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Asterisk Guida alle tavolette grafiche – Parte II: La scelta e l’acquisto
17/06/2015 Morena Forza in Disegno / 82 responses

In questa seconda parte di guida alle tavolette grafiche (qui la prima parte) andiamo a vedere come sceglierne una e con che modalità acquistarla, valutando l’uso che ne facciamo e quindi cosa ci serve.
Ho raccolto qualche informazione circa le recensioni in rete e ho raggruppato per ogni fascia di prezzo dei modelli, non solo Wacom.

Cosa ci offre il mercato

Quando si tratta di scegliere oggetti di alta tecnologia bisogna sempre tenere presente che vanno a collocarsi in quelle che vengono definite “fasce di mercato”. In parole povere, lo stesso prodotto viene pensato in più versioni per delle esigenze specifiche, dalla più elementare alla più avanzata. Per questo, per esempio, ci sono cellulari da 50 euro e altri da 800. Tutti telefonano e mandano sms, ma ogni modello è indirizzato ad un tipo diverso di utenza.
Le tavolette grafiche non fanno eccezione; così, anche all’interno di una stessa marca, troviamo modelli base e modelli comprensivi di ogni tipo di optional, anche se tutte fanno la stessa cosa: permetterci di disegnare in digitale. Divertendoci! :-)

Premessa: Le fasce di prezzo possono cambiare da marca a marca; per esempio, per avere una tavoletta con display Wacom bisogna spendere almeno 800 euro, mentre con Huion è possibile acquistarne già con meno di metà. Valutate sempre i fattori dell’acquisto e controllate le recensioni online. Già su Amazon si possono consultare.

A grandi linee, basandoci su una distinzione di prezzo e di prestazioni, possiamo individuare tre categorie per le tavolette: amatoriale, professionale e rockstar (brillante termine liberamente preso in prestito da qui).
Attenzione: queste categorie non fanno riferimento all’abilità o alla fama di chi le usa ma, come detto, alle prestazioni della tavoletta, alle necessità, all’uso concreto e alle disponibilità economiche dell’acquirente.

Graphic tablet amatoriale
Budget massimo: 150 euro

E’ la tavoletta che costituisce una sorta di starter kit. E’ indispensabile averne una prima o poi, tra poco vi racconto perché.

La tavoletta amatoriale è perfetta in molti casi, per:

1. Chi disegna saltuariamente o per hobby;
2. Chi non ha mai disegnato o colorato in digitale e non sa se gli piacerà;
3. Chi studia fumetto o illustrazione e sta affrontando le basi della colorazione e del disegno digitale;
4. Chi disegna, anche professionalmente, solo in vettoriale (ad esempio con Illustrator);
5. Chi fa il colorista e si occupa unicamente di basi (selezioni e secchiello), con la priorità di non spendere troppo.
6. Chi si limita a ritoccare fotograficamente alcuni punti delle proprie tavole tradizionali scansionate.

Alcuni modelli che rientrano in questo budget:
(click sul nome per più info)

huion_fascia1_150
Huion 580
circa 45 euro
Wacom CTL 490DB- S –
circa 63-67 euro*
Huion H610 Pro
circa 77 euro
Wacom Intuos Art S
circa 95 euro
Alternative: H58L Alternative:
CTL 490DW
Alternative: — Alternative:
Wacom One
Caratteristiche: basica, solo penna, no touch, no wireless Caratteristiche: modello base di Wacom + Predisposta wi-fi + penna con o senza comandi touch, tasti personalizzabili Caratteristiche: penna, no wi-fi, no comandi touch Caratteristiche: Predisposta wi-fi + penna (3 punte opzionali)+ comandi touch + Corel Painter Essentials, tasti personalizzabili

* Il prezzo nella prima riga si riferisce alla misura S senza comandi touch
Attenzione: se non sapete come funziona un comando touch è possibile vederlo in atto a questo link, al minuto 4:50.

Graphic tablet professionale
Budget massimo: 600 euro

La differenza di budget massimo rispetto alla tavoletta amatoriale è considerevole. E’ dovuto al fatto che le tavolette professionali hanno dei livelli di pressione molto elevati, più del doppio di quelli presenti nelle tablet amatoriali. Per esempio, una Intuos può avere fino a 1024 livelli di pressione ed una Intuos Pro fino a 2048.
Non è cosa da poco: la penna risponde meglio ai comandi e la superficie risponde con più efficienza alla pressione esercitata dalla penna, con un tratto sensibilmente più preciso ed armonico. Oltre a questo, sono presenti punte alternative all’interno del kit. Come avevo descritto nel primo post, si tratta di punte che permettono un trattamento più vario del segno al momento di disegnare.

Sono perfette per:

1. Chi ha deciso di avviare la propria professione di illustratore o fumettista e di fare un’investimento economico per la propria carriera;
2. Chi è già disegnatore professionista e vuole aumentare la qualità e la resa delle proprie tavole;
3. Chi vuole migliorarsi nella resa pittorica della pittura digitale grazie ai sopracitati livelli di pressione avanzati e alle penne e punte personalizzate per effetti speciali.

Alcuni modelli che rientrano in questo budget:
(Click sul nome per più info)

Wacom Intuos Pro – S
circa 185 euro*
Huion GT-190S
459euro
Alternative: misura Mmisura LIntuos 4 XL Alternative: —
Caratteristiche: penna, comandi touch, touchring, punte alternative, kit wireless incluso Caratteristiche: display interattivo, penna cavo USB, comandi tattili non specificati

* Il prezzo indicato nella prima riga si riferisce alla misura S

Graphic tablet da rockstar
Budget massimo: oltre 2000 euro

In questa fascia di offerta troviamo quelli che dalla casa produttrice Wacom vengono definiti “display interattivi”. La serie CintiQ che, come spiegavo nella prima parte di questa guida, a differenza delle altre serie offre la possibilità di disegnare direttamente su uno schermo HD (alta definizione). Sono veri e propri schermi aggiuntivi per il nostro computer.

Anche all’interno della categoria troviamo prodotti per diverse esigenze. Dalla Wacom 13HD, come quella che ho acquistato io, alla CintiQ 27 touch, fino ad ora la più grande mai prodotta. Negli ultimi tempi poi è stata aggiunta un’interessante innovazione: la Companion, che permette di disegnare senza il supporto di un computer collegato e quindi di produrre tavole ovunque ci troviamo (dal divano al sedile di un treno!).

Questa linea di tavolette è adatta per:

1. Chi ha alle spalle una certa esperienza nel digitale a livello professionale e ha deciso di fare un investimento nel migliorare esponenzialmente la qualità delle proprie tavole.
2. Chi si focalizza sul digital painting (pittura digitale) e usa molto rese pittoriche e disegni al tratto. Il modo in cui la linea e la texture di un pennello digitale vengono resi da una CintiQ non ha eguali, neppure all’interno della fascia delle tavolette professionali.
3. Chi vuole tornare a disegnare sotto le proprie mani seppure in modo digitale perché trova freddo o disagevole l’approccio “occhi allo schermo”. Oppure migliorare la propria postura: decisamente più comodo per braccia e polsi, collo e occhi durante il disegno.

Alcuni modelli che rientrano in questo budget:
(Click sul nome per più info)

Huion GT – 220
circa 630 euro
Wacom CintiQ 13HD
709 euro
CintiQ Companion2
da 1.550 euro
Wacom CintiQ 22HD
da 1.630 euro
Alternative: — Alternative: versione Touch Alternative: processore superiore , versione Notebook Alternative: misura 24HD, 24HD Touch, misura 27 HD Touch
Caratteristiche: Schermo 16:9, penna a batteria, inclinazione schermo regolabile Caratteristiche: Risoluzione Full HD, con o senza comandi touch, penna Pro Pen, pannello di supporto regolabile a 3 altezze Caratteristiche: utilizzabile senza pc o collegato (uso ibrido), processore intel Core i5 o i7, penna Pro Pen, pannello di supporto regolabile a 3 altezze Caratteristiche: Schermo HD, 16 tasti personalizzabili (express keys), schermo con sistema di rotazione

 

Una dovuta riflessione

So bene che quando si è all’inizio di un percorso, qualunque esso sia, si può tendere ad una certa megalomania, ma è comunque bene andare per gradi.

Per alcuni acquisti, in particolar modo quelli tecnologici, potrebbe non essere il momento giusto della nostra vita e della nostra carriera. Pensiamo ad un illustratore o grafico che utilizza solo il vettoriale: in un programma in cui il tratto è quasi zero, i livelli di pressione non hanno praticamente nessuna importanza, vive di tinte piatte. Buon per lui che può stare nei 150 euro di spesa per una tavoletta grafica, oppure entro i 700 se decide di avere un grande kit di punte alternative. Prendiamo ad esempio poi una persona che utilizza la tavoletta per hobby, per pasticciare di tanto in tanto: di certo, nessuno le vieta di comperare la tavoletta con schermo multi accessoriato e spendere quasi tremila euro, soprattutto se può permetterselo.
Ma ammettetelo, non sembra uno spreco? E’ come guidare una Lamborghini per andare a fare la spesa del venerdì, magari indossando un Elie Saab con vere perle, che nemmeno alla notte degli Oscar.
Mi rivolgo soprattutto a quelle persone che si scoraggiano perché hanno appena cominciato a fare disegno digitale e pensano che senza una spesa dagli 800 euro in su non potranno permettersi una tavoletta “come si deve”. Relax. Col tempo farete esperienza e se sarà il caso e vi servirà potrete prendere la tavoletta pro e poi quella rockstar.
Nel frattempo, sappiate che una tavoletta professionale (e anche quella amatoriale, in molti casi) vi dà grandi possibilità per fare delle tavole più che valide.
Conosco illustratori e fumettisti che hanno già pubblicato di tutto e lavorano ancora su una Graphire 3 con Windows XP. Ve la ricordate? Quella uscita nei primi anni del Duemila.


Ognuno investe quanto può e soprattutto cosa gli conviene investire per le sue attuali esigenze.
Attuali: non quelle che verranno nei prossimi due anni. Quelle di ora, di questo esatto momento del proprio percorso artistico ed eventualmente professionale.
Certo anche io volevo la CintiQ già nei primi anni di carriera di pixel artist. In cui non solo non avrei mai potuto permettermela, ma mi sarebbe stata altamente inutile. Ora lo so.

Per scegliere la propria tavoletta , o le proprie tavolette, meglio fare una lista delle proprie esigenze. Per esempio:

  • Voglio che abbia le punte intercambiabili già nel kit base
  • Ho bisogno di avere dei bottoni a cui abbinare delle azioni
  • Mi serve solo che disegni perché devo fare unicamente dei semplici rough/sketch
  • Ho bisogno di una tavoletta senza l’impiccio dei cavi USB

Imprescindibile: decidete da subito il vostro budget massimo. Tenete presente che, qualora stiate prendendo in considerazione l’idea di comprare usato, sullo shop di Wacom ci sono ottimi prodotti. Così come su Ebay o Amazon. Consiglio extra: periodicamente vengono messe in vendita le tavolette che sono state usate per saloni e fiere. Sono come nuove e viene loro applicato un prezzo di usato, quando magari sono state toccate per non più di 5 ore. Però vanno via come il pane, non pensiate di trovarle lì dopo giorni e giorni (esperienza più che diretta!).
Stabilire un budget massimo non è così soffocante come sembra, anzi vi dà più libertà. Infatti potrete scartare senza stare lì a sospirare per un prodotto che tanto in questo momento non potreste acquistare. Le analogie fra comprare una tavoletta ed un appartamento sono tantissime. Budget massimo fissato, tanta sofferenza in meno. ;-) garantito!

Valutate tutto in modo accurato. E’ un acquisto che va ponderato bene per non trovarvi a rivendere tutto in poche settimane.
Non dimenticate poi che con gli accessori venduti separatamente potete migliorare la vostra esperienza di disegno anche con una tavoletta non proprio deluxe. Ne avevo parlato nella prima parte di questa guida.

Una tavoletta…su misura

Un altro luogo comune sulle tavolette grafiche è quello secondo cui, come dicono gli anglosassoni “the bigger, the better”. Più è grande (e costoso) e meglio è.
Attenzione perché a volte una tavoletta super-mega-giga è affascinante e ci sembra la cosa più entusiasmante da acquistare, ma non è matematico sia così.
Per quella che è la mia esperienza per esempio, le tavolette più piccole sono le più comode. Ho sempre avuto tavolette S perché sono sempre stata in qualche modo immersa nelle piccole lavorazioni: il miniaturismo prima e la pixel art poi.
Anche quando disegno su carta non mi piace espandermi più di tanto: faccio degli sketch di dimensioni modeste, che poi scandisco ad altissima risoluzione. Il nostro background parla di noi e delle nostre probabili esigenze.

Vi piace disegnare o dipingere su formati A3 o maggiori? Magari una tavoletta S non fa al caso vostro.
E vale anche al contrario: se come me siete soliti trovare già un A4 una grande superficie su cui disegnare, difficilmente vi sentirete a vostro agio con una tavoletta sconfinata.

Mi è capitato più volte di provare delle graphic tablet in diversi contesti: fiere/saloni, ma anche a casa di amici e colleghi, negli studi di agenzie.  Ogni volta mi trovavo a disagio davanti a tavolette grandi. Ricordo ancora con un certo senso di colpa la delusione sul volto di una mia amica grafica quando, facendomi provare una CintiQ 22HD in preda al più cieco entusiasmo, dovette scorgere in me un labbrino inorridito. No, non mi piaceva. Per me era grande, ingombrante e scomoda, tanto quanto per lei era eccezionale. Ma infatti, lei prima di fare la grafica si occupava di murales infiniti di metrature assurde!
Potreste scoprire, al contrario di me, che lavorare in grande vi piace anche se fino ad ora vi siete contenuti in spazi ridotti. Ma siccome appunto, stiamo parlando di prodotti oggettivamente costosi, datevi il beneficio del dubbio e trovate modo di fare una prova. Almeno completate uno sketch per intero.  Osservate come reagisce il vostro corpo: vi fanno male gli occhi? Vi si affaticano le spalle e il collo? Il polso tira? Il braccio pesa nell’arrivare dall’altra parte della superficie? Sono tutti pessimi segnali: in tutta probabilità non vi ci abituerete.
Lo stesso vale se vi affaticate mentalmente o fisicamente con una tavoletta di taglia ridotta rispetto al vostro approccio.
Insomma, non ci sono un giusto e uno sbagliato in assoluto, ma solo un giusto e uno sbagliato per noi stessi come disegnatori col proprio background personale.

Spendo due parole anche per il rapporto tavoletta-schermo. Se avete uno schermo 27 pollici, lavorare con una tavoletta S può essere davvero gravoso perché la mano dovrà faticare molto per raggiungere i punti più estremi dell’area di lavoro. Cercate di abbinare bene queste due periferiche.
Il discorso diventa diverso nel momento in cui utilizzate un display interattivo: visto che avete il software e la vostra tavola all’interno del vostro display sulla tavoletta, la misura dello schermo principale non sarà importante.

Ricapitolando, per comprare una tavoletta consideriamo questi fattori:

  • Il nostro budget massimo
  • Le funzioni che ci interessano
  • La misura più adatta a noi

Dall’intersezione di questi fattori troveremo i prodotti che meglio possono venire incontro al nostro modo di lavorare, di conseguenza più difficilmente ci pentiremo dell’acquisto.

Consigli e s-consigli per quanto riguarda la scelta di tavolette? Scrivete nei commenti, che possono costituire una preziosa risorsa per chi legge! :-)

Nel prossimo post vedremo come affrontare diverse problematiche relative alla manutenzione, all’installazione e ai problemi che possono insorgere con driver e software.

PRIMA PARTE DELLA GUIDA

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Asterisk Guida alle tavolette grafiche – Parte I: Introduzione
15/06/2015 Morena Forza in Disegno / 5 responses

Panico, eccitazione, diffidenza, disorientamento? Queste sono le reazioni più diffuse quando si tratta di comprare o cambiare una tavoletta grafica. “Quale scelgo? Sarà il caso di comprarla/cambiarla? E se poi me ne pento?”. Magari avete aperto più volte delle schede tecniche di tavolette e vi è sembrato sanscrito. E si dà il caso che non siate proprio fortissimi in sanscrito, anche perché è una lingua estinta.

Il rischio di impressionarsi davanti alle caratteristiche elencate sui siti che vendono tavolette grafiche è quello di comprare a casaccio, spendere male e pentirsene amaramente. Cosa c’è di peggio che spendere soldi per qualcosa che scopriamo non essere adatto alle nostre esigenze?

Dopo aver ricevuto parecchie domande in merito nel corso di questi ultimi anni ho deciso che era il momento di scrivere una mini guida all’acquisto di una tavoletta grafica, senza tecnicismi eccessivi  che non fanno altro che confondere di più.

Prima di tutto, meglio chiarire cos’è una tavoletta grafica: una periferica input collegata al computer, solitamente costituita da una superficie piatta e da una penna grafica senza filo che permette di disegnare in seguito alla pressione esercitata sulla superficie piatta. Sembra cervellotico? Niente panico! Schematizzando, questo è il modo in cui funziona:

  1. La penna grafica, che va passata sulla superficie della tavoletta.
  2. Un filo USB collega la periferica al computer.
  3. L’altra estremità del nostro cavo USB, inserita bene nel computer, che avrà installati i driver per far comunicare lui e la tavoletta.
  4. Sul monitor vediamo ciò che stiamo tracciando.
  5. E così, alla fine di una lunga seduta di disegno digitale, abbiamo la nostra tavola.
  6. L’imprevisto dietro l’angolo: attenzione, sempre controllare che tutto sia collegato a dovere. A volte basta un minimo spostamento (come un gatto di dieci chili che passa sulla scrivania, per esempio) perché i cavi non facciano completamente contatto.

Qualcuno si potrà chiedere: ma stiamo già parlando esclusivamente di tavolette Wacom? Sì e no. Non ho avuto solo Wacom, e prima che si creino dubbi strani (non sono rivenditore né prendo alcuna provvigione dalla signora Wacom purtroppo) vi posso informare sul fatto che esistono diverse scuole di pensiero sulla scelta di una tavoletta grafica, sulle marche e sui modelli. Qualcuno si è allontanato da Wacom, per esempio. Se siete indecisi potete cercare delle recensioni, quasi sempre in inglese.
Di recente ho visto un po’ di marche cinesi su Amazon, di fasce di mercato diverse,  come Huion (qui e  qui per esempio) e ho anche letto delle recensioni molto, molto positive; io fino ad ora con Wacom mi sono sempre trovata bene perciò, in nome del principio “squadra che vince non si cambia” sono rimasta dov’ero, non ho provato altre tavolette. Se avete esperienze in merito commentate sotto questo post, può essere un’interessante risorsa. :-)

Da cosa è composta la tavoletta grafica per disegnatori figurativi:

  • Superficie: la base della tavoletta su cui si disegna, svolge la funzione di foglio.
  • Penna: funziona proprio come uno strumento di disegno. La punta disegna e l’estremità opposta comprende praticamente sempre lo strumento gomma. Questo ci permette di non selezionare lo strumento gomma nel software grafico manualmente, perché ci basta girare la penna grafica perché si attivi automaticamente. Durante una delle mie lezioni mi è stato chiesto una volta “E se voglio la matita?”. Niente paura, la penna grafica non è una “penna” in senso stretto. Può simulare quasi qualunque medium durante il disegno digitale.

Accessori opzionali

Quando acquistiamo una tavoletta grafica troviamo un kit di base formato dai due elementi che abbiamo appena visto, se escludiamo tutti i materiali per il collegamento al computer. Esistono però anche accessori opzionali che possono essere acquistati separatamente a seconda delle proprie esigenze.

  • Dispositivi per utilizzare le tavolette con wi-fi, quindi senza fili. Questo è il dispositivo che ho preso per la mia Intuos qualche mese fa. Comodissimo perché permette una maggiore libertà di movimento nello spostamento della superficie. Se siete tra quelli che come me amano direzionare il foglio quando lavorano, questo kit vi darà grandi possibilità. Ovviamente non funziona con tutti i modelli di tavoletta grafica, perciò attenzione a verificare che il modello a cui si vuole abbinare il kit sia predisposto.
  • Penne alternative. Come andremo a vedere, a partire dalle tavolette Intuos abbiamo la possibilità di disporre di punte diverse che ci permettono di sperimentare nuovi tratti. Ancora più specifiche sono delle penne che simulano determinati segni per chi ha delle esigenze particolari. Questa è una penna per serie Intuos e CintiQ che simula l’aerografo, per esempio; e questa invece è l’Art Pen con delle particolari caratteristiche di inclinazione e diverse punte intercambiabili (attenzione, sempre controllare la compatibilità con la propria tavoletta).

Quando mi sono trovata fra le mani una graphic tablet per la prima volta sono rimasta un po’ delusa, perciò nel caso come la me di quel tempo non ne aveste mai vista una in azione ve lo dico subito: i modelli standard non vi permettono di disegnare come su un foglio. Mano alla penna, sguardo allo schermo. E’ la prima cosa che mette in difficoltà all’inizio, ma poi ci si abitua e quasi non ci si fa caso. Anzi, vi racconterò di come per me è stato strano tornare a guardare le mie mani mentre disegno, con l’ultima tavoletta comperata.
Ma andiamo per gradi…

 

Destreggiarsi con la tavoletta grafica è più facile di quanto si pensi!
Destreggiarsi con la tavoletta grafica è più facile di quanto si pensi!

Come comportarsi davanti all’acquisto di una tavoletta grafica?
Per mia esperienza, il disegnatore-tipo è abbastanza spaventato quando si trova a prendere in considerazione l’idea di procedere al passaggio al digitale. Parte del timore è proprio dato dall’avvicinarsi ad uno strumento tecnologico. Chi ha lavorato sempre al cento per cento in tradizionale nutre una reverenziale diffidenza verso quello che vede come un marchingegno dall’aria poco rassicurante.

Dei vantaggi del digitale e di come questo non richieda un abbandono del disegno a mano, parlerò in un prossimo post. Questo è dedicato a tutti quelli che stanno decidendo di acquistare una graphic tablet per la prima volta oppure la vogliono cambiare a favore di un’altra ma sono indecisi sul da farsi.

Flashback: la mia esperienza col disegno digitale e le tavolette fino ad oggi

Ho smesso di disegnare poco prima delle scuole superiori.
Ho ricominciato nel 2003.
E lo devo al digitale: decisi di ricominciare a disegnare dopo anni di inattività, fu proprio l’acquisto di una tavoletta grafica e l’idea di imparare ad utilizzare dei software a darmi la carica e ad accendere in me la costanza di dedicarmici con metodo.
Credo che questo strano approccio da parte mia sia dovuto alla curiosità di sperimentare la tecnologia, che ho ereditato da mio padre. Quando ero bambina ho avuto il mio primo computer prima di cominciare la scuola e ho imparato a leggere grazie ad esso; possedevo ben tre console di videogiochi (ehm ehm a cui poi giocava lui, con la scusa fossero per me), a sei anni avevo già allestito delle recite fingendo di essere reporter e volevo essere filmata con la videocamera all’ultimo grido. A volte pretendevo invece di filmare io.
Con un registratore, microfono e cassetta fingevo di avere una radio e impersonavo sia il DJ che i radioascoltatori.
Ho vissuto la tecnologia come un gioco, uno strumento di espressione. Per questo non nutro verso di essa nessun genere di soggezione. Da adulta poi, mi ci sono appassionata grazie ad un fidanzato informatico super aggiornato sull’high-tech. A lui devo anche il fatto che a spanne so farmi un sito, qualche riga di html e php, gestire un database. Insomma, sono nata e cresciuta piuttosto geek.
L’idea di disegnare su un computer quindi, mi faceva sentire a casa; si sa che la creatività sboccia maggiormente quando viene conservata una certa ingenuità infantile, per me la tavoletta grafica era un giocattolo, ieri come oggi. Se avete paura di questo genere di prodotti, cercate di vederla così: sono aggeggini divertenti. Giuro! :-)

Se vi interessa guardare l’evoluzione delle tavolette grafiche Wacom nel corso degli ultimi 17 anni, questo sito ha una bella linea temporale di dettagli tecnici di molti modelli e varianti.
Io vi posso dire intanto che le tavolette sono rimaste fondamentalmente le stesse; certo, migliorate per prestazioni e implementate con funzioni sempre più mirate a sostituire la tastiera e dei comandi tattili, ma in fondo rispetto ad altri oggetti tecnologici come i cellulari si sono evolute molto meno.

Le mie sei tavolette (più altre!) in questi dodici anni di disegno

Dal 2003 ho avuto queste tavolette:

  1. Trust (non ricordo il modello però). La mia unica tavoletta non-Wacom. A quell’epoca le tavolette grafiche in commercio erano pochissime e Trust non curava minimamente il design: la mia tavoletta era un pezzo di plastica grigia-argento, senza neppure degli angoli smussati, con una penna fin troppo leggera ed una parte di essa che si svitava dopo un po’ che la si impugnava. A differenza della tavoletta, la penna grafica era alimentata da una pila, che costituiva tutto il peso dell’oggetto. In circa un anno e mezzo di utilizzo tutta la copertura argentata della superficie si scrostò e rimasi con un prodotto letteralmente a pezzi. Ho dovuto mettere anche dello scotch per tenere ferma la penna dallo svitarsi. Insomma, era un vero campo di battaglia. Comunque, non sono schizzinosa, e mi sbarazzai di questa prima tavoletta solo quando il filo che la collegava al PC smise funzionare privandola del suo ruolo di periferica
    La pagai attorno ai 30 euro. Era la tavoletta dell’hobby, ma così consumata che la gomma attorno all’impugnatura era marcita e ingiallita. Per lo più facevo pixel art a livello puramente amatoriale.
  2. Wacom Graphire 3 Classic. Costava circa 50 euro e quando la ricevetti ebbi l’impressione di avere finalmente la mia “vera” tavoletta grafica. La meno longeva, due settimane dopo la scadenza della garanzia decise che era giunto il suo momento. Ero in totale adorazione per il suo colore blu metallizzatoe con lei iniziai a fare pixel art (che poi divenne il mio lavoro) e ad avere i miei primi stipendi. Portava con sé anche un piccolo mouse wireless, che per il tempo era una cosa super-mega-wow.
  3. Wacom Graphire 4. Con lei sono diventata illustratrice. Costava un’ottantina di euro, aveva due tasti che permettevano l’abbinamento di un comando personalizzato e, quando venni a scoprirlo, mi sentii come se fossi in possesso di una navicella spaziale. Conservava lo strumento ricalco, che per quanto mi entusiasmasse non ho ma usato nemmeno nel suo modello precursore, la Graphire 3. Si trattava sostanzialmente di un coperchio piatto trasparente che consentiva di mettere fra la tavoletta e la plastica trasparente un soggetto da ricalcare (o un disegno di cui fare cleanup digitale, magari).
    Questa fu la mia tavoletta più longeva: infatti non la cambiai perché si era rotta ma solo perché venne sostituita da una Intuos 5 un Natale di tre anni fa. Consumata e disastrata ma funzionante: una guerriera!
    La Graphire 4 è la tavoletta di cui sento più nostalgia: pensate che quando mi regalarono la Intuos non riuscii a disegnare per mesi con quella nuova, perché non mi ci trovavo. Trovare una tavoletta Wacom di serie Graphire è ormai difficile, se non usata.
  4. Intuos Pro Small. Super piatta, leggera, con tantissimi comandi personalizzabili e touch. La prima tavoletta veramente professionale che ho avuto per le mani nonostante le dimensioni ridotte. Ce l’ho ancora ed è come nuova, è quella che nonostante l’uso massiccio si è conservata perfettamente. La penna della Intuos 5 ha le punte intercambiabili che per inciso, non ho ancora avuto tempo di provar tutte. E sono una meraviglia per sperimentare e scoprire nuove forme e texture. E’ predisposta per il kit wi-fi di cui parlavo ad inizio post ed è possibile anche acquistare le penne opzionali.
  5. Intuos Manga S: La uso per lo più quando dò lezioni su Photoshop e disegno digitale (a proposito, da settembre darò lezioni private su richiesta e farò mini-corsi su Milano) perché è super maneggevole e posso portarla ovunque. Mi è stata regalata lo scorso anno in occasione della mia performance live allo stand Wacom durante la Bologna Children’s Book Fair. E’ carina e sicuramente adatta se non si vogliono ottenere rese mostruosamente alte quanto a livelli di pressione. Perfetta per chi fa disegno vettoriale e non vuole spendere tanto.
  6. CintiQ 13HD Quasi tutti i disegnatori digitali sognano la CintiQ dal momento in cui vengono a scoprire, davanti alla propria prima tavoletta da trenta euro, che non potranno più guardare sotto di sé per disegnare. Come dicevo, poi ci si abitua, ma la cosa più naturale resta sempre avere il foglio su cui si disegna sotto al naso. La posizione di mano, braccio, testa e occhi è più spontanea e risulta meno stancante. Oltre a questo, i livelli di pressione sono eccezionali e i tratti seguono alla perfezione il movimento della mano. Come ogni CintiQ, questa tavoletta è, in pratica, uno schermo che riceve i nostri imput dalla penna, tanto che come andremo a vedere, costituisce un vero e proprio secondo schermo del nostro sistema.

Altre tavolette che ho provato:

CintiQ 21UX, CintiQ 22HD. Beh che dire, rappresentano quel tipo di CintiQ che mi trovavo a sognare da anni (un po’ come Harry Potter con la Nimbus 2000). Quando poi le ho provate ho scoperto che non erano per nulla adatte a me.
E’ stato a quel punto che ho pensato che forse era il caso di spendere due parole sull’acquisto di questo tipo di prodotto.

Per oggi spero che aver riportato qui quella che è la mia esperienza fino ad ora, possa avervi fatto scattare qualche riflessione e curiosità.

Chiudo il post con cinque cose da sapere sulle tavolette grafiche :

  • La tavoletta grafica non nasce necessariamente per sostituire la matita o il pennello. Non solo non dobbiamo scegliere fra tradizionale e digitale, ma spesso il secondo viene in aiuto del primo.
  • Come vedremo, bisogna fare moltissima attenzione all’installazione della tavoletta su PC o Mac: la scelta dei driver è ancora più cruciale di quanto possiamo pensare perché dal loro corretto funzionamento dipende la qualità della nostra interazione con la tavoletta e con il software che utilizziamo per disegnare.
  • La penna della tavoletta ormai non viene più prodotta con l’alimentazione a pila. Questo la rende più leggera e comoda da maneggiare. Urrà!
  • Nonostante la loro apparenza semplice e quasi banale, le tavolette grafiche sono oggetti relativamente complessi e delicati. I livelli di pressione consistono nella ricettività alla pressione della penna sulla superficie e più questa superficie è logora (graffiata, schiacciata o rovinata) più il disegno sarà compromesso. Consiglio di coprirle con un panno o una leggera imbottitura, se si desidera lasciare la tavoletta sulla propria scrivania e si hanno degli animali che possono salirci sopra (soprattutto gattoni come i miei :-) ) e in caso di viaggio, di provvedere a collocarla al meglio in borsa o valigia senza schiacciarle troppo. Esistono anche delle apposite custodie studiate per la grandezza esatta di ciascun modello.
  • Come ogni prodotto che viene sottoposto a pressione e sfregamento, sia la superficie di disegno sia la punta della penna subiranno nel tempo un processo di usura. La velocità di questo processo dipende da quanto calcate. Comunque niente paura, perché vengono vendute superfici di ricambio per quasi ogni modello e le punte di ricambio (sia per disegnare sia per cancellare) che però vi consiglio di acquistare online (nei negozi “fisici” sono quasi irreperibili) prima che quella che avete già si consumi. Questo perché trovarsi a disegnare su una superficie molto rigata o con una punta molto usurata compromette severamente il risultato e il piacere del disegnare. Vi sfido a trovarvi con una penna che stride durante la lavorazione di una tavola…argh!

 

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Asterisk Ruba come un Artista: il libro che insegna l’ispirazione
02/02/2013 Morena Forza in Creatività / 20 responses
Più di due anni fa il creativo
americano Austin Kleon scrisse sul suo blog personale un articolo intitolato “Ruba come un
Artista”, un titolo quasi provocatorio che prometteva grandi contenuti, e così in
effetti faceva.
Lo tradussi nell’ottobre 2010 e
recentemente sono venuta al corrente del fatto che quell’articolo, di ispirazione a
chiunque vuole lavorare con la propria creatività, è divenuto un libro e non solo;
bestseller del New York Times.
Nel Bel Paese è edito da Vallardi, che
ha avuto l’immensa gentilezza di contattarmi e propormi una recensione del volume.
Così mi appresto a farlo.
“Ruba come un Artista” edito da Vallardi, 160 pagine, Euro 10,00, dal 31 gennaio 2013 nelle librerie
Cominciamo col definire l’area di
interesse che Kleon prende in considerazione con questo volume: è sicuramente vasta,
poiché la creatività non si concretizza unicamente nel disegno ma in molte
attività che hanno più punti di contatto di
quanto possiamo immaginare.
Non è un caso se molti autori (lui compreso, ma posso fare anche l’esempio di Davide Calì, che ha più
volte collaborato con la stesura di articoli per questo blog) hanno bisogno di
maneggiare un basso o una chitarra; se alcuni miei colleghi fanno anche teatro o se alcuni
illustratori come la sottoscritta, dopo aver illustrato testi ad opera di altri mettono mano
alla penna per raccontare le proprie storie.
© Vallardi Editore
La creatività più si esercita e più
si spande; e le dieci regole che Kleon ha “stilato” si applicano quindi ad ogni attività
creativa e artistica, abbracciando molti aspetti controversi sulla questione
dell’ispirazione.

 

Andiamo ad elencarle:

 

© Vallardi Editore
Questi sono i “10 punti cardine” che Kleon va a spiegare con il suo piglio brillante e scanzonato, senza mai perdere accuratezza e sincerità.
Nonostante il titolo si avvalga della parola molto forte “rubare”, Kleon ci dice che

L’artista è un raccoglitore, ma – si badi – non è di quelli che si limitano ad accaparrare; la differenza è che l’accaparratore raccatta in maniera indiscriminata, mentre l’artista raccoglie in modo selettivo, scegliendo esclusivamente ciò che ama davvero.

L’autore in questo libro spiega come avviene il procedimento di ispirazione e assimilazione, nonché di creazione di un prodotto “originale” solo tra virgolette; che originale non è, ma è piuttosto la somma di ciò che ci influenza e ci influenza perchè lo amiamo.
Nell’ambiente creativo spesso è quasi labile il confine che si crea tra ispirazione e plagio; ma dopo la lettura di questo libro le nostre idee ne usciranno limpide, come se fossero state setacciate e ripulite.
Sapremo riconoscere un plagio da un’ispirazione e sapremo “rubare” dopo aver assimilato in modo selettivo ciò che amiamo, senza rischi e senza comportamenti poco etici verso gli artisti e le fonti che più ci suscitano ammirazione e stupore.

Nel dubbio di non essere abbastanza incisivo (ma lo è, credetemi) Austin Kleon riporta svariate citazioni di artisti di ogni tipo a sostegno dell’idea secondo la quale l’artista è una spugna con due grandi occhi, che dopo aver guardato attentamente quello che capita al suo cospetto, decide cosa assorbire.

© Vallardi Editore

Ai creativi che si chiamano fuori da questo discorso per eccesso di ego, Kleon può risultare provocatorio. C’è qualcosa nelle sue parole di diretto e spiazzante, che scuote la coscienza.
Niente è originale, ma questo non significa che non possa essere di ottima qualità e trasmettere dei messaggi che recano impressa la nostra personalità.
Il suo è un approccio molto sereno verso la creatività e colpisce molto.

Inoltre l’autore non si limita a farci sapere come si esercita quella che è a tutti gli effetti una forma di collezionismo, perchè se così fosse, questo sarebbe un manuale e  invece non lo è.

E’ un libro per scoprire e per riscoprirsi, che riporta il creativo in una dimensione carica di entusiasmo e di voglia di mettersi in discussione.

Kleon stesso afferma che i consigli che diamo sono quelli che avremmo dato a noi stessi tempo prima; non c’è cosa più vera.
E forse proprio per questo il libro costituisce una lettura preziosa per ritrovare spunti e voglia di fare.
Quando lessi l’articolo che generò “Ruba come un artista” mi sentii pervadere da una sorta di scossa elettrica nella gola, nelle mani; una sorta di frenesia e di impazienza.Dopo le 160 pagine di questo volume posso affermare con assoluta certezza che quell’articolo si è dispiegato in qualcosa di più ricco e complesso, non perdendo mai di incisività e funzionalità.
Kleon non è mai noioso, il suo modo di scrivere è così scorrevole e accattivante che terminata la lettura sarete indecisi se riprenderla da capo o fiondarvi al tavolo da disegno!
E in effetti una cosa non esclude l’altra: “Ruba come un artista” si presta molto ad essere letto, riletto e riletto ancora.
E’ un libro fatto per essere messo sui nostri scaffali non per prendere la polvere, ma per essere sfogliato speranzosamente nei momenti di scoramento (e tutti sappiamo che capita prima o poi in ambito creativo) e persino di più in quelli di frenesia in cui cerchiamo quel “di più” in termini di entusiasmo ed idee che ci servono per portare avanti una tavola o un progetto creativo.
Un altro dei motivi per cui mi è piaciuto: è un inno alla condivisione e in fondo il piacere della condivisione è sempre stata una delle mission di questo blog. Austin Kleon vuole risvegliare dalla gelosia per le proprie fonti e capacità  molti creativi e portarli a gioire di ciò che li appassiona col prossimo. Questo crea un circolo di informazioni ma anche di passioni ricambiate, di scambio e di partecipazione!Provare per credere!In libreria dal 31 gennaio 2013 e disponibile su Amazon.
Buona lettura!

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