Arte
Asterisk Il vento gentile nelle pennellate di Gary Bunt
10/12/2014 Morena Forza in Arte / No comments

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Qualche tempo fa ho trovato questa immagine nella grafica di un sito web.

“The Harbour Wall”

Non sapevo nulla della sua provenienza e non sapevo chi fosse l’autore, ma avevo una certezza, una certezza che non avevo provato nemmeno guardando delle fotografie: quell’immagine raffigurava il Sud della Gran Bretagna.
Non avevo bisogno di nessuna didascalia, lo sapevo e basta.
Oggi ho cercato di acquistarne la stampa (scoprendo che non è facilissimo) e ho scoperto che l’autore è Gary Bunt, che amo praticamente tutti i suoi quadri naif che si avvicinano molto all’illustrazione, come questi:

 

E ho scoperto che dipingere l’ha sostenuto fortemente durante la chemioterapia; attualmente cura dei corsi di arteterapia per pazienti oncologici.
Mi ha colpito molto ascoltare una sua intervista, durante la quale afferma che il cancro ha cambiato il suo approccio stilistico al disegno e alla pittura: se prima si preoccupava di dipingere immagini per le persone cercando di incontrare cioè le loro richieste ed aspettative, ora il suo stile si forma solo sulle sue preferenze e su ciò che vuole trasmettere, qualunque emozione sia. Proprio quando ha deciso questo è riuscito a vivere della sua Arte, contro molte previsioni.

Come alcuni di voi sapranno seguendo il blog, sono appassionata da quasi vent’anni (cioè da quando ero poco più che una bambina) di Cornovaglia e del Sud della Gran Bretagna in generale.
Le emozioni che mi trasmettono questi quadri sono ineguagliabili: non c’è parete tappezzata delle fotografie dei miei viaggi nel Regno Unito in grado di riflettere lo stesso senso di vicinanza che mi danno i quadri di Bunt.

E’ come se riuscisse ad essere più vero di una fotografia scattata su una scogliera, al porto, in aperta campagna, sulla passeggiata e sul lungomare. Il tutto rimanendo naif, semplificando, stilizzando, sottintendendo… 

Credo che, crescendo nel Kent, Gary Bunt abbia assorbito i colori di quelle colline, i cieli nuvolosi, le foschie del mattino, ma soprattutto il colore della luce che illumina i prati e le brughiere, l’Atlantico e le spiagge sassose, le pietre delle case, le staccionate di legno scuro in campagna e l’ardesia dei tetti. Per me è magia come riesce a mettere il vento nei suoi quadri, lo sento come se fossi lì, come a settembre. Cerco di carpire ogni dettaglio dei suoi olii, come se potessi entrarci dentro.

 

 

 

Mi fa sorridere quando vedo sulle sue tele gli anziani britannici dipinti, coi capelli color argento o candidi, ma anche gli Scottish Terrier bianchi o neri, le barche colorate del porto, le finestre a ghigliottina, la pioggia sulle strade.

Nessuno come lui rende i mattoni degli edifici, siano essi quelli di città o quelli di campagna, oppure quelli dei muretti e degli orti.
Guardo i suoi quadri e sono di nuovo lì, cosa che non riesco a fare nemmeno guardando le più di 200 foto scattate durante la mia settimana a Penzance lo scorso settembre.

 

Il disegno e la pittura sono davvero magia, non riesco a dar loro un altro nome. I colori parlano all’anima, soprattutto quando si tratta di paesaggi, di scorci, di dipingere la quotidianità di un porto visto dalla finestra o di una passeggiata col cane sulla spiaggia ciottolosa.
Cerco di capire qual è il segreto del saper trasmettere un intero territorio tramite un solo quadro (inizialmente io vidi solo quella tela del porto) ma forse davvero, mi piace credere che sia semplicemente un po’ magia.

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