Il momento magico

Un momento può essere una manciata di secondi oppure un intero periodo.
Ci pensavo proprio la scorsa settimana, quando mi sono vista anticipare la consegna di dieci giorni da parte di un editore. In meno di sette, ho lavorato a nove tavole definitive doppia pagina.
Con mio grande stupore mi sono messa febbrilmente al lavoro con una grande voglia di farcela. Non senza sfregarmi le mani e prepararmi la ciambella ortopedica che, in seguito all’incidente dello scorso febbraio, mi sta aiutando a non consumarmi il coccige sulla mia sedia Ikea finto-ergonomica.
Nonostante lo stress della richiesta e il pochissimo tempo con cui avrei potuto disegnare mi sono messa a riflettere con una certa concentrazione ad un momento molto ben definito, mentre impilavo uno sull’altro i matitati approvati che avrei dovuto colorare in Photoshop.
Immaginate il silenzio e la concitazione delle 23, unico rumore quello dello scanner che scansiva i matitati uno dopo l’altro.

Nel mentre, mi sono trovata a pensare a lui… al momento magico. Oh si: è un momento molto preciso della vita di un disegnatore. Naturalmente ce ne possono essere diversi.

Ma quello di cui vorrei parlare in questo frangente credo sia unico.

Studioa Peru
Negli ultimi due anni, in cui ho tenuto diversi workshop, ho rivisto negli occhi di molti corsisti la stessa fame e la stessa ingordigia che illuminavano i miei cinque anni fa.
Ho trovato indoli combattive, musi lunghi, portfolio incasinati, veri talenti ricoperti da una patina spessissima di insicurezza, al contrario talenti decisamente acerbi supportati invece da una sicurezza eccessiva che sfociava forse nella presunzione.
Insegnare ti apre la mente, lo trovo meraviglioso: ti fa notare le differenze da una persona all’altra, ma soprattutto l’enorme analogia di fondo che le unisce tutte.
La maggior parte delle persone che incontro durante i workshop e dei lettori che mi scrivono durante l’anno sta vivendo chi più chi meno, il momento magico.


Esattamente come me cinque anni fa, loro non lo sanno. Non ne sono consapevoli.
Forse per essere magico, questo momento deve essere un po’ celato, non saprei. “La bellezza delle cose ama nascondersi” cantava un po’ di anni fa Carmen Consoli.
Un pizzico di riflessione farebbe bene per rivalutare certi struggimenti che ci troviamo ad affrontare durante un momento che per essere magico passa per distruzione, frustrazione, rabbia, sconcerto, senso di inadeguatezza, sentimenti contrastanti.
Io avrei voluto che qualcuno cinque anni fa mi avesse detto con tono un po’ rassicurante e con un sonoro scappellotto “Smettila di struggerti. E goditi questo momento magico.”

 

E allora scrivo questo post perché tutti quelli che mi scrivono e che incontro ai miei corsi lo sappiano e si rendano conto del punto in cui si trovano.

Siete in uno stato di grazia da cui non si torna indietro: passerà, è naturale che passi, ma godetevelo.

Essere uno studente è un momento magico.
Essere un principiante in quasi tutto è un momento magico.
Essere un perfetto signor nessuno, sconosciuto per chiunque è un momento magico.
Essere un hobbista è un momento magico.
Non essere ancora un disegnatore professionista è un momento magico.

Prima che pensiate che tredici ore di lavoro al giorno mi abbiano sconclusionata del tutto vi spiego perché.

Cercando podcast e letture, leggendo manuali ed ascoltando interviste, passa uno strano messaggio, che è questo: “il momento magico è quando finalmente pubblichi il tuo primo libro, ricevi la tua prima commissione da un’agenzia di pubblicità, partecipi alla tua prima presentazione ad un salone di fumetto, fai la tua prima dedica, hai una copertina sul New Yorker, hai illustrato l’articolo più prestigioso dell’anno.
E invece no. Ho già fatto alcune di queste cose e ho scoperto che non erano il mio momento magico.
Ne sono rimasta un po’ delusa, poi ho capito.
Studioa Peru
Il momento magico, quello che mi viene in mente mentre arranco alla dodicesima ora davanti a Photoshop per finire la tavola da spedire in nottata è quello che comprende tutto il mio periodo di prima crescita come disegnatrice.
Potremmo parlare di infanzia artistica?
Quel periodo in cui non ero carne né pesce, non sapevo cosa avrei fatto dei miei disegni, dove dirigermi. Quello in cui mi piaceva un po’ tutto e guardavo con immensa ammirazione (qualcosa che si avvicina all’incontro con una divinità) artisti che ho poi incontrato di persona e visitato nei propri studi ed atelier e ho scoperto essere persone come me, con una macchia di caffèlatte sul maglione (non dirò mai di chi si trattava) e dei capelli senza piega e la barba sfatta da troppo tempo, anche se poi sui social sembrano tutti perfetti e senza un capello fuori posto, col sorriso di rappresentanza e i colori giusti sullo sfondo.
Era il periodo in cui mi sembrava tutto inarrivabile e non sapevo come fare, perché non ti danno le istruzioni per l’uso per fare questo mestiere e anche quando te le danno sono indicazioni generiche che andranno cucite su di te, sui tuoi disegni, sulla tua personalità e sul tuo personalissimo ed unico potenziale, sulla voce che nessuno ha uguale alla tua. Proprio così: nessuno al mondo.
Quel momento è magico. Si ripropone, quando si cresce all’interno di una carriera artistica o anche solo quando si coltivano aspettative legate al proprio disegno. Ma non sarà mai più così. Non avrà mai quel sapore di inevitabile ingenuità.


E di sogno, e di visioni ad occhi chiusi.


Negli anni a venire della vostra vita e forse della vostra carriera, non ci saranno più sperimentazioni così genuine, così intense nel modo di svilupparsi, così selvagge ed istintive, così pure perché prive di calcolo.

Imparate a godervi il momento magico: questo è il momento del divenire, della trasformazione, è quel momento in cui potete permettervi tutto e il contrario di tutto.
Nessuno ha ancora idea di chi voi siate ed è meraviglioso. Provate tutto, senza vergogna e senza rendere conto a nessuno, nemmeno a voi stessi.
E per quanto riguarda me… Sono molto scontenta di dove mi trovo.
Non mi basta, e sto ricominciando ad incamerare una certa ingiustificata ammirazione per alcune persone che probabilmente scoprirò avere a loro volta una macchia di caffèlatte sulla manica del maglione.
Mi sa che sto attraversando un altro piccolo momento magico… Forse è il momento di sapermelo godere?

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    1. Marta Mattei 12 marzo 2015
    2. JollyBlack 13 marzo 2015
    3. piccikka 13 marzo 2015
    4. Martina Coccia 13 marzo 2015
    5. Tissi 13 marzo 2015

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