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Asterisk Non aprite quel portfolio – Gli errori più frequenti
07/02/2018 Morena Forza in Guide e Tutorial / No comments
portfolio illustrazione

Illustrazioni di Justin Tran

Halloween è lontano…

Ma ci sono cose che fanno paura tutto l’anno. Come l’invio di un portfolio pieno di errori!

Ne riconosci qualcuno in questo elenco? Sbagliando si impara. :-)
Se guardo i miei vecchi portfolio (che ho conservato come monito) mi accorgo di come fossero meno efficaci di quelli che preparo negli ultimi anni.

E’ normale. L’importante è correre ai ripari!
Gli errori possono riguardare due elementi in particolare.

Il contenuto del portfolio

Sono quelli che hanno a che fare proprio con le immagini che abbiamo scelto.

  • Inviare il proprio materiale a tutti, indistintamente. Non conoscere il catalogo del destinatario (e pensare che non si noti). Sparare nel mucchio non solo non funziona, ma è anche poco educato.
  • Un portfolio sopra le 20 immagini è un big no-no. Nessuno arriverà alla fine. Ho visto coi miei occhi la quantità di email giornaliere che ricevono art director e agenzie. Farebbe impallidire Dracula all’Equatore. Ti rassicuro: chi sta cercando nuovi artisti approfondisce sempre siti e account social di un portfolio che l’ha colpito.
  • Già che ci siamo, attenzione anche al peso eccessivo dei file inviati.
  • Ricevere immagini a grandezza francobollo farebbe salire la frustrazione anche al Dalai Lama. Lo so, non vuoi che le tue tavole vengano utilizzate senza il tuo consenso, ma non esagerare. Devono essere leggibili e dare delle informazioni a chi le guarda. Ecco due immagini di misura ragionevole: verticale e orizzontale.
  • Tavole in risoluzione troppo bassa, (quelle in cui si vedono i dettagli sgranati) sono da evitare. In questo articolo avevo scritto come funzionano formati e risoluzioni.
  • Inserire lavori troppo vecchi. Non usi più quella tecnica, hai cambiato stile, o sei migliorato in maniera esponenziale da quando hai fatto certe illustrazioni? E’ il momento di eliminarle. Non rischiare che alcune tavole abbassino la qualità generale del portfolio o che possano chiederti cose di cui non vuoi più occuparti.
  • File con nomi generici. Se invii un PDF chiamalo col tuo nome e cognome e con l’anno corrente. Lo stesso se stai inviando immagini sfuse in allegato:nomecognomenumero.jpg. Nella cartella del destinatario, sono già presenti decine o centinaia di portfolio che si chiamano portfolio.pdf o IMG03.jpg.
  • Due cose sono infinite: l’universo e la bruttezza dei watermark. Lo so cosa stai pensando: “Ma poi stampano 200 cartoline con le mie immagini e non me le pagano!” Non succederà, anche perché invierai file in formato web e non per la stampa (quindi non sopra i 72 dpi, con cui si può fare poco e nulla). Il watermark è obsoleto e pretenzioso. Ma soprattutto, è fuori luogo quando si contatta un potenziale cliente, perché grida questo: “Senti, io non mi fido di te, quindi ecco le mie immagini tutte coperte da una filigrana enorme che non ti permetterà di rubare il mio lavoro. Detto questo, lavoriamo insieme?”

Leggi i migliori manuali per illustratori

Qui ho raccolto i miei preferiti e ti racconto perché per me sono stati preziosi.

La forma o la presentazione

Il tuo portfolio non ha niente che non va. Ma il modo in cui lo presenti fa la differenza.

portfolio illustratore
  • E’ lei, che paura! L’email che arriva vuota in casella (e magari pure senza oggetto). La chiamerei “Il silenzio degli innocenti”. Un allegato misterioso fa capolino laggiù, ma non ci sono due righe di presentazione, una spiegazione, ma che dico! Non c’è nemmeno un “Buongiorno” o un “Grazie”. Sei di fretta e non hai tempo di scrivere? Fatti vivo in un momento più libero. Abbiamo tutti da fare, ma siamo persone, dietro allo schermo.
  • Invii il portfolio e ti lasci prendere la mano; e così l’email racconta la storia della tua vita.
    Lascia parlare il portfolio, dopo una breve presentazione (ho detto breve!). In fondo, il protagonista dovrebbe essere lui!
  • Hai poco tempo e così invii la famigerata email a tappeto. E’ quella scritta uguale per tutti coloro che la riceveranno. Magari anche con i destinatari in chiaro, per fare l’en plein? Ullalà! No, davvero. Non si fa.
  • Ossessione. Inviare il proprio portfolio una volta al mese alla stessa redazione.
    Due o tre volte l’anno può andar bene (e senza Risp. in calce, per carità!) ma non diventare l’incubo di un art director.
  • L’inglese maccheronico.
    Metti via quel traduttore online e nessuno si farà male.
    D’accordo, non devi prendere il tè con la Regina Elisabetta, ma se come una mia ex compagna scrivi “I have bed” per dire che hai letto qualcosa, considera l’idea di un mini corso di inglese prima di tuffarti a pesce nel mercato straniero. Shish!
  • L’enigmista. Chiamo così quell’email che non contiene un allegato ma apre delle finestre per ottenerlo. “Clicca qui! Bene, e ora clicca qui! Ci siamo quasi… Clicca qua! Adesso inserisci la password che ti è stata inviata in un’email separata. Quasi fatto! Somma le ultime tre cifre di questo codice alla data di incoronazione di Carlo Magno e scarica il file.”
    … Saw, sei tu?
Nel dubbio, segui le linee guida

Soprattutto gli editori, a volte richiedono formati particolari, non ricevono allegati in casella e vogliono solo il link al portfolio online; altri ancora accettano solo l’invio cartaceo o del CD.
Vai sul sicuro e leggi sempre le linee guida messe a disposizione sui loro siti.

Vuoi saperne di più? Scopri altri consigli

Partecipa al workshop “Il sogno e il mestiere” con me e Ilaria Urbinati e vieni a conoscere il disegno come professione. Esplora il programma completo, oppure leggi cosa raccontano alcuni illustratori dopo aver partecipato.

Prossima tappa: da definirsi per il 2018

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Asterisk Quali sono i limiti dei social per noi disegnatori?
17/12/2017 Morena Forza in Professione Disegno / No comments

Foto: Installazione artistica di Jean Jullien 

Ci possono aiutare a creare nuovi legami e collaborazioni, e anche a farci trovare da chi ci interessa: sono i social, inutilmente demonizzati o eccessivamente esaltati da disegnatori e altri addetti ai lavori.

Ecco perché, per avviare o far progredire una professione artistica, è meglio avere un sito e non puntare troppo sui social.

  1. I social non sono nostri, e quindi non sono “stabili”.
    Non dimentichiamo che sono piattaforme che
    ci ospitano. Di conseguenza, il modo in cui i contenuti vengono catalogati, visualizzati, promossi e valorizzati, è deciso dalle policy di ogni singolo social, non da noi.
    Cambiano gli algoritmi che regolano i feed (e quindi ciò che vediamo e riusciamo a far vedere al pubblico), ma ciò che è peggio è che i social possono sparire perché caduti in disuso e, a quel punto, si perde tutto il seguito che si era venuto a creare. Pensiamo a MySpace, per esempio, o al flop di G+. Esistono, ma sono irrilevanti.
  2. Non si può decidere della qualità dell’immagine. In particolar modo per Facebook, che penalizza la risoluzione (molte immagini appaiono sgranate o comunque di qualità inferiore una volta caricate) e su Instagram, dove il formato è vincolato.
    Un po’ meglio Pinterest, che non rovina le immagini caricate.
  3. Non è possibile strutturare la navigazione delle immagini. D’accordo, su Facebook possiamo creare degli album, ma non è certo come poter avere delle categorie su un sito. Tutto è meno intuitivo, ed è normale: in fondo, Facebook è pensato per condividere le fotografie del barbecue di Ferragosto con gli amici, non per proporre un portfolio. :-)
    Instagram è a sua volta piuttosto limitato, perché non possiamo creare album o cartelle ma solo post oppure slide di immagini (una novità implementata di recente).
    Anche da questo punto di vista, comunque, Pinterest è più utile (tanto vero che lo utilizzano le agenzie di illustrazione per lo scouting, cioè per trovare nuovi illustratori da rappresentare).
  4.  Non sono professionali. Se stiamo cercando di proporci come professionisti, l’ultima cosa che può venirci in mente di fare è sottoporre un portfolio su Facebook o su Instagram.
    Piattaforme utilissime per la comunicazione e per farsi trovare, ma non per creare un contatto diretto con un potenziale cliente.
    Tuttalpiù Facebook, Instagram, Pinterest e altri che probabilmente verranno nel futuro, possono rappresentare un approfondimento utile e contenere immagini che magari nel portfolio “Ufficiale” sul sito non vengono pubblicate: work in progress, dettagli, lavori personali e di ricerca, qualche spunto personale legato alla propria vita oppure al proprio percorso artistico.
    Se vi state chiedendo “Ma importa veramente a qualcuno?” la risposta è: SI.
    Art director e agenzie leggono perfino i blog e alcune didascalie, motivo per cui i social non sono inutili, ma solo da sfruttare al meglio della loro funzione.
  5. E’ facile diventare dispersivi.
    Mentre un sito va aggiornato con nuove immagini per le gallery e rimane “fisso” e immobile, le immagini sui social vengono commentate, condivise, raccolgono like e reazioni.
    Bello, ma anche facile perdere il contatto con la realtà:
    non è detto che le stars di Instagram, Youtube o di Tumblr, seguite da migliaia e migliaia di persone, lavorino davvero come fumettisti o illustratori.
    Questo è particolarmente vero per chi si occupa di sole fanart, per cui si crea un seguito di fan e non di potenziali clienti. Nulla di male, però bisogna distinguere le cose.
    Su Facebook invece si dà troppa importanza al like. A volte chi si occupa di immagine ne è ossessionato, ma la verità è che
    i like non costituiscono un’esatta cartina tornasole di quanto lavoreremo/venderemo.

I luoghi del web

Vorrei stendere una nota a proposito di dove ci si promuove sui social.
Negli ultimi due anni ho notato un’ossessiva attenzione ai Gruppi Facebook: persone che si iscrivono a 20 gruppi e iniziano a postare a raffica le proprie immagini o i propri profili e siti.

Io non voglio distruggere sogni e speranze, ma la verità è che sui Gruppi Facebook si trovano altri disegnatori che la maggior parte delle volte vogliono solo promuoversi.
Immaginiamo di trovarci in una grande piazza del mercato dove ci sono solo venditori che urlano dalle proprie bancarelle, ma praticamente nessun acquirente.

Quando postiamo un contenuto, chiediamoci se in quel posto virtuale c’è davvero qualcuno che può essere interessato. Altrimenti, in quell’ora che spendiamo a postare forsennatamente, potremmo metterci al tavolo da disegno e creare una nuova tavola, altro materiale per crescere artisticamente e professionalmente.

Una preziosa lettura

Per approfondire l’approccio ai social e all’auto-promozione, consiglio la lettura di “Semina come un artista” di Austin Kleon.
Con grazia, semplicità e un piglio molto diretto, l’autore (che ci aveva già ispirati con Ruba come un Artista) ci fa vedere come lanciare quello che facciamo, nel mondo.
Non in modo casuale, distratto o sgradevole; valorizza un approccio autentico, che non ci fa sembrare dei “venditori di pentole porta a porta” e che crea dei contenuti interessanti per la community, belli da vedere, arricchenti.

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Asterisk Come ho riorganizzato i miei pennelli in Photoshop con BrushBox
11/12/2017 Morena Forza in Disegno / 2 responses

Sono una gran pigrona, perfino quando si tratta della cosa che mi piace di più; a mia discolpa posso dire che disegnare in digitale è molto più stancante e questa è un’opinione condivisa da diversi illustratori e fumettisti.

Ho già alleggerito l’aspetto postura e affaticamento visivo qualche mese fa, cedendo all’acquisto di una CintiQ 22” da cui non tornerei più indietro (tutta un’altra vita, davvero), ma a provocarmi un costante nervosismo rimaneva la gestione dei pennelli di Photoshop.

5 cose che mi facevano sbuffare come una pentola a vapore
  • Utilizzare pennelli che si trovano in diversi set. Questo significava aprire e chiudere di continuo infiniti elenchi per prelevarne uno, cambiarlo con un altro, tornare al primo.
    Sì, in cima a tutti i fastidi del disegno digitale c’è sempre stato questo. Anche perché in genere, azioni ripetitive e perdita di tempo sono tra le cose che più odio nella vita.
  • Non poter contrassegnare i pennelli preferiti. Sì certo, nel tempo ho imparato a memoria i loro nomi, ma andavano sempre recuperati negli immensi set di cui facevano parte.
  • Dovermi appuntare di continuo i nomi dei set e dei pennelli da utilizzare per un dato progetto. Come in questa immagine:

Questo riempirmi di foglietti e post-it mi ha sempre dato l’idea di lavorare nel ’93. Mi sembrava impossibile che dagli albori di Photoshop nessuno avesse pensato alla terribile organizzazione dei pennelli!

  • Dover riportare il pennello alla misura che mi occorreva per disegnare un dato elemento.
    Questo è particolarmente vero per i pennelli che si usano al tratto: per esempio, il pennello di default di 15 punti che mi serve a 8, perciò ogni volta che dovevo riselezionarlo, ripartiva da 15.
  • Avere file .tpl e .abr separati. (Se non avete mai approfondito la differenza, vi rimando a questa utile guida che la spiega, in inglese)

Lo so, lo so, possono sembrare scemenze, ma sommate una sull’altra non sono da poco.
Lavoro su un minimo di due a un massimo di sei tavole al giorno, spesso per dieci o dodici ore al giorno (anche di più, se sto lavorando come colorista!), e tutto quello che può snellire il flusso di lavoro è benaccetto :-)

Un grande passo per l’umanità (che disegna digitale)

Settimana scorsa mi sono decisa a lasciare il mio ormai fidato Photoshop CS6 per approdare (con grande gioia, devo dire!) a Photoshop CC e mi sono procurata BrushBox, un plugin che permette di creare e gestire in piena libertà le librerie di pennelli.
Dopo anni di bigliettini e annotazioni era un sogno che diventava realtà!

Ecco alcune funzioni di BrushBox che mi piacciono particolarmente:

  • Poter raggruppare i pennelli di uno stesso progetto. Diciamo di stare lavorando a quattro progetti in contemporanea nello stesso periodo, e che ognuno preveda pennelli diversi: poter creare delle raccolte apposite per ognuno è una manna dal cielo.
  • Poter organizzare delle librerie tematiche.
    Questo significa poter raccogliere i pennelli per medium, per effetto, per funzione.
    Io ho messo insieme i pennelli secchi per esempio, quelli che imitano le matite a parte, quelli più morbidi come le guache… Ma ho anche raccolto le mie gomme preferite!
  • E a proposito di preferiti, questa funzione è prevista da BrushBox. Si può mettere una stellina dorata sui pennelli più amati e richiamarli poi a parte cliccando sull’icona specifica.
  • I pennelli possono essere rinominati. Non solo i set, anche il singolo pennello. Va bene, siamo tutti d’accordo sul fatto che UltraSketch 24 o SexySumi potrebbero essere nomi più cool, ma vogliamo mettere quanto è più evocativo “Matita ruvida” o “Modulato tipo china”?
    Se sto cercando un pennello basandomi sul tipo di effetto che sto cercando, l’ultima cosa che voglio è dovermi ricordare il nome tamarro o peggio numerico (e a volte lunghissimo) che gli ha dato il suo autore. Senza offesa per nessuno: sono grata a voi creatori di pennelli! :-)
  • Poter snellire i set, cancellando i pennelli che non usiamo mai o che proprio non ci piacciono. Questo alleggerisce parecchio il caricamento dei set e ci permette di tenere solo i pennelli che effettivamente utilizziamo. L’arte del decluttering è sempre la benvenuta, nella mia vita, in ogni sua forma!
  • Funzione ricerca: ebbene sì, anche se BrushBox ci dà la possibilità di semplificare di gran lunga le librerie, può darsi che non ci venga in mente dove abbiamo messo un dato pennello, soprattutto se abbiamo creato numerose raccolte. In quel caso basta compilare il campo di ricerca che il plugin ci mette a disposizione.
  • Salvataggio di set personali. Diciamo che abbiamo creato la libreria “Matite e carboncini” sotto la quale abbiamo riunito pennelli creati da diversi autori o provenienti da set differenti. Ci basta salvare il set “Matite e Carboncini”. Wow.
  • Poter salvare le impostazioni e le varianti di un pennello. Facciamo finta che quel favoloso pennello di misura 15 ci serva a misura 8 per tutto il progetto di cui ci stiamo occupando: basta salvare una variante che rimanga fissa a misura 8, evitando così di ridimensionarlo di continuo.
    In questo caso, BrushBox fa apparire un’icona sul nuovo pennello “ridotto” o ingrandito per ricordarci che non è l’originale ma la nostra variante.
  • Tutte le nostre raccolte possono avere un colore diverso o perfino un font personalizzato o un’immagine di sfondo.
    Oltre ad essere esteticamente gratificante, col passare dei giorni e delle settimane il cervello registra gli abbinamenti cromatici e potremo così aprire le raccolte senza neppure leggerne il nome.
  • Tutte queste ricche funzioni ed impostazioni possono essere esportate. Così, se lavoriamo su due computer diversi, non c’è bisogno che ricreiamo tutte le librerie e le preferenze. Meraviglioso, no?

Non male, vero? Sono 15 dollari che valgono decisamente l’acquisto.  E no, questo non è un post sponsorizzato. :-)

Qualche precisazione

  • Negli scorsi giorni è stata rilasciata la versione di BrushBox per Photoshop CS6 (che ormai è un programma vecchio e che non avrà altri aggiornamenti); ad ogni modo, consiglio di leggere attentamente quali sono le versioni che supportano il plugin. Se la vostra versione di PS non c’è in elenco, il plugin non funzionerà.
  • Leggete con attenzione le due mini-guide che l’autore del plugin ha accluso al download. Prima di installare BrushBox e anche dopo per usarlo al meglio, c’è qualche indicazione di cui tener conto.
  • Nella versione CC 2018 di Photoshop, rilasciata meno di due mesi fa, è stata (direi finalmente?) integrata la gestione pennelli simile a quella di BrushBox. Tuttavia per installarla ci vogliono dei requisiti tecnici di un certo tipo. Se non volete/potete installare CC 2018, sappiate che BrushBox fa comunque un egregio lavoro.
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Asterisk Come migliorare i disegni dopo la scansione
28/08/2017 Morena Forza in Disegno / 2 responses

Avete mai notato come a volte un disegno dal vivo renda benissimo, ma dopo essere stato scansito abbia perso tutta la sua forza? Quando succede, è molto frustrante.

Lo scanner infatti, può sfalsare la resa finale ed è di fondamentale importanza riuscire a recuperare il nostro disegno così come lo vediamo fuori dallo schermo.
Come? Con la tecnica digitale!

Photoshop può aiutarci anche se abbiamo cambiato idea su un particolare cromatico o perché no, di struttura; o magari perché c’è una macchiolina o un segno di matita involontario che non possiamo lasciare lì.

In questa ottica, la post produzione digitale è uno strumento prezioso e irrinunciabile.

Per farvi un esempio ho usato uno dei miei semplici acquerellini veloci su fondo bianco, che ci permette di vedere all’opera Photoshop nel migliorare un disegno tradizionale. Nella scansione è stato molto penalizzato, diventando opaco; per giunta, prima di scansionarlo l’ho anche sporcato accidentalmente con un altro disegno.
Insomma,ce le aveva un po’ tutte, ma proprio per questo era perfetto allo scopo, no? :-)

Fase 1 - Isoliamo il disegno

Per creare un nuovo file in cui modificare il nostro disegno, selezioniamo con lo strumento Lazo tutto quello che ci interessa, poi lo copiamo, o dal menù “Modifica – Copia” oppure tramite il comando da tastiera Ctrl+C.

Creiamo un nuovo file a fondo bianco con le giuste misure e risoluzione, poi incolliamo il disegno in questa nuova area, o dal menù “Modifica – Incolla” oppure tramite comando da tastiera Ctrl+V.

Come da immagine, dobbiamo avere due livelli: uno con fondo bianco e l’altro che contiene unicamente il disegno.

Fase 2 - Una nuova brillantezza

A questo punto siamo pronti ad affrontare la parte forse più importante della post produzione di un disegno tradizionale digitalizzato: i chiari e gli scuri.

Come dicevo prima, a volte gli scanner (anche quelli di buona qualità) non tirano fuori il meglio dei nostri disegni, perché per permettere l’acquisizione dell’immagine, viene proiettata una luce fortissima sulla superficie del foglio, che quindi risulta più chiaro e a contrasto quasi nullo.
Questo succede soprattutto scansionando acquarelli e pastelli acquerellabili, ma anche se usiamo le matite in maniera molto delicata sul foglio.

Selezioniamo allora lo strumento Valori Tonali, che troviamo nel menù Immagine – Regolazioni.

  • Dal pannello dei Valori Tonali, eleviamo per prima cosa i bianchi, con la levetta a destra, spostandola poco a poco verso sinistra, finché il grigiastro della grana della carta non scompare, ma senza esagerare di modo che non svaniscano anche parti del disegno.
  • Proseguiamo allo stesso modo coi mezzitoni, rappresentati dalla leva nel centro, cercando di capire se ci conviene tirarla più a destra o più a sinistra. A seconda del disegno, faremo scelte diverse.
  • I neri (o scuri) sono rappresentati dalla leva a sinistra, che va spostata verso destra per accentuare le forme e i colori del nostro disegno.

Attenzione

  • Non utilizziamo la voce “Luminosità – Contrasto”, perché la precisione nel risultato non sarebbe la stessa!
  • Manteniamo sempre una visione di insieme sul disegno mentre spostiamo ogni leva.
  • Teniamo la leva premuta, trascinandola lentamente, senza cliccare “a balzi”.
Fase 3 - Macchie e pasticci? Niente paura!

Nel mio caso, da vera maldestra quale sono, avevo sporcato il disegno con la continuazione di un altro acquerello a fianco e così ora mi trovo con una riga verde sul lato destro dell’alga.

Questa fase della post produzione è delicata, perciò armiamoci di pazienza e precisione: si crea un nuovo livello chiamato “cancellatura” , per poi selezionare un pennello che riproduce delle forme ad acquarello.

Col colore bianco, lentamente e con lo zoom bene attivato, “dipingiamo” sopra quella porzione rovinata di alga.
In questo caso il pennello è utilizzato al 100% di opacità e flusso, ma può capitare di usarlo con opacità più ridotta (dal 30 al 50%) se vogliamo un effetto meno netto sulla cancellatura.

Attenzione

  • In questi casi è meglio utilizzare un pennello per “cancellare” le parti indesiderate di disegno, invece che affidarsi allo strumento Gomma. Così se lo vogliamo possiamo tornare indietro, perché tecnicamente abbiamo aggiunto un pezzo al nostro disegno (un pezzo bianco, certo) e non lo abbiamo tolto.
  • Per fare questo, non usiamo mai e poi mai i pennelli base di Photoshop, ma procuriamoci dei set adatti. I pennelli pre-impostati infatti, fanno vedere la cancellatura creando un effetto molto antiestetico, che annulla la qualità di tutto il nostro lavoro!

Ecco l’immagine “ripulita” del pezzetto in eccesso:

Fase 4 - Sistemiamo i colori

Questa fase non la affronteremo sempre ,ma solo se decideremo di enfatizzare alcune tinte all’interno del nostro disegno.
In questo caso ci verrà in soccorso lo strumento Bilanciamento colore, che ci permetterà di accendere i viola/magenta, i blu, i ciani e così via.

Giochiamo delicatamente con le leve, osservando come cambiano i colori sul nostro disegno. Quando siamo soddisfatti del risultato finale, salviamo.

Era facile, vero? :-)

Il prima e il dopo!
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Asterisk Quando e come si sceglie un agente?
20/03/2017 Morena Forza in Guide e Tutorial / 2 responses

Nell’articolo dedicato alla traduzione dei 10 consigli di Anna Goodson, abbiamo scoperto le caratteristiche di una comunicazione efficace per stringere un primo contatto con un potenziale agente.
Prima ancora, però, dovremmo avere scelto bene chi contattare. Come farlo?

Perché io ho scelto di avere un agente, anzi… due!

Al momento in cui scrivo i miei lavori sono rappresentati da due agenzie: Illustopia e Advocate Art che, per accordi contrattuali, si occupano di zone geografiche differenti.
Ho sentito l’esigenza di appoggiarmi ad un agente per poter raggiungere dei bacini di mercato quasi del tutto inaccessibili senza una figura intermediaria, primo fra tutti quello anglosassone, che è sempre stato uno dei miei obbiettivi professionali.

Una nota doverosa, prima che si scateni la caccia grossa all’agente!
Molti dei miei amici e colleghi non sono rappresentati e lavorano ugualmente bene.
Essere rappresentati, infatti, non è indispensabile per fare gli illustratori, soprattutto lavorando con clienti italiani, che anzi spesso sono refrattari all’idea di lavorare con un un intermediario fra loro e l’illustratore che hanno ingaggiato per un progetto. Per questo, in Italia lavoro sempre senza il supporto dei miei agenti.

Le mille e un’agenzia: come scegliere?
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Online si trovano intere directories di agenzie di illustrazione, c’è l’imbarazzo della scelta.
Che è anche nostra, non solo dell’agente. Insomma, non siamo solo noi a venire selezionati da un’agenzia, dovremo valutare bene chi può rappresentare il nostro lavoro.

Sei criteri per scartare o selezionare dei potenziali collaboratori:

1: Nomi e cognomi
Un agente serio ci mette la faccia. Se c’è almeno il nome completo del fondatore dell’agenzia, buon segno.
Un rapido controllo su LinkedIn potrebbe aiutarci a capire com’è organizzata l’attività.

2: Recapiti chiari
La trasparenza è tutto: verifichiamo che sul sito siano disponibili i dati commerciali dell’attività, ovvero indirizzo fisico e email, numero di telefono. Google Maps ci può anche aiutare a capire se l’indirizzo è vero o fittizio.

3: Un sito professionale
Un sito ben fatto ci dice che l’agenzia investe nella promozione degli artisti che rappresenta e che si tiene aggiornata in modo competitivo sul mercato. Viceversa, un sito antidiluviano ci dice l’esatto opposto.

4: Affinità 
Meglio accertarci che l’agenzia da contattare si occupi di settori in cui già lavoriamo o in cui desideriamo inserirci. Osserviamo se il nostro stile sarebbe adatto a quelli trattati, consultando le gallery degli artisti rappresentati.

5: Qualità dei lavori sul sito
Bisogna sempre mirare in alto: una buona agenzia (che cioè lavora tanto) deve portarci più lavoro e per farlo, rappresenterà bravi illustratori. Le gallery ci raccontano quanto un’agenzia è selettiva. Più lo è, meglio è (e non il contrario come potremmo pensare!)

6. Nessuna richiesta di soldi
Un’agenzia seria non chiederà denaro per finanziare materiale promozionale: occuparsene anche economicamente è il suo lavoro! Bisogna sempre leggere bene i contratti e se questo aspetto non viene menzionato è meglio chiedere.

Illustrazione di Mouni Feddag

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Asterisk Come proporsi ad un agente: i dieci consigli di Anna Goodson
16/03/2017 Morena Forza in Guide e Tutorial / one comment
Quante regole!

Il piglio di Anna Goodson potrà apparire duro e lapidario, ma dopo qualche anno da illustratrice per professione capisco bene le linee guida che ha stilato per spiegare come contattare un agente (e soprattutto come non farlo).

Spesso, infatti, ci dimentichiamo che dall’altra parte dello schermo sarà una persona a leggere la nostra email, soppesarla, a visionare il materiale che abbiamo inviato. E non dovrebbe succedere, sia per rispetto del suo tempo, sia perché va contro i nostri stessi interessi.

Una voce autorevole

Anna Goodson, fondatrice della Anna Goodson Illustration, lavora da più di vent’anni nel mercato dell’illustrazione e spesso dona spunti molto interessanti nei suoi post.

Per questo motivo ho deciso di tradurre per i miei studenti questi 20 punti e di condividerli anche sul blog. Scusate le eventuali imprecisioni linguistiche e alcuni tagli, ma non sono una traduttrice e ho deciso di abbreviare un po’ ;-)
Trovate qui l’articolo originale.

Dieci cose da fare per approcciarsi a un’agenzia
Marta Antelo, illustratrice rappresentata da Anna Goodson
  1. Fate una ricerca sull’agenzia. Sappiate perché volete fare parte di quell’agenzia.
  2. Spedite un’email molto educata indirizzata a una persona in particolare.
  3. Mantenete l’email breve e gradevole. Personalmente impiego dai 10 ai 20 secondi per le email che ricevo su richieste inerenti l’essere rappresentati.
    Non leggo email lunghe e curriculum, per me non sono importanti. Lo sono i lavori.
  4. Cinque o sei immagini a bassa risoluzione mi bastano per una prima occhiata. Se non sono sicura o voglio vederne altre, mi piace passare a un sito semplice, efficiente e ben costruito. Molti sono gratis oggigiorno o poco costosi, suggerisco a tutti di averne uno.
  5. Decidetevi! Se lavorate con diversi stili, sedetevi, bevete qualcosa, guardate i vostri lavori e prendete una decisione su quale stile volete per essere conosciuti. Mi piace assumere illustratori che hanno uno stile riconoscibile che è solo il loro. Anche se potreste essere in grado di lavorare con un po’ di diversi stili, cercate di concentrarvi su uno solo e rendetelo eccezionale.
  6. Mi piace abbastanza sapere per chi avete lavorato. La mia decisione non è basata su quello, ma sarei una bugiarda se non dicessi che potrebbe avere la sua influenza.
  7. Adulatemi. Ciò che intendo dire è che ho una preferenza per gli illustratori che davvero vogliono essere rappresentati da me. Fatemi vedere che avete fatto le vostre ricerche, che conoscete la mia agenzia, che sapete che i vostri lavori sarebbero adatti.
  8. Non abbiate timore di chiedere ulteriori comunicazioni sulle email che avete inviato. Non fatevi intimidire da nessuno, inclusa me o altri agenti. Siamo tutti esseri umani con i nostri punti di forza e le nostre debolezze. La maggior parte di noi agenti sono persone carine. Ho la massima ammirazione per gli illustratori che seguo.
  9. Accettate la critica costruttiva se avete la fortuna di riceverne. Solitamente gli agenti rispondono solo se sono interessati a collaborare con voi, ma se ricevete un feedback che sembra una critica, accettatelo e imparate da ciò che vi viene detto. Vi farà migliorare e vi renderà più forti.
  10. Seguite il vostro cuore e non arrendetevi. Niente è facile nella vita, ma se seguite alcuni di questi semplici punti, potrebbe aiutare.
Dieci cose da evitare assolutamente
hugo-herrera
  1. Quando inviate un’email non scrivete mai “A chi di competenza”. E’ insultante.
    Se non sapete come si chiama l’agente, cercate di scoprirlo prima di contattarlo.
  2. Non scrivete mai “Dear Sir o Madame”. E’ lo stesso.
  3. Non siamo amici. Forse lavorando insieme lo diventeremo, ma nella prima email non mi conoscete e di sicuro io non conosco voi quindi non vi rivolgete mai a un agente scrivendo “Caro amico” o “Hey ciao come stai”, non è professionale.
  4. Mai e poi mai, in nessun caso, dovreste spedire a un agente un’email in CC (copia nascosta ndr) con altri agenti come destinatari. Se non avete tempo o non vi prendete il tempo di spedire email separatamente, non vi meritate di essere rappresentati.
  5. Non inviate un’email lunga o non la leggerà nessuno.
  6. Assicuratevi di scrivere il nome dell’agente correttamente.
  7. Personalmente non apro mai file .zip quindi meglio non inviarne. Un agente non ha bisogno di vedere molte immagini per capire se è interessato oppure no.
  8. Non mi piace molto vedere i vostri lavori su Facebook, Instagram o Pinterest. Fatevi un sito!
  9. Non prendete un rifiuto sul personale.
  10. Accettate il fatto che non sarà facile.
Il punto di vista di un’illustratrice

So che leggere tutti questi “fate” e “non fate” in quei due lunghi elenchi può incutere timore, ma se ci riflettete bene non si tratta che di semplici regole di buon senso ed educazione.

Altri accorgimenti vengono spontanei col tempo, ma quelli forniti da Anna Goodson mi sembrano ottimi punti di partenza.

Un agente non è il nostro migliore amico, è un collaboratore. Si lavora insieme, si cercano soluzioni nell’interesse di entrambi. Per questo motivo il rispetto deve essere alla base di un rapporto che deve sempre rimanere professionale da parte di ambo le parti. E deve esserci fin dalla prima email, che rappresenta l’equivalente digitale del nostro biglietto da visita. Lo tireremmo mai in faccia a qualcuno? O li tireremmo mai tutti insieme come il granturco ai piccioni in piazza Duomo? Ecco cosa intendevo, quando mi riferivo al semplice buon senso! :-)

Si può dire poi, che a grandi linee le regole riportate nell’elenco che ho tradotto dall’articolo della Goodson, siano applicabili anche all’interno di un altro contesto: quello in cui ci si propone a dei clienti, editori in primis.
Quindi, facciamone tesoro più che possiamo!

Abbiamo visto come proporsi ad un agente: ma quando e come sceglierlo? (Si avete letto bene: anche noi scegliamo chi contattare!)
Lo vedremo il prossimo venerdì.
Stay tuned. :-)

Illustrazioni di Marta Antelo e Hugo Herrera: 1|2|

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Asterisk Tavolette grafiche: i 10 problemi più diffusi (e come risolverli)
04/02/2017 Morena Forza in Guide e Tutorial / 19 responses

Benedetta tecnologia, ormai come faremmo senza?
Telefoni con cui non telefoniamo ma facciamo tutto il resto, orologi che riportano notifiche social che vorremmo non dover vedere, biglietti elettronici con cui ci sentiamo nel futuro vero, ma che per sicurezza finiamo comunque con lo stampare.

Ma soprattutto, il disegno digitale: le infinite possibilità di essere veloci, modificare senza limiti… e di prenderci una gastrite da record.

Eh sì, anche per disegnare a computer occorre una buona dose di pazienza, perché i problemi non mancano.
Ma l’importante è avere una pratica guida sottomano: eccone una che ci permette di risolvere i guai più comuni quando si tratta di tavolette grafiche!

Attenzione

Non posso occuparmi di assistenza in quanto non sono un tecnico, ma un’illustratrice.
Non garantisco quindi di saper rispondere alle domande che potreste fare nei commenti.

Tipologie di problemi

Alimentazione

Legati a cavi, spinotti e prese.

Hardware

Graffiature, rotture, parti mancanti.

Software

Driver, sistema operativo, programmi.

PROBLEMA NUMERO 1 : Il computer non rileva la tavoletta grafica

Non a caso è il problema numero uno: il più comune.
E può avere origini di diverso tipo. Le soluzioni variano a seconda della natura del problema, vediamone alcune.

  • Soluzione 1 (alimentazione) : la tavoletta è spenta o collegata male all’alimentazione. Accendetela: problema banale ma non impossibile!  :-P
  • Soluzione 2 (alimentazione e hardware): un cavo USB potrebbe non essere ben collegato oppure la presa USB in cui è inserito potrebbe avere dei problemi tecnici o di compatibilità. Provate a collegare la tavoletta in un’altra presa USB del computer.
  • Soluzione 3 (hardware): la tavoletta è danneggiata. Ha subìto cadute o schiacciamenti? Provate a collegarla ad un altro computer su cui sono installati i suoi driver e verificate se riuscite a farla funzionare. Questo è importante per capire se il problema è della tavoletta o del computer (problema software).
Tutto bene coi driver?

I driver costituiscono la causa più diffusa di problemi con la tavoletta grafica, in particolar modo perché il loro funzionamento è molto delicato e suscettibile ai cambiamenti.

Sono programmini strani e capricciosi alle volte, dobbiamo munirci di pazienza e se danno problemi andare per tentativi. Possibilmente senza defenestrare computer e tavoletta!
Ecco alcuni spunti in ordine sparso.

  • I driver sono vecchi: vanno aggiornati.
    I driver vengono aggiornati nel tempo. Quelli che troviamo nel CD d’acquisto probabilmente sono già vecchissimi. Meglio prediligere i driver rilasciati dalla casa madre in tempi recenti consultando il suo sito  e scaricandoli (per Wacom il supporto driver si trova qui.)
  • I driver sono nuovi… ma il vostro computer preferisce quelli vecchi. Eh sì, in questo matto matto mondo può succedere anche questo; e l’ho scoperto solo negli ultimi due anni grazie alla mia CintiQ 13HD che non gradisce affatto gli ultimi driver rilasciati da Wacom e predilige quelli vecchi di 3 anni fa. Mi trovo su Mac e ho dovuto scartabellare il vasto archivio del supporto, provare diversi driver finché non ho trovato quello che permetteva alla mia tavoletta di essere rilevata. E’ stato un estenuante pomeriggio, provarli uno a uno escludendoli e cestinandoli; disinstallandoli e reinstallandoli. Se questo è il vostro caso, il mio consiglio più accorato è quello di salvare questi driver funzionanti su una chiavetta o un disco esterno. Non fate l’errore di non conservarli esternamente al computer, o se dovrete formattare e reinstallare la tavoletta, vi troverete davanti alla disgrazia di dover provare ancora tutti i driver: e per allora, l’elenco sul sito potrebbe essere molto più lungo di come lo ricordavate!
  • Avete installato i driver di un modello sbagliato. Attenzione, nella fretta può succedere. Controllate molto bene il modello, anche perché alcuni hanno nomi simili.
  • Non avete disinstallato i driver precedenti. Questo è un grande classico, soprattutto su Mac. Vi vedo già che sospirate. “Ma come, anche se sto andando per tentativi, ogni volta devo cancellare i driver vecchi prima di installare quelli nuovi?” La vita può essere crudele: la risposta è sì.
  • In particolar modo se la tavoletta ha sempre funzionato e all’improvviso non viene più rilevata, è probabile si tratti di un conflitto fra i driver della tavoletta e un programma che è stato installato di recente. Verificate qual è l’ultimo programma che avete installato, disinstallatelo, collegate la tavoletta e riavviate il computer. Se ora funziona, c’è un problema (purtroppo non risolvibile nel 99% dei casi) fra quel software e i driver della tavoletta. Potete provare driver diversi (per tentativi, di nuovo) o rinunciare al programma in favore di un altro che magari non dà problemi.
  • State usando a turno più di due modelli di tavoletta sullo stesso computer. Purtroppo come dicevo poco fa, la vita è dura. Quando volete usare una tavoletta dovete disinstallare ogni volta i driver dell’altra e caricare i suoi. Questo è particolarmente valido per Mac.
PROBLEMA NUMERO 2 :
Ho cambiato sistema operativo e ora la tavoletta non va più

Questo è al cento per cento un problema di driver.
Ed è anche abbastanza controverso, perché la soluzione non è sempre la stessa per tutti, purtroppo.

  • Soluzione 1: disinstallare i driver fino ad ora usati e scaricarne di più recenti nella speranza che la casa produttrice abbia provveduto a rilasciare nuovi driver per il nuovo sistema operativo. E non è detto. Ma vale la pena provare, tanto la tavoletta già non va.
  • Soluzione 2: disinstallare i driver fino ad ora usati e provarne di più vecchi (succede anche questo nel bizzarro mondo dei driver).
  • Soluzione 3: downgrade del sistema operativo. Per i non pratici, il downgrade è un’operazione sofferta e me ne rendo conto, ma consiste nel tornare al sistema operativo precedente. Io ho dovuto farlo perché le altre due soluzioni che ho riportato, per me non avevano funzionato.
Driver e assistenza: una scomoda situazione

Negli ultimi anni ho notato una certa incuria nella gestione degli aggiornamenti dei driver da parte delle case madri. E si creano anche situazioni in cui, contattata l’assistenza, passano settimane e mesi per capire come si può risolvere il tutto.

Il mio consiglio spassionato è: se avete urgenza di disegnare, non è il momento di aggiornare ad un nuovo sistema operativo. Come dicono gli inglesi “Hold your horses!” Aspettate di aver fatto tutto! O per i professionisti, di aver consegnato le tavole al cliente.

PROBLEMA NUMERO 3:
La tavoletta viene rilevata, ma il cursore del mouse non si muove o non appare

Questo si può verificare in due situazioni, ciascuna prevede una soluzione diversa. Vediamole.

  1. La tavoletta è nuova ed è stata appena installata. 
    Soluzione: qualcosa non va coi driver, ma niente panico. Per prima cosa, disinstallate e reinstallate i driver che avete già installato prima. Riavviate. 
    Se il problema persiste, provate altri driver, questi non sono adatti a creare la connessione fra il vostro computer e la vostra tavoletta. Pazienza: morto un driver se ne fa un altro! :-)
  2. La tavoletta funzionava, ma all’improvviso il cursore non si muove.
    Soluzione: questo succede soprattutto quando lasciamo il computer in stand-by per troppo tempo. I driver si “addormentano” (così mi piace definire questa cosa). Niente paura, riavviate il computer avendo cura di lasciare la tavoletta collegata.
PROBLEMA NUMERO 4:
Non trovo l’attacco per collegare la tavoletta al computer

La maggior parte delle tavolette grafiche necessita solamente di un’entrata USB.

Così non è invece per le tavolette come le CintiQ (display interattivo) che vengono collegate al computer sia tramite USB che tramite cavo HDMI.
Ora, se è vero che il collegamento HDMI viene fornito dalla casa produttrice in un cavo 3 in 1, è possibile in caso di computer molto vecchio che non si disponga di un’entrata valida in cui inserire questo cavo. A me è capitato col mio vecchio PC fisso: se la vostra macchina ha diversi anni, attenzione a questo aspetto. Potrebbe anche disporre di un HDMI ma in una posizione troppo scomoda per il collegamento alla tavoletta.

PROBLEMA NUMERO 5:
I comandi touch non funzionano

Ormai da un po’ di tempo i comandi touch sono diventati onnipresenti nei modelli di ogni fascia di prezzo.

A volte, però, possono dare qualche grattacapo: comunque, facilmente risolvibile!

  1. Il touch ring non funziona se insieme uso la penna premendola sulla superficie.
    Soluzione: tutto regolare, il touch ring e la penna non funzionano premuti assieme. O uno o l’altro.
  2. Il modello supporta i comandi touch, ma non funzionano.
    Soluzione: i comandi touch non sono “automatici”, ma vanno attivati, perché non tutti gli utenti li vogliono attivi. Io, per esempio, li detesto abbastanza.
    In alcuni modelli si possono attivare da un tasto fisico (controllate le specifiche sul sito, se non avete più scatola e manuale) ma nella maggior parte dei modelli ormai si attivano tramite una sorta di pannello di controllo nella finestra delle impostazioni della tavoletta, come quello nell’immagine.
  3. I comandi touch non funzionano del tutto: alcune cose sì, altre no.
    Soluzione: il driver non è ben installato, si è rovinato o non è pienamente compatibile. A seconda dei casi, disinstallare/reinstallare, o cambiare driver.
PROBLEMA NUMERO 6:
C’è un ritardo fra penna e schermo quando traccio qualcosa

Questo è uno dei problemi più fastidiosi, particolarmente sulle tavolette grafiche con schermo interattivo. In gergo tecnico (e anglosassone) viene definito “lag” o “lagging“. Se lo cercate su Google, scoprirete un mondo fatto di disperazione e soluzioni più o meno casalinghe.

Succede questo: il movimento della mano (o meglio, della penna) viene percepito in ritardo sullo schermo, perciò il tratto non segue fedelmente il nostro movimento e il disegno digitale diventa molto innaturale.

  1. La prima soluzione è brutale e casereccia, ma a volte funziona, per fortuna. Chiudete Photoshop, Corel Draw, Art Rage, qualunque sia il software che state usando per disegnare. E poi riapritelo: potreste avere già risolto.
  2. Sembrava troppo facile, vero? Va bene, allora se avete Windows, il prossimo consiglio è quello di cercare la voce Servizi dal menu Start e cercare “Wacom Professional Services o una voce simile. Con un click destro, riavviate quella voce e verificate se il lag è cessato. Una versione di questo tipo è spiegata in questo video.
  3. In alcuni modelli di Intuos, e su Mac, questa può essere una soluzione. Dal pannello di controllo dei Servizi Wacom, disattivare la voce “Click Double Tap Distance”
  4. Probabilmente la situazione più irritante: il lag sulla CintiQ, una tavoletta che costa dagli 800 euro in su che dà un problema simile fa venire voglia di urlare affacciandosi alla finestra. Ma calma, la soluzione potrebbe essere più semplice del previsto! Sembra infatti che sulle CintiQ, il lag sia quasi sempre un problema di driver. Meglio provarne di più nuovi o di più vecchi. Certo, come si diceva qualche paragrafo prima, si va a tentativi. In questo topic per esempio trattano la 13HD, menzionando dei driver perfettamente funzionanti.
(Non) Entriamo nello specifico

Il problema del lag può essere di difficile gestione. Non tanto perché risolverlo sia impossibile, quanto per il fatto che ogni fenomeno di ritardo è causato da diversi fattori a seconda del modello della tavoletta.
Così, mi è impossibile riportare tutte le casistiche. Se non avete trovato la soluzione fra queste 4, vietato disperarsi: probabilmente altre persone hanno già avuto problemi di ritardo col vostro stesso modello. Digitate il suo nome + “Lag” o “lagging” e armatevi di una pazienza di livello Dalai Lama.
La spunterete!

PROBLEMA NUMERO 7:
Si è rotta la tavoletta o una sua parte

Tavolette consumate, tavolette distrutte, tavolette reduci da qualunque tipo di trattamento. Prima di tutto: povere tavolette, un minimo di cura!
Fatta questa necessaria paternale, vi rassicuro: come dicono gli anglosassoni, “shit happens“. E io che ho due gatti che si inseguono sulla mia scrivania lo so bene. Più di una volta ho recuperato con tuffi degni di un portiere di serie A la mia CintiQ in procinto di cadere da un metro di altezza.
Se il fattaccio è già successo, vediamo che fare.

  1. Si è rotta la penna. 
    Soluzione: niente paura, la penna è il male minore. Non solo alcuni spiegano come ripararla (McGyver è niente a confronto di certe persone che ho scovato su alcuni blog!) ma è facilmente reperibile sullo shop Wacom e perfino su Amazon. Fra l’altro, potreste perfino approfittarne per acquistare una penna più bella, magari con delle punte aggiuntive per effetti speciali (facendo attenzione alla compatibilità del modello). Se invece l’opzione McGyver vi diverte e alletta, cercate il modello della vostra tavoletta + “pen repair“, vi si aprirà un mondo!
  2. La punta della penna è consumata
    Soluzione: il male minore! Le punte sono regolarmente in vendita e facilissime da sostituire (e non solo, ma quasi vanno bene per ogni modello) e anche qui esiste l’Opzione McGyver. Ci sono persone che smontano la penna, e utilizzano altri materiali per sostituire la punta. Attenzione, in questo caso, alla scelta dei materiali: se non fate un lavoro più che accurato, rischiate che andiate a graffiare indelebilmente la superficie della tavoletta. Insomma, se non siete avvezzi a lavori manuali lasciate perdere e non rischiate.
  3. Si è rovinato un cavo o l’alimentatore. 
    Soluzione: anche qui, si trovano facilmente sullo shop Wacom oppure su Amazon, ma attenzione al voltaggio e alle caratteristiche del vostro modello, leggete le specifiche per non avere brutte sorprese.
  4. Si è rotta, bucata, schiacciata o rovinata la superficie.
    Soluzione: ahimè, qui non ci sono buone notizie. La superficie è la parte più cruciale della tavoletta. Contattate l’assistenza, per valutare se il vostro caso vi costringe a comprare una nuova tavoletta o se optare per una riparazione alla casa madre. Tenete conto che, qualora possibile, potrebbero passare settimane prima della restituzione.
    Nota: Per i graffi si può giocare d’anticipo e optare per una pellicola protettiva. E’ un buon investimento, soprattutto se avete la mano pesante nel disegnare.
PROBLEMA NUMERO 8:
Menu personalizzati, lazo e scorciatoie non funzionano
mentre uso la tavoletta grafica in Photoshop

Cosa c’è di più bello di personalizzare le scorciatoie ed i menu su Photoshop a nostro piacimento e secondo le nostre esigenze?
Eppure, la tavoletta grafica può metterci i bastoni fra le ruote… anche in questo caso, su Mac.

Se ci capitano schermi bianchi, freezing e scorciatoie non funzionanti, può trattarsi di un problema di aggiornamenti. Adobe consiglia di aggiornare quindi, e in caso di malfunzionamento persistente, applicare un plugin. Viene spiegato come, qui.

Non sempre è colpa della tavoletta grafica

E’ facile pensare che la tavoletta sia responsabile di ogni problema di incompatibilità o malfunzionamento; ma a volte abbiamo una soluzione sotto gli occhi e non la vediamo.
Nel caso di alcuni strani episodi con lo strumento lazo, il problema potrebbe essere solamente Photoshop, in particolar modo fino alla versione CS6: dopo di questa, Adobe ha preso provvedimenti.
Se notate che non riuscite a chiudere o deselezionare dei tracciati, e la vostra versione è proprio la CS6, sappiate che si tratta di un bug del programma e non di un problema di driver della tavoletta.

PROBLEMA NUMERO 9:
Mentre disegno, il tratto va “a scatti”

E’ ciò che all’estero chiamano “jittering“. Le soluzioni possono essere molteplici a seconda del modello (per questo ve l’ho segnalato, se aveste bisogno di rintracciare il fenomeno sui motori di ricerca). Io ho testato solo la soluzione che segue e su Mac ha funzionato bene:

  • Disinstallare i driver e reinstallarli. Provare altri driver (più nuovi o più spesso, più vecchi. Andare a ritroso provando)

Su Windows, potrebbe essere un problema di impostazioni, questo utente l’ha spiegato molto bene e passo passo, controllate le spunte da attivare e disattivare e dovrebbe tornare tutto in condizioni ottimali!

PROBLEMA NUMERO 10:
Il tratto è di uno spessore insufficiente o eccessivo
A sinistra, vediamo il tratto correttamente modulato, mentre a destra il tratto è diventato uniforme e non riproduce correttamente la texture del pennello, che è diventato praticamente inutilizzabile perdendo la sua unicità.

Questo è un tipico problema dei livelli di pressione e mi capita spesso: lo spessore del pennello o la qualità del tratto non sono come dovrebbero essere.
I livelli di pressione differiscono da modello a modello, ma in certe circostanze possono cambiare anche nella stessa tavoletta e senza il nostro controllo, dando vita a episodi fastidiosi: linee troppo spesse, o troppo sottili (più spesso le prime).

In rete si trovano delle soluzioni drastiche, ma per fortuna a me è sempre bastato chiudere e riaprire Photoshop o Art Rage per risolvere il problema. Ecco invece cosa consigliano in rete:

  • Installare e reinstallare i driver
  • Cambiare driver
  • Aggiornare i driver della propria scheda video
  • Disattivare e riattivare subito i livelli di pressione della penna dall’interfaccia di controllo della tavoletta
  • Tenere i comandi touch della tavoletta completamente disattivati
  • In ultimo, assicurarsi che la punta della penna non sia usurata, piatta e quindi propensa ad ingrandire il tratto o stortarlo.
Consigli sempre validi
  • Nell’installazione dei driver, sempre attenzione a quando si attacca e stacca la tavoletta. Di solito per essere caricati correttamente, i driver devono “trovare” la tavoletta collegata al computer. Se per esempio avvio il computer e collego la tavoletta solo in un secondo momento, è probabile dovrò riavviare per usare la tavoletta.
  • Niente panico: nel dubbio chiedete o cercate. Migliaia di persone sono (state) nella vostra situazione ed è probabile che il problema che avete sia già stato risolto mesi o perfino anni fa. Non è rassicurante?
  • Se non avete più la confezione, vi basta capovolgere la tavoletta per sapere esattamente di che modello si tratta. Leggete l’etichetta che vi troverete.
  • E’ possibile utilizzare la penna di una tavoletta su un’altra tavoletta. Ma non vi aspettate che le prestazioni siano ottimali. 
  • Niente panico: nulla esploderà! :-)

Approfondimenti

Guida alle tavolette grafiche: come funzionano, quali sono le parti che le compongono, quali sono le marche più famose e come ci si disegna.

Guida all’acquisto: le fasce di prezzo, come scegliere bene la propria tavoletta grafica in base alle nostre esigenze e non pentirsi di ciò che abbiamo acquistato.

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Asterisk Tutorial: preparare una foto al disegno digitale
02/07/2016 Morena Forza in Disegno / No comments

Dopo che ho pubblicato questo disegno ieri in supporto di Draw Togeter 

morenaforza_pinclusive1

… qualcuno mi ha chiesto “Ma come si fa per disegnare sopra la foto di un oggetto? Le mie vengono male!

Allora mi sono detta: ma sì, è tanto che non pubblico un mini tutorial, ne faccio uno breve, facile e svelto!

Anche le mie foto vengono “male”, nonostante le scatti con una macchina fotografica e stia attenta alla luce. Vivendo in una casa non abbastanza luminosa, almeno per i miei gusti, scatto vicino a una delle finestre che danno sulla parte più soleggiata del caseggiato. Evito il flash come la peste, perché sfalsa i colori, rende tutto freddo e artificiale, crea aloni fastidiosi sulle superfici metalliche e riflettenti in genere.

Detto questo, visto che si tratta di un oggetto piccolo, mi accerto di poggiarlo su di una superficie chiara se non addirittura bianca. In questo caso ho usato un album da disegno a carta fina, in modo che poi non dovrò avere a che fare con la fastidiosa grana ruvida che crea piccole ombre.
Attivando la modalità “Macro” è fatta: inquadratura da vicino e niente brutte sfocature. Non ho una costosa reflex, solo una semplice Nikon compatta, ma per una foto destinata a questo uso va più che bene. :-)

Il trucco per avere una buona foto utile all’inserzione di un disegno in digitale è un programma di fotoritocco. Ecco come ho preparato la fotografia della spilla da balia per la tavola destinata all’iniziativa Draw Together, in Photoshop.

1- Ho scattato diverse foto dello stesso oggetto.

pinfolder

Di solito mai meno di 10, per essere sicura che almeno una mi piacerà ed è venuta ad una qualità accettabilmente alta. Infatti, disegnare su una foto di scarso impatto pregiudica l’intera qualità della tavola, è un peccato. Scelgo in base al grado di ombra che si è venuto a creare: meno è , è meglio è, almeno in questo caso.
2 – Per questo progetto ho scelto il formato quadrato. Ho creato un nuovo file e ho incollato la foto che ho selezionato fra le altre.

pinstep1
Con CTRL+J duplico il livello della foto.

pinstep2

Poi inizio a correggerla: nel caso (come questo) di oggetti non colorati o che voglio mantenere in bianco e nero, dal menu Immagine — Regolazioni — Togli saturazione la porto in bianco e nero.

 

3 – La fase cruciale ma facile, del lavoro: la regolazione dei toni di bianco/nero

valoritonali_ps

 

Tramite il pannello dei Valori Tonali ( Immagine — Regolazioni — Valori Tonali) alzo il valore del bianco (tacca a destra) verso sinistra, e faccio lo stesso, più leggermente, con la tacchetta di sinistra dei neri. In questo caso uso anche i mezzitoni (la tacchetta in mezzo, appunto) schiarendo un po’ il grigio. Non ci sono valori predefiniti da applicare alle immagini da “ripulire”, ogni immagine richiede una scelta diversa.

4 – Pulisco la seppure delicata grana della carta.

pinstep3

Creo un livello vuoto sopra quello della foto, poi imposto l’anti-alias della selezione su 20 pixel (in questo caso), inverto la selezione creata col lazo o con lo strumento penna a seconda dell’esigenza tramite Selezione – Inversa e col secchiello riempio di bianco l’area attorno alla spilla. Così sarò sicura di avere un bianco “che più bianco non si può”, per citare un celebre spot del passato!

pinprimadopo

Tutto qui, e siamo pronti per disegnare. Visto che differenza?

Ecco cos’ho costruito sulla spilla, aggiungendo prima un livello di riempimento blu in modalità Moltiplica.

morenaforza_pinclusive2

 

Avete seguito questo tutorial con un oggetto di vostra scelta? Postate nei commenti cosa avete disegnato! :-)

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Asterisk L’estate si veste di India: il nuovo desktop di Rosaria Battiloro
03/06/2016 Morena Forza in Download / No comments

Tra non molto festeggeremo il solstizio d’Estate. C’è chi non vede l’ora e chi invece si dispera. Io sono ancora indecisa sul da farsi (dipenderà dal meteo, probabilmente) ma sicuramente voglio che questi prossimi mesi siano super colorati!

“Giacere qualche volta sull’erba in un giorno d’estate, ascoltando il mormorio dell’acqua, o guardando le nuvole fluttuare nel cielo, è difficilmente uno spreco di tempo.”
John Lubbock

battiloroestate

>> DOWNLOAD DESKTOP<<
Lo sfondo dell’estate per Roba da Disegnatori è stato illustrato con amore da Rosaria Battiloro.
Cosa descrive meglio gli afosi pomeriggi estivi, che un richiamo alla mistica e speziata India?

Qualche libro di Rosaria:

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Asterisk Migliaia di reference fotografiche per gli appassionati di manga
05/03/2016 Morena Forza in Disegno / No comments

Non è una novità: gli appassionati di disegno manga sono sempre di più, in tutto il mondo.
Negli anni si sono susseguite diverse pubblicazioni destinate agli aspiranti mangaka, soprattutto pensate per chi giapponese non è. In Italia, per esempio, sono molto famosi i volumetti di Euromanga Edizioni, dedicati all’anatomia, alla progettazione dei personaggi, ai personaggi maschili, a quelli femminili e perfino alla prospettiva ed alla sua applicazione. All’estero spopolano libri ancora più strettamente tematici, dedicati per esempio ai chibi o ai vampiri ed altre creature in stile manga.

Un disegno realizzato seguendo la reference di mmanga.net
Un disegno realizzato seguendo la reference di mmanga.net

Se la tecnica può essere affinata, però, rimane la difficoltà nell’ottenere pose ed ambientazioni convincenti per le proprie storie: proprio per questo, Manga no Shiryo propone per poco più di 16 dollari (pari a 1.980 yen) una serie di risorse fotografiche (reference) relative a pose ed inquadrature, ma anche sfondi e abbigliamento di personaggi manga.

Così, lo stesso personaggio si muove in queste fotografie in diverse pose, atteggiamenti ed angolazioni aiutando chi disegna a variare il più possibile il trattamento del soggetto.

manga reference manga reference

 

Unica pecca: il sito, come accade per molti siti asiatici, è solo in giapponese. Esiste però la possibilità di utilizzare un traduttore integrato al sito per gli acquisti fuori dal Giappone.

Conoscete altre risorse di questo tipo? Segnalatele nei commenti. Sayoonara! :-)

 

fonte: rocketnews24

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