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Asterisk Fiera di Bologna: un importante cambiamento
07/09/2017 Morena Forza in Disegno per professione / 5 responses

Era nell’aria da qualche anno, ma ora è stato reso ufficiale dalla Segreteria della Children’s Book Fair di Bologna: cambiano le regole per i pass gratuiti.

Fino ad ora era stato possibile ottenere un pass gratuito per l’intera durata della BCBF, inviando le 5 tavole per partecipare al concorso relativo alla Mostra degli Illustratori.

Dalla prossima edizione invece, il pass gratuito sarà garantito solo agli artisti selezionati per la Mostra, e non a tutti i partecipanti.

Ad ogni modo, potremo richiedere un pass ridotto del costo di 20 euro, entro metà Febbraio, quindi più di un mese prima dell’apertura dei tornelli. Per farlo, sarà necessario contattare la Segreteria rispettando i termini indicati sul sito.

Scadenze importanti

  • 4 Ottobre 2017 :  termine ultimo per l’invio delle 5 tavole per la selezione alla Mostra degli Illustratori. Fa fede il timbro postale. Altre informazioni e regolamento, qui.
  • Metà Febbraio: termine per la richiesta di un pass ridotto (20 euro), dopo questa data si potrà acquistare solo il biglietto a prezzo intero, quindi attenzione!

Polemiche e considerazioni su questa novità

Nelle scorse settimane, sui social si è diffusa a macchia d’olio una certa polemica per questa nuova scelta da parte dell’organizzazione della Fiera.

Secondo alcuni infatti, sarebbe ingiusto far pagare un biglietto, seppure ridotto, a noi illustratori, perché è segno di un’eccessiva ingordigia da parte dello staff di Bologna Fiere e perché “dobbiamo già pagare viaggio e alloggio e pasti“.
Vorrei spiegare perché mi sembra un ragionamento molto sbagliato.

Dopo un primo momento di fastidio, sono giunta alla conclusione che è giusto pagare il pass.

Come spesso accade anche in altri contesti, è facile abituarsi a dei benefit.
E’ stato bello accedere gratuitamente inviando 5 illustrazioni, certo.
Quando i vantaggi vengono meno, si sente, e questo è normale.
Ma…

Il pass gratuito ci era dovuto?

Gran parte delle fiere di questo tipo non prevedono accesso gratuito, nemmeno nel resto del mondo. A volte, e non sempre, sono previste formule di ingresso ridotte. E poi, altre categorie professionali che accedono alla Fiera non hanno la possibilità di pagare un biglietto ridotto.
Il pass gratuito per la partecipazione alla Mostra era quindi un plus, non qualcosa che ci spettava di diritto. E’ che ci eravamo abituati bene. :-)

Evidentemente, la gestione della Fiera ha costretto gli organizzatori a ritirare questo trattamento di favore nei nostri confronti. Non prendiamocela troppo.

E poi, siamo onesti: la Fiera viene una volta l’anno. Credo che uno o due ingressi ridotti riusciremo a metterceli da parte in 365 giorni, magari con qualche cinema o pizza in meno o la momentanea sospensione del nostro account Netflix. Argh, scherzo! Quello mai! :-)

Fonti immagini: 1|2|3|

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Asterisk I diari bolognesi: una settimana dopo la Fiera del Libro per Ragazzi
15/04/2016 Morena Forza in Fiere&Saloni / 4 responses

Quest’anno, la Children’s Book Fair (ormai conosciuta fra gli addetti ai lavori come BCBF) è passata per la sua cinquantesima edizione: un compleanno davvero storico e speciale.

Come ogni anno negli ultimi sei, preparo giorni prima la valigia e poi subito prima di partire non voglio prendere il treno.
C’è sempre una certa tensione nell’aria, a partire dalle settimane immediatamente precedenti la fiera: a tratti entusiasmo, a tratti terrore, a volte un misto fra senso del dovere e svogliatezza più profonda.
Ma qualunque situazione interiore si concretizzi, quasi ogni anno riesco ad obbligarmi a salire sul Frecciargento Milano-Lecce, con un trolley sempre troppo pesante, la voglia di rivedere tante persone ed una buona quantità di materiale auto promozionale.
Scendo a Bologna la domenica pomeriggio, con l’intenzione di andare a dormire presto la sera prima e svegliarmi pronta e carica per il primo giorno di Book Fair. Io ci provo, ogni anno con rinnovata buona volontà, ma la verità è che non riesco mai ad entrare in BCBF prima delle dieci e mezza.

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Quest’anno ho condiviso una luminosissima casa nel cuore di Bologna con sette colleghe ed amiche: eravamo proprio otto sotto un tetto, con un bel soppalco ed una vista sugli antichi caseggiati bolognesi nel quartiere universitario. Volevamo trattarci bene e ci siamo brillantemente riuscite!
Equipaggiate di tè e tisane e di cibi stranamente sani, eravamo pronte a conquistare tutto.
Ogni mattina le mie coinquiline, battagliere e determinate, uscivano coi loro zaini in spalla e i loro trolley e così io mi sono ritagliata un’oretta per scrivere le mie consuete 3 pagine di diario giornaliere. E’ un’usanza che da quattro anni a questa parte non smetto di onorare nemmeno in viaggio, dopo aver letto “La via dell’Artista” di Julia Cameron. Anzi, soprattutto in viaggio! Lo trovo indispensabile per riordinare le idee.

Perciò, quella che segue è una spremuta di queste nove pagine a ruota libera in tre giorni di Children’s Book Fair. Spero vi intrattengano e vi siano utili in qualche modo. :-)
Buona lettura!

Lunedì 4 aprile

Non mi aspettavo niente di diverso: ho appena lavato le otto tazzine della colazione e spalancato tutte le finestre e in un attimo sono già le 10. C’è un sole pallido e fresco che illumina i tetti e gli sprazzi di verde che Bologna concede nel centro città. Un filo di vento passa frizzante fra le tende bianche e mi sta salendo in petto una strana miscela di emozione, entusiasmo e terrore da bolgia. In fin dei conti, ho imparato ad accettare il bagno di folla della Fiera, ma un brivido da immersione mi prende sempre la schiena al pensiero.
Quindi, mi preparo alla missione in modo quasi militaresco: quest’anno avrò anche il trolley da combattimento. Sistemo il cous cous ed un paio di bottigliette di acqua nella tasca frontale, dispongo tatticamente in borsa le scatolette dei biglietti da visita, la mia amata agendina con le anguriette (a chi interessasse, è una Kikki K) dove ho appuntato i mille incontri ed impegni che mi sono già pentita di aver preso, ma ai quali so che poi sarò inevitabilmente felice di aver partecipato.
L’ultimo tocco pre-fiera è il pass: ricontrollo cento volte di non averlo lasciato a casa.

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Il rumore delle ruote del trolley sui sampietrini in via delle Moline fa crescere l’eccitazione: in un attimo sono sul 28 e già da quel momento, mi accorgo di altre persone che indossano il pass (evidentemente infilato in un porta badge di edizioni precedenti). Ci guardiamo con una sorta di complicità da partecipazione, anche se veniamo da ogni diverso angolo di Mondo; qualcuno accenna un sorriso, con il viso già segnato dal viaggio del giorno prima.
La Fiera è già cominciata, ben prima di arrivare in Piazza Costituzione. Mi si stampa in faccia un sorrisetto di impazienza.

Dopo una ventina di minuti, arrivo ai tornelli: una rapida passata al codice a barre, qualche frettoloso passo sulla moquette magenta e verde e mi precipito a prelevare un porta badge per indossare il pass al collo.
E’ solo in quel momento, mentre lo sistemo districando i capelli rimasti impigliati nel gancetto, che il vero spirito da Fiera mi investe completamente.
Entrare nei padiglioni fieristici mi ricorda spesso il momento in cui al mare entro in acqua e aspetto di percepirla tiepida sulla pelle: ci vuole un po’.

Innamoramenti al Muro, come ogni anno!
Innamoramenti al Muro, come ogni anno!

Con un buon paio di scarpe da walking e tanta curiosità, faccio subito tappa alla mostra del Paese Ospite; la Germania mi stupisce con tavole davvero belle, ma che sento un po’ distanti dal mio sentire artistico. Come ogni anno rifletto sugli ingredienti di una tavola illustrata, non solo a livello tecnico ma soprattutto di vissuto, motivo per cui quasi sempre la provenienza di una tavola è molto intuibile.
La BCBF non è solo un crogiolo di stand, baracchini del gelato e caffetterie, di portfolio e di biglietti da visita: è soprattutto la dimostrazione che la diversità è qualcosa di bello, di godibile, che porta un’esperienza di apertura e conoscenza.

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Come di consueto, poi, più di una persona mi ferma per sapere dove abbia preso la mia bella borsa di Richard Scarry: cose che succedono solo ad una fiera come la Children’s Book Fair! Qualche indicazione: l’ho trovata in questa edizione di “La piccola grande enciclopedia” di Mondadori che mi è stata regalata qualche anno fa da un amico che sa come stupirmi (libro e borsa sono grandissimi).

Alle 12 mi sono diretta di corsa allo stand Autori di Immagini per disegnare dal vivo su di una gigantesca Wacom CintiQ 27” (straordinaria! Un vero sogno proibito e proibitivo, per adesso) e per spiegare come animo una GIF da un disegno in tradizionale. Eccolo in preparazione qualche giorno prima, pezzo per pezzo:
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Ed eccola finita:

 

Amo fare gif animate: su mio sito ne ho raccolta qualcuna.
Amo fare gif animate: sul mio sito ne ho raccolta qualcuna.

Poi, un paio di ore dopo, godendomi la poltroncina di velluto rosso dello stand (chi è stato in Fiera sa quanto sia raro sedersi su qualcosa di comodo e capirà il mio compiacimento) ho ricevuto un compatto gruppo di illustratori che hanno visitato lo stand per una book review, qualcuno arrivava perfino da Londra.
Mi sorprende sempre constatare quanto talento esista nel mondo, quante interpretazioni diverse della realtà che ci circonda, quante analogie fra me e i disegnatori che incontro. Così, c’è chi mi porta a far vedere zombie e spaccatutto, chi si occupa di stop motion con una certa classe, chi ho conosciuto ai miei corsi ed è cresciuto in modo sbalorditivo. E nonostante consigliare per quasi due ore filate sia impegnativo, la soddisfazione è tanta. Ripenso a quando, sei anni fa, ho deciso di intraprendere questa avventura che è il mestiere dell’illustratore.

Sonia, Giulia e Marta impegnate nello scambio di contatti. Sonia ha raccontato del suo taccuino annuale nell'ebook che ho rilasciato lo scorso anno dedicato alla BCBF.
Lavoro di gruppo: Sonia, Giulia e Marta impegnate nello scambio di contatti. Sonia ha raccontato del suo taccuino annuale nell’ebook che ho rilasciato lo scorso anno dedicato alla BCBF.

Fra incontri ed impegni, il lunedì è interamente passato: della Fiera ho visto poco e nulla e questo mi ha fatta sentire un po’ inghiottita dagli eventi. Comunque, le chiacchiere e le risate con le mie sette coinquiline ha lavato via qualunque stanchezza e timore. Mi sento a casa, per la prima volta in qualche anno di fiera.

Martedì 5 aprile

Accendo la radio, infilo in bocca una fetta di pane integrale, che sarà tutta la mia colazione, mentre apro il trolley e lo preparo a raccogliere nuovi cataloghi e cartoline, di cui amo fare incetta.
Il secondo giorno di fiera è diverso dal primo: il volume dei partecipanti è triplicato (argh!), ma ormai mi sento a mio agio e passare i tornelli mi dà già un senso di famigliarità.
Un’illustratrice americana ha commentato un video inerente gli stand con “my people!” (“la mia gente”) e non potrei essere più d’accordo: mi sento proprio dove dovrei essere, una sensazione di impagabile pienezza.
Scatto qualche fotografia, mi lascio trascinare da un turbinio di persone, di valigie e cartellette, poi chiamo Rosy e ci mettiamo diligentemente in fila per un colloquio ad uno stand italiano.

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Non mi era mai capitato di stare in coda più di due ore e vista l’ora di pranzo, il caldo ed il mal di piedi, in un attimo ci troviamo all’interno di un’esperienza estrema che mette duramente alla prova la nostra pazienza e soprattutto il nostro desiderio di lavorare con quell’editore. Proprio in quel frangente tocco con mano la passione per il mestiere che mi sono scelta.
Cose che alla BCBF possono capitare: arriva il nostro turno, gli art director se ne vanno per pranzo. Dopo circa un’altra oretta decidiamo di pranzare; al nostro ritorno, circa dieci minuti più tardi, gli art sono tornati e si è già riformata una piccola fila.
E’ in momenti simili che gli sgabelli e le poltroncine degli stand diventano senza ombra di dubbio l’oggetto del desiderio di ogni visitatore fieristico.
Com’è naturale, il portfolio viene sfogliato in meno di un minuto, ritorniamo a disperderci fra la folla.
Con noi c’è anche Jieun Kim, un’illustratrice coreana con cui è molto interessante chiacchierare, e che abbiamo conosciuto per caso e con molta gioia.

Rosaria si presta come modella con in mano la mia nuova creatura :-) proud mommy!
Rosy si presta come modella per la mia nuova creatura :-) proud mommy!

E, a proposito di gioia: nello stand Giunti spicca la collana dei Colibrì, che è stata presentata mentre soffrivo in coda per un colloquio, e fra cui è presente il mio nuovo libro “L’estate di Nico” scritto da Luigi Ballerini, che ho illustrato all’inizio dell’anno con molto amore.
La BCBF è un’occasione preziosa anche per incontrare il mio agente: mi dicono in stand che il portfolio sta ricevendo molti consensi e questo mi galvanizza il tanto che basta a non lasciarmi morire in qualche angolo ricoperto di moquette.
Il bilancio della giornata è positivo, con qualche nota amara che avevo messo in conto e che non copre per nulla la felicità di queste giornate.

La Supercricca, foto sperimentali a pancia piena
Parte della supercricca bolognese, foto sperimentali  (per non dire molto adolescenziali )a pancia piena da Rosso San Martino

La cena organizzata da Autori di Immagini risolleva l’umore, grazie ad una serata carica di risate, giochi e progetti, per non dimenticarci mai che il disegno è qualcosa che nasce proprio dal desiderio di giocare e di immaginare. Alla sua forma acerba ed istintiva è un concentrato di divertimento, qualche volta è bene tenerlo a mente. :-)

Mercoledì 6 aprile

Non riesco a credere che la Fiera sia quasi terminata: mi sembra che solo due ore fa abbia messo piede su questo parquet, ed ora ho appena svuotato l’armadio per rifare la valigia.

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Un padiglione particolarmente tranquillo

Sera
E’ stata una mattinata frenetica e concentrata: la partenza era fissata per le 17. Dopo un paio di colloqui ho finalmente trovato un ritaglio di tempo per passare a salutare lo staff di Giralangolo, che ieri dava la festa per l’uscita di “Biancaneve e i 77 nani” (ne avevo parlato in questo post), a cui non sono riuscita a presenziare per via di una folta folla e la fila allo stand del famigerato editore italiano.
Ricevo una copia firmata da Davide Cali e Raphaëlle Barbanègre, che mi ha dedicato un nanetto strabico a cui voglio già molto bene.
Con grande fretta e concitazione ritorno allo stand AI per la book review di Giulia Orecchia. E’ un’autrice cardine per me, visto che i suoi libri mi hanno accompagnata per gran parte della mia infanzia. Ricevo da lei consigli davvero illuminanti per il mio portfolio, che non vedo l’ora di riorganizzare con nuovi criteri.
Subito dopo mi dirigo da Edizioni Corsare, dove cerco Manuela Mapelli per poterla salutare: come spesso capita in fiera a tutti noi, è impegnata in una fitta conversazione in un angolo-salottino dello stand.

 

Caffè degli autori
Caffè degli autori

Ogni anno mi trovo a dover accettare che riuscire a rivedere tutti è davvero impossibile, anche se siamo concentrati da ogni parte di Italia e di Mondo all’interno di questi enormi e luminosi padiglioni.
Riesco ad incrociare qualcuno, farci due chiacchiere più o meno frettolose, la gioia di rivedere amici e colleghi è fugace ma preziosa; il mercoledì siamo quasi tutti piuttosto stanchi e stropicciati, ma più a nostro agio.
Viene improvvisato un pranzo fra i padiglioni 26 e 27: ci raccogliamo numerosi in cortile, seduti sulle grosse piastrelle a rilievo, al sole, ci scambiamo impressioni e ci aggiorniamo sui rispettivi lavori e su qualche strappo di vita.
Qui Jieun ritrae alcune di noi e la osserviamo rapite, ammirando la sua capacità di sintesi: siamo tutte molto riconoscibili!

Siamo tutte molto riconoscibili!
E così, sì, siamo state anche ritratte!

Incontro anche Marianna, una mia ex corsista e per me è un momento fortissimo: all’inizio non la riconosco per quanto è cambiata!  Sono felice di trovarla bene, molto cresciuta a livello personale ed artistico, radiosa e perfettamente a suo agio all’interno della Fiera. Mi ricorda perché ho iniziato ad insegnare: non potrei mai fare a meno di questa soddisfazione, di sentirmi utile e di aiuto.
Vedere andare avanti qualcuno a cui hai insegnato è motivo di immenso orgoglio, e la voglia di tornare a Roma con Il sogno e il mestiere è salita a mille con un non indifferente livello di impazienza!

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Le 16 arrivano in un attimo e, a malincuore, saluto le mie coinquiline bolognesi che mi hanno permesso di affrontare questa Fiera con grinta, ottimismo e quella giusta dose di leggerezza indispensabile per non impazzire o anche solo scoraggiarsi.

In Stazione, davanti ai tabelloni delle partenze, siamo in tanti ad indossare ancora il pass nella sua fettuccia rosa acceso. Siamo illustratori, autori, ma anche editor, art director, traduttori, librai e bibliotecari… Perché ognuno in Fiera trova la sua dimensione, in un’emozionante mescolanza di sfaccettature complementari ed essenziali. E perché, per quattro giorni, sappiamo di invadere pacificamente un’intera città fuori e dentro i padiglioni fieristici.
Al prossimo anno, Bologna!

Un grande GRAZIE per aver reso bella la mia fiera a Autori di Immagini, Giralangolo, Wacom e Scuola Internazionale di Comics di Firenze 
Un GRAZIE gigantesco, in ordine sparso, a Sumi, Rosy, Sonia, Licia, Marta, Giulia e Sara per aver reso questa BCBF non solo bella, ma davvero unica!
Pronti per il prossimo anno?
Pronti per il prossimo anno?
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Asterisk Bologna 2012: i nostri racconti dalla Children Book Fair, conferenze, incontri e consigli
01/04/2012 Morena Forza in Fiere&Saloni / 3 responses
Per prima trovate la mia recensione,in seguito le esperienze di altri illustratori alla Children Book Fair. 

Ho preferito dare la parola anche ad altre persone perchè c’è chi c’è stato tutti i giorni, chi come me solo alcuni, e ognuno di noi ha vissuto cose diverse e incontrato persone diverse e ha cose differenti da raccontare! :)

SENSAZIONI CONTRASTANTI
Ho lasciato passare qualche settimana per scrivere questo articolo, un po’ perchè come molti di voi sanno il post Bologna è da sotterrarsi di stanchezza, un po’ perchè volevo raccogliere le idee.
Capire se l’entusiasmo che mi ha pervasa a questa edizione era più la felicità di aver visto stand, persone che mi interessava incontrare e rivedere, il sollievo di avere avuto buoni colloqui e contatti, oppure se effettivamente le cose erano andate bene.
Ringrazio in anticipo le persone che con estrema gentilezza mi hanno scritto la loro mini recensione e mi hanno passato le proprie fotografie dell’evento.
Io ne ho fatte pochissime perchè mi sono accorta in treno che la mia digitale era…senza pile. Che erano a caricare dalla notte prima e sono rimaste a Milano, per mia grande furbizia.

Come forse avete letto qualche settimana fa, attraversavo un periodo di grossa fiacca creativa, quindi sono partita da Milano Centrale col cuore pesante, contenta di vedere dei miei colleghi, ma assolutamente disinteressata verso l’evento stesso.
Sapevo che era sbagliato, perchè viene una volta l’anno e quindi dovevo in teoria avere tutte le energie del mondo e tutto l’entusiasmo possibile per affrontarlo, ma del resto certe cose non si decidono.
Per cui ho passato le ore di treno a pensare ad altro quasi dimenticandomi della fiera; ho conosciuto una ragazza che tornava in Italia dopo 2 anni di soggiorno in Texas e a New York e per la prima volta dopo mesi e mesi in cui mi lambiccavo il cervello pensando a soluzioni creative per il mio book o per i libri a cui stavo lavorando, ho staccato la spina.
Ho sentito unicamente il gusto dell’avventura trasparire dai suoi racconti, ne restavo rapita e ammaliata e tutte le angosce relative al mestiere e alla fiera stessa, venivano dissipate senza nemmeno che lei ne fosse consapevole. Anzi a dirla tutta non sapeva nulla di me, se non che sono illustratrice, e il dialogo è partito dalla mia grande borsa di Richard Scarry, accessorio che poi ho scoperto mi avrebbe procurato parecchi dialoghi in fiera.
Arrivata a Bologna ero alleggerita, svuotata da qualunque malumore, in uno stato emotivo del tutto neutro che mi ha permesso di arrivare tranquilla e quasi zen all’enorme entrata della Children Book Fair.

Ho scoperto che rispetto agli scorsi anni mi trovavo del tutto a mio agio, non c’era traccia del modo in cui mi sentivo la prima volta che ho varcato quei tornelli.
La prima volta a Bologna mi sentivo come qualcuno che aveva avuto una chiave per entrare in un posto a cui in realtà non apparteneva, quasi timorosa di essere scoperta. Non dico una ladra, ma sicuramente un’intrusa sì.

Fotografia: Fabio Buonocore

Quest’anno mi sembrava tutto perfettamente nella norma, anzi mi sentivo quasi come qualcuno che dopo tanto tempo tornava a casa.
Mi sentivo come la ragazza di Parma che tornava da New York. Ho passato i tornelli con un’eccitazione che non credevo possibile.

MOSTRA DEGLI ILLUSTRATORI SELEZIONATI

Mi sono diretta innanzitutto alla mostra degli illustratori selezionati, spinta da una sincera curiosità.
Come ogni anno sono rimasta perplessa su alcune scelte ma credo sia inevitabile, anche se alcune nonostante le abbia trovate fuori luogo,erano di mio gusto. Tra questi esempi spicca un’italiana, Monica Barengo, che mi ha tenuta incollata alle sue 5 misteriose ed inquietanti tavole per svariati minuti.

 Tra gli stranieri che ho preferito, senza dubbio Violeta Lopiz.
Vorrei a questo proposito spendere due parole su delle domande che nascono spesso post fiera: una delle ricorrenti è “Ma perchè c’è così tanta differenza tra le tavole in Mostra degli Illustratori e quello che viene esposto negli stand?” E’ presto detto. Sono due cose diverse. L’illustrazione che trovate negli stand è spesso commerciale, destinata cioè a dei prodotti che devono giustamente vendere, per cui è difficile che venga selezionata per la Mostra.
Ormai mi sono messa il cuore in pace su questa faccenda e capisco che la Mostra e gli Stand sono due luoghi separati uno dall’altro non a caso.

Dopodiché mi sono diretta alla mostra del Paese ospite che quest’anno era il Portogallo; amo profondamente l’estetica dell’illustrazione latina. Portogallo, Argentina, Messico, Brasile…
E infatti sono rimasta davvero incantata davanti a molte delle proposte portoghesi e non ho potuto fare a meno di apprezzare il vivace allestimento con le valigette rosse.

Fotografia: Fabio Buonocore

Rosaria Battiloro al Muro del Pianto

A questo punto mi sono diretta al Muro del Pianto, punto di ritrovo e catalizzatore di illustratori per antonomasia, forse anche più del Cafè degli illustratori.

Pur arrivando il primo giorno di fiera, di mattina, l’ho trovato praticamente già pieno zeppo di qualunque tipo di installazione: locandine gigantesche, cartoline, dispenser di biglietti da visita… spazzolini per gabinetti.

Non sanno più cosa inventarsi al muro del pianto… Grazie per la foto a Martina Cecilia!

E’ bello anche guardare chi delle persone che conosci è già arrivata e ha affisso il suo materiale, a quel punto infatti ho iniziato a dilapidare la mia ricaricabile chiamando a destra e a manca per organizzare dei mini ritrovi.
La Fiera è caotica e affollata e vedere tutti o ritrovarli dopo averli visti è davvero un’impresa titanica. Io sono rimasta solo due giorni, motivo per cui ho dovuto vedere a spizzichi e bocconi alcuni di voi e ho potuto intrattenermi pochissimo. Alla fine del secondo giorno ero già stanca morta e coi piedi a pezzi e il braccio del trolley aveva preso l’angolatura da trazione.

INCONTRI E CONFERENZE

Roberto Innocenti

Purtroppo sono arrivata in ritardo per ben TRE conferenze.
Per puro caso sono arrivata allo stand Associazione Illustratori in tempo per quella di Roberto Innocenti. Siccome sono una ragazza diligente e non mi fido della mia memoria, la sera del primo giorno mi sono annotata le risposte alle domande che gli venivano poste durante questo incontro organizzato con Tapirulan.

Non conosco i nomi delle persone che hanno fatto le varie domande. A parte il mio, ovviamente.

D – Signor Innocenti, quanto del suo vissuto quotidiano c’è nelle sue tavole?

R.I – A dirla tutta praticamente nulla, se escludiamo Pinocchio. Pinocchio è toscano, Collodi è toscano, la storia si dispiega nel paesaggio toscano, che è il mio, quello che ho visto e vissuto. Ma per il resto bisogna fare un discorso un po’ più articolato: nel momento in cui lavoro alla tavola non inserisco volutamente il mio vissuto negli elementi e nelle scelte dei soggetti, della composizione o dei colori. Piuttosto capita che prendendo in mano tavole di anni prima, mi rendo conto che quella tavola è in quel modo per dei dati motivi. Ma è una consapevolezza “col senno di poi”.

D- Lei preferisce lavorare per l’estero. In cosa dovrebbe cambiare questo Paese per fare in modo che le cose prendano una piega diversa?

R.I – *ridacchia* Bella domanda. Non è che io “preferisco” lavorare per l’estero. Noi italiani siamo spesso accusati di esterofilia. Nel mio caso trovo che non esista una considerazione abbastanza alta di questo mestiere per sprecare energie in progetti nostrani, con persone che non danno il giusto valore al mio lavoro. Mi dispiace naturalmente, ma io mi ritengo un artigiano non un artista. Un professionista. Quindi preferisco avere a che fare con delle realtà in cui ciò che faccio mi viene meglio riconosciuto. Mi sembra sensato.
In Italia i libri illustrati sono comprati dalla nonna e della zia al supermercato; comprano i libri delle principesse e delle Winx, o dei Gormiti. C’è lo scaffale azzurro e c’è lo scaffale rosa. Quella è generalmente la scelta del consumatore medio di letteratura per l’infanzia; quella commerciale, sempre quelle due/tre cose.

D – Cosa ne pensa dell’illustrazione digitale? Trova che tolga espressività al disegno?

R.I – L’espressività del disegno sta nel disegno. Il digitale è solamente un mezzo, un tramite. La verità è che molte persone si avvicinano al PC fiduciose che lui colmerà le lacune nel disegno, nella composizione e nelle nozioni sui colori, ma se non c’è di base la conoscenza del disegno a matita, le sue leggi e i suoi funzionamenti, non c’è PC che regga, il disegno sarà un prodotto mediocre, visibilmente mediocre. Io comunque non sono contro al PC. E’ solo uno strumento diverso. Del resto si vede chi sa usarlo bene e chi lo usa male. E si vede chi disegna bene e chi disegna male. Dire “meglio digitale” o “meglio tradizionale” non ha proprio senso.

A questo punto interviene il curatore della conferenza

 “Signor Innocenti, di lei colpisce l’estrema umiltà. Perchè si considera un artigiano piuttosto che un artista?”

R.I – Mah, io trovo che l’appellativo artista si usa un po’ con facilità. Per carità, sicuramente in un artigiano c’è un artista, c’è una scintilla creativa e una personalità, ma io non mi azzarderei mai ad annoverarmi tra i nomi di un Caravaggio o di un Van Gogh. Quella è gente di un certo tipo di cui non faccio parte. Le Belle Arti e l’Illustrazione e il confine tra le due è spesso dibattuto perchè fondamentalmente a molti la divisione tra le due infastidisce. A me per esempio non dà alcun fastidio, e per questo motivo definirmi un artigiano non lo vedo uno svilimento.
Ci sono cattivi artisti e buoni artisti, cattivi artigiani e ottimi artigiani.
– Cosa consiglierebbe a chi vuole intraprendere questa strada?
R.I – Innanzitutto, la preparazione. Sia didattica sia al sacrificio, alla pazienza, alla voglia di mettersi in gioco. (ndr: a quel punto ha abbassato troppo la voce e ho perso il filo del discorso)

Inutile dire che io l’ho ascoltato stregata per tutto il tempo, quasi cercando di cogliere la grandezza della sua bravura da un gesto o da una parola.
Quasi per carpire il segreto di tanta grandezza. Ma è impossibile. L’unica cosa che si può fare è aprire un libro come “L’ultima spiaggia” e ammirare. In silenzio. E’ lì che Roberto Innocenti si dimostra per quello che è. Un maestro. E anche una persona unica nel suo genere.

I LABORATORI E GLI ALTRI EVENTI

In seguito ho assistito a un mini laboratorio sulla nascita di un libro partendo da un foglio di carta; parto scettica e durante lo sviluppo del progetto mi vengono in mente migliaia di idee. E’ stata una di quelle attività che in sè concretamente non servono, ma ti danno modo di pensare e aprire la mente.
E’ per questo che io dico sempre “Cerca di venire a Bologna”.

Stand Associazione Illustratori

Come dicevo io stessa sono partita con poco entusiasmo e non avevo progetti di libro; avevo con me il tablet con sopra tavole di libri già pubblicati, disegni già venduti e utilizzati, insomma non avevo nemmeno preso appuntamenti con editori.
Ma la fiera è più che un insieme di stand: ci sono iniziative di ogni tipo come quella che ho appena esposto, conferenze, c’è DIALOGO E CONFRONTO, che è ciò che manca il restante tempo della vita di un illustratore.
Oggi internet facilita gli scambi di idee e contatti, ma trovarsi faccia a faccia a discutere con persone che fanno e amano la tua stessa cosa è tutta un’altra faccenda.

Paolo D’Altan per Wacom – Associazione Illustratori

Lo respiravo già in stazione a Bologna, quando scesa dal treno riuscivo già ad individuare chi era diretto in fiera.
Chi ha letto Harry Potter mi capirà quando utilizzo come similitudine il torneo mondiale di Quidditch nel quarto libro, quando i maghi, viaggiando per tutta la Gran Bretagna, riescono in qualche modo a riconoscersi tra loro in mezzo alla gente comune.

E’ una sensazione stranissima. Vedi una persona con una cartelletta e a volte (solo a volte) l’aria un po’ bislacca, o un look troppo giovanile per la sua età e cerchi di trattenere un sorriso soddisfatto ed empatico pensando “E’ un illustratore/è un’illustratrice”. Ed è come se ti vedessi un po’ da fuori.

ESPERIMENTI E COLLOQUI
Quest’anno come dicevo, ho utilizzato il tablet per portare con me il portfolio ed è stato un bell’alleggerimento sia in termini economici che fisici!
Alcuni editori hanno apprezzato moltissimo, altri meno: Spagna, Taiwan, Corea, USA e Ungheria sono stati quelli decisamente colpiti, meno entusiasta l’apparentemente più conservatrice Gran Bretagna, così così la Francia, che mi ha chiesto se avessi con me anche dei cartacei.
Ho voluto sperimentare e buttarmi per testare se il tablet sarebbe stato accolto come valido supporto o come un passo troppo in là. In fin dei conti appunto, non avevo progetti da proporre ma fondamentalmente volevo solo far vedere quello che già avevo fatto per prendere contatti.
Complice una maggiore sicurezza in me stessa e il fatto che mi sentivo davvero una zolletta di zucchero nella sua tazza di tè, quest’anno mi sono infrattata ovunque chiedendo colloqui, con la santa regola “Al massimo mi dicono di no.”

Mi sento di consigliare la massima obiettività nel considerare il proprio portfolio: se avete materiale sfuso, nessun progetto comune di almeno 4-5 tavole, o se effettivamente il vostro portfolio non è ancora a livelli professionali, evitate di andare da Casterman a farvi mazziare.
Piuttosto cercate qualche piccola casa editrice che sarà più disposta a darvi magari qualche consiglio, di modo che se anche non otterrete un contatto o una speranza di lavoro, avrete rotto il ghiaccio. Abituarsi a fare colloqui e a parlare di sè e del proprio lavoro è indispensabile e Bologna è un’ottima palestra.
Del resto anche andare con 3 chili di tavole appresso per non fare nemmeno un colloquio è insensato e prima o poi se volete lavorare vi toccherà farlo: scordatevi che qualcuno venga a chiedervi qualcosa o vi fermi. A Bologna siamo noi illustratori a farci il mazzo e cercare stand che producono materiale simile al nostro.
Quindi sostanzialmente a Bologna si va con la buona volontà e una sana faccia di tolla.

Scordatevi di parlare italiano se non in Italia e, irritando qualcuno, con la Spagna. Quella di Bologna è una fiera internazionale; chi non parla inglese è tagliato fuori. Persino le case editrici presenti in cui gli art director non parlano inglese hanno l’interprete ma dall’inglese alla loro lingua. Io per esempio ho parlato con un ungherese ma parlavo un inglese piuttosto dettagliato. Niente panico però: se avete paura di bloccarvi potete benissimo prepararvi cosa dire sul tal progetto o comunque su una serie di immagini e dire quello. Tanto i colloqui non durano ore. Certo se non capite cos’ha da dirvi l’interprete siete punto e a capo.

Uno dei coloratissimi stand pieni di sedie e con un impressionante viavai

Avete un anno di tempo per prepararvi a Bologna e a lavorare con l’estero che non va assolutamente precluso visti poi i tempi di crisi in cui versa il nostro Paese, che purtroppo investe pochissimo sul nuovo.
Investite in un corso di inglese o francese, ve lo dico spassionatamente.
Io ho studiato Lingue straniere, ma se non l’avessi fatto mi sarei già pagata un buon corso.

Insomma, che andiate a Bologna con lo spirito di avventura, di curiosità, col pallino degli affari o con l’unico desiderio di cazzeggiare con persone affini a voi, vale proprio la pena di schiodare le chiappe da casa vostra e farvi almeno un giorno alla Fiera. Non ve ne pentirete.
P.S Se fate un giorno solo portatevi da mangiare al sacco, a meno che non vogliate vendere la vostra famiglia per una pizza e una bottiglietta di acqua minerale dentro la fiera.
P.P.S Non fate come me; ogni volta mi ricordo di ritirare le mie tavole mandate per il pass, all’ultimo! Andate a prenderle quando arrivate, magari! :D

Le recensioni di:

ALESSANDRA FUSI

Io adoro la fiera di Bologna, la aspetto con ansia ogni anno, come una grande festa.

Di fatto per me è una ricorrenza importante, non soltanto perché mi permette di immergermi pienamente in quello che è il mio mondo (ed un mondo che adoro, aggiungerei), di vedere tute le nuove tendenze e novità, ma anche perché è un’occasione fantastica per incontrare e confrontarmi ogni volta con tantissimi colleghi e amici che magari sono distanti e durante l’anno non ho molta occasione di vedere: convergiamo tutti in questo grande punto nevralgico che è la fiera, ed ogni incontro è una festa.
Quest’anno per me non ha fatto eccezione.

Milioni di illustratori super colorati, muniti di cartellone-portfolio,  riconoscibili già al loro arrivo in stazione, immersi in ambienti altrettanto variopinti…E’ una botta di energia ed ispirazione ad ogni passo.
Non capirò mai chi rinuncia a visitare la fiera, perché magari non ha un progetto-libro pronto al momento…Venite comunque, venite per un giorno soltanto, venite a farvi un giro, ma venite…Rinnovarsi è fondamentale, guardarsi intorno lo è ancora di più…E quale occasione migliore di una fiera dove espongono editori di ogni paese e nazionalità?

Ho sentito pareri discordanti sulla fiera quest’anno…Più di qualcuno ha notato un certo “svuotamento”…Non so, a me non è sembrato…Sono arrivata il primo giorno verso le 10,00 e le prime due pareti del muro (che ogni anno è sempre più esteso, ed ogni anno è sempre più affollato) erano già quasi completamente piene.
Ovvio che poi l’ultimo giorno la fiera diventi triste e vuota, non è una novità…Il quarto giorno si chiude alle tre, ma già dalla mattina c’è chi inizia a smontare e portare tutto a casa, anzi, gli editori d’oltreoceano spesso smontano già il terzo giorno…

Quindi a parte questo, che è la norma, io non ho avvertito affatto la tanto decantata “crisi” in fiera, anzi, ho visto tanti nuovi editori, anche emergenti, molto propositivi, tanti bellissimi nuovi titoli, anche in edizioni molto curate e prestigiose…E tanti libri interattivi per Ipad, che hanno sempre il potere di incantarmi per ore…

Forse l’unica pecca, ahimè so di non dire niente di nuovo, è stata anche questa volta la mostra degli illustratori selezionati…Anzi, ad essere sincera mi sembra di notare un peggioramento di anno in anno, un progressivo calo di entusiasmo da parte mia (che la guardo sempre più rapidamente) ed un restringimento dei pezzi che mi colpiscono ad un numero sempre più esiguo…Aumentano invece in maniera esponenziale i punti interrogativi che mi spuntano in fronte davanti a certe immagini, assieme anche a un po’ di amarezza, se mi è concesso esser sincera.

Perché sarà anche ingenuo da parte mia, o retrogrado, o naif…Ma per me l’illustrazione è qualcosa di ben preciso, che ha delle caratteristiche ben precise. Prima su tutte una comunicatività e leggibilità universale e trasversale, che non ho avuto modo di riscontrare nella maggior parte dei selezionati.
Ho visto tante tavole “strane”, molte delle quali non incontravano affatto il mio gusto estetico (perché è anche di quello che si tratta, quindi prendete sempre la mia come un’opinione personale), più vicine all’arte moderna e concettuale che all’illustrazione.

L’illustrazione è ben altro, per me anche l’aspetto figurativo conta moltissimo.

Ovvio che ci sono state anche questa volta delle eccezioni, belle al punto tale da valer la pena di vedere tutta la mostra soltanto loro…Ma la cosa che mi rattrista è che si è trattato per me di eccezioni, appunto, che vedo diminuire di anno in anno.

Emblematica è la differenza che si riscontra poi aggirandosi tra gli stand, dove è possibile visionare effettivamente quello che è “il mercato” attualmente, in tutto il mondo: del genere di illustrazioni che sembra andare per la maggiore tra i selezionati della mostra dei selezionati per l’Annual c’è poca traccia, se non nulla.

La mostra del paese ospite, al contrario, mi ha incantata e meravigliata per il terzo anno consecutivo, non solo per i contenuti (illustrazioni così diverse e meravigliose!) ma da due anni a questa parte anche per l’allestimento: lo scorso anno con gli sportelli apribili per la Lituania, quest’anno con le valigie per il Portogallo…Una vera Magia.

 

Per il resto…Che altro dire…Come ogni anno ho vissuto la fiera per tutti e quattro i giorni, trascinando il mio fido trolley con libri e portfolio di colloquio in colloquio e alla fine (ma anche all’inizio, eh) la stanchezza si sente.
Ma ne vale sempre la pena: per il bottino di libri acquistati (e annotati da acquistare), per l’overdose di immagini che mi servirà come ispirazione per i mesi a venire, per i contatti presi e per la speranza nei frutti che potrebbero portare.
Già non vedo l’ora di tornare il prossimo anno….Per fortuna che a Dicembre c’è Montreuil!

Alessandra Fusi
http://alessandrafusi.blogspot.it

VINCENZO SANAPO

E’ difficile raccontare in poche righe lo stato d’animo con cui un illustratore vive un appuntamento importante come la “Bologna Children’s Book Fair”.
L’esperienza di quest’anno, se paragonata a quella dell’anno prima, posso dire di averla vissuta con nuova consapevolezza, poichè nel frattempo ho avuto modo di muovere i primi passi nel campo dell’editoria.
Ho dovuto confrontarmi con editori e scrittori e ho dovuto faticare non poco per riuscire ad imporre la mia figura professionale.
In Italia, soprattutto per i giovani, non è facilissimo far comprendere la consistenza di questo lavoro, e in questo senso credo che il mondo dell’editoria dovrebbe collaborare con noi illustratori nell’unico modo in cui gli è possibile farlo, e cioè promuovendo un prodotto che sia di qualità.

Livio Sossi allo stand AI

Credo che a volte il mercato e le mode condizionino troppo la scelta delle pubblicazioni editoriali, spesso a scapito della ricchezza di contenuti e del messaggio pedagogico. In fondo, anche noi siamo degli educatori! Educhiamo attraverso le nostre immagini.

Per quanto mi riguarda, ritengo doveroso ringraziare il professor Livio Sossi, per la gentilezza, la disponibilità e soprattutto per i suoi validi consigli che io sento di dover condividere con i miei colleghi, soprattutto con coloro che l’anno prossimo affronteranno gli editori per la prima volta: è importante presentare un portfolio curato! Se, invece, si vuol presentare un progetto-libro completo, è consigliabile presentarne una copia finita, stampata e rilegata, anche se poi il libro subirà diverse modifiche prima di arrivare alla pubblicazione vera e propria.
Vincenzo Sanapo
http://vincenzosanapoart.blogspot.it/

TIZIANA LONGO

Finalmente posso dire di essere stata presente alla fiera, di aver cercato anch’io a fatica un posticino libero per appendere la mia cartolina sul mitico “muro del pianto” e di aver toccato con mano cosa succede in questo famigerato luogo di perdizione!
Inizialmente stupore e meraviglia, poi ti assale l’ ansia da prestazione: “ecco e adesso che faccio?”, si perchè oltre al jogging (su e giù per la fiera) e al sollevamento pesi (borsa, book, libri in spalla), sarebbe utile mostrare il tuo sudato lavoro a qualcuno…non tanto nella vana speranza di una pubblicazione immediata, quanto nel riuscire a rimediare pareri e consigli da esperti nel settore.
Per quanto mi riguarda e per quanto ho potuto appurare, tra gli stand italiani, poche erano le case editrici disposte a darti retta e le uniche ad aprire le porte agli illustratori erano letteralmente prese d’assalto!
Tuttavia son riuscita a mostrare il mio portfolio un paio di volte e a capire che, prima di sedersi ad un colloquio, è importante fare una cernita accurata delle case editrici che ci sono più congeniali, se non ci si vuol sentir dire “bello ma non fa per noi”.
L’incontro più utile e costruttivo di sicuro l’ho avuto allo stand dell’Associazione Illustratori. Tante le attività e gli incontri in programma (tra i quali la presenza di Innocenti) e tanta la disponibilità nei confronti del baldo illustratore di turno. Il giovedì mattina infatti era prevista la visione dei portfoli da parte di alcuni personaggi del direttivo dell’associazione. Io ad esempio ho avuto il piacere di conoscere  la Vicepresidente Valentina Russello, la quale, con pazienza ed entusiasmo, ha esaminato i miei lavori e mi ha dispensato di preziosissimi consigli sull’esprimere la propria personalità attraverso il segno e sulla trasmissione del messaggio visivo e narrativo all’interno di un progetto libro anche attraverso la prospettiva. Interessante no??
Nel suo complesso esperienza positivissima quindi, solo ricordarsi i pattini a rotelle l’anno prossimo!!


Snowhite’s secret box

Alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, appuntamento da non perdere la mostra di Ana Juan, illustratrice in bianco e nero, maestra delle matite e delle atmosfere d’incubo.
Immaginate la triste melodia di un vecchio carrillon in sottofondo,  teche abitate da topi, ragni e foglie secche, buffi burattini penzolanti e le tavole a far bella mostra sulle pareti bianche, le bellissime matite narrano…su una parete la scritta “Brutti sogni”. 

Un affascinante incubo che prende forma e ti cattura, fino a quando quella melodia diventa quasi insopportabile e si torna alla luce, con un po’ di malinconia. Da vedere assolutamente.
Tiziana Longo
http://tizillustra.blogspot.it/

SILVIA A.

“Prima volta in fiera”
Ciao!!!! Prima volta in fiera…esperienza straordinaria. Tantissimi stand ricchi di libri meravigliosi che mi riempivano la testa di nuove idee. Ringrazio in modo particolare lo stand dell’associazione illustratori che sono stati disponibilissimi e mi hanno dato tantissimi consigli!
Sono passata martedì mattina, me l’hanno visionato due signori e una signora, tutti gentilissimi e disponibili, mi hanno anche consigliato artisti dai quali potevo prendere spunto,hanno commentato ogni immagine dandomi il loro parere su come migliorarla. Avendo studiato animazione e non illustrazione pensavo di fare delle pessime figure invece ho trovato grande professionalita e rispetto x tutto.Ho parlato anche con il ragazzo che disegnava con la tavoletta grafica, anche lui gentilissimo, mi ha regalato consigli e pareri con molta calma soffermandosi anche lui x ogni immagine. Non avevo un vero e proprio portfolio, essendo la prima volta e non avendo la minima esperienza pensavo di passare solo a dare un’occhiata xe ho ancora tanto da imparare invece poi mi sono buttata e ho fatto vedere qualche disegno a chi, secondo me, poteva interessare il mio stile, cosi facendo ho vinto la mia timidezza!Sono rimasta contentissima soprattutto x la professionalità trovata. Sono passata a parlare solo in case editrici italiane purtroppo … Non sapendo l’inglese sono rimasta bloccata. Ma l’hanno prossimo vedrò di passare parlare con tutti indipendentemente dalla lingua!
Silvia

Inoltre, Addictive Colors ha scritto un post sulla Fiera.

Tra chi di voi è stato a Bologna: 
come l’avete trovata la Fiera quest’anno?
Per chi ancora ci deve andare… cosa vorreste sapere?
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Asterisk Fiera di Bologna: Le domande più frequenti
12/07/2011 Morena Forza in Fiere&Saloni / 48 responses

La fiera si tiene a marzo  ma la prima cosa che un illustratore impara è che i mesi passano velocissimi. La scadenza per cui bisogna spedire la tavola per il pass/la mostra è di solito a fine settembre- primi di ottobre.

Nota: questo post è stato scritto nel 2011 ma lo tengo come valido perchè le regole restano sempre le medesime; in caso di variazioni lo scriverò qui.

Ora, siccome sia il marzo passato sia in questi giorni le domande su Bologna sono tante, ne ho riportata qualcuna da tenere come “frequently asked question” in modo che funzioni da mini vademecum.
Alla fine del vademecum ho allegato delle immagini che spiegano come vanno compilate le etichette perchè in molti mi avete chiesto leggermente impanicati, come va fatto. :)

Vediamo un po’:

  • Cos’è la fiera di Bologna?

La fiera di Bologna è un evento per gli addetti del settore editoria per ragazzi, il che significa: editori,
bibliotecari, agenti, illustratori (grossomodo queste figure).
Anche studenti di illustrazione sono accettati.
Occorre la maggiore età per entrare come professionista.

  • Quando si tiene?

In marzo, annualmente. Per le date, sempre consultare il sito ufficiale. Normalmente a giugno/luglio vengono rese note le date della prossima edizione.

  • Cos’è questa storia delle 5 tavole? Un concorso?

Sì, è un concorso.
Devono essere necessariamente 5, non di più e non di meno. Possono raccontare una storia scritta da voi, oppure già esistente ma non coperta da copyright.
Quindi non spedite tavole che raccontano Harry Potter, per esempio, ma siete liberi di partecipare con Raperonzolo.
Qui trovate le regole per partecipare.
Qui trovate info sulla mostra.
Ad ogni modo, parliamoci chiaro: la maggior parte degli illustratori le spedisce per avere il pass gratuito alla fiera. Dopo aver spedito le tavole vi viene recapitato o per email o cartaceo (dipende, ogni anno una storia diversa!); non spaventatevi se a fine febbraio non vi è ancora arrivato. Vi dico subito che arriva all’ultimo. Certo se la settimana prima ancora non l’avete, provate a telefonare.
Se non avete tempo di mandare le 5 tavole, il pass può essere acquistato agli sportelli all’entrata (di solito costa 25 euro o giù di lì) a patto che siate del settore: potrebbero chiedervi il tesserino della vostra accademia o scuola di fumetto/illustrazione o potreste far vedere la vostra cartella. Fuori questione andarci con amici o parenti, tanto probabilmente non li farebbero entrare.
Nota: le tavole devono essere inedite, significa non pubblicate. Non pubblicate da case editrici, si intende. Se le avete messe su internet non vale come pubblicazione ;)
Nel caso voleste partecipare con progetti di libri già pubblicati dovete far inviare le 5 tavole dall’editore che ha ottenuto i diritti. Un po’ macchinoso, vero? (temo che quest’anno mi toccherà farlo.)

  • Che genere di illustrazioni?

Per bambini o ragazzi.
Se siete soliti disegnare tavole tipo graphic novel con elementi violenti o disturbanti, la fiera di Bologna non è posto per voi.
Ma è vero anche che è una fiera del libro per ragazzi, per cui finchè arrivate fino alla fascia 14, va bene.

Portfolio 2011 di Anna Mattiuzzo
  • Ficion o non fiction? Questo è il dilemma.

In realtà non bisogna essere spaventati da questa distinzione. Si tratta solo di due categorie stabilite convenzionalmente per la partecipazione.
Sembra una cosa pazzesca solo perchè sono termini anglosassoni.
Denudiamoli e facciamola finita:
Fiction: narrativa.
Non-fiction: il resto.

Esempi di fiction: le fiabe, le favole, storie di bambini con elementi fantastici o non, che vivono eventi.
Esempi di non-fiction: libri didattici su svariati argomenti

Titoli Fiction di esempio:

1234

Titoli di Non-Fiction di esempio:

1234


Lo stile fiction e non fiction

“Ma quando si sceglie l’una o l’altra categoria di narrazione, devo adattare lo stile?”

No, fiction e non fiction si riferiscono al soggetto della storia, non allo stile con cui è illustrata.
Posso decidere di disegnare un racconto fiction in stile iperrealistico quasi fotografico, oppure un libro non fiction con un look giocoso e colorato. Anche perchè se dovessi per esempio fare un libro che insegna il nome dei fiori a un bambino di 5 anni, non mi metterò certo a illustrarli con un look di illustrazione botanica!

Ricapitolando fiction e non fiction sono distinzioni convenzionali basate sul soggetto delle 5 tavole e null’altro.

UNA NOTA SUL COPYRIGHT:
Il copyright scade dopo ottant’anni. Questo significa che per fiction si possono illustrare fiabe di qualunque tradizione, classici della letteratura per ragazzi (“Il giardino segreto” , “Moby Dick”, “Peter Pan”, “Alice nel Paese delle Meraviglie” ecc) ma non opere recenti.

  • Ma cosa si fa alla fiera di Bologna?

Bella domanda. Questa è una delle più gettonate e la questione è assai controversa.
Cominciamo col dire cosa NON è. Non è una convention. Non è una fiera per appassionati. Non solo, almeno. Per intenderci non è assolutamente come un Comicon, tipo la fiera di Lucca.
E’ un posto per professionisti o aspiranti tali.
E’ anche il motivo per cui l’ingresso è soggetto a selezione, del resto.
Non è un posto di divertimento; qualcuno resta deluso da questo. Il fatto è che andare a Bologna significa affrontare un giorno (o più) di lavoro.
Editori, agenti, librai, illustratori, si trovano a Bologna per contrattare. Sissignori, la fiera di Bologna è un mercato. E’ un evento internazionale, enorme, pieno di stand.
Per cui le possibilità sono 2 o massimo 3:
– Ci si va per dare un’occhiata all’ambiente. L’impatto può essere forte, vi avverto. Nel senso che tornati da
Bologna potreste avere due reazioni. La prima è “WOW E’PROPRIO L’AMBIENTE CHE FA PER ME! Voglio fare l’illustratore a vita!” permeato da entusiasmo che vi arriva fino alle punte dei capelli. Oppure “Oh mio dio che grigiore e che ansia. Non potrò mai farlo.” Conosco persone che vista la fiera hanno deciso di aprire una partita iva e buttarsi come freelancer, ma ne conosco anche alcune che dopo Bologna hanno deciso che seppure amano disegnare, l’idea del mercato e del lavoro di illustratore non fa per loro. E’ soggettivo, senz’altro.
Una cosa è certa: se andate la prima volta, non portate la cartella. E’ solo un ingombro inutile. Tanto non sapreste con chi parlare e non avreste nessuno a cui farla vedere. Evitatevi lo stress, perchè è uno stress girare con la cartella sottobraccio, garantito.
– Ci si va per parlare col proprio agente o cercarne uno e proporsi. In tal caso si porta la cartella. Consigliato
dalla seconda volta in poi. Sulla questione cartella ci torniamo tra poco.
– Ci si va per proporsi a case editrici. Tasto dolente: negli ultimi anni quasi nessuno vuole mettersi a vedere i
lavori di artisti emergenti. Alcuni vi dicono “lasciateci un CD” e probabilmente non li sentirete mai più.
– Ci si va perchè si lavora già nel settore ma è un’ottima occasione per dare un’occhiata agli stand delle case editrici, vedere cosa c’è di nuovo. Quando si lavora nell’illustrazione è indispensabile capire che piega sta prendendo il mercato. Non crediate che un libro del ’78 o degli anni Novanta sia uguale a un libro di oggi. L’infanzia è diversa, e nelle arti visive le mode ci sono come in tutti gli altri settori. Aggiornarsi è importante. In genere chi ci va a questo scopo ne approfitta per vedersi con gli altri talponi asociali che sono i colleghi. (Colgo l’occasione per salutare i miei: spero di vedervi stavolta! ;D)

  • Oh mio Dio, che ansia, ma cosa metto nella cartella? E che cartella porto?

Meglio avere l’ansia che non averla. Mi spiego, meglio metterci cura che raffazzonare il tutto.
Nella cartella lavori non ci va messo tutto alla rinfusa come in un minestrone per far fuori gli avanzi del frigo. La fiera di Bologna è un evento FORMALE. Professionale.
Arrivare con la cartella pasticciata e piena di adesivi dell’accademia o quella omaggio dei fascicoli dell’edicola è deleterio. Lo so che sembra snob, non piace nemmeno a me, che se potessi andrei ovunque in pigiama.
Però Bologna è come un colloquio: ci andreste coi bigodini o la camicia sporca di caffèlatte? Bene: la vostra cartella dell’accademia rappresenta i bigodini e la camicia sporca di caffèlatte. Fuori dalle scatole, almeno per quegli ultimi giorni di marzo.
Pensate con anticipo a comprarne una buona. Niente colori pacchiani: una bella cartellina nera, minimal ed elegante.

Vi avverto che materiale simile costa un po’. E’ anche il motivo per cui vi ho detto prima, che se è la prima volta

che ci andate non vale la pena spenderci un patrimonio fra treno, materiale e fatica di portarsela appresso.
Un’altra nota: cartelletta CON MANICO: ore e ore a camminare con la cartella sottobraccio significa mal di schiena assicurato.
Veniamo ai contenuti: se ritenete di non avere abbastanza materiale di qualità da far vedere, non andate a Bologna, o andateci senza cartella per gli altri scopi che vi ho menzionato nella risposta sopra.
Un buon portfolio contiene dei progetti di libro (cioè tavole con uno stile coerente,che fa vedere come lavorate su
una storia) non tavole volanti di 300 storie e progetti diversi. Anche lo stile deve essere omogeneo. Dovete dare
l’impressione di essere professionisti solidi, che hanno trovato la loro identità stilistica.
Detto ciò, le tavole devono essere organizzate e ordinate. Trovate più dettagli sull’articolo interessantissimo di Anna Castagnoli, che in merito ha spiegato molto bene il concetto.


Una cosa è certa, non è un evento in cui lasciare tutto al caso.

  • Cosa porto a Bologna? Come mi vesto?

Sfatiamo il mito per cui ci si vada eleganti. Non è una sera a teatro, ci si va decorosi ma comodi.
Non passate da un estremo all’altro: non andate in pigiama o vestiti da punkabbestia, ma nemmeno con la cravatta o i tacchi.
Primo sareste ridicoli e goffi, secondo se non siete più che comodi a Bologna ve ne pentirete amaramente. A Bologna si sgambetta parecchio. Mettere i tacchi o camicie soffocanti significa masochismo. Bologna è già un’esperienza stressante: non peggiorate la situazione o vorrete solo sedervi in un angolo a piangere.
Dentro la fiera FA CALDO, lo so che è marzo, ma vestitevi a cipolla. Dentro si muore in mezza manica.
Nel caso voleste far razzia di calendari , libri e gadget, portatevi un piccolo trolley vuoto. Non farete la figura dei pazzi: vedrete quante persone in giro col trolley!

  • Quanto prima bisogna organizzarsi?

Per il portfolio anche un anno prima se volete farlo bene e non avete molto materiale. Io di solito tornando dalla fiera penso già alle cose da fare per l’anno successivo.
Per quanto riguarda l’alloggio… muovetevi al massimo a dicembre, dopo è tardi. Bologna è un evento internazionale, i posti letto vanno via come il pane.

ORGANIZZAZIONE:
LE ETICHETTE
Le etichette vanno poi ritagliate e incollate dietro ogni tavola

Esempio di etichette per Fiction :

Esempio di etichette per Non Fiction:

SPEDIZIONE

Raccomandata se non avete fretta
Raccomandata 1 se siete agli sgoccioli (la raccomandata normale è tracciabile ma molto più lenta!)

IMBALLO:

Nel caso di stampe state attentissimi a come le imbustate! Sempre disporre un cartoncino molto rigido dietro per evitare che la busta vada piegata e le stampe irremediabilmente rovinate. Non avete idea di come trattano le buste Poste e alcuni corrieri.
Io per scrupolo le metto persino in busta trasparente, in caso piova e me le bagnino, ma ammetto di essere molto scrupolosa, ai limiti della maniacalità! :D

NOTE:

Ricordatevi la vostra foto e il modulo da allegare!

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