5 domande a… Eleonora Bruni

Eleonora Bruni, giovanissima illustratrice, fumettista e colorista, ci racconta com’è arrivata al disegno, cosa l’ha influenzata, e come scegliere degli ottimi colori per una tavola. Non da meno, ci svela una piccola anteprima del suo fumetto che sarà contenuto nell’antologia “Grimorio“.
Proprio ieri, il progetto ha raggiunto la somma minima per la pubblicazione: siamo quindi felicissimi perché il volume sarà davvero presentato a Lucca Comics 2016!

Buona lettura :)

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1) Ciao Eleonora, parlaci di te: che tipo di disegnatrice sei, di cosa ti occupi?

Ciao! Mi occupo di tre cose: illustrazione, colorazione e fumetto. Principalmente sono una colorista, ma spero a breve di riuscire a pubblicare online le mie storie a fumetti :)

2) Quali sono i temi che ami affrontare con l’illustrazione ed il fumetto, e quelli che vorresti in futuro poter trattare?

Con l’illustrazione mi piace provare a mischiare delle tematiche che mi attirano da molto tempo: demoni e cristalli. Relativamente da pochi anni, per gusti personali, ho ripreso a disegnare come soggetti delle ragazze anche grazie alle Monster High, bambole che adoro. I loro design mi hanno ispirata così tanto che ho sentito il bisogno fisico di farne anche io di simili.
Per quanto riguarda il fumetto, attualmente ho in mente due progetti che spero di avviare quest’anno. Ammetto di essere molto intimidita nel mostrare le mie storie ma bisognerà iniziare, no?

Dei progetti che ho in mente adoro prendere appunti o farmi venire in mente idee mentre ascolto musica di tutti i generi (i gruppi che mi hanno influenzata molto sono stati i Mew, My Chemical Romance, One Ok Rock e i The River Empires). Sono sempre questi i momenti che mi danno ispirazione, oltre a parlarne con amici/colleghi per consigli utilissimi!
Ho sempre preso in considerazione di realizzare i miei progetti sotto forma di fumetto come valvola di sfogo, paure e preoccupazioni che prendono vita attraverso vignette.

Devo dire che grazie a Grimorio riesco a realizzare un’altra storia a fumetti, anche se da poche pagine per me è sempre un traguardo. Le deadlines nei progetti di gruppo mi aiutano sempre a realizzare lavori personali.

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3) Quali sono gli autori che ti hanno più influenzata nel tuo percorso, a livello artistico e professionale?

Durante gli anni ho avuto moltissimi autori che mi hanno influenzata, alla base di tutto c’è stato Kota Hirano (Hellsing) e Steven E. Gordon (X-men Evolution), andando avanti con gli anni il mio stile si è evoluto abbastanza, anche grazie ad autori che mi hanno affascinata in modo molto particolare, come Alessandra Criseo (Mais2), Becky Cloonan, Bryan Lee O’Malley, Tove Jansson, Tradd Moore e Tonci Zonjic, loro principalmente per l’uso della china e una scelta stilistica che mi ha sempre colpita.
Insieme a questi aggiungo l’amore smisurato che provo per le serie firmate Cartoon Network (Dan Hipp, Rebecca Sugar, Stevie Borbolla)

4) Sei anche colorista: che consigli puoi dare a chi ancora fatica a scegliere bene i colori di una tavola illustrata o a fumetti, per strutturare una palette equilibrata e funzionante?

Sono una persona che quando può cerca di provare molti stili di colorazione, anche se con certi limiti che spero di abbattere. Ho avuto un periodo in cui purtroppo sono stata influenzata da un pensiero che io sconsiglio sempre a tutti “Cosa piace alla gente?“. E’ un pensiero che può essere preso in considerazione, ovviamente a livello commerciale, ma a livello personale bisogna prenderlo con le pinze. Io racconterò la mia esperienza personale che sinceramente non è solo un consiglio a livello tecnico ma appunto personale, e questo influisce moltissimo almeno nel mio caso sui lavori.
Guardare ovviamente quello che vi piace, cercare di ricreare esattamente lo stile che più vi aggrada, emularlo e farlo vostro. Imitare aiuta tantissimo durante lo studio, ma una volta capito il modo e la logica dietro una scelta, bisogna imparare a renderla propria.
Io ho sempre adorato le palette pastello e “psichedeliche” che sto ancora studiando per renderle il più funzionali possibile.
Il mio consiglio è anche di provare qualcosa che di vostro non fareste mai, aiuta a stimolare la mente e a migliorare gli elementi che già conoscete.
Esercizi che mi hanno aiutata sono stati anche il ricreare scene di film o semplicemente dalla vita reale per aiutarmi a differenziare i piani, partendo prima da una scala di grigi e ricrearla poi a colori.
(Purtroppo la differenziazione di piani è ancora un tasto dolente per me :P)

 

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5) Che tipo di storia hai ideato per Grimorio? Qual è il tema che ti ha ispirata?

All’inizio la mia storia prendeva una via completamente diversa. Un fantasy con un viaggiatore sommerso dalla neve. Scrivendo appunti, cercando idee non ero mai soddisfatta. Poi il tema è cambiato, un look anni 80, Brooklyn, una strega che ha voglia di portare gioia nel quartiere, ma ancora niente, avevo la base ma non la storia. Poi una luce arriva da due delle amiche che adoro più di tutti al mondo mi tirano fuori un evento successo nel 1518: La piaga del ballo.
E da qui nasce la mia storia che sarà raccontata in Grimorio: Dancing Plague.

In questa gli elementi principali saranno i colori e racconterà di come una piccola azione nata con buone intenzioni può diventare qualcosa di negativo, ma con una piccola sorpresa!

 

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