Tutte le novità del blog
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Asterisk Che noia il solito Cupido! Arriva Cthupid
08/02/2016 Morena Forza in Animazione / No comments

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Se San Valentino vi sembra il solito cliché, ecco un esilarante (ma non meno tenero) finale a sorpresa nel corto di Giovanni Braggio a cui ha collaborato anche Giulia Bellunato.

Buona visione!

 

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Asterisk “Ed” il corto animato di Taha Neyestani che racconta l’espressività del corpo umano
28/01/2016 Morena Forza in Animazione / one comment

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Chi è Ed? E’ un uomo qualunque che arriva, un po’ impacciato, in uno studio di disegno dal vero. Ma poi, una volta liberatosi dei suoi vestiti di ogni giorno, ha inizio la vera magia…

Nato come tributo a tutti coloro che si prestano come modelli nel disegno dal vero, il corto animato di Taha Neyestani racconta l’espressività della figura umana, la sua gestualità, l’avventura e la poesia che può trasmettere.
Perché il corpo umano può recitare infinite parti nella vita e nell’Arte.
Buona visione!

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Asterisk Cento anni dopo, Quentin Blake illustrerà un libro inedito di Beatrix Potter
27/01/2016 Morena Forza in Illustrazione / No comments

E’ una fiaba nella fiaba: nel 2015 Sir Quentin Blake, leggendario illustratore per l’infanzia, ha ricevuto da Penguin Random House Children’s una proposta molto singolare. Nella sua lunghissima e brillante carriera  (in Italia è conosciuto soprattutto per aver illustrato Bianca Pitzorno per Mondadori e Rohald Dahl per la collana “Gl’istrici” di Salani) ha disegnato personaggi e trame molto diverse fra loro.

Ma anche un veterano dell’illustrazione come lui è rimasto molto colpito nell’apprendere che il testo che gli era stato inviato era stato scritto più di cento anni prima, nientemeno che da Beatrix Potter, una delle autrici più amate della letteratura per l’infanzia.
Un testo inedito, quello di “Kitty-in-Boots” che la celebre autrice britannica, facente parte di una ormai lontana Golden Age, non riuscì a completare, perché a volte la fiaba si scontra con la realtà: furono diversi problemi di salute della creatrice di Peter Rabbit, uniti allo scoppiare della Prima Guerra Mondiale ad interrompere la storia. Infatti Beatrix Potter riuscì a completare soltanto uno schizzo di quelle che sarebbero state le illustrazioni del libro, rimasto sospeso fino ai giorni nostri, finché un’accurata ricerca nell’archivio del Victoria and Albert Museum di Londra lo ha riportato alla luce.

Lo sketch per "Kitty-in-Boots" di Beatrix Potter per Frederick Warne Co. Fonte: V&A Museum
Lo sketch per “Kitty-in-Boots” di Beatrix Potter per Frederick Warne Co.
Fonte: V&A Museum

A rendere ancora più speciale “Kitty-in-Boots” è la presenza di un Peter Rabbitt invecchiato (e più lento) e di altri personaggi molto conosciuti della serie.

Molto emozionato, Quentin Blake ha raccontato alla BBC “Ho la strana sensazione che [questo libro] mi stesse aspettando.

 

© Quentin Blake
© Quentin Blake

L’uscita del libro, già molto atteso, è stata fissata per questo settembre, a 150 anni dalla nascita di Beatrix Potter.
Il volume sarà edito proprio da Frederick Warne & Co, la casa editrice originale delle storie di Beatrix Potter, che all’inizio degli anni Ottanta è stata acquisita da Penguin Books.

Sull’articolo originale di BBC News è possibile leggere in anteprima un’estratto del racconto.

Io sono davvero impaziente: Quentin Blake per me, rappresenta la mia infanzia, mentre Beatrix Potter è da sempre una dei miei illustratori preferiti. Pensarli uniti in questo libro a cento anni di distanza, è qualcosa che va oltre il sogno!

 

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Asterisk Ars Qubica: l’emozionante legame fra Arte e Matematica
19/01/2016 Morena Forza in Varie / No comments

Va bene, lo confesso: come molti disegnatori figurativi sono una frana nel disegno tecnico (ed è un mio grande rimpianto non averlo approfondito) ma soprattutto in matematica, anche se mi piace. Sono sempre stata affascinata dall’apparente dicotomia Arte-Scienza.
Scrivo “apparente” perché in realtà non c’è questa netta divisione come si può pensare superficialmente: sono legate, ed in alcuni casi le vedo come due facce della stessa medaglia.

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C’è tanta creatività nella Scienza e nella Matematica nelle loro forme più variegate, e il caso in cui questo si concretizza a livello visivo è quello della geometria.
Per questo, Cristobal Villa nel suo progetto “Ars Qubica” ha voluto mostrare con delle sequenze ed il supporto di una bella traccia musicale, l’emozione che può generare lo sviluppo di figure geometriche sempre più complesse, fino ad arrivare a vere e proprie trame.

Ah, il fascino della matematica! Chi l’avrebbe mai detto, no?

Fonte

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Asterisk Dmitry Narozhny illustra i tipi di creativo al PC
18/01/2016 Morena Forza in Illustrazione / 2 responses

Blogger, illustratori, grafici, concept artist, musicisti, ma anche programmatori e semplici nerd incalliti.
Scommettiamo che tutti potremo ritrovarci nelle dettagliatissime illustrazioni di Dmitry Narozhny, illustratore russo?

Qui tutto il progetto sul suo profilo Behance. Ringrazio Roba da Grafici per avermelo fatto scoprire!

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Asterisk I nuovi corsi di Artelier: scrittura e illustrazione a Padova
Morena Forza in Varie / No comments

Lo staff di Artelier ci inoltra tre dei suoi nuovi corsi in arrivo per il 2016. Sono davvero appetitosi!

Spoiler: ho partecipato al corso di Isabella Mazzanti e a quello di Davide Calì e sono davvero capaci di far tirare fuori il meglio di sé. Consigliatissimi. 

Per più informazioni e contatti: il sito di Artelier.

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30 – 31 Gennaio 2016 : CHE CARATTERE!
con Francesca Ghermandi

Due giorni di immersione nel disegno: la creazione di un personaggio, i personaggi nei fumetti e il progetto di una mascotte per la pubblicità.

+ informazioni e iscrizioni

 

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13 – 14 Febbraio 2016 : GRAYTONES
con Isabella Mazzanti

Obiettivo del workshop sara` scoprire le potenzialita` nascoste della grafite, trovare il proprio segno e la propria maniera di utilizzarla, sia come tecnica pura, sia come base per lo sviluppo di un proprio linguaggio personale.
Durante i due giorni di corso saranno svolti esercizi collettivi ed individuali, tutti focalizzati sulla tecnica. Ci sara` una sessione di disegno dal vero, con copia di un oggetto e studio del chiaroscuro.

+ informazioni e iscrizioni

 

 

 

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27 – 28 Febbraio 2016: C’E’ QUALCOSA CHE ANCORA NON FUNZIONA (Volume 2)
con Davide Calì

Tutte le storie prima o poi si bloccano. Alle volte si inchiodano ancora prima di cominciare e non c’è verso di portarle avanti. Alle volte invece si fermano più in là, talvolta a un passo dalla fine. Certe altre ancora si fermano dopo. Sì, perché trovate l’editore a cui la storia piace ma… non proprio così com’è. Allora bisogna essere capaci di riprenderla, smontarla e rimontarla daccapo…

+ informazioni e iscrizioni

 

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Asterisk Nani senza mutande e spaghetti alla Bolognese: censura e adattamento nei libri per l’infanzia
11/01/2016 Morena Forza in Editoria&Scrittura / 4 responses

“Questa cosa si potrà disegnare in questo modo?” “E questo si potrà scrivere così?”
Scrivere e disegnare per bambini non è affatto facile come alcuni pensano.
Si tratta di due attività molto delicate per via del target e del contesto culturale in cui si trova e per questo non andrebbero mai sottovalutate.
Dopo una breve chiacchierata con Davide Calì ho saputo che aveva scritto non molto tempo prima proprio un articolo su uno dei temi più nascosti della scrittura di libri per bambini (e credo anche per altri generi valga la stessa regola): la censura e gli adattamenti. Si tratta di un articolo lungo, interessante e a tratti anche esilarante, ho riso molto leggendolo in metropolitana quando è arrivato nella mia casella email.
Buona lettura!

Nani senza mutande
e spaghetti alla bolognese

di Davide Cali

Ho sempre ritenuto i miei come testi aperti, non credo di essere il genere di autore che considera le proprie storie sacre e intoccabili. Del resto penso che questo sia l’atteggiamento che mi ha consentito di lavorare con tanti editori, in paesi diversi.
I libri illustrati sono il prodotto di un lavoro di squadra. Nel momento in cui invii un testo devi sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che farà un editing, delle proposte, talvolta invasive, ma dettate comunque dalla volontà di migliorare il prodotto.
Ovviamente si può dire di no. Ma se si dice sempre di no, penso che alla lunga rimanga come unica soluzione lavorare da soli, senza il fastidio dell’intrusione altrui.

Censura, editing e altre storie

Spesso mi chiedono se i miei libri hanno mai subito censure e a dire la verità penso di no. Considero la censura l’impedimento a dire o rappresentare qualche cosa di importante e fondamentale nella dinamica di una narrazione e quando mi è capitato che si volesse ridurre in modo sostanziale qualcosa di mio, ho sempre rifiutato.
Quello che però accade comunemente è invece la richiesta di modifiche relative soprattutto alla cultura del paese in cui si lavora. Spesso si tratta di modifiche richieste dall’editore che acquista i diritti in un altro paese, quindi si parla di modificare un libro già edito, ma poiché lavoro contemporaneamente in paesi e continenti diversi, le richieste mi arrivano anche dalle redazioni con cui collaboro direttamente.

In un libro possono cambiare cose piccole e grandi. Per esempio ricordo che su uno dei miei primi libri, Bernard et moi (Sarbacane, illustrato da Eric Héliot) uno dei personaggi preparava degli spaghetti per cena. L’editore francese mi chiese se potevano essere spaghetti alla bolognese.

Fonte: Le Petit BazArt Eric Héliot © Sarbacane
Fonte immagine: Le Petit BazArt | Eric Héliot © Sarbacane

Ho imparato dai francesi cosa fossero perché non li avevo mai sentiti nominare, non sono nemmeno sicuro che in Italia esistano! In Francia sono la ricetta di pasta italiana più diffusa, insieme alla carbonara, ricetta di cui invece sono certo che esiste, ma che non ho mai assaggiato.
(Lo so: le mie amiche romane adesso stanno inorridendo. Ma se volete inorridire veramente vi dirò che in Francia, almeno nel nord, esiste anche la pizza alla carbonara.
Se un giorno vorrete dare l’addio alla vita con i fuochi d’artificio, ve la raccomando.)

Ma torniamo a noi. Sul libro successivo con Eric Héliot, Piano piano (Sarbacane), ricordo un altro intervento, sempre minimo. A un certo punto il protagonista usciva con il nonno per visitare un museo. Mi chiesero se poteva essere di mercoledì, per il semplice fatto che in Francia il mercoledì non si va a scuola ed è una giornata consacrata a piccole attività di cui i nonni sono coinvolti se i genitori lavorano. A distanza di anni ora non lo faremmo più, perché da quasi due il mercoledì libero è stato abolito per adeguare la settimana scolastica francese a quella europea.
Sullo stesso libro, nell’edizione in inglese (Wilikins Farago, Australia) è stata effettuata invece una modifica più consistente. Come vedete nell’immagine, è sparita la pipa del nonno e così in tutte le tavole in cui compare il personaggio.

Click per ingrandire
Click per ingrandire | Eric Heliot – © Sarbacane

Questo perché nel mondo anglosassone è in atto da tempo una campagna contro il fumo che ormai vieta la rappresentazione del fumo, anche nei libri.
Va detto che il libro originale era del 2005 e che nel frattempo anche in Francia è cominciata la campagna anti-fumo per cui se rifacessimo il libro oggi, il nonno non fumerebbe la pipa.

Qualche anno dopo, ho pubblicato un libro ora non più disponibile dal titolo J’aime t’embrasser (Sarbacane, illustrato da Serge Bloch).

Serge Bloch - © Sarbacane
Fonte: Bedetheque | Serge Bloch – © Sarbacane

Per l’edizione giapponese (Chikura) ci chiesero se alla fine, dove il personaggio fa l’elenco delle città dove vorrebbe baciare la sua fidanzata, potevamo trasformare le città del mondo nominate (Venezia, Barcellona, Londra, Vienna), in città giapponesi, perché a loro dire la maggior parte dei giapponesi non viaggia mai fuori dal Giappone.
Modifiche di questo genere me ne chiedono a decine. Questo per dire che per tradurre il proprio lavoro in un altro paese bisogna essere pronti ai piccoli adattamenti. Tradurre non significa solo eseguire una traduzione letteraria ma anche culturale, per risultare comprensibili.

Da grande appassionato dei film di Woody Allen ho visto e rivisto tutti i suoi film e dopo averli imparati praticamente a memoria ho cominciato a riguardarli prima in inglese e poi in francese. Ho scoperto così che una buona metà delle battute, almeno nei film più vecchi, non è stata tradotta, ma adattata nello spirito e nella cultura europei. Devo dire che i traduttori hanno fatto un ottimo lavoro ma le rare volte che mi capita di rivedere un vecchio film di Allen in italiano inorridisco quando, mentre passeggia per Manhattan, Woody cita improvvisamente la Standa o Pippo Baudo. Il problema è che quando i film arrivarono in Italia (uno dei primi paesi a tradurli) nessuno conosceva Walmart o David Letterman.

Nani, indiani e vichinghi

In dieci anni di lavoro in Francia devo dire che gli interventi culturali degli editori ai miei testi sono sempre stati piuttosto discreti. Più frequenti le proposte letterarie, le domande di finali alternativi, aggiunta di personaggi, ma questo è abbastanza normale.
Mi sono spostato a lavorare in Francia proprio per essere più libero rispetto all’Italia dove percepivo una serie di limiti: nei libri per bambini non si parla, tra le varie cose, di morte, di divorzio, di omosessualità (1) e in generale mi sembrava che il mio tipo di humour non piacesse.
Dopo anni di libertà assoluta, cambiando continente e cominciando a lavorare negli Stati Uniti, ho trascorso circa un anno a riprendere le misure su ciò che nei libri per bambini è opportuno fare o meno.
Per quanto anche miei libri piuttosto particolari come Moi, j’attends (Io aspetto) o L’ennemi (Il nemico) siano stati tradotti in America, in generale ho la sensazione che i bambini laggiù rimangano più a lungo bambini. In questo senso i libri contribuiscono a coltivarne un immaginario privo il più possibile di riferimenti alla realtà cruda che passa al telegiornale: le guerre, la povertà, ecc.
So che molti contestano questo perbenismo e l’evidente conflitto con la realtà del fatto che i bambini in TV vedono passare ogni genere di violenza e di orrore, ma proprio questo credo rafforzi l’idea che gli anglosassoni hanno del libro come un luogo tranquillo, un’oasi serena nella quale abbandonare i bambini senza rischi.

(1) Lo so, in Italia ci sono molti bellissimi libri che trattano questi temi, ma fateci caso: si tratta sempre di traduzioni. Le cose piano piano stanno cambiando, ma dieci anni fa nessuno avrebbe pubblicato il Moi, j’attends. E forse neanche adesso.

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Click per ingrandire | Benjamin Chaud © Chronicle Books

Tutta la lavorazione di I didn’t do my homework because primo libro dell’ormai trilogia illustrata da Benjamin Chaud e pubblicata da Chronicle Books, ( i primi due libri nell’edizione italiana di Rizzoli : 12 ndr.) mi è servita per delimitare un po’ il terreno di scrittura in America. Nella prima stesura praticamente ogni due pagine ho commesso una gaffe fatale!
Come nella gag che diceva:
“Non ho fatto i compiti perché… siamo stati attaccati dagli indiani.”
Gli americani non amano scherzare sul loro passato con i nativi, per cui Chronicle mi chiese di cambiare la gag. Alla fine gli indiani sono diventati “vichinghi” e devo dire che questo ha reso la gag ancora più assurda. Nella gag invece in cui gli elfi nascondono le matite, Benjamin aveva disegnato gli elfi con matite nel naso, nelle orecchie e in altri pertugi.
Nel continente americano sono un pochino a disagio con questo tipo di humour per cui una delle matite venne rimossa. Vi lascio indovinare quale.
Parlo in modo più esteso di continente americano perché anche in Canada abbiamo avuto qualche richiesta di cambiamento.

Per una scena di Snow White and the 77 dwarfs (Tundra Books), l’illustratrice Raphaëlle Barbanègre, mi propose una gag bellissima: i 77 nani in coda per farsi fare il bagnetto da Biancaneve, tutti rigorosamente senza mutande.
L’idea di 77 culetti nudi ci divertiva molto ma lavoravo già in America da un po’ e le dissi che ci avrebbero chiesto di cambiarla. Questa piccola auto-censura partorì una gag anche più demenziale: la sera, prima di dormire, ognuno dei 77 nani si fa spazzolare la barba sulle ginocchia di Biancaneve.
Un piccolo intervento però lo hanno chiesto per un’altra scena. Dove all’inizio della storia c’è un nano steso con la biancheria, si intravvedevano le chiappe del nano, visibilmente senza mutande sotto i pantaloni. Raphaëlle ha dovuto aggiungere un paio di slip.
Quando pensavamo di aver mondato la storia da ogni peccato, ci chiesero ancora un piccolo intervento, una riduzione del seno di Biancaneve che sembrava troppo prosperoso senza contare un neo che poteva essere frainteso per un capezzolo.

Se questo vi fa pensare che gli anglosassoni siano dei bacchettoni, credo dobbiate considerare che la medesima casa editrice ci ha comprato un nuovo testo per il quale ci hanno proposto di modificare il finale in chiave girl power per cui Cenerentola, delusa dal principe (che è molto più bello sui manifesti che non dal vero), decide di non aver bisogno di nessun principe. Un finale che più di un editore in Europa, visto l’aria che tira in tempi recenti, giudicherebbe controverso.

Questo per dire che la ruota gira, tutto cambia, e quello che spaventava alcuni fino a qualche anno fa oggi viene accettato, mentre altri cominciano a coltivare nuovi pudori, dopo averne fatto a meno per decenni.
I fatti recenti di Venezia o la vicenda di Tous à poil (ne parlo qui) sono solo alcuni casi che potremmo citare.
In autunno per esempio Snow White ad the 77 dwarfs avrà una traduzione in Francia (Talents Hauts). Uno dei primi editori francesi a cui avevamo mandato il libro ce lo ha rifiutato perché avrebbe notato, cito testualmente, un sottomessaggio femminista.
Quando ho letto la mail della redattrice devo dire che sono rimasto un po’ sorpreso.

Click per ingrandire | Raphaelle Barbanègre - © Tundra Books
Raphaelle Barbanègre – © Tundra Books

Un sotto-messaggio femminista? Perché Biancaneve dopo tre giorni è stufa di fare il bucato e lavare i piatti per 77 nani casinisti e quindi preferisce andarsene?
Boh!

Panino al seitan

Se vi sembra invece che questo genere di intromissione tolga divertimento al lavoro avete ragione, ma del resto fare libri non è divertente come ve lo immaginate voi.
E’ bello, questo sì, ma la parte divertente finisce presto per lasciare posto alla lavorazione che è costellata di centinaia di piccoli dettagli da curare.

Click per ingrandire
Click per ingrandire | Raphaelle Barbanègre – © Tundra Books

Tanto per dire per Biancaneve e i 77 nani abbiamo passato molto più tempo a scegliere i nomi dei nani che a fare tutto il resto: il testo originale infatti era in francese e quindi i nomi andavano adattati in inglese!
Anche scegliere i nomi è stato divertente, ma a un certo punto mettere d’accordo tre persone è stato un po’ faticoso.

Cruelle Joëlle © Sarbacane
Cruelle Joëlle Ninie © Sarbacane

In questo senso non so contare il numero di discussioni via email per decidere i dettagli anche minimi. Una volta ricordo un giro di tre mail solo per decidere cosa mettere dentro un panino. Il fatto è che Joëlle, la protagonista della storia (Cruelle Joëlle ndr), è vegetariana. In una scena di campeggio io avevo proposto che mangiasse un panino al seitan, ma Fred l’editore mi disse che in Francia il seitan non esiste.
Ovviamente non esiste per lui, che dopo due primi e due secondi a cena attacca un piatto di formaggi, e non esiste per tanti altri (in Francia si mangia moltissima carne) ma nei supermercati il seitan si trova eccome! L’illustratrice, propose di metterci dell’insalata, ma il sandwich all’insalata mi sembrava insensato e soprattutto non mi faceva ridere.
Alla fine ci siamo messi d’accordo per i wurstel di soja: sono abbastanza vegetariani, sufficientemente ridicoli e decisamente riconoscibili anche per chi non bazzica il vegetarianesimo.

Certi libri richiedono un lungo set-up, soprattutto dove non c’è una vera e propria storia.
Il terzo titolo della trilogia americana con Benjamin Chaud è nato l’anno scorso a Milano. Naomi era venuta dalla California per tenere un corso di un week end e io interruppi per un giorno il tour francese per vederla. Siamo a prendere un caffè quando mi comunica la buona notizia: farete un terzo libro della serie!
Ah sì? dico io. E’ diventata una serie? Uau!
Ovviamente ero contento, ma anche un po’ spaventato. Già il secondo non era previsto, il terzo era totalmente inatteso. Avevo in mente fin da principio di continuare a lavorare con Benjamin, ma non al sequel del primo libro.
Naomi è entusiasta. Non vede l’ora di vedere qualcosa.
Io prendo tempo, timidamente. Poi ci salutiamo e prendo la metro. Il tempo di arrivare da Garibaldi alla Stazione Centrale e ho il libro in testa. Tutto il film.
Le mando un messaggino per dirle: ok, ce l’abbiamo!
Si tratta di un viaggio intorno al mondo. Ho avuto l’idea in 15 minuti. Poi, prima che scrivessi una sola riga, abbiamo passato sei mesi a decidere in quali paesi sarebbe andato il protagonista. Per sei mesi abbiamo aggiunto e tolto l’isola di Pasqua, io poi volevo un passaggio in Svizzera (dove sono nato) e a Londra perché mi piace, Benjamin voleva un vulcano, Naomi aveva proposto una tappa a Petra, io invece una bella scena a Mount Rushmore. Alla fine ci siamo messi d’accordo ma penso che avremmo impiegato meno tempo a fare veramente il viaggio!
Ma insomma, è così che si fanno i libri.

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Asterisk “Io aspetto”: il filo rosso della vita e dell’attesa
16/12/2015 Morena Forza in Disegno per professione / one comment

Cosa c’è dietro un libro? Come ormai i più affezionati lettori di RDD sapranno, non c’è niente che mi piaccia di più che curiosare nei dietro le quinte di libri e albi illustrati.
Soprattutto da quando anche io ho cominciato a farne e ho imparato quante “scene cancellate”, modifiche e revisioni cambiano quello che poi è il libro che finisce sugli scaffali.
L’inizio di un progetto libro è qualcosa di molto affascinante, dall’idea al prodotto finale; un po’ come accade per i film (l’ho mai detto che sono appassionata della sezione Trivia e di scene tagliate nel cinema?).

A questo giro, ho intervistato Davide Calì che mi ha raccontato (e mostrato in esclusiva, come vedrete!) molti retroscena di “Io aspetto” (titolo originale “Moi, J’attends”), che quest’anno compie dieci anni e tratta con delicatezza, semplicità ma nessuna banalità il tema del tempo della vita e dell’attesa che l’accompagna. L’albo è illustrato da Serge Bloch che, come racconta Davide nell’intervista, ha scelto di legare le scene fra loro per mezzo di un filo rosso.

Un filo rosso che cresce, si tira, si aggroviglia, che si spezza per sempre…o solo per un po’.

 

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

Crescendo aspettiamo sempre cose diverse e col passare degli anni impariamo ad attendere non solo per noi stessi ma anche per coloro che amiamo: aspettiamo con loro e per loro uscendo un po’ da quell’egocentrismo che ci ha accompagnato durante infanzia ed adolescenza.

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

Come tutti i libri di Davide Calì, anche questo ha più piani di lettura e permette quindi di essere letto con sfumature diverse da bambini e da “grandi”. Davvero consigliatissimo, anche per un bel regalo!

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch Kite Edizioni
Io aspetto“, edito in Italia da Kite Edizioni (56 pp, copertina flessibile)

Ciao Davide, quest’anno “Io aspetto” compie nove anni. Quante cose sono cambiate dal giorno in cui l’hai scritto? Aspetti ancora le stesse cose?

In realtà ne ha già compiuti dieci! Il libro è francese ed è uscito nel 2005. In Italia è uscito un anno dopo. Ma poco importa. In dieci anni sono cambiate tante cose. Quando il libro è uscito, stavo appena cominciando a lavorare in Francia e nessuno mi conosceva. Adesso in Francia sono ormai di casa. Nel frattempo ho cominciato a lavorare anche negli Stati Uniti, in Portogallo, Canada e presto in Inghilterra. Ma tutti hanno cominciato a ricordarsi il mio nome dopo questo libro.

Le cose che aspetto? Sono ancora le stesse. Aspetto ancora di avere un gruppo rock.

Com’è nata l’idea di raccontare il ritmo della vita legandolo in modo così stretto all’attesa?

In principio il libro era solo una lista di cose che si aspettano. Poi, mentre buttavo giù la lista, mi sono reso conto che certe cose le aspettiamo intensamente solo da bambini, altre cominciamo ad aspettarle più tardi. E mettendo in ordine le attese il libro ha preso forma, diventando una storia sul senso della vita.

"Io aspetto" Serge Bloch Davide Calì

Hai scelto tu Serge Bloch come illustratore per “Io aspetto”? Di chi è stata l’iniziativa di portare avanti il libro tramite l’espediente del filo rosso?

Me lo propose Emmanuelle Beulque di Sarbacane. Io all’epoca avevo visto poco del lavoro di Serge, ma quel poco mi piaceva molto. Ci siamo conosciuti solo dopo l’uscita del libro.

In seguito abbiamo continuato a lavorare insieme, ma mai a stretto contatto: Serge quando lavora ama stare per i fatti suoi. L’idea del filo è sua. Mi ha raccontato che gli è venuta in mente mentre cercava quello che in francese si chiama “fil rouge” per unire le situazioni che raccontavo nella storia.

Il formato di “Io aspetto” esce dai canoni soliti in commercio. L’avete pensato prima di proporlo agli editori oppure lo avete discusso con loro?

Il formato è frutto del caso. All’epoca preparavo spesso le maquettes dei miei libri. Difficilmente inviavo un testo senza schizzi. Lo faccio ancora, ma ora lavoro in digitale.

Avevo appena finito la maquette di un libro quadrato, con molte pagine. Rifilando il quadrato mi era avanzato un blocco di fogli allungati. Mi spiaceva sprecarli, così li ho usati per illustrare la maquette di questo libro che aveva pochissimo testo.

Serge ha guardato i miei disegni ma poi ha fatto il suo lavoro, in completa autonomia. Il formato però gli piaceva ed è stato lui a chiedere se potevamo tenerlo. Il formato è senz’altro uno degli elementi responsabili del successo del libro.

Ci sono state molte modifiche o tagli per storia o illustrazioni? Sono sempre curiosa di sapere com’era un progetto libro “alle origini”.

Emmanuelle all’inizio era in dubbio sul tema della morte. Le sembrava rischioso. Così mi chiese di provare una versione senza. Poi, dopo qualche settimana di riflessione mi scrisse per dire che avrebbero tenuto l’originale. L’altra in effetti non l’ho nemmeno conservata e non ho il minimo ricordo di come fosse. Qualche poi modifica c’è stata perché Serge ha eliminato alcune pagine che non avrebbero funzionato con il filo rosso, e ha aggiunto la scena del carro funebre che io non avevo previsto."Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

Ti mando qualche pagina estratta dallo storyboard originale.
E’ la prima volta che lo pubblico, quindi hai una vera esclusiva! (ne sono molto onorata! ndr) Come vedrai, in principio il personaggio maschile e femminile si alternavano. Ho poi ripreso questo meccanismo in un libro successivo, Teindres bêtises à faire quand on est amoureux.

Lo storyboard originale:

La proposta iniziale della cover di "Io aspetto"

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

Mi colpisce come il mondo dell’infanzia diventi “Il mondo dei grandi” in poche pagine, raccontato in modo semplice ma mai banale.
Qualcuno ti ha mai chiesto se non ti fossi posto il problema di come i bambini potessero capire (o non capire) le attese dei grandi raccontate in questo libro?

Direi di no. Non mi pongo mai troppo il problema di come i bambini accoglieranno le mie storie. Girando per saloni incontro anche molte classi e negli anni ho imparato che se da un lato i bambini sono molto conservatori, dall’altro sono anche molto aperti alle cose nuove, ai cambiamenti, a ciò che li fa pensare.

Noi adulti siamo l’opposto. Pensiamo sempre di essere molto aperti, ma non appena nella nostra routine interviene qualcosa di diverso, ci sentiamo destabilizzati.

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch Kite Edizioni
 “Io aspetto” | Kite Edizioni | 56 pagine, copertina flessibile | Circa 12 euro
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Asterisk “Casa Casina”: intervista a Manuela Mapelli
15/12/2015 Morena Forza in Illustrati / one comment

Ho conosciuto Manuela Mapelli qualche anno fa durante un workshop e mi ricordavo della sua bravura, di quanto il suo mondo e le sue idee fossero racchiusi nei suoi disegni; così, quando ho saputo che aveva pubblicato un bel libro con una casa editrice che mi piace moltissimo, l’ho contattata e abbiamo chiacchierato un po’ sui dietro le quinte di “Casa casina” il suo primo libro da autrice!

E’ un libro delicato, fresco, pieno di riflessioni per grandi e piccini. Il tema è la casa; una casa che può avere tante forme, oppure… nessuna, quando non è un luogo fisico ma uno stato d’animo.

la cover di "Casa Casina" Edizioni Corsare 2015
Casa Casina” Edizioni Corsare 2015

Prima di lasciarvi all’intervista, vi consiglio di dare un’occhiata al booktrailer davvero fantastico realizzato dai talentuosi ragazzi di RataVöloira. E’ un sogno ad occhi aperti!

Ciao Manuela, raccontami com’è nata l’idea di “Casa casina”.

Ciao Morena, in un pomeriggio di giugno, per caso, mi sono saltate in mente alcune rime che poi hanno composto la prima filastrocca che si può leggere nel libro.
Poi ci ho riflettuto un attimo e mi sono resa conto che sul tema “casa” di filastrocche avrei potuto scriverne tante… un’intera serie; mi sono fatta un po’ guidare dal mio istinto e dal bisogno di scrivere e comunicare.
A dire il vero non avrei mai pensato che mi pubblicassero anche come autrice, finché non è successo!

Casa Casina Edizioni Corsare

Casa Casina Edizioni Corsare

Quando hai capito che la tua idea poteva essere un progetto libro?

Ho capito che avrei potuto raccogliere le mie poesie in un vero e proprio progetto libro quando mi sono accorta che la risposta di bambini e adulti all’ascolto era positiva.

Lavoro da tanti anni nel sociale e spesso sperimento laboratori e letture offrendo incontri gratuiti. In questa prima fase ho capito anche che il tema “Casa” è molto sentito in questo periodo storico, anche dai bambini.

Che tecnica hai usato per le illustrazioni?

Ho creato una trentina di timbri incidendo e ritagliando fogli di Adigraf. Poi ho inchiostrato e stampato le case-timbro su fogli bianchi, ho scansionato il tutto e colorato alcune parti in digitale.

Edizioni Corsare Casa Casina

 

Quanto tempo è passato per la sua lavorazione, tra la presentazione a Edizioni Corsare alla Children’s book fair di Bologna e la sua pubblicazione?

Ho presentato il progetto a Edizioni Corsare durante la fiera di Bologna 2015 e il libro è arrivato nelle librerie nel mese di Novembre.

Qual è la cosa che ti è rimasta più impressa durante la lavorazione di Casa Casina?

Di sicuro la parte più interessante e divertente è stata la fase di ricerca/sperimentazione legata alla realizzazione dei timbri.

Casa Casina Edizioni Corsare

Quanto c’è del tuo vissuto nell’impronta che hai dato a questo libro?

Credo che nel libro ci sia molto del mio vissuto ma ancora di più del vissuto di bimbi e famiglie che ho incontrato durante la realizzazione del libro e che mi hanno aiutato a riflettere sul tema della casa e del diritto alla casa.

Bambini sotto sfratto, anche molto piccoli che con estrema semplicità mi hanno raccontato quanto è importante per crescere avere un tetto sopra la testa, spiegandomi che la casa non è fatta solo dalle mura che la compongono. La casa è soprattutto riparo, affetto, protezione.

Proprio l’altro giorno durante una presentazione un bambino mi ha fatto notare che una casa, vuota, senza persone non si può definire una vera e propria casa…ma solo un edificio.

Casa Casina Edizioni Corsare

A chi consigli “Casa casina”?

A grandi e bambini senza distinzione!

Manuela Mapelli è nata a Milano ma da una decina di anni vive a Cesena.
Si è diplomata al liceo artistico e ha proseguito gli studi in Accademia per diventare scenografa. Al terzo anno ha abbandonato l’Accademia e Milano per frequentare un corso di formazione per burattinai a Cervia.
Dopo due anni molto intensi di studi sul teatro di figura ha iniziato a lavorare come burattinaia in giro per l’Italia. Con l’arrivo del suo bambino si è fermata, buttandosi poi nel mondo dell’illustrazione e dell’editoria.

La pagina Facebook di Manuela

Una piccola nota:

Making an impression
Se siete curiosi di provare il disegno con i timbri, vi consiglio un libro davvero meraviglioso che ho acquistato l’anno scorso. Eccolo qui. E’ in inglese, corredato da fotografie dettagliatissime e piccoli grandi spunti di ispirazione.

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Asterisk Harry Potter e la giusta dose d’inchiostro
10/12/2015 Morena Forza in Disegno / No comments

Non è il titolo di un atteso ottavo volume, ma il progetto che Manuela Santoni, disegnatrice romana, ha portato avanti per tutto il mese di ottobre.

Inktober  (qui la pagina Facebook) è un’iniziativa che seguo dalla sua prima edizione e quest’anno l’idea di Manuela è stata quella che ho preferito e di cui ho deciso di parlare sul blog, da grande appassionata di Harry Potter e da timida fan della china quale sono.

Ecco cosa mi ha raccontato Manuela del suo progetto, che potete vedere per intero in questa gallery!

Manuela Santoni Harry Potter

Ciao Manuela, è il primo anno che partecipi a Inktober?

No, non è stato il primo anno. L’anno scorso avevo realizzato un paio di lavori, purtroppo avevo scoperto troppo tardi questa iniziativa. Mi sono ripromessa che l’anno seguente lo avrei seguito seriamente ed eccomi qui, sono stata di parola.

Manuela Santoni

Quasi tutti, in occasione di questa iniziativa, scelgono di disegnare (e inchiostrare, certo!) soggetti casuali o comunque variegati. Come mai hai deciso di dedicarti unicamente a Harry Potter?

Col lavoro di illustratrice e fumettista non riesco a mantenermi, vivo ancora con i miei, quindi mi sono ritrovata a passare l’estate in casa, col caldo torrido di quest’anno. Avevo deciso che l’unico modo di passare il tempo era leggere un buon libro. Ho ritrovato nella mia libreria i primi due volumi di “Harry Potter”, li ho cominciati a leggere quasi per gioco finché mi sono ritrovata a leggerli tutti e sette in un mese e mezzo. E’ stato amore. Si, perché lo confesso, non lo avevo mai letto. Provo invidia verso quelli che ci sono cresciuti insieme, che aspettavano ogni anno impazienti di leggere le nuove avventure del piccolo mago, deve essere stato bello crescere insieme al proprio personaggio preferito. (Lo confermo! ndr) Quando è arrivato il momento dell’Inktober mi è sembrato quasi naturale scegliere la saga della Rowling come tema. Mi sembrava un buon modo per mettermi alla prova.

Manuela Santoni Harry Potter

Che strumenti hai usato?

Ho usato vari tipi di inchiostri e pennelli di ogni genere, da quelli più costosi a quelli da quattro soldi. Ho sfruttato Inktober per sperimentare qualche effetto nuovo. I lavori sono rigorosamente tutti a mano, ho usato il digitale solo per contrastare i neri in fase di scansione.

Quanto tempo al giorno hai dedicato all’iniziativa?

All’inizio i lavori erano molto semplici, con mezz’ora facevo tutto, erano molto di getto. Poi, man mano che andavo avanti le cose si sono complicate perché ho deciso di disegnare momenti ben precisi dei libri, momenti che dovevano essere ripescati dalla mia memoria. Insomma, mi ci voleva più tempo a trovare un’idea che a realizzarla. Però è stato davvero bello, mi sono divertita tantissimo!

Manuela Santoni Harry Potter

 

A chi consiglieresti un’iniziativa come Inktober?

A chi ha una grande passione per l’inchiostrazione e vuole mettersi in gioco divertendosi.

Manuela Santoni Harry Potter

 

E per finire… Parlaci del tuo personaggio preferito in Harry Potter! :-)

E’ molto difficile trovare il ‘preferito’, perché di ogni personaggio ho amato una particolarità, una sfumatura. Però se dovessi scegliere, il mio preferito sarebbe senz’altro Ron Weasley. Non si può non essere indifferenti nei suoi confronti. Rispetto ai suoi amici Harry ed Hermione, Ron è sempre stato il più goffo, il più ingenuo, poco pratico in tutto (amore compreso), forse l’unico del trio ad essere più vero, più ‘umano’ proprio per queste caratteristiche. Inoltre egli incarna il ruolo di ‘eterno secondo’ nei confronti di Harry, sempre al centro dell’attenzione, una condizione per cui soffre per tutto il libro, combattuto tra l’amicizia vera e l’invidia. Ho tifato per lui fin dal primo momento, aspettavo il giorno in cui avrebbe dato filo da torcere a tutti. E quel momento è arrivato: il suo percorso narrativo è uno dei più interessanti, comincia veramente da zero fino ad arrivare ad una maturazione pari, se non superiore, a quella dei suoi fidati compagni. E poi amo alla follia la sua famiglia, chi non vorrebbe essere un Weasley?

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