Categoria: Illustrati

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Asterisk I libri della mia infanzia che mi hanno fatto dire “Da grande faccio i libri disegnati!”
23/04/2017 Morena Forza in Illustrati / No comments

A tutti, credo, piace il proprio compleanno.
Ma a me, il mio piace un po’ di più.  :-)

Il 23 aprile infatti, si festeggia la Giornata internazionale del Libro.

Per questa occasione, vorrei condividere con voi dei ricordi legati proprio ai libri e a come alcuni mi abbiano spinta a disegnare.

Una vecchia amicizia

Ho sempre avuto con loro un legame particolare: mi sanno coccolare, trasportare, sostenere, mi fanno volare e imparare continuamente. I libri sono i miei complici perfetti.

Nella lettura non sono affatto moderata: il binge read è un concetto fin troppo famigliare per me, soprattutto con i romanzi e i libri di poesie. Mi sdraio, inizio un capitolo e come per incanto sono le quattro del mattino. Succede anche a voi? :-)

Da piccola non potevo certo fare tardi ma, in compenso, potevo rileggere lo stesso libro per settimane senza mai perdere il senso di meraviglia ed immersione che avevo provato aprendolo per la prima volta. E’ una di quelle magie che vorrei poter recuperare ma che immagino facciano squisitamente parte dell’infanzia.

Quando leggevo, potevano trascorrere anche un’ora o due senza che si avessero mie notizie.
Oggi, anche di più!

Che paura!

Un libro illustrato di quando ero bambina è rimasto nel tempo il mio preferito in assoluto. Mi ha fatto esclamare: “Voglio fare i libri disegnati!”
Tutto però, iniziò con una reazione molto diversa da questa.

Nel 1990 avevo sei anni quando mi venne regalato Leo Leone di Linda Wolfsgruber (Arka Edizioni).
Lo odiai subito.  “Ma che brutto! Non mi piace!” I grandi occhi gialli del gatto Leo, con quelle pupille fisse, promettevano minaccia e malvagità. Ero pietrificata all’idea di leggerlo. L’incantesimo aveva già fatto effetto.

Qualche giorno dopo, la paura non era affatto diminuita, anzi… Ma ricordate anche voi com’è la paura quando si è bambini? Ha una sua attrattiva. A modo suo, è divertente. E’ un po’ la sensazione che ci pizzica quando ancora oggi ci copriamo gli occhi davanti alla scena cruenta di un film, apriamo appena appena le dita per sbirciare per poi serrarle subito dopo in tutta fretta.
Ecco, davanti a Leo Leone mi sentivo proprio così, irresistibilmente impaurita. Come Kevin in “Mamma ho perso l’aereo”: “Hey, sto guardando un film da grandi, venite a impedirmelo!”

Una dovuta precisazione: Leo Leone non è un libro “di paura”. Parla di un gatto che, annoiato dalla sua vita domestica, immagina sé stesso come sovrano incontrastato di elefanti e gazzelle nella Savana.
La maggior parte del libro, infatti, si svolge nelle visioni grandiose del gatto Leo.
Si tratta, insomma, di un libro in cui non manca una buona dose di ironia e di leggerezza. Eppure…

Ho un ricordo molto nitido di Leo Leone sul letto dei miei genitori.
Lo avevo lasciato lì quando mi avevano chiamata a cena e, con un brividino lungo la schiena, ero corsa in punta di piedi a tavola, ripromettendomi che dopo lo avrei letto tutto dall’inizio alla fine.

Gli avevo lanciato un ultimo sguardo a distanza, prima di spegnere la luce e lasciarmelo alle spalle, sentendomi inseguita e immaginando quei grossi occhi gialli in copertina spalancati nel buio, i denti aguzzi che spuntavano dal sorriso beffardo del gatto protagonista. Per fortuna, abbracciato a me, avevo il mio fidato cane di pelouche, Charlie. Solo con lui potevo stare in presenza del temibile libro.

Ma quella sera non potevo vincere quella sfida. Mi ci volle quasi un anno per riuscire a leggere la storia del gatto Leo (che volete che vi dica, sono sempre stata una fifona). Curiosamente, anche una volta finito il  libro, la paura non era svanita. Ma ero contenta così.
Nei miei sogni, Leo era enorme, come un intero palazzo, e aveva davvero una criniera gialla e brillante che agitava causando un forte vento che scuoteva alberi e case. Ho fatto molti sogni spaventosi (ma belli!) in cui lui era il protagonista.

Nemmeno ricordavo che Leo fosse diventato Leone solamente nella sua immaginazione: anche nella mia, lui si era davvero trasformato. La presenza del manifesto non esisteva nei miei ricordi.

Mia madre regalò Leo Leone (e quasi tutti gli altri libri) ad amici di famiglia quando avevo ormai dodici anni e pensavo scioccamente che tutto ciò che riguardava la mia infanzia fosse “robaccia” di cui disfarsi. I video delle Spice Girls mi tenevano troppo occupata.
Eppure, non lo avevo mai dimenticato. La paura che mi aveva regalato, quei pomeriggi in cui correvo a nascondermi dopo aver aperto la pagina in cui il gatto fa l’agguato alle gazzelle, per me erano oro. Volevo quello: volevo condividere quella sensazione di brivido all’infinito. Perché era unica e meravigliosa. Volevo disegnare libri, volevo creare nuovi ricordi per chi sarebbe stato bambino dopo di me.

Che fine hanno fatto i canini?

Quando mi sono decisa a riavere indietro il libro, ho scoperto diverse cose. Nel frattempo erano passati ventiquattro anni, da quasi cinque avevo iniziato la mia attività di illustratrice e i ricordi legati a Leo Leone erano ormai confusi, faceva quasi parte del mito.
La paura che provavo da piccola aveva “ricreato” molte delle immagini che erano diverse da come le ricordavo. Per cominciare, Leo in copertina non aveva due grossi denti aguzzi. Eppure, ero convinta ci fossero, finché non ho riavuto il libro in mano. Ho pensato “Ma è un’edizione diversa? Dove sono i canini del gatto? Quelli che mi terrorizzavano?”
In realtà c’erano, ma erano in un paio di illustrazioni interne, e piccole. La mia fantasia di bambina li aveva “trasportati” dritti in copertina, giganteschi, pronti ad azzannarmi alla giugulare non appena avessi spento la luce. :-)

Leo inoltre non era un protagonista malvagio come ricordavo. La sua natura un po’ superba di gatto lo spingeva al dispetto e Linda Wolfsgruber aveva saputo catturare alla perfezione l’energia che un felino mette negli agguati alle sue prede, oppure gli atteggiamenti orgogliosi del suo corpo nel vantarsi del proprio esser gatto.
L’espressività di occhi e bocca e ancor di più i colori che l’autrice aveva sapientemente utilizzato per la storia avevano fatto il resto e, naturalmente, la mia immaginazione infantile aveva giocato un ruolo fondamentale nella lettura del libro.
Scoprendo queste inaspettate “chiavi di lettura” ho apprezzato ancora di più il mestiere dell’illustratore. Che non si limita a disegnare, ma crea davvero dei mondi, delle visioni, a volte dei ricordi così palpabili da sembrare veri.

Alla ricerca del libro perduto

Qui la storia diventa più complicata: cercavo un libro. Un libro di cui però non ricordavo il titolo, né l’editore né l’anno di pubblicazione.
I miseri dati che avevo a disposizione erano tutti nel ricordo di un’enorme illustrazione di città, con palazzine rosa, bei balconcini fioriti, auto e traffico, negozi. Ho chiesto a lungo a librai e coetanei, nella speranza che qualcuno se ne ricordasse, ma è stato tutto inutile. Finché una sera, dopo una meditazione, il titolo è apparso chiaro e tondo: Girano le ore. Dopo anni, sapevo cosa cercare!
Erano due libri e cercando su Amazon li ho trovati entrambi. Questo che condivido con voi è il mio preferito.

Le ricchissime tavole diKate Lloyd-Jones affollavano la mia mente di bambina, a tal punto che io ricordavo molte più pagine, che invece sono solo 3 aperture! Anche questo, come i canini immaginari di Leo Leone, mi ha molto colpito. :-)

Mi aiutate a ritrovare il terzo libro?

Proprio così! Esiste un terzo libro che contiene il motivo per cui ho deciso di illustrare.
Non ricordo il titolo e non sono sicura dell’editore. Ricordo solo com’era fatto e se riusciste a darmi una mano a ritrovarlo, o ricordare anche solo il titolo, ne sarei felicissima! Anche questo libro lo cerco ormai da anni.
Ecco qualche indizio:

  • Parla di una famiglia di coniglietti che vanno a fare un picnic; all’improvviso scoppia un temporale e loro scappano per non bagnarsi.
  • Nelle illustrazioni c’è molta natura e le tavole dovrebbero essere disegnate in tecnica tradizionale, forse tempera o acquarello poco diluito. Fondo bianco.
  • Il libro è di piccole dimensioni ed era a pagine cartonate. Ognuna era spessa, non si poteva neppure piegare. C’è la possibilità che sia fatto a fisarmonica, ma non ne sono sicura, i ricordi sono diventati nebulosi. :-)
  • Potrebbe essere di La Coccinella, ma non ne sono sicura.

Quali sono i libri che da bambini vi sono rimasti nel cuore? Sono curiosa di scoprirli! :-)

Buona giornata del libro a tutti!

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Asterisk Un libro di fiabe illustrato da Walter Crane (e sfogliabile online!)
24/10/2016 Morena Forza in Illustrati / No comments

Quando qualche mese fa ho iniziato a mettere mano agli articoli di Storia dell’Illustrazione, arricchendo le gallery e approfondendo le biografie, mi sono resa conto di un fatto che mi ha davvero illuminato gli occhi: rispetto al 2010, il materiale online sull’illustrazione, la sua storia ed i suoi autori si è davvero triplicato.
Sono nati progetti e database dedicati unicamente alla consultazione gratuita ed alla condivisione, sia da parte di enti e musei che di appassionati. Qualcuno ha pubblicato interi libri messi a disposizione gratuitamente per la consultazione online (ne avevo parlato qui , qui e qui).

Si moltiliplicano anche gli account di venditori di libri antichi e rari,  che prima o dopo aver venduto i volumi si sono fatti lo scrupolo di pubblicare alcune scansioni; in alcuni caso perfino ad alta risoluzione.
Insomma, si è diffusa maggiormente una voglia di condividere senza secondi fini che non si può che apprezzare con tanta gratitudine, soprattutto quando il libro che vorremmo tanto sfogliare si trova in una sperduta biblioteca di Vancouver.

Per consultare l'Indice di Storia dell'Illustrazione cliccare qui.

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Uno dei volumi di cui mi sono messa alla ricerca per la pagina “autori storici” dedicata a Walter Crane è sfogliabile online: si tratta del libro di fiabe illustrato da lui nel 1911, che contiene Cenerentola, Il gatto con gli stivali, Valentine and Orson.

Qui una piccola gallery (cliccate sulle anteprime per ingrandire) e sotto l’intero libro sfogliabile. Buona lettura e buona visione :-)

Un intero libro di fiabe che si può sfogliare online

Il libro è ospitato dalla New York Public Library. I loro archivi sono davvero ricchi di scansioni e testi utili per ricerche e tesi.

Cliccando sul link in blu sotto al visualizzatore, si può sfogliare il libro a tutto schermo e guardare da vicino le illustrazioni. Wow!

Avete utilizzato un archivio online per le vostre tesi, ricerche o anche solo post? Non dimenticate mai di citare le fonti: dietro la scansione e la messa online di testi ed immagini c’è tanto lavoro!

Sfogliando indietro ci sono anche copertina e colophon!

Approfondimenti

waltercrane1880

Walter Crane è stato un pittore ed un illustratore eclettico, che ha voluto portare l’Arte in ogni classe sociale e migliorare la qualità del libro illustrato commerciale per l’infanzia. Nel 2011 gli ho dedicato questo post, aggiornato nel 2016 con nuove gallery ed informazioni.

crane_abc_cover

Nel 1874, Walter Crane illustrò “The absurd A.B.C.”
Ho riportato testo integrale (in inglese) e gallery completa in questo post.

Fonti immagini: 1|2|

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Asterisk Un albo illustrato festeggia i 90 anni della Regina Elisabetta
21/04/2016 Morena Forza in Illustrati / No comments

Qualche giorno fa avevo raccontato di come sia appassionata di mare e di tutto ciò vi è legato; un’altra delle mie passioni (che oserei definire guilty pleasure) è la famiglia reale britannica.
Sì, sì, lo so che sembra un po’ morboso, ma essendo un’anglofila fin da bambina potevo io non appassionarmi alla storia ed alle vicende della monarchia più leggendaria di sempre?

Così, quando Davide Cali mi ha fatto conoscere “The Birthday Crown“, da lui scritto ed illustrato da Kate Slater sono balzata sulla sedia: dovevo averlo! Buckingham Palace, la regina, i nipotini George e Charlotte e gli immancabili corgi… Non potevo resistere! Quale sarà la corona che la Regina sceglierà per il suo compleanno?

The Birthday Crown
Oggi Queen Elizabeth compie 90 anni (e ha già raggiunto brillantemente i 60 di regno) e proprio lei in persona ha sfogliato ed approvato il libro, che io sto aspettando e che spero il postino non mi faccia attendere troppo.
Nell’attesa di mostrarvi qualche scatto, riporto le foto di qualche retroscena che Kate Slater ha pubblicato sul suo sito. (Click per vedere l’intero post ed album)

Le illustrazioni sono papercut, ritagliate quindi e declinate in piccoli diorami poi attentamente fotografati. Ecco il set:

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Probabilmente sarà difficile che il libro arrivi in Italia, ma per fortuna Amazon mi ha permesso di non attendere il prossimo viaggio nel Regno Unito (per cui in ogni caso non sto nella pelle).

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Asterisk Mamma, ho perso l’aereo… E sono finito in un libro!
24/03/2016 Morena Forza in Illustrati / No comments

In questi giorni di pre e post operatorio mi sto perdendo nei meandri delle mie memorie d’infanzia.
Se non credete che si tratti di una grave ricaduta, allora vi racconto che da una settimana mi guardo delle puntate di Giochi senza Frontiere, sospirando e gioendo come se i miei nove anni fossero prepotentemente tornati nella mia vita.

Ci sono anche modi più sani di rivivere i cult di noi figli degli anni Ottanta e Novanta, però, e ne ho appena trovato uno: il libro illustrato di “Mamma ho perso l’aereo” (“Home alone”), ispirato al film di Chris Columbus del 1990.

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La cover di “Home Alone” scritto da John Hughes e illustrato da Kim Smith

Come si può non ricordarlo con una soffice nota di malinconia? Soprattutto richiamando la colonna sonora composta da John Williams, che solo qualche anno più tardi ci avrebbe nuovamente stregati e coccolati con quella di Harry Potter.
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Devo dire la verità, vorrei tanto aver trovato questo libro sotto Natale; comunque è finito nel mio carrello Amazon alla velocità della luce, perché Kim Smith ha fatto un lavoro fantastico, riuscendo a disegnare una sua interpretazione dei personaggi, pur mantenendoli fedeli agli originali.

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Joe Pesci e Daniel Stern sono perfetti!

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Non vedo l’ora di sfogliarlo con Carol of the bells in sottofondo e la mia annuale scatola di shortbreads da sgranocchiare in compagnia di un bicchiere di latte caldo.

Solo una curiosità mi rende davvero impaziente, comunque: ma Fuller ci sarà, VERO?

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Asterisk “Io aspetto”: il filo rosso della vita e dell’attesa
16/12/2015 Morena Forza in Disegno per professione / one comment

Cosa c’è dietro un libro? Come ormai i più affezionati lettori di RDD sapranno, non c’è niente che mi piaccia di più che curiosare nei dietro le quinte di libri e albi illustrati.
Soprattutto da quando anche io ho cominciato a farne e ho imparato quante “scene cancellate”, modifiche e revisioni cambiano quello che poi è il libro che finisce sugli scaffali.
L’inizio di un progetto libro è qualcosa di molto affascinante, dall’idea al prodotto finale; un po’ come accade per i film (l’ho mai detto che sono appassionata della sezione Trivia e di scene tagliate nel cinema?).

A questo giro, ho intervistato Davide Calì che mi ha raccontato (e mostrato in esclusiva, come vedrete!) molti retroscena di “Io aspetto” (titolo originale “Moi, J’attends”), che quest’anno compie dieci anni e tratta con delicatezza, semplicità ma nessuna banalità il tema del tempo della vita e dell’attesa che l’accompagna. L’albo è illustrato da Serge Bloch che, come racconta Davide nell’intervista, ha scelto di legare le scene fra loro per mezzo di un filo rosso.

Un filo rosso che cresce, si tira, si aggroviglia, che si spezza per sempre…o solo per un po’.

 

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

Crescendo aspettiamo sempre cose diverse e col passare degli anni impariamo ad attendere non solo per noi stessi ma anche per coloro che amiamo: aspettiamo con loro e per loro uscendo un po’ da quell’egocentrismo che ci ha accompagnato durante infanzia ed adolescenza.

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

Come tutti i libri di Davide Calì, anche questo ha più piani di lettura e permette quindi di essere letto con sfumature diverse da bambini e da “grandi”. Davvero consigliatissimo, anche per un bel regalo!

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch Kite Edizioni
Io aspetto“, edito in Italia da Kite Edizioni (56 pp, copertina flessibile)

Ciao Davide, quest’anno “Io aspetto” compie nove anni. Quante cose sono cambiate dal giorno in cui l’hai scritto? Aspetti ancora le stesse cose?

In realtà ne ha già compiuti dieci! Il libro è francese ed è uscito nel 2005. In Italia è uscito un anno dopo. Ma poco importa. In dieci anni sono cambiate tante cose. Quando il libro è uscito, stavo appena cominciando a lavorare in Francia e nessuno mi conosceva. Adesso in Francia sono ormai di casa. Nel frattempo ho cominciato a lavorare anche negli Stati Uniti, in Portogallo, Canada e presto in Inghilterra. Ma tutti hanno cominciato a ricordarsi il mio nome dopo questo libro.

Le cose che aspetto? Sono ancora le stesse. Aspetto ancora di avere un gruppo rock.

Com’è nata l’idea di raccontare il ritmo della vita legandolo in modo così stretto all’attesa?

In principio il libro era solo una lista di cose che si aspettano. Poi, mentre buttavo giù la lista, mi sono reso conto che certe cose le aspettiamo intensamente solo da bambini, altre cominciamo ad aspettarle più tardi. E mettendo in ordine le attese il libro ha preso forma, diventando una storia sul senso della vita.

"Io aspetto" Serge Bloch Davide Calì

Hai scelto tu Serge Bloch come illustratore per “Io aspetto”? Di chi è stata l’iniziativa di portare avanti il libro tramite l’espediente del filo rosso?

Me lo propose Emmanuelle Beulque di Sarbacane. Io all’epoca avevo visto poco del lavoro di Serge, ma quel poco mi piaceva molto. Ci siamo conosciuti solo dopo l’uscita del libro.

In seguito abbiamo continuato a lavorare insieme, ma mai a stretto contatto: Serge quando lavora ama stare per i fatti suoi. L’idea del filo è sua. Mi ha raccontato che gli è venuta in mente mentre cercava quello che in francese si chiama “fil rouge” per unire le situazioni che raccontavo nella storia.

Il formato di “Io aspetto” esce dai canoni soliti in commercio. L’avete pensato prima di proporlo agli editori oppure lo avete discusso con loro?

Il formato è frutto del caso. All’epoca preparavo spesso le maquettes dei miei libri. Difficilmente inviavo un testo senza schizzi. Lo faccio ancora, ma ora lavoro in digitale.

Avevo appena finito la maquette di un libro quadrato, con molte pagine. Rifilando il quadrato mi era avanzato un blocco di fogli allungati. Mi spiaceva sprecarli, così li ho usati per illustrare la maquette di questo libro che aveva pochissimo testo.

Serge ha guardato i miei disegni ma poi ha fatto il suo lavoro, in completa autonomia. Il formato però gli piaceva ed è stato lui a chiedere se potevamo tenerlo. Il formato è senz’altro uno degli elementi responsabili del successo del libro.

Ci sono state molte modifiche o tagli per storia o illustrazioni? Sono sempre curiosa di sapere com’era un progetto libro “alle origini”.

Emmanuelle all’inizio era in dubbio sul tema della morte. Le sembrava rischioso. Così mi chiese di provare una versione senza. Poi, dopo qualche settimana di riflessione mi scrisse per dire che avrebbero tenuto l’originale. L’altra in effetti non l’ho nemmeno conservata e non ho il minimo ricordo di come fosse. Qualche poi modifica c’è stata perché Serge ha eliminato alcune pagine che non avrebbero funzionato con il filo rosso, e ha aggiunto la scena del carro funebre che io non avevo previsto."Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

Ti mando qualche pagina estratta dallo storyboard originale.
E’ la prima volta che lo pubblico, quindi hai una vera esclusiva! (ne sono molto onorata! ndr) Come vedrai, in principio il personaggio maschile e femminile si alternavano. Ho poi ripreso questo meccanismo in un libro successivo, Teindres bêtises à faire quand on est amoureux.

Lo storyboard originale:

La proposta iniziale della cover di "Io aspetto"

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

Mi colpisce come il mondo dell’infanzia diventi “Il mondo dei grandi” in poche pagine, raccontato in modo semplice ma mai banale.
Qualcuno ti ha mai chiesto se non ti fossi posto il problema di come i bambini potessero capire (o non capire) le attese dei grandi raccontate in questo libro?

Direi di no. Non mi pongo mai troppo il problema di come i bambini accoglieranno le mie storie. Girando per saloni incontro anche molte classi e negli anni ho imparato che se da un lato i bambini sono molto conservatori, dall’altro sono anche molto aperti alle cose nuove, ai cambiamenti, a ciò che li fa pensare.

Noi adulti siamo l’opposto. Pensiamo sempre di essere molto aperti, ma non appena nella nostra routine interviene qualcosa di diverso, ci sentiamo destabilizzati.

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch Kite Edizioni
 “Io aspetto” | Kite Edizioni | 56 pagine, copertina flessibile | Circa 12 euro
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Asterisk “Casa Casina”: intervista a Manuela Mapelli
15/12/2015 Morena Forza in Illustrati / one comment

Ho conosciuto Manuela Mapelli qualche anno fa durante un workshop e mi ricordavo della sua bravura, di quanto il suo mondo e le sue idee fossero racchiusi nei suoi disegni; così, quando ho saputo che aveva pubblicato un bel libro con una casa editrice che mi piace moltissimo, l’ho contattata e abbiamo chiacchierato un po’ sui dietro le quinte di “Casa casina” il suo primo libro da autrice!

E’ un libro delicato, fresco, pieno di riflessioni per grandi e piccini. Il tema è la casa; una casa che può avere tante forme, oppure… nessuna, quando non è un luogo fisico ma uno stato d’animo.

la cover di "Casa Casina" Edizioni Corsare 2015
Casa Casina” Edizioni Corsare 2015

Prima di lasciarvi all’intervista, vi consiglio di dare un’occhiata al booktrailer davvero fantastico realizzato dai talentuosi ragazzi di RataVöloira. E’ un sogno ad occhi aperti!

Ciao Manuela, raccontami com’è nata l’idea di “Casa casina”.

Ciao Morena, in un pomeriggio di giugno, per caso, mi sono saltate in mente alcune rime che poi hanno composto la prima filastrocca che si può leggere nel libro.
Poi ci ho riflettuto un attimo e mi sono resa conto che sul tema “casa” di filastrocche avrei potuto scriverne tante… un’intera serie; mi sono fatta un po’ guidare dal mio istinto e dal bisogno di scrivere e comunicare.
A dire il vero non avrei mai pensato che mi pubblicassero anche come autrice, finché non è successo!

Casa Casina Edizioni Corsare

Casa Casina Edizioni Corsare

Quando hai capito che la tua idea poteva essere un progetto libro?

Ho capito che avrei potuto raccogliere le mie poesie in un vero e proprio progetto libro quando mi sono accorta che la risposta di bambini e adulti all’ascolto era positiva.

Lavoro da tanti anni nel sociale e spesso sperimento laboratori e letture offrendo incontri gratuiti. In questa prima fase ho capito anche che il tema “Casa” è molto sentito in questo periodo storico, anche dai bambini.

Che tecnica hai usato per le illustrazioni?

Ho creato una trentina di timbri incidendo e ritagliando fogli di Adigraf. Poi ho inchiostrato e stampato le case-timbro su fogli bianchi, ho scansionato il tutto e colorato alcune parti in digitale.

Edizioni Corsare Casa Casina

 

Quanto tempo è passato per la sua lavorazione, tra la presentazione a Edizioni Corsare alla Children’s book fair di Bologna e la sua pubblicazione?

Ho presentato il progetto a Edizioni Corsare durante la fiera di Bologna 2015 e il libro è arrivato nelle librerie nel mese di Novembre.

Qual è la cosa che ti è rimasta più impressa durante la lavorazione di Casa Casina?

Di sicuro la parte più interessante e divertente è stata la fase di ricerca/sperimentazione legata alla realizzazione dei timbri.

Casa Casina Edizioni Corsare

Quanto c’è del tuo vissuto nell’impronta che hai dato a questo libro?

Credo che nel libro ci sia molto del mio vissuto ma ancora di più del vissuto di bimbi e famiglie che ho incontrato durante la realizzazione del libro e che mi hanno aiutato a riflettere sul tema della casa e del diritto alla casa.

Bambini sotto sfratto, anche molto piccoli che con estrema semplicità mi hanno raccontato quanto è importante per crescere avere un tetto sopra la testa, spiegandomi che la casa non è fatta solo dalle mura che la compongono. La casa è soprattutto riparo, affetto, protezione.

Proprio l’altro giorno durante una presentazione un bambino mi ha fatto notare che una casa, vuota, senza persone non si può definire una vera e propria casa…ma solo un edificio.

Casa Casina Edizioni Corsare

A chi consigli “Casa casina”?

A grandi e bambini senza distinzione!

Manuela Mapelli è nata a Milano ma da una decina di anni vive a Cesena.
Si è diplomata al liceo artistico e ha proseguito gli studi in Accademia per diventare scenografa. Al terzo anno ha abbandonato l’Accademia e Milano per frequentare un corso di formazione per burattinai a Cervia.
Dopo due anni molto intensi di studi sul teatro di figura ha iniziato a lavorare come burattinaia in giro per l’Italia. Con l’arrivo del suo bambino si è fermata, buttandosi poi nel mondo dell’illustrazione e dell’editoria.

La pagina Facebook di Manuela

Una piccola nota:

Making an impression
Se siete curiosi di provare il disegno con i timbri, vi consiglio un libro davvero meraviglioso che ho acquistato l’anno scorso. Eccolo qui. E’ in inglese, corredato da fotografie dettagliatissime e piccoli grandi spunti di ispirazione.

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Asterisk Libri: “Il nemico” di Davide Calì, illustrato da Serge Bloch
19/11/2015 Morena Forza in Illustrati / No comments

Mi ero ripromessa di riempire per bene gli scaffali virtuali della libreria di RDD, che trovate qui e che in occasione del Natale finalmente rimpinzerò come si deve.

Non credevo che avrei cominciato con un libro illustrato, e invece ho finito col metterne in lista tre; ma procediamo un poco per volta.

Ci sono molti blog che recensiscono libri illustrati, negli ultimi anni, perciò pensavo di non occuparmene proprio. Ma poi mi sono detta: perché no? In fondo occupano una fetta enorme della mia libreria (per niente virtuale, anzi molto ingombrante!) e tanti sono ben fatti, adatti per grandi e piccini.

Il nemico, Davide Calì

Un tema praticamente senza tempo, quello della guerra; ma sicuramente le domande scaturite dagli avvenimenti di Beirut e Parigi mi hanno convinta a iniziare la libreria da “Il nemico“, scritto da Davide Calì e illustrato da Serge Bloch. In Italia è edito da Terre di Mezzo.

Il nemico

 

Chi è Il nemico? Cosa fa, perché gli piace uccidere e distruggere? 
Com’è fatto, che faccia ha? Sarà come dice il manuale? Il soldato protagonista, sotto le stelle, se lo chiede e decide di scoprirlo. Chi troverà, nascosto nel suo buco? 

Il nemico

Il nemico

Con una sensibilità rara, autore e illustratore hanno confezionato un libro profondamente bello.
I libri sulla guerra (o meglio dire contro la guerra) li ho trovati a volte melensi, scontati, se non addirittura banali e quindi di poco mordente; credo che questo invece sia il mio preferito, perché non si limita ad esplorare le dinamiche della guerra, ma in un certo senso anche quelle legate alla semplice natura umana.

Una guerra non solo di trincea quindi, ma anche di tutti i giorni da persona a persona. Fatta di dubbi, di insicurezze, di gesti e pregiudizi. Come se non bastasse, qualche volta questi ultimi non sono neppure troppo spontanei, guidati da voleri superiori ed assorbiti senza porsi troppe domande in merito.

Le illustrazioni di Serge Bloch sono un po’ fotografiche, un po’ al tratto, come se realtà e finzione si sovrapponessero. E non accade così con numerose forme di guerra?
Il ritmo narrativo è calmo, coinvolgente, affabulatore; lascia tutto lo spazio per una lettura riflessiva anche se sempre molto fresca e piacevole.

Lo consiglio perché: 

  • E’ una lettura bella da avere per la propria libreria, da sfogliare per riflettere e riconoscersi (sì, avete capito bene!).
  • E’ un libro adatto a bambini di qualunque sesso, forma, colore, religione. Un libro che appartiene a tutti.
  • E’ un libro bello con cui crescere: i livelli di lettura sono più di uno e nel tempo vengono assorbiti diversamente.
  • E’ un bel libro da regalare! A chiunque. Tranne a chi vuole la guerra.

Terre di Mezzo ha distribuito due edizioni di questa “favola contro la guerra”

Il nemico - copertina rigida (2014) Il nemico (copertina flessibile, 2015)
Copertina rigida (2014) circa 14 Euro Copertina flessibile (2015) Euro 8,50

 

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Asterisk Polline – Una storia d’amore. Intervista agli autori
18/12/2013 Morena Forza in Illustrati / No comments

L’anno scorso alla Children Book Fair camminavo per la mostra dei selezionati.
Aspettavo che alcuni amici e colleghi arrivassero e nessuna delle tavole esposte riusciva a catturare appieno la mia attenzione, finché non venni abbagliata da alcune illustrazioni molto oniriche e intense.

Erano quelle di Monica Barengo, del suo progetto “Metamorfosi“.
Ne rimasi talmente affascinata che scrissi il suo nome e, una volta a casa, la cercai per poter vedere altri suoi lavori.
E non mi deluse; infatti da allora seguo assiduamente ciò che fa e sa sempre stupirmi nonostante sia giovanissima.

All’uscita di “Polline” scritto da Davide Calì, edito da Kite Edizioni e illustrato proprio da Monica Barengo, mi sono precipitata a ordinare l’albo in libreria.

Ogni volta che apro il volume riesce a stregarmi e far volare i miei pensieri e non potrei chiedere di più a un albo illustrato.

Così ho deciso di intervistare sia l’autore Davide Calì sia Monica Barengo che l’ha squisitamente illustrato.
Volevo saperne di più!

Buona lettura e grazie agli autori per la disponibilità e la cura che hanno messo nel rispondere alle mie domande. :)
Davide Calì
Diversamente da Che cos’è l’amore?, Polline ci parla di una visione più delicata e introspettiva di questo argomento fuori dal tempo. L’hai pensato volutamente così per riflettere su una delle tante facce di questo sentimento oppure è venuto spontaneamente così malinconico e sospeso?
A dirti la verità non penso mai a cosa voglio dire, quando scrivo. Semplicemente mi viene in mente una storia. Poi ovviamente, in seconda battuta penso a dargli una forma e al modo di venderla. Ma ultimamente ti confesso, lo faccio sempre meno. Una volta studiavo il catalogo degli editori, cercavo di capire cosa gli piacesse.
Ora scrivo le mie cose, poi le mando in giro.
“Il profumo del loro polline divenne il profumo dei suoi risvegli.”
Mi ha molto colpita questa frase; quando ho comprato il libro è stata la prima a catturarmi e l’ho riletta più volte. Perchè un fiore è spesso simbolo d’amore, ma il profumo ne è la parte meno tangibile e più effimera. Una bella metafora che crea più livelli di lettura.
Hai pensato Polline per un certo target di età e sesso o l’hai scritto senza porti i problema?
Ho smesso da tanto tempo di pensare al target, è un’altra cosa che facevo una volta. In generale non ho mai pensato ai bambini, scrivendo le mie storie. Non ho bambini e nessun bambino legge nulla di mio in anteprima.
Di base scrivo per me, almeno in principio. 
In passato mentre scrivevo mi ponevo il problema della fascia d’età, ma poi ho smesso. Penso che sia un problema dell’editore pensarci, così io non me ne interesso più. 
Facendo molti saloni so che il target di età è importante: genitori e insegnanti vengono spesso chiedendomi un libro per un’età specifica, ma io non so mai cosa rispondere: faccio anche molti incontri con le classi e in ogni classe vedo bambini della stesa età, ma molto diversi. Alcuni leggono molto, altri poco. Alcuni leggono fumetti, altri libri di animali. Quando mi chiedono un libro per gli 8 anni, io rispondo con altre domande: gli piacciono gli insetti? Ha paura del buio? Gli piace il formaggio?
Quanto a Polline, ho capito subito che anche se io lo vedevo illustrato, sarebbe stato difficile venderlo come libro per bambini, che è ancora l’unica, o quasi, forma di illustrato in commercio.
Lo avevo anche detto a Monica quando le ho proposto il progetto: non avevo un contratto e non sapevo se qualcuno lo avrebbe mai comprato.
Poi è andata a finire che dopo che Monica ha fatto lo storyboard il primo editore che lo ha visto, Kite, lo ha preso subito.
Qualcuno usa dire che “Se è finito, non era amore.” 
Invece l’amore può finire come tutte le cose e così i fiori seccano anche se un tempo risplendevano e profumavano nel loro candore. E la protagonista non se ne fa una ragione. Pensi che sia un modo di vivere l’amore più femminile che maschile?
Quando l’amore se ne va credo che farsene una ragione sia difficile per tutti. Uomini e donne possono avere aspettative diverse, ma la perdita lascia un vuoto che richiede tempo per essere riempito.
Quanto alla prima frase: penso che un grande amore possa anche durare poco, oppure durare e finire dopo un po’, magari ricominciare, oppure no.
Io credo nell’amore eterno, credo che per alcuni esista, ma non credo che sia l’unico possibile. Credo anche nell’amore a prima vista e nelle coppie che stanno insieme fin dal liceo: credo a tutto, perché a qualcuno è successo, quindi nulla è impossibile.
In generale penso che abbiamo questa aspettativa di eternità, dell’amore, dell’amicizia, di tutto, che certe volte ci impedisce di vivere giorno per giorno. Alle volte ho la sensazione che viviamo come se dovessimo raggiungere un certo punteggio, come se la cosa importante sia arrivare da qualche parte, e ci dimentichiamo di guardare il paesaggio mentre andiamo. 
Chi ha pensato ai disegni delicati ed eleganti di Monica Barengo per Polline?
Ho scelto io Monica. Prima o poi smetterò di raccontare il nostro incontro, ma è andata così: due anni fa sono stato nella commissione di esame dello IED di Torino. Mi hanno chiamato come membro esterno, insieme ad altri professionisti, per esaminare i progetti degli allievi del terzo anno.
Monica era la più brava. A me sembra di aver aspettato due giorni per chiamarla, ma come sai le donne hanno più memoria e lei sostiene che l’ho chiamata il giorno dopo.

 

Quella creata dalle tue parole e dai disegni di Monica è un’atmosfera sospesa e silenziosa, malinconica e a tratti un po’ amara, per questo Polline mi ricorda un po’ alcuni corti di animazione russa o polacca e così mi sono chiesta: hai mai pensato di animare una tua storia in un corto di questo tipo?
Sì, mi piacerebbe, ma non mi metterei a disegnare fotogramma per fotogramma: sono troppo pigro.
Avevo diversi progetti di cortometraggi da parte, poi per diversi motivi non se n’è fatto nulla.

Al momento è appena uscita un’animazione del mio libro Moi, j’attends (Io aspetto), ecco il videotrailer:

che accompagna l’APP, ma io non ho dato nessun contributo.
Sto lavorando per portare su grande schermo in USA un mio libro, ma ci vorrà del tempo, sempre che parta il progetto. Come sai i tempi del cinema sono piuttosto lunghi.
In Francia si parla anche di una possibile serie animata tratta da una mia serie a fumetti, ma anche lì, i tempi sono piuttosto lunghi. In  generale oltre che vedere animati i miei libri mi piacerebbe girare qualche corto, sia animato che dal vero. Ho molti soggetti da parte, ma non ho ancora trovato qualcuno interessato alla produzione.
Chi ha deciso di gestire le immagini in monocromia?
E com’è stato gestito il lato decisionale su storyboard e disegni? 
Hai dato carta bianca a Monica, oppure ti piace che l’illustratore che disegna una tua storia segua delle tue “visioni” rispettando come ti eri immaginato ciò che avevi scritto?
Ah! Ah! Io non do mai carta bianca! Sono un rompipalle! Fatti raccontare da Monica!
Scherzi a parte mi piacevano le tavole che Monica aveva presentato per un progetto in particolare all’esame ed è così che ho visto Polline da subito. Lei poi ha fatto qualche prova colore, ma ci è piaciuta meno. Su colori, storyboard e tutto il resto abbiamo sempre lavorato a tre: io, Monica e Valentina Mai di Kite.
Hai qualche succosa anticipazione sulle prossime uscite?
Nel 2013 tra album, APP e fumetti sono uscite una dozzina di cose, quindi l’anno prossimo ne ho di meno. Tra febbraio e marzo dovrebbe essere in uscita Mamma, prima dov’ero? un mio libro con Thomas Baas per Rizzoli che, se non sbaglio ha anche comprato i diritti di I didn’t do my homework (Non ho fatto i compiti perché), il mio libro americano con Benjamin Chaud.
Poi è in uscita Bons Baisers ratés de Venise, secondo della serie (il primo era su Parigi), illustrato da Isa Banchewitz per Gulf Stream quindi Pum, Pum! illustrato da Maddalena Gerli (Zoolibri) e Vide-grenier illustrato da Marie Dorleans (Sarbacane).
Poi c’è un mio romanzo, ma non ho ancora capito quando esce.
Parlando di progetti al solito ci sono diverse cose: un ebook animato molto bello di cui parlerò tra un po’, un nuovo libro americano, un paio di romanzi brevi e altre cosette.
Con Monica la collaborazione prosegue. Sta già lavorando a un mio nuovo libro per Kite e proprio questa settimana gliene ho scritto un altro.
A dire la viertà gliene ho scritto due, perché mi aveva chiesto una storia in particolare, ma poi come capita spesso, quando ti metti a fare una cosa, te ne viene un’altra.
Monica Barengo

Ciao Monica,
questa è la tua seconda pubblicazione, ma il primo albo illustrato.
Che sensazione ti dà?


Una grande soddisfazione, non pensavo di pubblicare il mio primo albo illustrato così presto.
Pensavo di uscire da scuola e cercare qualcosa per continuare a disegnare.
Tutto fa esperienza e all’inizio mi avrebbe gratificato anche lavorare a progetti lontani dal mio mondo.
Mi spaventava solo l’idea di trovare porte chiuse, invece ho avuto la fortuna di incontrare Davide e quando mi ha proposto Polline, non potevo essere più felice.
Oltre a lavorare al mio primo libro, illustravo un testo che sembrava scritto per me.

La storia è malinconica e delicata, sicuramente però più leggera del testo della graphic novel Io so’ Carmela.
Quali scelte ti sei trovata a improntare differentemente per i due testi?

Era tutto diverso. In Carmela raccontavo una storia drammatica quasi surreale ma vera. Si denunciava la violenza sulle donne, l’inutilità delle istituzioni e l’ingiustizia nel non ricevere giustizia. Tutto era dinamico e le vignette si susseguivano come i fotogrammi di un film. Mentre in Polline raccontavo l’amore e ogni sua forma con una delicatezza unica, anche la tristezza aveva una certa poesia. Era tutto più lento, ogni pagina si riempiva di silenzi, di attese e le immagini raccontavano un tempo che si era fermato per riuscire a cogliere un’emozione. Diciamo che ho lavorato contemporaneamente a due opposti, in uno disegnavo l’amore e nell’altro lo distruggevo.

 

Pensi che richiedessero un diverso approccio?
Sì, era necessario. Lavorandoci contemporaneamente è stato difficile scindere i due progetti. Emotivamente ero coinvolta nella storia di Carmela che ammetto, mi ha cambiato anche come persona.
E’ stato un lungo lavoro psicologico nel trasporre in immagine determinate scene di violenza.
Quando ho consegnato Carmela, ho riletto Polline con più leggerezza e mi sono accorta che aveva assorbito troppa inquietudine, non necessaria.
Lo rileggevo e sentivo il testo che volava leggero e le immagini pesanti ancorate a terra.
Sono contenta di essermene accorta in tempo per rifarlo, erano necessari dei momenti di leggerezza e respiro.

Spicca molto il tuo tratteggio nelle illustrazioni di “Polline”, uno stile personalissimo e inconfondibile. 
Chi ha influenzato di più il tuo modo di trattare l’immagine?

Credo che una delle mie primissime influenze, quando ancora non pensavo di diventare un’illustratrice ma scribacchiavo e disegnavo sul mio diario, sia stato Tim Burton. Ricordo che al liceo ero rapita dalla sua caratterizzazione dei personaggi e m’ispiravo molto a quel tipo di sintesi.
Ora forse non si vede molto, ma è da lì che è iniziata la mia ricerca su un tipo di bellezza ideale, un po’ grottesca. Anche i grandi maestri mi hanno influenzato e m’influenzano ancora, in particolare Gustav Klimt, Egon Schiele, René Magritte e Paul Delvaux.
Per la tecnica, sono in continua evoluzione, ho provato un po’ di tutto, ho passato un periodo, dove stratificavo l’acrilico, grattavo il pastello a olio usavo tecniche molto materiche. Adesso mi concentro sul segno, che ho iniziato a valorizzare per caso lavorando a Polline.
Valentina Mai l’editore di Kite edizioni aveva visto le mie matite dello storyboard e le erano piaciute tantissimo e non trovava la stessa emozione nelle prove colore con l’acrilico.
E’ stata lei a chiedermi di realizzare Polline a matita, all’inizio ero un po’ scettica, mi sembrava che non fosse abbastanza, poi mi sono ricreduta. Ho così scoperto un segno che non pensavo di avere.

Altri autori che stimi?
Stimo tantissimi Illustratori ognuno per un motivo diverso, sono circondata da talenti che mi ricoprono d’immagini meravigliose. M’impongo di dirne tre, quelli che mi hanno segnato di più: Maurizio Quarello, prima di incontrare lui, non conoscevo nessun altro illustratore (sorrido), ricordo che quando è venuto nel mio liceo a parlare d’illustrazione, mi ha aperto un mondo e un mestiere perché prima di quell’incontro non avevo mai pensato di diventare un’illustratrice.
Joanna Concejo, mi piacciono le sue associazioni surreali, i giochi d’immagine, il suo disegno classico ma leggero e la poesia che trasmette ogni sua illustrazione.
E Violeta Lopiz, adoro il modo in cui mette in relazione testo e immagine, una sintesi unica, delicata, originale e di forte impatto emotivo.
Il suo libro I Pani d’oro della vecchina edito da Topipittori mi è rimasto nel cuore.


Qual’è stata la fase di lavoro che ti è piaciuta di più? 

C’è né più di una, la parte che mi piace di più è la prima lettura del testo, quando la mia mente inizia a immaginare, si creano immagini bellissime, colori e profumi prendono forma. Poi c’è la parte dello storyboard che spezza questa magia. Inizia così una parte del lavoro intensa, dove passo ore seduta a pensare. Sono al tavolo da lavoro, ma con la testa sono ovunque, faccio viaggi incredibili e salti temporali per cogliere emozioni viste o vissute.

“Polline” dimostra che un albo illustrato quasi senza colori può essere leggero come una brezza e poetico.
Ma ci sono molte altre tue tavole con questo schema cromatico.
Come mai la scelta ricade su questo tipo di gestione del colore? Ci sono motivi particolari?

Il monocromatico è come un filtro della memoria, mi trasmette delle emozioni intense ma delicate. Mi aiuta a raccontare qualcosa che ha un sapore antico, vissuto e comunica con un linguaggio a me molto caro, quello del ricordo.

Alcune tue illustrazioni, comprese quelle in “Polline” richiamano un po’ alcune foto d’epoca.
Ti piacciono? 


Si amo le foto d’epoca e tutto quello che ha il sapore di un tempo passato.


Ti sei ispirata a una figura femminile in particolare per la protagonista di “Polline”?
No, Polline è una donnina delicata che ho pescato in una mia estetica ideale.

Cos’è che fai più fatica a disegnare?

Faccio fatica a disegnare quello che vedo per quello che è, tendo sempre a metterci del mio.

E in “Polline” cos’hai fatto più fatica a fare?

Il profumo del polline, volevo sentirlo anch’io quel profumo sfogliando il libro.

Ed ora, una di quelle domande che spesso i discografici si divertono a fare: se dovessi fare qualcosa fuori da ciò che hai sperimentato fino ad ora, a cosa ti piacerebbe lavorare?

Vorrei approfondire di più il mondo del fumetto o della Graphic Novel, che ultimamente mi interessa sempre di più e magari fare qualche progetto tutto mio di testo e immagini. Mi piacerebbe anche lavorare con i bambini, organizzare dei laboratori d’illustrazione farli riflettere sul rapporto testo immagine e avvicinarli al libro, così che possano già in tenera età diventare lettori consapevoli.

 

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Asterisk “Perchè essere un anticonformista come tutti gli altri?” Il libro (vintage e irriverente) di Elissa Jane Karg
08/11/2013 Morena Forza in Creatività / 6 responses
“Perchè essere un anticonformista come tutti gli altri?” Questa era la didascalia di una vignetta di James Thurber pubblicata su un numero del New Yorker nel 1958.
Dieci anni più tardi, quando questa domanda era divenuta davvero un tema scottante, l’allora sedicenne Elissa Jane Karg scriveva e illustrava “How to be a Noncoformist” (“Come essere un anticonformista”) e possiamo dire che nel 2013 la sua opera resta una lettura più attuale che mai.
Fa ancora sorridere e riflettere.
Cos’è in fondo l’anticonformismo?
Pensare diversamente? Agire diversamente? Vestire diversamente?

E non è forse l’anticonformismo una tematica legata a doppio filo con la creatività e l’essere “artista”?
Mi sono trovata a riflettere su quanto certi comportamenti “da artista” o anche solo più genericamente “da creativo” possano essere veri o studiati quasi a tavolino.
Esempi:
Il creativo porta un paio di occhiali color arancio o verde acido o molto rettangolari o rotondi.
Il creativo porta cravatte inguardabili per la maggior parte della popolazione oppure il farfallino.
Il creativo mangia macrobiotico/vegetariano/vegano/solo cucina etnica.
Il creativo deve avere i capelli tinti.
Il creativo porta lo smalto anche quando è uomo.
Il creativo è più intelligente della media, per questo ha comportamenti strani e sta agli altri capire le sue paturnie.

Queste sono solo alcune delle sciocchezze-cardine che mi trovo a sentire/leggere un po’ dappertutto.
Anche se è vero che i cliché si basano su standard realmente presenti, questi cadono troppo spesso in un’etichettatura, che ovviamente sminuisce la persona e svilisce qualunque concetto di creatività.

Ma visto che questo post non nasce per scrivere le mie riflessioni su persone dubbie che utilizzano la loro “creatività” per sembrare speciali a ogni costo al resto del mondo, preferisco riportarvi le scansionil libro di Elissa Jane Karg, che ho trovato su questo articolo.
Purtroppo, attualmente, il libro è pressoché introvabile e soprattutto è fuori produzione (non potrebbero valutare almeno una riedizione, mi chiedo?)

Vi lascio alle scansioni del libriccino, a tutta la sua dissacrante attualità; sono sicura che a distanza di quasi mezzo secolo sorriderete, come me, pensando a quanto potrebbe essere stato scritto e illustrato la scorsa settimana. L’ho tradotto nelle didascalie per chi non mastica l’inglese.

 

“Come essere un anticonformista” di Elissa Jane Karg
“Tutti vogliono essere “in” al giorno d’oggi e l’unico modo di essere “in”
al giorno d’oggi è essere un anticonformista. Essere anticonformista è un’arte.
Ci sono un modo giusto e uno sbagliato di di praticare quest’arte.
“Segui questi step e potrai essere un vero anticonformista…”
“I ragazzi anticonformisti portano i capelli lunghi e le ragazze anticonformiste
li portano corti. Le frange sono così lunghe che
la probabilità che abbiano gli occhi
è discutibile.”
“Una ragazza comunque, non sarà condannata per i capelli lunghi.
Certe persone devono essere diverse.”
“Gli anticonformisti portano orecchini. (I ragazzi non più di uno.)
“Uno pseudo anticonformista può essere facilmente riconosciuto
dagli orecchini senza buco.

 

“Quando sono richieste le scarpe, gli anticonformisti indossano sandali.
Anche durante l’inverno. Un vero anticonformista preferisce i sandali alla romana,
ma non importa davvero finché avete le dita dei piedi fredde.
“Evitate i calzini. Sono il tradimento fatale dell’anticonformista fasullo.”
“Status è possedere una vecchia MG, ma se non ne possedete una
è figo a nche lamentarsi amaramente della mancanza di finanze.”
“Gli anticonformisti sono cinici e curiosamente/regolarmente negativi.”
“Gli anticonformisti sorridono solo sarcasticamente e sardonicamente.”
“Il sommo obbiettivo di un anticonformista autentico è essere socialmente inaccettabile.”

 

“Gli anticonformisti provano un particolare orgoglio nel cantare
canzoni tetre che nessuno capisce… inclusi loro stessi.”
“Gli anticonformisti collezionano zuppe in lattina di Campbell come oggetti d’Arte”
(Campbell’s è un marchio famoso in USA per prodotti in scatola)
“Gli anticonformisti protestano… per tutto.”
“Esibire i tuoi quadri alla mostra del paese è prestigioso. E’ ancora pi di prestigio
se non ne vendi nessuno perché nessuno li capisce.”
“Tutti gli anticonformisti si considerano artisti. Il realismo è assolutamente out.
Più è astratto un quadro meglio è.”
“Gli spiccioli sono particolarmente efficienti se nessuno ti assumerà
perché hai i capelli troppo lunghi.”
“L’uniforme di un ragazzo anticonformista consiste in pantaloni stretti,
una camicia floreale e giacca, e qualunque cravatta che stoni.”
“Ed ecco fatto. Seguite questi step e potrete essere dei veri anticonformisti…”
“Come chiunque altro.”
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Asterisk L’ultima spiaggia
24/03/2012 Morena Forza in Creatività / 4 responses

Tornata  dalla Children Book Fair sono ripartita più carica che mai.
Oggi, in un assolato pomeriggio milanese, passavo da un libro ad un altro nel settore infanzia di un’antica biblioteca comunale, e mi sono trovata per le mani “L’ultima spiaggia” di J.Patrick Lewis. Ve ne riporto solo uno stralcio, la prima parte, consigliandovi caldamente l’acquisto di questo libro, che è un piccolo gioiello.

Le illustrazioni di  Roberto Innocenti sono poesia su carta, qui più che mai, e le parole vivaci dell’autore, profonde, nitide, sanno toccare dentro.

Un pigro, grigio pomeriggio, mentre
annoiato ciondolavo qua e là, la mia
immaginazione, seccata di non essere presa
sul serio, si prese una vacanza
e non tornò mai più.
Avevo perso quello che il poeta
Wordsworth chiamava il mio “Occhio
interiore”. Perso, o semplicemente lasciato
chissà dove, da qualche parte in giro
per il mondo.
Che ne sarebbe stato di me, un artista?
Come avrei potuto continuare a lavorare,
a dipingere, a vivere?
Provai ad appigliarmi ai miei pochi ricordi,
ma non erano abbastanza. I ricordi sono un
vecchio cappello, amico mio,
l’immaginazione è un paio di scarpe nuove.
E se hai perso le scarpe, cos’altro puoi fare
se non andare a cercarle?

da “L’ultima spiaggia
J. Patrick Lewis
Illustrato da Roberto Innocenti
(La Margherita Edizioni)

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