Categoria: Illustrazione

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Asterisk Alla fine della Fiera
08/04/2018 Morena Forza in Fiere&Saloni / 2 responses

Foto: Morena Forza, Noemi Salamone, Katya Longhi

E’ qui la festa?

Abbiamo prenotato treni, aerei e appartamenti mesi prima, preparato portfolio, biglietti da visita, rinfrescato il sito e programmato appuntamenti e visite.
Abbiamo letto il programma delle conferenze e degli incontri e infine siamo partiti alla volta della Children’s Book Fair di Bologna.

E poi, abbiamo navigato nella folla oceanica, fermandoci per riabbracciare amici, colleghi, salutare clienti con cui abbiamo lavorato così bene l’anno appena passato.

Poi, in un attimo… PUF!

E’ sorprendente come ogni anno la Fiera sembri non arrivare mai, per poi passare in un soffio, lasciandoci con le gambe a pezzi e la testa ronzante di nuove idee.
Ci chiediamo se si realizzeranno mai o finiranno nel ripostiglio dei progetti mai partiti.

Ti è già capitato di avere la sensazione che quei giorni spesi in Fiera a macinare chilometri sul conta-passi fossero stati spesi male?
Di pensare “A cosa è servito?” demoralizzandoti un po’?

A me sì, specialmente dopo le prime volte in Fiera.
Dopo averla visitata come “turista”, però, mi sono decisa a muovermi secondo un piano abbastanza definito e professionale, decidendo cosa fare e chi incontrare (coi giusti spazi di libertà, per non privarmi del tutto di una dimensione “di svago”) in funzione di cosa avrei voluto ottenere.
Grande importanza riveste il dopo; tirare le fila dei contatti presi e delle idee sviluppate durante quei giorni frizzanti di idee ed intuizioni.

Ecco allora cinque cose che faccio dopo questa importante manifestazione.

Cerco di intraprenderle a partire dalla settimana immediatamente successiva alla BCBF per gli editori italiani, o due o tre settimane dopo per quelli stranieri; molti di loro si troveranno infatti alla London Book Fair,  che si tiene quasi subito dopo quella di Bologna.

1

E' facile contattarmi?

Nel 2014 mi accorsi solo verso giugno che il mio sito non era più raggiungibile da metà marzo, quindi per i tre mesi successivi alla Fiera!

Da allora ho imparato a controllare che tutto funzioni a dovere, prima e dopo l’evento.
Non solo aggiorno le galleries quindi, ma mi accerto che non ci siano malfunzionamenti, broken link e problemi di varia natura nel contattarmi.
Negli ultimi 3 anni inoltre, metto a disposizione il download di alcuni campioni di portfolio (tearsheet, in PDF) e controllo che il link da Dropbox funzioni alla perfezione.

2

Idee in ordine

Metto sulla scrivania tutto il materiale raccolto durante la Fiera.
Cataloghi, biglietti da visita, segnalibri, cartoline; ma anche appunti (e fotografie, su PC) degli stand che più mi hanno colpita.

Sono diventata selettiva nella raccolta di materiale in Fiera; nonostante ciò, faccio un lavoro di ulteriore scrematura, separando il materiale che ho prelevato perché mi piace da quello che mi potrebbe dare lavoro.
Mi spiego meglio: posseggo molti libri e prodotti che amo avere intorno, ma non disegnerei mai in quel modo né lavorerei con chi li ha prodotti e distribuiti.
Soprattutto se sei ai primi inizi del tuo lavoro da illustratore, presta molta attenzione a questa distinzione: hai preso quel materiale perché lavoreresti così, o solo perché ti piace da consumatore? Non sempre le due cose coincidono.

Ecco che  questa fase di ordine fisico mi permette di riordinare prima di tutto le idee.

Nonostante vorrei possedere librerie sconfinate e traboccanti, non sopporto avere intorno troppa carta, perciò tengo pochissimo del materiale che raccolgo, che mi serve perlopiù come promemoria.
Trascrivo su un file Scrivener (lo stesso software che utilizzo per scrivere i post su RDD) tutto ciò che mi serve. In questo modo siti e contatti sono facilmente reperibili tramite chiave di ricerca; posso inoltre copia/incollarli al momento del contatto email.
Nei Preferiti del mio browser ho una cartella dedicata ai cataloghi online di editori e produttori con cui vorrei collaborare. Questo mi consente di rimanere aggiornata e tenere d’occhio i miei sogni e le mie ambizioni in modo piuttosto concreto.

3

Un obbiettivo senza un piano è solo un sogno

Faccio quello che per me separa sempre il fantasticare dal fare: scrivo una lista di potenziali clienti con cui vorrei lavorare.

Alcuni restano nella Dream List per anni, altri scompaiono col passare del tempo perché cambiano i miei piani, cambia la loro impronta editoriale, vengono assorbiti da altri gruppi o nel peggiore dei casi chiudono battenti. (Eh sì, succede anche questo!)
Mi impegno a fare in modo che la Dream List resti sempre bella nutrita e a sognare in grande.

Creo anche una lista di clienti con cui mi è piaciuto lavorare in passato e pianifico di aggiornarli sui miei nuovi lavori, sperando di collaborare ancora con loro.

4

Uno, nessuno, centomila: chi contatto?

Creo uno o più portfolio PDF mirati al tipo di cliente che voglio contattare .
E poi, pronti all’azione: contattare, contattare, contattare!

A questo proposito… Vale per tutto l’anno, ma visto che il rischio di questa barbara usanza si accentua nel periodo consecutivo alla Fiera, parliamone: non è il caso di mandare email a tappeto a qualunque editore, al grido di “Su 300 uno mi risponderà”.
Contatta solo redazioni che senti affini. Non ha senso saturare le caselle email di mezzo mondo!
E’ poco educato e mostra poco rispetto per altre persone che come noi lavorano.
Prenditi il tempo di selezionare. E’ funzionale, elegante e decisamente più professionale.

5

La pazienza è la virtù dei forti… e dei freelance.

I primi anni è normale avere risposte fredde o tiepidine al post Fiera, ma alla fine la perseveranza premia. Non smettere di disegnare e fatti un favore: non fissarti sullo stesso portfolio per l’eternità. Rinnovalo, rimpinzalo.
Lo so, sembra scontato, ma dopo aver visto decine di cartelle lavori vecchie di anni (per mancanza di nuovo materiale) mi sento di specificarlo in questa lista, come consiglio ai corsisti e a chi mi chiede una consulenza.

Pazienza non significa starsene con le mani in mano: come diceva quella gran figura controversa di Pablo Picasso, “l’ispirazione deve trovarci all’opera”.
E anche i clienti, aggiungo io.

Quante cose da fare e da considerare, vero?
Hey! Non ho mai detto che disegnare per professione fosse facile o veloce! Ma è fattibile, col giusto impegno e una dose massiccia di dedizione.
Buon lavoro!

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Asterisk 5 ottimi motivi per visitare la Fiera del libro di Bologna
18/03/2018 Morena Forza in Eventi / No comments
Ci siamo!

La Fiera del libro per Ragazzi è alle porte.
Come sempre, è arrivata prima che riuscissimo a dire “Bologna”.

Quest’anno io parteciperò solo per due giorni, ma li ho riempiti fino all’orlo di cose da fare: appuntamenti, portfolio review, tappe di contatto da editori, art director e colleghi.
Certo, da brava introversa l’idea di immergermi in quella (seppur coloratissima) calca, mi sfibra abbastanza e so che tornerò distrutta, ma anche che in fondo ne vale la pena.

Noi illustratori siamo bestie strane: passiamo gran parte dell’anno a parlarne, a progettare e fare buoni propositi per le cose da fare alla prossima edizione; poi, mano a mano che si avvicina molti di noi si trovano a fare i conti con una crescente apatia e pigrizia che ci fa pentire di aver prenotato albergo e biglietto.

E allora mi sono detta: visto che quest’anno sono in questo mood positivo e propositivo, perché non stendere una lista di buoni motivi per visitare la Fiera del Libro?
Così le prossime edizioni, se sarò un po’ fiacca, mi sentirò comunque motivata a non rinunciare. E spero possa essere utile anche a chi come me, si fa prendere dall’indecisione o dallo sconforto dell’ultimo momento.

1

Il corso degli... eventi

Per 4 giorni la Fiera diventa una piccola città nella città. Un posto coloratissimo dove si concentrano gran parte delle cose che ci interessano.
Facciamo parte di un ambiente abbastanza di nicchia (non tutti ce ne rendiamo conto, ma è così) perciò questa è un’occasione d’oro per partecipare a iniziative pensate da noi o per noi.

Durante l’anno mostre e workshop a cui avremmo voluto partecipare si sono svolti puntualmente in città lontane o scomode da raggiungere…
Beh, ora è tutto qui! Cosa fai, vuoi mancare?
Ci sono diverse mostre di illustrazione, sia all’interno della Fiera che in giro per la città.
E poi, prendono vita workshop, si tengono portfolio review, conferenze, sessioni di disegno live. Tutte esperienze arricchenti, se non vere e proprie occasioni per crescere e imparare cose nuove.

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"Ci sei a Bologna quest'anno?"

Questa è la domanda di rito che immancabilmente ci si fa a partire dalla fine di gennaio.
Incontrare vecchi e nuovi colleghi è una delle cose che preferisco della Fiera.
Nel corso degli anni, alcuni sono diventati amici; altri sono professionisti di lunga data da cui c’è tanto da imparare.
Ci sono illustratori che seguiamo sui siti e social ammirandoli da lontano, e finalmente in Fiera hanno un volto. E’ una sensazione stranissima!

E poi ci si scambiano pareri ed esperienze, tra uno stand e l’altro, o in fila per la focaccia farcita, o ci si vede per un caffè e si chiacchiera di questo e quello.

Facciamoci travolgere dall’entusiasmo di colleghi particolarmente positivi e ambiziosi a livello artistico e imprenditoriale.
Questo per me significa tanto: è una risorsa enorme all’interno della Fiera.
E sai perché? L’entusiasmo è contagioso!
Certo attenzione, perché lo è anche la lamentela; infatti mi impegno ad evitare lunghe chiacchierate con chi tende a piangersi troppo addosso. Nulla di personale.
E’ che sono piuttosto empatica e dalla fiera voglio tornare carica, non appesantita (se non di fantastici calendari e cartoline).

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Un po' di sana Mano Windsor

Mano Windsor, ovvero public relations. Tipica attività fieristica.
Diciamo che ti è piaciuto particolarmente lavorare con alcuni art e clienti. E allora, perché non passare a fare un saluto?

Lavoriamo dalle nostre scrivanie con le cuffie in testa e l’immancabile tazza di caffè o tè di lato.
Come tutti gli illustratori, non incontro il 99% dei miei clienti e degli art director con cui lavoro.
Alcuni di loro li ho sentiti per telefono e su Skype per mesi e mesi di lavorazione e riconoscerei la loro voce ovunque ma non so neppure che aspetto abbiano.
Ammetto che a volte risulta un filino alienante.
Vedersi in Fiera è un po’ come dire: Eccoti qui! Ma allora esisti!
Dopo mesi di email e telefonate, vedersi è proprio una cosa carina!

E poi, Moleskine o tablet alla mano, possiamo scattare foto e prendere appunti su nuovi potenziali clienti.
A me andare in Fiera sembra quasi come fare la spesa.
“Questo mi interessa, questo è adatto, questo lo contatto subito…” Senza contare l’incetta annuale di materiale promo degli editori, spesso bellissimo e super colorato.
Calendari, adesivi, segnalibri e, naturalmente cataloghi!

Con un pizzico di fortuna, alcuni editori improvvisano anche dello scouting in loco e danno un’occhiata a cosa abbiamo da offrire (leggi: ci guardano il portfolio!) anche senza appuntamento. Non dimentichiamoci il biglietto da visita. Nostro e loro.

4

Un pieno di energia effetto vitamina

Guarda, non volevo scomodare la grande hit “Le tagliatelle di Nonna Pina”, ma era quasi dovuto!
Il Muro e gli stand sono un caleidoscopio di mille colori, stili, prodotti, novità…
Gli stimoli sono infiniti. Torno sempre dalla fiera che sono una miniera di idee!
Se siamo a corto di “scintilla creativa”, andare in Fiera fa proprio bene.

E’ vero, ci vuole un po’ per mettere insieme tutti i tasselli del puzzle, una volta tornati a casa carichi di input e appunti, quindi coltiviamo una sana dose di pazienza.

5

La grande tribù

Lo dicono anche i Muse :
“Fish in the sea
You know how I feel”

E ci si sente proprio così, una volta varcati i tornelli di Bologna Fiere. Un’enorme, oceanica tribù.
Illustratori, autori, editori, art director, grafici, paper engineers, bibliotecari, sviluppatori, traduttori, sales manager e tanti altri…
Quasi sempre, in Fiera si sviluppa uno strano senso di appartenenza; anzi, inizia ancora prima, quando sull’autobus ci si guarda uno con l’altro perché si indossa il badge al collo, con l’inconfondibile fettuccia magenta.
Non importa se disegniamo o se il nostro lavoro è fare riunioni sulle vendite dell’ultima collana. Ci occupiamo della stessa cosa, come se fossimo parte di un grande organismo.

“Ma sì… cosa vado a fare, io?”

E’ la classica domanda che ti fai quando hai perso quel vago senso di appartenenza.
Quando ci estraniamo da un ambiente, sentiamo di farne parte ancora meno.
E’ un po’ una specie di circolo vizioso.

Per questo motivo, se stai tentennando sull’andare o no alla Fiera perché “Cosa vado a fare? Non sono nemmeno un vero illustratore”, ti consiglio di farci un saltino, almeno un giorno.
Goditi le mostre, osserva quanta vita brulica attorno all’editoria per l’infanzia, coltiva la curiosità, fatti travolgere dall’entusiasmo e dall’energia che scorre in quei padiglioni.

E già che ci sei, guarda quanto mondo c’è dentro la Fiera!
In tempi come questi, in cui ci vogliono tutti divisi ed estranei, gustati i colori dei cinque Continenti che si sono riversati in uno spazio tutto sommato così concentrato.
Io lo trovo davvero emozionante. Credo che faccia bene al cuore, oltre che agli occhi.
Apre le finestre della mente e ci fa circolare della sana aria fresca.
Guarda quante possibilità, quante soluzioni e quanta creatività ci sono nel mondo.

E sì, anche tu ne fai parte. :-)

Ci vediamo lì! Buona fiera a tutti.

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Asterisk Portfolio Review allo stand Autori di Immagini
10/03/2018 Morena Forza in Eventi / No comments

La Fiera di Bologna sta arrivando e, come ogni anno, Autori di Immagini mette generosamente a disposizione gli spazi del suo stand per sessioni live di disegno digitale e portfolio review.

Anche io partecipo al programma! L’incontro è gratuito. Viene offerto da AI.

Ti consiglierò al meglio delle mie possibilità sull’editoria per l’infanzia. :-)
In questi anni ho lavorato a diversi libri (albi, album di stickers, activity book, libri con finestrelle e fingertrails) e numerosi volumi per la scuola primaria.
Ti posso essere particolarmente di aiuto se ti occupi (o vorreste occuparti) di pubblicazioni in Italia e nel mercato anglosassone 0-9 anni.
Alcune delle mie collaborazioni: Mondadori, Usborne Publishing, Edizioni EL, Il Castoro, Giunti, Pearson Italia, Edizioni Corsare, LaScuola Brescia, Triumph, Editions Lito, Fleurus, Porto Editora.

PRENOTA UNA PORTFOLIO REVIEW

Un’ora passa presto, per questo ho potuto accettare solo 10 persone per l’incontro.
I posti sono terminati molto presto. Ma niente paura!
Se ti interessa sottopormi il tuo portfolio e avere dei consigli per svilupparlo al meglio o per proporti a editori e clienti legati al mercato dell’intrattenimento per l’infanzia, puoi contattarmi per una o più consulenze mirate, studiate su misura per te.
Contattami e parliamone!

Qualche indicazione per il portfolio

Quantità: dalle 10 alle 20 immagini. Non di più!

Visiono anche progetti libro (prototipi, storyboard, ecc)

Non sono preparata per il mercato young adult o fantasy.

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Asterisk Quella volta che una band mi salvò dal blocco creativo
21/02/2018 Morena Forza in Creatività / No comments
Oasis blocco creativo

Sappiamo quanto possa essere facile fidarci ad occhi chiusi del parere di qualcuno che stimiamo e che ci ispira. Proprio come accade coi personaggi famosi, vero?
Si tratta però di un gioco di equilibri: ci serve l’apertura necessaria ad accogliere i consigli e la chiusura sufficiente a non farci appiattire come uno scoiattolo sotto a un TIR.
Il mio ti sembra un discorso nebuloso? Allora ti racconto una cosa…

Un inizio col botto

Qualche anno fa avevo messo da parte dei risparmi per l’imperdibile workshop di illustrazione con uno dei professionisti del mio Olimpo Personale.
Mi ero seduta in prima fila.
L’illustrissimo illustratore camminò al centro della stanza, sospirò con molta enfasi e annunciò:

“E’ un vero peccato che fra voi, nessuno farà mai un libro illustrato.”

 

Nell’aula cadde un silenzio raggelante, spezzato da qualche risatina nervosa e sommessa.
Io alzai la mano a mezz’aria e intervenni timidamente “Ehmmm… ne ho già fatto qualcuno.”
Non perché pensassi di essere un caso speciale, ma perché le previsioni lapidarie non mi piacciono e mi era sembrata un’uscita fuori luogo.

“Ah sì?” mi rispose quasi fra sé e sé.
Poi continuò.
“Il mercato è morto. L’editoria è in declino. E’ una nave da cui i topi stanno già scappando da un bel pezzo. Poveri voi che dovete ancora cominciare…”

 

Avevamo davvero pagato il corrispettivo di un affitto a Milano per scoprire che era inutile? Mentre tutti si avvilivano, io mi stavo indispettendo.

ll giorno seguente, come richiesto, portai i miei libri illustrati preferiti.
Il responso era: brutto. Ruffiano. Commerciale.
In soldoni, mi disse che i miei gusti erano orientati a un genere di editoria che per lui dovrebbe sparire per sempre.

“La vera illustrazione non è questa.”

Boom.

Tornai a casa a pezzi e la testa mi ronzava. I miei gusti erano sbagliati? La mia stessa concezione di illustrazione era sbagliata?

L’ultimo giorno mi guardava colorare a Photoshop.
“Senti, non so cosa dirti di questa… cosa. Perché il disegno su un computer non esiste. Vedi? E’ lì, nello schermo. Non è reale. Non so consigliarti. Non è una vera illustrazione.”

Stavolta stranamente, non mi sentivo offesa o colpita. Risposi un allegro “Ok!” e tornai a colorare.

All’improvviso, mi era tutto chiaro

Per quanto l’esperienza di questo super talentoso illustratore potesse darmi delle informazioni interessanti, non potevo portarmi via il pacchetto completo delle sue affermazioni. Non potevo cioè affidarmi totalmente alla sua personale e soggettiva verità.
Accecata dall’ammirazione, non avevo considerato che era una persona come tutti, con le sue mancanze e le sue idiosincrasie.

Si trattava di un illustratore tradizionale, di una certa età, molto “artista”, che faceva ritoccare i suoi errori a un paio di addetti al ritocco digitale. Non utilizza l’email e per questo prende accordi via telefono o fax come si faceva il giorno della caduta del Muro.

Come potevo pretendere che una persona con un background così definito e “classico” potesse apprezzare l’impronta delle mie scelte artistiche e professionali?
Mi sentivo come quelle persone che si lamentano perché il loro gatto non fa le feste.
Una completa babbea. Però, che sollievo!

La chiave è contestualizzare

“Non mettere la tua vita nelle mani di una rock ’n roll band”

Hai riconosciuto queste parole?
Va bene, se così non fosse, ti perdono perché gli Oasis sono un po’ démodé,  io li amo ancora come quando mettevo l’ombretto coi glitter in crema e non riuscivo più a chiudere le palpebre.

Ho sbagliato tutto? O sono sbagliata io?

Decisi di tenere nel bagaglio del corso tutte le nozioni sul colore e sulla narrazione (stimolanti e preziose) e di gettare tutto il resto. Non perché non fosse valido, ma perché non si adattava alle esigenze del mio percorso creativo e professionale. E alla mia idea di illustrazione.
Insomma, avevo deciso di non mettere la mia vita nelle mani di una rock ’n roll band, e di non farmi trascinare da una musica che non era la mia.

Forse per quell’illustratore, quello che disegno “Non è vera illustrazione”, eppure sono anni che numerosi editori ed altri clienti lo comprano.
Semplicemente, non si tratta degli stessi che comprano il suo lavoro.

Quando partecipi a un incontro, a un corso, a una portfolio review, ricordati di questo post e scegli quali consigli tenere e quali lasciare andare. Scegli su quale musica ballare.

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Asterisk Col fiato sospeso: Anna Frank illustrata da Angela Barrett
27/01/2018 Morena Forza in Illustrazione / No comments
“Quel che è fatto non si può cancellare, ma si può evitare che accada di nuovo.”

Anna Frank

Sfogliare Anna Frank, di Josephine Poole e illustrato da Angela Barrett, è un’esperienza che lascia col fiato sospeso. Certi sguardi,  come quello nell’immagine qui sopra, ci trafiggono come spade.
Mentre la Gestapo porta via Anna infatti, lei ci vede, ci chiede aiuto, ci chiede “Perché?”.

Ci costringe a pensare se potremmo fare qualcosa. Forse non ieri, ma oggi.

Nel Giorno della Memoria mi piacerebbe allora condividere con voi la sensibilità straordinaria di Angela Barrett, che da quasi tre decenni ha restituito una dimensione teatrale a molti dei libri classici per bambini e ragazzi a cui si è dedicata.
L’ho scoperta quando io stessa avevo solo nove anni, nel 1993, con la sua poetica ed elegante Regina delle Nevi di Andersen e l’ho poi ritrovata con la mia amata Anna Karenina, nel 2009, quando cominciavo a riavvicinarmi all’illustrazione.

Solo di recente ho scoperto che nel 2007 si è dedicata all’illustrazione della storia di Anna Frank e del suo diario. E ne sono rimasta incantata.

Anne Frank
di Josephine Poole|Angela Barrett
2007 Red Fox
40 pagine

Le tavole di Angela Barrett sono godibili agli occhi di grandi e piccoli.
Per quanto a prima vista possano apparire molto realistiche e quasi fotografiche, sono sempre i giochi di sguardi e le atmosfere a farla da padrona; per questo mi piace così tanto.

In un’intervista al Guardian, lei stessa ha raccontato di utilizzare la macchina fotografica solo al fine della composizione; le piace invece distorcere le prospettive degli spazi e le proporzioni dei personaggi in funzione delle sensazioni che vuole trasmettere.

Quello che rende questo libro un vero gioiello è la dimensione umana e intima delle sue immense scene a tutta pagina.  Vediamo Anna nella sua camera, la penna ferma sul foglio e lo sguardo perso nel vuoto, il piede che giocherella con la scarpa. E’ tutto fermo, sospeso, ci si sente quasi in colpa di essere lì ad invadere questo suo spazio personale.

Le scene sono statiche, ma tranquille solo in apparenza. Sono immagini con più livelli di lettura, di grande raffinatezza.
Vediamo la piccola Anna crescere, perdere le sue sicurezze e i suoi riferimenti; la vediamo cercare la speranza e mantenere una grande dignità all’interno del dramma che ha coinvolto fino piccoli aspetti della sua vita.

E’ un libro che commuove, sì, ma che lascia fra le mani il desiderio di fare qualcosa per il mondo che ci circonda, anche nel nostro piccolo.
C’è forse un regalo più bello?

Anne Frank
di Josephine Poole|Angela Barrett
2007 Red Fox
40 pagine

Fonti immagini e approfondimenti: 1|2|3

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Asterisk Davide Calì intervista Gerda Märtens
19/06/2017 Morena Forza in Illustrazione / No comments

Gerda Märtens è una delle mie allieve più brillanti di sempre. Quando ci siamo conosciuti era arrivata in Italia da solo un paio di mesi e parlava un italiano praticamente perfetto. E poi aveva, e ha, uno stile tutto suo, molto personale, così come i suoi progetti.
Da allora è passato qualche anno e Gerda ha fatto diverse cose. Il suo libro che avete visto più facilmente in Italia è La creazione, un racconto di Dino Buzzati illustrato per Orecchio Acerbo. L’adattamento è stata una sua idea: Gerda ha una grande passione per Buzzati e ricordo che, anche se condivido la passione, avevo anche tentato di scoraggiarla, dicendo che per una studentessa non sarebbe stato facile avere i diritti di uno scrittore così famoso.
Ma Gerda è sempre stata molto determinata, e infatti non mi ha ascoltato, è andata avanti con il progetto ed è riuscita a fare esattamente quello che voleva. Ho una grande ammirazione per lei, per il suo entusiasmo, per la sua caparbietà e per la sua voglia di condividere con gli altri la passione per l’illustrazione.
Ma ora è venuto il momento di farle qualche domanda.

So che lavori anche part-time in una libreria?

Sì, lavoro anche in libreria come commessa, perlopiù per avere un guadagno mensile e l’assicurazione sanitaria. Quest’esperienza però mi sta dando tanta formazione sul mondo dei libri (perché è una tappa importante nella lunga catena tra l’autore e il lettore) e anche tanta ispirazione per leggere bei libri di tutti i tipi, non solo di narrativa. Tra l’altro, lavorare come commessa è utilissimo per osservare la gente e capire come funziona la società. E in più, facendo questo lavoro sto rispolverando anche un po’ di russo e ne sono fiera!

E in Italia, tornerai?

L’Italia è la mia seconda patria. Dopo un inizio un po’ difficile mi ci sono ambientata al punto da sentirmici sempre a casa. Mi piacciono le persone, la cultura (immensa), il cibo, il clima (il caldo), la natura (le montagne), il panorama d’illustrazione.
Anche se non vivo più in Italia da due anni, a volte mi accorgo di formulare i miei pensieri in italiano. Torno in Italia più spesso possibile e il mio sogno per il futuro è quello di averci una casa per poter vivere e lavorare una parte dell’anno lì.

Ma senti, è vero che la sommità più alta in Estonia misura solo 300 mt di altezza? (l’ho imparato la scorsa settimana durante l’HEADREAD festival)

E’ vero, nel Sud dell’Estonia c’è una collina che si chiama Suur Munamägi (La Grande Montagna Uovo) ed è esattamente 318 metri d’altezza, quindi la sommità più alta in Estonia. Ne siamo molto fieri e ci sono diverse canzoni patriottiche dedicate a questa “montagna” bellissima. In cima all’Uovo c’è anche una torre per farla diventare ancora più alta!
In realtà esiste anche un’altra Munamägi, cioè quella più piccola che si chiama appunto Väike Munamägi (Piccola Montagna Uovo) e che a me, quando ero piccola, ha lasciato un’impressione poetica. Penso di non essere stata pronta per l’Uovo Grande all’epoca.

So che questa estate tieni un corso, ma non propriamente di illustrazione. Ce ne vuoi parlare?

Come ho detto, mi sto occupando di diversi progetti contemporaneamente. Al momento sto affrontando anche la sfida di organizzare un corso estivo residenziale a luglio, nell’Estonia del Sud (non lontano dall’Uovo Grande): the Summer School of Inspiration.
E’ un corso che stiamo facendo insieme alla mia amica Monica, una bravissima insegnante di meditazione e una persona radiosa. Si tratta di 5 giorni in campagna, in un vecchio maniero ristrutturato come “maniero culturale”, sede per tantissimi eventi di cultura, corsi di yoga, meditazione, ballo, ecc.
Facciamo un corso combinato di due campi che possono sembrare diversi ma per come li trattiamo, non è affatto cosi: sono il disegno e la meditazione. Entrambe le attività si concentrano sulle osservazioni di ciò che c’è intorno a noi (lo spazio, le persone) e di ciò che c’è all’interno di noi. Tramite il disegno cerchiamo un contatto tra il mondo interiore ed esteriore mentre la meditazione ci insegna a comandare i nostri sensi per poter eliminare le emozioni, i pensieri e le sensazioni che ci impediscono di Creare.

Ma che meraviglia!

Ci sarà anche una serata di incontro con un bravissimo giovane scrittore, Tõnis Tootsen, che ci parlerà del sogno e della veglia e del loro punto d’incontro. Lui ha appena vinto un premio statale letterario per un suo romanzo distopico particolare sia per la storia che e per la forma visiva: è scritto e illustrato a mano e così anche riprodotto. Si intitola Il primo giorno.
Tra tutto quello ci sarà del tempo per stare in una compagnia di persone interessanti di origini diverse, per godersi della sauna e delle serate intorno al falò o per vagare nei dintorni del maniero. Io stessa non vedo l’ora di vedere il corso realizzato e di conoscere le persone che parteciperanno.

E adesso: insegnami tre parole belle in estone! (devo arricchire il mio dizionario per la prossima volta che ci vediamo)

Cominciamo da quelle più corte e più attuali.
Öö – notte
Mets – bosco
Kuu – luna

Che belle! Sembra un haiku ! E in Italiano: quali sono le prime parole che hai imparato?

Mi ricordo di aver portato un manuale d’italiano al mio primo viaggio per l’Italia nel 2009. E’ stato un viaggio da backpackers/couchsurfing e spesso aspettavo i treni nelle stazioni sedendomi sulla valigia e studiando la grammatica italiana. Le prime parole che ho imparato durante quel viaggio penso siano state: francobollo, giallo e scarpe.

Raccontaci: come è nata la tua passione per Dino Buzzati?

Avevo iniziato il mio secondo anno con il programma Erasmus all’Accademia di Belle Arti di Macerata, pensando ad un possibile progetto editoriale. Mi sentivo pronta per affrontare un intero libro, però mancava il testo. Poi in Accademia ho sentito il nome di Dino Buzzati.
Si parlava del suo libro I miracoli di Val Morel che lui aveva anche illustrato con le immagini che si riferiscono alla tradizione dell’Ex Voto, che mi ha affascinato molto (io vengo da una tradizione religiosa protestante o, meglio, pagana). Un miscuglio tra un mondo reale, logico, e quello immaginario mi sembrava il modo più giusto per capire la vita, o la condizione umana. Penso che più che dal mondo esteriore siamo guidati dalle nostre forze interiori, paure, gioie, fantasmi, immaginazioni. Comunque, io fin dall’inizio ho inteso Buzzati come scrittore e artista. Lui si dichiarava come un artista che qualche volta scrive.
In realtà fece il giornalista presso Il Corriere della Sera per tutta la sua vita – e da lì penso provenga il suo stile di scrittura preciso e realistico.
Comunque, quando ho trovato il suo racconto “La creazione” in una raccolta in biblioteca ho capito che era questo il testo che cercavo.

Che cosa ti è piaciuto in particolare ne “La creazione”?

“La creazione” è una versione umoristica della Genesi, ambientata ai giorni nostri.
Dio onnipotente ci è presentato come un personaggio benevole che guida le creazioni ma allo stesso tempo non è per niente dominante: lascia che le cose facciano il loro corso, tanto lui sa tutto quello che deve avvenire e non si stressa. I veri creatori in questa Genesi però sono gli angeli e in particolare uno, diverso dagli altri, che presenta la sua idea di creare l’uomo.
Questa versione umoristica della Genesi mi ha fornito delle interessanti metafore sul creare e sulla vita d’artista. Mi ricordo che i primi tempi che stavo lavorando sul progetto mi erano particolarmente simpatici gli angeli creatori, e ce ne sono tantissimi! Li ho disegnati tutti un pochino ingenui, giovani ma con tanta speranza, visioni grandiose e una voglia di fare.
Per me in questo racconto tramite quegli angeli c’è descritta la sensazione del creare, quell’emozione che anch’io cerco in ogni aspetto della mia vita, non potrei farne senza!
Ora quando sono agli incontri con i lettori, dico anche che illustrare è creare un mondo, esattamente come lo si progetta ne La creazione.

L’anno scorso hai trascorso un periodo in America. Come è andata? Quanto sei rimasta? Che cosa hai fatto? Ma soprattutto: ti è piaciuta l’America?

Sono stata in America, nello stato di NY un anno in totale durante un periodo di due anni. Nell’estate 2015 ho fatto un corso estivo bellissimo alla New York School of Visual Arts sulla narrazione attraverso l’illustrazione. Un mese di concentrazione totale nell’incredibile NYC: vivevo a Brooklyn, per andare allo studio passavo l’East River sul treno e vedevo sempre l’Empire State Building sullo sfondo, sembrava un film. Avevamo quattro-cinque professori di diversi campi come illustrazione editoriale, fumetto o licensing, abbiamo avuto l’opportunità di mostrare i nostri portfolio ad un art director del Penguin Books e abbiamo finito la residenza con una mostra nella galleria della scuola, sulla Manhattan centralissima! Durante quel corso ho imparato tantissimo, soprattutto sul mercato americano, sulla parte commerciale del mestiere e anche su me stessa proprio perché è stato veramente molto intenso.
Il resto del tempo sono stata in Long Island, vicino a NYC a disegnare e a conoscere la vita all’americana. Poi, come tanti, anch’io ho parenti in America e sono riuscita ad andare a trovarli in Minnesota e a Washington DC. Sono stati momenti molto emozionanti, che hanno aggiunto un altro pezzo nel puzzle della mia vita.
Se mi chiedi se mi è piaciuta, direi che in qualunque posto uno sia, si fa sempre la propria esperienza da soli. Esistono tante Americhe (o qualsiasi altro paese) quanto le persone che ci vanno. Io ne ho visto una minuscola parte. NYC per me è specialissima, ispirantissima ma tanto pazza, e mi agitava. In Minnesota mi piaceva la natura, i laghi e mi sembrava un’ambiente rilassante.

Da quando ci siamo visti l’ultima volta so che hai vinto un premio importante per l’illustrazione. Ce ne vuoi parlare?

Sono estremamente felice di aver ultimamente vinto un premio al concorso Supergraafika organizzato dalla città di Tallinn. Il concorso ha selezionato tre disegni, tra quelli proposti da diversi artisti, che diventeranno murales sui condomini in città. Il mio verrà realizzato in un quartiere verde al confine della città, su un palazzo di 5 piani. Parteciperò alla realizzazione anch’io, infatti non vedo l’ora di vedere come la mia illustrazione formato cartolina diventerà alta più di 15 metri!

A cosa stai lavorando adesso? Hai un nuovo libro in produzione?

Ho sempre una decina di progetti diversi in corso. Comunque, il libro che sto attualmente illustrando porta il titolo Grazie, sono sazio ed è scritto dall’autrice estone Hilli Rand.
E’ una storia semplice ma davvero divertente. Ci sono due fratelli e moltissimi animali e tanta immaginazione.

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Asterisk 5 cose che noi illustratori per l’infanzia vorremmo fare sapere al mondo
18/05/2017 Morena Forza in Illustrazione / No comments

C’è chi non si domanda affatto chi abbia disegnato i libri che compra ai propri figli o nipoti, o da dove arrivino i biglietti natalizi che scrive per la famiglia ogni anno.

Chi invece pensa di sapere bene chi si occupa di “elefantini e giraffine”. Per alcuni, l’illustratore è una figura ibrida fra l’animatore di festicciole e l’educatore dell’asilo. A me è capitato che chiedessero se al mio corso di illustrazione formassi animatori per feste. Non che il naso da clown mi stia male, comunque, ho foto che testimoniano quanto invece mi doni.

In molti ci consigliano di disegnare un fumetto di Paperino e inviarlo, perché ce lo pubblicheranno di sicuro. Altri ancora pensano che siamo dei grandi furboni perché a disegnare per bambini non ci vuole nulla, sarebbe capace chiunque.

Allora bando agli stereotipi!
Diffondiamo il nostro grido di dolore (dovuto al tunnel carpale, ovviamente).

Ecco 5 piccole e grandi rivelazioni su noi illustratori per l’infanzia.

  1. Sedetevi bene, cominciamo da qualcosa di forte.
    Amiamo il mondo dell’infanzia: riviste, cartoni animati, giocattoli… Siamo piuttosto aggiornati sulle ultime tendenze!
    Ma attenzione, non sempre questo implica un istinto materno concreto o sublimato.
    Non arrivate a conclusioni affrettate quindi, perché essendo persone, siamo tutti diversi.

    Ci sono illustratori che i bambini non li sopportano proprio, o che li amano tiepidamente a piccole dosi.

    Ok, se non siete caduti dalla sedia a questa rivelazione, possiamo passare al resto dell’elenco. Dovrebbe essere meno scioccante.

  2. Non disegniamo per bambini perché “è più facile”.
    Disegnare per l’infanzia non è per tutti, ci vuole una certa sensibilità e per farlo bisogna rimanere aggiornati coi tempi che corrono. In dieci anni (a volte anche meno) scrittura e illustrazione per l’infanzia possono cambiare molto.
    Fare libri per bambini è stupendo, ma è un duro lavoro. Soprattutto, è un lavoro vero, che abbiamo scelto non senza un certo carico di sacrificio e dedizione.
  3. Non abbiamo niente a che vedere con Topolino.
    Quasi nessuno di noi illustratori lavora alla Disney e non tutti siamo interessati a farlo.
    Sappiamo quanto ci volete bene ma per cortesia, smettetela di dirci che dobbiamo “assolutamente contattare Walt Disney”.
    Oltretutto, è passato un pezzo dal giorno del suo funerale.
  4. Non tutti sogniamo di diventare famosi.
    Incredibile, vero? In questa epoca di reality e talent show, c’è ancora chi sceglie di fare qualcosa solo perché gli piace. Perciò, grazie per la vostra preoccupazione, ma non pensiate in automatico che se vogliamo fare gli illustratori è perché stiamo fantasticando di essere delle star; che, fra l’altro, sono pochissime rispetto a tutti gli altri che continuano a lavorare in un contesto di vita normalissima e più o meno felice.
  5. Vi state chiedendo perché facciamo quel che facciamo, allora? Ma è semplice!
    Disegniamo libri illustrati per comprare altri libri illustrati.

    Siamo innamorati dell’illustrazione.
    Questo significa, molto concretamente, due cose: carrello e wishlist Amazon sempre pieni, conto corrente sempre vuoto.

Ho dimenticato qualcosa? I commenti sono qui sotto apposta! :-)

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Asterisk Davide Calì intervista Torben Kuhlmann
22/04/2017 Morena Forza in Illustrazione / No comments

In occasione di Tempo di Libri, fiera del libro di Milano, l’autore e art director Davide Calì ha intervistato l’illustratore tedesco Torben Kuhlmann.

Lasciami dire prima di tutto che sei un illustratore davvero notevole.
In quest’epoca di illustratori grafici e minimalisti il tuo lavoro è sorprendentemente dettagliato.
Quindi, cominciamo parlando di tempo: quanto ce ne vuole per fare un libro?

Grazie per il complimento! Mi piace davvero creare immagini realistiche per le mie storie. Mi piace arricchire il mondo dei miei topini avventurosi con il maggior numero possibile di dettagli, così che i bambini si divertano scoprendo sempre nuove cose nelle illustrazioni.
Questo ovviamente richiede molto tempo per completare un libro, ma è bello spendere tempo per rifinire una storia. Con sufficiente ispirazione ed energia, giorni e settimane trascorrono velocemente.
Lindbergh” e “Armstrong” sono stati lunghi da fare per via del grosso numero di illustrazioni. Mi ci è voluto un anno per finire “Armstrong”.
Per riuscire a stare nei tempi ho dovuto fare circa un’illustrazione a settimana.

Prima di cominciare un libro ti prendi il tempo di studiare, cercare riferimenti?

Sì, certo. La ricerca è una parte molto importante. E’ il primo passo prima di cominciare qualsiasi disegno. Per illustrare oggetti come razzi e aeroplani in modo realistico, devi prima capire come funzionano. Solo così diventano credibili.
Per esempio, è stato molto importante per me che gli aeroplani costruiti dal topolino inventore in “Lindbergh” siano non solo credibili ma realmente ispirati ai primi aeroplani costruiti dall’uomo.

E che materiali usi per le tue ricerche?

Guardo moltissimi libri, cerco cose su internet e sfoglio vecchi album di famiglia.

Il tuo primo libro era… la tua tesi d’esame! Quindi sei stato un bravo studente?

Sì, “Lindbergh” è stato la mia tesi d’esame. Avevo deciso di scrivere e illustrare un libro per bambini come progetto finale all’accademia. Mi sembrava un modo per combinare insieme diversi tipi e sfaccettature di illustrazione. A scuola saltavo da una cosa all’altra, ho provato tutto quello che potevo, dall’illustrazione scientifica all’animazione. Per cui mi sono ritrovato con una collezione di piccoli progetti, spesso incompleti, ma per laurearmi mi serviva qualcosa di grande, personale e finito, che mettesse insieme tutto. Mi sono laureato a giugno 2012. Il libro è stato scelto dalla Fiera di Bologna dell’anno successivo, per cui tecnicamente, non ero più uno studente!
Per rispondere alla tua domanda, se fossi un bravo studente, dovresti chiedere ai miei insegnanti. Ma spero di aver fatto bene!

Dopo Lindbergh hai fatto un libro su Armstrong.
Si direbbe che sei affascinato dal volo? Ci sono alter ragioni per aver scelto questi due personaggi?

Da che mi ricordo, sono sempre stato affascinato dalla storia dell’aviazione. Penso sia davvero ispirante pensare ai primi inventori, che montavano strani aggeggi nel fienile di casa nella speranza di costruire il primo aeroplano volante.
E poi, decenni più tardi, c’è stata la grande sfida per portare l’uomo sulla luna. Queste sono incredibili conquiste.
Così ho preso a prestito un pochino da questi grandi personaggi e l’ho ristretto alla dimensione di un topo.
Ma è stato importante per me che le avventure dei miei topini fossero legate con eventi reali, un po’ come nel film Forrest Gump, dove la storia inventata del film si fonde con la storia reale.

Si direbbe anche che tu abbia la passione per gli animaletti: topini, talpe…

Mi piace raccontare storie di animali. È interessante costruire una storia come una favola, in cui gli animali si comportano come umani. È un modo per inserire molte metafore nella narrazione. Uno degli esempi più ovvi è nel mio libro “Moletown”, in cui buffe talpine costruiscono una città che somiglia a una città umana. Ma mi piacerebbe anche illustrare qualcosa con personaggi umani in futuro.

E la passione per il disegno, l’avevi fin da bambino?

Sì, ho sempre disegnato e dipinto molto. Già alla scuola materna disegnavo tutto il giorno. Era il mio modo di capire il mondo. Qualsiasi cosa mi interessava, la disegnavo. Ho imparato così molto cose già da piccolo, per esempio l’uso della prospettiva. E il mio metodo non è cambiato da allora. Ancora oggi cerco di capire le cose dissezionandole attraverso matita e pennelli. Il risultato si vede per esempio gli aggeggi e le macchine di “Lindbergh” per esempio.

Da quale illustratore o pittore ti senti ispirato per il tuo lavoro?

Oh, ci sono moltissimi artisti e illustratori a cui mi ispiro. Per nominarne giusto un paio: l’illustratore e pittore americano Norman Rockwell, il maestro dell’acquerello John Singer Sargent, l’illustratore di poster Drew Struzan, e poi Claude Monet, Rene Magritte e molti fumettisti.

A cosa lavori in questo momento?
Puoi raccontarci qualcosa del tuo prossimo libro?

Il mio tavolo è pieno di progetti al momento. Ho appena finito diverse copertine per romanzi adulti, di cui la maggior parte con illustrazioni in bianco e nero all’interno. E ci sono due progetti che ho in testa, uno dei quali completerà la mia trilogia dei topini.

Approfondimenti

Torben Kuhlmann è nato a Sulingen (Germania) nel 1982.
La sua tesi di laurea, Lindbergh (2012) gli ha fruttato il massimo dei voti, ma soprattutto l’immediato successo editoriale. Nel 2013 le sue tavole sono state selezionate per la Mostra degli Illustratori della Bologna Children’s Book Fair.
In Italia, i suoi libri sono editi da Orecchio Acerbo: Lindbergh, Armstrong e Moletown.

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Asterisk The illustrators survival corner: quest’anno, la Fiera di Bologna è degli illustratori!
23/03/2017 Morena Forza in Eventi / No comments
Novità assoluta all'interno della Children's Book Fair

Per anni ci hanno descritto come zombie con la cartelletta in spalla, e siamo stati un po’ trattati come ospiti, ma finalmente sembra che noi illustratori stiamo tornando alla ribalta: del resto, senza di noi, niente albi e libri illustrati e di conseguenza niente saloni e Fiere, giusto? :-)

In queste ultime edizioni della BCBF gli eventi dedicati alla professione si sono moltiplicati, e alcuni spazi hanno creato occasione di confronto e arricchimento, come il Café degli Illustratori.
Le cose sono però evolute fino ad arrivare ad un evento dedicato alla crescita professionale dell’illustratore: nasce così l’Illustrators survival cornerPoco più sotto riporto il comunicato stampa, scoprite di cosa si tratta e non fatevelo mancare, se potete.
Il mio invito come illustratrice è quello di non limitarsi a sopravvivere alla Fiera, ma di viverla! Vivetela a fondo, con la vostra impronta, e divertitevi più che potete!

A proposito, visto che siamo agli sgoccioli prima che il rush da fiera cominci, vi ricordo che lo scorso anno ho rilasciato un ebook gratuito dedicato proprio alla scoperta della Children’s Book Fair.
Quest’anno non potrò essere presente (salvo piani dell’ultima ora), quindi vi faccio un grande in bocca al lupo fin da adesso!

Gli illustratori che ogni anno animano la Fiera avranno un luogo dove chiedere consiglio, guida e dove approfondire le proprie competenze.

Comunicato Stampa

THE ILLUSTRATORS SURVIVAL CORNER
Il nuovo spazio professionale di Bologna Children's Book Fair
dedicato al mestiere di illustratore

Nasce The Illustrators Survival Corner, il nuovo spazio che Bologna Children’s Book Fair (3 – 6 aprile 2017), l’appuntamento internazionale più importante per chi si occupa di editoria per bambini e ragazzi, dedica alle illustratrici e illustratori come professionisti in Fiera.
Un luogo dove confrontarsi, condividere esperienze, successi e dubbi del mestiere. The Illustrators Survival Corner ospiterà infatti illustratori di fama internazionale, editori provenienti da ogni parte del mondo, autori, professionisti del settore che metteranno a disposizione la loro esperienza attraverso masterclass, workshop e portfolio review. Le illustratrici e illustratori che ogni anno animano la Fiera avranno così un luogo dove chiedere consiglio, guida e dove approfondire le proprie competenze.
The Illustrators Survival Corner si trova al padiglione 26 e tutte le attività sono gratuite tramite prenotazione. Sarà possibile prenotarsi a partire da Lunedì 3 Aprile ore 9.00 solo ed esclusivamente al desk di accoglienza del Corner, hall 26.

Il programma di The Illustrators Survival Corner è a cura di Mimaster illustrazione, realtà formativa d’eccellenza nel panorama internazionale dell’illustrazione.

Il format Survival Corner nasce nel 2013 da un’idea di Mimaster Illustrazione per festeggiare i 50 anni della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. In quell’occasione è stata realizzata The Illustrated Bologna Children’s Book Fair Survival Guide: una guida alla sopravvivenza ai 4 giorni di Fiera – in distribuzione gratuita – per orientare chi per la prima volta ne varcava la soglia e chi era in cerca di nuovi consigli per destreggiarsi al meglio nell’appuntamento più importante per i professionisti del settore. Parallelamente, allo stand Mimaster, ha preso forma la prima idea di Survival Corner: uno spazio dove confrontarsi con giovani e meno giovani illustratori alle prese con i portfolio e i primi contatti con gli editori.

In questa 54° edizione, il Survival Corner diventa un luogo ufficiale della Bologna Children’s Book Fair; un servizio gratuito al servizio di chi la Fiera la vive con la passione del mestiere: le illustratrici e gli illustratori.
Le attività del Survival Corner si rivolgono sia a giovani esordienti che professionisti e offrono un programma giornaliero di appuntamenti che prevede:

  • Portfolio Review – A cura di autori, editori e art director
    Cosa funziona e cosa cambiare nei portfolio, prima o dopo l’incontro con l’editore.
  • Workshop – Pillole di disegno e progettazione per illustratori
  • Masterclass – “Survival Tools strumenti per la professione”
    Dall’autopromozione alla gestione del colloquio con l’editore, dal contratto ai social media.
  • Meet the jury – Ciclo di incontri, workshop e portfolio review con alcuni dei giurati della Mostra Illustratori 2017: Steven Guarnaccia, Arianna Squilloni, Harriet Birkinshaw.
  • Red Carpet – Incontri con gli artisti internazionali: masterclass e workshop.

Tra gli ospiti nazionali e internazionali presenti al Survival Corner ci saranno: Chris Riddell, Steven Guarnaccia, Hervé Tuillet, Leigh Hobbs, Guido Scarabottolo, Chiara Carrer.

The Illustrators Survival Corner è realizzato grazie al sostegno di Fabriano che metterà gratuitamente a disposizione dei professionisti e degli studenti che parteciperanno ai laboratori i suoi kit di carte della più alta qualità. Una gamma completa di prodotti di diversa fattura e colore, specificatamente pensati per le tecniche di disegno utilizzate nei workshop e nelle attività in programma.

Il programma completo di tutte le attività del corner sul sito di Bologna Children’s Book Fair

Presso il Survival Corner sarà inoltre allestita la mostra The Illustrated Survival Exhibition by Mimaster: tra immagini di copertine, magazine e libri per bambini, i visitatori potranno scoprire il lavoro che si cela dietro l’ideazione di una storia o di un personaggio. Uno sguardo dietro le quinte della professione attraverso testi e immagini che mostrano le diverse tappe del percorso dell’illustratore, dall’ideazione alla realizzazione del progetto editoriale fino agli aspetti più pratici della professione: come affrontare un colloquio di lavoro, come fare autopromozione, come gestire i social, e come destreggiarsi tra contratti e copyright. Una nuova Guida alla Sopravvivenza in formato cartaceo sarà presentata anche quest’anno in Fiera, come preview di un’edizione più ampia a cura di Mimaster illustrazione che sarà pubblicata da Corraini Edizioni con il supporto di Laboratorio Formentini per l’Editoria.

The illustrators survival corner

Consulta subito il programma!

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Asterisk Illustrazioni: come possono essere disposte all’interno della pagina?
07/03/2017 Morena Forza in Illustrazione / 6 responses
Toon Tellegen|Marc Boutavant "Non sarai mica arrabbiato?" - Rizzoli
Si fa presto a dire “illustrazione”!

Avendo seguito una formazione quasi al cento per cento autodidatta, i primi tempi era un vero problema capire cosa i clienti (ed in particolar modo gli editori) mi stessero chiedendo a livello concreto: tutti quei termini sconosciuti mi confondevano le idee.
La maggior parte delle redazioni, infatti, non richiede genericamente “delle illustrazioni” per un progetto, ma  per esempio “12 illustrazioni di cui 4 passanti, 5 spot e 3 doppie”.

Sono sincera: mi vergognavo da morire a chiedere cosa intendessero, non volevo passare da novellina (anche se lo ero in tutto e per tutto!); quindi fingevo di capire, per poi chiamare di fretta un collega per uscire dall’imbarazzante situazione in cui mi ero cacciata.

Incertezza ai minimi termini

Mi sarebbe piaciuto avere un rapido specchietto da consultare di volta in volta; così ho pensato di farne uno per i miei studenti (sto temporaneamente insegnando illustrazione per l’infanzia) e di condividere sul blog le slide che ho preparato, sperando possano essere utili anche a voi.

Questo è importante, sia per padroneggiare i termini della professione, sia perché va ricordato che diversi tipi di illustrazione vogliono diverse tariffe da applicare: uno spot non può certo essere pagato quanto un doppio spread. Conoscendo queste formule possiamo solidificare la nostra consapevolezza come professionisti, imparare a formulare dei preventivi corretti per l’occasione e comportarci di conseguenza.

Allora buona lettura… e niente paura! :-)

Insegnanti e blogger: avete bisogno di utilizzare questi materiali per una lezione o un post? Preferirei saperlo, c’è tanto lavoro dietro. Parliamone! :-)

Per capire come possono essere disposte le illustrazioni all’interno delle pagine, utilizzeremo una sommaria stilizzazione dell’apertura di un libro.

Questa è facile: nella “doppia“, detta anche double spread o doppio spread, un’illustrazione riempie nella sua interezza lo spazio dell’apertura, quindi le due pagine affiancate.
Un modello molto comune nell’albo illustrato.

Cosa sapere sul doppio spread

L’illustrazione può comprendere delle zone sfumate che accolgono il testo; oppure può essere sovrapposto direttamente sul disegno.

Con le dovute eccezioni, l’illustrazione doppia è fra quelle meglio retribuite, perché comprende una composizione più ricca di elementi.

In ambito di illustrazione di testi scolastici è il tipo di richiesta meno frequente.

Esempi di illustrazione doppia
Octavia Monaco "La nascita delle stagioni" - Arka Edizioni
Francesca Sanna "Il viaggio" - Emme Edizioni
Una doppia utilizzata sui risguardi: Nika Goltz "Il principe felice"

L’illustrazione singola riempie nella sua interezza (o quasi) la pagina, con o senza la sovrapposizione del testo sull’immagine.
Scelta spesso presente nel libro illustrato.

Attenzione però: se abbiamo due diverse illustrazioni nella stessa apertura non siamo in presenza di un’illustrazione doppia, ma di due singole!

Esempi di illustrazione singola
Nika Goltz "Il principe felice" (edizione russa)
Toon Tollegen| Marc Boutavant "Non sarai mica arrabbiato?" - Rizzoli

L’illustrazione passante è una tavola che si dispone su due pagine, ma non nella loro interezza. Questo la differenzia dalla doppia. Particolarmente utilizzata nell’ambito dell’illustrazione di testi scolastici a stampo narrativo, come le antologie.

L’immagine può riempire una pagina e una porzione dell’altra; oppure riempire solo due porzioni di entrambe le pagine interrompendo il testo in determinati punti. Si tratta comunque di tipi di passanti.

Esempi di passante
Può capitare che nei libri illustrati narrativi, tavole come questa vengano trattate a livello contrattuale come "doppia", ma tecnicamente è una passante. Da "Allora, litighiamo?" di Béatrice Fontanel e Marc Boutavant - Sinnos

Lo spot è un’illustrazione o un disegno di dimensioni ridotte; può precedere il testo, seguirlo, interromperlo in alcuni punti . Molto utilizzato sia nei libri illustrati che nell’illustrazione scolastica.

Esempi di spot
Uno spot di dimensioni più tipiche. Marc Boutavant "Non sarai mica arrabbiato?" - Rizzoli

La cornice è una decorazione composta da uno o molteplici piccoli disegni che circondano interamente o parzialmente un testo o una porzione di testo.

Esempi di cornice
Una colorata cornice che Mary Blair disegnò per "I can fly" - Little Golden Book

L’intervento fotografico consiste in una o più illustrazioni sovrapposte e interagenti con una fotografia. Solitamente viene utilizzato nell’ambito della pubblicità o nei packaging, oppure nell’illustrazione di testi scolastici.
Ma ci sono anche casi di intervento fotografico in alcuni albi illustrati, come nel caso di “Sonno gigante, sonno piccino” di Giusi Quarenghi e Giulia Sagramola (Topipittori).

Esempi di intervento fotografico
Intervento fotografico in "A scuola si legge!" - Giunti Scuola

Sono abbastanza sicura di avere dimenticato qualcosa, ma a grandi linee dovrebbero esserci le tipologie più diffuse di illustrazioni richieste.
Ah, ovviamente in uno stesso libro possono essere presenti più combinazioni!
Non mi resta che augurarvi una pioggia di doppie: buon lavoro. :-)

E… non abbiate paura di chiedere cosa non sapete, meglio fare la figura dei novellini che affogare nell’incertezza!

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