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Asterisk Col fiato sospeso: Anna Frank illustrata da Angela Barrett
27/01/2018 Morena Forza in Illustrazione / No comments
“Quel che è fatto non si può cancellare, ma si può evitare che accada di nuovo.”

Anna Frank

Sfogliare Anna Frank, di Josephine Poole e illustrato da Angela Barrett, è un’esperienza che lascia col fiato sospeso. Certi sguardi,  come quello nell’immagine qui sopra, ci trafiggono come spade.
Mentre la Gestapo porta via Anna infatti, lei ci vede, ci chiede aiuto, ci chiede “Perché?”.

Ci costringe a pensare se potremmo fare qualcosa. Forse non ieri, ma oggi.

Nel Giorno della Memoria mi piacerebbe allora condividere con voi la sensibilità straordinaria di Angela Barrett, che da quasi tre decenni ha restituito una dimensione teatrale a molti dei libri classici per bambini e ragazzi a cui si è dedicata.
L’ho scoperta quando io stessa avevo solo nove anni, nel 1993, con la sua poetica ed elegante Regina delle Nevi di Andersen e l’ho poi ritrovata con la mia amata Anna Karenina, nel 2009, quando cominciavo a riavvicinarmi all’illustrazione.

Solo di recente ho scoperto che nel 2007 si è dedicata all’illustrazione della storia di Anna Frank e del suo diario. E ne sono rimasta incantata.

Anne Frank
di Josephine Poole|Angela Barrett
2007 Red Fox
40 pagine

Le tavole di Angela Barrett sono godibili agli occhi di grandi e piccoli.
Per quanto a prima vista possano apparire molto realistiche e quasi fotografiche, sono sempre i giochi di sguardi e le atmosfere a farla da padrona; per questo mi piace così tanto.

In un’intervista al Guardian, lei stessa ha raccontato di utilizzare la macchina fotografica solo al fine della composizione; le piace invece distorcere le prospettive degli spazi e le proporzioni dei personaggi in funzione delle sensazioni che vuole trasmettere.

Quello che rende questo libro un vero gioiello è la dimensione umana e intima delle sue immense scene a tutta pagina.  Vediamo Anna nella sua camera, la penna ferma sul foglio e lo sguardo perso nel vuoto, il piede che giocherella con la scarpa. E’ tutto fermo, sospeso, ci si sente quasi in colpa di essere lì ad invadere questo suo spazio personale.

Le scene sono statiche, ma tranquille solo in apparenza. Sono immagini con più livelli di lettura, di grande raffinatezza.
Vediamo la piccola Anna crescere, perdere le sue sicurezze e i suoi riferimenti; la vediamo cercare la speranza e mantenere una grande dignità all’interno del dramma che ha coinvolto fino piccoli aspetti della sua vita.

E’ un libro che commuove, sì, ma che lascia fra le mani il desiderio di fare qualcosa per il mondo che ci circonda, anche nel nostro piccolo.
C’è forse un regalo più bello?

Anne Frank
di Josephine Poole|Angela Barrett
2007 Red Fox
40 pagine

Fonti immagini e approfondimenti: 1|2|3

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Asterisk Il primo libro illustrato che ho ricevuto in regalo (e ho ritrovato nel 2017!)
27/11/2017 Morena Forza in Illustrati / No comments

Alla ricerca dei libri perduti

Lo scorso 23 aprile, giorno del mio compleanno, avevo condiviso qui sul blog alcuni dei libri illustrati che da bambina mi avevano fatto innamorare dell’illustrazione.
Uno lo stavo ancora cercando, perché come era già accaduto per altre ricerche non ne ricordavo il titolo, né la storia completa.

Il modo in cui l’ho ritrovato è stato davvero speciale e mi ha emozionata tanto.

Nella mia memoria c’erano una famiglia di coniglietti, la storia sommaria che li vede andare a fare un picnic, un temporale improvviso. Ricordavo semplicemente i quattro animaletti che si riparano sotto a un albero, e il caldo abbraccio di mamma coniglio che stringe a sé il piccolo coniglietto con la giacca.

Ah, il potere di internet!

Il caso ha voluto che Giulia Orecchia, illustratrice che non ha bisogno di presentazioni e che ammiro da sempre, capitasse sul post e mi suggerisse il titolo del minuscolo libro de La Coccinella: “Una nuvola”.: Ha riconosciuto nella mia vaga descrizione quello che è stato il secondo libro che ha illustrato nella sua lunga carriera.
E’ stato un tuffo al cuore, leggere il suo commento al post!

“Una nuvola” è stato pubblicato a metà degli anni Ottanta, quando ancora non sapevo leggere, un po’ di tempo fa. :-)
Non è stato quindi semplice ritrovarlo, ma dopo qualche giorno, è spuntato su Ebay quasi per magia.
L’ho aspettato con impazienza, dicendomi che se avevo resistito per più di vent’anni, potevo farcela ancora per una decina di giorni.

Aprire la busta imbottita che lo conteneva è stato un salto indietro nel tempo. Un pezzetto della mia infanzia era di nuovo fra le mie mani.
Mani che erano diventate grandi, nel frattempo: ma era davvero così minuscolo, questo libro?!

Tenere viva l’antica scintilla

Credo che per molti possa essere un’esperienza inebriante, quella di recuperare un oggetto o un libro dei propri giorni più spensierati; per me che ora disegno libri per bambini, però, si tratta di qualcosa che va oltre il ricordo.

Si tratta di rispolverare un perché.

Un motivo profondo, la visione stessa di una delle scelte più audaci e radicali che ho fatto nella mia vita. Significa ricordarmi perché ho sognato di illustrare libri, perché ho cominciato a farlo davvero, qual è il motivo intrinseco per continuare.

Spesso i ritmi dell’editoria (e del disegno freelance in genere) sono frenetici, stancanti a tratti; è facile dimenticarsi del punto di partenza, voltandosi indietro è un puntino sempre più lontano.

Ogni giorno ci sono bozzetti e colori da consegnare, telefonate ed email da smaltire, fatture da inviare, contratti da visionare. La vita di un illustratore è fatta anche di questo e, ogni tanto, mi fa sentire un po’ distante da quella scintilla che mi ha fatto iniziare.
Mi manca, come un vecchio amico.

Per questo mi sono impuntata a cercare libri e riviste di quando ero piccola e ho preso l’abitudine di ritagliarmi dei momenti per sfogliarli oppure leggerli.

Per un attimo il tempo si ferma, come cristallizzato; riesco a ritrovare quella sensazione di libertà, fantasia e sogno che ho provato anni prima.

Cerco di tenerla con me più che posso, come un bel sogno che inizia a svanire mentre mi sto svegliando e spero duri il più possibile.

Poi prendo la matita o la penna grafica. Mi sembra incredibile, ma ora tocca (anche) a me disegnare sogni e avventure.

Solo per un istante, torno all’inizio. Ed è un nuovo inizio.

State cercando un libro speciale del vostro passato? Fatelo qui!

Sul blog e sulla pagina di RDD passano migliaia di persone: perché non sfruttare i commenti per provare a descrivere il libro che vorreste ritrovare?
Forse qualcuno lo riconoscerà, come è stato per me!  :-)

In assenza di titolo o autore può essere utile: argomento, periodo, tipo di illustrazioni, cosa succede nella storia…

In bocca al lupo!

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Asterisk I libri della mia infanzia che mi hanno fatto dire “Da grande faccio i libri disegnati!”
23/04/2017 Morena Forza in Illustrati / 2 responses

A tutti, credo, piace il proprio compleanno.
Ma a me, il mio piace un po’ di più.  :-)

Il 23 aprile infatti, si festeggia la Giornata internazionale del Libro.

Per questa occasione, vorrei condividere con voi dei ricordi legati proprio ai libri e a come alcuni mi abbiano spinta a disegnare.

Una vecchia amicizia

Ho sempre avuto con loro un legame particolare: mi sanno coccolare, trasportare, sostenere, mi fanno volare e imparare continuamente. I libri sono i miei complici perfetti.

Nella lettura non sono affatto moderata: il binge read è un concetto fin troppo famigliare per me, soprattutto con i romanzi e i libri di poesie. Mi sdraio, inizio un capitolo e come per incanto sono le quattro del mattino. Succede anche a voi? :-)

Da piccola non potevo certo fare tardi ma, in compenso, potevo rileggere lo stesso libro per settimane senza mai perdere il senso di meraviglia ed immersione che avevo provato aprendolo per la prima volta. E’ una di quelle magie che vorrei poter recuperare ma che immagino facciano squisitamente parte dell’infanzia.

Quando leggevo, potevano trascorrere anche un’ora o due senza che si avessero mie notizie.
Oggi, anche di più!

Che paura!

Un libro illustrato di quando ero bambina è rimasto nel tempo il mio preferito in assoluto. Mi ha fatto esclamare: “Voglio fare i libri disegnati!”
Tutto però, iniziò con una reazione molto diversa da questa.

Nel 1990 avevo sei anni quando mi venne regalato Leo Leone di Linda Wolfsgruber (Arka Edizioni).
Lo odiai subito.  “Ma che brutto! Non mi piace!” I grandi occhi gialli del gatto Leo, con quelle pupille fisse, promettevano minaccia e malvagità. Ero pietrificata all’idea di leggerlo. L’incantesimo aveva già fatto effetto.

Qualche giorno dopo, la paura non era affatto diminuita, anzi… Ma ricordate anche voi com’è la paura quando si è bambini? Ha una sua attrattiva. A modo suo, è divertente. E’ un po’ la sensazione che ci pizzica quando ancora oggi ci copriamo gli occhi davanti alla scena cruenta di un film, apriamo appena appena le dita per sbirciare per poi serrarle subito dopo in tutta fretta.
Ecco, davanti a Leo Leone mi sentivo proprio così, irresistibilmente impaurita. Come Kevin in “Mamma ho perso l’aereo”: “Hey, sto guardando un film da grandi, venite a impedirmelo!”

Una dovuta precisazione: Leo Leone non è un libro “di paura”. Parla di un gatto che, annoiato dalla sua vita domestica, immagina sé stesso come sovrano incontrastato di elefanti e gazzelle nella Savana.
La maggior parte del libro, infatti, si svolge nelle visioni grandiose del gatto Leo.
Si tratta, insomma, di un libro in cui non manca una buona dose di ironia e di leggerezza. Eppure…

Ho un ricordo molto nitido di Leo Leone sul letto dei miei genitori.
Lo avevo lasciato lì quando mi avevano chiamata a cena e, con un brividino lungo la schiena, ero corsa in punta di piedi a tavola, ripromettendomi che dopo lo avrei letto tutto dall’inizio alla fine.

Gli avevo lanciato un ultimo sguardo a distanza, prima di spegnere la luce e lasciarmelo alle spalle, sentendomi inseguita e immaginando quei grossi occhi gialli in copertina spalancati nel buio, i denti aguzzi che spuntavano dal sorriso beffardo del gatto protagonista. Per fortuna, abbracciato a me, avevo il mio fidato cane di pelouche, Charlie. Solo con lui potevo stare in presenza del temibile libro.

Ma quella sera non potevo vincere quella sfida. Mi ci volle quasi un anno per riuscire a leggere la storia del gatto Leo (che volete che vi dica, sono sempre stata una fifona). Curiosamente, anche una volta finito il  libro, la paura non era svanita. Ma ero contenta così.
Nei miei sogni, Leo era enorme, come un intero palazzo, e aveva davvero una criniera gialla e brillante che agitava causando un forte vento che scuoteva alberi e case. Ho fatto molti sogni spaventosi (ma belli!) in cui lui era il protagonista.

Nemmeno ricordavo che Leo fosse diventato Leone solamente nella sua immaginazione: anche nella mia, lui si era davvero trasformato. La presenza del manifesto non esisteva nei miei ricordi.

Mia madre regalò Leo Leone (e quasi tutti gli altri libri) ad amici di famiglia quando avevo ormai dodici anni e pensavo scioccamente che tutto ciò che riguardava la mia infanzia fosse “robaccia” di cui disfarsi. I video delle Spice Girls mi tenevano troppo occupata.
Eppure, non lo avevo mai dimenticato. La paura che mi aveva regalato, quei pomeriggi in cui correvo a nascondermi dopo aver aperto la pagina in cui il gatto fa l’agguato alle gazzelle, per me erano oro. Volevo quello: volevo condividere quella sensazione di brivido all’infinito. Perché era unica e meravigliosa. Volevo disegnare libri, volevo creare nuovi ricordi per chi sarebbe stato bambino dopo di me.

Che fine hanno fatto i canini?

Quando mi sono decisa a riavere indietro il libro, ho scoperto diverse cose. Nel frattempo erano passati ventiquattro anni, da quasi cinque avevo iniziato la mia attività di illustratrice e i ricordi legati a Leo Leone erano ormai confusi, faceva quasi parte del mito.
La paura che provavo da piccola aveva “ricreato” molte delle immagini che erano diverse da come le ricordavo. Per cominciare, Leo in copertina non aveva due grossi denti aguzzi. Eppure, ero convinta ci fossero, finché non ho riavuto il libro in mano. Ho pensato “Ma è un’edizione diversa? Dove sono i canini del gatto? Quelli che mi terrorizzavano?”
In realtà c’erano, ma erano in un paio di illustrazioni interne, e piccole. La mia fantasia di bambina li aveva “trasportati” dritti in copertina, giganteschi, pronti ad azzannarmi alla giugulare non appena avessi spento la luce. :-)

Leo inoltre non era un protagonista malvagio come ricordavo. La sua natura un po’ superba di gatto lo spingeva al dispetto e Linda Wolfsgruber aveva saputo catturare alla perfezione l’energia che un felino mette negli agguati alle sue prede, oppure gli atteggiamenti orgogliosi del suo corpo nel vantarsi del proprio esser gatto.
L’espressività di occhi e bocca e ancor di più i colori che l’autrice aveva sapientemente utilizzato per la storia avevano fatto il resto e, naturalmente, la mia immaginazione infantile aveva giocato un ruolo fondamentale nella lettura del libro.
Scoprendo queste inaspettate “chiavi di lettura” ho apprezzato ancora di più il mestiere dell’illustratore. Che non si limita a disegnare, ma crea davvero dei mondi, delle visioni, a volte dei ricordi così palpabili da sembrare veri.

Alla ricerca del libro perduto

Qui la storia diventa più complicata: cercavo un libro. Un libro di cui però non ricordavo il titolo, né l’editore né l’anno di pubblicazione.
I miseri dati che avevo a disposizione erano tutti nel ricordo di un’enorme illustrazione di città, con palazzine rosa, bei balconcini fioriti, auto e traffico, negozi. Ho chiesto a lungo a librai e coetanei, nella speranza che qualcuno se ne ricordasse, ma è stato tutto inutile. Finché una sera, dopo una meditazione, il titolo è apparso chiaro e tondo: Girano le ore. Dopo anni, sapevo cosa cercare!
Erano due libri e cercando su Amazon li ho trovati entrambi. Questo che condivido con voi è il mio preferito.

Le ricchissime tavole diKate Lloyd-Jones affollavano la mia mente di bambina, a tal punto che io ricordavo molte più pagine, che invece sono solo 3 aperture! Anche questo, come i canini immaginari di Leo Leone, mi ha molto colpito. :-)

Mi aiutate a ritrovare il terzo libro?

Edit: L’ho trovato!  In questo post ho raccontato come ne sono tornata in possesso.

Grazie a tutti quelli che mi hanno scritto per suggerirmi dei titoli. :-)

Proprio così! Esiste un terzo libro che contiene il motivo per cui ho deciso di illustrare.
Non ricordo il titolo e non sono sicura dell’editore. Ricordo solo com’era fatto e se riusciste a darmi una mano a ritrovarlo, o ricordare anche solo il titolo, ne sarei felicissima! Anche questo libro lo cerco ormai da anni.
Ecco qualche indizio:

  • Parla di una famiglia di coniglietti che vanno a fare un picnic; all’improvviso scoppia un temporale e loro scappano per non bagnarsi.
  • Nelle illustrazioni c’è molta natura e le tavole dovrebbero essere disegnate in tecnica tradizionale, forse tempera o acquarello poco diluito. Fondo bianco.
  • Il libro è di piccole dimensioni ed era a pagine cartonate. Ognuna era spessa, non si poteva neppure piegare. C’è la possibilità che sia fatto a fisarmonica, ma non ne sono sicura, i ricordi sono diventati nebulosi. :-)
  • Potrebbe essere di La Coccinella, ma non ne sono sicura.

Quali sono i libri che da bambini vi sono rimasti nel cuore? Sono curiosa di scoprirli! :-)

Buona giornata del libro a tutti!

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Asterisk Il Manuale dell’illustratore di Anna Castagnoli è diverso da tutti gli altri
01/02/2017 Morena Forza in Illustrazione / 10 responses

Manuale dell’illustratore
di Anna Castagnoli – annacastagnoli.com
2016 Editrice Bibliografica
10 capitoli; 238 pagine

Qualche settimana fa, poco prima di Natale, sono uscita sotto una fitta pioggerellina milanese per ritirare il “Manuale dell’illustratore” di Anna Castagnoli da Editrice Bibliografica.
Dopo una lunga attesa lo volevo a tutti i costi prima delle feste, per sfruttare un’improvvisa e generosa manciata di tempo che queste mi avevano regalato e poterlo leggere in santa pace senza troppe interruzioni.
L’ho centellinato pagina per pagina e sono stata molto soddisfatta dell’acquisto.

Ho avuto la sensazione di continuare in profondità una lettura già avviata negli anni seguendo Le figure dei Libri; questo è stato da subito uno dei punti a favore di questo manuale, che si propone di presentare l’illustrazione come mestiere a chi non lo conosce oppure non ne ha ancora toccato con mano i risvolti più pratici.

Nonostante da qualche anno l’illustrazione sia la mia professione sulla carta e nella vita, non ho mai smesso di leggere pubblicazioni dedicate a questo argomento; mi piace aggiornarmi, ma anche conoscere l’approccio di diversi illustratori nell’affrontare le sfide quotidiane che un mestiere creativo (ed in proprio) porta ad affrontare.

Quando ho cominciato a fare illustrazione nel 2009, questa non godeva a livello nazionale di tutta l’attenzione che ora le viene riservata e a cui siamo abituati; perciò ho dovuto ordinare diversi manuali dagli Stati Uniti.
Pur trovandoli quasi tutti scritti e strutturati bene, ho sempre riscontrato delle inevitabili divergenze fra la realtà americana e quella del nostro Paese; perciò sezioni come quelle dedicate a legge, burocrazia, fisco e contabilità le ho sempre percepite fin troppo vaghe per le mie esigenze (molto concrete).

Sono numerosi i motivi per cui considero questo uno dei manuali più utili che mi sia capitato di leggere sul mestiere di illustratore. Io ve ne elenco alcuni. Gli altri, potrete scoprirli da voi! :-)

  • Il “Manuale dell’illustratore” è il primo manuale per illustratori che si concentra sull’illustrazione per l’infanzia.
    Tutti gli altri che ho letto in questi anni hanno trattato l’argomento in modo più generico, soffermandosi per qualche pagina sui diversi mercati, ma senza dare indicazioni specifiche per questo particolare settore.
  • E’ presente un enorme capitolo, molto istruttivo, dedicato all’albo illustrato e anche all’oggetto libro nella sua struttura.
  • Finalmente un libro nato dall’esperienza tangibile di un illustratore: Anna ci regala pagine ricche di studi personali, storyboard, esperimenti ed esercizi, anche illustrati con la sua mano. Molti manuali, ad oggi, non sembrano davvero pensati da un illustratore: me ne sono resa conto solo sfogliando questo!
  • La voce di Anna Castagnoli è spesso presente nella spiegazione dei contenuti, una scelta che ho molto apprezzato. Un perfetto equilibrio fra contenuto-nozione e contenuto-emozione.
  • Troviamo un intero capitolo dedicato al contratto di edizione.
  • Un altro punto di forza del Manuale dell’illustratore è che, riferendosi per lo più alla realtà italiana, permette a chi si avvicina all’illustrazione solo ora di capire in modo più immediato le dinamiche dell’editoria nel nostro Paese.
  • Il tono del manuale non è mai lapidario, come capita per alcune letture di questo genere. Anna Castagnoli invita il lettore ad essere creativo nel vero senso del termine: aperto a nuove soluzioni, curioso e propositivo. Spiega le regole, che vanno conosciute bene prima di poter essere eluse o infrante.

L’autrice ha confezionato un bel libro , ricco di consigli e soluzioni, ma anche di spunti e considerazioni personali che stimolano ad una riflessione sul concetto di albo, illustrazione e soprattutto di etica professionale .

Inoltre, numerosi box di glossario ed approfondimento arricchiscono la lettura.

Il “Manuale dell’illustratore” è un bel volumetto da custodire gelosamente nella propria libreria e da prestare con parsimonia: bisognerebbe sempre averlo a portata di mano perché può essere provvidenziale!
Segnalo che è disponibile anche una versione digitale per Kindle e tablet

Pro

1. L’autrice si è premurata di inserire elenchi di scuole, concorsi e siti interessanti per chi si avvicina o approfondisce l’illustrazione per l’infanzia, mettendo insieme un consistente prontuario di cui sarà difficile fare a meno. Questo è un libro da aprire e sfogliare spesso.
2. Molte immagini portate ad esempio rendono la lettura pratica, sempre chiara.
3. Capitolo dedicato agli aspetti legali davvero approfondito, con degli esempi di contratto e relative parti che lo costituiscono.
4. Le informazioni riportate nel libro sono aggiornatissime.
5. Un manuale che restituisce un senso di dignità all’illustrazione come mestiere, in un mercato inquinato dalla crisi economica e soprattutto da atteggiamenti amatoriali di incuria ed approssimazione, sia da parte di alcuni editori che di tanti illustratori.

Contro

Non un vero e proprio aspetto negativo: le informazioni che oggi sono super aggiornate, tra qualche anno potrebbero non esserlo più, soprattutto per quanto riguarda internet, i social media e ancor di più gli aspetti legati e legge e contabilità. Attenzione quindi a tenerne conto nel tempo: nell’epoca che viviamo, tutto cambia piuttosto velocemente!

Manuale dell’illustratore
di Anna Castagnoli – annacastagnoli.com
2016 Editrice Bibliografica
10 capitoli; 238 pagine

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Asterisk Un libro di fiabe illustrato da Walter Crane (e sfogliabile online!)
24/10/2016 Morena Forza in Illustrati / No comments

Quando qualche mese fa ho iniziato a mettere mano agli articoli di Storia dell’Illustrazione, arricchendo le gallery e approfondendo le biografie, mi sono resa conto di un fatto che mi ha davvero illuminato gli occhi: rispetto al 2010, il materiale online sull’illustrazione, la sua storia ed i suoi autori si è davvero triplicato.
Sono nati progetti e database dedicati unicamente alla consultazione gratuita ed alla condivisione, sia da parte di enti e musei che di appassionati. Qualcuno ha pubblicato interi libri messi a disposizione gratuitamente per la consultazione online (ne avevo parlato qui , qui e qui).

Si moltiliplicano anche gli account di venditori di libri antichi e rari,  che prima o dopo aver venduto i volumi si sono fatti lo scrupolo di pubblicare alcune scansioni; in alcuni caso perfino ad alta risoluzione.
Insomma, si è diffusa maggiormente una voglia di condividere senza secondi fini che non si può che apprezzare con tanta gratitudine, soprattutto quando il libro che vorremmo tanto sfogliare si trova in una sperduta biblioteca di Vancouver.

Per consultare l'Indice di Storia dell'Illustrazione cliccare qui.

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Uno dei volumi di cui mi sono messa alla ricerca per la pagina “autori storici” dedicata a Walter Crane è sfogliabile online: si tratta del libro di fiabe illustrato da lui nel 1911, che contiene Cenerentola, Il gatto con gli stivali, Valentine and Orson.

Qui una piccola gallery (cliccate sulle anteprime per ingrandire) e sotto l’intero libro sfogliabile. Buona lettura e buona visione :-)

Un intero libro di fiabe che si può sfogliare online

Il libro è ospitato dalla New York Public Library. I loro archivi sono davvero ricchi di scansioni e testi utili per ricerche e tesi.

Cliccando sul link in blu sotto al visualizzatore, si può sfogliare il libro a tutto schermo e guardare da vicino le illustrazioni. Wow!

Avete utilizzato un archivio online per le vostre tesi, ricerche o anche solo post? Non dimenticate mai di citare le fonti: dietro la scansione e la messa online di testi ed immagini c’è tanto lavoro!

Sfogliando indietro ci sono anche copertina e colophon!

Approfondimenti

waltercrane1880

Walter Crane è stato un pittore ed un illustratore eclettico, che ha voluto portare l’Arte in ogni classe sociale e migliorare la qualità del libro illustrato commerciale per l’infanzia. Nel 2011 gli ho dedicato questo post, aggiornato nel 2016 con nuove gallery ed informazioni.

crane_abc_cover

Nel 1874, Walter Crane illustrò “The absurd A.B.C.”
Ho riportato testo integrale (in inglese) e gallery completa in questo post.

Fonti immagini: 1|2|

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Asterisk Intervista ad Aurora Cacciapuoti per “Baking with Dad”
22/09/2016 Morena Forza in Illustrazione / No comments

In occasione dell’uscita dell’ultimo libro scritto ed illustrato da Aurora Cacciapuoti, il bassotto ha organizzato un’iniziativa insieme all’editore britannico di Baking with Dad, Child’s Play.

Ecco un’intervista in cui Aurora ci racconta come nasce una storia illustrata e condivide le sue esperienze con noi. Ma non è finita qui: l’iniziativa di cui parlavo due righe fa è nientemeno che un giveaway per vincere una copia autografata di Baking with dad. Alla fine dell’articolo è spiegato tutto.

Il libro è davvero molto bello, spassoso ma con un pizzico di riflessione in più. Ops, non posso aggiungere altro! Intanto buona lettura. :-)

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Ciao Aurora! Come accennavo all’inizio del post, ti sei formata presso l’Anglia Ruskin University di Cambridge: in che modo trasferirti e studiare nel Regno Unito ti ha plasmato come illustratrice e poi autrice? Com’è stato il tuo percorso?

Il Master e’ stata una bellissima esperienza in generale, non solo per quello che mi ha dato come illustratrice e autrice.
Essere ogni giorno a contatto con delle persone così talentuose e avere la possibilità di confrontarmi e chiedere consiglio a dei tutor di questo livello (Martin Salisbury, Pam Smy, Paula Metcaf, Marta Altés, Alexis Deacon, Hannah Webb per citarne solo alcuni) è un grandissimo stimolo.
Inoltre il corso offre delle attrezzature non da poco; un bellissimo studio di printmaking, letterpress printing, 3D workshops, una biblioteca stupenda ecc.
Ogni settimana ci sono dei talk interessantissimi, di illustratori, grafici, autori. In un ambiente del genere ti viene costantemente voglia di creare, di trovare nuove idee, di sperimentare.
Gli studenti sono incoraggiati a lavorare su nuovi progetti, non solo picture books, si possono provare anche altre strade: concertina books, serie di immagini, lavori in 3D e varie.
Ogni modo di lavorare, ogni progetto è curato e guidato sia attraverso i tutorial con gli insegnanti, che dal confronto con gli studenti stessi.
Io ho trovato questo modo di lavorare davvero utile, mi ha aperto la mente e mi ha portata a sperimentare moltissimo, anche cose che prima non mi sarei mai sognata di tentare.
Il processo di creazione di nuove idee e progetti e’ molto agevolato in un ambiente del genere.

Parliamo di Baking with Dad: è il tuo primo progetto da autrice? Da un po’ illustri per mestiere, ma cosa ti ha spinta a pensare <<E’ ora di scrivere e disegnare un libro tutto mio>>?

In realtà avevo già scritto e illustrato un picture book, nel 2014, “Abbracciami”, per Emme Edizioni (collana Ullallà), ma era un progetto un poco diverso, per bambini più piccoli, un cartonato con un testo molto semplice.
Baking with Dad è nato in modo spontaneo, come uno dei progetti creati durante il secondo modulo del master, due anni fa.

Il primo modulo del master è tutto incentrato sul disegno dal vivo sullo sketchbook.
Ognuno di noi sceglieva un tema, e io avevo scelto “Food and Drinks” quindi andavo a disegnare nei café o a casa di amici, durante le cene e così via.
Per il secondo modulo volevo creare dei progetti sempre legati al cibo, uno di questi volevo che fosse allegro, divertente.

Ho iniziato a fare dei doodle e sono venuti fuori questi due personaggi, che mi sono stati subito simpatici. Da lì l’idea di creare un libro su un papà e sua figlia che passano un pomeriggio a cucinare, combinandone di tutti i colori, passando del tempo di qualità insieme.
E’ bello passare il tempo insieme in cucina, anche se non si e’ dei cuochi perfetti, preparare un dolce, un qualsiasi piatto insieme, è un gioco bellissimo.

Trovi che scrivere per bambini sia più difficile che illustrare? Hai trovato più impegnativo trovare un ritmo per la storia oppure è stato molto spontaneo, e magari avevi in mente già come lo volevi a livello di immagine?

Ogni volta è diverso.
Può capitare che abbia in testa solo l’idea per la storia e non i personaggi, o il contrario.
Parto sempre da un’idea molto generica, grezza, e poi ci lavoro attraverso tanti dummie books, tolgo qui, aggiungo là.
In questo caso durante il master è stato utilissimo avere tanti pareri diversi, punti di vista che mi hanno aiutato ad affinare l’idea, che poi è passata al vaglio della casa editrice con ancora più cura al dettaglio. E’ stato bello lavorare con Child’s Play, perché è stato un vero e proprio lavoro di squadra!

Come si trova il buon ritmo narrativo per una storia, secondo te?

Con tanta pazienza, ma non conosco la ricetta definitiva.
Per me è stato fondamentale tentare tante volte e anche ascoltare tanti pareri e punti di vista, rielaborarli, metabolizzarli.
Un’altra cosa che aiuta, secondo me, è prendersi delle pause. Nello specifico, mentre lavoravo su Baking with Dad avevo altri due progetti in corso, di natura totalmente diversa, una scatola illustrata in 3D e un concertina book serigrafato.
Non so come spiegarlo meglio di così, ma lavorare su progetti diversi li nutre l’un l’altro, trovo che a volte sia controproducente avere la testa impegnata solo ed esclusivamente su un solo progetto. A volte la soluzione a un problema arriva quando meno te lo aspetti, magari mentre stai facendo tutt’altro.

I colori che hai usato per trasmettere la freschezza e l’attualità della storia nelle sue scene buffe e dinamiche mi sono piaciuti molto. Di solito parti da una palette che ti sei preparata oppure improvvisi? Insomma, come nasce una tua tavola, in particolare per un progetto libro?

Questo è un altro grande regalo che mi ha fatto il master. Imparare a utilizzare una palette limitata, dare una grande importanza al colore.
Sono diventata una vera e propria “nerd” del colore, prima di iniziare un progetto faccio mille prove palette, cerco, sperimento. Per me è fondamentale iniziare sapendo già che colori userò, altrimenti non sono contenta, non riesco a lavorare bene.
Di solito mi fermo a un max di 5 o 6 colori.
Anche quando vado fuori a disegnare con lo sketchbook spesso porto solo una selezione limitata di colori.

Cosa ti ha messa più alla prova nel lavorare a questo libro? Cosa ti ha insegnato?

All’inizio la storia: avevo aggiunto troppo, mischiato elementi di realtà e fantasia in modo innaturale.
Sono dovuta tornare indietro molte volte e togliere, togliere, togliere. Ogni settimana arrivavo al master con un nuovo dummy book.
E’ stato un processo molto interessante per me, ha cambiato il mio modo di pensare, di creare delle storie.

Che tipo di tecnica hai scelto per Baking with Dad, e perché?

I disegni sono fatti a matita, inchiostro e pennino, poi scansiono e successivamente coloro in digitale.
Ho fatto molte prove e, per questo tipo di storia e personaggi, funzionava meglio questa tecnica.
Per ogni progetto di solito cambio un poco, a seconda di quello che mi sembra più fresco, in questo caso mi è piaciuto lavorare con i colori piatti.
In particolare in questo libro mi sono divertita tantissimo a disegnare gli sfondi, amo disegnare le cucine, ingredienti, packaging.

Sono curiosa: cosa puoi dirmi del personaggio che arriva alla fine della storia?

La tematica del libro è il grande legame tra la bambina e il papà, questo è al centro della storia.
Chi è il personaggio che arriva alla fine del libro non è rilevante. La bambina o il bambino che legge il libro deciderà chi è.
Ho aggiunto anche la scena finale della festa perché ho pensato che per un bimbo potesse essere divertente pensare: chi sono questi personaggi? Come si chiamano?
Potrebbe essere un bel gioco da fare insieme a chi legge il libro con lui o lei!

Quanto tempo è intercorso dalla tua ideazione della storia e del progetto alla sua pubblicazione?

Il primo dummie book (prototipo ndr) e’ del 2014, in estate ho mandato il progetto all’editore e il lavoro vero e proprio sul libro è iniziato in autunno dello stesso anno.
Il libro è stato pubblicato nel giugno di quest’anno.

Che consiglio daresti a chi vorrebbe pubblicare una propria storia e magari ne ha già illustrate scritte da altri autori?

Sarò ripetitiva ma: abbiate pazienza, non mollate alle prime difficoltà.
Chiedete consiglio ai colleghi, confrontatevi, andate a fare dei corsi, anche brevi, leggete tanto, andate alle fiere e poi prendetevi del tempo per voi, per metabolizzare, cercate di capire quello che può essere utile a voi personalmente.
Ogni percorso è diverso, l’importante è non perdere l’entusiasmo.

Approfondimenti

Aurora Cacciapuoti

Aurora Cacciapuoti è nata in Sardegna, ma vive in Abruzzo.
Ha studiato psicologia e arte terapia, per poi frequentare il master Children’s Book Illustration presso l’Anglia Ruskin University di Cambridge.

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Asterisk Un albo illustrato festeggia i 90 anni della Regina Elisabetta
21/04/2016 Morena Forza in Illustrati / No comments

Qualche giorno fa avevo raccontato di come sia appassionata di mare e di tutto ciò vi è legato; un’altra delle mie passioni (che oserei definire guilty pleasure) è la famiglia reale britannica.
Sì, sì, lo so che sembra un po’ morboso, ma essendo un’anglofila fin da bambina potevo io non appassionarmi alla storia ed alle vicende della monarchia più leggendaria di sempre?

Così, quando Davide Cali mi ha fatto conoscere “The Birthday Crown“, da lui scritto ed illustrato da Kate Slater sono balzata sulla sedia: dovevo averlo! Buckingham Palace, la regina, i nipotini George e Charlotte e gli immancabili corgi… Non potevo resistere! Quale sarà la corona che la Regina sceglierà per il suo compleanno?

The Birthday Crown
Oggi Queen Elizabeth compie 90 anni (e ha già raggiunto brillantemente i 60 di regno) e proprio lei in persona ha sfogliato ed approvato il libro, che io sto aspettando e che spero il postino non mi faccia attendere troppo.
Nell’attesa di mostrarvi qualche scatto, riporto le foto di qualche retroscena che Kate Slater ha pubblicato sul suo sito. (Click per vedere l’intero post ed album)

Le illustrazioni sono papercut, ritagliate quindi e declinate in piccoli diorami poi attentamente fotografati. Ecco il set:

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Probabilmente sarà difficile che il libro arrivi in Italia, ma per fortuna Amazon mi ha permesso di non attendere il prossimo viaggio nel Regno Unito (per cui in ogni caso non sto nella pelle).

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Asterisk Mamma, ho perso l’aereo… E sono finito in un libro!
24/03/2016 Morena Forza in Illustrati / No comments

In questi giorni di pre e post operatorio mi sto perdendo nei meandri delle mie memorie d’infanzia.
Se non credete che si tratti di una grave ricaduta, allora vi racconto che da una settimana mi guardo delle puntate di Giochi senza Frontiere, sospirando e gioendo come se i miei nove anni fossero prepotentemente tornati nella mia vita.

Ci sono anche modi più sani di rivivere i cult di noi figli degli anni Ottanta e Novanta, però, e ne ho appena trovato uno: il libro illustrato di “Mamma ho perso l’aereo” (“Home alone”), ispirato al film di Chris Columbus del 1990.

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La cover di “Home Alone” scritto da John Hughes e illustrato da Kim Smith

Come si può non ricordarlo con una soffice nota di malinconia? Soprattutto richiamando la colonna sonora composta da John Williams, che solo qualche anno più tardi ci avrebbe nuovamente stregati e coccolati con quella di Harry Potter.
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Devo dire la verità, vorrei tanto aver trovato questo libro sotto Natale; comunque è finito nel mio carrello Amazon alla velocità della luce, perché Kim Smith ha fatto un lavoro fantastico, riuscendo a disegnare una sua interpretazione dei personaggi, pur mantenendoli fedeli agli originali.

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Joe Pesci e Daniel Stern sono perfetti!

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Non vedo l’ora di sfogliarlo con Carol of the bells in sottofondo e la mia annuale scatola di shortbreads da sgranocchiare in compagnia di un bicchiere di latte caldo.

Solo una curiosità mi rende davvero impaziente, comunque: ma Fuller ci sarà, VERO?

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Asterisk “Io aspetto”: il filo rosso della vita e dell’attesa
16/12/2015 Morena Forza in Illustrati / one comment

Cosa c’è dietro un libro? Come ormai i più affezionati lettori di RDD sapranno, non c’è niente che mi piaccia di più che curiosare nei dietro le quinte di libri e albi illustrati.
Soprattutto da quando anche io ho cominciato a farne e ho imparato quante “scene cancellate”, modifiche e revisioni cambiano quello che poi è il libro che finisce sugli scaffali.
L’inizio di un progetto libro è qualcosa di molto affascinante, dall’idea al prodotto finale; un po’ come accade per i film (l’ho mai detto che sono appassionata della sezione Trivia e di scene tagliate nel cinema?).

A questo giro, ho intervistato Davide Calì che mi ha raccontato (e mostrato in esclusiva, come vedrete!) molti retroscena di “Io aspetto” (titolo originale “Moi, J’attends”), che quest’anno compie dieci anni e tratta con delicatezza, semplicità ma nessuna banalità il tema del tempo della vita e dell’attesa che l’accompagna. L’albo è illustrato da Serge Bloch che, come racconta Davide nell’intervista, ha scelto di legare le scene fra loro per mezzo di un filo rosso.

Un filo rosso che cresce, si tira, si aggroviglia, che si spezza per sempre…o solo per un po’.

 

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

Crescendo aspettiamo sempre cose diverse e col passare degli anni impariamo ad attendere non solo per noi stessi ma anche per coloro che amiamo: aspettiamo con loro e per loro uscendo un po’ da quell’egocentrismo che ci ha accompagnato durante infanzia ed adolescenza.

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

Come tutti i libri di Davide Calì, anche questo ha più piani di lettura e permette quindi di essere letto con sfumature diverse da bambini e da “grandi”. Davvero consigliatissimo, anche per un bel regalo!

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch Kite Edizioni
Io aspetto“, edito in Italia da Kite Edizioni (56 pp, copertina flessibile)

Ciao Davide, quest’anno “Io aspetto” compie nove anni. Quante cose sono cambiate dal giorno in cui l’hai scritto? Aspetti ancora le stesse cose?

In realtà ne ha già compiuti dieci! Il libro è francese ed è uscito nel 2005. In Italia è uscito un anno dopo. Ma poco importa. In dieci anni sono cambiate tante cose. Quando il libro è uscito, stavo appena cominciando a lavorare in Francia e nessuno mi conosceva. Adesso in Francia sono ormai di casa. Nel frattempo ho cominciato a lavorare anche negli Stati Uniti, in Portogallo, Canada e presto in Inghilterra. Ma tutti hanno cominciato a ricordarsi il mio nome dopo questo libro.

Le cose che aspetto? Sono ancora le stesse. Aspetto ancora di avere un gruppo rock.

Com’è nata l’idea di raccontare il ritmo della vita legandolo in modo così stretto all’attesa?

In principio il libro era solo una lista di cose che si aspettano. Poi, mentre buttavo giù la lista, mi sono reso conto che certe cose le aspettiamo intensamente solo da bambini, altre cominciamo ad aspettarle più tardi. E mettendo in ordine le attese il libro ha preso forma, diventando una storia sul senso della vita.

"Io aspetto" Serge Bloch Davide Calì

Hai scelto tu Serge Bloch come illustratore per “Io aspetto”? Di chi è stata l’iniziativa di portare avanti il libro tramite l’espediente del filo rosso?

Me lo propose Emmanuelle Beulque di Sarbacane. Io all’epoca avevo visto poco del lavoro di Serge, ma quel poco mi piaceva molto. Ci siamo conosciuti solo dopo l’uscita del libro.

In seguito abbiamo continuato a lavorare insieme, ma mai a stretto contatto: Serge quando lavora ama stare per i fatti suoi. L’idea del filo è sua. Mi ha raccontato che gli è venuta in mente mentre cercava quello che in francese si chiama “fil rouge” per unire le situazioni che raccontavo nella storia.

Il formato di “Io aspetto” esce dai canoni soliti in commercio. L’avete pensato prima di proporlo agli editori oppure lo avete discusso con loro?

Il formato è frutto del caso. All’epoca preparavo spesso le maquettes dei miei libri. Difficilmente inviavo un testo senza schizzi. Lo faccio ancora, ma ora lavoro in digitale.

Avevo appena finito la maquette di un libro quadrato, con molte pagine. Rifilando il quadrato mi era avanzato un blocco di fogli allungati. Mi spiaceva sprecarli, così li ho usati per illustrare la maquette di questo libro che aveva pochissimo testo.

Serge ha guardato i miei disegni ma poi ha fatto il suo lavoro, in completa autonomia. Il formato però gli piaceva ed è stato lui a chiedere se potevamo tenerlo. Il formato è senz’altro uno degli elementi responsabili del successo del libro.

Ci sono state molte modifiche o tagli per storia o illustrazioni? Sono sempre curiosa di sapere com’era un progetto libro “alle origini”.

Emmanuelle all’inizio era in dubbio sul tema della morte. Le sembrava rischioso. Così mi chiese di provare una versione senza. Poi, dopo qualche settimana di riflessione mi scrisse per dire che avrebbero tenuto l’originale. L’altra in effetti non l’ho nemmeno conservata e non ho il minimo ricordo di come fosse. Qualche poi modifica c’è stata perché Serge ha eliminato alcune pagine che non avrebbero funzionato con il filo rosso, e ha aggiunto la scena del carro funebre che io non avevo previsto."Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

Ti mando qualche pagina estratta dallo storyboard originale.
E’ la prima volta che lo pubblico, quindi hai una vera esclusiva! (ne sono molto onorata! ndr) Come vedrai, in principio il personaggio maschile e femminile si alternavano. Ho poi ripreso questo meccanismo in un libro successivo, Teindres bêtises à faire quand on est amoureux.

Lo storyboard originale:

La proposta iniziale della cover di "Io aspetto"

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch

Mi colpisce come il mondo dell’infanzia diventi “Il mondo dei grandi” in poche pagine, raccontato in modo semplice ma mai banale.
Qualcuno ti ha mai chiesto se non ti fossi posto il problema di come i bambini potessero capire (o non capire) le attese dei grandi raccontate in questo libro?

Direi di no. Non mi pongo mai troppo il problema di come i bambini accoglieranno le mie storie. Girando per saloni incontro anche molte classi e negli anni ho imparato che se da un lato i bambini sono molto conservatori, dall’altro sono anche molto aperti alle cose nuove, ai cambiamenti, a ciò che li fa pensare.

Noi adulti siamo l’opposto. Pensiamo sempre di essere molto aperti, ma non appena nella nostra routine interviene qualcosa di diverso, ci sentiamo destabilizzati.

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch Kite Edizioni
 “Io aspetto” | Kite Edizioni | 56 pagine, copertina flessibile | Circa 12 euro
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Asterisk “Casa Casina”: intervista a Manuela Mapelli
15/12/2015 Morena Forza in Illustrati / one comment

Ho conosciuto Manuela Mapelli qualche anno fa durante un workshop e mi ricordavo della sua bravura, di quanto il suo mondo e le sue idee fossero racchiusi nei suoi disegni; così, quando ho saputo che aveva pubblicato un bel libro con una casa editrice che mi piace moltissimo, l’ho contattata e abbiamo chiacchierato un po’ sui dietro le quinte di “Casa casina” il suo primo libro da autrice!

E’ un libro delicato, fresco, pieno di riflessioni per grandi e piccini. Il tema è la casa; una casa che può avere tante forme, oppure… nessuna, quando non è un luogo fisico ma uno stato d’animo.

la cover di "Casa Casina" Edizioni Corsare 2015
Casa Casina” Edizioni Corsare 2015

Prima di lasciarvi all’intervista, vi consiglio di dare un’occhiata al booktrailer davvero fantastico realizzato dai talentuosi ragazzi di RataVöloira. E’ un sogno ad occhi aperti!

Ciao Manuela, raccontami com’è nata l’idea di “Casa casina”.

Ciao Morena, in un pomeriggio di giugno, per caso, mi sono saltate in mente alcune rime che poi hanno composto la prima filastrocca che si può leggere nel libro.
Poi ci ho riflettuto un attimo e mi sono resa conto che sul tema “casa” di filastrocche avrei potuto scriverne tante… un’intera serie; mi sono fatta un po’ guidare dal mio istinto e dal bisogno di scrivere e comunicare.
A dire il vero non avrei mai pensato che mi pubblicassero anche come autrice, finché non è successo!

Casa Casina Edizioni Corsare

Casa Casina Edizioni Corsare

Quando hai capito che la tua idea poteva essere un progetto libro?

Ho capito che avrei potuto raccogliere le mie poesie in un vero e proprio progetto libro quando mi sono accorta che la risposta di bambini e adulti all’ascolto era positiva.

Lavoro da tanti anni nel sociale e spesso sperimento laboratori e letture offrendo incontri gratuiti. In questa prima fase ho capito anche che il tema “Casa” è molto sentito in questo periodo storico, anche dai bambini.

Che tecnica hai usato per le illustrazioni?

Ho creato una trentina di timbri incidendo e ritagliando fogli di Adigraf. Poi ho inchiostrato e stampato le case-timbro su fogli bianchi, ho scansionato il tutto e colorato alcune parti in digitale.

Edizioni Corsare Casa Casina

 

Quanto tempo è passato per la sua lavorazione, tra la presentazione a Edizioni Corsare alla Children’s book fair di Bologna e la sua pubblicazione?

Ho presentato il progetto a Edizioni Corsare durante la fiera di Bologna 2015 e il libro è arrivato nelle librerie nel mese di Novembre.

Qual è la cosa che ti è rimasta più impressa durante la lavorazione di Casa Casina?

Di sicuro la parte più interessante e divertente è stata la fase di ricerca/sperimentazione legata alla realizzazione dei timbri.

Casa Casina Edizioni Corsare

Quanto c’è del tuo vissuto nell’impronta che hai dato a questo libro?

Credo che nel libro ci sia molto del mio vissuto ma ancora di più del vissuto di bimbi e famiglie che ho incontrato durante la realizzazione del libro e che mi hanno aiutato a riflettere sul tema della casa e del diritto alla casa.

Bambini sotto sfratto, anche molto piccoli che con estrema semplicità mi hanno raccontato quanto è importante per crescere avere un tetto sopra la testa, spiegandomi che la casa non è fatta solo dalle mura che la compongono. La casa è soprattutto riparo, affetto, protezione.

Proprio l’altro giorno durante una presentazione un bambino mi ha fatto notare che una casa, vuota, senza persone non si può definire una vera e propria casa…ma solo un edificio.

Casa Casina Edizioni Corsare

A chi consigli “Casa casina”?

A grandi e bambini senza distinzione!

Manuela Mapelli è nata a Milano ma da una decina di anni vive a Cesena.
Si è diplomata al liceo artistico e ha proseguito gli studi in Accademia per diventare scenografa. Al terzo anno ha abbandonato l’Accademia e Milano per frequentare un corso di formazione per burattinai a Cervia.
Dopo due anni molto intensi di studi sul teatro di figura ha iniziato a lavorare come burattinaia in giro per l’Italia. Con l’arrivo del suo bambino si è fermata, buttandosi poi nel mondo dell’illustrazione e dell’editoria.

La pagina Facebook di Manuela

Una piccola nota:

Making an impression
Se siete curiosi di provare il disegno con i timbri, vi consiglio un libro davvero meraviglioso che ho acquistato l’anno scorso. Eccolo qui. E’ in inglese, corredato da fotografie dettagliatissime e piccoli grandi spunti di ispirazione.

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