Categoria: Eventi

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Asterisk Metti un weekend di 20 disegnatori a Milano
04/10/2014 Morena Forza in Disegno per professione / No comments

Prima che potessi accorgermene, l’autunno è arrivato.
In punta di piedi, senza piogge eclatanti, e dopo un’estate piovosa e grigia , si è trattato solamente di qualche sfumatura rossa e dorata sulle foglie delle grandi querce vicino a casa.

Non fa freddo e qualche mattinata è perfino luminosa, anche se le giornate si sono segretamente accorciate, un poco per volta, per non essere scoperte.

Così, quando la scorsa settimana mi sono vista con Ilaria nel centro di Milano, sono rimasta piacevolmente stupita dal fatto che entrambe molto freddolose, avessimo caldo.
Non ci vedevamo da giugno, quando siamo atterrate dall’aeroporto di Bari dopo aver tenuto il nostro corso “Il sogno e il mestiere”a Gioia del Colle, ospiti della fantastica Francesca Quatraro.
Sapevamo che ci saremmo viste a Milano, ma nessuna delle due aveva immaginato che il 27 settembre potesse arrivare così in fretta e che l’estate ci sarebbe sfuggita dalle mani in quel modo.

Comunque, noi amiamo il nostro lavoro e ci piace molto insegnare, perciò non abbiamo ancora affrontato una delle sei tappe con malavoglia.
Per natura siamo molto curiose e abbiamo imparato che le persone possono stupirti e mostrarti cose bellissime, a volte nemmeno immagini quanto.
Perciò arriviamo in aula sempre con un filo di impazienza e lo mettiamo in conto.

I nostri corsisti ci vogliono un sacco bene: a fine corso Jole Falcone, l’art director
più simpatica che mi sia mai capitato di conoscere, ci ha inviato questo ritrattino.
Come si fa a non sentirsi coccolate?

Per questa tappa abbiamo puntato sulla mia città e per la prima volta giocavo in casa: non ho mai tenuto lezione a Milano.
Sono stata molto felice della scelta fatta: ci siamo appoggiate ai gentilissimi Andrea e Valentina di Associazione Afrodite, in Corso di Porta Nuova, per gli spazi in cui tenere il nostro workshop.
Molti dei nostri diciotto corsisti venivano da altre città (Torino, Genova, Pordenone, Varese, Bergamo…) così come quando a Firenze lo scorso ottobre ci siamo rese conto che in pochissimi erano anche solo toscani.
A me e Ilaria è sembrato subito di conoscerli da tempo, eravamo tutti a nostro agio e siamo entrati nel vivo del discorso molto presto.
Sappiamo che parlare di tematiche come le public relations, la contabilità, la contrattualistica e altri aspetti simili non è sempre facile, ma come spieghiamo ad ogni tappa sono gli argomenti che fanno da discriminante fra l’amatore e il professionista. 
Che concretizzano cioè il passaggio fra hobby e mestiere.
Non possiamo pretendere di essere trattati come professionisti se noi stessi non ci riconosciamo come tali e soprattutto se noi per primi non ci comportiamo in modo più che professionale con i nostri committenti.
In questo anno e mezzo ci è capitato spesso che ci venisse fatta una domanda del tipo “Come faccio se il cliente non mi ha pagato?”, di chiedere a nostra volta se fosse stato stipulato un anche piccolo contratto e di venire a conoscenza che no, non ce n’era uno.
A quel punto dobbiamo rimarcare che sta a noi disegnatori tutelarci e mettere in campo qualche piccola regola, proporre delle soluzioni e non aspettare che dall’altra parte le cose piovano bene spontaneamente. Alcuni potenziali clienti sono in malafede, ma non tutti. Alcuni semplicemente non sanno come ci si comporta e come funzionano le cose, e sì: sta a noi insegnarglielo.

Nel corso di questi 18 mesi e 6 tappe in giro per l’Italia, abbiamo incontrato i disegnatori più variegati. Fumettisti e illustratori, sì, ma anche designer del gioiello, disegnatori tessili, mille sfumature fra una figura e l’altra.
Disegnatori fieri, disegnatori timidi, disegnatori troppo sicuri di sé, altri per niente consapevoli del proprio valore. Qualcuno all’inizio di un cammino, qualche altro già molto solido.
Ciascuno di loro però è unico e noi ci teniamo a volerlo farlo notare, quando li incontriamo.

Due coloratissimi  momenti del workshop a Gioia del Colle, Giugno 2014
Grazie a Marianna Guerra per le fotografie

Ma non è tutto: in questo lungo lasso di tempo si sono succeduti uno dopo l’altro, anche corsi ricalcati dal nostro. Il che ci dà un segnale importante, perchè quel tardo pomeriggio, io e Ilaria abbiamo avuto un’ottima idea. Le ottime idee sono sempre le prime a venire copiate.
E a noi, in un certo senso, fa piacere, perchè significa che si sta riscoprendo la necessità di formare dei professionisti, qualcuno che non si pone sul mercato come carne al macello. Che non elemosina un lavoro subendo qualunque tipo di trattamento solo perchè è un lavoro.
Abbiamo conosciuto tanti giovanissimi a “Il sogno e il mestiere” ; con grande sorpresa, alcuni di loro sanno già bene che tra il sogno e il mestiere ci sono certe cose.
Cose che vanno imparate, assorbite e soprattutto messe in pratica.
Ma anche condivise: perchè quello che ora noi sappiamo lo può venire a sapere qualcun altro e il network è molto importante per migliorare l’ambiente lavorativo per tutti, noi compresi.
Ed è quello che preferiamo: i momenti di confronto e condivisione che si vengono a creare al corso ci arricchiscono tantissimo, come insegnanti, come professioniste e come persone.

Io e Ilaria nel centro storico di Gioia del Colle, lo scorso giugno
La bellezza di Palermo e di Mondello nella tappa di marzo. Non siamo fortunatissime?

Quasi per un gioco di casualità, nel febbraio del 2015 io e Ilaria torneremo a Roma a tenere il nostro workshop, la città dove abbiamo tenuto la prima tappa.
Sarà strano tornare dopo tutto questo tempo, dopo aver incontrato tante persone, visto tanti portfolio, ma soprattutto sarà bello tornare fra amici.
In ogni città abbiamo legato con qualcuno in particolare; qualcuno che non abbiamo mai perso nel corso di questo anno e mezzo, con cui ci sentiamo regolarmente e con cui abbiamo poi organizzato dei progetti insieme.
In qualche città ci è capitato di venire molto coccolate: quando abbiamo visto comparire una grossa cesta di ciliegie rosse e dolcissime a Gioia del Colle non ci sembrava vero. E le focaccine? E il ciambellone a Roma? E le cene fra una sera e l’altra? Noi ci ricordiamo ogni cosa. Ci capitava la sera, stremate (noi ce la mettiamo proprio tutta!) di parlare dell’affetto che avevamo trovato.
A nostra volta noi siamo sempre intenzionate a dare tutto ciò che abbiamo, per quanto riguarda la nostra esperienza, i nostri vissuti.
E’ questo il bello dello scambio: quando è vero e reciproco, nascono cose e ciascuno di noi torna a casa con qualcosa in più nel proprio bagaglio.

Il pranzo a Milano
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Asterisk Si apre “Inside Stories” mostra di Quentin Blake alla House of Illustration
26/06/2014 Morena Forza in Eventi / one comment

Molti di noi ricorderanno le illustrazioni di Quentin Blake dalle letture di amati libri come quelli di Rohald Dahl o Bianca Pitzorno.

Allestimento a Londra – Dalla pagina ufficiale di Quentin Blake

Quentin Blake è una pietra miliare dell’illustrazione per ragazzi; e nel Regno Unito è una vera istituzione.
E’ un signore dall’aria tranquilla, che lo scorso anno è stato investito del titolo di Cavaliere per i 64 anni della sua brillante carriera.

E’ un piacere sentirlo parlare…

E anche vederlo dipingere e sentirlo disquisire di come distribuisce il colore nei suoi acquerelli.

Il prossimo 2 Luglio alla House of Illustration di Londra si aprirà “Inside Stories“, la nuova mostra di alcune delle sue più belle tavole, evento che aprirà un’altra serie di mostre e workshop per il prossimo anno.

Qui il work in progress dei dietro le quinte della mostra! :)

Il sito ufficiale riporta che in mostra ci saranno tavole definitive, ma anche storyboards e bozzetti, con lo scopo di mettere in risalto il collegamento fra le fasi di lavorazione e la tavola definitiva e come si può evolvere un’idea all’interno dello stesso progetto.
Tutto questo è stato strutturato con la collaborazione degli autori dei testi, quindi chi come me ama la narrazione per immagini resterà deliziato dalla mostra.

Purtroppo io sarò a Londra proprio nei giorni in cui la mostra è chiusa e non riuscirò a vederla.
Ma se risiedete in UK o se le vostre vacanze hanno come meta Londra, non mancate! E fatemi sapere com’è stata. :)

Dove e Quando:

Londra – 2, Granary Square, King’s Cross

Dal 2 luglio al 2 novembre 2014

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Asterisk Linear: due giornate di workshop con Gianluca Folì
25/06/2014 Morena Forza in Eventi / No comments

Marta Pisani è riuscita a presenziare ad uno dei workshop a cui mi sarei fiondata se fossi stata nel posto giusto al momento giusto: Linear, di Gianluca Folì.
Ma, visto che come tutti sappiamo non è sempre possibile riuscire ad esserci a ogni evento a cui vorremmo partecipare, e visto che io ho il privilegio di avere degli “inviati speciali” che mi raccontano com’è andata, non mi lamento. :)
A questo giro la mia amica Marta ha scritto per RDD questo post in cui racconta delle sue due giornate per Linear, il workshop di Gianluca Folì, o meglio della prima “puntata”.
Buona lettura!

Era davvero moltissimo tempo che volevo frequentare un corso di illustrazione, ci giravo intorno da parecchio, ma per un motivo o per un altro la cosa veniva sempre rimandata.
Poi una mattina ho aperto Facebook e ho visto che Gianluca Folì avrebbe tenuto un seminario a Roma, il tema principale sarebbe stato “L’illustrazione dal picture book al magazine”.

Dovete sapere che una delle mie pubblicazioni preferite è Illustration Now! della Taschen, la compro sempre e la consulto maniacalmente, andandomi a cercare sul web gli illustratori che preferisco e le loro rispettive agenzie…
Ed ogni volta, durante questo rituale da stalker, mi ronza in mente una domanda: come si fa a lavorare nei magazine e nelle cover?
A questo punto capirete perchè per me era impossibile desistere dal partecipare a un workshop in cui venivano svelati questi arcani segreti!
Inoltre Gianluca Folì è un bravissimo illustratore e come ennesima conferma mi è bastato guardare sulla pagina facebook, nell’immagine di copertina ci sono i due volumoni della taschen: 100 illustrators!
E non è che li ha messi lì perchè li ha comprati ieri e voleva farceli vedere, ma perchè è uno di quei 100!
Insomma, come si dice a Roma: mica pizza e fichi!
Perciò mi sono detta: “Marta, di questo tipo ci fidiamo, ti rendi conto? Finalmente potremo sapere tutto ciò che desideriamo riguardo l’illustrazione per i magazine!”

Perciò ho scritto, prenotato il posto, pagato (il prezzo è davvero ottimo) e aspettato la data…

Avendo alle spalle un passato da secchiona suprema, quando si parla di partecipare a qualcosa che concerne l’apprendimento, in me scattano sempre una serie di pensieri ossessivi vari: aspettative esagerate, dubbi, angosce infondate, ansia da prestazione e così via dicendo…

Seleziono per voi i tre punti che mi attanagliavano di più:

1 – Mi sarà permesso avere accesso a tutto ciò, essendo solo una misera illustratrice della domenica?
2 – Riuscirò ad arrivare a Grottaferrata senza perdermi?
3 -Riuscirò in sole 9 ore di corso a carpire tutto ciò che desidero ardentemente sapere?

Ora, in effetti posso svelarvi che solo uno di questi dubbi era fondato, ed in questa sede, pubblicamente ammetto, che è dovuto solo al mio senso dell’orientamento analogo a quello di una bertuccia morta…
Fortunatamente, per gli improvvisati come me, il workshop è aperto ai professionisti ma anche a chi si trova ancora ad un livello amatoriale, ed in questo senso il gruppo dei partecipanti era ben assortito, con persone di tutti i livelli.
Villa Senni, che è la location del corso, è un posto bellissimo e vale davvero la pena perdere un po’ di tempo per raggiungerlo.

Ora, per quanto riguarda il terzo punto, non so dire precisamente, come sia stato possibile in 9 ore coprire un così ampio numero di argomenti, rispondere ai nostri quesiti e fare ben due simulazioni di commissioni, ma vi dico, con estremo piacere, che così è stato!

A spiegare questo misterioso avvenimento spazio-temporale ci sono varie motivazioni plausibili:
in primis il numero ristretto di partecipanti stabilito, per un massimo di otto persone.
Essere in meno di 10 persone, ha permesso a Gianluca di mantenere un ritmo  ben scandito negli argomenti, avendo comunque il tempo di fare tutti delle domande, ottenere risposte esaustive e poter ricevere dettagliate correzioni individuali, per ogni esercizio svolto.
Forse un altro degli aspetti favorevoli è stata la quiete del luogo, una bellissima serra riconvertita, immersa nel verde…

Ma se proprio volete saperlo, io una teoria perfetta ce l’ho:
noi non lo sapevamo, ma in realtà siamo stati portati dentro la tana di Totoro e come tutti sanno, lì il tempo scorre in maniera diversa lì, così mentre nel resto del mondo passavano poche ore, noi ne abbiamo avute a disposizione molte di più…
In ogni caso, aldilà del come sia stato possibile, questo è quello che abbiamo fatto in queste 9 ore suddivise tra il pomeriggio di sabato e la domenica.

Durante la prima giornata abbiamo avuto il piacere di vedere i bellissimi sketchbook di Gianluca, nel mentre ci ha parlato di stile personale e di come avere un supporto per disegnare sempre con noi, sia la chiave di accesso per conoscersi meglio come illustratori.

Poi ci ha mostrato molti dei suoi lavori tra libri illustrati e illustrazioni singole, ci ha descritto il diverso approccio che utilizza per ogni diversa commissione, e di come cambi in maniera radicale quando si lavora per un picture book oppure per una piccola illustrazione all’interno di un magazine.

Il secondo giorno abbiamo approfondito tutti questi aspetti uno ad uno. Pranzato in un fantastico ristorantino a Grottaferrata, mangiando delizie…

E dopo svolto degli esercizi di simulazione, basti su ipotetiche commissioni… Che tanto ipotetiche poi non sono, visto che sono tratte da “storie di vita vissuta ” da Gianluca in persona.
Questa parte è stata davvero molto utile e divertente!
Questo è quello di cui ha trattato il corso, ed è stato davvero molto e già così mi riterrei pienamente soddisfatta, ma non è stato solo questo…
Una fortuna è stata quella di aver formato da subito un bel gruppetto, ci siamo subito affiatati e sì è creata un’atmosfera divertente, informale e allo stesso tempo molto ligia nel seguire il corso.

E poi sono andata lì per sapere a riguardo dei magazine e ho imparato qualcosa che mi è servito molto di più…

Quando abbiamo fatto gli esercizi di simulazione la cosa che mi ha più destabilizzato è stata non avere la possibilità di fare i miei soliti rituali creativi, aprire la mia gallery di ispirazione, poter sfogliare i miei collage, riviste, libri e chi più ne ha più ne metta… 
Cercavo di farmi venire delle idee e mi sembrava di sprofondare nel nulla assoluto, era come se mi mancasse la terra sotto i piedi…
Quando, a turno, ognuno di noi ha espresso la sua opinione riguardo l’esercizio svolto, io ho detto, appunto, che mi era stato molto utile perchè mi ha fatto rendere conto di quanto io sia dipendente da cose esterne a me per creare…

E quello che Gianluca ci ha detto a riguardo, per me è stato rivoluzionario, ci ha spiegato il suo metodo, che è assolutamente anticonvenzionale: si basa, come accennavo prima, sul grande utilizzo degli sketchbook e del loro contenuto, di tanto tanto disegno dal vero, sopratutto disegnare cosa ci circonda, tutto ciò che fa parte della nostra quotidianità, e solo dopo aver raccolto molto di noi stessi, guardare ciò che fanno gli altri. Questo fa in modo che sia più difficile perdersi nella moltitudine visiva e di conseguenza ci rende più veloci e produttivi, inoltre ci aiuta ad identificare il nostro stile.

Detto così può sembrare banale, e ovviamente io l’ho spiegato in poche parole, ma è senza dubbio un concetto semplice ma vincente, provare per credere!

Su di me ha avuto questo effetto:
per il corso avevo comprato un bel blocco A4 da 120 fogli di carta giallina, leggera e ruvida, dopo aver disegnato una decina di pagine con gli esercizi del corso, l’ho ficcato in borsa insieme ad un astuccio di matite morbide, biro e pastelli e non ce l’ho tolto più! Ebbene: in 2 settimane l’avevo finito!

Erano tanti anni che non disegnavo così tanto, e bene poi!
Inoltre un’altra sorpresa è che quello non era l’unico appuntamento, ma ne sarebbero seguiti altri due, una data a fine giugno ed una a settembre!

Cosa aggiungere? Beh, che non vedo l’ora che arrivi fine mese per godermi altri due giorni di Linear 2.0!


Si ringrazia Emiliano Rampazzi per le fotografie realizzate al workshop.
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Asterisk Due giorni a Padova per giocare fra le righe: il mio fine settimana al corso di scrittura con Davide Calì
03/06/2014 Morena Forza in Creatività / one comment

Abbiamo tante cose da dire.
Alcune gentili, alcune ironiche, altre ci servono per affrontare le nostre peggiori paure e i brutti ricordi.
E io amo scrivere per questo.

Ero bloccata da molti mesi, forse mi ero dimenticata di come si giocava con le parole, senza analizzarle e giudicarle troppo.
E di come potevo vederle compagne e aiutanti (come sono sempre state da quando ho imparato a leggere e scrivere) invece che come tante farfalle da inseguire con un retino, fino allo stremo delle forze.

Sono tornata da Padova proprio ieri, dal workshop che Davide Calì ha tenuto per Artelier.

Il centro storico di Padova, dove ho soggiornato,
mi ha colpito molto, è stato bello passeggiare tra i portici,
soprattutto durante il temporale che non si è risparmiato venerdi sera.

Davide ha proiettato e ci ha fatto leggere e vedere molti suoi albi illustrati, sia editi che inediti ed è stata una vera esperienza.
Sul momento non sentivo di stare assimilando secondo per secondo, ma mi stavo divertendo molto e ricordo nitidamente un momento in particolare, mentre ci raccontava dei retroscena nel suo albo intitolato “10 carri armati scendevano in guerra” in cui ho pensato che non vedevo l’ora di tornare a casa per aprire il mio personalissimo scrigno di idee. La chiave di quello scrigno si chiama “Posso farlo?”
Perchè “Posso farlo?” è la domanda che mi faccio ogni volta che ho un’idea, come se qualcosa o qualcuno me lo potessero impedire.

Diciamo che, dopo un po’ che si studiano e analizzano regole e funzionamenti di certe attività creative, c’è il rischio di volere aderire ad ogni costo ai criteri standard e di assorbire un po’ di paura nell’approccio con le cose che si vogliono fare.

Davide ci ha dato qualche regola tecnica, ma nessuna di esse è stata un ostacolo; ad un certo punto sono uscita molto debole dal corso, credo con un calo di zuccheri vertiginoso, nonostante Davide mi abbia dato impietosito uno dei suoi biscotti al cioccolato e Daniela Iride Murgia una barretta alla frutta (non ho mai smesso di rubarle cibo, in quei due giorni, scusa Daniela!) forse perchè davvero stavo macinando tantissimo quello che avevo pensato durante la sua lezione.
E poi mi sono trovata nella mia camera d’albergo, un grazioso e luminosissimo mansardato, davanti al mio quaderno di un sobrio verde pistacchio e con le nuvole sopra la testa.

Non sentivo qualcosa che mi tratteneva, non più.
Mi sembrava di avere afferrato la vecchia e rassicurante sensazione che ogni cosa che ci è attorno può essere una fonte di ispirazione, quell’ispirazione che nasce dalla meraviglia per le piccole cose, per le riflessioni sulle cose anche più piccole della nostra quotidianità.
Che ti fa capire che anche un piccolo accadimento può essere il via per una storia; il banale che diventa in qualche modo eccezionale.
C’è bisogno di vedere l’eccezionale nel convenzionale, a volte. Rende tutto più magico o anche solo sopportabile.

Sapevo di avere tante cose da dire: qualcuna gentile, qualcuna buffa, qualcuna malinconica o più poetica, qualcuna più personale e qualcuna puramente fantastica ma non per questo meno reale: chi ha visto “Harry Potter e i Doni della Morte” si ricorderà la frase di Silente “Certo che sta accadendo nella tua mente, ma perchè dovrebbe significare che non è reale?

E quando scrivo, per me è così, forse ancora maggiormente rispetto a ciò che mi accade quando disegno. Quando scrivo non invento; faccio semplicemente quello che Julia Cameron, nel suo bestseller “La via dell’artista” (edito da Longanesi) definisce “mettersi in ascolto”.
In un certo senso io mi metto ad osservare e ascoltare quello che già succede a prescindere da me, e mi limito a riportarlo nella storia.
E’ un processo che può accadere anche col disegno, ma mi riesce meno facile.

Comunque, al corso è stato davvero interessante affrontare gli esercizi, notare come l’immaginario collettivo possa trovare tanti punti di contatto (un paio di finali dei libri di Davide li ho indovinati, e altri che dovevamo inventare li avevano pensati anche altri partecipanti) e sia allo stesso tempo così radicato nel vissuto di ognuno di noi, dando frutti diversissimi. Siamo tutti uguali e tutti unici.

Abbiamo affrontato come si compone una storia, con che ritmo narrativo, che requisiti differenti ci sono per target, mercati, e Davide non è stato affatto avaro di consigli e racconti riguardo i dietro le quinte di alcuni suoi libri.
Anche esplorare le diverse possibilità che un intreccio narrativo offre è stato molto divertente oltre che formativo.

E poi il bello di ogni workshop a cui si partecipa è il venire a contatto con amici che non si vedono da tempo, nuove persone di cui si ignorava l’esistenza fino al momento prima, ma che condividono con noi le stesse aspettative, gli stessi sogni, a volte perfino gli stessi gusti e le stesse idiosincrasie.
Con alcune di loro ti trovi anche la sera e tiri tardi davanti a una tisana alla menta piperita fino a farti cacciare dal loro appartamento (grazie Laura!).

Se doveste chiedermi se consiglio questo workshop dico: assolutamente sì!

P.S.
Vi ricordo che Davide Calì ha scritto diversi articoli per Roba da Disegnatori: potete trovarli qui.

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Asterisk Un coloratissimo weekend fra le tempere con Daniela Volpari
04/03/2014 Morena Forza in Eventi / 5 responses

Lo scorso 15 febbraio ha preso il via il workshop durato un weekend con Daniela Volpari per La bottega del cigno a Padova.
Per certi contrattempi non ho potuto presenziare, ma Noemi Gambini mi ha inviato gentilmente questo ricco resoconto per cui la ringrazio! :)
Le foto sono di Anna Mattiuzzo, grazie Anna!

di Noemi Gambini

Le emozioni che mi porto dietro tornando dal corso sono tante.
Sono partita per il corso di Daniela Volpari nonostante esca da un periodo molto poco produttivo per quanto riguarda l’illustrazione, erano quasi due mesi che non toccavo pennelli, preda di una crisi creativa che fondamentalmente affonda le sue radici nell’ansia da prestazione e in una sorta di “perfezionismo a tutti i costi”.
Così mi sono detta “perché non provare a fare un corso? Magari mi sblocco!” , ed eccomi qui a raccontare di questa esperienza .

Entro in aula con la mia adorabile compagna di stanza Anna Mattiuzzo, prendiamo posto nella bellissima stanza luminosissima.

Per prima cosa Daniela spiega il principio di “condivisione ed evoluzione”, in quanto il proposito del corso era sviluppare uno stile proprio partendo dalle cose che ci piacciono.
Infatti come preparazione per il corso Daniela ci aveva fatto raccogliere immagini di illustratori che adoriamo e foto di ambienti o oggetti che ci ispiravano.

Per spezzare la tensione iniziale Daniela propone subito un gioco bellissimo per far capire a noi l’importanza del rielaborare particolari delle illustrazioni che ci piacciono per creare qualcosa di nuovo, diverso, unico e originale!

Ognuno doveva disegnare un proprio personaggio molto velocemente e passarlo al compagno a destra, che doveva rielaborare lo stesso personaggio con il proprio stile, migliorando, aggiungendo (o togliendo) particolari  per migliorare quel personaggio, ma senza stravolgerlo. Il compagno che aveva rielaborato il personaggio doveva poi passarlo ad un terzo che doveva reinterpretare il personaggio unendo le due versioni precedenti.
Il risultato è stato emozionante! Capire come gli altri vedono i tuoi lavori, cosa migliorerebbero, cosa cambierebbero, e vedere il risultato finale è stato illuminante!

Molto spesso basta cambiare punto di vista per capire le cose, in caso non riusciste a migliorare un vostro disegno, passatelo ad un compagno, o anche più di uno, è molto stimolante!

Dopo questo gioco, Daniela spiega come archiviare le cose che ci piacciono: COPIANDO!
Si, esatto, copiare, anzi ricopiare!
Personalmente non ricopiavo un disegno altrui dai tempi delle medie, ma anche questo si è rivelato illuminante per tutti!

L’esercizio consisteva nel copiare dall’archivio personale di illustrazioni, preparato prima del corso, tutti i dettagli degli sfondi o dei personaggi che ci piacevano, creando una specie di “banca dati” sul nostro sketchbook, con occhi, bocche, nasi, capelli, erbette, alberi, copiati di sana pianta da altri illustratori!
Questi dettagli dovevano essere poi rielaborati, ridisegnati diverse volte senza più avere le immagini di riferimento sotto gli occhi(Daniela ci ha fatto rimettere in borsa tutti i libri e immagini!), in modo da avere comunque una visione più personale.
Fatto questo abbiamo riunito i diversi particolari in un unico personaggio per creare il nostro personaggio il nostro personaggio “perfetto” , unendo tutte le cose che secondo noi erano migliori

Prendere le cose migliori degli altri e rielaborarle è stata la nostra missione!

Una volta ottenuto uno o due personaggi, ognuno dei partecipanti ha realizzato un matitato di un’illustrazione con i personaggi, utilizzando per la composizione le foto, sempre preparate prima del corso da ognuno.
E così finisce il primo giorno di corso

Il secondo giorno di corso è iniziato con sveglia presto e taaaanta tensione. Io non avevo mai usato le tempere ed ero terrorizzata, ma poi ho scoperto che tutti erano abbastanza terrorizzati :P
Per aiutarci Daniela ci ha riproposto il gioco del giorno precedente, e alla luce del giorno passato i risultati sono stati molto migliori per tutti!

Io e Anna che siamo tipo due rinoceronti (disegnativamente eh! :P) e che usiamo l’acrilico come fosse un mattone, eravamo davvero preoccupate.

Daniela a inizio mattinata tira fuori i suoi originali *______* non ho mai visto meraviglie tali, eppure di mostre ne ho viste tante e di originali pure. Sono rimasta a Bocca aperta. Se avete mai visto un libro di Daniela e vi sembra stupendo, non avete idea di che cosa siano gli originali!
Ha portato alcune illustrazioni dal suo libro Oliver Twist, una dai tre moschettieri che mi ha fatto impazzire letteralmente e alcune dal suo nuovo libro, in uscita prossimamente.
Una più bella dell’altra!

Daniela è stata gentilissima ci ha svelato un sacco di trucchetti interessanti per fare degli effetti strani con la tempera e poi tutti in cerchio intorno a lei per la spiegazione pratica della tecnica particolare che usa lei, a strati sottilissimi, con la tempera molto diluita, la frase che ci è rimbombata nella testa per tutto il corso è stata: “pazienza, aspettate che asciughi e poi tornateci sopra! Calma!”

In pratica facendo, ho capito cosa intendeva, e posso dire che ci vuole veramente una santissima pazienza per lavorare la tempera con l’eleganza  con cui la lavora Daniela!

Dopo la lezione pratica di tempera, Daniela ci ha spiegato come creare una palette di colori vincente, abbinando complementari, e riducendo la gamma cromatica a pochissimi colori.

Con l’autostima a pezzi dopo aver visto gli originali di Daniela sono partita.
All’inizio è stato come stendere l’acquerello, ma mano a mano prendeva corpo, il colore si caricava e iniziavo a vedere risultati, seppur molto lentamente.

La cosa che mi ha colpito della tempera è che devi decidere tutto prima, le luci, le ombre, i colori.
Con l’acrilico io non so mai dove andrò a parare e invece qui ho dovuto cambiare impostazione mentale, il procedimento è più o meno quello dell’acquerello, si parte con lo stendere i colori chiari per poi passare a quelli scuri, altrimenti di impasta tutto e viene tutto “sbrodolato”, e poi ovviamente la pazienza! Se passi su una zona ancora bagnata la tempera viene via, è viva, cambia, si muove, mentre l’acrilico che uso di solito è fisso, statico. Passare alla tempera è stata dura, ma emozionante  sicuramente la riuserò, anche perché è come fare yoga, mentre stendi infinite velature di colore hai tempo di pensare, riflettere su quello che stai facendo
Ovviamente in una giornata di tempera non potevo finire un ‘illustrazione completa, perciò ecco quello che ho fatto durante il corso.

Un altro bel post su questo workshop è stato scritto da Giulia Baratella, qui
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Asterisk IllustraMeeting – Professione lllustratore, Palermo 14 maggio 2013
17/05/2013 Morena Forza in Disegno per professione / 3 responses

Lo scorso 14 maggio in diretta dalla Sala Blu Cobalto dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, si è svolto un incontro che ha unito studenti, curiosi, illustratori alle prime armi e professionisti navigati in una conferenza – videoconferenza di un’intera giornata.
Illustrameeting, coordinato e “moderato” dalla luminosa e bravissima Rosanna Maranto, ha dato uno strumento di confronto molto importante e ben impostato a chi vorrebbe avvicinarsi al mondo dell’illustrazione.
Questo è il promo:

L’ho seguito in diretta streaming dalle nove e mezza del mattino e si è concluso nel tardo pomeriggio.
Tra i vari interventi, quelli di Gianluca Garofalo, Anna Castagnoli, Mauro Evangelista, Roberto Ricci per i fumettisti, Salvo Pappalardo e… Il mio! :)

E’ la prima volta che uso una webcam,
perdonatemi se parlo velocissima ma il tempo era stretto,
ed io imbarazzata a mille! Ho curato l’argomento “promozione”
ma ho voluto inserire nel mio intervento
qualche accenno a letture ed approcci creativi.

Ciascuno di noi ha portato la sua personalissima esperienza come contributo per la conferenza; affascinante poi se pensiamo che eravamo tutti dislocati. Io da Milano, Roberto da Parigi, Anna da Barcellona, Gianluca da Roma, Santo era presente a Palermo nella sala Blu Cobalto…
Ho poi scoperto che anche noi che eravamo chiamati ad intervenire abbiamo, di fatto, seguito l’intera videoconferenza ascoltando gli interventi dei colleghi, a dimostrazione che la curiosità per la maggior parte di chi fa questo mestiere non si estingue mai.
Mi ha fatto riflettere su quanto siano importanti, e restino tali nel tempo, la condivisione e il confronto con gli altri disegnatori.
E’ un concetto che mi sta molto a cuore e più volte ne ho parlato su Roba da Disegnatori, sia sulla pagina sia qui sul blog.

Ma bado alle ciance: probabilmente molti di voi non avevano la possibilità di seguire la videoconferenza o addirittura di presenziare a Palermo.
I tecnici di Illustramente hanno lavorato molto in fretta per completare l’upload della conferenza e i singoli interventi.
Li trovate a questo link.
Sono condivisibili anche singolarmente tramite la prima iconcina a destra.
Buona visione e soprattutto buon ascolto! :)

Come al solito commenti e domande sono sempre ben accetti.

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Asterisk “I will Survive” – Guida di sopravvivenza alla Children’s Book Fair
17/03/2013 Morena Forza in Disegno per professione / No comments

Comunicato Stampa gentilmente inviatoci da MiMaster Milano

I will survive: 
“The illustrated Bologna Children’s Book Fair survival Guide”.

25 – 28 marzo 2013, Bologna

un progetto di Mimaster illustrazione – mimasterillustrazione.com

Sopravvivere col sorriso a uno dei più grandi eventi professionali dedicati all’editoria per ragazzi, si può.

In occasione del cinquantenario della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna (25 – 28 marzo) Mimaster ha raccolto in una guida illustrata alla sopravvivenza suggerimenti, ricordi e dritte di artisti, editori e professionisti del settore tra cui Mondadori, The NewYork Times, Salani, Topipittori.

Come si costruire un portfolio efficace? E il look adatto per gli incontri?

Parlare in pubblico: gioie e dolori.

E inoltre, la parte dell’editore: come rendere fruttuoso l’appuntamento fieristico?

La Fiera del libro per Ragazzi è un’occasione per fare il punto sulla situazione internazionale del picturebook e un luogo di lavoro e scambio per illustratori, editori, e per licensing.
Il Mimaster forma giovani illustratori ad affrontare il mercato internazionale del libro e proprio a partire dai loro dubbi, equivoci e mitologie sulla Fiera è nato lo spunto per la guida.

La Fiera è un’esperienza che accomuna la vita professionale di chiunque si occupi di editoria e non solo per ragazzi.

Da qui il coinvolgimento di artisti, illustratori, editori professionisti a contribuire con la loro esperienza nella costruzione di una mappa alla sopravvivenza, tra il serio e il faceto, di questa spossante 4 giorni di incontri, colloqui di lavoro, conferenze.
Tra le firme delle illustrazioni della guida: Emiliano Ponzi, Serge Bloch, Pablo Amargo, Guido Scarabottolo, Nicholas Blechman e molti altri.

The illustrated Bologna Children’s Book Fair survival Guide è un progetto a cura di Ivan Canu e Giacomo Benelli – Mimaster , Andrea Bozzo graphic designer e in collaborazione con la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna.

Hanno contribuito ai testi: Fernando Ambrosi/Mondadori Ragazzi ,Debbie Bibo, Emanuela Bussolati, Davide Calì, Mohamed Danawi/Illozoo, Ferruccio Giromini, Maria Sole Macchia, Mariagrazia Mazzitelli/Salani, Sergio Ruzzier, Antonio Sarcina/Altopalato, Barbara Schiaffino/Andersen, Cristiana Valentini/Zoolibri, Giovanna Zoboli/Topipittori, Lisbeth Zwerger.
Immagini di: Pablo Amargo, Studio Armad’illo, Nicholas Blechman/ The NewYork Times, Serge Bloch, Ivan Canu, Paolo D’Altan, Beppe Giacobbe, Libero Gozzini, Maria Sole Macchia, Giulia Orecchia, Vincenza Peschechera, Emiliano Ponzi, Guido Bau Scarabottolo.

La guida sarà in distribuzione gratuita durante la Fiera 
allo stand Mimaster hall 26 -88b

Contenuti Extra alla Guida saranno pubblicati sulla pagina Facebook dell’iniziativa.

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Asterisk Angouleme 2013, con gli occhi e le mani di NuraT e ManuPela
09/02/2013 Morena Forza in Disegno per professione / No comments

La Mecca dell’appassionato di animazione in Europa? Annecy, credo.
E per fumetto? Il salone dei saloni è Angouleme. Chiunque nell’ambito ne sente parlare almeno dieci volte all’anno.
Io per ora non sono ancora riuscita a presenziare; quest’anno però posso segnalarvi due ottimi resoconti di una coppia di fumettari/animatori che hanno presenziato:
Nura-T , che ha realizzato anche un ottimo e galvanizzante video, e la sua morosa, ManuPela.

Un reportage appassionato, simpatico e carico di immagini!

Il video di presentazione:

Mi sembrava giusto rimandarvi ai contenuti sui loro blog piuttosto che riportarli qui.

buona lettura e buona visione :)

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Asterisk Cinque giorni con Lisbeth Zwerger al MiMaster
21/05/2012 Morena Forza in Creatività / 19 responses

Premessa
Volevo scrivere questo post subito appena finito il workshop al MiMaster, ma i due giorni seguenti i miei neuroni erano inceneriti (nel caso non lo sapeste, i corsi intensivi si chiamano “intensivi” per un motivo ben preciso!) quindi ricostruirò i miei pensieri del workshop dalla mia moleskine.

“Ma i workshop servono?” “I corsi brevi valgono la pena?”

Queste domande mi sono state rivolte in diverse email, quindi perchè non dirvi una volta per tutte cosa ne penso per quello che ho vissuto fino ad ora?
Rispondo subito: servono.
Ma di questo argomento tratterò poi in un post separato e apposito.

In questa sede racconterò quelli che sono stati i 5 meravigliosi giorni di corso con Lisbeth Zwerger.
Non credo che lei abbia bisogno di presentazioni, ma giusto in caso, leggete qualcosa qui sul suo conto.

Il workshop, intitolato “Illustrare i classici” verteva sull’analisi del testo del libro illustrato, nello specifico un testo dei fratelli Grimm, che ormai rappresentano l’immaginario della fiaba per eccellenza a livello europeo ed occidentale.

Anche stavolta ho la conferma che spesso i disegni dicono molto di chi sta dietro il tavolo dove sono stati realizzati: Lisbeth Zwerger è bella, dall’apparenza delicata e leggera come i suoi acquarelli, ma forte e precisa, a tratti rigida, quasi tradendo le sue origini austriache, schietta, come quando chiarisce che l’eccessivo pallore tipico di molti acquarelli la disturba. I rossi dei papaveri nel suo Mago di Oz parlano chiaro di questo aspetto.

Non è però un corso di acquarello, infatti la tecnica è libera; dopo aver analizzato un testo a scelta tra 4 proposti dei Grimm (“Il principe e il ranocchio” , “La bella addormentata” , “Hansel e Gretel” e “Il gatto con gli stivali”) bisogna scegliere cosa illustrare e cosa no.

E già questo pone davanti a un bell’interrogativo: cosa illustro, da questo testo? (E per di più era anche l’obiettivo del corso, il saper analizzare il testo)
Mi trovo davanti i due fogli di storia, mi sembra tutto molto semplice e inizio a schizzare delle scene. Parola sua, “La prima idea che viene in mente è anche la più banale, di solito io la scarto.” Restiamo tutti un po’ intimiditi da questa affermazione, ma lei la argomenta e salvo qualche perplessità vedo che attorno a me anche gli altri alla fine sono d’accordo: ciò che disegnamo istintivamente è spesso l’idea cliché, quella che non aggiungerà niente al testo, oppure che addirittura sarà ripetitiva.

Grazie a Francesca Resta per la foto!

Lei fa il giro della lunga tavolata (una trentina di persone in tutto) in silenzio e con un passo leggerissimo, una presenza quasi impalpabile, poi si ferma e ridacchia lievemente puntando col dito la bacchetta della fata che ho schizzato sul blocco. “So cliché, please! No cliché.”
E lì è il panico: come faccio a far capire che qui c’è una fata se sto disegnando un’ombra di quest’ultima e non le metto una bacchetta?
Glielo chiedo, lei scrolla le spalle e mi indica i fogli “Se è un libro illustrato, ci sarà anche del testo, perchè ripeterlo parola per parola?”
Quindi dice a tutti noi che non solo è importante scegliere cosa disegnare del testo ma anche e soprattutto cosa scartare. Molti di noi non ci pensano, rapiti dall’estro incominciano a riempire il disegno di dettagli di ogni sorta.
E può essere quello che distingue un’illustrazione mediocre e noiosa da una appassionante e di qualità.

Durante il workshop ci sono parecchi spunti di riflessione, vengono proiettate delle immagini tratte da libri illustrati della Golden Age (Walter Crane, Arthur Rackham, palesemente il suo primo ispiratore, Kay Nielsen e Gustave Doré) per studiare come venivano affrontate le composizioni a quei tempi e poi vengono messe a confronto delle storie illustrate da lei i primi tempi che lavorava e più recentemente. A dir poco affascinante seguire un’evoluzione stilistica in un arco di tempo così ampio. Devo dire che anche se lei è scontenta di più di metà di ciò che veniva mostrato, io non avrei saputo scegliere, trovo quasi tutto eccezionale sia nella vecchia versione sia in quella nuova.

L’analisi dei libri illustrati
Ah, questa è stata senz’altro la parte del workshop che ho preferito. Ha detto ad ognuno di noi di portare alcuni libri illustrati tra i nostri preferiti. Libri vintage, libri nuovissimi e molto alla moda, libri con illustrazioni della Golden Age, insomma gli spunti non mancano di sicuro.
Li sceglie e li distribuisce,assieme ad una tabella di analisi del libro illustrato che ho deciso applicherò a molti libri che già posseggo e che acquisterò.
Col mio gruppo di lavoro mi diverto come una pazza ad analizzare e discutere del libro che ci è stato sottoposto, è stimolante e davvero formativo.
Io sono arrivata con 14 libri, una pila che riempiva una borsa apposita. Me ne ha salvato solo uno su 14. Ovviamente voglio sapere perchè non le piacciono (per fortuna parlo bene inglese quindi non devo tampinare di continuo la traduttrice del MiMaster, Piera, che colgo l’occasione di ringraziare per la sua infinita carineria) e lei lì tira fuori il meglio di sè!
 Ipercritica e severissima mi fa a pezzettini quelli che fino a quella mattina erano i miei albi preferiti. Ma lo fa con motivi coerenti e spesso oggettivi e anche se lì sul momento mi sento quasi “offesa” (come se non avessi gusto, diciamo) dall’altra parte incamero un po’ di quell’esigenza che lei nutre verso il prodotto che ha tra le mani. Riesco a vedere i limiti di molti autori che fino a quel momento ho visto come “perfetti” ed è molto arricchente.

Grazie a Francesca Resta per la foto!

Durante il workshop si creano inoltre moltissime occasioni di scambi di idee e visioni sui libri e sul mestiere in generale; la sera torno completamente disfatta, con le mie certezze in frantumi, e capisco che le certezze non aiutano a crescere.
E che un corso DEVE in qualche modo farti ricredere su qualcosa, e non solo darti qualcosa ma anche togliertelo perchè tu possa ricominciare con nuove idee.
In questo Lisbeth Zwerger è meravigliosa: la sua schiettezza e la compostissima calma con cui demolisce tutti i tuoi preconcetti sul disegno e sulla costruzione delle tue tavole è quello che a mio parere, ognuno dovrebbe desiderare da un docente.
Non nascondo che attorno a mercoledi sono tornata a casa avvilita, mi sembrava di non sapere niente di niente, ma immaginavo che le critiche che mi erano state mosse dovevano essere elaborate per diventare qualcosa di costruttivo.

Una menzione speciale in questo post va anche ai miei compagni di corso e del mio gruppo di lavoro che sono felicissima di avere incontrato.
Se c’è una cosa meravigliosa è uscire dai nostri antri melmosi per parlare di quello che amiamo di più: il disegno, in ogni sua salsa!

Al prossimo workshop, spero prestissimo.

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Asterisk Anna Mattiuzzo : Vivere un corso a Sarmede
16/09/2011 Morena Forza in Eventi / No comments
Era da un po’ di tempo che desideravo pubblicare un post che trattasse dei corsi.
In particolare la mia attenzione è sempre stata su quelli organizzati a Sarmede “Il paese della Fiaba”.
Quest’anno la mia carissima collega Anna Mattiuzzo mi ha fatto questa enorme gentilezza scrivendo le sue impressinoi post Sarmede.
Dalle sue parole trapelano tutta l’emozione e la passione che questo mestiere sa regalare.
Grazie, Anna. :)


Buona lettura a tutti voi.

Aspetto la mia settimana a Sarmede con trepidazione per tutto l’anno. Per un illustratore, o anche solo un amante di questo mondo, è un appuntamento imperdibile.
Ritagliarsi qualche giorno per un corso alla Scuola Internazionale di Illustrazione per l’infanzia è indispensabile: mi sento male se anche solo penso al fatto che non potrei andarci.
Ricordo ancora la prima volta che sono arrivata al Paese della Fiaba: mi era sembrato di entrare in un’altra dimensione. Per chi non ha mai avuto la possibilità di vedere quei posti, vi assicuro che farci un corso è qualcosa di magico. Sarmede è un piccolo paesino immerso nel verde e nei colori. Si vive a stretto contatto con la natura, senza i vari stress della vita di tutti i giorni. Sembra quasi di abbandonare il mondo contemporaneo e la realtà per entrare in un libro illustrato: credo che fare un laboratorio in un posto differente renderebbe l’atmosfera decisamente diversa. L’aria che si respirerebbe non sarebbe così ispiratrice.

Forse i miei discorsi possono sembrare troppo romantici ma credo che quelli che, come me, hanno avuto il piacere di frequentare qualche corso a Sarmede, possono testimoniare e condividere quanto dico. Il clima che si respira è proprio da favola.
Buona parte del clima di relax e ispirazione, oltre ai paesaggi mozzafiato, si deve anche alle persone che a Sarmede (e a Montaner e Rugolo) ci vivono e che ogni anno accolgono milioni di corsisti.
Sembra pazzesco ma in pochi giorni gran parte del paese ti saluta per strada, la gente al supermercato ti chiede com’è andato il corso quel giorno, il barista ti offre da bere. L’accoglienza è incredibile! Cosa che di solito nei piccoli paesi non accade. Qui “il timore dello straniero” o la “chiusura” che si attribuisce, magari anche erroneamente, ai piccoli centri montani non sembra esserci.
Ovviamente questo è il mio punto di vista, qualcuno può anche pensarla diversamente. :)
Finita la pubblicità gratuita al Comune di Sarmede (rileggendo quanto scritto mi sembrava uno spot per passarci le vancanze :) … scusate!), veniamo all’argomento centrale di questo articolo: il corso.
Illustrazione di Octavia Monaco

Di solito, quando scelgo un corso, tengo conto dei miei gusti e delle tecniche che mi piace usare, ma anche di cose nuove che vorrei approfondire. Quest’anno ho frequentato il corso avanzato tenuto da Octavia Monaco: in questo caso tutto quello che ho detto di cercare potevo trovarlo. Stimo e ammiro Octavia come artista (e ora anche come persona), la tecnica da adottare per i lavori era abbastanza libera (nel senso che ognuno poteva concentrarsi sulle sue inclinazioni e preferenze, anche se poi si ovviamente è possibile osservare i lavori degli altri e imparare tante cosine nuove).

Il tema principale del corso era però lo sviluppo di uno storyboard ed è questo il motivo per cui mi sono iscritta: ho sempre lavorato sullo storyboard da sola, documentandomi per conto mio. Sono un’autodidatta e quindi sentivo proprio il bisogno di seguire un corso che mi lasciasse qualche indicazione precisa su come si dovrebbe farlo, su cosa metterci, su cosa tener conto nella sua elaborazione.
In questo devo dire che il corso è stato molto istruttivo, ma anche molto sfibrante: realizzare uno storyboard fatto bene è davvero un lavoro faticoso; Octavia poi è una persona a dir poco esigente, quindi le cose andavano fatte e rifatte tante tante tante tante volte. Si arrivava in alcuni momenti ad attimi di vera disperazione, e non scherzo. I corsi a Sarmede durano solo una settimana, ma sono molto intensi: si lavora dalle 9 alle 19 e in alcuni frangenti la stanchezza si accusa davvero.
La stanchezza poi, solitamente, si associa anche alla tensione per le scadenze da portare a termine entro la settimana: partecipando ai corsi della scuola di Sarmede è possibile realizzare infatti degli elaborati per la selezione della Mostra Internazionale di Illustrazione.
Solitamente, se non si riesce ad ultimarli è possibile completarli a casa e spedirli in seguito; quest’anno però c’era una novità perché alcuni corsi avanzati (tra cui il mio) partecipavano ad un ulteriore concorso: la possibilità di illustrare un libro per la Kite Edizioni e le due tavole per la selezione dovevano essere consegnate al termine della settimana. Vi dico solo questo: abbiamo lavorato intensamente sullo storyboard fino a mercoledì pomeriggio e sulle tavole si è iniziato a lavorare da giovedì ….. che fatica!!!! ci son stati attimi di panico! Della serie “moriremo tuttiiiii!!” Ahaha.

Un’altra cosa interessante sulla Mostra di Sarmede è che ogni anno si lavora su un tema e in particolare sulle fiabe di qualche Paese. Quest’anno il paese scelto è l’India. Non so se riuscite a immaginare quanto vasta è la cultura indiana: beh è vastissima. Appunto. La storia che dovevamo illustrare, scritta da Luigi Dal Cin, ripercorreva un po’ tutta la storia dell’India, dall’induismo con le varie divinità, al buddhismo, agli eventi storici più importanti, dal dominio straniero a Gandhi. Il tutto come per raccontare un cammino alla ricerca della libertà e dell’amore. Una storia che non ho trovato facile da illustrare, lo ammetto; ricca di simbolismi e di emozioni, momenti di spiritualità e stati d’animo da rappresentare: ma proprio questo deve saper fare un illustratore. Deve saper andare oltre il didascalico ed essere in grado di immaginare visioni alternative: credo che alla fine lo sforzo mi abbia portato a soluzioni interessanti.

Credo quindi che lo stress che ho provato in questo corso sia da attribuire anche alla storia su cui dovevamo lavorare. Il rapporto che si instaura con gli altri corsisti però è talmente forte e genuino che anche la fatica e lo stress sembrano divertenti: stando a contatto tutto il giorno con gente che come te disegna, dipinge, ragiona su una storia si creano dei legami incredibili. Non so se per voi è lo stesso, ma per me il lavoro dell’illustratore è qualcosa di solitario: io lavoro nel mio studio da sola, con la musica nelle cuffie e vivo le mie illustrazioni in solitudine. Durante questi corsi invece si collabora, ci si scambia i materiali, ci si dà consigli, si osserva come lavorano gli altri.
Ora, io non rinuncerei mai alla mia solitudine quando creo, ma ogni tanto è bello anche entrare in contatto con altre persone in modo fisico, perchè gli stimoli che si ricevono sono magnifici! E poi i legami non finiscono con la giornata al corso: si condivide l’alloggio, si esce e ci si diverte (anche se i paesini non sono molto vivi lì; se venite da una grande città, vi sembrerà di tornare indietro nel tempo, vi avviso).
Poi il culmine dell’allegria si raggiunge nel venerdì sera: con la cena di fine corso, insieme anche agli studenti impegnati in altri corsi, agli insegnanti e agli amici della Fondazione: che dire, si cena in allegria, si beve vino e ci si diverte. In seguito si raggiunge la casa di Stepan Zavrel (il fondatore della scuola, per chi non lo sapesse), che si trova in mezzo al verde, sulle colline, e che è un qualcosa di davvero stupendo e indescrivibile. Lì si prosegue la festa, in una cornice a dir poco meravigliosa, tra muri affrescati, luci soffuse, natura, lucciole e musica.

Io mi fermerei qui. Non aggiungerei altro.
Ci tengo a precisare che con questa recensione non intendo fare pubblicità a nessuno: ho voluto solo descrivere la mia esperienza e fare un breve diario per condividere con voi un po’ di quello che ho vissuto in questa settimana e in questi anni in un luogo dal qualche ho ricevuto davvero tanto.

Vi lascio con una frase di Bruno Munari

L’arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nelle forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi. (da Munari 80)

Alla prossima
Anna

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