Categoria: Fiere&Saloni

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Asterisk Alla fine della Fiera
08/04/2018 Morena Forza in Fiere&Saloni / 2 responses

Foto: Morena Forza, Noemi Salamone, Katya Longhi

E’ qui la festa?

Abbiamo prenotato treni, aerei e appartamenti mesi prima, preparato portfolio, biglietti da visita, rinfrescato il sito e programmato appuntamenti e visite.
Abbiamo letto il programma delle conferenze e degli incontri e infine siamo partiti alla volta della Children’s Book Fair di Bologna.

E poi, abbiamo navigato nella folla oceanica, fermandoci per riabbracciare amici, colleghi, salutare clienti con cui abbiamo lavorato così bene l’anno appena passato.

Poi, in un attimo… PUF!

E’ sorprendente come ogni anno la Fiera sembri non arrivare mai, per poi passare in un soffio, lasciandoci con le gambe a pezzi e la testa ronzante di nuove idee.
Ci chiediamo se si realizzeranno mai o finiranno nel ripostiglio dei progetti mai partiti.

Ti è già capitato di avere la sensazione che quei giorni spesi in Fiera a macinare chilometri sul conta-passi fossero stati spesi male?
Di pensare “A cosa è servito?” demoralizzandoti un po’?

A me sì, specialmente dopo le prime volte in Fiera.
Dopo averla visitata come “turista”, però, mi sono decisa a muovermi secondo un piano abbastanza definito e professionale, decidendo cosa fare e chi incontrare (coi giusti spazi di libertà, per non privarmi del tutto di una dimensione “di svago”) in funzione di cosa avrei voluto ottenere.
Grande importanza riveste il dopo; tirare le fila dei contatti presi e delle idee sviluppate durante quei giorni frizzanti di idee ed intuizioni.

Ecco allora cinque cose che faccio dopo questa importante manifestazione.

Cerco di intraprenderle a partire dalla settimana immediatamente successiva alla BCBF per gli editori italiani, o due o tre settimane dopo per quelli stranieri; molti di loro si troveranno infatti alla London Book Fair,  che si tiene quasi subito dopo quella di Bologna.

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E' facile contattarmi?

Nel 2014 mi accorsi solo verso giugno che il mio sito non era più raggiungibile da metà marzo, quindi per i tre mesi successivi alla Fiera!

Da allora ho imparato a controllare che tutto funzioni a dovere, prima e dopo l’evento.
Non solo aggiorno le galleries quindi, ma mi accerto che non ci siano malfunzionamenti, broken link e problemi di varia natura nel contattarmi.
Negli ultimi 3 anni inoltre, metto a disposizione il download di alcuni campioni di portfolio (tearsheet, in PDF) e controllo che il link da Dropbox funzioni alla perfezione.

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Idee in ordine

Metto sulla scrivania tutto il materiale raccolto durante la Fiera.
Cataloghi, biglietti da visita, segnalibri, cartoline; ma anche appunti (e fotografie, su PC) degli stand che più mi hanno colpita.

Sono diventata selettiva nella raccolta di materiale in Fiera; nonostante ciò, faccio un lavoro di ulteriore scrematura, separando il materiale che ho prelevato perché mi piace da quello che mi potrebbe dare lavoro.
Mi spiego meglio: posseggo molti libri e prodotti che amo avere intorno, ma non disegnerei mai in quel modo né lavorerei con chi li ha prodotti e distribuiti.
Soprattutto se sei ai primi inizi del tuo lavoro da illustratore, presta molta attenzione a questa distinzione: hai preso quel materiale perché lavoreresti così, o solo perché ti piace da consumatore? Non sempre le due cose coincidono.

Ecco che  questa fase di ordine fisico mi permette di riordinare prima di tutto le idee.

Nonostante vorrei possedere librerie sconfinate e traboccanti, non sopporto avere intorno troppa carta, perciò tengo pochissimo del materiale che raccolgo, che mi serve perlopiù come promemoria.
Trascrivo su un file Scrivener (lo stesso software che utilizzo per scrivere i post su RDD) tutto ciò che mi serve. In questo modo siti e contatti sono facilmente reperibili tramite chiave di ricerca; posso inoltre copia/incollarli al momento del contatto email.
Nei Preferiti del mio browser ho una cartella dedicata ai cataloghi online di editori e produttori con cui vorrei collaborare. Questo mi consente di rimanere aggiornata e tenere d’occhio i miei sogni e le mie ambizioni in modo piuttosto concreto.

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Un obbiettivo senza un piano è solo un sogno

Faccio quello che per me separa sempre il fantasticare dal fare: scrivo una lista di potenziali clienti con cui vorrei lavorare.

Alcuni restano nella Dream List per anni, altri scompaiono col passare del tempo perché cambiano i miei piani, cambia la loro impronta editoriale, vengono assorbiti da altri gruppi o nel peggiore dei casi chiudono battenti. (Eh sì, succede anche questo!)
Mi impegno a fare in modo che la Dream List resti sempre bella nutrita e a sognare in grande.

Creo anche una lista di clienti con cui mi è piaciuto lavorare in passato e pianifico di aggiornarli sui miei nuovi lavori, sperando di collaborare ancora con loro.

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Uno, nessuno, centomila: chi contatto?

Creo uno o più portfolio PDF mirati al tipo di cliente che voglio contattare .
E poi, pronti all’azione: contattare, contattare, contattare!

A questo proposito… Vale per tutto l’anno, ma visto che il rischio di questa barbara usanza si accentua nel periodo consecutivo alla Fiera, parliamone: non è il caso di mandare email a tappeto a qualunque editore, al grido di “Su 300 uno mi risponderà”.
Contatta solo redazioni che senti affini. Non ha senso saturare le caselle email di mezzo mondo!
E’ poco educato e mostra poco rispetto per altre persone che come noi lavorano.
Prenditi il tempo di selezionare. E’ funzionale, elegante e decisamente più professionale.

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La pazienza è la virtù dei forti… e dei freelance.

I primi anni è normale avere risposte fredde o tiepidine al post Fiera, ma alla fine la perseveranza premia. Non smettere di disegnare e fatti un favore: non fissarti sullo stesso portfolio per l’eternità. Rinnovalo, rimpinzalo.
Lo so, sembra scontato, ma dopo aver visto decine di cartelle lavori vecchie di anni (per mancanza di nuovo materiale) mi sento di specificarlo in questa lista, come consiglio ai corsisti e a chi mi chiede una consulenza.

Pazienza non significa starsene con le mani in mano: come diceva quella gran figura controversa di Pablo Picasso, “l’ispirazione deve trovarci all’opera”.
E anche i clienti, aggiungo io.

Quante cose da fare e da considerare, vero?
Hey! Non ho mai detto che disegnare per professione fosse facile o veloce! Ma è fattibile, col giusto impegno e una dose massiccia di dedizione.
Buon lavoro!

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Asterisk 5 ottimi motivi per visitare la Fiera del libro di Bologna
18/03/2018 Morena Forza in Eventi / No comments
Ci siamo!

La Fiera del libro per Ragazzi è alle porte.
Come sempre, è arrivata prima che riuscissimo a dire “Bologna”.

Quest’anno io parteciperò solo per due giorni, ma li ho riempiti fino all’orlo di cose da fare: appuntamenti, portfolio review, tappe di contatto da editori, art director e colleghi.
Certo, da brava introversa l’idea di immergermi in quella (seppur coloratissima) calca, mi sfibra abbastanza e so che tornerò distrutta, ma anche che in fondo ne vale la pena.

Noi illustratori siamo bestie strane: passiamo gran parte dell’anno a parlarne, a progettare e fare buoni propositi per le cose da fare alla prossima edizione; poi, mano a mano che si avvicina molti di noi si trovano a fare i conti con una crescente apatia e pigrizia che ci fa pentire di aver prenotato albergo e biglietto.

E allora mi sono detta: visto che quest’anno sono in questo mood positivo e propositivo, perché non stendere una lista di buoni motivi per visitare la Fiera del Libro?
Così le prossime edizioni, se sarò un po’ fiacca, mi sentirò comunque motivata a non rinunciare. E spero possa essere utile anche a chi come me, si fa prendere dall’indecisione o dallo sconforto dell’ultimo momento.

1

Il corso degli... eventi

Per 4 giorni la Fiera diventa una piccola città nella città. Un posto coloratissimo dove si concentrano gran parte delle cose che ci interessano.
Facciamo parte di un ambiente abbastanza di nicchia (non tutti ce ne rendiamo conto, ma è così) perciò questa è un’occasione d’oro per partecipare a iniziative pensate da noi o per noi.

Durante l’anno mostre e workshop a cui avremmo voluto partecipare si sono svolti puntualmente in città lontane o scomode da raggiungere…
Beh, ora è tutto qui! Cosa fai, vuoi mancare?
Ci sono diverse mostre di illustrazione, sia all’interno della Fiera che in giro per la città.
E poi, prendono vita workshop, si tengono portfolio review, conferenze, sessioni di disegno live. Tutte esperienze arricchenti, se non vere e proprie occasioni per crescere e imparare cose nuove.

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"Ci sei a Bologna quest'anno?"

Questa è la domanda di rito che immancabilmente ci si fa a partire dalla fine di gennaio.
Incontrare vecchi e nuovi colleghi è una delle cose che preferisco della Fiera.
Nel corso degli anni, alcuni sono diventati amici; altri sono professionisti di lunga data da cui c’è tanto da imparare.
Ci sono illustratori che seguiamo sui siti e social ammirandoli da lontano, e finalmente in Fiera hanno un volto. E’ una sensazione stranissima!

E poi ci si scambiano pareri ed esperienze, tra uno stand e l’altro, o in fila per la focaccia farcita, o ci si vede per un caffè e si chiacchiera di questo e quello.

Facciamoci travolgere dall’entusiasmo di colleghi particolarmente positivi e ambiziosi a livello artistico e imprenditoriale.
Questo per me significa tanto: è una risorsa enorme all’interno della Fiera.
E sai perché? L’entusiasmo è contagioso!
Certo attenzione, perché lo è anche la lamentela; infatti mi impegno ad evitare lunghe chiacchierate con chi tende a piangersi troppo addosso. Nulla di personale.
E’ che sono piuttosto empatica e dalla fiera voglio tornare carica, non appesantita (se non di fantastici calendari e cartoline).

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Un po' di sana Mano Windsor

Mano Windsor, ovvero public relations. Tipica attività fieristica.
Diciamo che ti è piaciuto particolarmente lavorare con alcuni art e clienti. E allora, perché non passare a fare un saluto?

Lavoriamo dalle nostre scrivanie con le cuffie in testa e l’immancabile tazza di caffè o tè di lato.
Come tutti gli illustratori, non incontro il 99% dei miei clienti e degli art director con cui lavoro.
Alcuni di loro li ho sentiti per telefono e su Skype per mesi e mesi di lavorazione e riconoscerei la loro voce ovunque ma non so neppure che aspetto abbiano.
Ammetto che a volte risulta un filino alienante.
Vedersi in Fiera è un po’ come dire: Eccoti qui! Ma allora esisti!
Dopo mesi di email e telefonate, vedersi è proprio una cosa carina!

E poi, Moleskine o tablet alla mano, possiamo scattare foto e prendere appunti su nuovi potenziali clienti.
A me andare in Fiera sembra quasi come fare la spesa.
“Questo mi interessa, questo è adatto, questo lo contatto subito…” Senza contare l’incetta annuale di materiale promo degli editori, spesso bellissimo e super colorato.
Calendari, adesivi, segnalibri e, naturalmente cataloghi!

Con un pizzico di fortuna, alcuni editori improvvisano anche dello scouting in loco e danno un’occhiata a cosa abbiamo da offrire (leggi: ci guardano il portfolio!) anche senza appuntamento. Non dimentichiamoci il biglietto da visita. Nostro e loro.

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Un pieno di energia effetto vitamina

Guarda, non volevo scomodare la grande hit “Le tagliatelle di Nonna Pina”, ma era quasi dovuto!
Il Muro e gli stand sono un caleidoscopio di mille colori, stili, prodotti, novità…
Gli stimoli sono infiniti. Torno sempre dalla fiera che sono una miniera di idee!
Se siamo a corto di “scintilla creativa”, andare in Fiera fa proprio bene.

E’ vero, ci vuole un po’ per mettere insieme tutti i tasselli del puzzle, una volta tornati a casa carichi di input e appunti, quindi coltiviamo una sana dose di pazienza.

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La grande tribù

Lo dicono anche i Muse :
“Fish in the sea
You know how I feel”

E ci si sente proprio così, una volta varcati i tornelli di Bologna Fiere. Un’enorme, oceanica tribù.
Illustratori, autori, editori, art director, grafici, paper engineers, bibliotecari, sviluppatori, traduttori, sales manager e tanti altri…
Quasi sempre, in Fiera si sviluppa uno strano senso di appartenenza; anzi, inizia ancora prima, quando sull’autobus ci si guarda uno con l’altro perché si indossa il badge al collo, con l’inconfondibile fettuccia magenta.
Non importa se disegniamo o se il nostro lavoro è fare riunioni sulle vendite dell’ultima collana. Ci occupiamo della stessa cosa, come se fossimo parte di un grande organismo.

“Ma sì… cosa vado a fare, io?”

E’ la classica domanda che ti fai quando hai perso quel vago senso di appartenenza.
Quando ci estraniamo da un ambiente, sentiamo di farne parte ancora meno.
E’ un po’ una specie di circolo vizioso.

Per questo motivo, se stai tentennando sull’andare o no alla Fiera perché “Cosa vado a fare? Non sono nemmeno un vero illustratore”, ti consiglio di farci un saltino, almeno un giorno.
Goditi le mostre, osserva quanta vita brulica attorno all’editoria per l’infanzia, coltiva la curiosità, fatti travolgere dall’entusiasmo e dall’energia che scorre in quei padiglioni.

E già che ci sei, guarda quanto mondo c’è dentro la Fiera!
In tempi come questi, in cui ci vogliono tutti divisi ed estranei, gustati i colori dei cinque Continenti che si sono riversati in uno spazio tutto sommato così concentrato.
Io lo trovo davvero emozionante. Credo che faccia bene al cuore, oltre che agli occhi.
Apre le finestre della mente e ci fa circolare della sana aria fresca.
Guarda quante possibilità, quante soluzioni e quanta creatività ci sono nel mondo.

E sì, anche tu ne fai parte. :-)

Ci vediamo lì! Buona fiera a tutti.

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Asterisk Portfolio Review allo stand Autori di Immagini
10/03/2018 Morena Forza in Eventi / No comments

La Fiera di Bologna sta arrivando e, come ogni anno, Autori di Immagini mette generosamente a disposizione gli spazi del suo stand per sessioni live di disegno digitale e portfolio review.

Anche io partecipo al programma! L’incontro è gratuito. Viene offerto da AI.

Ti consiglierò al meglio delle mie possibilità sull’editoria per l’infanzia. :-)
In questi anni ho lavorato a diversi libri (albi, album di stickers, activity book, libri con finestrelle e fingertrails) e numerosi volumi per la scuola primaria.
Ti posso essere particolarmente di aiuto se ti occupi (o vorreste occuparti) di pubblicazioni in Italia e nel mercato anglosassone 0-9 anni.
Alcune delle mie collaborazioni: Mondadori, Usborne Publishing, Edizioni EL, Il Castoro, Giunti, Pearson Italia, Edizioni Corsare, LaScuola Brescia, Triumph, Editions Lito, Fleurus, Porto Editora.

PRENOTA UNA PORTFOLIO REVIEW

Un’ora passa presto, per questo ho potuto accettare solo 10 persone per l’incontro.
I posti sono terminati molto presto. Ma niente paura!
Se ti interessa sottopormi il tuo portfolio e avere dei consigli per svilupparlo al meglio o per proporti a editori e clienti legati al mercato dell’intrattenimento per l’infanzia, puoi contattarmi per una o più consulenze mirate, studiate su misura per te.
Contattami e parliamone!

Qualche indicazione per il portfolio

Quantità: dalle 10 alle 20 immagini. Non di più!

Visiono anche progetti libro (prototipi, storyboard, ecc)

Non sono preparata per il mercato young adult o fantasy.

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Asterisk Fiera di Bologna: un importante cambiamento
07/09/2017 Morena Forza in Eventi / 8 responses

Era nell’aria da qualche anno, ma ora è stato reso ufficiale dalla Segreteria della Children’s Book Fair di Bologna: cambiano le regole per i pass gratuiti.

Fino ad ora era stato possibile ottenere un pass gratuito per l’intera durata della BCBF, inviando le 5 tavole per partecipare al concorso relativo alla Mostra degli Illustratori.

Dalla prossima edizione invece, il pass gratuito sarà garantito solo agli artisti selezionati per la Mostra, e non a tutti i partecipanti.

Ad ogni modo, potremo richiedere un pass ridotto del costo di 20 euro, entro metà Febbraio, quindi più di un mese prima dell’apertura dei tornelli. Per farlo, sarà necessario contattare la Segreteria rispettando i termini indicati sul sito.

Scadenze importanti

  • 4 Ottobre 2017 :  termine ultimo per l’invio delle 5 tavole per la selezione alla Mostra degli Illustratori. Fa fede il timbro postale. Altre informazioni e regolamento, qui.
  • 2 Marzo 2018: termine per la richiesta della riduzione Illustratori. Dopo questa data si potrà acquistare solo il biglietto a prezzo intero, quindi attenzione!

Polemiche e considerazioni su questa novità

Nelle scorse settimane, sui social si è diffusa a macchia d’olio una certa polemica per questa nuova scelta da parte dell’organizzazione della Fiera.

Secondo alcuni infatti, sarebbe ingiusto far pagare un biglietto, seppure ridotto, a noi illustratori, perché è segno di un’eccessiva ingordigia da parte dello staff di Bologna Fiere e perché “dobbiamo già pagare viaggio e alloggio e pasti“.
Vorrei spiegare perché mi sembra un ragionamento molto sbagliato.

Dopo un primo momento di fastidio, sono giunta alla conclusione che è giusto pagare il pass.

Come spesso accade anche in altri contesti, è facile abituarsi a dei benefit.
E’ stato bello accedere gratuitamente inviando 5 illustrazioni, certo.
Quando i vantaggi vengono meno, si sente, e questo è normale.
Ma…

Il pass gratuito ci era dovuto?

Gran parte delle fiere di questo tipo non prevedono accesso gratuito, nemmeno nel resto del mondo. A volte, e non sempre, sono previste formule di ingresso ridotte. E poi, altre categorie professionali che accedono alla Fiera non hanno la possibilità di pagare un biglietto ridotto.
Il pass gratuito per la partecipazione alla Mostra era quindi un plus, non qualcosa che ci spettava di diritto. E’ che ci eravamo abituati bene. :-)

Evidentemente, la gestione della Fiera ha costretto gli organizzatori a ritirare questo trattamento di favore nei nostri confronti. Non prendiamocela troppo.

E poi, siamo onesti: la Fiera viene una volta l’anno. Credo che uno o due ingressi ridotti riusciremo a metterceli da parte in 365 giorni, magari con qualche cinema o pizza in meno o la momentanea sospensione del nostro account Netflix. Argh, scherzo! Quello mai! :-)

Fonti immagini: 1|2|3|

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Asterisk The illustrators survival corner: quest’anno, la Fiera di Bologna è degli illustratori!
23/03/2017 Morena Forza in Eventi / No comments
Novità assoluta all'interno della Children's Book Fair

Per anni ci hanno descritto come zombie con la cartelletta in spalla, e siamo stati un po’ trattati come ospiti, ma finalmente sembra che noi illustratori stiamo tornando alla ribalta: del resto, senza di noi, niente albi e libri illustrati e di conseguenza niente saloni e Fiere, giusto? :-)

In queste ultime edizioni della BCBF gli eventi dedicati alla professione si sono moltiplicati, e alcuni spazi hanno creato occasione di confronto e arricchimento, come il Café degli Illustratori.
Le cose sono però evolute fino ad arrivare ad un evento dedicato alla crescita professionale dell’illustratore: nasce così l’Illustrators survival cornerPoco più sotto riporto il comunicato stampa, scoprite di cosa si tratta e non fatevelo mancare, se potete.
Il mio invito come illustratrice è quello di non limitarsi a sopravvivere alla Fiera, ma di viverla! Vivetela a fondo, con la vostra impronta, e divertitevi più che potete!

A proposito, visto che siamo agli sgoccioli prima che il rush da fiera cominci, vi ricordo che lo scorso anno ho rilasciato un ebook gratuito dedicato proprio alla scoperta della Children’s Book Fair.
Quest’anno non potrò essere presente (salvo piani dell’ultima ora), quindi vi faccio un grande in bocca al lupo fin da adesso!

Gli illustratori che ogni anno animano la Fiera avranno un luogo dove chiedere consiglio, guida e dove approfondire le proprie competenze.

Comunicato Stampa

THE ILLUSTRATORS SURVIVAL CORNER
Il nuovo spazio professionale di Bologna Children's Book Fair
dedicato al mestiere di illustratore

Nasce The Illustrators Survival Corner, il nuovo spazio che Bologna Children’s Book Fair (3 – 6 aprile 2017), l’appuntamento internazionale più importante per chi si occupa di editoria per bambini e ragazzi, dedica alle illustratrici e illustratori come professionisti in Fiera.
Un luogo dove confrontarsi, condividere esperienze, successi e dubbi del mestiere. The Illustrators Survival Corner ospiterà infatti illustratori di fama internazionale, editori provenienti da ogni parte del mondo, autori, professionisti del settore che metteranno a disposizione la loro esperienza attraverso masterclass, workshop e portfolio review. Le illustratrici e illustratori che ogni anno animano la Fiera avranno così un luogo dove chiedere consiglio, guida e dove approfondire le proprie competenze.
The Illustrators Survival Corner si trova al padiglione 26 e tutte le attività sono gratuite tramite prenotazione. Sarà possibile prenotarsi a partire da Lunedì 3 Aprile ore 9.00 solo ed esclusivamente al desk di accoglienza del Corner, hall 26.

Il programma di The Illustrators Survival Corner è a cura di Mimaster illustrazione, realtà formativa d’eccellenza nel panorama internazionale dell’illustrazione.

Il format Survival Corner nasce nel 2013 da un’idea di Mimaster Illustrazione per festeggiare i 50 anni della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. In quell’occasione è stata realizzata The Illustrated Bologna Children’s Book Fair Survival Guide: una guida alla sopravvivenza ai 4 giorni di Fiera – in distribuzione gratuita – per orientare chi per la prima volta ne varcava la soglia e chi era in cerca di nuovi consigli per destreggiarsi al meglio nell’appuntamento più importante per i professionisti del settore. Parallelamente, allo stand Mimaster, ha preso forma la prima idea di Survival Corner: uno spazio dove confrontarsi con giovani e meno giovani illustratori alle prese con i portfolio e i primi contatti con gli editori.

In questa 54° edizione, il Survival Corner diventa un luogo ufficiale della Bologna Children’s Book Fair; un servizio gratuito al servizio di chi la Fiera la vive con la passione del mestiere: le illustratrici e gli illustratori.
Le attività del Survival Corner si rivolgono sia a giovani esordienti che professionisti e offrono un programma giornaliero di appuntamenti che prevede:

  • Portfolio Review – A cura di autori, editori e art director
    Cosa funziona e cosa cambiare nei portfolio, prima o dopo l’incontro con l’editore.
  • Workshop – Pillole di disegno e progettazione per illustratori
  • Masterclass – “Survival Tools strumenti per la professione”
    Dall’autopromozione alla gestione del colloquio con l’editore, dal contratto ai social media.
  • Meet the jury – Ciclo di incontri, workshop e portfolio review con alcuni dei giurati della Mostra Illustratori 2017: Steven Guarnaccia, Arianna Squilloni, Harriet Birkinshaw.
  • Red Carpet – Incontri con gli artisti internazionali: masterclass e workshop.

Tra gli ospiti nazionali e internazionali presenti al Survival Corner ci saranno: Chris Riddell, Steven Guarnaccia, Hervé Tuillet, Leigh Hobbs, Guido Scarabottolo, Chiara Carrer.

The Illustrators Survival Corner è realizzato grazie al sostegno di Fabriano che metterà gratuitamente a disposizione dei professionisti e degli studenti che parteciperanno ai laboratori i suoi kit di carte della più alta qualità. Una gamma completa di prodotti di diversa fattura e colore, specificatamente pensati per le tecniche di disegno utilizzate nei workshop e nelle attività in programma.

Il programma completo di tutte le attività del corner sul sito di Bologna Children’s Book Fair

Presso il Survival Corner sarà inoltre allestita la mostra The Illustrated Survival Exhibition by Mimaster: tra immagini di copertine, magazine e libri per bambini, i visitatori potranno scoprire il lavoro che si cela dietro l’ideazione di una storia o di un personaggio. Uno sguardo dietro le quinte della professione attraverso testi e immagini che mostrano le diverse tappe del percorso dell’illustratore, dall’ideazione alla realizzazione del progetto editoriale fino agli aspetti più pratici della professione: come affrontare un colloquio di lavoro, come fare autopromozione, come gestire i social, e come destreggiarsi tra contratti e copyright. Una nuova Guida alla Sopravvivenza in formato cartaceo sarà presentata anche quest’anno in Fiera, come preview di un’edizione più ampia a cura di Mimaster illustrazione che sarà pubblicata da Corraini Edizioni con il supporto di Laboratorio Formentini per l’Editoria.

The illustrators survival corner

Consulta subito il programma!

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Asterisk I diari bolognesi: una settimana dopo la Fiera del Libro per Ragazzi
15/04/2016 Morena Forza in Fiere&Saloni / 4 responses

Quest’anno, la Children’s Book Fair (ormai conosciuta fra gli addetti ai lavori come BCBF) è passata per la sua cinquantesima edizione: un compleanno davvero storico e speciale.

Come ogni anno negli ultimi sei, preparo giorni prima la valigia e poi subito prima di partire non voglio prendere il treno.
C’è sempre una certa tensione nell’aria, a partire dalle settimane immediatamente precedenti la fiera: a tratti entusiasmo, a tratti terrore, a volte un misto fra senso del dovere e svogliatezza più profonda.
Ma qualunque situazione interiore si concretizzi, quasi ogni anno riesco ad obbligarmi a salire sul Frecciargento Milano-Lecce, con un trolley sempre troppo pesante, la voglia di rivedere tante persone ed una buona quantità di materiale auto promozionale.
Scendo a Bologna la domenica pomeriggio, con l’intenzione di andare a dormire presto la sera prima e svegliarmi pronta e carica per il primo giorno di Book Fair. Io ci provo, ogni anno con rinnovata buona volontà, ma la verità è che non riesco mai ad entrare in BCBF prima delle dieci e mezza.

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Quest’anno ho condiviso una luminosissima casa nel cuore di Bologna con sette colleghe ed amiche: eravamo proprio otto sotto un tetto, con un bel soppalco ed una vista sugli antichi caseggiati bolognesi nel quartiere universitario. Volevamo trattarci bene e ci siamo brillantemente riuscite!
Equipaggiate di tè e tisane e di cibi stranamente sani, eravamo pronte a conquistare tutto.
Ogni mattina le mie coinquiline, battagliere e determinate, uscivano coi loro zaini in spalla e i loro trolley e così io mi sono ritagliata un’oretta per scrivere le mie consuete 3 pagine di diario giornaliere. E’ un’usanza che da quattro anni a questa parte non smetto di onorare nemmeno in viaggio, dopo aver letto “La via dell’Artista” di Julia Cameron. Anzi, soprattutto in viaggio! Lo trovo indispensabile per riordinare le idee.

Perciò, quella che segue è una spremuta di queste nove pagine a ruota libera in tre giorni di Children’s Book Fair. Spero vi intrattengano e vi siano utili in qualche modo. :-)
Buona lettura!

Lunedì 4 aprile

Non mi aspettavo niente di diverso: ho appena lavato le otto tazzine della colazione e spalancato tutte le finestre e in un attimo sono già le 10. C’è un sole pallido e fresco che illumina i tetti e gli sprazzi di verde che Bologna concede nel centro città. Un filo di vento passa frizzante fra le tende bianche e mi sta salendo in petto una strana miscela di emozione, entusiasmo e terrore da bolgia. In fin dei conti, ho imparato ad accettare il bagno di folla della Fiera, ma un brivido da immersione mi prende sempre la schiena al pensiero.
Quindi, mi preparo alla missione in modo quasi militaresco: quest’anno avrò anche il trolley da combattimento. Sistemo il cous cous ed un paio di bottigliette di acqua nella tasca frontale, dispongo tatticamente in borsa le scatolette dei biglietti da visita, la mia amata agendina con le anguriette (a chi interessasse, è una Kikki K) dove ho appuntato i mille incontri ed impegni che mi sono già pentita di aver preso, ma ai quali so che poi sarò inevitabilmente felice di aver partecipato.
L’ultimo tocco pre-fiera è il pass: ricontrollo cento volte di non averlo lasciato a casa.

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Il rumore delle ruote del trolley sui sampietrini in via delle Moline fa crescere l’eccitazione: in un attimo sono sul 28 e già da quel momento, mi accorgo di altre persone che indossano il pass (evidentemente infilato in un porta badge di edizioni precedenti). Ci guardiamo con una sorta di complicità da partecipazione, anche se veniamo da ogni diverso angolo di Mondo; qualcuno accenna un sorriso, con il viso già segnato dal viaggio del giorno prima.
La Fiera è già cominciata, ben prima di arrivare in Piazza Costituzione. Mi si stampa in faccia un sorrisetto di impazienza.

Dopo una ventina di minuti, arrivo ai tornelli: una rapida passata al codice a barre, qualche frettoloso passo sulla moquette magenta e verde e mi precipito a prelevare un porta badge per indossare il pass al collo.
E’ solo in quel momento, mentre lo sistemo districando i capelli rimasti impigliati nel gancetto, che il vero spirito da Fiera mi investe completamente.
Entrare nei padiglioni fieristici mi ricorda spesso il momento in cui al mare entro in acqua e aspetto di percepirla tiepida sulla pelle: ci vuole un po’.

Innamoramenti al Muro, come ogni anno!
Innamoramenti al Muro, come ogni anno!

Con un buon paio di scarpe da walking e tanta curiosità, faccio subito tappa alla mostra del Paese Ospite; la Germania mi stupisce con tavole davvero belle, ma che sento un po’ distanti dal mio sentire artistico. Come ogni anno rifletto sugli ingredienti di una tavola illustrata, non solo a livello tecnico ma soprattutto di vissuto, motivo per cui quasi sempre la provenienza di una tavola è molto intuibile.
La BCBF non è solo un crogiolo di stand, baracchini del gelato e caffetterie, di portfolio e di biglietti da visita: è soprattutto la dimostrazione che la diversità è qualcosa di bello, di godibile, che porta un’esperienza di apertura e conoscenza.

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Come di consueto, poi, più di una persona mi ferma per sapere dove abbia preso la mia bella borsa di Richard Scarry: cose che succedono solo ad una fiera come la Children’s Book Fair! Qualche indicazione: l’ho trovata in questa edizione di “La piccola grande enciclopedia” di Mondadori che mi è stata regalata qualche anno fa da un amico che sa come stupirmi (libro e borsa sono grandissimi).

Alle 12 mi sono diretta di corsa allo stand Autori di Immagini per disegnare dal vivo su di una gigantesca Wacom CintiQ 27” (straordinaria! Un vero sogno proibito e proibitivo, per adesso) e per spiegare come animo una GIF da un disegno in tradizionale. Eccolo in preparazione qualche giorno prima, pezzo per pezzo:
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Ed eccola finita:

 

Amo fare gif animate: su mio sito ne ho raccolta qualcuna.
Amo fare gif animate: sul mio sito ne ho raccolta qualcuna.

Poi, un paio di ore dopo, godendomi la poltroncina di velluto rosso dello stand (chi è stato in Fiera sa quanto sia raro sedersi su qualcosa di comodo e capirà il mio compiacimento) ho ricevuto un compatto gruppo di illustratori che hanno visitato lo stand per una book review, qualcuno arrivava perfino da Londra.
Mi sorprende sempre constatare quanto talento esista nel mondo, quante interpretazioni diverse della realtà che ci circonda, quante analogie fra me e i disegnatori che incontro. Così, c’è chi mi porta a far vedere zombie e spaccatutto, chi si occupa di stop motion con una certa classe, chi ho conosciuto ai miei corsi ed è cresciuto in modo sbalorditivo. E nonostante consigliare per quasi due ore filate sia impegnativo, la soddisfazione è tanta. Ripenso a quando, sei anni fa, ho deciso di intraprendere questa avventura che è il mestiere dell’illustratore.

Sonia, Giulia e Marta impegnate nello scambio di contatti. Sonia ha raccontato del suo taccuino annuale nell'ebook che ho rilasciato lo scorso anno dedicato alla BCBF.
Lavoro di gruppo: Sonia, Giulia e Marta impegnate nello scambio di contatti. Sonia ha raccontato del suo taccuino annuale nell’ebook che ho rilasciato lo scorso anno dedicato alla BCBF.

Fra incontri ed impegni, il lunedì è interamente passato: della Fiera ho visto poco e nulla e questo mi ha fatta sentire un po’ inghiottita dagli eventi. Comunque, le chiacchiere e le risate con le mie sette coinquiline ha lavato via qualunque stanchezza e timore. Mi sento a casa, per la prima volta in qualche anno di fiera.

Martedì 5 aprile

Accendo la radio, infilo in bocca una fetta di pane integrale, che sarà tutta la mia colazione, mentre apro il trolley e lo preparo a raccogliere nuovi cataloghi e cartoline, di cui amo fare incetta.
Il secondo giorno di fiera è diverso dal primo: il volume dei partecipanti è triplicato (argh!), ma ormai mi sento a mio agio e passare i tornelli mi dà già un senso di famigliarità.
Un’illustratrice americana ha commentato un video inerente gli stand con “my people!” (“la mia gente”) e non potrei essere più d’accordo: mi sento proprio dove dovrei essere, una sensazione di impagabile pienezza.
Scatto qualche fotografia, mi lascio trascinare da un turbinio di persone, di valigie e cartellette, poi chiamo Rosy e ci mettiamo diligentemente in fila per un colloquio ad uno stand italiano.

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Non mi era mai capitato di stare in coda più di due ore e vista l’ora di pranzo, il caldo ed il mal di piedi, in un attimo ci troviamo all’interno di un’esperienza estrema che mette duramente alla prova la nostra pazienza e soprattutto il nostro desiderio di lavorare con quell’editore. Proprio in quel frangente tocco con mano la passione per il mestiere che mi sono scelta.
Cose che alla BCBF possono capitare: arriva il nostro turno, gli art director se ne vanno per pranzo. Dopo circa un’altra oretta decidiamo di pranzare; al nostro ritorno, circa dieci minuti più tardi, gli art sono tornati e si è già riformata una piccola fila.
E’ in momenti simili che gli sgabelli e le poltroncine degli stand diventano senza ombra di dubbio l’oggetto del desiderio di ogni visitatore fieristico.
Com’è naturale, il portfolio viene sfogliato in meno di un minuto, ritorniamo a disperderci fra la folla.
Con noi c’è anche Jieun Kim, un’illustratrice coreana con cui è molto interessante chiacchierare, e che abbiamo conosciuto per caso e con molta gioia.

Rosaria si presta come modella con in mano la mia nuova creatura :-) proud mommy!
Rosy si presta come modella per la mia nuova creatura :-) proud mommy!

E, a proposito di gioia: nello stand Giunti spicca la collana dei Colibrì, che è stata presentata mentre soffrivo in coda per un colloquio, e fra cui è presente il mio nuovo libro “L’estate di Nico” scritto da Luigi Ballerini, che ho illustrato all’inizio dell’anno con molto amore.
La BCBF è un’occasione preziosa anche per incontrare il mio agente: mi dicono in stand che il portfolio sta ricevendo molti consensi e questo mi galvanizza il tanto che basta a non lasciarmi morire in qualche angolo ricoperto di moquette.
Il bilancio della giornata è positivo, con qualche nota amara che avevo messo in conto e che non copre per nulla la felicità di queste giornate.

La Supercricca, foto sperimentali a pancia piena
Parte della supercricca bolognese, foto sperimentali  (per non dire molto adolescenziali )a pancia piena da Rosso San Martino

La cena organizzata da Autori di Immagini risolleva l’umore, grazie ad una serata carica di risate, giochi e progetti, per non dimenticarci mai che il disegno è qualcosa che nasce proprio dal desiderio di giocare e di immaginare. Alla sua forma acerba ed istintiva è un concentrato di divertimento, qualche volta è bene tenerlo a mente. :-)

Mercoledì 6 aprile

Non riesco a credere che la Fiera sia quasi terminata: mi sembra che solo due ore fa abbia messo piede su questo parquet, ed ora ho appena svuotato l’armadio per rifare la valigia.

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Un padiglione particolarmente tranquillo

Sera
E’ stata una mattinata frenetica e concentrata: la partenza era fissata per le 17. Dopo un paio di colloqui ho finalmente trovato un ritaglio di tempo per passare a salutare lo staff di Giralangolo, che ieri dava la festa per l’uscita di “Biancaneve e i 77 nani” (ne avevo parlato in questo post), a cui non sono riuscita a presenziare per via di una folta folla e la fila allo stand del famigerato editore italiano.
Ricevo una copia firmata da Davide Cali e Raphaëlle Barbanègre, che mi ha dedicato un nanetto strabico a cui voglio già molto bene.
Con grande fretta e concitazione ritorno allo stand AI per la book review di Giulia Orecchia. E’ un’autrice cardine per me, visto che i suoi libri mi hanno accompagnata per gran parte della mia infanzia. Ricevo da lei consigli davvero illuminanti per il mio portfolio, che non vedo l’ora di riorganizzare con nuovi criteri.
Subito dopo mi dirigo da Edizioni Corsare, dove cerco Manuela Mapelli per poterla salutare: come spesso capita in fiera a tutti noi, è impegnata in una fitta conversazione in un angolo-salottino dello stand.

 

Caffè degli autori
Caffè degli autori

Ogni anno mi trovo a dover accettare che riuscire a rivedere tutti è davvero impossibile, anche se siamo concentrati da ogni parte di Italia e di Mondo all’interno di questi enormi e luminosi padiglioni.
Riesco ad incrociare qualcuno, farci due chiacchiere più o meno frettolose, la gioia di rivedere amici e colleghi è fugace ma preziosa; il mercoledì siamo quasi tutti piuttosto stanchi e stropicciati, ma più a nostro agio.
Viene improvvisato un pranzo fra i padiglioni 26 e 27: ci raccogliamo numerosi in cortile, seduti sulle grosse piastrelle a rilievo, al sole, ci scambiamo impressioni e ci aggiorniamo sui rispettivi lavori e su qualche strappo di vita.
Qui Jieun ritrae alcune di noi e la osserviamo rapite, ammirando la sua capacità di sintesi: siamo tutte molto riconoscibili!

Siamo tutte molto riconoscibili!
E così, sì, siamo state anche ritratte!

Incontro anche Marianna, una mia ex corsista e per me è un momento fortissimo: all’inizio non la riconosco per quanto è cambiata!  Sono felice di trovarla bene, molto cresciuta a livello personale ed artistico, radiosa e perfettamente a suo agio all’interno della Fiera. Mi ricorda perché ho iniziato ad insegnare: non potrei mai fare a meno di questa soddisfazione, di sentirmi utile e di aiuto.
Vedere andare avanti qualcuno a cui hai insegnato è motivo di immenso orgoglio, e la voglia di tornare a Roma con Il sogno e il mestiere è salita a mille con un non indifferente livello di impazienza!

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Le 16 arrivano in un attimo e, a malincuore, saluto le mie coinquiline bolognesi che mi hanno permesso di affrontare questa Fiera con grinta, ottimismo e quella giusta dose di leggerezza indispensabile per non impazzire o anche solo scoraggiarsi.

In Stazione, davanti ai tabelloni delle partenze, siamo in tanti ad indossare ancora il pass nella sua fettuccia rosa acceso. Siamo illustratori, autori, ma anche editor, art director, traduttori, librai e bibliotecari… Perché ognuno in Fiera trova la sua dimensione, in un’emozionante mescolanza di sfaccettature complementari ed essenziali. E perché, per quattro giorni, sappiamo di invadere pacificamente un’intera città fuori e dentro i padiglioni fieristici.
Al prossimo anno, Bologna!

Un grande GRAZIE per aver reso bella la mia fiera a Autori di Immagini, Giralangolo, Wacom e Scuola Internazionale di Comics di Firenze 
Un GRAZIE gigantesco, in ordine sparso, a Sumi, Rosy, Sonia, Licia, Marta, Giulia e Sara per aver reso questa BCBF non solo bella, ma davvero unica!
Pronti per il prossimo anno?
Pronti per il prossimo anno?
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Asterisk Quella volta che alla Fiera di Bologna… – Di Davide Calì
02/04/2016 Morena Forza in Editoria&Scrittura / 3 responses
Edizione 2013 della Children's Book Fair di Bologna. Foto di Christoph Peter
Edizione 2013 della Children’s Book Fair di Bologna. Fotografia di Christoph Peter

Sono tante le storie che, ogni anno, si incrociano alla Bologna Children’s Book Fair. Sono storie piccole o grandi, storie di persone e, naturalmente, di libri.
Ognuna mi insegna qualcosa oppure mi diverte e mi ricorda che non esiste mai una sola verità; a questo giro a raccontare alcuni frammenti di Fiera è Davide Cali, che nel corso di questi anni ha firmato alcuni tra i più interessanti post per Roba da Disegnatori.
Devo essere sincera, non pensavo che ad un autore famoso potessero succedere certe cose! :-)
Quali sono le vostre storie più buffe legate alla Fiera?
Buona lettura.

Quella volta che alla Fiera di Bologna…

di
Davide Calì
Quest’anno torno alla Fiera di Bologna dopo un paio di anni di assenza ed alcune edizioni alle quali sono andato solo per qualche conferenza o una seduta di dediche. In realtà già l’anno scorso ero andato per tre giorni, ma in modo un po’ disorganizzato, senza prendere impegni.
Per l’edizione 2016 invece ho l’agenda piena. Il fatto è che, se per qualche anno ho fatto a meno della Fiera perché ho lasciato lavorare gli agenti e perché gli editori francesi li vedo già in Francia, in tempi recenti ho cominciato molte collaborazioni con editori non francesi e l’unico modo per vederli è a Bologna.
In questi giorni ripensavo agli incontri che ho fatto nel tempo nei quattro fatidici giorni di Fiera e mi è venuta voglia di condividerne qualcuno con voi.

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Sonja Bougaeva “Marlène Baleine” © Sarbacane – Edito in Italia da Terre di Mezzo


Quella volta che…

mi hanno detto che il mio personaggio 
era grasso nel modo sbagliato

Era la prima volta che portavo in giro un progetto. Era una serie con un personaggio buffo, che poi non è mai stata pubblicata. L’ho mostrato a diversi editori, anche importanti, ma ero ancora all’inizio, nella fase in cui cerchi un parere da chiunque. In un momento di pausa mi trovavo davanti a uno stand collettivo di editori africani. A un tavolo c’era un signore dall’aria gentile, incrociamo lo sguardo, lui sorride e io gli chiedo se vuole vedere un progetto.
Lui, cortese, mi fa accomodare, sfoglia con cura la mia maquette, poi mi dice che gli editori in Africa sono poveri, che non mi sarebbe convenuto lavorare con loro, ma soprattutto che lavorano a libri educativi, per insegnare ai bambini piccole norme come lavarsi i denti ecc.
“E poi,” aggiunge, “il tuo personaggio non andrebbe bene perché è grasso nel modo sbagliato.”
Proprio così, grasso nel modo sbagliato.
Sbagliato perché è grasso come un bianco. Nei libri africani personaggi facilmente sono neri, ma cambiargli colore non basta. “Dovrebbe essere anche grasso come un nero, perché forse non ci hai fatto caso, ma noi ingrassiamo in modo diverso.”
Senza volere, l’editore quel giorno mi ha dato un grande insegnamento. Quando pensi di vendere il tuo lavoro in un Paese diverso dal tuo non basta tradurlo in una lingua comprensibile, ci sono tante cose che devi tradurre, e tutto ciò che dai per scontato può essere diverso. Anche un uomo sovrappeso.

"Io aspetto" Davide Calì Serge Bloch Kite Edizioni
Serge Bloch “Moi, J’attends” – © Sarbacane Edito in Italia da Kite Edizioni


Quella volta che…

mi hanno detto che non ero
abbastanza originale

Erano i primi anni in cui cercavo un editore francese. Allo stand collettivo del Padiglione 30 penso di averli visitati tutti più volte. I miei progetti piacevano ma nessuno riusciva a trovargli un posto nel proprio catalogo. Parlai anche con una casa editrice molto ambita da tutti all’epoca. L’editrice sfogliò i miei progetti, poi mi congedò dicendo che non andavano bene e aggiunse, con una punta di antipatia, che non erano sufficientemente originali per il loro standard. Per quanto le critiche sul tuo lavoro possano bruciare, non credo di averle mai serbato rancore per quel commento un po’ saccente. Pochi anni dopo però ci siamo rincontrati a una cena. Veniamo presentati, anche se io mi ricordavo di lei. Quando sente il mio nome lei sembra seccata.
“Ah, – mi fa “così è lei è quello che si è preso il mio premio!”
Avevo appena vinto il Baobab con Moi, j’attends, un premio che contava di prendere lei con un suo libro. Ma non penso di averlo sottratto a nessuno con intenzione.
A quel punto avrei dovuto dirle, “Sì sono proprio io, quello che solo due anni fa non ti sembrava sufficientemente originale, gnà, gnà, gna!
Invece ho fatto un sorrisetto stitico e mi sono allontanato verso il buffet per vedere se erano rimaste tartine al salmone.

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Catarina Sobral “A casa que voou” © Bruàa


Quella volta che…

mi hanno detto che dovevo
mettermi in fila

Questa è una cosa strana che mi è capitata pochi anni fa. Ero già famoso e infatti quando chiedo appuntamento a questo editore spagnolo mi risponde che sarà felicissimo di vedermi. Quindi mi dà un appuntamento in Fiera.
Quando arrivo allo stand vedo che c’è una fila di ragazzi che aspetta di far vedere il portfolio. Mi avvicino allo stand e dico chi sono e che ho un appuntamento con l’editor. La persona dall’altra parte mi dice di mettermi in coda. A questo punto ripeto che ho un appuntamento e le porgo il biglietto da visita. Lei lo guarda con sufficienza, poi mi indica la fila.
Se ve lo state chiedendo, no, non mi sono messo in fila.
Non li ho più cercati e altrettanto hanno fatto loro.

Benjamin Chaud_Ididntdomyhomeworkbecause_Chronicle Books
Benjamin Chaud “I didn’t do my homework because…” © Chronicle Books – Edito in Italia da Rizzoli


Quella volta che…

mi hanno detto che ero
un genio

Credo che sia l’episodio in assoluto più divertente che mi è capitato in Fiera.
Cercavo un agente e non sapendo da dove cominciare ho fatto quello che forse, ingenuamente, all’inizio fanno tutti. Ho consultato la lista degli agenti in Fiera e dopo aver selezionato quelli che, guardando il loro sito, mi sembravano adatti, li ho contattati spiegando cosa facevo. L’unica a rispondermi per farmi un appuntamento è un’agente americana.
Quando arrivo alla reception e faccio il suo nome mi presentano una signora dall’aria molto simpatica. La signora comincia a guardare i miei progetti e non nasconde un certo apprezzamento. Una pagina dopo l’altra mugola letteralmente di piacere davanti al mio lavoro, finché non esplode in un “Oh my gosh, this si wonderful!” quindi scatta in piedi e chiama suo marito che ha un appuntamento in un altro cubicolo.
Devi venire qui, questo ragazzo E’ UN GENIO! 
Il marito lascia l’appuntamento al suo cubicolo e viene a vedere il mio lavoro.
Seguono 5 minuti buoni di mugolii di approvazione che sembrano preludere a un vero orgasmo. Io rimango calmo. Dentro di me faccio le capriole suonando le maracas, ma fuori mostro una perfetta faccia da poker. Aspetto che abbiano finito di sfogliare l’ultimo progetto e poi cerco la conclusione. Gli è piaciuto tutto (piaciuto è un pallido eufemismo) per cui mi sento di poter chiedere “Quale progetto pensate di rappresentare?”
“Rappresentare? Ah, nessuno, noi ci occupiamo solo di romanzi. Ma grazie di essere passato!”

Se fosse una sit-com, a questo punto partirebbero le risate registrate.

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Raphaëlle Barbanègre “Bons baisers ratés de New York” © Gulf Stream

In Fiera può succedere di tutto

Ho imparato che alla fine non esistono incontri veramente inutili. Tutto quello che ti capita acquista un senso con il tempo. Infatti:

  • Ho seguito il consiglio di guardare come ingrassano le persone e ora quando viaggio è diventato un mio gioco: osservare le persone e cercare di indovinare da dove vengono. L’editore aveva e ragione: non solo bianchi e neri ingrassano in modo diverso, ma anche tra i bianchi una pancia può raccontare molte cose.
  • L’editrice che mi aveva cassato in modo un po’ antipatico non l’ho più vista. La casa editrice che era stata molto rivoluzionaria negli anni 90 ora produce libri molto più comuni.
    La ruota gira per tutti ed è difficile rimanere sulla cresta per sempre.
  • L’editore spagnolo che mi chiese di mettermi in fila ho saputo poi che è uno di quelli che non paga. Forse alla fine, quella scortesia allo stand è stata provvidenziale e mi ha evitato delle seccature.
  • Quanto all’agente americana, dopo qualche anno ne ho trovata una super, con cui lavoro benissimo. Ma insomma, per tutto ci vuole tempo e perseveranza.

E forse sì, un pizzico di fortuna ogni tanto, non guasta.

FINE

Davide Cali terrà un corso di scrittura per l’infanzia a Padova il prossimo giugno, da Artelier. Super consigliato, visto che ho partecipato un paio di anni fa: ne avevo scritto qui su RDD.

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Asterisk Colori, parole, persone e ispirazione al Salone del Libro di Torino
15/05/2015 Morena Forza in Editoria&Scrittura / No comments

Tanti colori, tante parole stampate, tante persone, tanta ispirazione ieri mattina all’inaugurazione del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Con le mie amiche e colleghe Ilaria, Sara, Katya e Stefania si decide nelle scorse settimane di vivere questa esperienza come una vera e propria gita scolastica. Alcune di noi, fra cui io, arrivano al Salone equipaggiate di scarpe da walking e zainetto.
Quasi tutte fatichiamo ad ammettere che il Salone è un modo nemmeno troppo nascosto di rivivere la Fiera del Libro di Bologna che si è conclusa lo scorso primo aprile; e chissà che questa non diventi un’abitudine, nel tempo.
In effetti noi illustratori, o almeno la maggior parte di noi, lavora per lo più a casa e quindi ritrovarsi con chi condivide gli stessi interessi e lo stesso mestiere è davvero balsamico in certi momenti.

 

 

Il Salone del Libro di Torino è diverso dall’evento-Bologna.
Il fermento c’è, ma è più composto e riservato.
E’ un paradosso, se si pensa che a differenza della Fiera di Bologna, qui è ammessa (anzi incoraggiata!) la partecipazione da parte delle scolaresche accompagnate dagli insegnanti.
Che arrivano numerose e vocianti, tanto che decido di lasciare perdere l’uso dell’accredito e di pagare biglietto pieno  per evitare la fila infinita creata proprio da loro.
L’attesa all’ingresso viene comunque interrotta dall’arrivo del Presidente Mattarella; dopo che Ilaria mette in dubbio la sua natura di VIP, finalmente ci adentriamo nel Salone.

 

 

 

Mi è chiaro da subito che nonostante gli ingressi siano aperti da non più di un’ora, si è già creata una vera ressa; i visitatori sono già intenti ad esplorare, curiosare, leggere, vagare, soppesare, domandare, acquistare. E’ un ronzio placido e meno schiacciante di quello della kermesse bolognese e lo apprezzo moltissimo. Buttarsi nella mischia mi riesce più spontaneo, si passeggia tranquilli lasciandosi trasportare dai lunghi corridoi rossi e ben illuminati, dal movimento della folla di lettori e curiosi, di editori, agenti, autori, hostess (si riconoscono subito dal supplizio del tacco 12 che solo loro sono costrette a vivere).

Ilaria Urbinati allo stand Edizioni Compagine, posa con il suo “Vintagismi” in primo piano

 

 

L’ispirazione tocca a tutte noi le spalle ad ogni angolo: libri di ogni tipo, albi illustrati, stand di scolastica di alta qualità, ma anche solo bellissime copertine di romanzi. Rimango molto fiera di me per essere riuscita a rimanere nel budget che avevo preventivato per la giornata. Per me essere immersa da tanti libri e riuscire a non acquistarne fino ad esaurire il Bancomat è una vera prova di vita.

 

Come sempre, il bell’evento lo fa anche la compagnia: ci scambiamo consigli, pareri, aggiornamenti sui progressi lavorativi ed è sempre molto motivante.
Col tempo ho imparato che ognuno ha il proprio percorso; raccontarselo uno con l’altro è arricchente e istruttivo se non si cade nella trappola del sentire il peso del confronto. In questo ultimo anno sto lavorando molto sul memorizzare questo concetto e quando riesco a rimanere immersa nel giusto stato d’animo, allora sì che i consigli e le esperienze dei colleghi diventano uno spunto per andare avanti e migliorarsi e non qualcosa di annichilente e scoraggiante.

Ilaria e la cartina dei Tre Porcellini disegnata da lei, era bello immortalarla in tutta la sua soddisfazione. Proud mama!

Le cose che più mi sono rimaste impresse in queste sei ore di Salone:

  • Autori e illustratori famosissimi che si aggirano, nel più pieno anonimato (a differenza di come accade a Bologna, molto spesso) fra gli stand, curiosando come qualunque altro visitatore. E che ignoro per lasciarli in quella situazione di pace e agio.
  • Pochissime sedie e ancor più rari cestini. Il che si traduce nel camminare per minimo tre ore consecutive tenendo con sè cartoccini, tovaglioli e panini a metà. Siete avvisati.
  • Così tanti libri belli da comprare che non mi basterebbero dieci vite per avere i soldi necessari e il tempo per leggerli tutti.
  • Cartoline illustrate in ogni dove, tutte da collezionare.
  • Cataloghi stupendi con cui riempire uno zaino già allo stremo della sua contenitività.
  • Colori vivacissimi: da un salone del libro non me lo aspettavo.
  • Lettori, bambini e adulti, che si rifugiano sulle panchine e sulle sedie, anche in angoli inattesi, in compagnia di un libro. Persone che hanno acquistato un libro e non riescono nemmeno ad aspettare di arrivare a casa per immergersi in una nuova storia. Non è meraviglioso?

Il Salone Internazionale del Libro di Torino è visitabile fino al 18 maggio. Se siete nei paraggi, fategli visita, che siate lettori, disegnatori, autori, narratori, affabulati dalla parola stampata, quello è il posto giusto per esplorazione e perché no, per l’acquisto di bellissimi prodotti editoriali.

 

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Asterisk Quattro giorni alla Bologna Children Book Fair 2014
29/03/2014 Morena Forza in Fiere&Saloni / 5 responses

Sono stata altre volte alla Children Book Fair, ma stavolta era diverso.
Mi sembrava di indossare un paio occhiali che rendevano più vividi i colori, i tanti colori di una fiera che nasce per esserne ricca.
L’ho vissuta pienamente e riuscendo per la prima volta a goderne gli aspetti meno lavorativi e più ludici e interessanti a livello artistico e personale.
Per la prima volta ero perfettamente a mio agio.
Come alcuni di voi sapranno, non è così scontato in un posto così enorme, che sembra inghiottire gli incauti e disperdere ogni speranza di ritrovarsi con i propri compagni di fiera.

Quando sono entrata ai tornelli lunedì avevo già avuto modo di sentire il profumo di illustrazione attorno a me, ben prima di entrare in fiera: era come se avessi capito che stavo per partecipare alla fiera solo il giorno prima. Anzi, le cose stavano precisamente così.
In treno verso Bologna mi sono fatta prestare il libro che la ragazza che occupava il sedile di fronte al mio leggeva. Era vintage, in inglese e parecchio strambo. Insomma, aveva tutti gli ingredienti giusti per spingermi a chiederlo in prestito ad una perfetta estranea.
Ho annotato delle frasi molto interessanti come questa:

da “Revolution for the Hell of it” di Abbie Hoffman , 1968

e io e Danielle, così si chiamava la ragazza, abbiamo iniziato a commentarlo.
Ho scoperto poco dopo che anche lei, californiana appena atterrata da New York, era illustratrice come me ed era chiaramente diretta in fiera per una sorta di scambio culturale fra la sua scuola e l’Accademia di Bologna.
E mi sono vergognata per essermi lamentata delle mie due ore di treno, pensando che lei aveva attraversato l’Atlantico per partecipare, così come le migliaia di altre persone dirette agli stand e agli eventi sparsi per la città avevano affrontato un lungo viaggio per arrivare, cariche di libri o documenti o merchandising e dispositivi di ogni genere.

Bologna non è una città grandissima, quindi la concentrazione di illustratori, editori, agenti, redattori, formatori, direttori artistici e addetti si nota subito quando la Children Book Fair si avvicina.
La città diventa davvero gremita; anche coloro che ad un occhio poco allenato potrebbero sembrare semplici turisti, sono invece arrivati per contrattare, proporsi, visitare la fiera.
Nell’aria c’è un che di frizzantino: si respira l’impazienza di affrontare quei quattro giorni di lavoro e stanchezza, di aspettative e di incontri.
In stazione, sui mezzi, per le vie, capita di incrociare persone che discorrono di albi, di concorsi, di nuove uscite, di stili e per un illustratore può essere emozionante inciampare in queste conversazioni o vedere altre persone con dei nuovi albi in mano, mentre magari ne discutono con qualcuno.
La BCBF (abbreviazione comunemente utilizzata per ” Bologna Children Book Fair”) viene  una sola volta l’anno e l’illustratore spesso si trova a lavorare da freelancer a casa propria.
Ecco perchè la fiera diventa l’occasione di incontro e di confronto fra colleghi, rinfrancante e spesso divertente.
In uno dei libri di Harry Potter c’è un momento in cui Londra si riempie di maghi che cercano di confondersi fra la folla di muggles (babbani) ma in modo maldestro e così si riconoscono uno con l’altro.
Ed è un po’ confortante e strano assieme riconoscere altri maghi fra i babbani attorno a sè; ci ho pensato con un sorriso a spasso per Bologna.

Quest’anno più degli altri mi è sembrato di osservare un maggiore dinamismo attorno a me; le persone con un’aria persa e il passo trascinato erano davvero poche. C’era chi prendeva appunti, chi fotografava stand, chi sfogliava libri e cataloghi, chi scriveva i nomi di autori interessanti e di artisti selezionati per le mostre, chi camminava lungo il cosidetto “muro del pianto” (io a proposito gli cambierei il nome, non possiamo pensare a qualcosa di più dignitoso?) e raccoglieva materiale interessante, chi bivaccava sulla moquette confrontando il portfolio con qualcuno.

E poi certi stand hanno degli arredamenti
davvero carini!

Tanti volti sorridenti anche se stanchi per le ore di camminata.

Questo video di Francesca Assirelli fa capire bene il mood folle da fiera:

Perchè noi illustratori siamo tutti persone serissime!

Come al solito molte persone saggiamente munite di trolley e poi quest’anno il padiglione 33 offriva la possibilità di comprare libri (col bancomat oltretutto!) per cui diventava indispensabile per lo shopping.

La Mostra degli illustratori per me è stata una delle chicche dell’edizione di quest’anno: finalmente più tavole figurative e soprattutto narrative.
Qualcuno non è stato soddisfatto della selezione ma sinceramente non riesco a capire come. Io ho trovato tutto bello, di qualità altissima e di ottima leggibilità; composizioni equilibrate, bei colori, stili diversi ma tutti molto raffinati. Anche le tavole che rispondevano maggiormente alle mode del momento avevano delle forti note personali che le rendevano uniche e per nulla noiose.
Qui trovate la gallery degli autori selezionati.
Ho tentato di seguire una dei giurati, Anna Castagnoli, nella sua visita guidata alla mostra; purtroppo però l’acustica era terribile per via del microfono molto alto della conferenza in atto a fianco alla mostra e per quanto mi sforzassi mi risultava impossibile ascoltare ciò che veniva detto.
Ho dovuto fare dietro front, buttandomi prima nella mostra di Ugo Fontana e poi in quella del Brasile, Paese ospite 2014.

Entrambe meravigliose, una vera gioia per gli occhi.

All’entrata del Padiglione 33 c’erano perfino dei giocolieri.
Ammirati da grandi, piccini e illustratori.

Nella foga di curiosare quanti più padiglioni possibile e di incontrare i colleghi preferiti si finisce quasi per dimenticare la fame.
Mi prendeva sempre di sorpresa, covata a lungo così come la sete; in fila (una lunga fila) per un panino da 5 euro finivo spesso per incontrare colleghi conosciuti o di chiacchierare con altre persone in attesa di una focaccina farcita o di caffeina ristoratrice.
Ad un certo punto c’è stato un momento tragicomico in cui una di queste file era talmente piena di cartellette nere che era diventato faticoso non scontrarsi uno con l’altro, e praticamente impossibile non urtarsi mentre si beveva e mangiava. Anche quello, coi meno burberi, fruttava dei momenti di empatia e comprensione, ma anche di chiacchiere e pettegolezzi (“Hai sentito che Taldeitali Editore sta fallendo?” “Lo sai che ieri alla presentazione di Tizio è successo questo e quest’altro?” “Certo che quella mostra da Certoposto non era proprio nulla di che”.)

E’ strano, è come se un po’ ci si conoscesse tutti, anche se per poco.
Come a volte succede ai concerti quando si conoscono altri fan del proprio gruppo preferito.

I bellissimi corridoi illustrati nel nuovo Padiglione 33

Gli eventi interni alla fiera erano molto interessanti, ma come è risaputo è impossibile presenziare a tutto: io sono stata alla conferenza di Oliver Jeffers e a quella di Bianca Pitzorno.

Bianca Pitzorno

Oliver Jeffers

Entrambe molto affollate, ma per quella della Pitzorno ho recuperato un libro da fare autografare e mi sono precipitata in seconda fila ad ascoltarla, rapita e affascinata.
I suoi libri sono proprio la mia infanzia, non potevo mancare ed è stata una conferenza ricca di spunti intelligentissimi e stimolanti.
Ho fatto in tempo a passare a salutare anche Monica Barengo in dedica per Polline, illustrato da lei e scritto da Davide Calì. Qui avevo intervistato entrambi per il libro.

Lunedì 24 marzo ho partecipato all’evento Wacom “That’s the way I like it!” presso lo stand A181 di Autori di Immagini (Associazione Illustratori) tenendo una breve lezione su come lavoro in Photoshop alle mie tavole.

Dalla pagina di BCBF

E’ stato emozionante e poi a me piace sempre molto condividere ciò che faccio e che scopro nel flusso di lavoro.
Ringrazio gli organizzatori scrupolosi e gentilissimi e anche chi è passato a curiosare.

Anche fuori dalla fiera le iniziative non mancavano di certo.
Nonostante il tempo decisamente uggioso ed una pioggia a volte noiosa, la città era colorata da un programma fitto di incontri curiosi.

La prima mostra che ho visitato è stata quella di Isol da Zoo.
Colorata, fresca, ironica, allestita deliziosamente in un posto colorato e di gran gusto.
Per di più l’ho assaporata con un’abbondante fetta di torta ai mirtilli, non mi potevo proprio lamentare.
Decisamente consigliata.

Successivamente, in un giovedì magnanimo che ha risparmiato gli acquazzoni previsti dal meteo, mi sono avventurata con Alessandra ed Erica prima alla mostra di Marina Marcolin presso Les Libellules, poi a quella di Satoe Tone allo Studio &.
Della prima mi ha colpito più di tutto il modo in cui gli acquarelli esposti (pensavo fossero pochi, invece Marina Marcolin mi ha avvertita che mi sono persa l’atelier principale con gli altri 25 acquarelli… peccato! Fate attenzione a chiedere dove sono esposti gli altri acquerelli!) erano contenuti da una cornice perfetta per loro. Il negozio ha dei colori delicatissimi e vende abiti artigianali per bambini. L’ho trovato davvero splendido per come tutto era amalgamato con lo stesso gusto, frutto evidente di una scelta molto ben mirata

La mostra di Satoe Tone allo Studio &

Della seconda, posso dire che mi ha proprio fatta sognare.
Satoe Tone esponeva in questo bellissimo studio di architettura e design, che si trova in un’ex studio notarile in un palazzo antico (io sono sempre curiosissima di conoscere la storia dei posti dove vado) dagli alti soffitti e le finestre ad arco.
La mostra conta parecchi dei suoi lavori ed è molto ben allestita, la consiglio a chi vuole perdersi nei mille dettagli che Satoe Tone non risparmia mai, nelle sue atmosfere ovattate e fantastiche, ma al tempo stesso vivaci e colorate.

E a proposito di colori vivaci, la primavera è arrivata a Bologna e nonostante il freddo l’odore della nuova stagione è spuntato quasi prepotentemente.

Da sotto il mio ombrello giallo ho potuto osservare gemme di qualunque tipo, attività che trovo rigenerante dopo una giornata fra gli stand.
Bologna è bella, con i suoi mille negozi e librerie indipendenti, le persone sedute per terra in piazza (a Milano si vede solo di sera alle Colonne di San Lorenzo).
E poi sempre per restare in tema di colori vivaci, sono incappata per caso da Inuit, che seguivo da tempo ma non avevo mai visitato; ne sono stata molto contenta.

Il negozio mi piace molto per come è impostato e per quello che offre.
Avevo già visto alla mostra degli Illustratori le cinque tavole stampate in risoprint, selezionate dal progetto Inuit “Personal Taste”.

Alcune delle stampe in mostra per “Personal Taste”

Nella loro libreria sono esposte anche le altre, fino all’8 aprile! Vi consiglio di farci un salto.
Hanno anche delle stampe bellissime in vendita.

Se qualcuno mi chiedesse “Perchè presenziare alla BCBF?” gli risponderei:
Perchè viene una volta l’anno.
Ed è sempre una bella occasione per esplorare e studiare nuove possibilità, per ispirarsi, per incontrare persone di ogni tipo, per venire a contatto coi propri limiti, prenderne nota e formulare nuove sfide e nuovi traguardi per l’anno a venire.
Ma anche per vedere come lavorano altre persone e per capire più concretamente quanto lavoro ci sia dietro al prodotto editoriale.
Poi, mi spiace se qualcuno lo troverà ingenuo come pretesto, ma è bello potersi rivedere con colleghi che abitano in altre città e regioni o addirittura in altri Paesi e continenti.
E anche far firmare un bell’albo illustrato dall’autore e dall’illustratore, conoscerli di persona.

Insomma, la BCBF è sempre un posto enorme e minuscolo assieme.
Un posto dove i sogni diventano progetti e il coraggio determinazione. Dove una chiacchierata diventa a volte un’iniziativa e un pranzo un concentrato di buonissime idee.
A questo proposito ringrazio tutti coloro che hanno partecipato o fatto capolino al pranzo tra disegnatori di martedì: l’anno prossimo organizzeremo qualcosa di più comodo e concreto. E’ stato bello vedervi tutti anche solo di fuggita.

Ci vediamo a Bologna 2015!

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Asterisk Bologna 2012: i nostri racconti dalla Children Book Fair, conferenze, incontri e consigli
01/04/2012 Morena Forza in Fiere&Saloni / 3 responses
Per prima trovate la mia recensione,in seguito le esperienze di altri illustratori alla Children Book Fair. 

Ho preferito dare la parola anche ad altre persone perchè c’è chi c’è stato tutti i giorni, chi come me solo alcuni, e ognuno di noi ha vissuto cose diverse e incontrato persone diverse e ha cose differenti da raccontare! :)

SENSAZIONI CONTRASTANTI
Ho lasciato passare qualche settimana per scrivere questo articolo, un po’ perchè come molti di voi sanno il post Bologna è da sotterrarsi di stanchezza, un po’ perchè volevo raccogliere le idee.
Capire se l’entusiasmo che mi ha pervasa a questa edizione era più la felicità di aver visto stand, persone che mi interessava incontrare e rivedere, il sollievo di avere avuto buoni colloqui e contatti, oppure se effettivamente le cose erano andate bene.
Ringrazio in anticipo le persone che con estrema gentilezza mi hanno scritto la loro mini recensione e mi hanno passato le proprie fotografie dell’evento.
Io ne ho fatte pochissime perchè mi sono accorta in treno che la mia digitale era…senza pile. Che erano a caricare dalla notte prima e sono rimaste a Milano, per mia grande furbizia.

Come forse avete letto qualche settimana fa, attraversavo un periodo di grossa fiacca creativa, quindi sono partita da Milano Centrale col cuore pesante, contenta di vedere dei miei colleghi, ma assolutamente disinteressata verso l’evento stesso.
Sapevo che era sbagliato, perchè viene una volta l’anno e quindi dovevo in teoria avere tutte le energie del mondo e tutto l’entusiasmo possibile per affrontarlo, ma del resto certe cose non si decidono.
Per cui ho passato le ore di treno a pensare ad altro quasi dimenticandomi della fiera; ho conosciuto una ragazza che tornava in Italia dopo 2 anni di soggiorno in Texas e a New York e per la prima volta dopo mesi e mesi in cui mi lambiccavo il cervello pensando a soluzioni creative per il mio book o per i libri a cui stavo lavorando, ho staccato la spina.
Ho sentito unicamente il gusto dell’avventura trasparire dai suoi racconti, ne restavo rapita e ammaliata e tutte le angosce relative al mestiere e alla fiera stessa, venivano dissipate senza nemmeno che lei ne fosse consapevole. Anzi a dirla tutta non sapeva nulla di me, se non che sono illustratrice, e il dialogo è partito dalla mia grande borsa di Richard Scarry, accessorio che poi ho scoperto mi avrebbe procurato parecchi dialoghi in fiera.
Arrivata a Bologna ero alleggerita, svuotata da qualunque malumore, in uno stato emotivo del tutto neutro che mi ha permesso di arrivare tranquilla e quasi zen all’enorme entrata della Children Book Fair.

Ho scoperto che rispetto agli scorsi anni mi trovavo del tutto a mio agio, non c’era traccia del modo in cui mi sentivo la prima volta che ho varcato quei tornelli.
La prima volta a Bologna mi sentivo come qualcuno che aveva avuto una chiave per entrare in un posto a cui in realtà non apparteneva, quasi timorosa di essere scoperta. Non dico una ladra, ma sicuramente un’intrusa sì.

Fotografia: Fabio Buonocore

Quest’anno mi sembrava tutto perfettamente nella norma, anzi mi sentivo quasi come qualcuno che dopo tanto tempo tornava a casa.
Mi sentivo come la ragazza di Parma che tornava da New York. Ho passato i tornelli con un’eccitazione che non credevo possibile.

MOSTRA DEGLI ILLUSTRATORI SELEZIONATI

Mi sono diretta innanzitutto alla mostra degli illustratori selezionati, spinta da una sincera curiosità.
Come ogni anno sono rimasta perplessa su alcune scelte ma credo sia inevitabile, anche se alcune nonostante le abbia trovate fuori luogo,erano di mio gusto. Tra questi esempi spicca un’italiana, Monica Barengo, che mi ha tenuta incollata alle sue 5 misteriose ed inquietanti tavole per svariati minuti.

 Tra gli stranieri che ho preferito, senza dubbio Violeta Lopiz.
Vorrei a questo proposito spendere due parole su delle domande che nascono spesso post fiera: una delle ricorrenti è “Ma perchè c’è così tanta differenza tra le tavole in Mostra degli Illustratori e quello che viene esposto negli stand?” E’ presto detto. Sono due cose diverse. L’illustrazione che trovate negli stand è spesso commerciale, destinata cioè a dei prodotti che devono giustamente vendere, per cui è difficile che venga selezionata per la Mostra.
Ormai mi sono messa il cuore in pace su questa faccenda e capisco che la Mostra e gli Stand sono due luoghi separati uno dall’altro non a caso.

Dopodiché mi sono diretta alla mostra del Paese ospite che quest’anno era il Portogallo; amo profondamente l’estetica dell’illustrazione latina. Portogallo, Argentina, Messico, Brasile…
E infatti sono rimasta davvero incantata davanti a molte delle proposte portoghesi e non ho potuto fare a meno di apprezzare il vivace allestimento con le valigette rosse.

Fotografia: Fabio Buonocore

Rosaria Battiloro al Muro del Pianto

A questo punto mi sono diretta al Muro del Pianto, punto di ritrovo e catalizzatore di illustratori per antonomasia, forse anche più del Cafè degli illustratori.

Pur arrivando il primo giorno di fiera, di mattina, l’ho trovato praticamente già pieno zeppo di qualunque tipo di installazione: locandine gigantesche, cartoline, dispenser di biglietti da visita… spazzolini per gabinetti.

Non sanno più cosa inventarsi al muro del pianto… Grazie per la foto a Martina Cecilia!

E’ bello anche guardare chi delle persone che conosci è già arrivata e ha affisso il suo materiale, a quel punto infatti ho iniziato a dilapidare la mia ricaricabile chiamando a destra e a manca per organizzare dei mini ritrovi.
La Fiera è caotica e affollata e vedere tutti o ritrovarli dopo averli visti è davvero un’impresa titanica. Io sono rimasta solo due giorni, motivo per cui ho dovuto vedere a spizzichi e bocconi alcuni di voi e ho potuto intrattenermi pochissimo. Alla fine del secondo giorno ero già stanca morta e coi piedi a pezzi e il braccio del trolley aveva preso l’angolatura da trazione.

INCONTRI E CONFERENZE

Roberto Innocenti

Purtroppo sono arrivata in ritardo per ben TRE conferenze.
Per puro caso sono arrivata allo stand Associazione Illustratori in tempo per quella di Roberto Innocenti. Siccome sono una ragazza diligente e non mi fido della mia memoria, la sera del primo giorno mi sono annotata le risposte alle domande che gli venivano poste durante questo incontro organizzato con Tapirulan.

Non conosco i nomi delle persone che hanno fatto le varie domande. A parte il mio, ovviamente.

D – Signor Innocenti, quanto del suo vissuto quotidiano c’è nelle sue tavole?

R.I – A dirla tutta praticamente nulla, se escludiamo Pinocchio. Pinocchio è toscano, Collodi è toscano, la storia si dispiega nel paesaggio toscano, che è il mio, quello che ho visto e vissuto. Ma per il resto bisogna fare un discorso un po’ più articolato: nel momento in cui lavoro alla tavola non inserisco volutamente il mio vissuto negli elementi e nelle scelte dei soggetti, della composizione o dei colori. Piuttosto capita che prendendo in mano tavole di anni prima, mi rendo conto che quella tavola è in quel modo per dei dati motivi. Ma è una consapevolezza “col senno di poi”.

D- Lei preferisce lavorare per l’estero. In cosa dovrebbe cambiare questo Paese per fare in modo che le cose prendano una piega diversa?

R.I – *ridacchia* Bella domanda. Non è che io “preferisco” lavorare per l’estero. Noi italiani siamo spesso accusati di esterofilia. Nel mio caso trovo che non esista una considerazione abbastanza alta di questo mestiere per sprecare energie in progetti nostrani, con persone che non danno il giusto valore al mio lavoro. Mi dispiace naturalmente, ma io mi ritengo un artigiano non un artista. Un professionista. Quindi preferisco avere a che fare con delle realtà in cui ciò che faccio mi viene meglio riconosciuto. Mi sembra sensato.
In Italia i libri illustrati sono comprati dalla nonna e della zia al supermercato; comprano i libri delle principesse e delle Winx, o dei Gormiti. C’è lo scaffale azzurro e c’è lo scaffale rosa. Quella è generalmente la scelta del consumatore medio di letteratura per l’infanzia; quella commerciale, sempre quelle due/tre cose.

D – Cosa ne pensa dell’illustrazione digitale? Trova che tolga espressività al disegno?

R.I – L’espressività del disegno sta nel disegno. Il digitale è solamente un mezzo, un tramite. La verità è che molte persone si avvicinano al PC fiduciose che lui colmerà le lacune nel disegno, nella composizione e nelle nozioni sui colori, ma se non c’è di base la conoscenza del disegno a matita, le sue leggi e i suoi funzionamenti, non c’è PC che regga, il disegno sarà un prodotto mediocre, visibilmente mediocre. Io comunque non sono contro al PC. E’ solo uno strumento diverso. Del resto si vede chi sa usarlo bene e chi lo usa male. E si vede chi disegna bene e chi disegna male. Dire “meglio digitale” o “meglio tradizionale” non ha proprio senso.

A questo punto interviene il curatore della conferenza

 “Signor Innocenti, di lei colpisce l’estrema umiltà. Perchè si considera un artigiano piuttosto che un artista?”

R.I – Mah, io trovo che l’appellativo artista si usa un po’ con facilità. Per carità, sicuramente in un artigiano c’è un artista, c’è una scintilla creativa e una personalità, ma io non mi azzarderei mai ad annoverarmi tra i nomi di un Caravaggio o di un Van Gogh. Quella è gente di un certo tipo di cui non faccio parte. Le Belle Arti e l’Illustrazione e il confine tra le due è spesso dibattuto perchè fondamentalmente a molti la divisione tra le due infastidisce. A me per esempio non dà alcun fastidio, e per questo motivo definirmi un artigiano non lo vedo uno svilimento.
Ci sono cattivi artisti e buoni artisti, cattivi artigiani e ottimi artigiani.
– Cosa consiglierebbe a chi vuole intraprendere questa strada?
R.I – Innanzitutto, la preparazione. Sia didattica sia al sacrificio, alla pazienza, alla voglia di mettersi in gioco. (ndr: a quel punto ha abbassato troppo la voce e ho perso il filo del discorso)

Inutile dire che io l’ho ascoltato stregata per tutto il tempo, quasi cercando di cogliere la grandezza della sua bravura da un gesto o da una parola.
Quasi per carpire il segreto di tanta grandezza. Ma è impossibile. L’unica cosa che si può fare è aprire un libro come “L’ultima spiaggia” e ammirare. In silenzio. E’ lì che Roberto Innocenti si dimostra per quello che è. Un maestro. E anche una persona unica nel suo genere.

I LABORATORI E GLI ALTRI EVENTI

In seguito ho assistito a un mini laboratorio sulla nascita di un libro partendo da un foglio di carta; parto scettica e durante lo sviluppo del progetto mi vengono in mente migliaia di idee. E’ stata una di quelle attività che in sè concretamente non servono, ma ti danno modo di pensare e aprire la mente.
E’ per questo che io dico sempre “Cerca di venire a Bologna”.

Stand Associazione Illustratori

Come dicevo io stessa sono partita con poco entusiasmo e non avevo progetti di libro; avevo con me il tablet con sopra tavole di libri già pubblicati, disegni già venduti e utilizzati, insomma non avevo nemmeno preso appuntamenti con editori.
Ma la fiera è più che un insieme di stand: ci sono iniziative di ogni tipo come quella che ho appena esposto, conferenze, c’è DIALOGO E CONFRONTO, che è ciò che manca il restante tempo della vita di un illustratore.
Oggi internet facilita gli scambi di idee e contatti, ma trovarsi faccia a faccia a discutere con persone che fanno e amano la tua stessa cosa è tutta un’altra faccenda.

Paolo D’Altan per Wacom – Associazione Illustratori

Lo respiravo già in stazione a Bologna, quando scesa dal treno riuscivo già ad individuare chi era diretto in fiera.
Chi ha letto Harry Potter mi capirà quando utilizzo come similitudine il torneo mondiale di Quidditch nel quarto libro, quando i maghi, viaggiando per tutta la Gran Bretagna, riescono in qualche modo a riconoscersi tra loro in mezzo alla gente comune.

E’ una sensazione stranissima. Vedi una persona con una cartelletta e a volte (solo a volte) l’aria un po’ bislacca, o un look troppo giovanile per la sua età e cerchi di trattenere un sorriso soddisfatto ed empatico pensando “E’ un illustratore/è un’illustratrice”. Ed è come se ti vedessi un po’ da fuori.

ESPERIMENTI E COLLOQUI
Quest’anno come dicevo, ho utilizzato il tablet per portare con me il portfolio ed è stato un bell’alleggerimento sia in termini economici che fisici!
Alcuni editori hanno apprezzato moltissimo, altri meno: Spagna, Taiwan, Corea, USA e Ungheria sono stati quelli decisamente colpiti, meno entusiasta l’apparentemente più conservatrice Gran Bretagna, così così la Francia, che mi ha chiesto se avessi con me anche dei cartacei.
Ho voluto sperimentare e buttarmi per testare se il tablet sarebbe stato accolto come valido supporto o come un passo troppo in là. In fin dei conti appunto, non avevo progetti da proporre ma fondamentalmente volevo solo far vedere quello che già avevo fatto per prendere contatti.
Complice una maggiore sicurezza in me stessa e il fatto che mi sentivo davvero una zolletta di zucchero nella sua tazza di tè, quest’anno mi sono infrattata ovunque chiedendo colloqui, con la santa regola “Al massimo mi dicono di no.”

Mi sento di consigliare la massima obiettività nel considerare il proprio portfolio: se avete materiale sfuso, nessun progetto comune di almeno 4-5 tavole, o se effettivamente il vostro portfolio non è ancora a livelli professionali, evitate di andare da Casterman a farvi mazziare.
Piuttosto cercate qualche piccola casa editrice che sarà più disposta a darvi magari qualche consiglio, di modo che se anche non otterrete un contatto o una speranza di lavoro, avrete rotto il ghiaccio. Abituarsi a fare colloqui e a parlare di sè e del proprio lavoro è indispensabile e Bologna è un’ottima palestra.
Del resto anche andare con 3 chili di tavole appresso per non fare nemmeno un colloquio è insensato e prima o poi se volete lavorare vi toccherà farlo: scordatevi che qualcuno venga a chiedervi qualcosa o vi fermi. A Bologna siamo noi illustratori a farci il mazzo e cercare stand che producono materiale simile al nostro.
Quindi sostanzialmente a Bologna si va con la buona volontà e una sana faccia di tolla.

Scordatevi di parlare italiano se non in Italia e, irritando qualcuno, con la Spagna. Quella di Bologna è una fiera internazionale; chi non parla inglese è tagliato fuori. Persino le case editrici presenti in cui gli art director non parlano inglese hanno l’interprete ma dall’inglese alla loro lingua. Io per esempio ho parlato con un ungherese ma parlavo un inglese piuttosto dettagliato. Niente panico però: se avete paura di bloccarvi potete benissimo prepararvi cosa dire sul tal progetto o comunque su una serie di immagini e dire quello. Tanto i colloqui non durano ore. Certo se non capite cos’ha da dirvi l’interprete siete punto e a capo.

Uno dei coloratissimi stand pieni di sedie e con un impressionante viavai

Avete un anno di tempo per prepararvi a Bologna e a lavorare con l’estero che non va assolutamente precluso visti poi i tempi di crisi in cui versa il nostro Paese, che purtroppo investe pochissimo sul nuovo.
Investite in un corso di inglese o francese, ve lo dico spassionatamente.
Io ho studiato Lingue straniere, ma se non l’avessi fatto mi sarei già pagata un buon corso.

Insomma, che andiate a Bologna con lo spirito di avventura, di curiosità, col pallino degli affari o con l’unico desiderio di cazzeggiare con persone affini a voi, vale proprio la pena di schiodare le chiappe da casa vostra e farvi almeno un giorno alla Fiera. Non ve ne pentirete.
P.S Se fate un giorno solo portatevi da mangiare al sacco, a meno che non vogliate vendere la vostra famiglia per una pizza e una bottiglietta di acqua minerale dentro la fiera.
P.P.S Non fate come me; ogni volta mi ricordo di ritirare le mie tavole mandate per il pass, all’ultimo! Andate a prenderle quando arrivate, magari! :D

Le recensioni di:

ALESSANDRA FUSI

Io adoro la fiera di Bologna, la aspetto con ansia ogni anno, come una grande festa.

Di fatto per me è una ricorrenza importante, non soltanto perché mi permette di immergermi pienamente in quello che è il mio mondo (ed un mondo che adoro, aggiungerei), di vedere tute le nuove tendenze e novità, ma anche perché è un’occasione fantastica per incontrare e confrontarmi ogni volta con tantissimi colleghi e amici che magari sono distanti e durante l’anno non ho molta occasione di vedere: convergiamo tutti in questo grande punto nevralgico che è la fiera, ed ogni incontro è una festa.
Quest’anno per me non ha fatto eccezione.

Milioni di illustratori super colorati, muniti di cartellone-portfolio,  riconoscibili già al loro arrivo in stazione, immersi in ambienti altrettanto variopinti…E’ una botta di energia ed ispirazione ad ogni passo.
Non capirò mai chi rinuncia a visitare la fiera, perché magari non ha un progetto-libro pronto al momento…Venite comunque, venite per un giorno soltanto, venite a farvi un giro, ma venite…Rinnovarsi è fondamentale, guardarsi intorno lo è ancora di più…E quale occasione migliore di una fiera dove espongono editori di ogni paese e nazionalità?

Ho sentito pareri discordanti sulla fiera quest’anno…Più di qualcuno ha notato un certo “svuotamento”…Non so, a me non è sembrato…Sono arrivata il primo giorno verso le 10,00 e le prime due pareti del muro (che ogni anno è sempre più esteso, ed ogni anno è sempre più affollato) erano già quasi completamente piene.
Ovvio che poi l’ultimo giorno la fiera diventi triste e vuota, non è una novità…Il quarto giorno si chiude alle tre, ma già dalla mattina c’è chi inizia a smontare e portare tutto a casa, anzi, gli editori d’oltreoceano spesso smontano già il terzo giorno…

Quindi a parte questo, che è la norma, io non ho avvertito affatto la tanto decantata “crisi” in fiera, anzi, ho visto tanti nuovi editori, anche emergenti, molto propositivi, tanti bellissimi nuovi titoli, anche in edizioni molto curate e prestigiose…E tanti libri interattivi per Ipad, che hanno sempre il potere di incantarmi per ore…

Forse l’unica pecca, ahimè so di non dire niente di nuovo, è stata anche questa volta la mostra degli illustratori selezionati…Anzi, ad essere sincera mi sembra di notare un peggioramento di anno in anno, un progressivo calo di entusiasmo da parte mia (che la guardo sempre più rapidamente) ed un restringimento dei pezzi che mi colpiscono ad un numero sempre più esiguo…Aumentano invece in maniera esponenziale i punti interrogativi che mi spuntano in fronte davanti a certe immagini, assieme anche a un po’ di amarezza, se mi è concesso esser sincera.

Perché sarà anche ingenuo da parte mia, o retrogrado, o naif…Ma per me l’illustrazione è qualcosa di ben preciso, che ha delle caratteristiche ben precise. Prima su tutte una comunicatività e leggibilità universale e trasversale, che non ho avuto modo di riscontrare nella maggior parte dei selezionati.
Ho visto tante tavole “strane”, molte delle quali non incontravano affatto il mio gusto estetico (perché è anche di quello che si tratta, quindi prendete sempre la mia come un’opinione personale), più vicine all’arte moderna e concettuale che all’illustrazione.

L’illustrazione è ben altro, per me anche l’aspetto figurativo conta moltissimo.

Ovvio che ci sono state anche questa volta delle eccezioni, belle al punto tale da valer la pena di vedere tutta la mostra soltanto loro…Ma la cosa che mi rattrista è che si è trattato per me di eccezioni, appunto, che vedo diminuire di anno in anno.

Emblematica è la differenza che si riscontra poi aggirandosi tra gli stand, dove è possibile visionare effettivamente quello che è “il mercato” attualmente, in tutto il mondo: del genere di illustrazioni che sembra andare per la maggiore tra i selezionati della mostra dei selezionati per l’Annual c’è poca traccia, se non nulla.

La mostra del paese ospite, al contrario, mi ha incantata e meravigliata per il terzo anno consecutivo, non solo per i contenuti (illustrazioni così diverse e meravigliose!) ma da due anni a questa parte anche per l’allestimento: lo scorso anno con gli sportelli apribili per la Lituania, quest’anno con le valigie per il Portogallo…Una vera Magia.

 

Per il resto…Che altro dire…Come ogni anno ho vissuto la fiera per tutti e quattro i giorni, trascinando il mio fido trolley con libri e portfolio di colloquio in colloquio e alla fine (ma anche all’inizio, eh) la stanchezza si sente.
Ma ne vale sempre la pena: per il bottino di libri acquistati (e annotati da acquistare), per l’overdose di immagini che mi servirà come ispirazione per i mesi a venire, per i contatti presi e per la speranza nei frutti che potrebbero portare.
Già non vedo l’ora di tornare il prossimo anno….Per fortuna che a Dicembre c’è Montreuil!

Alessandra Fusi
http://alessandrafusi.blogspot.it

VINCENZO SANAPO

E’ difficile raccontare in poche righe lo stato d’animo con cui un illustratore vive un appuntamento importante come la “Bologna Children’s Book Fair”.
L’esperienza di quest’anno, se paragonata a quella dell’anno prima, posso dire di averla vissuta con nuova consapevolezza, poichè nel frattempo ho avuto modo di muovere i primi passi nel campo dell’editoria.
Ho dovuto confrontarmi con editori e scrittori e ho dovuto faticare non poco per riuscire ad imporre la mia figura professionale.
In Italia, soprattutto per i giovani, non è facilissimo far comprendere la consistenza di questo lavoro, e in questo senso credo che il mondo dell’editoria dovrebbe collaborare con noi illustratori nell’unico modo in cui gli è possibile farlo, e cioè promuovendo un prodotto che sia di qualità.

Livio Sossi allo stand AI

Credo che a volte il mercato e le mode condizionino troppo la scelta delle pubblicazioni editoriali, spesso a scapito della ricchezza di contenuti e del messaggio pedagogico. In fondo, anche noi siamo degli educatori! Educhiamo attraverso le nostre immagini.

Per quanto mi riguarda, ritengo doveroso ringraziare il professor Livio Sossi, per la gentilezza, la disponibilità e soprattutto per i suoi validi consigli che io sento di dover condividere con i miei colleghi, soprattutto con coloro che l’anno prossimo affronteranno gli editori per la prima volta: è importante presentare un portfolio curato! Se, invece, si vuol presentare un progetto-libro completo, è consigliabile presentarne una copia finita, stampata e rilegata, anche se poi il libro subirà diverse modifiche prima di arrivare alla pubblicazione vera e propria.
Vincenzo Sanapo
http://vincenzosanapoart.blogspot.it/

TIZIANA LONGO

Finalmente posso dire di essere stata presente alla fiera, di aver cercato anch’io a fatica un posticino libero per appendere la mia cartolina sul mitico “muro del pianto” e di aver toccato con mano cosa succede in questo famigerato luogo di perdizione!
Inizialmente stupore e meraviglia, poi ti assale l’ ansia da prestazione: “ecco e adesso che faccio?”, si perchè oltre al jogging (su e giù per la fiera) e al sollevamento pesi (borsa, book, libri in spalla), sarebbe utile mostrare il tuo sudato lavoro a qualcuno…non tanto nella vana speranza di una pubblicazione immediata, quanto nel riuscire a rimediare pareri e consigli da esperti nel settore.
Per quanto mi riguarda e per quanto ho potuto appurare, tra gli stand italiani, poche erano le case editrici disposte a darti retta e le uniche ad aprire le porte agli illustratori erano letteralmente prese d’assalto!
Tuttavia son riuscita a mostrare il mio portfolio un paio di volte e a capire che, prima di sedersi ad un colloquio, è importante fare una cernita accurata delle case editrici che ci sono più congeniali, se non ci si vuol sentir dire “bello ma non fa per noi”.
L’incontro più utile e costruttivo di sicuro l’ho avuto allo stand dell’Associazione Illustratori. Tante le attività e gli incontri in programma (tra i quali la presenza di Innocenti) e tanta la disponibilità nei confronti del baldo illustratore di turno. Il giovedì mattina infatti era prevista la visione dei portfoli da parte di alcuni personaggi del direttivo dell’associazione. Io ad esempio ho avuto il piacere di conoscere  la Vicepresidente Valentina Russello, la quale, con pazienza ed entusiasmo, ha esaminato i miei lavori e mi ha dispensato di preziosissimi consigli sull’esprimere la propria personalità attraverso il segno e sulla trasmissione del messaggio visivo e narrativo all’interno di un progetto libro anche attraverso la prospettiva. Interessante no??
Nel suo complesso esperienza positivissima quindi, solo ricordarsi i pattini a rotelle l’anno prossimo!!


Snowhite’s secret box

Alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, appuntamento da non perdere la mostra di Ana Juan, illustratrice in bianco e nero, maestra delle matite e delle atmosfere d’incubo.
Immaginate la triste melodia di un vecchio carrillon in sottofondo,  teche abitate da topi, ragni e foglie secche, buffi burattini penzolanti e le tavole a far bella mostra sulle pareti bianche, le bellissime matite narrano…su una parete la scritta “Brutti sogni”. 

Un affascinante incubo che prende forma e ti cattura, fino a quando quella melodia diventa quasi insopportabile e si torna alla luce, con un po’ di malinconia. Da vedere assolutamente.
Tiziana Longo
http://tizillustra.blogspot.it/

SILVIA A.

“Prima volta in fiera”
Ciao!!!! Prima volta in fiera…esperienza straordinaria. Tantissimi stand ricchi di libri meravigliosi che mi riempivano la testa di nuove idee. Ringrazio in modo particolare lo stand dell’associazione illustratori che sono stati disponibilissimi e mi hanno dato tantissimi consigli!
Sono passata martedì mattina, me l’hanno visionato due signori e una signora, tutti gentilissimi e disponibili, mi hanno anche consigliato artisti dai quali potevo prendere spunto,hanno commentato ogni immagine dandomi il loro parere su come migliorarla. Avendo studiato animazione e non illustrazione pensavo di fare delle pessime figure invece ho trovato grande professionalita e rispetto x tutto.Ho parlato anche con il ragazzo che disegnava con la tavoletta grafica, anche lui gentilissimo, mi ha regalato consigli e pareri con molta calma soffermandosi anche lui x ogni immagine. Non avevo un vero e proprio portfolio, essendo la prima volta e non avendo la minima esperienza pensavo di passare solo a dare un’occhiata xe ho ancora tanto da imparare invece poi mi sono buttata e ho fatto vedere qualche disegno a chi, secondo me, poteva interessare il mio stile, cosi facendo ho vinto la mia timidezza!Sono rimasta contentissima soprattutto x la professionalità trovata. Sono passata a parlare solo in case editrici italiane purtroppo … Non sapendo l’inglese sono rimasta bloccata. Ma l’hanno prossimo vedrò di passare parlare con tutti indipendentemente dalla lingua!
Silvia

Inoltre, Addictive Colors ha scritto un post sulla Fiera.

Tra chi di voi è stato a Bologna: 
come l’avete trovata la Fiera quest’anno?
Per chi ancora ci deve andare… cosa vorreste sapere?
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