Disegno per professioneIllustrazioneVarie
Asterisk E’ stato un buon corso? I cinque segni che mi fanno capire che mi è servito davvero
02/12/2014 Morena Forza in Disegno per professione / No comments

Ogni ultimo giorno di corso è sempre estenuante: e lo dico come corsista e come insegnante, perché mi piace stare da una parte all’altra della barricata bilanciando le due esperienze quanto più possibile: questo mi permette di tirare ogni volta le somme da diversi punti di vista.

E’ molto stancante come allieva perché ad ogni termine di corso mi sento spremuta come un limone, la testa ronza, piena di nuove nozioni e cose che devo ricordarmi di integrare.
Ed è prosciugante quando mi trovo ad insegnare, perché ogni sera tornando a casa cerco di rilassarmi quanto posso ma non faccio che chiedermi se chi è venuto ad ascoltarmi ha imparato, se è soddisfatto, se gli è servito. Ci tengo tantissimo.
So che alcuni illustratori e fumettisti insegnano per arrotondare: alcuni lo fanno volentieri ed altri malvolentieri. In entrambi i casi è evidente il perché della scelta.
Altri lo evitano e, inutile girarci attorno, attaccano apertamente chi tiene corsi e seminari perché vedono l’insegnamento come qualcosa di degradante.

Appoggiano il vecchio adagio “Chi non sa fare, insegna”. A proposito, l’ho sempre trovato borioso e fuorviante per questi ottimi motivi:

A) Sapere benissimo una cosa non significa saperla insegnare;
B) Mi è capitato di imparare tantissimo da persone che apparentemente non erano al mio livello di bravura, facendomi una bella scorta di umiltà, curiosità ed apertura mentale, ingredienti fondamentali come professionista e come persona;
C) Molti buoni insegnanti sono anche bravi in ciò che fanno, per fortuna.

Mi sono spesso chiesta com’è nato questo pregiudizio: credo sia figlio di una mentalità gretta e molto datata, per cui chi davvero sa qualcosa se la tiene per sé e chi insegna lo fa perché sa troppo poco perché ciò sia abbastanza prezioso da tenerlo segreto.

Detto ciò, e riconosciuto che esistono molti buoni insegnanti, nel chiedermi se un corso è stato utile ai miei allievi, me lo sono chiesto anche da allieva quando ho frequentato dei corsi a mia volta.
Tendo per natura a fare bilanci e considerazioni dopo delle esperienze ed i corsi non fanno eccezione.

 

So che un corso mi è stato utile quando:

5) Ho scoperto delle cose di cui non immaginavo neppure l’esistenza.
Questa è una delle esperienze più esaltanti che si possano provare, soprattutto quando da un po’ studi e ti sei adentrato in un dato ambiente. Ti sembra di sapere il grosso della questione e scoprire che invece c’era tanto altro da apprendere ti esalta tantissimo. Apprendere cose nuove, nuove di zecca intendo, è la prima cosa che mi aspetto da un buon corso.

4) Ho finalmente carpito un segreto di cui mi ero sempre chiesta in passato.
Il disegno e la narrazione sono un po’ magia e spesso è difficile capire l’ingrediente segreto di una procedura, di una tecnica, del successo di qualcuno che si ammira molto. Quando riesco a carpire una “mossa segreta”, sento che quel corso è stato rivelatore e ne sono doppiamente soddisfatta.

3) Qualcuno mi ha fatto uscire dalla mia zona di comfort.
Diciamoci la verità, quanto può essere soddisfacente un insegnante che te le dà tutte vinte e ti dice quanto sei bravo o peggio ancora mette tutti a disegnare o scrivere e poi se ne lava le mani? Oppure, una lezione che prevede esercizi perfettamente in linea con ciò che sai fare: la noia è assicurata.
Invece amo profondamente quell’intrinseco senso di panico che mi prende quando fanno fare a noi corsisti qualcosa a cui proprio non siamo abituati. Oppure qualcosa che proprio, io non so fare.
Non c’è nulla di più arricchente perché mettersi in discussione tiene la mente aperta e allenata. In poche parole, si evita di invecchiare nel vero senso del termine.

2) Ho messo in discussione delle mie certezze.
E’ durissima: mi è capitato che ad alcuni corsi tornassi distrutta, perché ciò che credevo giusto non lo era poi così tanto e tutto sommato, anche se ho capito che è bene che riveda le mie posizioni, per farlo è necessario fare tanto lavoro e quel lavoro spaventa.
Cerco sempre di partecipare ad un corso mettendo da parte alcune cose che so: crescere è anche spazzare via il vecchio per accogliere il nuovo. Non si può certo tenere tutto.
Ammettere (con noi stessi!) che qualcosa può essere migliorato e che magari è proprio ciò che pensavamo essere il nostro forte è davvero un lavoro mentale di una certa grandezza. Da allora ho capito che se dopo un corso sono stanchissima a livello mentale, qualcosa si sta sviluppando e prossimamente mi stupirà.  Spesso ciò che impariamo ad un corso non viene messo in atto nell’immediato; piuttosto ce ne rendiamo conto dopo un po’ ed avviene in modo talmente spontaneo da non esserne nemmeno pienamente consci in alcuni casi. Assimilare nuove soluzioni è anche questo: darsi il tempo di riconoscere la distruzione di alcuni punti fissi che ci eravamo dati, di riconoscerne il potere catartico e il potenziale ricostruttivo e rinnovante.

1) Nonostante la stanchezza, la voglia di fare, di provare e sperimentare è triplicata.
Se l’abbassamento di energie mentali porta con sé un piacevole turbinio di nuove idee, iniziative e strategie, allora è stato un signor corso. Quando mi succede so che ho fatto un ottimo investimento: perché in effetti ogni soluzione nuova per la nostra crescita artistica è un investimento. Nel caso in cui distrutta, non vedo l’ora di essermi ripresa per cominciare un nuovo progetto o sperimentare una nuova tecnica, sono soddisfatta al cento per cento di avere partecipato ad un workshop o ad un seminario.
Ci sono insegnanti in grado di spezzare tutti i tuoi preconcetti, con durezza necessaria e curativa, ma soprattutto capaci di farti capire il potenziale che hai dentro di te. Ciò che già hai e devi fare crescere.
Ecco, questi sono i corsi che per me davvero non hanno prezzo.

E i corsi con esito negativo?
Cerco sempre di trovare qualcosa che possa essermi utile; può anche capitare che proprio un insegnante non mi piaccia e non mi trovi d’accordo con quanto afferma.
In questi casi dobbiamo sempre ricordarci che anche un professionista eccelso può non essere un insegnante altrettanto eccelso: non solo, ma per quanto la sua esperienza può esserci di esempio, può anche non essere l’ideale per il nostro modo di vedere.
Insomma, autori, fumettisti, sceneggiatori, illustratori, sono pur sempre persone con il loro vissuto soggettivo.
La formula vincente è dare il giusto peso a ciò che viene detto: se è vero che è importante carpire quanto più possibile da un corso, è altrettanto importante coltivare l’abilità di riconoscere cosa possiamo scartare da ciò che ci viene impartito, perché magari non adatto a noi.
Fino ad ora posso dire che esperienze negative e positive mi hanno insegnato ugualmente tanto e per questo rappresentano tempo e denaro ben speso.

Quali sono le vostre esperienze con workshop, corsi e seminari?

 

Condividi su:

Dai un'occhiata anche qui:

Commenti

commenti

Separator

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *