“OMA”: metafora della Morte e dell’addio in un corto animato

Amore e Morte, probabilmente, si contendono il primo posto fra i grandi temi eterni di Storia, Letteratura, Arte.
Amore e Morte sono democratici: non si possono controllare, non risparmiano nessuno, arrivano senza chiedere permesso. Ricchi, poveri, uomini e donne, giovani e vecchi, tutti prima o poi si trovano ad affrontarli.
Entrambi scavano a fondo nell’intima paura che tutti abbiamo dell’Addio, del Per Sempre e del Mai Più.

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Il dolore per la Morte, in particolare, crea immagini archetipiche e metaforiche nella mente di chi resta. Mi sono interessata di questa tematica quando persi i miei amatissimi cani, con cui da bambina ero diventata ragazza e poi donna. Quando morirono, anni fa, mi congedai con loro in sogno; del resto da sveglia non ero mai riuscita a rassegnarmi alla loro perdita, improvvisa per entrambi. Uno di loro lo sognai ai piedi del mio letto, durante un falso risveglio. Sulle mie lenzuola si era formata una fitta coltre di erba verde e brillantissima, su cui spiccavano dei fiori di soffione gialli, inondati da una luce dorata, calda e tenue, come il sole delle 18. Il mio cane era sdraiato su quest’erba, ad occhi chiusi, godendosi quel tepore. La sua sofferenza, la violenza con cui lo avevo visto andar via, così estranei alla sua natura elegante e raffinata, erano completamente dissolti. Lo salutai, per l’ultima volta.

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Ancora più ricco e simbolico fu il sogno durante il quale salutai il mio secondo cane, qualche anno dopo. Era scappato per nascondersi dietro ad una grande arcata coperta da una spessa tenda di seta grezza, celeste, contornata da frangette d’oro. Si sporse appena, lentamente, guardandomi coi suoi grandi occhi castani e tondi, e in me fiorì la consapevolezza che il nostro tempo insieme era terminato. L’avevo visto nascere, crescere e diventare vecchio, avevamo condiviso tutto: gioie, delusioni, litigi, primi amori. Ma non potevo raggiungerlo. Quella tenda non era lì per me, per ognuno di noi due c’era adesso una porta diversa, era ora di accettare l’addio. Quando constatò che avevo capito, solo allora si voltò e sparì, in un leggero fruscio di stoffa ruvida.
Fu grazie a questi sogni che pensai a come le immagini ed i simboli che la mente costruisce per aiutarci a vivere il dolore invece che rifuggirlo, sono davvero affascinanti.

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Mi ha colpito quindi molto il modo in cui Karolien Raeymaekers ha voluto ricostruire il mondo esterno ed interiore, in riferimento alla perdita per sua nonna, venuta a mancare per un cancro e trasformata in qualcosa che l’autrice non riusciva più a riconoscere come la persona con cui aveva condiviso tanta felicità e momenti speciali. L’intera intervista su “OMA” (“Nonna”) è disponibile in inglese su Cartoon Brew.

Con poesia e forza d’animo, l’autrice sospende il tempo e la realtà, i ricordi e il sogno si fondono in un’intensa esperienza sensoriale ed emotiva.
Elemento spesso estraneo a questo genere di tematica è la paura, l’estraneità che la Morte crea fra due persone prima legate in tutto, che qui trova invece un grande spazio, regalandoci un corto fresco e davvero speciale.

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Commenti

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    1. Laura 2 maggio 2016
    2. luana 5 maggio 2016

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