University di Cambridge: in che modo trasferirti e studiare nel Regno Unito ti ha plasmato come illustratrice e poi autrice? Com’è stato il tuo percorso?

Il Master e’ stata una bellissima esperienza in generale, non solo per quello che mi ha dato come illustratrice e autrice.
Essere ogni giorno a contatto con delle persone così talentuose e avere la possibilità di confrontarmi e chiedere consiglio a dei tutor di questo livello (Martin Salisbury, Pam Smy, Paula Metcaf, Marta Altés, Alexis Deacon, Hannah Webb per citarne solo alcuni) è un grandissimo stimolo.
Inoltre il corso offre delle attrezzature non da poco; un bellissimo studio di printmaking, letterpress printing, 3D workshops, una biblioteca stupenda ecc.
Ogni settimana ci sono dei talk interessantissimi, di illustratori, grafici, autori. In un ambiente del genere ti viene costantemente voglia di creare, di trovare nuove idee, di sperimentare.
Gli studenti sono incoraggiati a lavorare su nuovi progetti, non solo picture books, si possono provare anche altre strade: concertina books, serie di immagini, lavori in 3D e varie.
Ogni modo di lavorare, ogni progetto è curato e guidato sia attraverso i tutorial con gli insegnanti, che dal confronto con gli studenti stessi.
Io ho trovato questo modo di lavorare davvero utile, mi ha aperto la mente e mi ha portata a sperimentare moltissimo, anche cose che prima non mi sarei mai sognata di tentare.
Il processo di creazione di nuove idee e progetti e’ molto agevolato in un ambiente del genere.

Parliamo di Baking with Dad: è il tuo primo progetto da autrice? Da un po’ illustri per mestiere, ma cosa ti ha spinta a pensare <<E’ ora di scrivere e disegnare un libro tutto mio>>?

In realtà avevo già scritto e illustrato un picture book, nel 2014, “Abbracciami”, per Emme Edizioni (collana Ullallà), ma era un progetto un poco diverso, per bambini più piccoli, un cartonato con un testo molto semplice.
Baking with Dad è nato in modo spontaneo, come uno dei progetti creati durante il secondo modulo del master, due anni fa.

Il primo modulo del master è tutto incentrato sul disegno dal vivo sullo sketchbook.
Ognuno di noi sceglieva un tema, e io avevo scelto “Food and Drinks” quindi andavo a disegnare nei café o a casa di amici, durante le cene e così via.
Per il secondo modulo volevo creare dei progetti sempre legati al cibo, uno di questi volevo che fosse allegro, divertente.

Ho iniziato a fare dei doodle e sono venuti fuori questi due personaggi, che mi sono stati subito simpatici. Da lì l’idea di creare un libro su un papà e sua figlia che passano un pomeriggio a cucinare, combinandone di tutti i colori, passando del tempo di qualità insieme.
E’ bello passare il tempo insieme in cucina, anche se non si e’ dei cuochi perfetti, preparare un dolce, un qualsiasi piatto insieme, è un gioco bellissimo.

Trovi che scrivere per bambini sia più difficile che illustrare? Hai trovato più impegnativo trovare un ritmo per la storia oppure è stato molto spontaneo, e magari avevi in mente già come lo volevi a livello di immagine?

Ogni volta è diverso.
Può capitare che abbia in testa solo l’idea per la storia e non i personaggi, o il contrario.
Parto sempre da un’idea molto generica, grezza, e poi ci lavoro attraverso tanti dummie books, tolgo qui, aggiungo là.
In questo caso durante il master è stato utilissimo avere tanti pareri diversi, punti di vista che mi hanno aiutato ad affinare l’idea, che poi è passata al vaglio della casa editrice con ancora più cura al dettaglio. E’ stato bello lavorare con Child’s Play, perché è stato un vero e proprio lavoro di squadra!

Come si trova il buon ritmo narrativo per una storia, secondo te?

Con tanta pazienza, ma non conosco la ricetta definitiva.
Per me è stato fondamentale tentare tante volte e anche ascoltare tanti pareri e punti di vista, rielaborarli, metabolizzarli.
Un’altra cosa che aiuta, secondo me, è prendersi delle pause. Nello specifico, mentre lavoravo su Baking with Dad avevo altri due progetti in corso, di natura totalmente diversa, una scatola illustrata in 3D e un concertina book serigrafato.
Non so come spiegarlo meglio di così, ma lavorare su progetti diversi li nutre l’un l’altro, trovo che a volte sia controproducente avere la testa impegnata solo ed esclusivamente su un solo progetto. A volte la soluzione a un problema arriva quando meno te lo aspetti, magari mentre stai facendo tutt’altro.

I colori che hai usato per trasmettere la freschezza e l’attualità della storia nelle sue scene buffe e dinamiche mi sono piaciuti molto. Di solito parti da una palette che ti sei preparata oppure improvvisi? Insomma, come nasce una tua tavola, in particolare per un progetto libro?

Questo è un altro grande regalo che mi ha fatto il master. Imparare a utilizzare una palette limitata, dare una grande importanza al colore.
Sono diventata una vera e propria “nerd” del colore, prima di iniziare un progetto faccio mille prove palette, cerco, sperimento. Per me è fondamentale iniziare sapendo già che colori userò, altrimenti non sono contenta, non riesco a lavorare bene.
Di solito mi fermo a un max di 5 o 6 colori.
Anche quando vado fuori a disegnare con lo sketchbook spesso porto solo una selezione limitata di colori.

Cosa ti ha messa più alla prova nel lavorare a questo libro? Cosa ti ha insegnato?

All’inizio la storia: avevo aggiunto troppo, mischiato elementi di realtà e fantasia in modo innaturale.
Sono dovuta tornare indietro molte volte e togliere, togliere, togliere. Ogni settimana arrivavo al master con un nuovo dummy book.
E’ stato un processo molto interessante per me, ha cambiato il mio modo di pensare, di creare delle storie.

Che tipo di tecnica hai scelto per Baking with Dad, e perché?

I disegni sono fatti a matita, inchiostro e pennino, poi scansiono e successivamente coloro in digitale.
Ho fatto molte prove e, per questo tipo di storia e personaggi, funzionava meglio questa tecnica.
Per ogni progetto di solito cambio un poco, a seconda di quello che mi sembra più fresco, in questo caso mi è piaciuto lavorare con i colori piatti.
In particolare in questo libro mi sono divertita tantissimo a disegnare gli sfondi, amo disegnare le cucine, ingredienti, packaging.

Sono curiosa: cosa puoi dirmi del personaggio che arriva alla fine della storia?

La tematica del libro è il grande legame tra la bambina e il papà, questo è al centro della storia.
Chi è il personaggio che arriva alla fine del libro non è rilevante. La bambina o il bambino che legge il libro deciderà chi è.
Ho aggiunto anche la scena finale della festa perché ho pensato che per un bimbo potesse essere divertente pensare: chi sono questi personaggi? Come si chiamano?
Potrebbe essere un bel gioco da fare insieme a chi legge il libro con lui o lei!

Quanto tempo è intercorso dalla tua ideazione della storia e del progetto alla sua pubblicazione?

Il primo dummie book (prototipo ndr) e’ del 2014, in estate ho mandato il progetto all’editore e il lavoro vero e proprio sul libro è iniziato in autunno dello stesso anno.
Il libro è stato pubblicato nel giugno di quest’anno.

Che consiglio daresti a chi vorrebbe pubblicare una propria storia e magari ne ha già illustrate scritte da altri autori?

Sarò ripetitiva ma: abbiate pazienza, non mollate alle prime difficoltà.
Chiedete consiglio ai colleghi, confrontatevi, andate a fare dei corsi, anche brevi, leggete tanto, andate alle fiere e poi prendetevi del tempo per voi, per metabolizzare, cercate di capire quello che può essere utile a voi personalmente.
Ogni percorso è diverso, l’importante è non perdere l’entusiasmo.

Approfondimenti

Aurora Cacciapuoti

Aurora Cacciapuoti è nata in Sardegna, ma ora vive a Cambridge. Ha studiato psicologia e arte terapia, per poi frequentare il master Children’s Book Illustration presso l’Anglia Ruskin University.

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