Intervista a Damiano Bellino, illustratore e insegnante

Io e Damiano Bellino, illustratore e insegnante di illustrazione, ci siamo conosciuti in occasione della Bologna Children Book Fair qualche giorno fa.
Dal momento che Damiano ha aperto una scuola di illustrazione ho voluto curiosare sul perché e sul come di un doppio mestiere molto affascinante. Buona lettura!

 

Ciao Damiano, mi racconti da quanto tempo ti occupi di illustrazione e a
cosa hai lavorato?

Ho iniziato nel 1998, terminato il Liceo Artistico e ricordo ancora bene la prima volta che
misi piede alla Fiera del Libro di Bologna: avevo uno zaino enorme sulle spalle e tenevo
stretta sotto il braccio una tela ad acrilico, “professionalmente” avvolta in un foglio di
giornale! Fortunatamente, in quella Fiera incontrai un illustratore che segnò la mia
formazione e che ricordo ancora con molto affetto, Arcadio Lobato, a cui devo molte delle
cose che ho imparato sia nel campo dell’illustrazione che dell’insegnamento.
Capii col tempo che, se volevo fare bene questo mestiere, avrei dovuto imparare molte
cose: disegnare bene era soltanto una di queste.

Ebbi lʼoccasione di capire molti aspetti della professione lavorando.
Il primo progetto serio mi fu commissionato dal Consiglio Regionale del Veneto, la cui
richiesta era quella di realizzare un libro illustrato destinato alle scuole. Ne uscì un
cofanetto contenente tre volumi illustrati di cui curai tutto: testi, illustrazioni e grafica e che
venne poi pubblicato da Kite Edizioni. Grazie a quel progetto ebbi l’occasione di conoscere
molti aspetti tecnici del mestiere: come eseguire la stesura del testo, come eseguire le
illustrazioni tenendo conto della tempistica da rispettare, come impaginare graficamente
un libro, cosʼè un briefing con lʼequipe di lavoro, nonché che cosa significa visionare
lʼavviamento della stampa in una tipografia.
Fu grazie a quel progetto che seguirono le collaborazioni con Lapis, Coccole Books e
alcune riviste, per terminare con la pubblicazione di un mio racconto dall’altra parte del
mondo, a Taiwan, grazie a Grimm Press Publishing.


Quando hai deciso che l’illustrazione sarebbe stata la tua strada?

Beh, disegnare e dipingere erano già una passione quandʼero piccolo, poi i problemi
arrivano quando cresci e devi fare delle scelte.
Dopo il Liceo Artistico, si faceva più concreto il desiderio di diventare un illustratore
professionista, ma la strada da percorrere era totalmente avvolta nella nebbia.
La vera decisione, molto più cosciente, avvenne poco dopo la laurea, quando mi ritrovai di
fronte ad una scelta difficile: se tenermi stretto un contratto a tempo indeterminato come
educatore oppure intraprendere la strada ben più incerta e precaria verso il mestiere di
illustratore.
Lʼho vissuta come un vero e proprio salto nel buio, anche perché allʼepoca avevo da poco
trovato una casa in affitto e dovevo pagare le bollette.
Non fu certamente una cosa semplice, ma di certo fu molto formativa.

Com’è nata l’idea di aprire una scuola?

Credo che questa idea possa essere nata quando, da bambino, ascoltavo i discorsi che
mio padre e mio zio facevano sugli artisti, su Leonardo da Vinci e sulle botteghe del
Rinascimento.
Gli stessi argomenti che più tardi sentii raccontare da Arcadio Lobato e che ebbi poi modo
di approfondire alla facoltà di Scienze della Formazione (facoltà universitaria in cui, ci
tengo a precisare, capitai dopo aver frequentato una settimana ad Ingegneria
Informatica…)
Allʼuniversità, quindi, ho avuto lʼopportunità di studiare materie che si sono rivelate
preziose per il mio lavoro, sia di autore che di insegnante: pedagogia, psicologia
dellʼapprendimento, didattica, storia della scuola, percezione visiva, letteratura infantile…
Tutto questo mi ha permesso di costruire unʼidea di scuola dedicata alla formazione di un
illustratore. Gli studi teorici e lʼesperienza pratica di corsi rivolti a varie fasce dʼetà, dai
bambini agli anziani, mi hanno permesso di definire un metodo di insegnamento
soggettivo, che tenga conto dellʼallievo stesso. Eʼ una didattica che parte dal presupposto
che ogni allievo è diverso e che è quindi fondamentale valutare inizialmente quali sono le
abilità da rinforzare e quali le lacune da colmare: lʼunico modo affinché un potenziale
illustratore possa far maturare un proprio stile personale.
Il primo sintomo evidente di
questo tipo di didattica è che ogni allievo sviluppa un proprio modo di disegnare e di
illustrare e si limita di molto lʼimprinting troppo marcato da parte del maestro, quando cioè
gli allievi adottano uno stile che è la copia quasi fedele del loro insegnante. Questo è un
aspetto che spesso si rivela nocivo.

Quale tipo di corsi preferisci portare nel programma della tua offerta
formativa?

I corsi che a mio avviso sono indispensabili per la formazione di un professionista delle arti
visive, sono i corsi di disegno dal vero. Per questo motivo dedico molto spazio
allʼinsegnamento dello studio della realtà allʼinterno dei miei corsi di illustrazione.
Daqualche mese sono partite anche le sessioni di disegno dal vero con la modella e adesso,
con l’arrivo della bella stagione, ci prepariamo per le lezioni “en plein air” dove si disegna e
dipinge ad acquerello nel verde dei parchi o tra i palazzi storici di qualche città.

Cosa ritieni più bello nel mestiere di illustratore?

Beh, credo che la cosa più bella sia immaginare.
Questo mestiere mi da la possibilità di fantasticare sulle cose che mi stanno intorno.
Il fatto di inventare storie e personaggi sia con la scrittura che con i disegni, mi permette di
puntare lo sguardo su quegli aspetti della vita reale per me più curiosi e interessanti.
Guardare la vita poi, sotto la lente dellʼironia e della poesia, è la cosa che mi piace fare di
più.

E cosa vedi più difficile nell’illustrare per lavoro?

Le cose difficili, come in tutte le cose della vita, sono varie.
Una delle cose più difficili per me, è stato (e a volte lo è ancora…) conciliare la poesia con
la fretta
. Due elementi completamente opposti.
Per avere uno sguardo poetico o ironico sul mondo serve lentezza: la velocità a cui ci
chiedono di andare non è una velocità che può permetterci di meditare o ragionare
efficacemente sulle cose.
Lʼesperienza mi ha portato a capire come essere veloce nellʼesecuzione delle illustrazioni
e dei testi, senza rovinare quellʼaspetto meditativo che fa parte del mestiere di chi gioca
con le emozioni. Non è stato facile, e non credo di potermi definire ancora un esperto.
Il mercato ha fretta di offrire al pubblico delle emozioni: è un rompicapo con cui fare i conti.
E credo che ognuno trovi una sua strategia, in base a ciò che è e a ciò che sa fare.

 

Ci vediamo a Padova alla Scuola di Illustrazione di Damiano Bellino per parlare di committenza, di termini specifici legati al mestiere, di come funziona una commissione, di come si affrontano modifiche e proposte da parte di un cliente e delle situazioni che si possono vivere da illustratore professionista.
Dietro le quinte di una commissione editoriale o pubblicitaria.
Dal portfolio alla gestione della committenza, passando per il proprio stile e la propria crescita stilistica.
Simulazione di un brief da parte di un committente, modifiche comprese.

Con Damiano abbiamo pensato ad un breve incontro e workshop di un giorno a Noventa Padovana il prossimo 19 aprile.
Parleremo di commissione, storyboard e gestione del cliente.
Se siete curiosi, contattatelo a: damianobellinoscuola@gmail.com

 

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