I diari bolognesi: una settimana dopo la Fiera del Libro per Ragazzi

Quest’anno, la Children’s Book Fair (ormai conosciuta fra gli addetti ai lavori come BCBF) è passata per la sua cinquantesima edizione: un compleanno davvero storico e speciale.

Come ogni anno negli ultimi sei, preparo giorni prima la valigia e poi subito prima di partire non voglio prendere il treno.
C’è sempre una certa tensione nell’aria, a partire dalle settimane immediatamente precedenti la fiera: a tratti entusiasmo, a tratti terrore, a volte un misto fra senso del dovere e svogliatezza più profonda.
Ma qualunque situazione interiore si concretizzi, quasi ogni anno riesco ad obbligarmi a salire sul Frecciargento Milano-Lecce, con un trolley sempre troppo pesante, la voglia di rivedere tante persone ed una buona quantità di materiale auto promozionale.
Scendo a Bologna la domenica pomeriggio, con l’intenzione di andare a dormire presto la sera prima e svegliarmi pronta e carica per il primo giorno di Book Fair. Io ci provo, ogni anno con rinnovata buona volontà, ma la verità è che non riesco mai ad entrare in BCBF prima delle dieci e mezza.

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Quest’anno ho condiviso una luminosissima casa nel cuore di Bologna con sette colleghe ed amiche: eravamo proprio otto sotto un tetto, con un bel soppalco ed una vista sugli antichi caseggiati bolognesi nel quartiere universitario. Volevamo trattarci bene e ci siamo brillantemente riuscite!
Equipaggiate di tè e tisane e di cibi stranamente sani, eravamo pronte a conquistare tutto.
Ogni mattina le mie coinquiline, battagliere e determinate, uscivano coi loro zaini in spalla e i loro trolley e così io mi sono ritagliata un’oretta per scrivere le mie consuete 3 pagine di diario giornaliere. E’ un’usanza che da quattro anni a questa parte non smetto di onorare nemmeno in viaggio, dopo aver letto “La via dell’Artista” di Julia Cameron. Anzi, soprattutto in viaggio! Lo trovo indispensabile per riordinare le idee.

Perciò, quella che segue è una spremuta di queste nove pagine a ruota libera in tre giorni di Children’s Book Fair. Spero vi intrattengano e vi siano utili in qualche modo. :-)
Buona lettura!

Lunedì 4 aprile

Non mi aspettavo niente di diverso: ho appena lavato le otto tazzine della colazione e spalancato tutte le finestre e in un attimo sono già le 10. C’è un sole pallido e fresco che illumina i tetti e gli sprazzi di verde che Bologna concede nel centro città. Un filo di vento passa frizzante fra le tende bianche e mi sta salendo in petto una strana miscela di emozione, entusiasmo e terrore da bolgia. In fin dei conti, ho imparato ad accettare il bagno di folla della Fiera, ma un brivido da immersione mi prende sempre la schiena al pensiero.
Quindi, mi preparo alla missione in modo quasi militaresco: quest’anno avrò anche il trolley da combattimento. Sistemo il cous cous ed un paio di bottigliette di acqua nella tasca frontale, dispongo tatticamente in borsa le scatolette dei biglietti da visita, la mia amata agendina con le anguriette (a chi interessasse, è una Kikki K) dove ho appuntato i mille incontri ed impegni che mi sono già pentita di aver preso, ma ai quali so che poi sarò inevitabilmente felice di aver partecipato.
L’ultimo tocco pre-fiera è il pass: ricontrollo cento volte di non averlo lasciato a casa.

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Il rumore delle ruote del trolley sui sampietrini in via delle Moline fa crescere l’eccitazione: in un attimo sono sul 28 e già da quel momento, mi accorgo di altre persone che indossano il pass (evidentemente infilato in un porta badge di edizioni precedenti). Ci guardiamo con una sorta di complicità da partecipazione, anche se veniamo da ogni diverso angolo di Mondo; qualcuno accenna un sorriso, con il viso già segnato dal viaggio del giorno prima.
La Fiera è già cominciata, ben prima di arrivare in Piazza Costituzione. Mi si stampa in faccia un sorrisetto di impazienza.

Dopo una ventina di minuti, arrivo ai tornelli: una rapida passata al codice a barre, qualche frettoloso passo sulla moquette magenta e verde e mi precipito a prelevare un porta badge per indossare il pass al collo.
E’ solo in quel momento, mentre lo sistemo districando i capelli rimasti impigliati nel gancetto, che il vero spirito da Fiera mi investe completamente.
Entrare nei padiglioni fieristici mi ricorda spesso il momento in cui al mare entro in acqua e aspetto di percepirla tiepida sulla pelle: ci vuole un po’.

Innamoramenti al Muro, come ogni anno!

Innamoramenti al Muro, come ogni anno!

Con un buon paio di scarpe da walking e tanta curiosità, faccio subito tappa alla mostra del Paese Ospite; la Germania mi stupisce con tavole davvero belle, ma che sento un po’ distanti dal mio sentire artistico. Come ogni anno rifletto sugli ingredienti di una tavola illustrata, non solo a livello tecnico ma soprattutto di vissuto, motivo per cui quasi sempre la provenienza di una tavola è molto intuibile.
La BCBF non è solo un crogiolo di stand, baracchini del gelato e caffetterie, di portfolio e di biglietti da visita: è soprattutto la dimostrazione che la diversità è qualcosa di bello, di godibile, che porta un’esperienza di apertura e conoscenza.

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Come di consueto, poi, più di una persona mi ferma per sapere dove abbia preso la mia bella borsa di Richard Scarry: cose che succedono solo ad una fiera come la Children’s Book Fair! Qualche indicazione: l’ho trovata in questa edizione di “La piccola grande enciclopedia” di Mondadori che mi è stata regalata qualche anno fa da un amico che sa come stupirmi (libro e borsa sono grandissimi).

Alle 12 mi sono diretta di corsa allo stand Autori di Immagini per disegnare dal vivo su di una gigantesca Wacom CintiQ 27” (straordinaria! Un vero sogno proibito e proibitivo, per adesso) e per spiegare come animo una GIF da un disegno in tradizionale. Eccolo in preparazione qualche giorno prima, pezzo per pezzo:
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Ed eccola finita:

 

Poi, un paio di ore dopo, godendomi la poltroncina di velluto rosso dello stand (chi è stato in Fiera sa quanto sia raro sedersi su qualcosa di comodo e capirà il mio compiacimento) ho ricevuto un compatto gruppo di illustratori che hanno visitato lo stand per una book review, qualcuno arrivava perfino da Londra.
Mi sorprende sempre constatare quanto talento esista nel mondo, quante interpretazioni diverse della realtà che ci circonda, quante analogie fra me e i disegnatori che incontro. Così, c’è chi mi porta a far vedere zombie e spaccatutto, chi si occupa di stop motion con una certa classe, chi ho conosciuto ai miei corsi ed è cresciuto in modo sbalorditivo. E nonostante consigliare per quasi due ore filate sia impegnativo, la soddisfazione è tanta. Ripenso a quando, sei anni fa, ho deciso di intraprendere questa avventura che è il mestiere dell’illustratore.

Sonia, Giulia e Marta impegnate nello scambio di contatti. Sonia ha raccontato del suo taccuino annuale nell'ebook che ho rilasciato lo scorso anno dedicato alla BCBF.

Lavoro di gruppo: Sonia, Giulia e Marta impegnate nello scambio di contatti. Sonia ha raccontato del suo taccuino annuale nell’ebook che ho rilasciato lo scorso anno dedicato alla BCBF.

Fra incontri ed impegni, il lunedì è interamente passato: della Fiera ho visto poco e nulla e questo mi ha fatta sentire un po’ inghiottita dagli eventi. Comunque, le chiacchiere e le risate con le mie sette coinquiline ha lavato via qualunque stanchezza e timore. Mi sento a casa, per la prima volta in qualche anno di fiera.

Martedì 5 aprile

Accendo la radio, infilo in bocca una fetta di pane integrale, che sarà tutta la mia colazione, mentre apro il trolley e lo preparo a raccogliere nuovi cataloghi e cartoline, di cui amo fare incetta.
Il secondo giorno di fiera è diverso dal primo: il volume dei partecipanti è triplicato (argh!), ma ormai mi sento a mio agio e passare i tornelli mi dà già un senso di famigliarità.
Un’illustratrice americana ha commentato un video inerente gli stand con “my people!” (“la mia gente”) e non potrei essere più d’accordo: mi sento proprio dove dovrei essere, una sensazione di impagabile pienezza.
Scatto qualche fotografia, mi lascio trascinare da un turbinio di persone, di valigie e cartellette, poi chiamo Rosy e ci mettiamo diligentemente in fila per un colloquio ad uno stand italiano.

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Non mi era mai capitato di stare in coda più di due ore e vista l’ora di pranzo, il caldo ed il mal di piedi, in un attimo ci troviamo all’interno di un’esperienza estrema che mette duramente alla prova la nostra pazienza e soprattutto il nostro desiderio di lavorare con quell’editore. Proprio in quel frangente tocco con mano la passione per il mestiere che mi sono scelta.
Cose che alla BCBF possono capitare: arriva il nostro turno, gli art director se ne vanno per pranzo. Dopo circa un’altra oretta decidiamo di pranzare; al nostro ritorno, circa dieci minuti più tardi, gli art sono tornati e si è già riformata una piccola fila.
E’ in momenti simili che gli sgabelli e le poltroncine degli stand diventano senza ombra di dubbio l’oggetto del desiderio di ogni visitatore fieristico.
Com’è naturale, il portfolio viene sfogliato in meno di un minuto, ritorniamo a disperderci fra la folla.
Con noi c’è anche Jieun Kim, un’illustratrice coreana con cui è molto interessante chiacchierare, e che abbiamo conosciuto per caso e con molta gioia.

Rosaria si presta come modella con in mano la mia nuova creatura :-) proud mommy!

Rosy si presta come modella per la mia nuova creatura :-) proud mommy!

E, a proposito di gioia: nello stand Giunti spicca la collana dei Colibrì, che è stata presentata mentre soffrivo in coda per un colloquio, e fra cui è presente il mio nuovo libro “L’estate di Nico” scritto da Luigi Ballerini, che ho illustrato all’inizio dell’anno con molto amore.
La BCBF è un’occasione preziosa anche per incontrare il mio agente: mi dicono in stand che il portfolio sta ricevendo molti consensi e questo mi galvanizza il tanto che basta a non lasciarmi morire in qualche angolo ricoperto di moquette.
Il bilancio della giornata è positivo, con qualche nota amara che avevo messo in conto e che non copre per nulla la felicità di queste giornate.

La Supercricca, foto sperimentali a pancia piena

Parte della supercricca bolognese, foto sperimentali  (per non dire molto adolescenziali )a pancia piena da Rosso San Martino

La cena organizzata da Autori di Immagini risolleva l’umore, grazie ad una serata carica di risate, giochi e progetti, per non dimenticarci mai che il disegno è qualcosa che nasce proprio dal desiderio di giocare e di immaginare. Alla sua forma acerba ed istintiva è un concentrato di divertimento, qualche volta è bene tenerlo a mente. :-)

Mercoledì 6 aprile

Non riesco a credere che la Fiera sia quasi terminata: mi sembra che solo due ore fa abbia messo piede su questo parquet, ed ora ho appena svuotato l’armadio per rifare la valigia.

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Un padiglione particolarmente tranquillo

Sera
E’ stata una mattinata frenetica e concentrata: la partenza era fissata per le 17. Dopo un paio di colloqui ho finalmente trovato un ritaglio di tempo per passare a salutare lo staff di Giralangolo, che ieri dava la festa per l’uscita di “Biancaneve e i 77 nani” (ne avevo parlato in questo post), a cui non sono riuscita a presenziare per via di una folta folla e la fila allo stand del famigerato editore italiano.
Ricevo una copia firmata da Davide Cali e Raphaëlle Barbanègre, che mi ha dedicato un nanetto strabico a cui voglio già molto bene.
Con grande fretta e concitazione ritorno allo stand AI per la book review di Giulia Orecchia. E’ un’autrice cardine per me, visto che i suoi libri mi hanno accompagnata per gran parte della mia infanzia. Ricevo da lei consigli davvero illuminanti per il mio portfolio, che non vedo l’ora di riorganizzare con nuovi criteri.
Subito dopo mi dirigo da Edizioni Corsare, dove cerco Manuela Mapelli per poterla salutare: come spesso capita in fiera a tutti noi, è impegnata in una fitta conversazione in un angolo-salottino dello stand.

 

Caffè degli autori

Caffè degli autori

Ogni anno mi trovo a dover accettare che riuscire a rivedere tutti è davvero impossibile, anche se siamo concentrati da ogni parte di Italia e di Mondo all’interno di questi enormi e luminosi padiglioni.
Riesco ad incrociare qualcuno, farci due chiacchiere più o meno frettolose, la gioia di rivedere amici e colleghi è fugace ma preziosa; il mercoledì siamo quasi tutti piuttosto stanchi e stropicciati, ma più a nostro agio.
Viene improvvisato un pranzo fra i padiglioni 26 e 27: ci raccogliamo numerosi in cortile, seduti sulle grosse piastrelle a rilievo, al sole, ci scambiamo impressioni e ci aggiorniamo sui rispettivi lavori e su qualche strappo di vita.
Qui Jieun ritrae alcune di noi e la osserviamo rapite, ammirando la sua capacità di sintesi: siamo tutte molto riconoscibili!

Siamo tutte molto riconoscibili!

E così, sì, siamo state anche ritratte!

Incontro anche Marianna, una mia ex corsista e per me è un momento fortissimo: all’inizio non la riconosco per quanto è cambiata!  Sono felice di trovarla bene, molto cresciuta a livello personale ed artistico, radiosa e perfettamente a suo agio all’interno della Fiera. Mi ricorda perché ho iniziato ad insegnare: non potrei mai fare a meno di questa soddisfazione, di sentirmi utile e di aiuto.
Vedere andare avanti qualcuno a cui hai insegnato è motivo di immenso orgoglio, e la voglia di tornare a Roma con Il sogno e il mestiere è salita a mille con un non indifferente livello di impazienza!

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Le 16 arrivano in un attimo e, a malincuore, saluto le mie coinquiline bolognesi che mi hanno permesso di affrontare questa Fiera con grinta, ottimismo e quella giusta dose di leggerezza indispensabile per non impazzire o anche solo scoraggiarsi.

In Stazione, davanti ai tabelloni delle partenze, siamo in tanti ad indossare ancora il pass nella sua fettuccia rosa acceso. Siamo illustratori, autori, ma anche editor, art director, traduttori, librai e bibliotecari… Perché ognuno in Fiera trova la sua dimensione, in un’emozionante mescolanza di sfaccettature complementari ed essenziali. E perché, per quattro giorni, sappiamo di invadere pacificamente un’intera città fuori e dentro i padiglioni fieristici.
Al prossimo anno, Bologna!

Un grande GRAZIE per aver reso bella la mia fiera a Autori di Immagini, Giralangolo, Wacom e Scuola Internazionale di Comics di Firenze 
Un GRAZIE gigantesco, in ordine sparso, a Sumi, Rosy, Sonia, Licia, Marta, Giulia e Sara per aver reso questa BCBF non solo bella, ma davvero unica!
Pronti per il prossimo anno?

Pronti per il prossimo anno?

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Commenti

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    1. Ariel 15 aprile 2016
    2. Marta 18 aprile 2016
      • Morena Forza 19 aprile 2016

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