Categoria: Ispirazione&Creatività

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Asterisk Quella volta che una band mi salvò dal blocco creativo
21/02/2018 Morena Forza in Creatività / No comments
Oasis blocco creativo

Sappiamo quanto possa essere facile fidarci ad occhi chiusi del parere di qualcuno che stimiamo e che ci ispira. Proprio come accade coi personaggi famosi, vero?
Si tratta però di un gioco di equilibri: ci serve l’apertura necessaria ad accogliere i consigli e la chiusura sufficiente a non farci appiattire come uno scoiattolo sotto a un TIR.
Il mio ti sembra un discorso nebuloso? Allora ti racconto una cosa…

Un inizio col botto

Qualche anno fa avevo messo da parte dei risparmi per l’imperdibile workshop di illustrazione con uno dei professionisti del mio Olimpo Personale.
Mi ero seduta in prima fila.
L’illustrissimo illustratore camminò al centro della stanza, sospirò con molta enfasi e annunciò:

“E’ un vero peccato che fra voi, nessuno farà mai un libro illustrato.”

 

Nell’aula cadde un silenzio raggelante, spezzato da qualche risatina nervosa e sommessa.
Io alzai la mano a mezz’aria e intervenni timidamente “Ehmmm… ne ho già fatto qualcuno.”
Non perché pensassi di essere un caso speciale, ma perché le previsioni lapidarie non mi piacciono e mi era sembrata un’uscita fuori luogo.

“Ah sì?” mi rispose quasi fra sé e sé.
Poi continuò.
“Il mercato è morto. L’editoria è in declino. E’ una nave da cui i topi stanno già scappando da un bel pezzo. Poveri voi che dovete ancora cominciare…”

 

Avevamo davvero pagato il corrispettivo di un affitto a Milano per scoprire che era inutile? Mentre tutti si avvilivano, io mi stavo indispettendo.

ll giorno seguente, come richiesto, portai i miei libri illustrati preferiti.
Il responso era: brutto. Ruffiano. Commerciale.
In soldoni, mi disse che i miei gusti erano orientati a un genere di editoria che per lui dovrebbe sparire per sempre.

“La vera illustrazione non è questa.”

Boom.

Tornai a casa a pezzi e la testa mi ronzava. I miei gusti erano sbagliati? La mia stessa concezione di illustrazione era sbagliata?

L’ultimo giorno mi guardava colorare a Photoshop.
“Senti, non so cosa dirti di questa… cosa. Perché il disegno su un computer non esiste. Vedi? E’ lì, nello schermo. Non è reale. Non so consigliarti. Non è una vera illustrazione.”

Stavolta stranamente, non mi sentivo offesa o colpita. Risposi un allegro “Ok!” e tornai a colorare.

All’improvviso, mi era tutto chiaro

Per quanto l’esperienza di questo super talentoso illustratore potesse darmi delle informazioni interessanti, non potevo portarmi via il pacchetto completo delle sue affermazioni. Non potevo cioè affidarmi totalmente alla sua personale e soggettiva verità.
Accecata dall’ammirazione, non avevo considerato che era una persona come tutti, con le sue mancanze e le sue idiosincrasie.

Si trattava di un illustratore tradizionale, di una certa età, molto “artista”, che faceva ritoccare i suoi errori a un paio di addetti al ritocco digitale. Non utilizza l’email e per questo prende accordi via telefono o fax come si faceva il giorno della caduta del Muro.

Come potevo pretendere che una persona con un background così definito e “classico” potesse apprezzare l’impronta delle mie scelte artistiche e professionali?
Mi sentivo come quelle persone che si lamentano perché il loro gatto non fa le feste.
Una completa babbea. Però, che sollievo!

La chiave è contestualizzare

“Non mettere la tua vita nelle mani di una rock ’n roll band”

Hai riconosciuto queste parole?
Va bene, se così non fosse, ti perdono perché gli Oasis sono un po’ démodé,  io li amo ancora come quando mettevo l’ombretto coi glitter in crema e non riuscivo più a chiudere le palpebre.

Ho sbagliato tutto? O sono sbagliata io?

Decisi di tenere nel bagaglio del corso tutte le nozioni sul colore e sulla narrazione (stimolanti e preziose) e di gettare tutto il resto. Non perché non fosse valido, ma perché non si adattava alle esigenze del mio percorso creativo e professionale. E alla mia idea di illustrazione.
Insomma, avevo deciso di non mettere la mia vita nelle mani di una rock ’n roll band, e di non farmi trascinare da una musica che non era la mia.

Forse per quell’illustratore, quello che disegno “Non è vera illustrazione”, eppure sono anni che numerosi editori ed altri clienti lo comprano.
Semplicemente, non si tratta degli stessi che comprano il suo lavoro.

Quando partecipi a un incontro, a un corso, a una portfolio review, ricordati di questo post e scegli quali consigli tenere e quali lasciare andare. Scegli su quale musica ballare.

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Asterisk Parole e libri che hanno guidato il mio anno di illustrazione
31/12/2017 Morena Forza in Creatività / No comments

Qui nell’aria ci sono l’odore di bruciato dei botti, di un mandarino appena sbucciato e della malinconia di fine anno che quest’anno è un po’ più intensa del solito.
Il 2017 per me è stato un anno molto pieno. Pieno di cose da fare, di volti, di esperienze, di cartelle di disegni, di viaggi e fotografie.

Le cose che sono “arrivate” in questo anno, non sono proprio piovute dal cielo. Le ho aiutate un po’ con qualche parola. Mi piacerebbe raccontarvi come è successo. :-)
E chissà che non possa ispirarvi a cercare voi stessi una parola per il vostro 2018?

La parola dell’anno

Proprio alla fine di novembre 2016, ho seguito il consiglio di un’amica che mi ha invitato a trovare una parola per l’anno che sarebbe arrivato. L’ho preso come un gioco divertente e creativo, ma non per questo meno serio.

Mi sono tenuta da parte una delle ultime notti del 2016 per fare un po’ di brainstorming e ho tenuto fra le altre parole che avevo scritto, quella che mi sembrava più carica ed evocativa (perfino a livello visivo!) e che avrei voluto fosse il mantra del mio 2017. Volevo una parola lussureggiante, fresca, e un pizzico aggressiva, una parola d’azione: ho scelto SAVAGE, per il suo suono oltre che per il suo significato, ecco perché è in inglese.

Savage mi ha detto di buttarmi, di tendere all’opportunità con ferocia, di essere curiosa e di trovare la radice primitiva nelle cose che faccio, con l’entusiasmo dell’inizio, senza perdermi troppo in timori e negli schemi che dicono di seguire ad ogni costo.
Mi ha ricordato costantemente l’autenticità del gesto espressivo e dell’imperfezione, la libertà di potere sbagliare facendo, affrancandomi dal parere di coloro che pensano di avere la verità in tasca quando si tratta di argomenti che ruotano attorno a ciò di cui mi occupo.
Ma non è tutto: grazie a Savage mi sono anche isolata quando era il momento e ho iniziato a stare molte ore all’aperto, semplicemente a camminare, respirare e osservare. Ho imparato e visto con mano che il tempo che passo in mezzo alla natura non è mai perso ma sempre investito.

La parola dell’anno è insomma un’impronta, un’ispirazione, un modo di fare ed è molto più potente di un buon proposito! Non è un “fai questo” ma “prova a farlo così”.

Cosa ho fatto e ottenuto grazie alla parola dell’anno

La parola di quest’anno era attiva e spregiudicata e seguendola ho fatto ed ottenuto molto.

Stage in un’agenzia di illustrazione
Da anni volevo un’esperienza all’interno di un’agenzia di illustrazione per capire come lavorano agenti e altre figure inerenti il disegno per professione. Il giorno stesso in cui nei miei feed è apparso l’annuncio per uno stage, ho redatto il mio curriculum e mi sono fatta subito avanti.
Certo, l’ansia di non aver studiato formalmente illustrazione mi ha attanagliata fino al momento di pigiare “Invia”, ma l’ho fatto. Sono stata contattata dopo una settimana e qualche mese dopo, a settembre, sono partita per l’Inghilterra. Per un mese ho lavorato fianco a fianco di alcuni degli agenti che seguono il mio portfolio di illustratrice, e ho imparato tantissimo, guardando e ascoltando avidamente. Presto vi racconterò di alcune scoperte fatte in questo ambito.
Alcune le ho già condivise con chi ha partecipato al mio workshop “Dall’albo al tramonto“. A proposito, sapevate che ricomincia a marzo?

I miei primi libri sul mercato britannico
Al secondo posto in cima alla lista delle priorità c’è sempre stato pubblicare libri in Gran Bretagna. Non per chissà quale motivo; se seguite il blog da un po’ di tempo saprete che sono una grande amante del Regno Unito. L’idea che ci sia un pezzetto di me nella mia amatissima isola mi scalda il cuore come poche cose.

Perché accadesse ho dovuto faticare molto superando le mie resistenze iniziali. Quando mi hanno contattata dall’Inghilterra per propormi un libro su Gesù, infatti,  io che non sono mai stata particolarmente religiosa mi sono un po’ intimorita.
Chiedevano di lavorare con la mia voce, esattamente come mi piace disegnare. Mi sono buttata, e ne sono stata davvero felice. E’ il libro su cui, in assoluto, mi sono più divertita!
Alla fine della produzione inoltre, mi è stata inviata un’enorme cesta di Fortnum&Mason piena di ogni ben di Dio (ahah! Sono proprio una simpatica umorista, lo so) e ho anche incontrato l’art director nel cuore della campagna inglese, visitando con lei la casa museo di Jane Austen nell’Hampshire. E tutto per essermi buttata.

Ho lavorato con l’editore dei miei sogni
Da quando ho iniziato a fare l’illustratrice full time, ho avuto dei traguardi ben definiti. Il punto più alto, per me, era riuscire a lavorare con alcuni clienti.
Mi piace sognare in grande, ma quest’anno ho fatto di più: ho chiesto agli agenti (più volte!) che il mio portfolio venisse proposto ad alcuni editori con cui volevo collaborare. Sono quelli di cui compro libri da sempre, di cui seguo i cataloghi, il blog, i canali social.

La costanza mi ha premiata: ho ottenuto delle prove per dei progetti e, con l’editore in cima alla lista dei miei desideri, ho lavorato davvero e più di una volta. Nel 2018 usciranno i miei primi libri con questo enorme editore e sono emozionata come non mai!

Natale e dinosauri
Ho sempre sognato di illustrare dinosauri e un libro sul Natale. E finalmente…!

In primavera è uscito Non sono stato io! , un piccolo tascabile per Oscar Mondadori, in cui ho avuto la possibilità di disegnare pagine e pagine di dinosauri dispettosi. Un libro che ho vissuto con estrema libertà e relax come non mi capitava da tempo.

Durante la tarda estate e l’autunno invece ho disegnato e dipinto (anche ad acquarello, mio terrore di sempre!) un libro molto ma molto natalizio,Il mistero della magia del Natale per Edizioni Corsare. Ho ritrovato la libertà del disegno a mano e mi è stata data una libertà espressiva assoluta, in cui ho potuto mischiare disegno a mano e digitale. Dalla remota isola di Lewis, Christina Harris, vera e propria artista del tweed scozzese che seguo da anni, ha acconsentito a farmi utilizzare le sue stoffe per gli inserti negli abiti dei personaggi del libro. Non riesco ancora a crederci! Nonostante la mia domanda sfacciata, è stata molto gentile, ed entusiasta che i suoi tessuti apparissero in un libro per bambini.

Workshop da Ideamondo Associazione

Corsi e incontri
Quest’anno ho insegnato per la prima volta in una scuola e ho scoperto che mi piace molto avere una classe, seguire da vicino nuovi e aspiranti illustratori.
Non amo infatti essere troppo focalizzata su me stessa, non mi fa sentire pienamente creativa. Insegnare non è mai stato un ripiego per me, anzi è una parte molto attiva del mio fare illustrazione, e controbilancia la solitudine delle intere giornate spese alla scrivania.
Per questa ragione ho formulato nuovi corsi, allacciato nuove collaborazioni, e ho seguito altri illustratori in consulenze individuali, quasi come farebbe un agente.
La parola dell’anno mi ha impartito di non restare sulle mie, di farmi avanti e chiedere. A volte è tutto lì: nel chiedere! Potremmo così scoprire che era tutto a portata di mano.

Ho disegnato dal vivo, su un enorme foglio bianco
Non sono timida per natura, ma disegnare live mi ha sempre messo un’ansia indescrivibile.
Per questo, quando Marianna e Marco di Zandegù mi hanno chiesto di partecipare a Wonder Wall lo scorso 16 dicembre, ho risposto: ma sì!
Ne avevo il terrore e quindi era la cosa giusta da fare. Ah, la logica inossidabile della parola dell’anno! Così mi son trovata a disegnare sei ore filate, su un foglio bianco un metro per due, a mano, con pastelli, UniPosca e pastelli colorati. Probabilmente il fatto che si trattasse di un’iniziativa benefica per raccogliere fondi a favore di un’associazione per l’infanzia mi ha dato quello sprint necessario a tirarmi fuori dal mio solito guscio.

I meravigliosi giardini del castello di Falkland

Sono tornata in Scozia
E ovviamente con grande gioia. Se c’è un territorio selvaggio e indomito con alle spalle una  centenaria Storia di coraggio ed orgoglio, questo è proprio la Scozia. E’ stata una settimana breve ma intensa. Sono riuscita perfino a incrociare un altro illustratore, che lavora in una libreria nel centro di Edimburgo, e passare un’intera mattinata a sfogliare libri e conoscere nuovi potenziali clienti (il lavoro in vacanza!).
E finalmente ho visto qualche piccolo paesino arroccato sulle colline, lontano dalla città, come Falkland col suo castello e i suoi stupendi giardini botanici, che ho poi riconosciuto guardando la serie Outlander (qualche fissato all’ascolto?)

I libri che hanno guidato il mio 2017

Non sono necessariamente usciti quest’anno, ma sono stati una presenza costante o comunque preziosa in alcuni suoi momenti.

Big Magic
di Elizabeth Gilbert – elizabethgilbert.com
2016 BUR – Rizzoli
230 pagine
Lingua: Italiano

Big Magic
(in italiano)
Lo so che molti storceranno il naso, perché il suo stile di scrittura sembra fin troppo accattivante, ma a me Elizabeth Gilbert piace per la franchezza e la delicatezza dei suoi libri.
Mi dispiace che molti lo abbiano bollato come lettura new age, perché io non l’ho affatto vissuto in questo modo, anzi leggere Big Magic mi ha fatto prendere delle decisioni non di poco conto quest’anno; in particolare modo sull’insegnamento e le collaborazioni.
Mi ha fatto inoltre riflettere già dall’anno scorso sul significato di idea, di ispirazione, di iniziativa, di gruppo (su questo tornerò sicuramente in un prossimo post). Solitamente favorisco testi più yeah e concreti, ma questo libro riesce a più riprese ad accompagnare i miei momenti di sconforto e stanchezza creativa come poco altro. E poi, il concetto stesso di idea come entità mi piace troppo. Come dicono gli anglosassoni, I feel it.

Your inner critic is a big jerk
di Danyelle Krysa – krysa.com
2016 Chronicle Books
131 pagine
Lingua: Inglese

Your inner critic is a big Jerk

Letteralmente: il tuo critico interiore è un grande stronzo.
Questo libro l’ho comprato proprio seguendo la mia parola dell’anno, sapendo quanto duramente dovessi lavorare nel superare la mia ansia del giudizio altrui.
Non facevo che pensare alle critiche ricevute per il fare corsi o per lo stesso fatto che faccio l’illustratrice ma non ho studiato con un percorso di studi canonico. Non importa quante conferme ricevessi altrove, io pensavo solo alle parole terribili che avevo letto sul mio conto.
Tra il 2015 e i primi mesi del 2017 questo l’ho sentito particolarmente. Ogni chiacchiera, post o commento tagliente mi arrivava dritto in faccia come una porta sbattuta e questo ha avuto non poche ripercussioni sul mio modo di vivere il lavoro che mi sono scelta con tanto impegno.

Non dobbiamo dimenticare che voci di questo tipo, fin da quando siamo bambini, finiscono col diventare una sola voce, interiorizzata, cioè qualcosa che ci diciamo noi stessi su ciò che facciamo. E’ così che una normale fragilità diventa un impedimento e facciamo molto meno di quanto avremmo voluto. Ci blocchiamo.

Questo libro aiuta con particolare ironia e leggerezza il problema dell’eccessivo perfezionismo che non porta a risultati migliori ma molto spesso, proprio a nessun risultato (“O lo faccio perfetto o non lo faccio proprio”, vi suona famigliare?)

Quando ho finito questo libro ho iniziato un progetto personale che vorrei portare alla luce proprio nel 2018, iniziando a sviluppare le riflessioni nate dalla sua lettura.

Tutti possono fare fumetti
di Gud – gud.it
2013 Tunué
144 pagine
Lingua: Italiano

Tutti possono fare fumetti

Normalmente, un manuale dice come fare qualcosa, ma non motiva a farlo. Molto diverso è “Tutti possono fare fumetti” di Gud, fumettista e insegnante di fumetto, che mi ha spinta a iniziare una serie di strip sulla mia quotidianità di disegnatrice e pubblicarle sul mio Instagram, solo per il piacere di condividere le mie magagne, senza troppi pensieri.

Per me, che sono stata terrorizzata in passato remoto e recente sul fumetto, è stato molto liberatorio. Ho scoperto che molto spesso penso in fumetti. Alcune delle strip che ho pubblicato su Instagram e sul mio account Facebook erano nate nella mia testa come status o come post per il blog, ma sintetizzarli in una strip mi ha aiutata a fare chiarezza ed esprimermi al meglio, con quel pizzico di umorismo che mi sta tanto a cuore.

Se volete conoscere il fumetto con un tocco fresco e leggero, questo è il manuale perfetto!
Questa è l’intervista che avevo fatto proprio a Gud in occasione della prima edizione del libro.

E il 2018?

Sono sincera, temo un po’ la legge del contrappasso dopo un anno così favoloso.
Ma non per questo non mi impegnerò. E prendo a braccetto un’altra parola, che però rivelerò solo alla fine del 2018. Che sia una compagna preziosa come Savage, o anche solo la metà! :-)

Buon anno, disegnatori!

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Asterisk Nuvole basse, illustrazione, vento, Harry Potter: i diari scozzesi PARTE I
24/07/2017 Morena Forza in Ispirazione&Creatività / No comments

Ho pensato a lungo se e quando raccontare la mia settimana di viaggio in Scozia da cui sono tornata quasi un mese fa.

Da quando ho iniziato a spostarmi in solitaria, i viaggi sono per me una fonte inesauribile di riflessioni e ispirazioni. Devo processarle molto lentamente, cullarle e assaporarle con occhi e cuore; solo così diventano a tutti gli effetti lo sfavillante tesoro che mi porto a casa da ogni viaggio.

Sono partita con l’idea di ritrovare un po’ di respiro e di amore per quello che faccio, ritornando a Edimburgo, città dalla bellezza esuberante e orgogliosa, e spingendomi più a nord, sul mare di Dundee, passando per librerie e musei carichi di ispirazione, ma anche per parchi, manieri, rigogliosi giardini e immensi spazi aperti.
Sono tornata vincitrice? Scopritelo leggendo il mio diario, ecco la prima parte! :-) Buona lettura.

20 giugno: Chi me l’ha fatto fare?

La domanda che mi faccio ad ogni vigilia dalla partenza.
Viaggiare in solitaria significa dover essere sempre presente a me stessa e, nonostante una certa tendenza al perfezionismo, non posso dire di essere una persona poco sbadata. Riesco sempre a combinare qualche pasticcio.
Mentre mi avvio in aeroporto ripasso mentalmente le cose che devo fare e penso a quella volta che a dieci minuti dall’imbarco per tornare a Milano mi sono accorta di aver perso il biglietto.
Nel 2014, a due giorni dal ritorno, il bancomat ha smesso di funzionare e ho dovuto tirare avanti a cracker e succo di pera. Qualche anno prima mi hanno occupato la stanza e sono stata derubata.
Come ho potuto continuare a viaggiare da sola dopo degli episodi simili? Non ne ho idea. In qualche modo mi trovo sempre al punto (è il caso di dirlo) di partenza.

Decollo nel pomeriggio: i miei vicini di viaggio sono una famiglia con due bambine, di cui una davvero agitata dal volo. Spinta più dalla conservazione dei miei timpani che da bontà di cuore, inizio a disegnarle tutti gli animaletti che vuole. Fra giraffe, leoni e zebre, tre ore passano abbastanza in fretta.
E’ così che atterro a Edimburgo già piuttosto sfibrata e “Chi me l’ha fatto fare?” lampeggia come un neon di Las Vegas nella mia testa.

Mi rendo conto che il vero viaggio è cominciato solo quando, aspettando il taxi a Waverley Station, vedo il sole che sta tramontando dietro la drammatica silouhette dello Scott Monument. Mi emoziono a tal punto da restare imbambolata e una signora sale su quello che doveva essere il mio taxi. Pazienza, ottima scusa per mettersi a fare un po’ di foto. Respiro per la prima volta in cinque ore.

Un tassista molto simpatico mi porta a casa, a Sud della città, chiacchieriamo della Brexit. Le numerose bandierine europee alle finestre delle abitazioni mi colpiscono molto. A tratti, fatico a stare dietro alla supersonica parlata scozzese.
Come tanti britannici, lui è piuttosto convinto che tutta l’Italia sia come Capri, ma si lamenta perché in Italia tutti pensano che la Gran Bretagna sia solo Londra. Quando gli faccio notare la contraddizione, ridiamo fragorosamente. Quanto mi è mancata la Scozia, solo ora me ne rendo conto.

21 giugno: Get Lost

Dove andare? Cosa vedere?
Ho imparato a leggere guide e blog di viaggio, per poi fare tutto il contrario e lasciare che la filosofia del “get lost” prendesse il sopravvento.
Nel caso di viaggi in Paesi “sicuri”, infatti, perdermi senza una meta precisa è la cosa che mi piace di più.

Mi sveglio alle sette e dopo essermi crogiolata qualche secondo nelle coperte, sento l’albero in giardino picchettare sul vetro della finestra a ghigliottina.
Uno scoiattolo rossiccio si sta buttando con grande slancio nell’erba, per fare colazione subito dopo, con quelle zampine veloci veloci e l’aria furbetta. Accanto a me, la gatta tigrata della mia ospite lo guarda molto diversamente da come lo guardo io, con le pupille dilatate e la coda che batte impaziente. Così sono i piccoli felini: si fanno coccolare, ma quando l’istinto li chiama non ci sono per nessuno.

E’ una giornata ventosa e soleggiata, indosso i leggins sotto agli shorts e una maxifelpa caldissima, mi studio il percorso da casa al centro città. Esco lasciandomi alle spalle la scala a chiocciola dai gradini consumati, la vecchia porta verniciata di nero e i roseti vivaci, le case edoardiane dai comignoli anneriti e la scuola elementare, proprio mentre suona la campanella e i più ritardatari si tirano il cravattino dell’uniforme verde uno con l’altro. “Stop it!” “You stop it!”

Non ho mai imparato ad orientarmi con le cartine stradali, per questo sono convinta di dirigermi verso la New Town, ma dopo aver attraversato i Meadows (un grande parco aperto che divide il Sud della città dal centro) mi perdo. Ho preso la decisione di muovermi solo a piedi per tutta la durata del soggiorno; così, digiuna e stanchissima, mi fermo dopo circa tre ore di cammino. Fa troppo caldo per essere in Scozia, ma se mi scopro ho freddo. Tipico in UK.
Un ottimo panino mi rimette in sesto e la prima tappa sensata, seppure casuale del mio viaggio è da Blackwell’s, un’enorme libreria. Sono stata infatti attirata da una vetrina interamente dedicata a Harry Potter: una scopa e gli stemmi delle case di Hogwarts mi rubano uno stupore che mi fa tornare undicenne.
Spingo la pesante porta a vetri, e nel momento in cui metto piede sulla moquette blu, l’acqua inizia a scrosciare con violenza sul marciapiede. Appena in tempo!
Per qualche istante mi fermo ad osservare Chambers Street dall’ingresso. La pioggia svela in fretta chi sono i turisti e chi i locals. I primi imprecano, qualcuno tira fuori un k-way; i secondi ridono, al massimo si riparano con un giornale, continuando a camminare come se facessero due gocce.

Scendendo al piano seminterrato, lo spettacolo che si para davanti ai miei occhi è meraviglioso: una sala spaziosa ma raccolta, ospita albi e libri illustrati di ogni tipo. Ci sono delle comode poltroncine per piccoli e grandi. I volumi sono ordinati e divisi per target di età, ma soprattutto, gli scaffali sono pieni da scoppiare! C’è un silenzio ovattato, quasi irreale. Inizio a dare un’occhiata e poi mi tuffo in quell’amato mare di colori.
Molti dei miei illustratori preferiti sono introvabili in Italia, altri libri vengono importati con un certo ritardo, quindi decido che si vive una volta sola e imbottisco la shopping bag con un bottino di tutto rispetto!
Per scoprire quali libri ho comperato, potrete leggere il post dedicato, questo venerdi! :-)

Michael, il commesso di Blackwell’s, mi racconta che per secondo lavoro fa proprio l’illustratore per l’infanzia e mi mostra alcuni dei suoi ultimi libri, orgoglioso e un po’ imbarazzato. Nonostante siamo in pieno centro, la libreria è semi deserta e così abbiamo tutto il tempo di chiacchierare di editoria, della fiera di Bologna, del rapporto con le agenzie di illustrazione. Sono partita da un solo giorno e sto già parlando di lavoro. Noi illustratori siamo davvero incorreggibili e siamo come i maghi fra i babbani: abbiamo il potere di scovarci uno con l’altro!

22 giugno – Posti fantastici e dove trovarli (per caso!)

Questa per me è la quarta volta che torno a Edimburgo, ma non ho mai finito di girarla in lungo e in largo per un motivo o per l’altro. Non che stavolta creda di riuscirci; in ogni caso, sono decisa a trovare il White Horse Close, e penso che niente e nessuno mi fermerà.
Ecco come sono andate le cose in realtà.
Mi sono svegliata troppo tardi, il bagno era occupato e dopo mezz’ora di passeggiata per i Meadows, in compagnia di scoiattoli e sportivi salutisti che mi facevano sentire in colpa per il bagel appena sbafato, sono arrivata a Lauriston Place sotto un cielo color acciaio.
Dopo vari viaggi nel Regno Unito so che l’ombrello è perfettamente inutile (in particolar modo in Scozia, dove si rompe dopo pochi istanti) perciò non l’ho portato e mi sono limitata ad alzare il cappuccio della felpa, certa che la shower sarebbe arrivata e durata poco, come al solito.

Non avevo fatto i conti con quella strana assenza di vento: le nuvole, pesanti e basse, erano lente, letargiche. In meno di venti secondi mi sono trovata completamente zuppa dalla testa ai piedi. Dopo essermi fermata per dieci minuti sotto a una tettoia, ho dovuto constatare che no, non smetteva.
Sono entrata in un grande edificio, un po’ antico e un po’ contemporaneo. Mi veniva da ridere all’idea che mi stessi davvero strizzando i capelli come faccio prima di uscire dalla doccia. Attorno a me, molti turisti si battevano giacche e pantaloni grondanti di acqua, una folta scolaresca in uniforme blu navy e argento era tenuta a bada da due maestre dall’aria raggiante, qualcuno si era seduto sui divanetti di pelle nera sospirando sonoramente di sollievo e di stanchezza.

Dopo aver apprezzato la mia stessa previdenza, ho messo nello zaino i vestiti umidi, mi sono cambiata e guardandomi attorno ho scoperto uno dei posti più ispiranti in cui sia mai stata: il National Museum of Scotland. Ecco una piccola gallery (ingrandibile) degli spazi al primo e secondo piano.

Al piano terra sembra di addentrarsi in qualche segreta. Gli archi di pietra e le luci mai eccessive sono un vero invito a restare, a saperne di più. Un affascinante insieme di geroglifici egizi e un gigantesco lampione vittoriano a pochi metri di distanza, sono esposti nella hall come se fossero comuni decori. Armi medievali e vasellami ispirati all’Arte buddhista accompagnano l’ascesa al primo piano. Purtroppo, qui è troppo buio e non sono riuscita a fare fotografie.

La mia volontà di raggiungere il White Horse Close svaniva poco a poco; qualche minuto prima pensavo di rimanere solo per ripararmi dalla pioggia, ora qualcosa era scattato. Un bisogno di esplorare, una gioia pervasiva di essere lì. “Get lost!”, il mantra che non si smentisce mai.
Il calmante colore pastello delle pareti poi ha fatto il resto. Decido che qui dentro ci passerò tutto ciò che resta della giornata, fino all’orario di chiusura.

Al National Museum c’è tanto amore per l’Arte e il bello, per la Storia intesa nel suo senso più grande ed inclusivo, per la cultura, per la Scienza e la tecnologia.
Da un museo che unisce una vezzosa struttura di tardo Ottocento ad una pratica incursione contemporanea non potevo aspettarmi di meglio.

Mi siedo per pranzare nella caffetteria al primo piano, concedendomi uno shortbread super burroso e mi rilasso disegnando un po’; mi allontano proprio mentre il Millennium Clock Tower inizia ad intonare i suoi rintocchi ispirati ad una sinfonia di Bach.
Una piccola folla gli si raduna intorno. E’ uno spettacolo bellissimo! L’orologio, terminato nel 1999 per mano di mastri vetrai, scultori, mobilieri e perfino da un’illustratrice, permette di specchiarsi nel grande pendolo argentato, mentre figure umane ed animali si muovono tutto intorno alla struttura, in un gioco di luci ben sincronizzate. E’ strano trovarsi lì; l’ultimo rintocco rimbomba per la sala, nella penombra che gli è stata riservata, e grandi e piccoli, sembriamo tutti svegliarci da un sogno ad occhi aperti. E’ svanito un incantesimo e a quel punto, tutti ci disperdiamo.

Mi sono fatta catturare dalla storia antica, celtica e precristiana, da quella moderna e contemporanea. Le indicazioni non mancano, ma anche all’interno del museo mi sono abbandonata ad un’esplorazione votata alla pura serendipità.
Con grande sorpresa, il materiale espositivo sulla tradizione scozzese è meno di quanto mi aspettassi, ma in compenso scopro che grande rilievo è stato dato alla storia del design tessile e della stampa. In diverse sale del museo ci sono matrici, timbri, ma anche giganteschi volumi di pattern e motivi, campionari che avrei tanta voglia di potere sfogliare ma che purtroppo (e comprensibilmente) sono chiusi in teche inaccessibili.

A commuovermi è l’indissolubile legame fra passato e presente, che i curatori del National Museum sembrano aver voluto sottolineare in ogni modo.

In più, è come se non esistesse una vera e propria “gerarchia” degli elementi in esposizione: così antico e moderno si alternano, occidentale e orientale si sfiorano, scienza e Arte si incontrano.

Decido di chiudere la visita spingendomi al settimo piano. L’ascensore di vetro è affollato. La vista sulla città dalla terrace è suggestiva: il mare in lontananza a Est, il castello di Edimburgo a Ovest, sulla sua maestosa rocca scura.
Il vento è piuttosto forte e fa ondeggiare tutti i fiori e le piante che circondano la spaziosa terrazza. Il cielo è ora limpido, ora buio e autunnale. Edimburgo è bella di una bellezza ricca e vanitosa, un po’ austera eppure sfacciata al tempo stesso. I palazzi di arenaria resistono da secoli alle piogge scroscianti e ai gelidi inverni. Mi piace pensare che quella resistenza perduri per fierezza ed orgoglio, per essere ammirata proprio come la sto ammirando io, mentre mi stringo nella giacca a vento tenendo gli occhi socchiusi.

Un post condiviso da RDD Morena Forza (@robadadisegnatori) in data:

Nella seconda ed ultima parte di diario: Harry Potter everywhere! – Museum of Childhood tra giocattoli, antichi libri illustrati e piccoli misteri – Rotta verso nord! Manieri, bassa marea sull’Atlantico, giardini mozzafiato e libri vintage a una sterlina.

Credit foto della vetrina: 1

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Asterisk Strategie oblique: un mazzo di carte contro i blocchi creativi
06/11/2015 Morena Forza in Ispirazione&Creatività / 3 responses

oblique_strategies

L’idea ha compiuto 40 anni proprio quest’anno: furono due tipi qualunque come Brian Eno e Peter Schmidt a svilupparla insieme,  unendo due progetti personali molti simili e quindi affini e adatti a creare un unico prodotto.

Oblique strategies“, un deck di carte pubblicato nel 1975 e ristampato più volte in seguito, fu pensato per venire incontro ai più frequenti blocchi creativi di artisti e musicisti. (Leggi anche: i 7 tipi di blocco creativo)

Le carte originali scritte nel 1974 (fonte: Brian Eno News)

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Ogni carta riporta un aforisma, uno spunto, per favorire lo sviluppo del cosiddetto “pensiero laterale”.

Anche produzioni musicali importanti come quelle di David Bowie e dei Coldplay hanno deciso di sfruttare le strategie oblique.

Alcuni degli aforismi ideati da Eno e da Schmidt risultano piuttosto ermetici o perfino indecifrabili, ma questo è stato frutto di una scelta ben definita dai due artisti. Non è una soluzione ovvia quella che si vuole dare a chi consulta il deck, ma piuttosto uno stimolo a pensare, ad elaborare e quindi a raggiungere con le proprie forze un’interpretazione che possa essere adatta alla situazione e al blocco creativo.

Non è allora un’istruzione quella che viene fornita dalla carta sorteggiata, piuttosto un sollecito all’immaginazione, a volte una suggestione.

Nel tempo, le prime edizioni del deck sono diventate rare ed introvabili, dei veri pezzi da collezione.

Le prime carte sono state raccolte nel libro di Brian Eno “Visual Music”, si trova facilmente su Amazon.

Il fatto che il contenuto delle carte sia così criptico ha contribuito a renderle molto ricercate nonostante siano passati tutti questi anni dalla loro prima release; per questo, nel 2001, Brian Eno ha rilasciato un nuovo set, fino ad arrivare a un’edizione limitata di appena 500 confezioni.

Un estratto di "Steal Stragedies" di Austin Kleon
Un estratto di “Steal Stragedies” di Austin Kleon

Altri artisti e creativi si sono ispirati poi alle famose carte: uno è l’illustratore Austin Kleon che ha rilasciato un kit virtuale per i suoi follower e lettori molto recentemente, chiamato Steal Strategies.

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Asterisk Un milione e tre secoli di immagini offerti dalla British Library
06/10/2015 Morena Forza in Ispirazione&Creatività / 5 responses

Volete una sana ispirazione da foto ed illustrazioni vintage e d’epoca o siete alla ricerca di materiale per i vostri collage e progetti?
Potreste essere felici quanto me di sapere che negli scorsi mesi, la British Library ha messo a disposizione tre secoli di immagini liberamente scaricabili ed utilizzabili tramite il proprio account Flickr.

 

Sono state anche catalogate ed esiste una sezione dedicata alle immagini “di rilievo” selezionate per altissima qualità e impatto.

Non male, vero?

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Asterisk 5 (+1) risorse che aiuteranno l’ispirazione nel creare tavolozze colore
10/07/2015 Morena Forza in Disegno / 2 responses

Se state cercando di creare una palette colori (cioè una tavolozza) per un vostro progetto, che sia una tavola, un logo o uno schema colore per un sito o il vostro blog, potreste entrare in crisi e non riuscire a scegliere e mischiare ogni tono e sfumatura.

Oggi vi propongo, per chiudere la settimana in bellezza, cinque risorse più una, per superare questo problema e creare degli schemi di colore perfetti e pronti per ogni uso. Li ho provati tutti e mi sono trovata molto bene!

1) Colour Lovers
Questo sito contiene sia delle tavolozze colore pronte, sia la possibilità di applicarle ai pattern presenti e messi a disposizione per ogni utente registrato. E’ una risorsa potentissima e la uso da molti anni ormai.
A differenza dei primi anni in cui è stato lanciato viene aggiornato meno spesso, ma ormai la quantità di palette inserite è così impressionante che ci si può ricavare ogni sorta di combinazione senza nessuna difficoltà.
Il sito mette a disposizione anche la possibilità di prelevare colori da una foto a scelta. Decisamente da provare.

 

2) Colllor
Questo sito è particolare: molto adatto se state cercando di creare una varianza di tinte. Si può partire da un colore ed ottenerne altri spostandosi sui valori cromatici nei suoi dintorni, tramite lo spettro colori.

 

3) Color Wizard
Particolarmente adatto per chi mastica qualche nozione di teoria del colore, Color Wizard permette la creazione di tavolozze anche molto sofisticate. Fornisce tutti i valori esadecimali di ogni colore.

 

4) Elvan – Generatore di schemi cromatici
Se abbiamo trovato un colore che ci piace e che abbiamo scelto ma non sappiamo quali altri colori possono essere bene abbinati, questo sito è una vera manna dal cielo!

 

5) Color Blender
Se siete tra quelli che come me si trovano a proprio agio nella gestione colori digitali in Photoshop e si destreggiano aggiungendo più ciano, più magenta, più giallo o più blu nel ragionare su tinte e toni, allora Color Blender fa al caso vostro. La vera caratteristica speciale di questo sito è la possibilità di esportare le combinazioni salvate in file tavolozza per Photoshop o Illustrator: fantastico!
Unico neo: i colori sono trattati solo in RGB e valori esadecimali. Strumento perfetto per il web e chi tratta siti e contenuti web, quindi.

L’enorme Bonus +1: Adobe Kuler
Un raffinato e sofisticato strumento per la creazione di tavolozze colore, di casa Adobe (la stessa che produce Photoshop, per intenderci); si può scegliere se gestire la scelta delle tinte e dei toni tramite la ruota colore, colori analoghi, colori complementari, toni monocromatici ecc…
Adobe Kuler è molto divertente per gli smanettoni e facile se ci sono delle nozioni di teoria del colore alla base.

Nota: Alcuni di questi strumenti sono simili, si differenziano per l’approccio al colore e per il tipo di prodotto a cui si lavora.
Giocarci è inizialmente la maniera migliore per conoscerli e scegliere il proprio o i propri preferiti.

Buoni esperimenti!

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Asterisk Basta pigrizia! 100 idee per disegnare di getto
20/11/2010 Morena Forza in Ispirazione&Creatività / 2 responses

 

Keri Smith, che ha fatto della creatività il suo vero e proprio mestiere, ha scritto un PDF perfettamente stampabile in inglese, che riporta una serie di attività creative sbloccanti.
Non tutte concernono strettamente il disegno ma si sa, la creatività prende le strade più varie, e così ho deciso di tradurvi questi “tips”.

Le 100 idee

  1. Esci a fare una passeggiata e disegna ciò che vedi dall’altra parte della strada
  2. Scrivi una lettera a te stesso nel futuro
  3. Compra qualcosa di non costoso che sia simbolo del tuo atto creativo (una penna,una tazzina…)
  4. Disegna la tua cena
  5. Trova una poesia a cui rispondere e poi conservala nel tuo quaderno
  6. Incolla una busta sul tuo taccuino e per una settimana raccogli ciò che trovi di interessante per strada
  7. Avvicinati a un artista nuovo e poi descrivi cosa ti ha spinto verso di lui
  8. Trova la foto di una persona che non conosci e scrivi una piccola biografia su di lei
  9. Dedica un giorno a disegnare solo cose rosse
  10. Disegna la tua bici
  11. Fai una lista di ciò che potresti comprare settimana prossima
  12. Disegna una mappa di ovunque vai in una giornata
  13. Disegna una mappa delle linee della tua mano
  14. Traccia le tue orme con del carboncino
  15. Registra una conversazione udita per caso
  16. Traccia il percorso da dove vivi alla Luna
  17. Vai in un colorificio e raccogli tutti i campioni colore dei tuoi colori preferiti
  18. Disegna il tuo albero preferito
  19. Prenditi un quarto d’ora intero per mangiare un frutto
  20. Scrivi un breve haiku
  21. Stai a testa in giù per cinque minuti
  22. Appendi degli oggetti trovati sul ramo di un albero
  23. Scrivi le istruzioni per un cucciolo
  24. Fai un collage con elementi naturali
  25. Leggi un libro in un giorno
  26. Illustra la tua lista del fruttivendolo
  27. Leggi a voce alta un racconto a qualcuno
  28. Scrivi una lettera (o un’email) a qualcuno che ammiri
  29. Studia il viso di qualcuno che non ti piace
  30. Gioca col cibo
  31. Colleziona cose minuscole
  32. Elenca gli odori del tuo vicinato
  33. Elenca 100 usi per una lattina
  34. Riempi una pagina con tantissimi cerchietti poi colorali
  35. Dai via qualcosa a cui tieni
  36. Scegli un oggetto e disegna il lato che non vedi
  37. Elenca i posti dove hai vissuto (o dove hai viaggiato RDD)
  38. Descrivi la tua stanza preferita entrando nei dettagli
  39. Descrivi  il  rapporto nei confronti della tua lavatrice
  40. Disegna tutti gli oggetti contenuti nella tua borsa
  41. Disegna un mini libro illustrato “tutte le mie liste della spesa”
  42. Crea un personaggio basato su qualcuno che conosci poi descrivi i suoi tratti caratteriali
  43. Richiama il tuo gioco preferito da piccolo
  44. Metti le cartoline ricevute all’interno delle antine di un armadio o di una dispensa così quando l’apri le vedi
  45. Disegna lo stesso oggetto ogni giorno per una settimana
  46. Scrivi nel tuo quaderno ogni giorno utilizzando medium diversi (matita, penna,pennarello,evidenziatore,carboncino ecc)
  47. Disegna i componenti del tuo oggetto preferito
  48. Pensa a qualcosa di utile fatto con della carta e una cassetta
  49. Fai una ricerca su una festività o rituale di un’altra cultura
  50. Disegna una piccola esposizione artistica temporanea,tipo su post-it
  51. Disegna una mappa dei tuoi posti preferiti e poi dalla a qualcuno che ti è vicino
  52. Richiama i suoni che hai sentito per un’ora,nella tua testa
  53. Crea una griglia e incollaci sopra vari pezzi di texture presi da riviste
  54. Per un’intera giornata, lascia del tutto i tuoi media (telefono,cellulare,televisione,computer) e scrivi che effetto ti fa a fine giornata
  55. Rendi sei differenti superfici disegnate solo a matita
  56. Disegna la tua spazzatura
  57. Una mattina fai un collage
  58. Elenca le tue 10 cose più importanti (non possono essere inclusi persone e animali)
  59. Elenca 10 cose che vorresti fare ogni giorno
  60. Incolla una foto di te da bambino nel tuo quaderno
  61. Fai qualcosa da uno scarto buttato
  62. Scrivi nel tuo quaderno una pagina con un testo GRANDISSIMO
  63. Raccogli delle cose abbastanza piatte e incollale sulla pagina del tuo quaderno
  64. Altera fisicamente una pagina (bruciala,sporca con del the,bucala,qualunque cosa)
  65. Nota delle combinazioni cromatiche che trovi in giro e annotale
  66. Fai esperienza con dei timbri (anche artigianali,tipo le patate ecc)
  67. Annota la definizione di parole o espressioni che ti piacciono,copiandole dal dizionario
  68. Disegna il contorno (linea esterna/outline) di un oggetto senza guardare la pagina
  69. Cosa pensi in questo momento? Scrivilo
  70. Non fare nulla.
  71. Scrivi di getto 10 cose che dovresti o potresti fare. Poi fai l’ultima che hai scritto
  72. Crea un’immagine usando solo puntini
  73. Fai tre disegni a velocità diversa
  74. Mettiti un piccolo oggetto nella tasca sinistra poi disegnalo senza guardarlo, solo toccandolo con la mano nella tasca
  75. Crea un grafico misurando un aspetto della tua vita
  76. Disegna il sole
  77. Scrivi delle istruzioni o il procedimento per qualcosa che si fa tutti i giorni
  78. Crea delle tracce usando il cibo (facendolo a fette,frutti,verdura ecc)
  79. Prendi una foto e alterala disegnandoci sopra
  80. Scrivi una lettera utilizzando un medium non convenzionale (carboncino,pennarello ecc)
  81. Disegna un oggetto per venti minuti
  82. Combina due attività che non hai mai combinato prima assieme (es. ascolta musica mentre cucini, riordina mentre sei a telefono RDD)
  83. Descrivi la tua giornata come verrebbe fatto in una rivista. Diviso per categorie.
  84. Fai una lista di ciò che fai per evadere
  85. Ritaglia una forma casuale in una rivista includendo più fogli poi con quelle forme crea un collage
  86. Scrivi sul tuo quaderno in un tuo codice
  87. Fai un disegno o un dipinto con prodotti e strumenti trovati in bagno
  88. Scrivi sul tuo quaderno un segreto, poi taglialo in tanti pezzettini di forme svariate e attaccali alla pagina del quadernino in maniera disordinata come fossero un puzzle scombinato
  89. Prova un medio che sottrae (es. disegna con una gomma su una superficie colorata in precedenza, o prova il graffito RDD)
  90. Scrivi o disegna qualcosa a proposito delle porte nella tua vita
  91. Disegna una cartolina dove è raffigurata un’attività
  92. Scrivi sul tuo quaderno dividendo su più livelli (es delle colonne o dividi tutto in quadrati RDD)
  93. Scrivi la tua definizione di: “sedersi” “aspettare” “dormire” e “mangiare”
  94. Descrivi tue 10 abitudini
  95. Illustra il concetto di “semplicità”
  96. Inventa altri 5 modi di essere creativo come quelli sopracitati
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