Categoria: Fumetto

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Asterisk Non è (più) un Paese per fumettisti – Parte 2 di 2
15/09/2017 Morena Forza in Disegno per professione / No comments

a cura di Davide Calì

Non è (più) un Paese per fumettisti – Parte 2 di 2

OVVERO
calo delle vendite e sovra-produzione
nell’editoria francese (e non solo)

Gli autori jeunesse perlomeno hanno i saloni

Una situazione molto simile si produce nell’ambito dei libri per bambini.
Passati i tempi delle grandi vendite, quando in un anno si vendeva tranquillamente 5-6 mila copie di un albo illustrato, molti editori piccoli chiudono, altri si fanno assorbire da grandi gruppi.
Per il resto tutto uguale: si producono libri per riempire gli scaffali delle librerie, che ricevono circa 100 novità a settimana, in un perverso gioco di sovra-produzione che non fa bene a nessuno.
Promozione zero. Come per il fumetto, la promozione la fanno poi i blog, i saloni, i festival.
Per gli autori jeunesse in questo senso le cose vanno un po’ meglio che ai fumettisti, perché quando sei invitato a un salone di solito ti chiedono di fare anche gli incontri con le scuole, che sono remunerati, secondo la tariffa unica della Charte des Auteurs, mentre i fumettisti vanno ai festival rimborsati di tutto, ma perlopiù non pagati.
Solo alcuni festival remunerano infatti le sedute di dédicaces.

Eppure rimane un paradiso

So che per gli italiani, anche così la Francia rimane un paradiso.
Andare ai festival con il biglietto del treno o l’aereo pagati ed essere ospitato in hotel è già un sogno, per chi di solito ai festival ci va a spese proprie, viaggiando sull’interregionale, dormendo sul divano in casa di amici e portandosi i panini da casa.
Ma in una dimensione professionale seria è una condizione inaccettabile.
So che per gli italiani anche le tariffe francesi sono da sogno: da quando lavoro come art director ho molti clienti italiani e mi trovo quotidianamente a discutere budget ridicoli.

Quest’anno ho contrattato per un libro, che doveva essere un volumone illustrato a più mani, 30mila euro. Mi hanno detto che erano troppi, per cui ho detto che si poteva lavorarci a 20 mila, ma con illustratori più giovani e meno affermati.
Il cliente ci ha pensato un po’ e alla fine mi è arrivata l’offerta finale. 2 mila euro. Ero quasi soddisfatto, perché avevo capito che i 2 mila erano la mia parte; io ne avrei voluti 3 mila, ma ci potevo stare.
Invece no. 2 mila euro erano per tutto il progetto, compresa la mia parte.
Quando racconto che per un fumetto in Francia prendi 10-15 mila euro, vedo che a tanti brillano gli occhi, abituati a prenderne 1000-2000 se va bene.
Ma queste cifre non devono illudervi. La pressione fiscale in Francia è notevole, la vita costa mediamente più cara che in Italia e se devi lavorare un anno intero senza fare altro, 15 mila euro non sono poi molti. Forse possono bastarti quando hai 20-25 anni, ma con il tempo le esigenze cambiano.

Una campagna della Charte

Se gli anticipi per i fumetti si sono molto ridimensionati negli anni, anche la percentuale di royalties riconosciuta agli autori si è progressivamente abbassata,
soprattutto per gli autori jeunesse.

In merito a questo la Charte, porta avanti dal 2016 una campagna di sensibilizzazione, in cui ha chiesto a diversi autori per bambini di metterci la faccia.
Marc Boutavant, Magali le Huche, Roland Garrigue, Joëlle Jolivet e molti altri si sono prestati a comparire in una serie di poster che esemplificano molto bene il rapporto tra vendite di libri e vita reale, comparando la quantità di libri che devi vendere per fare semplicemente la spesa.

Qui si più sfogliare l’intero album dell’iniziativa de La Charte.

Occorre venderne 2 per potersi comprare una baguette, 5 per un dentifricio, 8 per un paio di calzini, 13 per comprarsi un libro tascabile, 18 per un pollo e 62 per un paio di sneakers.
La campagna ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui miseri introiti di una professione artistica che smuove comunque ogni anno milioni di euro e quello di chiedere agli editori di riconsiderare la percentuale di royalties riconosciuta agli autori.
Mentre infatti per la letteratura generale la percentuale è rimasta al 10%, in questi anni per gli autori e illustratori per bambini dal 10% (da dividere tra autore e illustratore) si è scesi fino al 5% (sempre da dividere in due).
Per ora, che io sappia, da parte degli editori non c’è stata NESSUNA reazione.

Malgrado tutto, non buttatevi giù

Lo so, se avete letto l’articolo fin qui a questo punto ora sarete un po’ depressi, ma ci sono due cose importanti che NON voglio dire con questo articolo.

La prima è che ormai le cose vanno male anche in Francia, per cui non c’è più speranza per nessuno. Credo che la parola ormai sia molto abusata nella nostra società.
Con ormai si sigilla qualsiasi fallimento come definitivo e irrimediabile.
Penso che nell’economia di un paese le cose non possano sempre andare in crescendo.
Lo insegnano anche gli economisti in realtà, ma non ci facciamo quasi mai caso. Quando le cose vanno male abbiamo la tendenza a credere che sia il segno di un peggioramento irreversibile, perché quasi tutti crediamo che sia esistita, in un passato indefinito, un’età dell’oro che non tornerà più.
Ma non è così. Il fatto che in questo preciso momento in Francia le cose vadano male, non vuol dire che andranno male per sempre.

La seconda cosa che NON voglio dire è: rimanetevene a casa.
Continuate invece a inseguire i vostri sogni e i vostri progetti! Solo sappiate che se in Italia è tutto difficile, in Francia non è tutto facile.
Ma se davvero avete un sogno, buttatevi, mettetecela tutta!

Fatemi solo un favore.
Imparate un po’ di cazzo di francese.

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Asterisk Non è (più) un Paese per fumettisti – Parte 1 di 2
11/09/2017 Morena Forza in Disegno per professione / No comments

a cura di Davide Calì

Non è (più) un Paese per fumettisti – Parte 1 di 2

OVVERO
calo delle vendite e sovra-produzione
nell’editoria francese (e non solo)

Di recente, chiacchierando con alcune giovani illustratrici, mi sono reso conto che gli illustratori e fumettisti italiani hanno della Francia e del suo mercato editoriale un’idea aggiornata a circa 20 anni fa.
Per tutti la Francia è ancora una sorta di paradiso, una terra di opportunità, dove si fanno e vendono tanti fumetti, tanti libri per bambini, per cui c’è lavoro per tutti.

Per quanto tra l’Italia e la Francia vi sia ancora un gap abissale per quello che riguarda le vendite dei fumetti e anche dei libri per bambini, e sebbene quello francese continui ad essere un mercato dieci volte più prolifico e sviluppato in questo senso, credo che sia però opportuno aggiornarvi un pochino sulla situazione, che purtroppo non è rosea.

Troppi libri

La Francia vive da ormai diversi anni una crisi intellettuale, sociale, politica ed economica, nel merito della quale però non entrerò in questo articolo.
Tutto ovviamente si riflette anche sull’editoria, che da anni sconta già il prezzo di una eccessiva produzione. Di sovrapproduzione, non limitata al solo mondo del fumetto o dei libri per bambini, ma estesa ai libri in genere, se ne parla praticamente da sempre.

Se ne parlicchia in realtà. Tutto dicono che si produce troppo, gli editori amano rinfacciartelo soprattutto quando un tuo titolo non vende abbastanza: “E’ perché tu fai troppi libri.” – ti dicono. Ma nessuno diminuisce né le tirature né il numero delle nuove uscite. Le tirature in realtà si sono abbassate sensibilmente negli ultimi 2-3 anni, in proporzione diretta ai cali di vendita, ma nessuno lo ammette pubblicamente.

La legge del tomo 1

Nel mondo del fumetto non si contano ormai da anni le cifre di venduto del passato.
Venti anni fa, una serie formato Casterman doveva superare le 100 mila copie vendute perché si festeggiasse un successo, oggi ne bastano 20 mila.
Quel che capita però è questo: le majors, pensano solo a riempire i loro cataloghi di novità.
Non investono un euro in pubblicità. Se il titolo vende, bene, sennò tagliano la serie. Non investono quindi nemmeno nella continuità. Se 20 anni fa l’editore si impegnava a pubblicare almeno 3 tomi di una serie, perché certe volte ci vuole tempo perché una serie decolli (e questo lo dimostrano anche certe recenti serie TV) ora se non vende abbastanza vieni liquidato già dopo il primo, mandando così a monte anni di lavoro che, ovviamente, non puoi rivenderti altrove.
Spesso gli editori accusano la stanchezza di certi generi. “Il fumetto con gli Spitfire o gli U-boot ha stufato.” – ti dicono –“Dobbiamo fare dell’altro.”.

Tu te ne stai, ci avete provato ed è andata male. Poi l’anno dopo, il medesimo editore che non porta avanti la tua serie di Spitfire e U-boot, ne pubblica una praticamente identica. Perché? Perché hanno imparato dal mercato che in ogni caso il primo tomo vende.
Per cui se il tomo 1 di una serie non ha vendite soddisfacenti, la serie viene licenziata e ricominciano con una simile.
Sanno che il primo libro della serie si venderà comunque.
Come dicevo, nessun investimento.

Meno del minimo salariale

Perché lo sappiate, la maggior parte dei fumettisti francesi guadagna meno dello SMIC, che è il salario minimo consentito (in generale per i lavoratori francesi, non per i fumettisti).
La questione è emersa tre anni fa, quando lo stato ha deciso di aggiornare il prelievo delle cotisations, per gli artisti. In Francia infatti, facendo il fumettista o l’illustratore si può andare in pensione. Ovviamente però bisogna versare dei contributi. Fino a tre anni fa il prelievo era quasi simbolico, consisteva in una somma forfettaria davvero minima.
Ma se fare l’illustratore è un vero mestiere è giusto versare in proporzione ai propri guadagni, per cui il ministro ha imposto un prelievo dell’8%, che facendo i conti equivale a un mensilità.

La cosa ha creato una certa agitazione nell’ambiente portando finalmente a galla una realtà che i più tenevano nascosta da anni: a fare fumetti si fa la fame. Chi lavora su un album a fumetti per un anno e 10 mila euro di anticipo (lordi, poi dovrà pagarci le tasse) non può togliersi una mensilità per versare anche i contributi. Dopo l’annuncio del ministro sull’aggiornamento dei versamenti previdenziali, alcuni disegnatori, che da anni lavoravano in condizioni precarie, hanno annunciato pubblicamente il loro ritiro.

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Asterisk 5 domande a… Greta Xella
22/06/2016 Morena Forza in Fumetto / No comments

Oggi ho chiesto a Greta Xella, giovane fumettista e illustratrice romagnola, di cosa si sta occupando nell’ultimo periodo e cosa la ispira. Ovviamente, ho curiosato anche nel tema della sua storia ideata per Grimorio, antologia a fumetti sulla stregoneria!

karmapolis_xellaQuesto invece è Karmapolis, fumetto pubblicato per RENbooks nel 2015.

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Ciao Greta, raccontaci di cosa ti occupi: che tipo di disegnatrice sei?
Ciao a te e a voi!
Premettendo che sono una a cui piace “mettere le mani in pasta”, amo realizzare bambole in plastilina rappresentanti miei personaggi originali e illustrazioni su carta con vari materiali, ma principalmente sono una fumettista, amo moltissimo raccontare!

Quale parte della lavorazione preferisci? E quale invece trovi più noiosa, in una tavola?
Sicuramente amo la parte che antecede il lavoro vero e proprio… Ovvero la ricerca di reference, gli studi ambientali e dei personaggi, finendo alle cose più inutili che alla fine, probabilmente, vedrò solo io, ma anche questo mi diverte molto.

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Cosa ti ispira, e quali sono gli autori che segui e ti spingono a migliorarti?
Sono una persona che ama molto osservare…Tutto.
Sono il gatto che se ne sta sul divano per giornate intere e che sembra dormire sempre, ma invece è lì che spia.
Inoltre guardo tantissimi film e leggo libri, in modo da essere suggestionata quasi in automatico da cose che altrimenti non credo che andrei mai a cercare!
Tra gli autori che guardo maggiormente, da quando sono piccina, il primo e più costante sicuramente Hayao Miyazaki, ma come dicevo prima, la maggior parte dell’ispirazione la traggo da registi e autori di libri!

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Quali sono le tue ultime pubblicazioni e dove possiamo reperirle?
Quest’anno a Lucca mi troverete con varie pubblicazioni!
Ho realizzato delle tavole per il nuovo volume di Demon’s Daughter, un progetto di Claudio Avella sceneggiato da Claudio stesso e Giovanni Piccolo di Meglio; un capitolo intero in Curami 2, una delle ultime raccolte HOT, sceneggiata da Enrico Nebbioso Martini ed edita da Cyrano Comics; inoltre lo spin-off di Lumina 2 , un volume su Juba e Oleg, disegnato da me e Martina Andrea Batelli sulla sceneggiatura di Maurizio Carnago, con la supervisione di Emanuele Tenderini, e Linda cavallini, legittimi genitori del progetto!

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Che tipo di storia hai confezionato per Grimorio?
Ho scelto il tema dell’amore per la mia storia, ma non quello carnale, bensì quello più puro ed istintivo che si potrebbe avere per un fratello o una sorella, anche se sei figlio unico.

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Asterisk 5 domande a… Noemi De Maio
20/06/2016 Morena Forza in Fumetto / No comments

Eccomi alla terza intervista per gli autori di Grimorio, antologia di fumetto ed illustrazioni dedicata alla stregoneria nelle sue molteplici sfumature.
Oggi ci addentriamo nell’universo artistico di Noemi De Maio, una vera amante dei colori. Se non ci credete, guardate la sua strepitosa gallery su Deviantart.

E date un’occhiata ad un’intera tavola tratta dalla sua storia per “Grimorio”, in questo work in progress animato:

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1)Ciao Noemi, quando hai deciso di dedicarti seriamente al disegno e come hai capito che avresti voluto approfondirlo dedicandogli tanto tempo?

Ciao  a te,  Morena! Per cominciare, non avrei mai creduto di essere intervistata qui, su Roba da Disegnatori, lo seguo ormai da tantissimo tempo e mai avrei pensato di comparire anche io come autore (soprattutto su Grimorio, che emozione!)
Non voglio dilungarmi oltre e, per rispondere alla  tua domanda, credo di aver cominciato a pensare al disegno con serietà alla  fine delle scuole medie. Mi era sempre piaciuto disegnare e non avevo mai perso l’abitudine,  nel mio caso il disegno compensava tutte le esperienze negative che si hanno durante l’adolescenza.
Così, un po’ per tremenda indecisione, e un po’ per  amore per la storia dell’arte , ha preso forma la mia vocazione.

 

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2) Cosa ti piace disegnare e cosa invece ti mette in difficoltà?

Adoro disegnare i colli lunghi,  sono  negata nel disegnare le stelle, mi vengono fuori sempre un po’ sbilenche quasi malaticce, povere.

3) Quale fase della lavorazione di una tavola ti appassiona di più?

Il colore è la mia fase preferita.  Non importa se sia tradizionale o digitale, io adoro colorare. Scegliere le palette è appagante e occupa gran parte della fase di lavorazione di una tavola, purtroppo. Alla fine opto sempre per i blu pastello e i rosa.

 

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 4) Hai delle pubblicazioni tue o di altri autori da consigliarci? Creiamo un angolo letture di Noemi!

Oh, ma che bella domanda! Sono un’avida lettrice di webcomic americani, anche se non sono effettive pubblicazioni, ce ne sono alcuni davvero molto interessanti dal punto di vista grafico, come “Witchy”, di Ariel Ries, (http://witchycomic.com)

5) Che tipo di storia hai confezionato per “Grimorio“? Che indizi puoi darci?

Inizialmente volevo  rimanere sul  tradizionale con i cappelli a punta e le scope di saggina, l’immaginario della tipica strega. Ho cercato di rimanere concettualmente vicino a queste immagini traendo ispirazione  da un sogno, o per meglio dire, da un incubo. Così ho scritto  la storia di una  strega e della sua maledizione, una maledizione che non può essere sciolta.

Gallery di Noemi De Maio | Instagram 

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Asterisk 5 domande a… Eleonora Bruni
17/06/2016 Morena Forza in Fumetto / No comments

Eleonora Bruni, giovanissima illustratrice, fumettista e colorista, ci racconta com’è arrivata al disegno, cosa l’ha influenzata, e come scegliere degli ottimi colori per una tavola. Non da meno, ci svela una piccola anteprima del suo fumetto che sarà contenuto nell’antologia “Grimorio“.
Proprio ieri, il progetto ha raggiunto la somma minima per la pubblicazione: siamo quindi felicissimi perché il volume sarà davvero presentato a Lucca Comics 2016!

Buona lettura :)

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1) Ciao Eleonora, parlaci di te: che tipo di disegnatrice sei, di cosa ti occupi?

Ciao! Mi occupo di tre cose: illustrazione, colorazione e fumetto. Principalmente sono una colorista, ma spero a breve di riuscire a pubblicare online le mie storie a fumetti :)

2) Quali sono i temi che ami affrontare con l’illustrazione ed il fumetto, e quelli che vorresti in futuro poter trattare?

Con l’illustrazione mi piace provare a mischiare delle tematiche che mi attirano da molto tempo: demoni e cristalli. Relativamente da pochi anni, per gusti personali, ho ripreso a disegnare come soggetti delle ragazze anche grazie alle Monster High, bambole che adoro. I loro design mi hanno ispirata così tanto che ho sentito il bisogno fisico di farne anche io di simili.
Per quanto riguarda il fumetto, attualmente ho in mente due progetti che spero di avviare quest’anno. Ammetto di essere molto intimidita nel mostrare le mie storie ma bisognerà iniziare, no?

Dei progetti che ho in mente adoro prendere appunti o farmi venire in mente idee mentre ascolto musica di tutti i generi (i gruppi che mi hanno influenzata molto sono stati i Mew, My Chemical Romance, One Ok Rock e i The River Empires). Sono sempre questi i momenti che mi danno ispirazione, oltre a parlarne con amici/colleghi per consigli utilissimi!
Ho sempre preso in considerazione di realizzare i miei progetti sotto forma di fumetto come valvola di sfogo, paure e preoccupazioni che prendono vita attraverso vignette.

Devo dire che grazie a Grimorio riesco a realizzare un’altra storia a fumetti, anche se da poche pagine per me è sempre un traguardo. Le deadlines nei progetti di gruppo mi aiutano sempre a realizzare lavori personali.

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3) Quali sono gli autori che ti hanno più influenzata nel tuo percorso, a livello artistico e professionale?

Durante gli anni ho avuto moltissimi autori che mi hanno influenzata, alla base di tutto c’è stato Kota Hirano (Hellsing) e Steven E. Gordon (X-men Evolution), andando avanti con gli anni il mio stile si è evoluto abbastanza, anche grazie ad autori che mi hanno affascinata in modo molto particolare, come Alessandra Criseo (Mais2), Becky Cloonan, Bryan Lee O’Malley, Tove Jansson, Tradd Moore e Tonci Zonjic, loro principalmente per l’uso della china e una scelta stilistica che mi ha sempre colpita.
Insieme a questi aggiungo l’amore smisurato che provo per le serie firmate Cartoon Network (Dan Hipp, Rebecca Sugar, Stevie Borbolla)

4) Sei anche colorista: che consigli puoi dare a chi ancora fatica a scegliere bene i colori di una tavola illustrata o a fumetti, per strutturare una palette equilibrata e funzionante?

Sono una persona che quando può cerca di provare molti stili di colorazione, anche se con certi limiti che spero di abbattere. Ho avuto un periodo in cui purtroppo sono stata influenzata da un pensiero che io sconsiglio sempre a tutti “Cosa piace alla gente?“. E’ un pensiero che può essere preso in considerazione, ovviamente a livello commerciale, ma a livello personale bisogna prenderlo con le pinze. Io racconterò la mia esperienza personale che sinceramente non è solo un consiglio a livello tecnico ma appunto personale, e questo influisce moltissimo almeno nel mio caso sui lavori.
Guardare ovviamente quello che vi piace, cercare di ricreare esattamente lo stile che più vi aggrada, emularlo e farlo vostro. Imitare aiuta tantissimo durante lo studio, ma una volta capito il modo e la logica dietro una scelta, bisogna imparare a renderla propria.
Io ho sempre adorato le palette pastello e “psichedeliche” che sto ancora studiando per renderle il più funzionali possibile.
Il mio consiglio è anche di provare qualcosa che di vostro non fareste mai, aiuta a stimolare la mente e a migliorare gli elementi che già conoscete.
Esercizi che mi hanno aiutata sono stati anche il ricreare scene di film o semplicemente dalla vita reale per aiutarmi a differenziare i piani, partendo prima da una scala di grigi e ricrearla poi a colori.
(Purtroppo la differenziazione di piani è ancora un tasto dolente per me :P)

 

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5) Che tipo di storia hai ideato per Grimorio? Qual è il tema che ti ha ispirata?

All’inizio la mia storia prendeva una via completamente diversa. Un fantasy con un viaggiatore sommerso dalla neve. Scrivendo appunti, cercando idee non ero mai soddisfatta. Poi il tema è cambiato, un look anni 80, Brooklyn, una strega che ha voglia di portare gioia nel quartiere, ma ancora niente, avevo la base ma non la storia. Poi una luce arriva da due delle amiche che adoro più di tutti al mondo mi tirano fuori un evento successo nel 1518: La piaga del ballo.
E da qui nasce la mia storia che sarà raccontata in Grimorio: Dancing Plague.

In questa gli elementi principali saranno i colori e racconterà di come una piccola azione nata con buone intenzioni può diventare qualcosa di negativo, ma con una piccola sorpresa!

 

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Asterisk 5 domande a… Ariel Vittori (e una favolosa anteprima!)
15/06/2016 Morena Forza in Fumetto / No comments

Mi è mancato rivolgere domande ad altri disegnatori.. Ma le buone abitudini vanno coltivate, e a partire da oggi, fino alla fine del mese, sul blog appariranno delle mini interviste agli autori di “Grimorio”. Autori emergenti o decisamente conosciuti, ma tutti straordinariamente bravi.
Apriamo questa serie di interviste con una delle due ideatrici del progetto Grimorio: Ariel Vittori. Pronti, partenza, via!

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1) Ciao Ariel, che tipo di disegnatrice sei? Di cosa ti occupi?

Ciao More!
La prima domanda è una di quelle difficili per me, mi sento un tipo diverso a seconda del giorno, del mese. Quindi provo a rispondere dicendo che sono quel tipo di disegnatrice spontanea e mutevole che si adatta molto all’esigenza del lavoro corrente o semplicemente all’ispirazione del momento.

Mi occupo di fumetto in primis, ma anche d’illustrazione per ragazzi, con un piano deciso nei prossimi anni verso l’illustrazione per magazine e copertine.
Tangente all’arte anche senza che le mie mani siano coinvolte nella creazione, faccio l’interprete inglese-italiano e viceversa da Idea Academy, la fantastica scuola di Visual Development a Roma.

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2) Quali sono le tematiche che ti piace esplorare col disegno e quale tecnica privilegi per dar loro forma?

Uso il digitale, su tutto: spesso faccio storyboard e primi sketch a matita, ma neanche li scansiono, li ricreo direttamente in digitale, e raramente uso l’acquerello solo per passione, mai per lavoro. Nello specifico uso Photoshop, e molti dei fantastici pennelli di Kyle T Webster.
Mi piace raccontare la bellezza della moda e dello stile, a modo mio, e mi piace rappresentare il cibo, usare il colore come fosse sapore. Su tutto, però, e soprattutto nel fumetto, amo esplorare il contatto tra i corpi, ciò che la nudità e il movimento possono esprimere di una personalità, del modo di un individuo di vivere l’intimità, la sicurezza e l’insicurezza – da solo, o con altri.
3) Come è stato il tuo percorso di formazione e come si è evoluto il tuo apprendimento nel tempo?

Ho cominciato da totale autodidatta: a dodici anni, colta da vocazione, ho saputo che non volevo fare altro che disegnare. Quindi dai manuali non molto efficaci – “Come Disegnare i Manga” e altre cose meglio dimenticate – e il migliorare tramite il semplice disegnare continuamente qualunque cosa o persona vedessi, sono capitata grazie al web in vere miniere d’informazione, come Conceptart.org o il blog di James Gurney. Da lì ho potuto seguire tutorial più attenti su luce e anatomia, ma soprattutto ho acquisito un metodo e un approccio professionale al disegno, osservando gli altri.

Molto più avanti, ho frequentato nel 2013 il primo workshop tuo e di Ilaria Urbinati, qui a Roma: “Il Sogno e il Mestiere”. L’ho scoperto proprio grazie al blog.
Da lì, mi si sono aperte porte, ho scovato contatti, e ho cominciato il percorso che mi ha portato nel 2015 a lavorare full time di disegno, passando proprio per tutti i workshop Idea per cui ho fatto da interprete e da cui ho imparato tantissimo, da Nathan Fowkes a Julia Sardà.
Sì, la stessa Sardà che, oggi lo possiamo svelare, parteciperà a Grimorio con un’illustrazione!

4)  Quale consiglio dai a chi vuole intraprendere gli studi o una carriera nel campo del disegno?

Di non adagiarsi mai sugli allori e pensare che solo perché si ha uno stile minimalista o poco realistico, la tecnica non vada saputa. Senza basi, non si può costruire: e soprattutto avendo le basi, potreste scoprire che andavate in quella direzione e in quello stile solo perché non potevate fare altrimenti.
Dal lato opposto, di non pensare mai che basti essere bravo a disegnare. Certo è imprescindibile (o quasi, ma io mi augurerei che lo sia ad essere sincera, tranne che per certi tipi di fumetto), ma serve tantissimo altro a livello gestionale che nessuno potrà fare per voi, almeno non prima di una carriera di successo decennale, quindi abituatevici!

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5)  Com’è nato il progetto per Grimorio?

Grimorio è nato da due voci.
La prima è stata quella di Walter Baiamonte (autore di L-Tiers, candidato al premio Boscarato come autore rivelazione dell’anno) che già dalla scorsa edizione di Lucca Comics mi ripeteva: “Ma fai qualcosa? Organizza qualcosa. Lo fai con altri, dai che sei brava, fai qualcosa!”

La seconda è stata la voce di Laura Guglielmo e della storia bellissima che mi ha scritto per un’Antologia a fumetti nella quale non siamo state selezionate. Un poco insoddisfatte, ma convinte del valore dell’opera, abbiamo pensato di dargli noi una casa, ed ecco qui.

 

E per un piccolo extra… A quali pubblicazioni hai lavorato di recente?

L’anno scorso sono stata pubblicata in ‘libri veri’ per la prima volta!
Sul suolo americano con la storia breve a fumetti “Crumble Me” nell’antologia “Food Porn”: la storia sarà ripubblicata quest’autunno in Italia da Slowcomix, assieme ad altri episodi con gli stessi personaggi.
Proprio per l’Italia invece ho illustrato il libro “Voglio Fare Lo Scienziato”, per Mondadori, e sono stata selezionata come Menzione Speciale dell’Artbook “The Art of Circus” del Level Up Project.
A luglio uscirò per il magazine francese “L’Immanquable” con un fumetto breve, “A Taste of Summer”!

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Asterisk Migliaia di reference fotografiche per gli appassionati di manga
05/03/2016 Morena Forza in Disegno / No comments

Non è una novità: gli appassionati di disegno manga sono sempre di più, in tutto il mondo.
Negli anni si sono susseguite diverse pubblicazioni destinate agli aspiranti mangaka, soprattutto pensate per chi giapponese non è. In Italia, per esempio, sono molto famosi i volumetti di Euromanga Edizioni, dedicati all’anatomia, alla progettazione dei personaggi, ai personaggi maschili, a quelli femminili e perfino alla prospettiva ed alla sua applicazione. All’estero spopolano libri ancora più strettamente tematici, dedicati per esempio ai chibi o ai vampiri ed altre creature in stile manga.

Un disegno realizzato seguendo la reference di mmanga.net
Un disegno realizzato seguendo la reference di mmanga.net

Se la tecnica può essere affinata, però, rimane la difficoltà nell’ottenere pose ed ambientazioni convincenti per le proprie storie: proprio per questo, Manga no Shiryo propone per poco più di 16 dollari (pari a 1.980 yen) una serie di risorse fotografiche (reference) relative a pose ed inquadrature, ma anche sfondi e abbigliamento di personaggi manga.

Così, lo stesso personaggio si muove in queste fotografie in diverse pose, atteggiamenti ed angolazioni aiutando chi disegna a variare il più possibile il trattamento del soggetto.

manga reference manga reference

 

Unica pecca: il sito, come accade per molti siti asiatici, è solo in giapponese. Esiste però la possibilità di utilizzare un traduttore integrato al sito per gli acquisti fuori dal Giappone.

Conoscete altre risorse di questo tipo? Segnalatele nei commenti. Sayoonara! :-)

 

fonte: rocketnews24

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Asterisk Intervista a Francesca Mengozzi: è in arrivo il nuovo “Kill the Granny 2.0”
23/02/2016 Morena Forza in Fumetto / No comments

Qualche giorno fa ho contattato Francesca Mengozzi, autrice insieme a Giovanni Marcora di “Kill the Granny“, un fortunato fumetto in tre volumi (più uno) edito da Pavesio fino al 2011. Proprio in quell’anno infatti uscì “Comedy Collection“, una raccolta di antefatti e spin-off dei personaggi. Lo ricordo con molto affetto, visto che io stessa disegnai una delle storie e per me fu un’esperienza davvero formativa ed appassionante, che non dimenticherò mai. :-)
Il lavoro di disegnatori ed autori però, si scontra spesso con fattori esterni alla creatività e alla narrazione, come il mercato, la chiusura di una casa editrice, le cose della vita che ognuno si trova ad affrontare.
Così, ora che è in prossima uscita il nuovo Kill the Granny (edito da Dentiblù) sono stata molto curiosa di capire come sarà; Francesca è stata gentilissima nel fare avere a Roba da Disegnatori qualche anteprima di ciò che troveremo in fumetteria molto presto.

Per i precedenti volumi di Kill the Granny, si può fare qualche tentativo su Amazon, perché nelle fumetterie sono ormai quasi introvabili:

La cover del nuovo "Kill the Granny 2.0" edito da Dentiblù
La cover del nuovo “Kill the Granny 2.0” edito da Dentiblù

Ciao Francesca, “Kill the Granny” ritorna in una veste nuova. Ma quando è uscita la prima edizione?

La prima edizione di “Kill the Granny – I Gioielli del Gatto” risale al 2008, anche se Kill the Granny è nato nel 2006. Dieci anni. Vorrei dire: “Come passa il tempo…” ma risulterei più vetusta di Evelina.

Com’è nata l’idea di pensare a dei protagonisti così insoliti per un fumetto?

Nacquero per caso, dalla battuta che ormai tutti conoscono, quella che esclamai una sera in preda al blocco dello scrittore: “Basta! Adesso faccio la storia di un gatto castrato che fa un patto con Satana per riavere le palle!“.
Ma vorrei soffermarmi piuttosto su un altro aspetto: credo che non siano tanto i protagonisti ad essere insoliti, quanto la storia stessa.
La difficoltà sta nel preparare una ricetta originale con ingredienti semplici e comuni. Il “palato” del lettore quegli ingredienti se li ricorda, perché un po’ ci rivede se stesso/a o il proprio gatto, ma il particolare accostamento e il connubio dei loro “sapori” desta la sua curiosità.

“Kill the Granny 2.0” non è una ristampa come alcuni vecchi e nuovi lettori potrebbero pensare: in cosa consiste, allora, questa nuova uscita?

Tutto è partito quando la Pavesio, la casa editrice con la quale il fumetto è nato e alla quale dobbiamo moltissimo, ha dovuto chiudere.
I vecchi volumi stanno diventando introvabili. Abbiamo ricevuto alcune proposte riguardo la ri-pubblicazione della serie ma non ci convincevano appieno. Il nostro desiderio era quello di ridare lustro a quell’automobile impolverata in garage, un’auto con tanti chilometri che ci ha portato lontano.
Perciò abbiamo pensato ad un reboot, un riavvio vero e proprio. Dentiblù, la nuova casa editrice, ci ha dato la spinta giusta e donato l’entusiasmo di cui avevamo bisogno per realizzarlo.
Semplicemente perché disegnare il remake di Kill the Granny non ci avrebbe insegnato niente di nuovo e ripubblicarlo così com’era non ci andava.
Forse il vecchio progetto non ci rappresenta più, forse non è il momento giusto per far uscire l’ennesima ristampa. Magari un domani potremo ripubblicare la vecchia edizione, ma adesso no. Come ho scritto nel nostro annuncio sulla pagina ufficiale (eccola)”C’è bisogno di voltare pagina e di ricominciare da zero. Anzi, da 2.0“.

Col passare degli anni, immagino che alcuni aspetti dei due autori siano maturati: avete cercato di dare una nuova impronta all’impianto narrativo ed ai personaggi? Vi sentite molto diversi dalla pubblicazione del primo Kill the Granny?

Innanzitutto ci tengo a dire che abbiamo deciso di mantenere l’identità del progetto e di non cambiarne l’essenza. Il concept difatti resta lo stesso, anche buona parte della storia è simile, ma ad un certo punto gli eventi prendono una piega diversa: basta cambiare un dettaglio, all’apparenza insignificante, per generare il famoso effetto farfalla. Potremmo parlare proprio di un “what if”.
Ma la cosa più divertente è che alla fine del terzo volume della vecchia serie, “Kill the Granny – Il Gatto delle Meraviglie” (e qui attenzione allo spoilerone, per chi non lo avesse letto) Satana condanna il Gatto e Evelina a rivivere la propria vita all’infinito all’interno della “zona pippa”, il decimo cerchio infernale allestito apposta per loro: “Ma non capisci? È come un cerchio che mai si chiude!”.
Di conseguenza, paradossalmente, potremmo considerare Kill the Granny 2.0 anche come un sequel della prima serie, ma totalmente indipendente da essa.
Questa folle idea inoltre è accompagnata da un nuovo stile e un leggero restyle dei personaggi, i quali mostreranno i loro lati migliori ma anche peggiori (il dualismo del loro carattere è sempre stato fondamentale).
Riguardo noi, certamente ci sentiamo molto diversi rispetto a otto anni fa.
Voglio dire, questo lavoro sarà il frutto della nostra esperienza come disegnatori e coloristi per Disney, Ankama e Dupuis. I Tatini si sono evoluti, specialmente negli ultimi quattro anni, ovvero da quando abbiamo messo su il nostro corso di fumetto. “Insegnare ci ha insegnato tanto“, quindi quello che siamo oggi lo dobbiamo anche alle splendide persone che abbiamo conosciuto nel nostro cammino.
Ma tranquilli, lo spirito è rimasto lo stesso e i Tatini, seppur cresciuti, sono pur sempre Tatini.

Per quando è prevista la pubblicazione di questo volume?

L’uscita è prevista per questo aprile (in anteprima al Romics dal 7 al 10 aprile). Incrociamo le zampotte!

Vuoi aggiungere qualcosa? Qualche nota o spunto?

Ci tengo a precisare che la storia che hai illustrato per il Comedy Collection, Morena, sarà il cardine della nuova serie.
Infine ti saluto con la citazione di una canzone di Battiato: “Niente è come sembra, niente è come appare perché niente è reale”.
Tranquilli, non si tratta di veri e propri spoiler, al massimo sono due indizi. In che modo? Beh, non resta che scoprirlo!

Sono onoratissima e ancora più impaziente di leggere il nuovo KTG! :-)

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Asterisk Cosa tenere e cosa buttare – le strip di Jim Benton
18/09/2015 Morena Forza in Fumetto / No comments

Ironica, ma non troppo distante dalla realtà: disegnare è anche sapere cosa buttare e cosa tenere.

Le strisce di Jim Benton sono consigliatissime, si trovano qui!

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Asterisk Funny Valentine: Valentina compie 50 anni
10/06/2015 Morena Forza in Eventi / No comments

Una freschezza eterna quella di Valentina, personaggio creato da Guido Crepax nel 1965 ed entrato stabilmente a far parte dell’Olimpo del Fumetto.

Alla Galleria Nuages di Milano è allestita, dal 10 giugno al 25 luglio 2015 una mostra per festeggiarla, in collaborazione con l’Archivio Crepax.
Cinquanta tavole originali tratte dallo storico mensile Linus, nato lo stesso anno della famosa donna col caschetto, per mano di Giovanni Gandini.

 

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