“Tutte le ossessioni di Victor” Intervista agli autori Davide Calì e Squaz


 

 
La cover di “Tutte le ossessioni di Victor” edito da Diabolo Edizioni
 
 
“Un personaggio che farebbe la fortuna di qualsiasi psicoanalista!”
 
Questa è la descrizione più immediata di Victor, il protagonista di “Tutte le ossessioni di Victor”, la prima graphic novel scritta da Davide Calì e disegnata da Squaz, che ho avuto il piacere di leggere ultimamente in uscita lo scorso 9 marzo nelle librerie e fumetterie.
Ho intervistato sia autore che disegnatore e, come sempre, è affascinante catturare degli spunti per capire i dietro le quinte di un prodotto editoriale e allo stesso tempo riflettere sul proprio lavoro notando analogie e differenze tra il proprio metodo e quello di altri autori.
Spero possa essere di ispirazione anche a voi: buona lettura!
Davide Calì
Tempo fa avevamo parlato del fatto
che ti sarebbe piaciuto pubblicare delle storie anche in un ambito
diverso da quello del mercato degli albi per l’infanzia.
Devo dire che sono molto sorpresa
non del fatto che tu ci sia riuscito, ma del risultato finale: se non
ci fosse stato scritto il tuo nome in copertina non avrei mai creduto
che “Tutte le ossessioni di Victor” fosse una storia
scritta da te.
Era molto tempo che storia e
sceneggiatura erano pronte?


Ho iniziato a scrivere i primi episodi
della bizzarra biografia di Victor una quindicina di anni fa. Solo in
anni recenti il progetto ha preso poi la sua forma attuale, un po’
più romanzata.
Dai, ti faccio una domanda che
probabilmente ti avranno fatto o ti faranno in molti: quanto è
autobiografica questa storia? Sei tu Victor?
Ah ah! Sì, suppongo che a molti verrà
da chiederlo. Del resto è proprio questo il gioco di Victor:
indovinate dove sono! Scherzi a parte, in ogni cosa che scrivo c’è
una parte diciamo reale e una di fiction. Credo che faccia parte del
lavoro dello scrittore raccontare un po’ sé stesso, mescolando le
proprie esperienze a quelle rubacchiate al prossimo e all’invenzione
pura.

 

Molte delle sequenze della graphic
novel sono cariche di ironia. Quanto rappresenta per te l’ironia come
strumento di espressione? Sei uno di quegli autori che evita di far
prendere troppo sul serio sé stesso e i propri personaggi
all’interno delle storie che racconta?


Non so dire che genere di autore sono.
E’ una riflessione che lascio fare agli altri, primo perché forse
non mi interessa farla, secondo perché penso sia giusto così. Non
mi piace molto chi si presenta e ti dice cosa devi pensare di lui. So
di amare cose molto diverse come lettore e spettatore, per cui quando
scrivo, mi piace fare cose anche molto diverse tra di loro. Credo che
si possa dire che l’ironia faccia parte del mio lavoro, ma non me
ne rendo conto più di tanto. Non riesco ad avere una visione di
insieme di quello che faccio. Penso sia più facile farlo con uno
sguardo esterno.
Mi ha colpito molto il modo in cui
sei riuscito ad incrociare umorismo, lutto ed imbarazzo nella scena
del funerale della compagna di classe di Victor. L’ho trovata
profondamente umana, così vera da creare un certo imbarazzo in chi
legge. Credo che tutti prima o poi ci siamo trovati al funerale di
qualcuno e non stavamo pensando alla sua morte; E’ una di quelle
cose che nessuno osa dire. Credi che la scelta di inserire un
concetto così scomodo sia coraggioso o piuttosto provocatorio?


Non so. Non ho fatto calcoli di questo
tipo. Mi sono posto qualche problema a un certo punto, ho pensato di
essere andato troppo oltre, che qualcuno potesse sentirsi offeso dal
personaggio di Victor. Riccardo, l’editore di Diabolò, mi ha
invece detto che non voleva toccare nulla.
Anche lui ha trovato Victor molto
umano. Del resto come dici tu, è umano, sei a un funerale per
salutare qualcuno che non c’è più e ti cade l’occhio su un bel
culo e pensi: “Beh, dai, una cosa positiva nella giornata l’ho
vista.”
I capelli nella pizza. I capelli
nella pizza! Non ci dormirò mai più la notte essendo super
sensibile all’argomento “capelli nel cibo”.
“Sono passati dieci anni da
quando ci siamo lasciati eppure, ancora oggi, la prima cosa che
faccio quando mi arriva la pizza Ë controllare che non ci siano
capelli.”


Ah ah! Scusa rido, ma ho letto già
alcune recensioni che di Victor dicono essere capace di risvegliare
ossessioni sopite. Non so se esserne contento! Certe volte sono
uscito dal cinema irritato dai personaggi del film e ho pensato: che
brutto film! Poi ragionandoci ho capito che invece era un bel film e
che i personaggi mi avevano irritato perché molto veri.
Detto questo, occhio alla pizza!
Quando hai pensato alle ossessioni
di Victor ti sei preso del tempo per studiare alcune delle ossessioni
riscontrabili nella popolazione terrestre? Insomma, quanta ricerca
psicologica (anche se magari non a livello scientifico ma puramente
di ispirazione) c’è dietro ad una graphic novel sulle ossessioni?


No, diciamo che non mi sono messo a
tavolino, come magari ho fatto altre volte, per studiare un tema. Gli
episodi sono venuti fuori da soli a un certo punto, semplicemente
osservando le persone.
Come mai hai pensato proprio a Squaz
per disegnare la tua sceneggiatura?


Avevo letto Pandemonio, un
fumetto scritto da Morozzi e mi era piaciuto il modo di lavorare di
Squaz. Anziché una sceneggiatura classica Morozzi gli aveva passato
semplicemente dei racconti e Squaz ne aveva ricavato un fumetto
bellissimo.
Dopo averlo letto mi sono reso subito
conto che lui avrebbe potuto fare Victor.
La cover di “Pandemonio” di G. Morozzi e Squaz edito da Fernandel
Hai pensato la storia per un mercato
oppure hai scritto prima un libro che avresti voluto leggere tu
stesso senza porti il problema della vendibilità e del “poi”?


Quando ho iniziato a scrivere Victor
non mi ponevo ancora problemi di mercato. Alla fine ne è venuto
fuori un prodotto che in qualche modo si è incanalato da solo in un
certo mercato.
Diabolò lo pubblicherà anche in
francese e spagnolo e mi ha chiesto a questo proposito alcuni
adattamenti. I nomi di persona per esempio saranno tradotti. Questa è
l’unica cosa che abbiamo fatto seguendo un certo opportunismo
commerciale.
Hai in progetto altri prodotti
editoriali di questo tipo?


Sì, parecchi. La scorsa estate ho
scritto soprattutto fumetti. In generale sto scrivendo meno album
ultimamente. Ho vari progetti sul genere e anche graphic novel più
all’americana nel genere Vertigo. Una cosa che vorrei fare è
cominciare al più presto un nuovo progetto con Squaz. Quel ragazzo
ha le manine d’oro!
Ora che anche il tassello
“pubblicazione per adulti” è stato aggiunto ai tuoi
successi, mi chiedo se ci sono ancora altri Davide che aspettano di
venire fuori. Quale genere di libro è impossibile che tu scriva in
futuro e quale invece ti piacerebbe pubblicare, se non è una domanda
troppo indiscreta?


Impossibile, non so.
Forse qualche cosa di relativo alla Bibbia. Una cosa che poi non mi
piace, per esempio, è quando gli autori riscrivono i classici di
Esopo e li firmano. Vogli dire, Esopo è stramorto, ma la storia l’ha
scritta lui. A meno che tu non ne faccia una parodia non hai il
diritto di firmarla, mettendo il suo nome in piccolo come se fosse
secondario.
Cose che mi piacerebbe
scrivere? Difficile dirlo. Le storie mi vengono così, non è che io
cerchi nulla. Tra i tanti progetti che ho da parte c’è una graphic
di Batman. Sto aspettando le tavole del disegnatore per proporre il
progetto a DC Comics. Poi, mi piacerebbe trovare qualcuno che girasse
i miei cortometraggi, ho decine di soggetti da parte. Mi piacerebbe
realizzare qualche libro fotografico, e poi ho un progetto di design
erotico lì da un po’. Sto sempre cercando un illustratore.
Per quello che riguarda
gli album illustrati dopo Le double, che è appena uscito in
Svizzera per Notari, mi piacerebbe riuscire a pubblicare un altro
paio di storie un po’ sci-fi che ho scritto su quel genere.
Ho anche un progetto di
tornare a disegnare, prendermi un po’ di tempo, ma la musica ha la
precedenza, perché è la cosa che alla fine, mi piace fare più di
tutto. Per cui prima cercherò di registrare il mio primo disco. Ho
materiale per almeno un paio, ma bisogna imparare a fare le cose una
per volta.
A chi piacere in
particolare “Tutte le ossessioni di Victor”?


Spero piaccia a tutti! Ma
scherzi a parte ancora non lo sappiamo. Il libro è appena uscito.
Per ora mi pare che l’accoglienza sia buona.
Squaz
Ciao Squaz, mi sono
piaciuti moltissimo i tuoi disegni per “Tutte le ossessioni di
Victor”, li trovo davvero molto adatti. Com’è lavorare ad una
graphic novel di questo tipo?
E quanto lavoro ha
richiesto?


Ciao! Intanto grazie dei
complimenti.
In effetti ho lavorato a
“Victor” per quasi tre anni a più riprese, interrompendomi
spesso e poi ricominciando, il che non è molto nelle mie
caratteristiche.
Tendenzialmente sarei più
per il “cotto e mangiato” (che si traduce in “fatto e
pubblicato”), in questo caso però varie vicissitudini mi hanno
indirizzato verso una forma di pazienza zen per cui fare un buon
lavoro era più importante che finirlo presto. So che dovrebbe essere
sempre così, ma stavolta forse l’ho imparato.
Quanto al lavoro su
questo tipo di storia, direi che è quello che mi piace di più fare.
Un testo che sia una per
me una traccia e che mi permetta di intervenire sopra e sotto le
parole, lasciandomi cioè libero di scorrazzare con le immagini.
Rigore e libertà,
insieme a braccetto. 

 

Quando lavori ad una
storia di cui non sei autore ti trovi un po’ in difficoltà o al
contrario sei contento di interpretare il testo pensato e scritto da
un’altra persona?


Dipende da chi scrive.
Con Davide, come già a suo tempo con Gianluca Morozzi per
“Pandemonio”, ho trovato subito delle affinità e quella è la
cosa più importante. L’ironia soprattutto mi mette subito a mio
agio. E si vede che quando ho accettato di lavorare a questo libro ne
avevo particolarmente bisogno, perché il mio lavoro precedente era
stato “Le 5 Fasi” con il collettivo DUMMY nel quale invece
avevamo affrontato tematiche piuttosto dense e cupe…
Ci sono stati
adattamenti e proposte da parte tua durante la fase di storyboard?


Posso dirti la verità?
Io lo storyboard non lo faccio e, quando lo faccio, non lo faccio
vedere a nessuno: parto direttamente con le pagine e mostro quelle.
Adattamenti ce ne sono
stati parecchi sì, ma si può dire che tutto il libro sia un
adattamento del testo di Davide. Del resto, io non avevo una vera e
propria sceneggiatura su cui lavorare ma il lungo, interminabile
monologo di Victor.
Potevo interpretarlo alla
lettera o tradirlo come meglio mi pareva, infatti mi pare di aver
fatto un po’ l’una e un po’ l’altra cosa.

Hai preparato delle
palette colore prima di iniziare a colorare le tavole oppure li hai
improvvisati? Cioè, hai un approccio calcolato al colore o piuttosto
uno istintivo?


Non c’è stata una
grande preparazione preliminare, da parte mia. Ovviamente, una volta
che ho capito quale volevo che fosse l’impostazione da dare ai
disegni ed ai colori sono andato avanti di conseguenza, ma non sapevo
in anticipo cosa sarebbe successo. Nemmeno a livello di storyboard,
come dicevo prima. E il fatto che il racconto avesse una struttura ad
episodi mi ha aiutato molto. Cioè, sapevo che in un modo o
nell’altro, alla fine avrebbe comunque funzionato… per cui tanto
valeva divertirsi!
Quali sono i tuoi
autori preferiti, sia per quanto concerne la scrittura che il
disegno?
Per me, scrittura e
disegno sono praticamente sinonimi, comunque sono un fan di Charles
Burns, Michael Kupperman, Mike Mignola, Edika, e di un sacco di
fumettisti italiani giovani e meno giovani.

 

Quanto ti sei
ritrovato nelle ossessioni di Victor e quanto conta per te un
contatto empatico con i personaggi della storia che trovi nella
sceneggiatura?


Durante la lavorazione,
credo di aver detto a Davide che il suo personaggio era molto alla
Woody Allen, che a me è sempre piaciuto. Per cui di sicuro ci ho
ritrovato delle sensazioni e un immaginario che mi è familiare e che
mi apparteneva già. Non ho mai provato a lavorare su storie o
personaggi così distanti dai miei gusti e dalle mie coordinate, ma
immagino che sia come per gli attori quando per calarsi nei panni di
qualcun altro cercano ogni minimo appiglio per dargli vita e
credibilità.
A quale tipo di storia
non lavoreresti mai?


Probabilmente, a quella
che fosse apertamente in contrasto con le mie idee e le mie
convinzioni personali. Ma per fortuna non me ne hanno mai proposte di
storie così, almeno finora.
A quale tipo di storia
lavoreresti accettando su due piedi?


Mah, una volta ho
assistito ad un incontro con Moebius, il quale alla domanda “perché
fai fumetti?” rispose “per sentirmi utile”. Mi è sempre
piaciuta come motivazione, per cui accetterei subito di lavorare ad
una storia che non mi faccia sentire un imbrattacartacce che fa
abbattere l’Amazzonia per niente.
E poi per soldi,
ovviamente. Tanti soldi.
A chi piacerà “Tutte
le ossessioni di Victor”?


Mi piacerebbe scoprirlo!
Cosa consiglieresti ad
un disegnatore che vorrebbe occuparsi di fumetti o graphic novel
nello specifico?


Non so davvero se
prendermi una responsabilità di questo genere. Forse di leggere
molta narrativa e poi, chiudere gli occhi, e ragionare per immagini.
E viceversa.

 

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