Categoria: Interviste

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Asterisk 5 domande a… Greta Xella
22/06/2016 Morena Forza in Fumetto / No comments

Oggi ho chiesto a Greta Xella, giovane fumettista e illustratrice romagnola, di cosa si sta occupando nell’ultimo periodo e cosa la ispira. Ovviamente, ho curiosato anche nel tema della sua storia ideata per Grimorio, antologia a fumetti sulla stregoneria!

karmapolis_xellaQuesto invece è Karmapolis, fumetto pubblicato per RENbooks nel 2015.

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Ciao Greta, raccontaci di cosa ti occupi: che tipo di disegnatrice sei?
Ciao a te e a voi!
Premettendo che sono una a cui piace “mettere le mani in pasta”, amo realizzare bambole in plastilina rappresentanti miei personaggi originali e illustrazioni su carta con vari materiali, ma principalmente sono una fumettista, amo moltissimo raccontare!

Quale parte della lavorazione preferisci? E quale invece trovi più noiosa, in una tavola?
Sicuramente amo la parte che antecede il lavoro vero e proprio… Ovvero la ricerca di reference, gli studi ambientali e dei personaggi, finendo alle cose più inutili che alla fine, probabilmente, vedrò solo io, ma anche questo mi diverte molto.

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Cosa ti ispira, e quali sono gli autori che segui e ti spingono a migliorarti?
Sono una persona che ama molto osservare…Tutto.
Sono il gatto che se ne sta sul divano per giornate intere e che sembra dormire sempre, ma invece è lì che spia.
Inoltre guardo tantissimi film e leggo libri, in modo da essere suggestionata quasi in automatico da cose che altrimenti non credo che andrei mai a cercare!
Tra gli autori che guardo maggiormente, da quando sono piccina, il primo e più costante sicuramente Hayao Miyazaki, ma come dicevo prima, la maggior parte dell’ispirazione la traggo da registi e autori di libri!

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Quali sono le tue ultime pubblicazioni e dove possiamo reperirle?
Quest’anno a Lucca mi troverete con varie pubblicazioni!
Ho realizzato delle tavole per il nuovo volume di Demon’s Daughter, un progetto di Claudio Avella sceneggiato da Claudio stesso e Giovanni Piccolo di Meglio; un capitolo intero in Curami 2, una delle ultime raccolte HOT, sceneggiata da Enrico Nebbioso Martini ed edita da Cyrano Comics; inoltre lo spin-off di Lumina 2 , un volume su Juba e Oleg, disegnato da me e Martina Andrea Batelli sulla sceneggiatura di Maurizio Carnago, con la supervisione di Emanuele Tenderini, e Linda cavallini, legittimi genitori del progetto!

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Che tipo di storia hai confezionato per Grimorio?
Ho scelto il tema dell’amore per la mia storia, ma non quello carnale, bensì quello più puro ed istintivo che si potrebbe avere per un fratello o una sorella, anche se sei figlio unico.

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Asterisk 5 domande a… Noemi De Maio
20/06/2016 Morena Forza in Fumetto / No comments

Eccomi alla terza intervista per gli autori di Grimorio, antologia di fumetto ed illustrazioni dedicata alla stregoneria nelle sue molteplici sfumature.
Oggi ci addentriamo nell’universo artistico di Noemi De Maio, una vera amante dei colori. Se non ci credete, guardate la sua strepitosa gallery su Deviantart.

E date un’occhiata ad un’intera tavola tratta dalla sua storia per “Grimorio”, in questo work in progress animato:

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1)Ciao Noemi, quando hai deciso di dedicarti seriamente al disegno e come hai capito che avresti voluto approfondirlo dedicandogli tanto tempo?

Ciao  a te,  Morena! Per cominciare, non avrei mai creduto di essere intervistata qui, su Roba da Disegnatori, lo seguo ormai da tantissimo tempo e mai avrei pensato di comparire anche io come autore (soprattutto su Grimorio, che emozione!)
Non voglio dilungarmi oltre e, per rispondere alla  tua domanda, credo di aver cominciato a pensare al disegno con serietà alla  fine delle scuole medie. Mi era sempre piaciuto disegnare e non avevo mai perso l’abitudine,  nel mio caso il disegno compensava tutte le esperienze negative che si hanno durante l’adolescenza.
Così, un po’ per tremenda indecisione, e un po’ per  amore per la storia dell’arte , ha preso forma la mia vocazione.

 

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2) Cosa ti piace disegnare e cosa invece ti mette in difficoltà?

Adoro disegnare i colli lunghi,  sono  negata nel disegnare le stelle, mi vengono fuori sempre un po’ sbilenche quasi malaticce, povere.

3) Quale fase della lavorazione di una tavola ti appassiona di più?

Il colore è la mia fase preferita.  Non importa se sia tradizionale o digitale, io adoro colorare. Scegliere le palette è appagante e occupa gran parte della fase di lavorazione di una tavola, purtroppo. Alla fine opto sempre per i blu pastello e i rosa.

 

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 4) Hai delle pubblicazioni tue o di altri autori da consigliarci? Creiamo un angolo letture di Noemi!

Oh, ma che bella domanda! Sono un’avida lettrice di webcomic americani, anche se non sono effettive pubblicazioni, ce ne sono alcuni davvero molto interessanti dal punto di vista grafico, come “Witchy”, di Ariel Ries, (http://witchycomic.com)

5) Che tipo di storia hai confezionato per “Grimorio“? Che indizi puoi darci?

Inizialmente volevo  rimanere sul  tradizionale con i cappelli a punta e le scope di saggina, l’immaginario della tipica strega. Ho cercato di rimanere concettualmente vicino a queste immagini traendo ispirazione  da un sogno, o per meglio dire, da un incubo. Così ho scritto  la storia di una  strega e della sua maledizione, una maledizione che non può essere sciolta.

Gallery di Noemi De Maio | Instagram 

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Asterisk 5 domande a… Eleonora Bruni
17/06/2016 Morena Forza in Fumetto / No comments

Eleonora Bruni, giovanissima illustratrice, fumettista e colorista, ci racconta com’è arrivata al disegno, cosa l’ha influenzata, e come scegliere degli ottimi colori per una tavola. Non da meno, ci svela una piccola anteprima del suo fumetto che sarà contenuto nell’antologia “Grimorio“.
Proprio ieri, il progetto ha raggiunto la somma minima per la pubblicazione: siamo quindi felicissimi perché il volume sarà davvero presentato a Lucca Comics 2016!

Buona lettura :)

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1) Ciao Eleonora, parlaci di te: che tipo di disegnatrice sei, di cosa ti occupi?

Ciao! Mi occupo di tre cose: illustrazione, colorazione e fumetto. Principalmente sono una colorista, ma spero a breve di riuscire a pubblicare online le mie storie a fumetti :)

2) Quali sono i temi che ami affrontare con l’illustrazione ed il fumetto, e quelli che vorresti in futuro poter trattare?

Con l’illustrazione mi piace provare a mischiare delle tematiche che mi attirano da molto tempo: demoni e cristalli. Relativamente da pochi anni, per gusti personali, ho ripreso a disegnare come soggetti delle ragazze anche grazie alle Monster High, bambole che adoro. I loro design mi hanno ispirata così tanto che ho sentito il bisogno fisico di farne anche io di simili.
Per quanto riguarda il fumetto, attualmente ho in mente due progetti che spero di avviare quest’anno. Ammetto di essere molto intimidita nel mostrare le mie storie ma bisognerà iniziare, no?

Dei progetti che ho in mente adoro prendere appunti o farmi venire in mente idee mentre ascolto musica di tutti i generi (i gruppi che mi hanno influenzata molto sono stati i Mew, My Chemical Romance, One Ok Rock e i The River Empires). Sono sempre questi i momenti che mi danno ispirazione, oltre a parlarne con amici/colleghi per consigli utilissimi!
Ho sempre preso in considerazione di realizzare i miei progetti sotto forma di fumetto come valvola di sfogo, paure e preoccupazioni che prendono vita attraverso vignette.

Devo dire che grazie a Grimorio riesco a realizzare un’altra storia a fumetti, anche se da poche pagine per me è sempre un traguardo. Le deadlines nei progetti di gruppo mi aiutano sempre a realizzare lavori personali.

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3) Quali sono gli autori che ti hanno più influenzata nel tuo percorso, a livello artistico e professionale?

Durante gli anni ho avuto moltissimi autori che mi hanno influenzata, alla base di tutto c’è stato Kota Hirano (Hellsing) e Steven E. Gordon (X-men Evolution), andando avanti con gli anni il mio stile si è evoluto abbastanza, anche grazie ad autori che mi hanno affascinata in modo molto particolare, come Alessandra Criseo (Mais2), Becky Cloonan, Bryan Lee O’Malley, Tove Jansson, Tradd Moore e Tonci Zonjic, loro principalmente per l’uso della china e una scelta stilistica che mi ha sempre colpita.
Insieme a questi aggiungo l’amore smisurato che provo per le serie firmate Cartoon Network (Dan Hipp, Rebecca Sugar, Stevie Borbolla)

4) Sei anche colorista: che consigli puoi dare a chi ancora fatica a scegliere bene i colori di una tavola illustrata o a fumetti, per strutturare una palette equilibrata e funzionante?

Sono una persona che quando può cerca di provare molti stili di colorazione, anche se con certi limiti che spero di abbattere. Ho avuto un periodo in cui purtroppo sono stata influenzata da un pensiero che io sconsiglio sempre a tutti “Cosa piace alla gente?“. E’ un pensiero che può essere preso in considerazione, ovviamente a livello commerciale, ma a livello personale bisogna prenderlo con le pinze. Io racconterò la mia esperienza personale che sinceramente non è solo un consiglio a livello tecnico ma appunto personale, e questo influisce moltissimo almeno nel mio caso sui lavori.
Guardare ovviamente quello che vi piace, cercare di ricreare esattamente lo stile che più vi aggrada, emularlo e farlo vostro. Imitare aiuta tantissimo durante lo studio, ma una volta capito il modo e la logica dietro una scelta, bisogna imparare a renderla propria.
Io ho sempre adorato le palette pastello e “psichedeliche” che sto ancora studiando per renderle il più funzionali possibile.
Il mio consiglio è anche di provare qualcosa che di vostro non fareste mai, aiuta a stimolare la mente e a migliorare gli elementi che già conoscete.
Esercizi che mi hanno aiutata sono stati anche il ricreare scene di film o semplicemente dalla vita reale per aiutarmi a differenziare i piani, partendo prima da una scala di grigi e ricrearla poi a colori.
(Purtroppo la differenziazione di piani è ancora un tasto dolente per me :P)

 

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5) Che tipo di storia hai ideato per Grimorio? Qual è il tema che ti ha ispirata?

All’inizio la mia storia prendeva una via completamente diversa. Un fantasy con un viaggiatore sommerso dalla neve. Scrivendo appunti, cercando idee non ero mai soddisfatta. Poi il tema è cambiato, un look anni 80, Brooklyn, una strega che ha voglia di portare gioia nel quartiere, ma ancora niente, avevo la base ma non la storia. Poi una luce arriva da due delle amiche che adoro più di tutti al mondo mi tirano fuori un evento successo nel 1518: La piaga del ballo.
E da qui nasce la mia storia che sarà raccontata in Grimorio: Dancing Plague.

In questa gli elementi principali saranno i colori e racconterà di come una piccola azione nata con buone intenzioni può diventare qualcosa di negativo, ma con una piccola sorpresa!

 

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Asterisk 5 domande a… Ariel Vittori (e una favolosa anteprima!)
15/06/2016 Morena Forza in Fumetto / No comments

Mi è mancato rivolgere domande ad altri disegnatori.. Ma le buone abitudini vanno coltivate, e a partire da oggi, fino alla fine del mese, sul blog appariranno delle mini interviste agli autori di “Grimorio”. Autori emergenti o decisamente conosciuti, ma tutti straordinariamente bravi.
Apriamo questa serie di interviste con una delle due ideatrici del progetto Grimorio: Ariel Vittori. Pronti, partenza, via!

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1) Ciao Ariel, che tipo di disegnatrice sei? Di cosa ti occupi?

Ciao More!
La prima domanda è una di quelle difficili per me, mi sento un tipo diverso a seconda del giorno, del mese. Quindi provo a rispondere dicendo che sono quel tipo di disegnatrice spontanea e mutevole che si adatta molto all’esigenza del lavoro corrente o semplicemente all’ispirazione del momento.

Mi occupo di fumetto in primis, ma anche d’illustrazione per ragazzi, con un piano deciso nei prossimi anni verso l’illustrazione per magazine e copertine.
Tangente all’arte anche senza che le mie mani siano coinvolte nella creazione, faccio l’interprete inglese-italiano e viceversa da Idea Academy, la fantastica scuola di Visual Development a Roma.

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2) Quali sono le tematiche che ti piace esplorare col disegno e quale tecnica privilegi per dar loro forma?

Uso il digitale, su tutto: spesso faccio storyboard e primi sketch a matita, ma neanche li scansiono, li ricreo direttamente in digitale, e raramente uso l’acquerello solo per passione, mai per lavoro. Nello specifico uso Photoshop, e molti dei fantastici pennelli di Kyle T Webster.
Mi piace raccontare la bellezza della moda e dello stile, a modo mio, e mi piace rappresentare il cibo, usare il colore come fosse sapore. Su tutto, però, e soprattutto nel fumetto, amo esplorare il contatto tra i corpi, ciò che la nudità e il movimento possono esprimere di una personalità, del modo di un individuo di vivere l’intimità, la sicurezza e l’insicurezza – da solo, o con altri.
3) Come è stato il tuo percorso di formazione e come si è evoluto il tuo apprendimento nel tempo?

Ho cominciato da totale autodidatta: a dodici anni, colta da vocazione, ho saputo che non volevo fare altro che disegnare. Quindi dai manuali non molto efficaci – “Come Disegnare i Manga” e altre cose meglio dimenticate – e il migliorare tramite il semplice disegnare continuamente qualunque cosa o persona vedessi, sono capitata grazie al web in vere miniere d’informazione, come Conceptart.org o il blog di James Gurney. Da lì ho potuto seguire tutorial più attenti su luce e anatomia, ma soprattutto ho acquisito un metodo e un approccio professionale al disegno, osservando gli altri.

Molto più avanti, ho frequentato nel 2013 il primo workshop tuo e di Ilaria Urbinati, qui a Roma: “Il Sogno e il Mestiere”. L’ho scoperto proprio grazie al blog.
Da lì, mi si sono aperte porte, ho scovato contatti, e ho cominciato il percorso che mi ha portato nel 2015 a lavorare full time di disegno, passando proprio per tutti i workshop Idea per cui ho fatto da interprete e da cui ho imparato tantissimo, da Nathan Fowkes a Julia Sardà.
Sì, la stessa Sardà che, oggi lo possiamo svelare, parteciperà a Grimorio con un’illustrazione!

4)  Quale consiglio dai a chi vuole intraprendere gli studi o una carriera nel campo del disegno?

Di non adagiarsi mai sugli allori e pensare che solo perché si ha uno stile minimalista o poco realistico, la tecnica non vada saputa. Senza basi, non si può costruire: e soprattutto avendo le basi, potreste scoprire che andavate in quella direzione e in quello stile solo perché non potevate fare altrimenti.
Dal lato opposto, di non pensare mai che basti essere bravo a disegnare. Certo è imprescindibile (o quasi, ma io mi augurerei che lo sia ad essere sincera, tranne che per certi tipi di fumetto), ma serve tantissimo altro a livello gestionale che nessuno potrà fare per voi, almeno non prima di una carriera di successo decennale, quindi abituatevici!

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5)  Com’è nato il progetto per Grimorio?

Grimorio è nato da due voci.
La prima è stata quella di Walter Baiamonte (autore di L-Tiers, candidato al premio Boscarato come autore rivelazione dell’anno) che già dalla scorsa edizione di Lucca Comics mi ripeteva: “Ma fai qualcosa? Organizza qualcosa. Lo fai con altri, dai che sei brava, fai qualcosa!”

La seconda è stata la voce di Laura Guglielmo e della storia bellissima che mi ha scritto per un’Antologia a fumetti nella quale non siamo state selezionate. Un poco insoddisfatte, ma convinte del valore dell’opera, abbiamo pensato di dargli noi una casa, ed ecco qui.

 

E per un piccolo extra… A quali pubblicazioni hai lavorato di recente?

L’anno scorso sono stata pubblicata in ‘libri veri’ per la prima volta!
Sul suolo americano con la storia breve a fumetti “Crumble Me” nell’antologia “Food Porn”: la storia sarà ripubblicata quest’autunno in Italia da Slowcomix, assieme ad altri episodi con gli stessi personaggi.
Proprio per l’Italia invece ho illustrato il libro “Voglio Fare Lo Scienziato”, per Mondadori, e sono stata selezionata come Menzione Speciale dell’Artbook “The Art of Circus” del Level Up Project.
A luglio uscirò per il magazine francese “L’Immanquable” con un fumetto breve, “A Taste of Summer”!

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Asterisk Intervista a Francesca Mengozzi: è in arrivo il nuovo “Kill the Granny 2.0”
23/02/2016 Morena Forza in Fumetto / No comments

Qualche giorno fa ho contattato Francesca Mengozzi, autrice insieme a Giovanni Marcora di “Kill the Granny“, un fortunato fumetto in tre volumi (più uno) edito da Pavesio fino al 2011. Proprio in quell’anno infatti uscì “Comedy Collection“, una raccolta di antefatti e spin-off dei personaggi. Lo ricordo con molto affetto, visto che io stessa disegnai una delle storie e per me fu un’esperienza davvero formativa ed appassionante, che non dimenticherò mai. :-)
Il lavoro di disegnatori ed autori però, si scontra spesso con fattori esterni alla creatività e alla narrazione, come il mercato, la chiusura di una casa editrice, le cose della vita che ognuno si trova ad affrontare.
Così, ora che è in prossima uscita il nuovo Kill the Granny (edito da Dentiblù) sono stata molto curiosa di capire come sarà; Francesca è stata gentilissima nel fare avere a Roba da Disegnatori qualche anteprima di ciò che troveremo in fumetteria molto presto.

Per i precedenti volumi di Kill the Granny, si può fare qualche tentativo su Amazon, perché nelle fumetterie sono ormai quasi introvabili:

La cover del nuovo "Kill the Granny 2.0" edito da Dentiblù
La cover del nuovo “Kill the Granny 2.0” edito da Dentiblù

Ciao Francesca, “Kill the Granny” ritorna in una veste nuova. Ma quando è uscita la prima edizione?

La prima edizione di “Kill the Granny – I Gioielli del Gatto” risale al 2008, anche se Kill the Granny è nato nel 2006. Dieci anni. Vorrei dire: “Come passa il tempo…” ma risulterei più vetusta di Evelina.

Com’è nata l’idea di pensare a dei protagonisti così insoliti per un fumetto?

Nacquero per caso, dalla battuta che ormai tutti conoscono, quella che esclamai una sera in preda al blocco dello scrittore: “Basta! Adesso faccio la storia di un gatto castrato che fa un patto con Satana per riavere le palle!“.
Ma vorrei soffermarmi piuttosto su un altro aspetto: credo che non siano tanto i protagonisti ad essere insoliti, quanto la storia stessa.
La difficoltà sta nel preparare una ricetta originale con ingredienti semplici e comuni. Il “palato” del lettore quegli ingredienti se li ricorda, perché un po’ ci rivede se stesso/a o il proprio gatto, ma il particolare accostamento e il connubio dei loro “sapori” desta la sua curiosità.

“Kill the Granny 2.0” non è una ristampa come alcuni vecchi e nuovi lettori potrebbero pensare: in cosa consiste, allora, questa nuova uscita?

Tutto è partito quando la Pavesio, la casa editrice con la quale il fumetto è nato e alla quale dobbiamo moltissimo, ha dovuto chiudere.
I vecchi volumi stanno diventando introvabili. Abbiamo ricevuto alcune proposte riguardo la ri-pubblicazione della serie ma non ci convincevano appieno. Il nostro desiderio era quello di ridare lustro a quell’automobile impolverata in garage, un’auto con tanti chilometri che ci ha portato lontano.
Perciò abbiamo pensato ad un reboot, un riavvio vero e proprio. Dentiblù, la nuova casa editrice, ci ha dato la spinta giusta e donato l’entusiasmo di cui avevamo bisogno per realizzarlo.
Semplicemente perché disegnare il remake di Kill the Granny non ci avrebbe insegnato niente di nuovo e ripubblicarlo così com’era non ci andava.
Forse il vecchio progetto non ci rappresenta più, forse non è il momento giusto per far uscire l’ennesima ristampa. Magari un domani potremo ripubblicare la vecchia edizione, ma adesso no. Come ho scritto nel nostro annuncio sulla pagina ufficiale (eccola)”C’è bisogno di voltare pagina e di ricominciare da zero. Anzi, da 2.0“.

Col passare degli anni, immagino che alcuni aspetti dei due autori siano maturati: avete cercato di dare una nuova impronta all’impianto narrativo ed ai personaggi? Vi sentite molto diversi dalla pubblicazione del primo Kill the Granny?

Innanzitutto ci tengo a dire che abbiamo deciso di mantenere l’identità del progetto e di non cambiarne l’essenza. Il concept difatti resta lo stesso, anche buona parte della storia è simile, ma ad un certo punto gli eventi prendono una piega diversa: basta cambiare un dettaglio, all’apparenza insignificante, per generare il famoso effetto farfalla. Potremmo parlare proprio di un “what if”.
Ma la cosa più divertente è che alla fine del terzo volume della vecchia serie, “Kill the Granny – Il Gatto delle Meraviglie” (e qui attenzione allo spoilerone, per chi non lo avesse letto) Satana condanna il Gatto e Evelina a rivivere la propria vita all’infinito all’interno della “zona pippa”, il decimo cerchio infernale allestito apposta per loro: “Ma non capisci? È come un cerchio che mai si chiude!”.
Di conseguenza, paradossalmente, potremmo considerare Kill the Granny 2.0 anche come un sequel della prima serie, ma totalmente indipendente da essa.
Questa folle idea inoltre è accompagnata da un nuovo stile e un leggero restyle dei personaggi, i quali mostreranno i loro lati migliori ma anche peggiori (il dualismo del loro carattere è sempre stato fondamentale).
Riguardo noi, certamente ci sentiamo molto diversi rispetto a otto anni fa.
Voglio dire, questo lavoro sarà il frutto della nostra esperienza come disegnatori e coloristi per Disney, Ankama e Dupuis. I Tatini si sono evoluti, specialmente negli ultimi quattro anni, ovvero da quando abbiamo messo su il nostro corso di fumetto. “Insegnare ci ha insegnato tanto“, quindi quello che siamo oggi lo dobbiamo anche alle splendide persone che abbiamo conosciuto nel nostro cammino.
Ma tranquilli, lo spirito è rimasto lo stesso e i Tatini, seppur cresciuti, sono pur sempre Tatini.

Per quando è prevista la pubblicazione di questo volume?

L’uscita è prevista per questo aprile (in anteprima al Romics dal 7 al 10 aprile). Incrociamo le zampotte!

Vuoi aggiungere qualcosa? Qualche nota o spunto?

Ci tengo a precisare che la storia che hai illustrato per il Comedy Collection, Morena, sarà il cardine della nuova serie.
Infine ti saluto con la citazione di una canzone di Battiato: “Niente è come sembra, niente è come appare perché niente è reale”.
Tranquilli, non si tratta di veri e propri spoiler, al massimo sono due indizi. In che modo? Beh, non resta che scoprirlo!

Sono onoratissima e ancora più impaziente di leggere il nuovo KTG! :-)

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Asterisk “Casa Casina”: intervista a Manuela Mapelli
15/12/2015 Morena Forza in Illustrati / one comment

Ho conosciuto Manuela Mapelli qualche anno fa durante un workshop e mi ricordavo della sua bravura, di quanto il suo mondo e le sue idee fossero racchiusi nei suoi disegni; così, quando ho saputo che aveva pubblicato un bel libro con una casa editrice che mi piace moltissimo, l’ho contattata e abbiamo chiacchierato un po’ sui dietro le quinte di “Casa casina” il suo primo libro da autrice!

E’ un libro delicato, fresco, pieno di riflessioni per grandi e piccini. Il tema è la casa; una casa che può avere tante forme, oppure… nessuna, quando non è un luogo fisico ma uno stato d’animo.

la cover di "Casa Casina" Edizioni Corsare 2015
Casa Casina” Edizioni Corsare 2015

Prima di lasciarvi all’intervista, vi consiglio di dare un’occhiata al booktrailer davvero fantastico realizzato dai talentuosi ragazzi di RataVöloira. E’ un sogno ad occhi aperti!

Ciao Manuela, raccontami com’è nata l’idea di “Casa casina”.

Ciao Morena, in un pomeriggio di giugno, per caso, mi sono saltate in mente alcune rime che poi hanno composto la prima filastrocca che si può leggere nel libro.
Poi ci ho riflettuto un attimo e mi sono resa conto che sul tema “casa” di filastrocche avrei potuto scriverne tante… un’intera serie; mi sono fatta un po’ guidare dal mio istinto e dal bisogno di scrivere e comunicare.
A dire il vero non avrei mai pensato che mi pubblicassero anche come autrice, finché non è successo!

Casa Casina Edizioni Corsare

Casa Casina Edizioni Corsare

Quando hai capito che la tua idea poteva essere un progetto libro?

Ho capito che avrei potuto raccogliere le mie poesie in un vero e proprio progetto libro quando mi sono accorta che la risposta di bambini e adulti all’ascolto era positiva.

Lavoro da tanti anni nel sociale e spesso sperimento laboratori e letture offrendo incontri gratuiti. In questa prima fase ho capito anche che il tema “Casa” è molto sentito in questo periodo storico, anche dai bambini.

Che tecnica hai usato per le illustrazioni?

Ho creato una trentina di timbri incidendo e ritagliando fogli di Adigraf. Poi ho inchiostrato e stampato le case-timbro su fogli bianchi, ho scansionato il tutto e colorato alcune parti in digitale.

Edizioni Corsare Casa Casina

 

Quanto tempo è passato per la sua lavorazione, tra la presentazione a Edizioni Corsare alla Children’s book fair di Bologna e la sua pubblicazione?

Ho presentato il progetto a Edizioni Corsare durante la fiera di Bologna 2015 e il libro è arrivato nelle librerie nel mese di Novembre.

Qual è la cosa che ti è rimasta più impressa durante la lavorazione di Casa Casina?

Di sicuro la parte più interessante e divertente è stata la fase di ricerca/sperimentazione legata alla realizzazione dei timbri.

Casa Casina Edizioni Corsare

Quanto c’è del tuo vissuto nell’impronta che hai dato a questo libro?

Credo che nel libro ci sia molto del mio vissuto ma ancora di più del vissuto di bimbi e famiglie che ho incontrato durante la realizzazione del libro e che mi hanno aiutato a riflettere sul tema della casa e del diritto alla casa.

Bambini sotto sfratto, anche molto piccoli che con estrema semplicità mi hanno raccontato quanto è importante per crescere avere un tetto sopra la testa, spiegandomi che la casa non è fatta solo dalle mura che la compongono. La casa è soprattutto riparo, affetto, protezione.

Proprio l’altro giorno durante una presentazione un bambino mi ha fatto notare che una casa, vuota, senza persone non si può definire una vera e propria casa…ma solo un edificio.

Casa Casina Edizioni Corsare

A chi consigli “Casa casina”?

A grandi e bambini senza distinzione!

Manuela Mapelli è nata a Milano ma da una decina di anni vive a Cesena.
Si è diplomata al liceo artistico e ha proseguito gli studi in Accademia per diventare scenografa. Al terzo anno ha abbandonato l’Accademia e Milano per frequentare un corso di formazione per burattinai a Cervia.
Dopo due anni molto intensi di studi sul teatro di figura ha iniziato a lavorare come burattinaia in giro per l’Italia. Con l’arrivo del suo bambino si è fermata, buttandosi poi nel mondo dell’illustrazione e dell’editoria.

La pagina Facebook di Manuela

Una piccola nota:

Making an impression
Se siete curiosi di provare il disegno con i timbri, vi consiglio un libro davvero meraviglioso che ho acquistato l’anno scorso. Eccolo qui. E’ in inglese, corredato da fotografie dettagliatissime e piccoli grandi spunti di ispirazione.

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Asterisk Intervista a Damiano Bellino, illustratore e insegnante
04/04/2015 Morena Forza in Illustrazione / No comments

Io e Damiano Bellino, illustratore e insegnante di illustrazione, ci siamo conosciuti in occasione della Bologna Children Book Fair qualche giorno fa.
Dal momento che Damiano ha aperto una scuola di illustrazione ho voluto curiosare sul perché e sul come di un doppio mestiere molto affascinante. Buona lettura!

 

Ciao Damiano, mi racconti da quanto tempo ti occupi di illustrazione e a
cosa hai lavorato?

Ho iniziato nel 1998, terminato il Liceo Artistico e ricordo ancora bene la prima volta che
misi piede alla Fiera del Libro di Bologna: avevo uno zaino enorme sulle spalle e tenevo
stretta sotto il braccio una tela ad acrilico, “professionalmente” avvolta in un foglio di
giornale! Fortunatamente, in quella Fiera incontrai un illustratore che segnò la mia
formazione e che ricordo ancora con molto affetto, Arcadio Lobato, a cui devo molte delle
cose che ho imparato sia nel campo dell’illustrazione che dell’insegnamento.
Capii col tempo che, se volevo fare bene questo mestiere, avrei dovuto imparare molte
cose: disegnare bene era soltanto una di queste.

Ebbi lʼoccasione di capire molti aspetti della professione lavorando.
Il primo progetto serio mi fu commissionato dal Consiglio Regionale del Veneto, la cui
richiesta era quella di realizzare un libro illustrato destinato alle scuole. Ne uscì un
cofanetto contenente tre volumi illustrati di cui curai tutto: testi, illustrazioni e grafica e che
venne poi pubblicato da Kite Edizioni. Grazie a quel progetto ebbi l’occasione di conoscere
molti aspetti tecnici del mestiere: come eseguire la stesura del testo, come eseguire le
illustrazioni tenendo conto della tempistica da rispettare, come impaginare graficamente
un libro, cosʼè un briefing con lʼequipe di lavoro, nonché che cosa significa visionare
lʼavviamento della stampa in una tipografia.
Fu grazie a quel progetto che seguirono le collaborazioni con Lapis, Coccole Books e
alcune riviste, per terminare con la pubblicazione di un mio racconto dall’altra parte del
mondo, a Taiwan, grazie a Grimm Press Publishing.


Quando hai deciso che l’illustrazione sarebbe stata la tua strada?

Beh, disegnare e dipingere erano già una passione quandʼero piccolo, poi i problemi
arrivano quando cresci e devi fare delle scelte.
Dopo il Liceo Artistico, si faceva più concreto il desiderio di diventare un illustratore
professionista, ma la strada da percorrere era totalmente avvolta nella nebbia.
La vera decisione, molto più cosciente, avvenne poco dopo la laurea, quando mi ritrovai di
fronte ad una scelta difficile: se tenermi stretto un contratto a tempo indeterminato come
educatore oppure intraprendere la strada ben più incerta e precaria verso il mestiere di
illustratore.
Lʼho vissuta come un vero e proprio salto nel buio, anche perché allʼepoca avevo da poco
trovato una casa in affitto e dovevo pagare le bollette.
Non fu certamente una cosa semplice, ma di certo fu molto formativa.

Com’è nata l’idea di aprire una scuola?

Credo che questa idea possa essere nata quando, da bambino, ascoltavo i discorsi che
mio padre e mio zio facevano sugli artisti, su Leonardo da Vinci e sulle botteghe del
Rinascimento.
Gli stessi argomenti che più tardi sentii raccontare da Arcadio Lobato e che ebbi poi modo
di approfondire alla facoltà di Scienze della Formazione (facoltà universitaria in cui, ci
tengo a precisare, capitai dopo aver frequentato una settimana ad Ingegneria
Informatica…)
Allʼuniversità, quindi, ho avuto lʼopportunità di studiare materie che si sono rivelate
preziose per il mio lavoro, sia di autore che di insegnante: pedagogia, psicologia
dellʼapprendimento, didattica, storia della scuola, percezione visiva, letteratura infantile…
Tutto questo mi ha permesso di costruire unʼidea di scuola dedicata alla formazione di un
illustratore. Gli studi teorici e lʼesperienza pratica di corsi rivolti a varie fasce dʼetà, dai
bambini agli anziani, mi hanno permesso di definire un metodo di insegnamento
soggettivo, che tenga conto dellʼallievo stesso. Eʼ una didattica che parte dal presupposto
che ogni allievo è diverso e che è quindi fondamentale valutare inizialmente quali sono le
abilità da rinforzare e quali le lacune da colmare: lʼunico modo affinché un potenziale
illustratore possa far maturare un proprio stile personale.
Il primo sintomo evidente di
questo tipo di didattica è che ogni allievo sviluppa un proprio modo di disegnare e di
illustrare e si limita di molto lʼimprinting troppo marcato da parte del maestro, quando cioè
gli allievi adottano uno stile che è la copia quasi fedele del loro insegnante. Questo è un
aspetto che spesso si rivela nocivo.

Quale tipo di corsi preferisci portare nel programma della tua offerta
formativa?

I corsi che a mio avviso sono indispensabili per la formazione di un professionista delle arti
visive, sono i corsi di disegno dal vero. Per questo motivo dedico molto spazio
allʼinsegnamento dello studio della realtà allʼinterno dei miei corsi di illustrazione.
Daqualche mese sono partite anche le sessioni di disegno dal vero con la modella e adesso,
con l’arrivo della bella stagione, ci prepariamo per le lezioni “en plein air” dove si disegna e
dipinge ad acquerello nel verde dei parchi o tra i palazzi storici di qualche città.

Cosa ritieni più bello nel mestiere di illustratore?

Beh, credo che la cosa più bella sia immaginare.
Questo mestiere mi da la possibilità di fantasticare sulle cose che mi stanno intorno.
Il fatto di inventare storie e personaggi sia con la scrittura che con i disegni, mi permette di
puntare lo sguardo su quegli aspetti della vita reale per me più curiosi e interessanti.
Guardare la vita poi, sotto la lente dellʼironia e della poesia, è la cosa che mi piace fare di
più.

E cosa vedi più difficile nell’illustrare per lavoro?

Le cose difficili, come in tutte le cose della vita, sono varie.
Una delle cose più difficili per me, è stato (e a volte lo è ancora…) conciliare la poesia con
la fretta
. Due elementi completamente opposti.
Per avere uno sguardo poetico o ironico sul mondo serve lentezza: la velocità a cui ci
chiedono di andare non è una velocità che può permetterci di meditare o ragionare
efficacemente sulle cose.
Lʼesperienza mi ha portato a capire come essere veloce nellʼesecuzione delle illustrazioni
e dei testi, senza rovinare quellʼaspetto meditativo che fa parte del mestiere di chi gioca
con le emozioni. Non è stato facile, e non credo di potermi definire ancora un esperto.
Il mercato ha fretta di offrire al pubblico delle emozioni: è un rompicapo con cui fare i conti.
E credo che ognuno trovi una sua strategia, in base a ciò che è e a ciò che sa fare.

 

Ci vediamo a Padova alla Scuola di Illustrazione di Damiano Bellino per parlare di committenza, di termini specifici legati al mestiere, di come funziona una commissione, di come si affrontano modifiche e proposte da parte di un cliente e delle situazioni che si possono vivere da illustratore professionista.
Dietro le quinte di una commissione editoriale o pubblicitaria.
Dal portfolio alla gestione della committenza, passando per il proprio stile e la propria crescita stilistica.
Simulazione di un brief da parte di un committente, modifiche comprese.

Con Damiano abbiamo pensato ad un breve incontro e workshop di un giorno a Noventa Padovana il prossimo 19 aprile.
Parleremo di commissione, storyboard e gestione del cliente.
Se siete curiosi, contattatelo a: damianobellinoscuola@gmail.com

 

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Asterisk “Tutte le ossessioni di Victor” Intervista agli autori Davide Calì e Squaz
26/03/2015 Morena Forza in Fumetto / No comments

 

 
La cover di “Tutte le ossessioni di Victor” edito da Diabolo Edizioni
 
 
“Un personaggio che farebbe la fortuna di qualsiasi psicoanalista!”
 
Questa è la descrizione più immediata di Victor, il protagonista di “Tutte le ossessioni di Victor”, la prima graphic novel scritta da Davide Calì e disegnata da Squaz, che ho avuto il piacere di leggere ultimamente in uscita lo scorso 9 marzo nelle librerie e fumetterie.
Ho intervistato sia autore che disegnatore e, come sempre, è affascinante catturare degli spunti per capire i dietro le quinte di un prodotto editoriale e allo stesso tempo riflettere sul proprio lavoro notando analogie e differenze tra il proprio metodo e quello di altri autori.
Spero possa essere di ispirazione anche a voi: buona lettura!
Davide Calì
Tempo fa avevamo parlato del fatto
che ti sarebbe piaciuto pubblicare delle storie anche in un ambito
diverso da quello del mercato degli albi per l’infanzia.
Devo dire che sono molto sorpresa
non del fatto che tu ci sia riuscito, ma del risultato finale: se non
ci fosse stato scritto il tuo nome in copertina non avrei mai creduto
che “Tutte le ossessioni di Victor” fosse una storia
scritta da te.
Era molto tempo che storia e
sceneggiatura erano pronte?


Ho iniziato a scrivere i primi episodi
della bizzarra biografia di Victor una quindicina di anni fa. Solo in
anni recenti il progetto ha preso poi la sua forma attuale, un po’
più romanzata.
Dai, ti faccio una domanda che
probabilmente ti avranno fatto o ti faranno in molti: quanto è
autobiografica questa storia? Sei tu Victor?
Ah ah! Sì, suppongo che a molti verrà
da chiederlo. Del resto è proprio questo il gioco di Victor:
indovinate dove sono! Scherzi a parte, in ogni cosa che scrivo c’è
una parte diciamo reale e una di fiction. Credo che faccia parte del
lavoro dello scrittore raccontare un po’ sé stesso, mescolando le
proprie esperienze a quelle rubacchiate al prossimo e all’invenzione
pura.

 

Molte delle sequenze della graphic
novel sono cariche di ironia. Quanto rappresenta per te l’ironia come
strumento di espressione? Sei uno di quegli autori che evita di far
prendere troppo sul serio sé stesso e i propri personaggi
all’interno delle storie che racconta?


Non so dire che genere di autore sono.
E’ una riflessione che lascio fare agli altri, primo perché forse
non mi interessa farla, secondo perché penso sia giusto così. Non
mi piace molto chi si presenta e ti dice cosa devi pensare di lui. So
di amare cose molto diverse come lettore e spettatore, per cui quando
scrivo, mi piace fare cose anche molto diverse tra di loro. Credo che
si possa dire che l’ironia faccia parte del mio lavoro, ma non me
ne rendo conto più di tanto. Non riesco ad avere una visione di
insieme di quello che faccio. Penso sia più facile farlo con uno
sguardo esterno.
Mi ha colpito molto il modo in cui
sei riuscito ad incrociare umorismo, lutto ed imbarazzo nella scena
del funerale della compagna di classe di Victor. L’ho trovata
profondamente umana, così vera da creare un certo imbarazzo in chi
legge. Credo che tutti prima o poi ci siamo trovati al funerale di
qualcuno e non stavamo pensando alla sua morte; E’ una di quelle
cose che nessuno osa dire. Credi che la scelta di inserire un
concetto così scomodo sia coraggioso o piuttosto provocatorio?


Non so. Non ho fatto calcoli di questo
tipo. Mi sono posto qualche problema a un certo punto, ho pensato di
essere andato troppo oltre, che qualcuno potesse sentirsi offeso dal
personaggio di Victor. Riccardo, l’editore di Diabolò, mi ha
invece detto che non voleva toccare nulla.
Anche lui ha trovato Victor molto
umano. Del resto come dici tu, è umano, sei a un funerale per
salutare qualcuno che non c’è più e ti cade l’occhio su un bel
culo e pensi: “Beh, dai, una cosa positiva nella giornata l’ho
vista.”
I capelli nella pizza. I capelli
nella pizza! Non ci dormirò mai più la notte essendo super
sensibile all’argomento “capelli nel cibo”.
“Sono passati dieci anni da
quando ci siamo lasciati eppure, ancora oggi, la prima cosa che
faccio quando mi arriva la pizza Ë controllare che non ci siano
capelli.”


Ah ah! Scusa rido, ma ho letto già
alcune recensioni che di Victor dicono essere capace di risvegliare
ossessioni sopite. Non so se esserne contento! Certe volte sono
uscito dal cinema irritato dai personaggi del film e ho pensato: che
brutto film! Poi ragionandoci ho capito che invece era un bel film e
che i personaggi mi avevano irritato perché molto veri.
Detto questo, occhio alla pizza!
Quando hai pensato alle ossessioni
di Victor ti sei preso del tempo per studiare alcune delle ossessioni
riscontrabili nella popolazione terrestre? Insomma, quanta ricerca
psicologica (anche se magari non a livello scientifico ma puramente
di ispirazione) c’è dietro ad una graphic novel sulle ossessioni?


No, diciamo che non mi sono messo a
tavolino, come magari ho fatto altre volte, per studiare un tema. Gli
episodi sono venuti fuori da soli a un certo punto, semplicemente
osservando le persone.
Come mai hai pensato proprio a Squaz
per disegnare la tua sceneggiatura?


Avevo letto Pandemonio, un
fumetto scritto da Morozzi e mi era piaciuto il modo di lavorare di
Squaz. Anziché una sceneggiatura classica Morozzi gli aveva passato
semplicemente dei racconti e Squaz ne aveva ricavato un fumetto
bellissimo.
Dopo averlo letto mi sono reso subito
conto che lui avrebbe potuto fare Victor.
La cover di “Pandemonio” di G. Morozzi e Squaz edito da Fernandel
Hai pensato la storia per un mercato
oppure hai scritto prima un libro che avresti voluto leggere tu
stesso senza porti il problema della vendibilità e del “poi”?


Quando ho iniziato a scrivere Victor
non mi ponevo ancora problemi di mercato. Alla fine ne è venuto
fuori un prodotto che in qualche modo si è incanalato da solo in un
certo mercato.
Diabolò lo pubblicherà anche in
francese e spagnolo e mi ha chiesto a questo proposito alcuni
adattamenti. I nomi di persona per esempio saranno tradotti. Questa è
l’unica cosa che abbiamo fatto seguendo un certo opportunismo
commerciale.
Hai in progetto altri prodotti
editoriali di questo tipo?


Sì, parecchi. La scorsa estate ho
scritto soprattutto fumetti. In generale sto scrivendo meno album
ultimamente. Ho vari progetti sul genere e anche graphic novel più
all’americana nel genere Vertigo. Una cosa che vorrei fare è
cominciare al più presto un nuovo progetto con Squaz. Quel ragazzo
ha le manine d’oro!
Ora che anche il tassello
“pubblicazione per adulti” è stato aggiunto ai tuoi
successi, mi chiedo se ci sono ancora altri Davide che aspettano di
venire fuori. Quale genere di libro è impossibile che tu scriva in
futuro e quale invece ti piacerebbe pubblicare, se non è una domanda
troppo indiscreta?


Impossibile, non so.
Forse qualche cosa di relativo alla Bibbia. Una cosa che poi non mi
piace, per esempio, è quando gli autori riscrivono i classici di
Esopo e li firmano. Vogli dire, Esopo è stramorto, ma la storia l’ha
scritta lui. A meno che tu non ne faccia una parodia non hai il
diritto di firmarla, mettendo il suo nome in piccolo come se fosse
secondario.
Cose che mi piacerebbe
scrivere? Difficile dirlo. Le storie mi vengono così, non è che io
cerchi nulla. Tra i tanti progetti che ho da parte c’è una graphic
di Batman. Sto aspettando le tavole del disegnatore per proporre il
progetto a DC Comics. Poi, mi piacerebbe trovare qualcuno che girasse
i miei cortometraggi, ho decine di soggetti da parte. Mi piacerebbe
realizzare qualche libro fotografico, e poi ho un progetto di design
erotico lì da un po’. Sto sempre cercando un illustratore.
Per quello che riguarda
gli album illustrati dopo Le double, che è appena uscito in
Svizzera per Notari, mi piacerebbe riuscire a pubblicare un altro
paio di storie un po’ sci-fi che ho scritto su quel genere.
Ho anche un progetto di
tornare a disegnare, prendermi un po’ di tempo, ma la musica ha la
precedenza, perché è la cosa che alla fine, mi piace fare più di
tutto. Per cui prima cercherò di registrare il mio primo disco. Ho
materiale per almeno un paio, ma bisogna imparare a fare le cose una
per volta.
A chi piacere in
particolare “Tutte le ossessioni di Victor”?


Spero piaccia a tutti! Ma
scherzi a parte ancora non lo sappiamo. Il libro è appena uscito.
Per ora mi pare che l’accoglienza sia buona.
Squaz
Ciao Squaz, mi sono
piaciuti moltissimo i tuoi disegni per “Tutte le ossessioni di
Victor”, li trovo davvero molto adatti. Com’è lavorare ad una
graphic novel di questo tipo?
E quanto lavoro ha
richiesto?


Ciao! Intanto grazie dei
complimenti.
In effetti ho lavorato a
“Victor” per quasi tre anni a più riprese, interrompendomi
spesso e poi ricominciando, il che non è molto nelle mie
caratteristiche.
Tendenzialmente sarei più
per il “cotto e mangiato” (che si traduce in “fatto e
pubblicato”), in questo caso però varie vicissitudini mi hanno
indirizzato verso una forma di pazienza zen per cui fare un buon
lavoro era più importante che finirlo presto. So che dovrebbe essere
sempre così, ma stavolta forse l’ho imparato.
Quanto al lavoro su
questo tipo di storia, direi che è quello che mi piace di più fare.
Un testo che sia una per
me una traccia e che mi permetta di intervenire sopra e sotto le
parole, lasciandomi cioè libero di scorrazzare con le immagini.
Rigore e libertà,
insieme a braccetto. 

 

Quando lavori ad una
storia di cui non sei autore ti trovi un po’ in difficoltà o al
contrario sei contento di interpretare il testo pensato e scritto da
un’altra persona?


Dipende da chi scrive.
Con Davide, come già a suo tempo con Gianluca Morozzi per
“Pandemonio”, ho trovato subito delle affinità e quella è la
cosa più importante. L’ironia soprattutto mi mette subito a mio
agio. E si vede che quando ho accettato di lavorare a questo libro ne
avevo particolarmente bisogno, perché il mio lavoro precedente era
stato “Le 5 Fasi” con il collettivo DUMMY nel quale invece
avevamo affrontato tematiche piuttosto dense e cupe…
Ci sono stati
adattamenti e proposte da parte tua durante la fase di storyboard?


Posso dirti la verità?
Io lo storyboard non lo faccio e, quando lo faccio, non lo faccio
vedere a nessuno: parto direttamente con le pagine e mostro quelle.
Adattamenti ce ne sono
stati parecchi sì, ma si può dire che tutto il libro sia un
adattamento del testo di Davide. Del resto, io non avevo una vera e
propria sceneggiatura su cui lavorare ma il lungo, interminabile
monologo di Victor.
Potevo interpretarlo alla
lettera o tradirlo come meglio mi pareva, infatti mi pare di aver
fatto un po’ l’una e un po’ l’altra cosa.

Hai preparato delle
palette colore prima di iniziare a colorare le tavole oppure li hai
improvvisati? Cioè, hai un approccio calcolato al colore o piuttosto
uno istintivo?


Non c’è stata una
grande preparazione preliminare, da parte mia. Ovviamente, una volta
che ho capito quale volevo che fosse l’impostazione da dare ai
disegni ed ai colori sono andato avanti di conseguenza, ma non sapevo
in anticipo cosa sarebbe successo. Nemmeno a livello di storyboard,
come dicevo prima. E il fatto che il racconto avesse una struttura ad
episodi mi ha aiutato molto. Cioè, sapevo che in un modo o
nell’altro, alla fine avrebbe comunque funzionato… per cui tanto
valeva divertirsi!
Quali sono i tuoi
autori preferiti, sia per quanto concerne la scrittura che il
disegno?
Per me, scrittura e
disegno sono praticamente sinonimi, comunque sono un fan di Charles
Burns, Michael Kupperman, Mike Mignola, Edika, e di un sacco di
fumettisti italiani giovani e meno giovani.

 

Quanto ti sei
ritrovato nelle ossessioni di Victor e quanto conta per te un
contatto empatico con i personaggi della storia che trovi nella
sceneggiatura?


Durante la lavorazione,
credo di aver detto a Davide che il suo personaggio era molto alla
Woody Allen, che a me è sempre piaciuto. Per cui di sicuro ci ho
ritrovato delle sensazioni e un immaginario che mi è familiare e che
mi apparteneva già. Non ho mai provato a lavorare su storie o
personaggi così distanti dai miei gusti e dalle mie coordinate, ma
immagino che sia come per gli attori quando per calarsi nei panni di
qualcun altro cercano ogni minimo appiglio per dargli vita e
credibilità.
A quale tipo di storia
non lavoreresti mai?


Probabilmente, a quella
che fosse apertamente in contrasto con le mie idee e le mie
convinzioni personali. Ma per fortuna non me ne hanno mai proposte di
storie così, almeno finora.
A quale tipo di storia
lavoreresti accettando su due piedi?


Mah, una volta ho
assistito ad un incontro con Moebius, il quale alla domanda “perché
fai fumetti?” rispose “per sentirmi utile”. Mi è sempre
piaciuta come motivazione, per cui accetterei subito di lavorare ad
una storia che non mi faccia sentire un imbrattacartacce che fa
abbattere l’Amazzonia per niente.
E poi per soldi,
ovviamente. Tanti soldi.
A chi piacerà “Tutte
le ossessioni di Victor”?


Mi piacerebbe scoprirlo!
Cosa consiglieresti ad
un disegnatore che vorrebbe occuparsi di fumetti o graphic novel
nello specifico?


Non so davvero se
prendermi una responsabilità di questo genere. Forse di leggere
molta narrativa e poi, chiudere gli occhi, e ragionare per immagini.
E viceversa.

 

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Asterisk Gesture drawing, il disegno in movimento: intervista a Nicola Sammarco
19/03/2015 Morena Forza in Animazione / No comments

E’ bravo, simpatico e soprattutto super talentuoso: insomma, non potevamo davvero resistere all’invitarlo per un workshop da Roba da Disegnatori. E manca poco, pochissimo!
Nicola Sammarco ci racconta come è approdato in Disney e Dreamworks, cos’è il gesture drawing, a cosa serve e come può migliorare il tratto di un disegnatore.
Tutto, in questa intervista. Buona lettura!
(tutte le immagini sono tratte dalla pagina Facebook di Nicola Sammarco)

 

Ciao Nicola, quanto tempo fa hai iniziato a disegnare nell’ambito della concept art e perché secondo te è un po’ diverso da altri ambiti del disegno professionale?

La concept art è diversa e più affascinante! Come nell’animazione ma anche nei videogames creare un concept è sempre un piacere, sei libero di esprimerti. L’artista può realizzare davvero ciò che sente sul personaggio o sull’environment (l’ambientazione ndr) con molta meno pressione che purtroppo c’è in altri ambiti lavorativi. Certo, ci sono dei canoni o delle regole anche qui da rispettare, ma è probabilmente il lavoro più aperto e libero che ci sia.

Cosa è stato più difficile per te da imparare?
Probabilmente Photoshop! Si, da autodidatta , quando i tutorial non erano così presenti su internet, è stata davvero dura! Il disegno è qualcosa che si apprende in una vita, non si può stabilire quando ho imparato cosa.

Di cosa ti occupi ora grazie alla concept art?

Attualmente lavoro come layout artist per Disney, e come Concept character artist per un nuovo progetto in Dreamworks. Però proprio ieri ho ricevuto un’email importante da un altro studio, non posso dirvi quale , dove verrò assunto come concept artist, logicamente se andrà bene il test! Cosa che renderò ufficiale presto, se positiva.

In cosa consiste il gesture drawing e perché è diverso nello studio dei soggetti rispetto ad altre discipline legate al disegno?
Il gesture drawing è l’arte di saper sintetizzare, leggere il movimento del corpo. Far emergere le emozioni dei gesti più che la corretta anatomia. Fondamentale per poter apprendere il disegno in tutte le sue forme. Ottimo per l’animazione, fumetto e qualsiasi altro campo! Poco conosciuto qui in Italia, anche se Leonardo Da Vinci ne era già a conoscenza, ma ben radicato negli States. Il gesture era materia di studio alla Disney animation, dove insegnava Walt Stanchfield, il più grande esponente del gesture drawing, ne parleremo al workshop.

Per un disegnatore che ha già studiato prospettiva, anatomia, composizione, in che modo il gesture drawing rende la sua preparazione più completa?

Il gesture aiuta a sciogliere la mano, insegna a leggere le emozioni del corpo, così da poter disegnare personaggi più vivi, più espressivi. La differenza sarà visibile realmente! Un personaggio con più gesture, risulta più accattivante! Come ho già detto, è fondamentale per tutti gli artisti che vorranno migliorare lo staging dei loro personaggi.

 

Quale consiglio dai a chi sogna di occuparsi di concept art e di lavorare nell’animazione?

Disegnare è l’unico modo per migliorare e di conseguenza per ottenere visibilità e lavoro. Non si ottengono risultati senza lavorare sodo. Non ci sono scorciatoie, c’è solo chi ha volontà di cambiare le cose e chi vuole miracoli. Nel workshop spiegherò come affrontare una fiera come Lucca Comics (per il fumetto) o il CTN (per l’animazione) e su come prepare un portfolio adatto ad ogni esigenza!

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Asterisk Intervista agli autori di Ernest Egg
18/03/2015 Morena Forza in Animazione / No comments
 Qualche mese fa ho scoperto un progetto che, grazie all’entusiasmo e all’impegno dei suoi autori, mi ha subito stregata. Si tratta di Ernest Egg, un bizzarro esploratore d’altri tempi, che vive in un mondo di creature strane e bislacche quanto lui. Da appassionata di epoca vittoriana/edoardiana e delle esplorazioni in quei periodi storici mi sono sentita subito coinvolta nella crescita di questa storia e ho seguito da vicino ai suoi sviluppi. Il design dei personaggi, i suoi colori e le sue atmosfere sono stati per me qualcosa di semplicemente irresistibile.
L’idea di intervistare Stefano Bosi Fioravanti e Francesco Polizzo si è fatta subito prepotente: ero troppo curiosa di sapere come nasce un’idea di questo tipo e come può essere sviluppata, per starmene nel mio cantuccio senza contattarli.
  
 
Grazie
per questa intervista!
1) Cominciamo col raccontare chi c’è
dietro Ernest Egg?

STEFANO:
Solitamente dietro ad Ernest
Egg
c’è
Karl Von Karloffeln, aiutante e amico da sempre. E per fortuna oserei
dire! Sai che pasticcio se non fosse così? Qualche metro più in là
ci sono quei due buoni a nulla di Stefano e Francesco. Loro si
limitano a raccontare le storie del nostro eroe preferito. Preferito,
giusto?FRANCESCO:
Sì, giusto. In effetti noi raccontiamo quello che Ernest ha
appuntato sui suoi diari di viaggio, siamo solo dei cantastorie di
fatti altrui :DSTEFANO:
Mmmmm… forse serve qualche dettaglio in più? Sono Stefano Bosi
Fioravanti, illustratore e grafico che porta avanti una vita
sregolata e piena di lavori differenti, ho frequentato il Liceo
artistico (periodo in cui ho scoperto la mia passione per la
scultura) e successivamente ho studiato illustrazione e animazione
allo IED di Milano.FRANCESCO:
Ok, giusto! Cito
direttamente dal mio ufficio stampa!
Appassionato
di fumetti sin dalla tenera età, laureato in economia aziendale,
dopo aver trovato lavoro come bancario, decide di assecondare la sua
passione e frequenta un corso di sceneggiatura tenuto da docenti
quali Laura Scarpa, Antonio Serra, Gianfranco Manfredi e Francesco
Artibani, affascinato dalle opportunità date dalla rete, comincia a
pubblicare web comics utilizzando la piattaforma Verticalismi.it dove
nel giro di poco tempo, collabora con diversi artisti e crea la saga
di Viole(n)T Hill, destinata a essere la prima serie social del
sito.
Ha al suo attivo diverse pubblicazioni per editori
nazionali, altre per il mercato anglofono (The Steampunk Originals) e
ha collaborato alla stesure di storie per Diabolik, per L’Insonne (il
bel personaggio creato da Giuseppe Di Bernardo e Andrea J Polidori) e
Robotics.
Quest’anno ha partecipato al graphic novel Racconti
Indiani (Passenger Press) e pubblicato su Yang (Shockdom Edizioni) la
prima parte della saga intitolata THUG Team.
Il protagonista: Ernest Egg in tutto il suo splendore
2)
Mi ha colpito la vostra scelta di ispirarvi all’esplorazione com’era
un tempo. Che cosa vi ha ispirato?
STEFANO:
La voglia di viaggiare ed esplorare, innanzitutto. Penso che
l’esplorazione “di oggi” sia molto meno misteriosa e
avventurosa rispetto a quella “di ieri”, a causa della rete, di
Google Maps e delle prenotazioni online, senza le quali, ovviamente,
sarei già morto da tempo. Abbiamo fatto quindi un salto indietro,
cercando di evocare quel senso profondo e affascinante delle
spedizioni ottocentesche.FRANCESCO:
Quanto può essere noiosa la vita piena di cose utili che minimizzano
i rischi di qualunque tipo? Meglio vivere alla giornata come fa
Ernest, spostandosi da una avventura a un’altra.
3)
Su cosa verte il progetto Ernest Egg, vale a dire: che cosa avete in
mente oltre al corto, se si può dire?
STEFANO:
Inizialmente il corto era un po’ un punto d’arrivo. Volevamo
realizzare il libro, il gioco da tavolo e i modelli dei
LisciArriccia. Poi avremmo fatto il corto. Invece, fin dall’inizio
della campagna si sono arrivati subito fervidi e spontanei interessi
tutti indirizzati direttamente verso l’animazione… e quindi,
allora, tanto valeva partire in quinta! E quindi ecco arrivati
Michael
Klubertanz

come compositore, Giobbe
Covatta
come
doppiatore del Capitano A.Bach e Claudio
Di Biagio
come
regista!
Ed ora che stiamo preparando il teaser/ trailer, il
progetto si è notevolmente ingigantito. Per il futuro? Abbiamo in
mente molte cose che vi stupiranno, basterà avere un po’ di
pazienza ;)FRANCESCO:
Diciamo che il progetto stesso ha preso risvolti non immaginabili in
precedenza, per questo abbiamo coniato due hashtag specifici
#tipicodiernest e #BeingErnestEgg perché certe cose accadono
semplicemente mostrando Ernest al mondo!
4)
Come è nata l’idea del crowdfunding per finanziare il vostro
progetto? Qualcuno vi ha aiutati a sviluppare la campagna per
raccogliere i fondi?
STEFANO:
L’idea di provare con
il crowdfunding è nata in me quando mi sono imbattuto in una
conferenza dove si parlava proprio di questo. Dopo un paio d’ore,
avevo più domande e dubbi che calzini spaiati, ma qualcosa mi si
muoveva in testa. Io e Francesco ne parlammo a lungo e, poco dopo,
terminò la trionfale campagna di Lumina. Il resto viene da sé. A
parte gli scherzi, penso che sia un modo valido per avere un
riscontro diretto dai lettori (senza nulla togliere ad editori e
direttori artistici, s’intende).
FRANCESCO:

Conosco da tempo Emanuele
Tenderini
, uno
dei due autori di Lùmina,
chiacchierando dei rispettivi progetti lui si è offerto di mostrarlo
ai ragazzi del Coffee
Tree Studio

che si sono dimostrati i partner più indicati per mettere in piedi
l’intera operazione, semplificando la nostra vita di creativi da un
lato e “schiavizzandoci” dall’altro, in una parola solo
imprescindibili.
5)
Se doveste definire Ernest Egg in tre parole?
STEFANO:
Esagerato, stravagante, divertente. Sicuramente un progetto a cui
manca il senso della misura. Come ai suoi autori, del
resto.
FRANCESCO:
Ironico, Iconico e… bionico, ma solo perché fa rima.
E non dite che non è fantastico: poteva non essere il mio preferito?
6)
Il gigante è già il mio personaggio preferito. Ce ne saranno di
nuovi nel corso della storia?
STEFANO:
Il mondo di Ernest Egg è popolato da una moltitudine incalcolabile
di figure matte. Ho curato in maniera maniacale il design dei
personaggi, cercando di arricchirli e giustificarne ogni volta gli
aspetti caratterizzanti. Il gigante vi sorprenderà, non una ma ben
due volte….e non sarà l’unico.
FRANCESCO:
Per il gigante abbiamo in testa diverse idee (risata diabolica)
Wow!
7)
Dal punto di vista della stop motion, chi vi ispira di più circa il
vostro progetto?
STEFANO:
Sono cresciuto con il mito di The Nightmare before Christmas. Burton,
Aardman, Laika sono le grandi produzioni che mi hanno sempre fatto
sognare. Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson poi, una vera perla. Ci
sarebbero infine migliaia di cortometraggi e piccole produzioni da
citare ma non mi sembra il caso. Comunque cercheremo di stupirvi,
abbiamo in mente qualcosa di molto particolare per Ernest.
FRANCESCO:
Vista la mia “giovane” età, direi le tonnellate di film e
cartoni animati ingurgitati prima che inventassero il web e tutto, ma
proprio tutto, quello visto negli anni della mia formazione
cinematografica oltre alla mia passione smodata per qualsiasi opere
che contenga immagini e parole.
8)
Quanto avete messo della vostra personalità nella storia e nei
personaggi? In cosa vi riflette?
STEFANO:
Tutto. Quello che siamo ma soprattutto quello che vorremmo essere.
Parliamoci chiaro, belli come Ernest non lo saremo mai, soprattutto
Francesco…
FRANCESCO:
Non è bello ciò che è bello, ma sono bello, bello, bello (questa
me l’ha suggerita Ernest, giuro!)
9)
Cosa consigliereste come prima cosa a chi vuole sviluppare una storia
e farla diventare un fumetto o un corto?
STEFANO:
Per quello che è stata la mia esperienza lavorativa fino ad ora,
posso solo consigliare di insistere, di credere nei propri progetti
(non importa quanto grandi sembrino) e di rischiare.
FRANCESCO:
Non arrendersi alle prime porte in faccia che si prendono e lavorare
seriamente per diventare il più grande stalker di editor in
circolazione, infine lavorare su sé stessi fino allo stremo nel
tentativo di migliorarsi continuamente.
10)
Come possiamo supportare Ernest Egg?
STEFANO:
Fino al 16 Gennaio era attiva la campagna
crowdfunding su Indiegogo
.
Attualmente
l’unica cosa che abbiamo potuto fare per venire incontro alle
richieste dei molti appassionati e interessati che ci stanno
contattando è stata quella di aprire un mini shop online sul nostro
sito www.ernestegg.it,
dove è possibile pre-acquistare il libro illustrato del diario di
viaggio di Ernest e le cartoline autografate da noi autori e dai
partecipanti all’avventura! :D
Stiamo attualmente preparando il
tutto, siamo a buon punto, ma in contemporanea abbiamo iniziato anche
i preparativi del teaser/pilot per lo stop motion! Tantissimo lavoro,
ma anche tantissima soddisfazione!
FRANCESCO:
Io aggiungo solo che in tanti ci hanno aiutato dall’inizio della
campagna ad oggi. In breve tempo ci siamo trovati in un mondo davvero
magico e con la chiara richiesta da parte del pubblico di voler
vedere realizzato lo stop motion. Questo ci ha portato a cambiare le
carte in tavola e a fare scelte importanti in tempi molto stretti,
aiutati dal sogno di Ernest e dal supporto di tante persone sui
social.
I social network sono stati un supporto immenso per noi,
sotto vari punti di vista, per cui anche condividendo Ernest Egg su
Facebook,
Twitter,
Instagram
e Google+
può essere un grande modo per aiutare il nostro amato eroe
avventuriero!
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