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Asterisk 5 domande a… Ariel Vittori (e una favolosa anteprima!)
15/06/2016 Morena Forza in Fumetto / No comments

Mi è mancato rivolgere domande ad altri disegnatori.. Ma le buone abitudini vanno coltivate, e a partire da oggi, fino alla fine del mese, sul blog appariranno delle mini interviste agli autori di “Grimorio”. Autori emergenti o decisamente conosciuti, ma tutti straordinariamente bravi.
Apriamo questa serie di interviste con una delle due ideatrici del progetto Grimorio: Ariel Vittori. Pronti, partenza, via!

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1) Ciao Ariel, che tipo di disegnatrice sei? Di cosa ti occupi?

Ciao More!
La prima domanda è una di quelle difficili per me, mi sento un tipo diverso a seconda del giorno, del mese. Quindi provo a rispondere dicendo che sono quel tipo di disegnatrice spontanea e mutevole che si adatta molto all’esigenza del lavoro corrente o semplicemente all’ispirazione del momento.

Mi occupo di fumetto in primis, ma anche d’illustrazione per ragazzi, con un piano deciso nei prossimi anni verso l’illustrazione per magazine e copertine.
Tangente all’arte anche senza che le mie mani siano coinvolte nella creazione, faccio l’interprete inglese-italiano e viceversa da Idea Academy, la fantastica scuola di Visual Development a Roma.

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2) Quali sono le tematiche che ti piace esplorare col disegno e quale tecnica privilegi per dar loro forma?

Uso il digitale, su tutto: spesso faccio storyboard e primi sketch a matita, ma neanche li scansiono, li ricreo direttamente in digitale, e raramente uso l’acquerello solo per passione, mai per lavoro. Nello specifico uso Photoshop, e molti dei fantastici pennelli di Kyle T Webster.
Mi piace raccontare la bellezza della moda e dello stile, a modo mio, e mi piace rappresentare il cibo, usare il colore come fosse sapore. Su tutto, però, e soprattutto nel fumetto, amo esplorare il contatto tra i corpi, ciò che la nudità e il movimento possono esprimere di una personalità, del modo di un individuo di vivere l’intimità, la sicurezza e l’insicurezza – da solo, o con altri.
3) Come è stato il tuo percorso di formazione e come si è evoluto il tuo apprendimento nel tempo?

Ho cominciato da totale autodidatta: a dodici anni, colta da vocazione, ho saputo che non volevo fare altro che disegnare. Quindi dai manuali non molto efficaci – “Come Disegnare i Manga” e altre cose meglio dimenticate – e il migliorare tramite il semplice disegnare continuamente qualunque cosa o persona vedessi, sono capitata grazie al web in vere miniere d’informazione, come Conceptart.org o il blog di James Gurney. Da lì ho potuto seguire tutorial più attenti su luce e anatomia, ma soprattutto ho acquisito un metodo e un approccio professionale al disegno, osservando gli altri.

Molto più avanti, ho frequentato nel 2013 il primo workshop tuo e di Ilaria Urbinati, qui a Roma: “Il Sogno e il Mestiere”. L’ho scoperto proprio grazie al blog.
Da lì, mi si sono aperte porte, ho scovato contatti, e ho cominciato il percorso che mi ha portato nel 2015 a lavorare full time di disegno, passando proprio per tutti i workshop Idea per cui ho fatto da interprete e da cui ho imparato tantissimo, da Nathan Fowkes a Julia Sardà.
Sì, la stessa Sardà che, oggi lo possiamo svelare, parteciperà a Grimorio con un’illustrazione!

4)  Quale consiglio dai a chi vuole intraprendere gli studi o una carriera nel campo del disegno?

Di non adagiarsi mai sugli allori e pensare che solo perché si ha uno stile minimalista o poco realistico, la tecnica non vada saputa. Senza basi, non si può costruire: e soprattutto avendo le basi, potreste scoprire che andavate in quella direzione e in quello stile solo perché non potevate fare altrimenti.
Dal lato opposto, di non pensare mai che basti essere bravo a disegnare. Certo è imprescindibile (o quasi, ma io mi augurerei che lo sia ad essere sincera, tranne che per certi tipi di fumetto), ma serve tantissimo altro a livello gestionale che nessuno potrà fare per voi, almeno non prima di una carriera di successo decennale, quindi abituatevici!

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5)  Com’è nato il progetto per Grimorio?

Grimorio è nato da due voci.
La prima è stata quella di Walter Baiamonte (autore di L-Tiers, candidato al premio Boscarato come autore rivelazione dell’anno) che già dalla scorsa edizione di Lucca Comics mi ripeteva: “Ma fai qualcosa? Organizza qualcosa. Lo fai con altri, dai che sei brava, fai qualcosa!”

La seconda è stata la voce di Laura Guglielmo e della storia bellissima che mi ha scritto per un’Antologia a fumetti nella quale non siamo state selezionate. Un poco insoddisfatte, ma convinte del valore dell’opera, abbiamo pensato di dargli noi una casa, ed ecco qui.

 

E per un piccolo extra… A quali pubblicazioni hai lavorato di recente?

L’anno scorso sono stata pubblicata in ‘libri veri’ per la prima volta!
Sul suolo americano con la storia breve a fumetti “Crumble Me” nell’antologia “Food Porn”: la storia sarà ripubblicata quest’autunno in Italia da Slowcomix, assieme ad altri episodi con gli stessi personaggi.
Proprio per l’Italia invece ho illustrato il libro “Voglio Fare Lo Scienziato”, per Mondadori, e sono stata selezionata come Menzione Speciale dell’Artbook “The Art of Circus” del Level Up Project.
A luglio uscirò per il magazine francese “L’Immanquable” con un fumetto breve, “A Taste of Summer”!

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Asterisk RDD compie 6 anni: festeggiamolo con un mini concorso!
07/06/2016 Morena Forza in Varie / one comment

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Mi sembra ieri che per riempire il pomeriggio di noia rimasto vuoto da un appuntamento disdetto ho aperto la pagina di Roba da Disegnatori, che dopo qualche tempo è diventato un blog. Questo blog!
E invece sono passati sei anni e stavolta vorrei festeggiare alla grande. Metto quindi in palio questo cofanetto Derwent che verrà estratto a sorte il prossimo 14 giugno.

Come partecipare? Facile!

  1. Raggiungere il post dedicato sulla pagina cliccando qui. (Sì il giveaway ha luogo solo su Facebook e bisogna quindi essere iscritti).
  2. Commentare sotto il post su Facebook (non qui sul blog!) rispondendo alla domanda “Cosa ami disegnare?
  3. Condividere pubblicamente l’immagine del giveaway sul proprio profilo.

Il 14 giugno utilizzerò un generatore numerico casuale per l’estrazione. Inoltre, all’autore del commento più bello (a mio insindacabile giudizio :-) ) arriverà una mug del bassotto di Roba da Disegnatori.

Tutto semplice, no? Pronti, partenza… via!

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Asterisk L’estate si veste di India: il nuovo desktop di Rosaria Battiloro
03/06/2016 Morena Forza in Download / No comments

Tra non molto festeggeremo il solstizio d’Estate. C’è chi non vede l’ora e chi invece si dispera. Io sono ancora indecisa sul da farsi (dipenderà dal meteo, probabilmente) ma sicuramente voglio che questi prossimi mesi siano super colorati!

“Giacere qualche volta sull’erba in un giorno d’estate, ascoltando il mormorio dell’acqua, o guardando le nuvole fluttuare nel cielo, è difficilmente uno spreco di tempo.”
John Lubbock

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>> DOWNLOAD DESKTOP<<
Lo sfondo dell’estate per Roba da Disegnatori è stato illustrato con amore da Rosaria Battiloro.
Cosa descrive meglio gli afosi pomeriggi estivi, che un richiamo alla mistica e speziata India?

Qualche libro di Rosaria:

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Asterisk Ognuno vola a modo suo – Ricordo di un’estate
18/05/2016 Morena Forza in Varie / 8 responses

Mi ricordo ancora di te.  Mi sono trovata a vagare per i ricordi, alcuni dolci ed altri amarissimi, come accade spesso quando, per via dell’influenza, si passano molte ore a letto e qualunque attività tranne pensare, risulta noiosa.

Quel giorno il frinio delle cicale era incessante, nella pineta;  avevi fatto staccare la coda ad una lucertola e l’avevi lasciata a seccare su di un muretto al sole, dopo un po’ aveva smesso di muoversi e di impressionarci.

Mentre ci spiegavi come riconoscere una lucertola maschio da una femmina, ci eravamo stesi tutti e cinque su una vecchia coperta, sul prato vicino alla collinetta, ma era servita a poco perché l’erba più secca riusciva ad infilarsi fra le sue fibre per pungerci gomiti e ginocchia. In lontananza gli altri schiamazzavano, si inseguivano, si sfidavano a tutti quei giochi che noi, sognatori con la testa fra le nuvole, rifuggivamo appena possibile.

L’odore dolciastro della resina era ovunque, un odore che per me sarebbe stato per sempre il profumo dell’estate, e tua cugina Milena cercava di mangiare un ghiacciolo all’anice facendosene sciogliere più della metà lungo il braccio. Non tirava un filo d’aria.

Era da un po’ che stavi lì a goderti i raggi che filtravano fra i pini, ogni tanto ti levavi qualche ago dal tuo caschetto biondo, così di moda in quegli anni; sapevi bene di essere bello, tutti te lo ricordavano di continuo, ma non eri a tuo agio con questa consapevolezza.

Noi ti guardavamo con l’ammirazione negli occhi: eri quello grande, quello che aveva appena fatto l’esame di quinta e che quasi sempre si inventava qualche gioco da fare assieme. Ed eri quello che riusciva sempre a farsi beffe della suora più severa e al tempo stesso a risultare adorabile e sempre perdonabile. Quel pomeriggio avevamo raccolto sulla coperta un certo quantitativo di fiori e foglie e ci eravamo messi ad intrecciare coroncine. Con una certa intransigenza mi avevi fatto scartare delle radici che trovavo belle e me le avevi strappate; ma poi per farti perdonare mi avevi spazzolato i capelli, facendo attenzione a non tirarmeli, e sistemato la coroncina, mentre dandoti le spalle cercavo di conservare un broncio carico di orgoglio e di ostentata dignità. Ogni tanto ti guardavi furtivamente attorno, verso il campetto sportivo alle nostre spalle, e poi lungo la stradina asfaltata e rovente che portava all’edificio del refettorio, quasi non dovessi farti vedere.

 

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© Morena Forza

Verso le tre avevamo deciso di avviarci dietro la collina. Con l’erba secca che scricchiolava sotto i sandali e le scarpe di tela, eravamo andati a bere dalla fontanella nascosta fra i rampicanti scuri, quella che spesso le suore ci avevano vietato di raggiungere; per questo la sua acqua ferrosa aveva il dolce sapore della ribellione. Daniela indossava come sempre le sue ali di raso, sostenendo che quando noi non la guardavamo lei riusciva ad alzarsi da terra tanto così.
Ti fidavi di noi, solo ora capisco fino a che punto, e anche se ti stavano piccole avevi deciso di indossarle. Eri molto spigliato, auto ironico e quasi teatrale, ti atteggiavi a fatina prendendoci in giro e risultando più convincente della metà di noi, che ridevamo e continuavamo ad ammirarti. Con tenerezza ricordo che nessuna di noi rideva di te, ma con te. Eri perfettamente a tuo agio, mentre ballavi sulle note di una canzone senza parole, che avevamo improvvisato lì per lì, con le nostre vocine squillanti.

Uno ad uno, poi, vi eravate dissetati alla fontana ed io attendevo sempre di essere l’ultima perché, allora come oggi, mi agitava avere alle spalle qualcuno che aspettava; così, anche quel giorno, avevo finito col restare indietro mentre tornavate.
Guardavo fra le fronde di un grosso pino, col cuore in gola, le guance bollenti e le mani ancora bagnate. Era sempre un’emozione andare alla fontana proibita! A volte penso che ci sarei andata anche senza bere. O forse lo abbiamo fatto e non lo ricordo?

Quel giorno però, qualcuno aspettava il nostro ritorno vicino al muretto dove la coda della lucertola iniziava ad asciugarsi. Il sole rovente ci rendeva piuttosto fiacchi e svogliati. Aveva anche reso qualcuno molto annoiato e litigioso, però: quei due ragazzini ce l’avevano con te. Uno di loro era Marco, un ragazzino robusto e viziato col nasino all’insù, molto consapevole della sua forza fisica. Poi c’era Ivan, alto, ossuto, con gli occhi blu e gli incisivi da grande, e una marcata propensione alla zuffa.

Pepita era minuta ma non li temeva, perciò mettendosi le mani sui fianchi aveva chiesto senza giri di parole cosa volevano da noi.
Ci avevano visto mentre ti aiutavamo a toglierti le ali e non te lo avevano perdonato. Fatico a ricordare le parole che ti inflissero dall’alto della loro crudeltà poco più che infantile, ma qualcosa mi si annoda dentro quando ripenso ai tuoi occhi scuri, al tuo sguardo deluso e ferito. Avevo appena nove anni e mi chiedevo perché fosse sbagliato che tu portassi delle ali o un intreccio di fiori, se ti piacevano.

Dopotutto, non molto tempo prima, ero stata presa in giro perché amavo andare a pesca con mio padre.  Avevo anche vinto delle medaglie, ero brava: ma non importava, perché non era una cosa carina per una femminuccia. E quanta rabbia, quanta incomprensione davanti a questa chiusura, a questi limiti che trovavo e trovo totalmente privi di ragionevolezza.

Per questo, durante questo 17 maggio, mi sono trovata a pensare a te; a come è possibile che a quasi vent’anni dal Duemila, l’anno che prometteva modernità ed avanguardia su ogni fronte, mi tocca sentir dire che il sessismo non è un problema da affrontare, perché “C’è ben altro di cui preoccuparsi”.

Ci sono ancora genitori che si allarmano se il proprio figlio gioca con le bambole o a fare lo chef, o vuole gli albi da colorare a tema fatine.
O se la propria figlioletta ha un carattere forte e deciso perché “non sta bene per una femmina”.

Non credo nei ruoli prestabiliti, rigidi ed inflessibili, che ci siamo dati; credo invece che la vita sia complessa, i ruoli intercambiabili, le sfumature dell’essere umano estremamente variegate.

So che sei riuscito a trovare una tua dimensione; ti ho visto qualche anno fa, dalla vetrina del tuo negozio di parrucchiere, spazzolare una donna coi capelli lisci e senza volume, proprio come i miei. Mi sono chiesta se la stessi prendendo ironicamente in giro come facevi con me, se invece la stessi spazzolando piano per farti perdonare qualcosa.

Ho sorriso, pensando a quanto siamo già noi a soli nove o dieci anni. Io amavo già scrivere e disegnare. Ho smesso di pescare, invece. Non sono più un tipo abbastanza paziente.

Sai, mi dispiace per non averti difeso quel giorno, per essere stata codarda. Ero solo una bambina. Non ho più paura di quello che penso e di esternare quello che sento.

Un giorno verrò a farmi spazzolare i capelli, e allora ti racconterò un sacco di cose. Del resto, non è ciò che si fa sempre dal parrucchiere?

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Asterisk Fra sogno e realtà: disegnare con la luce del Tilt Brush di Google
12/05/2016 Morena Forza in Disegno / No comments

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Ogni volta che crediamo che la tecnologia sia arrivata al massimo della sua espansione, siamo abituati a pensare “E adesso?” , convinti che non sia possibile andare ancora oltre.

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Invece, il suo bello è proprio l’infinita evoluzione; lo dimostra il disegno di luce creato dal Tilt Brush di Google:

I disegnatori digitali potranno creare delle pennellate nell’aria, sfruttando la luce e la tridimensionalità del Tilt Brush, sviluppato da Google, che ha pensato ad una stanza come una vera e propria tavolozza.

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Secondo alcuni, fra le applicazioni immediate per questo sorprendente prodotto c’è il fashion design. Ma secondo me, tante saranno le possibilità che nasceranno dall’impiego di questa idea. Secondo voi quali potrebbero essere?

Per dettagli tecnici sull’arrivo di Tilt Brush: sito ufficiale.
Fonte articolo: Mirror Online.

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Asterisk “OMA”: metafora della Morte e dell’addio in un corto animato
02/05/2016 Morena Forza in Animazione / 2 responses

Amore e Morte, probabilmente, si contendono il primo posto fra i grandi temi eterni di Storia, Letteratura, Arte.
Amore e Morte sono democratici: non si possono controllare, non risparmiano nessuno, arrivano senza chiedere permesso. Ricchi, poveri, uomini e donne, giovani e vecchi, tutti prima o poi si trovano ad affrontarli.
Entrambi scavano a fondo nell’intima paura che tutti abbiamo dell’Addio, del Per Sempre e del Mai Più.

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Il dolore per la Morte, in particolare, crea immagini archetipiche e metaforiche nella mente di chi resta. Mi sono interessata di questa tematica quando persi i miei amatissimi cani, con cui da bambina ero diventata ragazza e poi donna. Quando morirono, anni fa, mi congedai con loro in sogno; del resto da sveglia non ero mai riuscita a rassegnarmi alla loro perdita, improvvisa per entrambi. Uno di loro lo sognai ai piedi del mio letto, durante un falso risveglio. Sulle mie lenzuola si era formata una fitta coltre di erba verde e brillantissima, su cui spiccavano dei fiori di soffione gialli, inondati da una luce dorata, calda e tenue, come il sole delle 18. Il mio cane era sdraiato su quest’erba, ad occhi chiusi, godendosi quel tepore. La sua sofferenza, la violenza con cui lo avevo visto andar via, così estranei alla sua natura elegante e raffinata, erano completamente dissolti. Lo salutai, per l’ultima volta.

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Ancora più ricco e simbolico fu il sogno durante il quale salutai il mio secondo cane, qualche anno dopo. Era scappato per nascondersi dietro ad una grande arcata coperta da una spessa tenda di seta grezza, celeste, contornata da frangette d’oro. Si sporse appena, lentamente, guardandomi coi suoi grandi occhi castani e tondi, e in me fiorì la consapevolezza che il nostro tempo insieme era terminato. L’avevo visto nascere, crescere e diventare vecchio, avevamo condiviso tutto: gioie, delusioni, litigi, primi amori. Ma non potevo raggiungerlo. Quella tenda non era lì per me, per ognuno di noi due c’era adesso una porta diversa, era ora di accettare l’addio. Quando constatò che avevo capito, solo allora si voltò e sparì, in un leggero fruscio di stoffa ruvida.
Fu grazie a questi sogni che pensai a come le immagini ed i simboli che la mente costruisce per aiutarci a vivere il dolore invece che rifuggirlo, sono davvero affascinanti.

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Mi ha colpito quindi molto il modo in cui Karolien Raeymaekers ha voluto ricostruire il mondo esterno ed interiore, in riferimento alla perdita per sua nonna, venuta a mancare per un cancro e trasformata in qualcosa che l’autrice non riusciva più a riconoscere come la persona con cui aveva condiviso tanta felicità e momenti speciali. L’intera intervista su “OMA” (“Nonna”) è disponibile in inglese su Cartoon Brew.

Con poesia e forza d’animo, l’autrice sospende il tempo e la realtà, i ricordi e il sogno si fondono in un’intensa esperienza sensoriale ed emotiva.
Elemento spesso estraneo a questo genere di tematica è la paura, l’estraneità che la Morte crea fra due persone prima legate in tutto, che qui trova invece un grande spazio, regalandoci un corto fresco e davvero speciale.

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Asterisk Quando il disegno è pazienza e disciplina
24/04/2016 Morena Forza in Disegno / No comments

Ci sono disegni, o precisi momenti della loro lavorazione, che creano e richiedono un autentico momento zen: pennellate precise, chine maniacali, fino ad arrivare alla calligrafia ed il lettering.

"Patience & Discipline"
“Patience & Discipline”

“Patience & Discipline” è il progetto in tandem di Rémy Boiré e Xavier Casalta che fonde alcuni di questi elementi e, in aggiunta, perfino del puntinismo finissimo.
Il video della tavola in lavorazione (56×76 centimetri), accompagnato da un’ipnotica traccia di Nick Cave e Warren Ellis, è un vero concentrato di perfezione, tenacia e dedizione.

L’intero progetto, in divenire e completato, è consultabile su Behance.

"Patience & Discipline"
“Patience & Discipline”
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Asterisk Un albo illustrato festeggia i 90 anni della Regina Elisabetta
21/04/2016 Morena Forza in Illustrati / No comments

Qualche giorno fa avevo raccontato di come sia appassionata di mare e di tutto ciò vi è legato; un’altra delle mie passioni (che oserei definire guilty pleasure) è la famiglia reale britannica.
Sì, sì, lo so che sembra un po’ morboso, ma essendo un’anglofila fin da bambina potevo io non appassionarmi alla storia ed alle vicende della monarchia più leggendaria di sempre?

Così, quando Davide Cali mi ha fatto conoscere “The Birthday Crown“, da lui scritto ed illustrato da Kate Slater sono balzata sulla sedia: dovevo averlo! Buckingham Palace, la regina, i nipotini George e Charlotte e gli immancabili corgi… Non potevo resistere! Quale sarà la corona che la Regina sceglierà per il suo compleanno?

The Birthday Crown
Oggi Queen Elizabeth compie 90 anni (e ha già raggiunto brillantemente i 60 di regno) e proprio lei in persona ha sfogliato ed approvato il libro, che io sto aspettando e che spero il postino non mi faccia attendere troppo.
Nell’attesa di mostrarvi qualche scatto, riporto le foto di qualche retroscena che Kate Slater ha pubblicato sul suo sito. (Click per vedere l’intero post ed album)

Le illustrazioni sono papercut, ritagliate quindi e declinate in piccoli diorami poi attentamente fotografati. Ecco il set:

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Probabilmente sarà difficile che il libro arrivi in Italia, ma per fortuna Amazon mi ha permesso di non attendere il prossimo viaggio nel Regno Unito (per cui in ogni caso non sto nella pelle).

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Asterisk Le splendide visioni marine di Gemma Capdevila
19/04/2016 Morena Forza in Illustrazione / one comment

Chi mi conosce lo sa: ho un debole per il mare, le sue creature e le sue atmosfere.

Così, come accade nei casi migliori, ho scoperto le illustrazioni di Gemma Capdevila e me ne sono perdutamente innamorata.

E’ riuscita a farmi piacere il marrone con il blu, non è cosa da tutti. I toni della terra e dell’acqua si fondono in un immaginario poetico e molto delicato, ma non per questo senza una certa vivacità.
Giovanissima illustratrice ed autrice catalana, vive e lavora a Barcellona. Ecco un piccolo estratto della gallery che trovate sul suo sito.
Ha anche una pagina Facebook ed un account Instagram molto carino.

 

Gemma Capdevila

Gemma Capdevila

Gemma Capdevila

Gemma Capdevila

Gemma Capdevila

 

Gemma Capdevila

Gemma Capdevila

Gemma Capdevila

Per continuare a sognare, ci sono in giro per il web anche parecchie scansioni dei suoi sketchook: evviva!

Gemma Capdevila

Gemma Capdevila

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Asterisk 10 cose che ho imparato rendendo il mio hobby un lavoro
18/04/2016 Morena Forza in Professione Disegno / 8 responses

Da consigli un po’ scontati e motivazionali come “Devi crederci” al disfattismo puro di certe frasi come “Non può essere un lavoro vero”, tutti hanno qualcosa da dirti quando vuoi tentare l’intentabile: provare a trasformare ciò che più ami in un impiego a tempo pieno.
Invece, molte sono le cose che scopri quando inizi una vera e propria attività come disegnatore, ma quasi nessuno ti racconta certi dietro le quinte.
Ecco cos’ho imparato io fino ad ora. (Tutte le illustrazioni sono di Chi Birmingham)

 

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  1. Partiamo dal segreto più inconfessabile, che alcuni arrivano perfino a negare: è probabile che all’inizio si debba fare un altro lavoro, per avviare l’attività di disegnatore. Può trattarsi di  un impiego del tutto estraneo al disegno, come preparare piadine, o vendere gelati, oppure consistere in un lavoro più creativo: grafica o art direction, per esempio.
    E non c’è niente di male, perché lo si fa per supportare il proprio sogno, facendolo diventare un vero e proprio progetto di vita.
  2. Non ci si sente mai pronti al cento per cento per cominciare.
    Nell’immaginario comune ed ideale, un bel giorno le nuvole si aprono nel cielo, una luce dorata ti illumina, senti il suono delle fanfare: “SEI PRONTO!”
    Invece, come spesso accade nella vita, i cambiamenti sono graduali e le scelte avvengono perché si tenta di fare qualcosa. Ed in effetti, pensandoci bene, qualunque inizio è sempre un passo nel vuoto. Avviare un’attività professionale, poi, è sempre un esperimento: nessuno ti dà la garanzia che funzionerà.
    Le capacità tecniche nel disegno devono essere decisamente avanzate, ma c’è una serie di abilità che si acquisiscono solo sul campo, lavorando.
    Viviamo in un’epoca iper-scolarizzata e forse per questo abbiamo l’ansia di dover sapere tutto subito, prima di fare qualcosa. Ma non è sempre possibile: a volte bisogna solo buttarsi per cominciare ad imparare, facendo.
  3. Per essere disegnatore professionista, non occorre “sfondare”.mug_birmingham
    Il mito della fama deriva un po’ dalla cultura televisiva in cui ci hanno fatto il bagnetto fin da bambini. Per noi nati fra gli anni Settanta ed i primi Duemila, infatti, è molto facile abbandonarsi a fantasticherie grandiose sull’essere invitati a grandi kermesse, dormire in hotel di lusso e passare la vita a firmare dediche ai saloni. Certo, è possibile, altrimenti fumettisti ed illustratori celebri e super incensati non esisterebbero, ma non è l’unico modo per essere disegnatori professionisti. Ci sono centinaia di illustratori e fumettisti che lavorano regolarmente senza apparire in eventi di rilievo. Disegnano dietro retribuzione (anche dignitosa!) e a volte perfino nell’anonimato. E ci si mantengono comunque.
    Questo è vero anche per altri lavori di stampo artistico che vengono spesso impropriamente associati alla celebrità: scenografi, musicisti, attori, cantanti, fotografi…
  4. Alcuni editori, famosi e corteggiati dagli illustratori e dai fumettisti, in realtà pagano una miseria.
    Nonostante si diano molte arie, alcuni prospettano compensi ridicoli, non si sa bene in cambio di cosa. Prestigio? Forse. Non l’ho ancora scoperto, per ora, ma tutto sommato forse non intendo neppure farlo.
  5. Anche il disegno è un’attività professionale regolarmente inquadrata in ambito fiscale. E’ un lavoro vero.
    Siamo d’accordo, disegnare è meraviglioso, altrimenti non staremmo qui a parlarne. Ma molti dimenticano che un mestiere di stampo artistico è pur sempre un lavoro come un altro. Per lo Stato stiamo producendo servizi e ricevendo una retribuzione. Siamo perciò ufficialmente collocati all’interno del mercato del lavoroPer questo rimane sempre nostro compito informarci su diritti e doveri che acquisiamo iniziando un’attività di disegnatori freelance. Esistono buoni commercialisti e centri CAF presso cui informarsi.
    Meglio invece lasciar perdere il metodo MioCuggino: “Ho sentito dire che…”, perché in Italia cambia tutto con ogni nuova finanziaria. E lo so che sono argomenti noiosi, ma meglio occuparsene seriamente prima per non pentirsene in un secondo, amarissimo, momento.
  6. Si è soli, in studio, ma non si lavora davvero da soli.ink_birmingham
    Se è vero che lavorare in proprio significa gestire orari e spazi con una certa libertà, questa deve essere compatibile con i ritmi lavorativi, che sono dati anche dal cliente o dalle persone con cui si collabora. Ci sono tavole che diventano una sorta di lavoro di gruppo; si ricevono osservazioni e modifiche anche da più di una persona per volta e quindi alla fin fine si lavora in squadra, anche dal proprio piccolo studio. All’inizio è difficile mettere da parte l’ego, ma col tempo si diventa meno gelosi dei propri disegni, ed è un toccasana. Si impara tanto.
    Inoltre, i ritmi di vita tipici dell’artista (che lavora di notte e dorme di giorno) devono spesso essere ridimensionati: a meno che non si lavori con un gruppo di persone che vivono oltreoceano, e si possa quindi contare sul fuso orario, la maggior parte delle redazioni, delle agenzie e degli studi con cui si collabora fanno orari d’ufficio.
  7. Vincere concorsi è piacevole, ma meglio non focalizzarcisi troppo. 
    Diciamocelo, partecipare è stimolante, vincere è una botta di adrenalina ed autocompiacimento. Male non fa. Ma non è il caso di “sentirsi sistemati”: il mito del “vincere un concorso e garantirsi una brillante carriera” è duro da sfatare. Mito fra l’altro molto legato al punto 3 di questa lista.
  8. Non ci sono solo i libri e i fumetti.books_birmingham
    In Italia siamo letteralmente ossessionati dai libri illustrati. Ma, per fortuna, il disegno si applica a molti altri tipi di commissione. Pubblicità, app, prodotti tessili, packaging, prodotti di cartoleria… la lista è lunga. Non solo, ma molti disegnatori mantengono la sana abitudine di trattare clienti privati. Vogliono bigliettini, magliette personalizzate, partecipazioni di nozze, cartoline per le festività e per i sacramenti, e costituiscono una fonte di onesto guadagno. A volte hanno anche molto più rispetto di quanto si possa pensare. Ho imparato a non snobbarli.
  9. Trovare tempo per disegnare in libertà diventa difficile.
    Questa è stata una delle lezioni più dure: quando si disegna tanto per commissioni, non rimane molta energia per pensare a idee proprie. Eppure bisogna sforzarsi di farlo, per non perdere il contatto col proprio universo artistico. In definitiva, trovare un equilibrio è molto impegnativo e non sempre possibile; almeno non in alcuni concitati periodi.
  10. Non esiste un punto di arrivo, quindi tanto vale godersi il viaggio.
    Quella del disegnatore è una professione che potenzialmente promette una crescita infinita. Si è migliorabili sempre, per tutta la vita e non esistono traguardi definitivi. E’ una delle ragioni per cui amo più questo lavoro e non rimpiango la mia scelta. C’è sempre possibilità di evolversi, di conoscersi, di mettersi alla prova e di sviluppare nuove ambizioni, progettare sfide sempre nuove.
    Non c’è limite alla crescita artistica che si può sperimentare impegnandosi con costanza e tenacia. Quella che oggi sembra la tavola perfetta, domani sembrerà acerba ed ingenua: non c’è uno solo dei miei libri o dei miei altri progetti, che guardo e non cambierei da capo o quasi. Ma
    è un buon segno, sempre, perché significa che c’è crescita, che la testa continua a funzionare e il lato artistico e professionale a maturare.

 

 

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